Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
A “MEZZ’ORA IN PIU'” IL DIRETTORE DEL “FATTO” RINCARA LE CRITICHE: “CASELLATI QUINTESSENZA DELLA CASTA, NON POTREBBE FARE NEANCHE L’AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO”
“Elisabetta Casellati è la quintessenza della Casta che Lega e Movimento 5 stelle volevano
cancellare”. Lo ha detto Marco Travaglio intervistato da Lucia Annunziata a Mezz’ora in più su RaiTre parlando dell’elezione della senatrice di Forza Italia alla seconda carica dello Stato.
“Fosse per me – ha continuato Travaglio – la Casellati non farebbe nemmeno l’amministratore di condominio. Casellati è in assoluto impresentabile, ma forse in Forza Italia è una delle meno impresentabili”.
Commentando poi l’accordo che ha fatto eleggere Casellati al vertice di Palazzo Madama e Roberto Fico a presidente della Camera, il direttore del Fatto Quotidiano ha detto: “Non sappiamo se quello che abbiamo visto ieri è inciucio o no, lo è se nasconde contropartite per il governo”.
Il giornalista ha continuato: “Reddito di cittadinanza e flat tax sono misure costosissime, le due cose non stanno insieme, quindi è incompatibile un governo tra Lega e 5 stelle”.
Sulla situazione del Partito democratico, Travaglio ha affermato: “Il Pd si è estinto, è rinchiuso nel freezer di Renzi”.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
UN’ITALIA CHE BRUCIA DI INVIDIA VERSO CHI HA DI PIU’ E CHE RESTA INDIFFERENTE VERSO CHI HA DI MENO: A QUESTO VI SIETE RIDOTTI
Una cosa voglio subito chiarirla: accostare la gioia radiosa di Chiara Ferragni e la gelida fine di Beauty, nigeriana abbandonata dalla gendarmeria francese alla stazione di Bardonecchia nonostante gravidanza avanzata e malattia terminale, mi fa orrore.
Non ci sono colpe per una vita gonfia di fortune, non c’è stata fortuna per una donna gonfia di vita.
Sono storie semplicemente distanti che non c’entrano tra loro ma c’entrano con noi perchè dicono chi siamo, oggi.
Parlano di me, che nelle prime righe di questo post non ho sentito l’esigenza di specificare chi fosse Chiara Ferragni mentre ho inserito un lungo inciso per chiarire di Beauty.
Parlano di noi e ci dicono di un’Italia che fa di tutto per abbruttirsi.
Faccio un discorso qualunquista che però a me pare innegabile: centinaia di critiche alla Ferragni, silenzio distratto per Beauty.
E l’umanità ?
Siamo tutti figli di una madre, eppure sembra così difficile sorridere, semplicemente sorridere, per i primi passi di una nuova famiglia che liberamente sceglie come viversi. Esaltazione, commenti, sarcasmo, insulti: basterebbero delle congratulazioni, come per chiunque.
Siamo tutti figli di una madre, eppure poco ci interessa una donna morta nella maniera peggiore: distante da casa, respinta, malata, spenta appena prima di poter sentire la pelle di suo figlio.
Un Paese civile direbbe “auguri Chiara, mai più Beauty”.
Invece diciamo di tutto alla Ferragni, moniti saccenti su come dovrebbe comportarsi una giovane madre mentre ci dimentichiamo di una giovane madre.
A me quest’Italia sembra povera: brucia di invidia verso chi ha di più, resta sospettosa verso chi ha di meno.
Un Paese con tanta rabbia e poco cuore
Chiedetevi cosa vi è successo.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Costume | Commenta »
Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
A 15 ANNI TROVA LA FORZA DI DENUNCIARE LA RISORSA PADANA… SARA’ STATO PER LA FAMIGLIA TRADIZIONALE
A 15 anni trova la forza di raccontare tutto. 
Lo zio, tra il 2012 e il 2016, avrebbe abusato ripetutamente di lei quando aveva tra i 9 e i 12 anni, approfittando dei periodi in cui la ragazzina era in vacanza con lui. L’uomo, un autista di 43 anni, italiano e incensurato, è stato arrestato dai carabinieri di Treviglio, che hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emesso dal gip di Bergamo, Federica Gaudino.
L’uomo, padre di due bimbi piccoli, è accusato di atti sessuali con minorenni aggravati e continuati.
Approfittando dell’assenza della moglie o di altri familiari, l’uomo avrebbe abusato della nipotina, ripetendole di non dire niente a nessuno.
