Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
LA MATTINATA DIFFICILE A PALAZZO DI GIUSTIZIA DI AVERSA
Beppe Grillo atteso al processo al Tribunale di Napoli Nord di Aversa per deporre come teste d’accusa nel processo per diffamazione contro l’ex attivista pentastellato Angelo Ferrillo, contro il quale sporse denuncia Gianroberto Casaleggio nel gennaio del 2015, dopo le primarie del M5S di allora per la Regione.
Ferrillo era candidato alle “Regionarie” e in seguito ad un post pubblicato su Facebook fu espulso dal Movimento.
Dopo la morte del fondatore del M5S, il figlio Davide Casaleggio si è costituito parte civile dando seguito al procedimento.
Oggi, all’esterno del Tribunale, Ferrillo ha parlato ai giornalisti con una mela in mano: “La voglio dare a Grillo, perchè la mela marcia che deve uscire dal Movimento è lui: dove sono i fondi raccolti per 10 anni con la pubblicità sul blog?”
Ferrillo è stato querelato da Gianroberto Casaleggio nel gennaio del 2015 per una frase offensiva sulla sua pagina Facebook.
L’attivista criticava il metodo del conteggio dei voti online sui candidati alle primarie per le Europee e adombrava il sospetto che la Casaleggio guadagnasse con il MoVimento 5 Stelle. Davide Casaleggio nell’udienza dell’ottobre scorso ha dichiarato che c’era una partnership commerciale tra Beppe Grillo e la Casaleggio ma questa riguardava il blog, non il movimento politico.
Ferrillo invece ha pubblicato su Facebook una cronistoria della sua versione dell’udienza.
Alla fine Ferrillo ha cercato di impedire l’uscita in taxi del garante dei 5 Stelle chiedendogli provocatoriamente: ‘Grillo dove sono i fondi del blog?’ e mostrando un cartello con la scritta ‘Dove sono finiti i fondi per la pubblicità ?’.
Ferrillo si è messo davanti al taxi sbarrando la strada a Grillo. Sono intervenute le forze dell’ordine per allontanare Ferrillo e consentire così a Grillo di guadagnare l’uscita.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
WOLFGAND MUNCHAU SUL FINANCIAL TIMES: “NESSUN PARTITO ITALIANO HA PROMESSO RIFORME SERIE”… “SE L’ECONOMIA GLOBALE VA GIU’, TRASCINERA’ L’ITALIA NEL BARATRO”
“Le carenze dell’Italia potrebbero essere una tragedia Ue“, in quanto “l’Italia non è la sola fonte
potenziale di futura instabilità economica ma è la più prevedibile”.
In questo contesto, “nessuna società può mantenere un consenso pro-europeo insieme a uno stato di calamità economica permanente”.
E’ quanto scrive l’analista Wolfgang Munchau in un commento sul ‘Financial Times’. Di fronte una situazione internazionale sempre più a rischio con la guerra dei dazi Usa, “un rallentamento economico sarebbe tossico per l’eurozona — e per l’Italia”, avverte Munchau, dove “nessun partito politico italiano ha promesso riforme serie” e, alla luce del risultato elettorale, i vincitori M5S e Lega “hanno minacciato di far partire l’esatto opposto del rigore fiscale”.
E, quindi, “se l’economia globale va giù, porterà l’Italia con sè”.
I mercati, però, sono la momento calmi. Secondo l’analista questo è dovuto a “due errori di giudizio”.
Il primo, che il presidente della Bce Mario Draghi garantisca la stabilità sino alla fine del suo mandato a fronte di un nuovo governo che violi le regole fiscali.
Secondo, che “l’establishement troverà sempre un modo di tenere gli estremisti alla larga dal potere”.
Ma ormai questo non è più possibile in quanto “quello che vediamo è la risposta prevedibile di decenni di politiche economiche che non sono riuscite a produrre posti lavoro per i giovani”.