Con il passare degli anni, lo zio – che i carabinieri in una nota definiscono ‘orco’ – avrebbe anche offerto del denaro, in realtà pochi euro, alla nipotina, promettendole anche di acquistare dei beni per cercare così di accattivarsi la sua disponibilità .
(da agenzie)
argomento: violenza sulle donne | Commenta »
Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
I MEET UP NON HANNO DIGERITO LA SVOLTA POLTRONISTA: PERSA LA VERGINITA’ POLITICA… DEPUTATI INONDATI DI MAIL DI PROTESTA
«Abbiamo sostenuto un accordo istituzionale con Salvini, evitando l’elezione al Senato del condannato Paolo Romani, e alla Camera abbiamo riportato una grande vittoria».
Nelle prime parole di Danilo Toninelli, capogruppo dei senatori M5S, scompare qualunque riferimento a Silvio Berlusconi e alla nuova presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, fondatrice di Forza Italia e corifera del Lodo Alfano, votata in massa da tutti i senatori grillini.
L’imbarazzo è evidente. La verginità politica, persa per sempre.
Sembra quasi che sia intervenuto un meccanismo di rimozione tra i senatori pentastellati.
Gli attacchi di un tempo contro l’«inciucio» tra Pd e Fi si sono trasformati in una difesa accorata dell’«accordo istituzionale».
Mentre il disagio per aver sostenuto la berlusconiana Casellati viene nascosto, guardando insistentemente in direzione di Montecitorio, ripetendo come un mantra quale «grande vittoria» sia stata l’elezione a presidente dell’aula di Roberto Fico. Tanto che l’unico modo per Toninelli di citare la nuova presidente del Senato diventa: «Per noi, votare Casellati significava votare Fico». «Ma non è stato un patto con il diavolo», puntualizza il collega Andrea Cioffi che ha raggiunto il suo capogruppo e si aggiunge alla conversazione con i cronisti.
«La prima qualità che mi viene in mente della Casellati?»: Toninelli e Cioffi ci pensano un po’ ma niente da fare, cala il silenzio. I due decidono quindi di allontanarsi. Cioffi, però, poco dopo torna sui suoi passi: «Sono entusiasta dell’elezione della Casellati». Eppure, una buona ragione per preferirla a Romani, il senatore M5S ancora non la trova.
D’altronde, la nascita del Movimento 5 stelle è dovuta in parte alla lotta contro quel berlusconismo di cui Casellati può definirsi paladina.
Beppe Grillo, nel 2009, aveva anche condotto una battaglia contro il Lodo Alfano, nato quando il sottosegretario alla Giustizia era proprio la nuova presidente del Senato.
Il comico genovese aveva persino inviato cinque domande all’allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendo, in sostanza, il motivo della sua firma del Lodo Alfano, «che consente l’impunità a Silvio Berlusconi nel processo Mills». E in coda, l’invito rivolto a tutti gli italiani a inoltrare quelle domande al sito del Quirinale.
Oggi, invece, ad essere intasate sono le caselle di posta dei parlamentari grillini. Inondati dalle mail degli attivisti e dei meet up che li pregano, li interrogano, li insultano per l’accordo raggiunto con il centrodestra.
«Da Lecce gli attivisti ci hanno inondato di mail chiedendoci di non fare questo accordo», racconta Veronica Giannone, giovane deputata pugliese del Movimento 5 stelle, che con una scrollata di spalle ammette le contraddizioni del voto al Senato.
Ma al sentire la parola «inciucio» urla un «no» terrorizzato.
«Patto del Nazareno in salsa grillina», le dicono, e Giannone sembra sul punto di svenire. È un macigno sulle spalle dei grillini meno navigati, l’accordo raggiunto tra Luigi Di Maio e il centrodestra.
E sono i meet up del Sud Italia quelli più inferociti. Quegli stessi elettori che hanno trascinato il Movimento alla vittoria nelle urne, e che ora chiedono sulle pagine social dei parlamentari M5S eletti di tornare indietro, di non andare oltre, di non prenderli in giro.
Daniele Pesco, deputato del M5S alla sua seconda legislatura, senza volerlo taglia però la testa ad ogni preoccupazione della base: «Capisco l’imbarazzo, ma questa è la politica».
(da “La Stampa“)
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
“FINITA LA COLLABORAZIONE ISTITUZIONALE, RIFORME SOCIALI CON IL PD”
“Conviene sia a Salvini che a Di Maio chiudere qui questa collaborazione istituzionale. Se
facessero un governo insieme, i 5 stelle sarebbero linciati sulla pubblica piazza. Luigi Di Maio diventerebbe l’uomo più scortato d’Italia. E poi hanno due programmi costosi e incompatibili: non si può pensare di realizzare contemporaneamente la flat tax e il reddito di cittadinanza”.
Lo dice il direttore del Fatto Quotidiano, Marco Travaglio, intervistato da La Stampa.
A suo avviso l’accordo sarebbe ‘indigeribile’ anche senza Berlusconi: “Il M5S ha una gran parte di elettori fuggiti dal Pd, che vedono Salvini come fumo negli occhi. Il M5S rischierebbe di perdere non solo voti, ma anche parlamentari eletti al Sud”.
Ma “se si ferma qui no”, cioè al voto su Casellati presidente del Senato: “gli elettori di Grillo, che sono visceralmente anti-berlusconiani, sanno distinguere una divisione di cariche istituzionali da un eventuale accordo di governo. Non oso neppure immaginare Di Maio discutere di programma e ministri con la Lega”.
Crede ancora in un’intesa tra Pd e grillini?
“Se Renzi mantiene il controllo del Pd finirà per sostenere un governo di centrodestra. Se spuntasse fuori qualcuno in grado di capire le ragioni della sconfitta potrebbe invece mettere a punto un programma di riforma sociali da approvare col M5S”, conclude.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
IL QUOTIDIANO RICORDA I PRECEDENTI IMBARAZZANTI: DALLA FIGLIA ASSUNTA AL MINISTERO ALLA DIFESA DELLE OLGETTINE
Con tutti i video girati ieri pomeriggio, il Fatto Quotidiano non poteva esimersi dal fare a pezzi l’elezione di Elisabetta Casellati a presidente del Senato e così fin dalla prima pagina l’ex sottosegretaria alla Giustizia dei tempi del Lodo Alfano poi finita nei guai da sottosegretaria alla Sanità per l’assunzione della figlia al ministero finisce sulla graticola.
A ricordarne poi vita, morte e miracoli è Carlo Tecce:
Un paio di mesi di ricerca e da Publitalia, la società di Mediaset che raccoglie miliardi di euro di pubblicità , ingaggia il capo della segreteria con un compenso di 60.000 euro: si chiama Ludovica Casellati, la figlia. Ludovica affronta le polemiche, e resiste al ministero: “Ci ho messo dieci anni perchè non mi chiamassero ‘figlia di’ e adesso non vorrei passare per quella aiutata da mammina”.
Così rientra a Mediaset, si dedica pure al giornalismo verde e, lasciata Publitalia, fonda “Green life”che edita la rivista Viaggi in bici.
Barbara Degani, originaria di Torino, cresciuta a Padova e da sempre in Forza Italia, viene nominata sottosegretaria al ministero dell’Ambiente.
Ha bisogno di una portavoce,si guarda intorno, non oltre Padova forse, e indica Ludovica Casellati: l’incarico (di 40.000 euro l’anno) parte nel 2014 con Renzi, prosegue nel 2016 con Gentiloni e finirà con l’arrivo del prossimo governo. Coincidenze, soltanto coincidenze. Maria Elisabetta Alberti Casellati è in buona fede e quel librone della memoria lo dimostra.
Poi Il Fatto ricorda come la Casellati abbia occupato all’epoca il palazzo di Giustizia di Milano per protestare contro la persecuzione del Cavaliere da parte dei magistrati.
Cene eleganti ad Arcore e parentele larghe. “’Esiste una registrazione di una conversazione, Berlusconi era convinto che Ruby fosse la nipote di Mubarak”. Ruby è marocchina, Mubarak egiziano.
Le sentenze che non si sentono.
“Cassazione o meno, Berlusconi è e rimane l’unico e irrinunciabile leader politico di Forza Italia e del centrodestra. Oggi con una sentenza che completa un percorso giudiziario lastricato da distorsioni giuridiche, palesi incostituzionalità , si è raggiunto il traguardo coltivato da venti anni di estromettere Berlusconi dalla scena politica. Un vero e proprio scippo della democrazia. Ma stiano sereni”.
Olgettine e opere di carità .
“Berlusconi paga le ragazze giovani? È generoso con tutti, anche con le persone bisognose che incontra per strada. In una manifestazione di piazza, c’era una donna, che non aveva i denti. Le ha dato dei soldi per comprarsi la dentiera”.