Nuove elezioni non risolverebbero il problema. “E’ stata la tragedia dell’eurozona che l’Italia sia troppo grande da salvare e troppo grande da essere lasciata fallire”, e tuttora non esiste uno strumento Ue per affrontare una crisi del genere.
E, sottolinea Munchau, “le chances politiche di una tale riforma” da parte di Parigi e Berlino “sono pari a zero”.
Quindi, conclude, “sino a che le cose restano così, siamo sicuri di definire un periodo di stabilità economica come il tempo tra due crisi”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
MIGLIORA SOLO PER POCHI IL REDDITO DELLE FAMIGLIE, NON C’E’ OTTIMISMO SULLE PROSPETTIVE
La ripresa c’è, ma non sembra toccare me.
È questa la percezione più diffusa fra le famiglie italiane che, negli ultimi anni, paiono in parte aver assorbito le difficoltà patite con l’avvio della crisi di 10 anni fa. Non sono uscite ancora (tutte) dal tunnel nel quale sono entrate dal 2008: alcune (poche) hanno visto migliorare le proprie disponibilità economiche, altre (la maggioranza) ritengono di avere un reddito rimasto stabile, talune (diverse) invece sono salite su un ascensore economico discendente.
Le loro previsioni per quest’anno si polarizzano fra chi avverte che la stagione più critica sia alle spalle e, per contro, chi intravede un’incertezza sulle prospettive. Come se la società italiana, lasciando dietro di sè il periodo economico più buio, si trovasse più divisa al suo interno. Una polarizzazione che s’è riverberata anche nel voto del 4 marzo scorso.
Che il leggero miglioramento non si fondi solo su percezioni, è testimoniato anche dai dati della Banca d’Italia.
Nel 2016 il reddito medio annuo delle famiglie italiane si è attestato a 31.469 euro, in leggera crescita rispetto a due anni prima (+3%), ma ancora ben distante dal raggiungere la soglia dei 36.142 degli anni precedenti la crisi (2006).
A sostegno ulteriore di un miglioramento complessivo dell’economia nazionale vengono i dati del Pil e le sue proiezioni non solo del governo, ma anche di diversi istituti nazionali e internazionali che registrano una progressione del nostro sistema produttivo.
Progressione lenta rispetto agli altri Paesi europei, ma comunque con un segno positivo crescente nel tempo. Tuttavia, il nuovo slancio dell’economia richiede tempo prima che si manifesti concretamente nelle risorse disponibili alle famiglie (salari).
Le famiglie colpite
La crisi, com’è noto, ha eroso una parte consistente delle disponibilità economiche delle famiglie, la cui più immediata conseguenza si è registrata nel crollo dei consumi. E, più in generale, ha alimentato un sentimento di impoverimento che per una parte è diventata effettivamente una condizione oggettiva di povertà .
Per altri ha preso la forma di una deprivazione relativa: la difficoltà a mantenere il livello di vita sperimentato in precedenza, che ha colpito soprattutto una parte del ceto medio. Di qui, un sentimento di cautela e incertezza sul futuro che pervade gli italiani: resilienti alle difficoltà economiche, cui hanno fatto fronte coi risparmi e intaccando i propri patrimoni, ma più attendisti sul domani nonostante i segnali positivi degli indicatori istituzionali.
Sono questi gli esiti principali dell’ultima rilevazione di Community Media Research, in collaborazione con Intesa Sanpaolo per La Stampa, sulle condizioni economiche degli italiani e sulle prospettive future.
Indubbiamente, rispetto a quattro anni fa (2014) si può certamente affermare che il reddito degli italiani non sia ulteriormente peggiorato: più della metà (56,6%) dichiara come sia rimasto stabile nell’ultimo triennio, ben più di quanto affermato nel 2014 quando la soglia s’era fermata al 44,7%.
La situazione è migliorata per un quinto degli interpellati (19,1%) e in misura superiore a qualche anno fa (8,7% nel 2014). Per converso, diminuisce chi ha visto calare le proprie risorse dal 46,6% del 2014 al 24,3% odierno.