Saranno tempi interessanti.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
SMENTITA LA TESI DEL “PD CHE NON AVEVA PRESO INZIATIVE”… L’INCIUCIO TRA GRILLINI E LEGHISTI ERA SCRITTO DA TEMPO
Una telefonata nella notte tra venerdì e sabato ha sancito il piano B per le presidenze delle
Camera che prevedeva un accordo tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle.
Da un lato del telefono c’era il reggente Maurizio Martina, dall’altro il candidato premier del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio.
Ma, racconta oggi Wanda Marra sul Fatto, quella telefonata non è bastata perchè il M5S aveva già stretto il patto che ha fatto saltare il centrodestra con Matteo Salvini:
“Luigi, se voi siete disponibili a votare dei candidati con noi, noi ci siamo”.
A un certo punto della notte tra venerdì e sabato, mentre sembrava che il centrodestra si rompesse, Maurizio Martina, segretario-reggente del Pd, ha fatto recapitare un messaggio simile al leader M5S.
“Siamo già d’accordo con Salvini”, ha risposto, nella sostanza, Di Maio.
Il Pd è rimasto ininfluente nell’elezione dei presidenti delle Camere. Ma quella parte del partito non renziano — che vede insieme Martina, Franceschini, Zanda, ma anche Orlando, Delrio e Gentiloni — può tornare in gioco per la formazione di un governo, rompendo l’asse che si va profilando tra Lega e Cinque Stelle con Berlusconi a fare da comparsa?
I dubbi non finiscono mai: i nostri saranno votati da tutti?
È la prima conta post-elezioni nel partito. Alla fine, pochi problemi per entrambi: 54 per la Fedeli, 102 su 112 per Giachetti.
La prossima puntata è l’elezione dei capigruppo, martedì: Renzi vuoleAndrea Marcucci a Palazzo Madama e Lorenzo Guerini a Montecitorio. Gli altri non sono d’accordo a lasciargli la scelta.
A saltare potrebbe essere Guerini (in favore di Delrio), che ha delle perplessità di suo,mentre sfilare il gruppo del Senato a Renzi appare difficile.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Partito Democratico | Commenta »
Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
“AL TAVOLO DEI LEADER NON HA OTTENUTO NEANCHE IL MINIMO SINDACALE, NON PERDO IO, MA FORZA ITALIA”
“Al tavolo dei leader Berlusconi non ha ottenuto nemmeno il minimo sindacale. È rimasto con un pugno di mosche in mano. Salvini ha vinto su tutta la linea. Non ho perso io, qui non si tratta del mio nome ma del progetto politico che rappresento e credevo anche Berlusconi perseguisse”.
È lo sfogo del senatore di Forza Italia Paolo Romani raccolto da Stampa e Messaggero nelle ore dell’elezione dei presidenti di Camera e Senato.*
“Berlusconi questa volta non ha fatto il leader, non è stato protagonista”, sono le sue parole al quotidiano romano. “Ho l’impressione – osserva – che la geometria politica che si intravede sullo sfondo porti una parte consistente del centrodestra a fare un accordo con i 5 Stelle, è una geometria che io non condivido”.
A La Stampa, Romani spiega che Forza Italia deve restare “un movimento liberale di centro e non condividere accordi con il Movimento 5 Stelle dal quale ci separa tutto, come abbiamo detto più volte in campagna elettorale”.
Quanto al veto di Di Maio sul suo nome, spiega che “il vero problema è che hanno messo il veto a Berlusconi come leader, non hanno accettato Berlusconi come interlocutore sulla scelta dei candidati presidenti. Questo lo trovo gravissimo. Abbiamo consentito a Salvini di fare anche le nostre veci”.
(da agenzie)
argomento: elezioni | Commenta »
Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
BRUNETTA E ROMANI PERDONO LE STAFFE: “QUELLO LI’ ORMAI E’ RINCOGLIONITO”… E BERLUSCONI LI CACCIA DA PALAZZO GRAZIOLI
La lunga notte del berlusconismo a Palazzo Grazioli continua con la luce del giorno, di mattina,
alla vigilia della domenica delle Palme.
Ma Paolo Romani e Renato Brunetta non agitano ramoscelli d’ulivo, segno universale di pace.
I loro volti ingrugniti, scorticati dallo stress più che dalla mancanza di sonno, si avvampano di rabbia quando scorgono un comunicato stampa vergato da Silvio Berlusconi.
È la prima stesura della resa dell’ex Cavaliere all’alleato vincitore Matteo Salvini. In pratica accetta Anna Maria Bernini come candidato alla presidenza del Senato.