Una diminuzione significativa, ma che coinvolge ancora un quarto degli italiani. Come sempre, il dato medio oscura le diversità che sono rilevanti sul piano territoriale.
Se a Nord-Est ben il 25,8% ha conosciuto un miglioramento del reddito familiare nell’ultimo triennio, analogamente accade solo nel 13,7% del Mezzogiorno. Rimarcando una volta di più le divisioni territoriali dell’Italia.
Più dubbiosi che ottimisti
Questi primi indizi di leggero miglioramento nelle condizioni economiche delle famiglie italiane, trovano un primo riverbero nelle proiezioni sul futuro. Se nel 2015 si era potuto osservare un tenue segno di inversione di tendenza, rispetto all’anno precedente, a distanza di un triennio le percezioni si fanno più consistenti.
Quasi un quarto degli italiani (23,0%) pensa che la crisi sia ormai conclusa e i segnali di ripresa evidenti, ma un’analoga visione vedeva coinvolti solo l’8,0% degli intervistati nel 2015.
Quindi, migliora in modo sensibile l’opinione sulle prospettive future, per quanto ciò sia confinato a una parte ancora contenuta della popolazione. Tuttavia, più che aumentare quanti prolungano temporalmente il termine delle difficoltà economiche, crescono molto quelli che esprimono incertezza: dal 13,6% del 2015 al 28,5% del 2018. Con un novero di dubbiosi superiore a chi immagina il Paese già fuori dal tunnel della crisi. Anche in questo caso, le divisioni territoriali sono evidenti. A un Nord (25,1%) che avverte già l’uscita dalla crisi, fa da controcanto un Centro-Sud (30%) in balia di una forte preoccupazione.
È significativo, a tal riguardo, considerare quali siano gli ambiti ritenuti crescere economicamente nel prossimo futuro.
Per gli italiani il miglioramento economico riguarderà in misura decisamente maggiore il territorio in cui vivono (37,2%), l’Italia in generale (42,0%) e ancor di più l’Europa (59,5%), ben più che per se stessi e la propria famiglia (27,3%).
Dunque, le attese positive sul futuro s’intravedono più per il contesto esterno e lambire solo marginalmente gli interpellati. Come se la ripresa fosse al di fuori delle mura di casa. Un simile esito trova nell’indice di fiducia sul futuro un sintetico orientamento.
Gli «ottimisti», ovvero quanti esprimono valutazioni sostanzialmente positive per tutti gli ambiti considerati, sono il 15%, in deciso calo rispetto alle precedenti rilevazioni. Crescono gli «attendisti» (51,3%) le cui prospettive paiono improntate a una maggiore cautela. Rimangono stabili quanti sono «preoccupati» (23,1%, prevalgono valutazioni negative su quelle positive sul futuro) e «pessimisti» (10,6%, i cui giudizi sono totalmente negativi).
L’agenda politica
Migliorano leggermente le condizioni economiche degli italiani rispetto ad alcuni anni fa, ma le ferite di una lunga crisi non sono ancora del tutto suturate. Per una minoranza cospicua delle famiglie il peggioramento delle risorse disponibili non sembra terminare. Il periodo di difficoltà dal quale lentamente l’Italia sta uscendo lascia dietro di sè almeno due divisioni che si acuiscono: sociale e territoriale. Temi sui quali l’agenda politica del nuovo parlamento dovrebbe interrogarsi fattivamente.
(da “La Stampa”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
E’ BASTATA UNA SEGNALAZIONE ANONIMA ALL’AMBASCIATA ITALIANA A TUNISI PER SCATENARE UNA CACCIA ALL’UOMO RIDICOLA
“Non sono un terrorista, non sono latitante, la polizia tunisina mi ha interrogato tutto il giorno.
Denuncio tutti!”.
Sono le dichiarazioni di Atef Mathlouthi, il tunisino ricercato da ieri per una segnalazione su possibili attentati a Roma, che è stato rintracciato da “Chi l’ha visto?” in Tunisia.