Ci ha riflettuto tutta la notte. “Anna Maria è sempre stata la mia candidata naturale”. Balena finanche il sospetto, fondatissimo, che lo sfregio leghista dell’altra sera, i 57 voti a Bernini, sia stato avallato dallo stesso B., per costringere Romani al passo indietro.
Romani & Brunetta leggono e all’unisono sbottano: “Caro Presidente ma vattene a fare in culo, noi ce ne andiamo e ci facciamo un altro partito”.
Immobile nella sua maschera mattutina di Ottuagenario insonne, B. è crudele nella risposta, già riservata ad altri esuli rompitori come Fini o Alfano: “Bene, vorrà dire che senza di voi Forza Italia prenderà il 5 per cento in più”.
La coppia di capigruppo si alza e se ne va. Cacciati.
Il loro abbandono genera un equivoco che fa ammattire i giornalisti che presidiano Palazzo Grazioli, poco prima delle dieci. Vedono Romani e Brunetta uscire e pensano che il vertice sia finito. Invece no.
Nella residenza romana, infatti, ci sono ancora una volta Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
La leader di Fratelli d’Italia, per sua stessa ammissione, si calca sul capo un immaginario casco blu dell’Onu per riportare ordine e armonia.
Appena poche ore prima, sul finire del venerdì precedente, il berlusconismo di Romani e Brunetta ha dichiarato rotto il centrodestra. Il casus belli sono i citati 57 voti leghisti a Bernini nella seconda votazione al Senato.
E il vertice dopo la rottura, convocato per le nove di mattina, fa presagire un altro colpo di scena.
Pace, non più guerra. Solo che a spuntarla, contro il divisivo Romani, non è più Bernini. L’accordo tra centrodestra e grillini prevede un doppio sacrificio.
Bernini da un lato. Fraccaro dall’altro. Il nome terzo che s’impone è quello di Elisabetta Alberti Casellati da Padova, scelta da Niccolò Ghedini con il consenso di Gianni Letta.
Casellati e Ghedini, entrambi di Padova, entrambi avvocati, entrambi esperti di leggi ad personam. È il pragmatismo di Berlusconi. La “roba” innanzitutto.
Cade pure la condizione di incontrare Luigi Di Maio per concordare il fatidico nome. Era diventata una questione d’onore, a sentire il sempre energico Brunetta.
Cade tutto, da Romani in giù. L’ex Cavaliere ha capito che il Pd è morente e l’unica garanzia che ha per tutelarsi è rimanere agganciato al vincente Salvini.
L’aveva fatto capire durante l’ultima visita del leader leghista ad Arcore. “Caro Matteo, ti presento i miei figli: Marina e Pier Silvio”.
Torniamo sulle promettentissime tracce di Brunetta e Romani. I due vanno al Senato e non fanno dichiarazioni, stranamente. “Non siamo autorizzati a parlare”.
Una volta dentro, però, Romani non si trattiene più coi suoi fedelissimi, che gli chiedono spiegazioni.
Ulula Romani, solitamente composto fino all’ultimo capello. Ulula e urla. Con lui c’è anche la figlia del peculato, che usò il suo telefonino da assessore di Monza. “Quello è ormai rincoglionito e bollito”. “Quello” è il Presidente di cui sopra. Silvio Berlusconi.
A Palazzo Madama va in scena la terza votazione. Indi lo spoglio delle schede. Giorgio Napolitano comincia la monotona e lunga litania di “Alberti Casellati” e Romani esce dall’aula, diretto alla buvette a uso e consumo degli avidi giornalisti. E dà soddisfazione Romani, eccome se la dà : “Sono preoccupato. Non ho condiviso queste scelte, non per la mia persona ma per quello che ci aspetta. Ora vediamo cosa accade. Non mi pronuncio, spero di avere torto”.
Lui e Brunetta volevano la rottura totale con i Cinquestelle e prendersi il Senato e basta.
Lo spoglio finisce e Salvini ritorna a Palazzo Grazioli per festeggiare. C’è Dudù che abbaia come posseduto. B. a Salvini: “Mi fido di te”.
Alla Camera, alcuni deputati azzurri minacciano di raccogliere firme contro la conferma di Brunetta a capogruppo. L’energico “Renato” risponde a tono: “State sereni, sono io che non lo voglio fare più”. Al suo posto Gelmini.
Al Senato, Bernini sostituirà Romani. Forza Italia quasi non esiste più. Solo macerie. Nascerà Lega Italia?
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: Brunetta | Commenta »