Secondo una segnalazione anonima inviata all’ambasciata italiana a Tunisi Matholuthi avrebbe voluto preparare un attentato in una stazione della metropolitana o in un altro luogo sensibile.
La segnalazione è stata presa sul serio proprio perchè il periodo pasquale ha fatto salire l’allerta terrorismo.
Ma a quanto pare il tutto è stato un buco nell’acqua: l’uomo si trova ancora in Tunisia e ieri è stato interrogato dalla polizia.
La sua foto segnaletica è stata diramata a tutti gli uffici investigativi e anche alle pattuglie sul territorio.
L’uomo, secondo quanto riportato nella lettera, avrebbe potuto pianificare attentati nella capitale e, in particolare, nella metropolitana ma anche in “caffè, siti turistici e centri commerciali”.
La foto segnaletica del 41enne tunisino, sospettato di essere un islamista radicale, è stata diramata a tutti gli uffici investigativi e anche alle pattuglie sul territorio.
Il tutto senza uno straccio di prova.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
IL DECESSO NELLA NOTTE A CAUSA DI UNA EMORRAGIA CEREBRALE, AVEVA 60 ANNI … UN UOMO SEMPRE IN PRIMA LINEA PER AIUTARE GLI ALTRI
Fabrizio Frizzi è morto nella notte all’ospedale Sant’Andrea di Roma, in seguito ad una emorragia cerebrale.
A dare l’annuncio una nota firmata dalla moglie Carlotta, dal fratello Fabio e dai familiari: “Grazie Fabrizio per tutto l’amore che ci hai donato”.
“Con Fabrizio se ne va un pezzo di noi, della nostra storia, del nostro quotidiano”: così la Rai commenta la notizia.
Ha combattuto fino all’ultimo come un leone. Perchè Fabrizio Frizzi, l’aria da ragazzo beneducato, gentile con tutti, mai sopra le righe, quando era il momento di tirare fuori il carattere lo tirava fuori.
E la battaglia contro la malattia, la battaglia per la vita, era troppo importante: per la figlia Stella (“una missione per cui vivere”) e la moglie Carlotta.
Invece se n’è andato a 60 anni. Li aveva compiuti il 5 febbraio e anche in quell’occasione aveva sottolineato che la lotta contro il male non era finita.
Quel malore che lo aveva colpito a ottobre negli studi del quiz L’eredità era suonato come un campanello d’allarme: il ricovero, una serie di esami, le terapie, poi il ritorno su Rai1, al timone di nuovo dell’Eredità .
“Sto combattendo, non è ancora finita. Ogni tanto, com’è normale, qualche momento di sconforto può esserci”, spiegava “ma l’affetto della famiglia, del pubblico e degli amici è una luce che illumina tutto. La vita è meravigliosa”.
L’amico Carlo Conti al suo fianco (“Fabrizio è il mio fratellone”), tutto il pubblico a tifare per lui, il conduttore che ha fatto la gavetta vera, dalla tv dei ragazzi ai successi del sabato sera, ha sempre scelto l’understatement.
Il ragazzo che dopo le nozze con Rita Dalla Chiesa ha sposato Carlotta Mantovan ed è diventato papà di Stella (“Con lei sono tornato bambino- raccontava – con i bambini vedi il mondo in un altro modo”), fuggiva i flash dei fotografi.
Lei in abito bianco e il bouquet di rose in mano; lui in completo scuro e una delle rose del bouquet sulla giacca. Dopo dodici anni di fidanzamento, Fabrizio Frizzi e Carlotta Mantovan si sono sposati. Il conduttore televisivo e la bella conduttrice di Sky meteo hanno pronunciato il fatidico sì nella parrocchia di San Gabriele Arcangelo, a Roma. I due sono diventati genitori lo scorso anno della piccola Stella
Il rispetto per il pubblico, il garbo (“Sono della scuola che se entri in casa d’altri lo devi fare in punta di piedi”), lo hanno contraddistinto fin dal debutto.
Dalla tv dei ragazzi – l’esordio con Il barattolo nel 1980, poi Tandem e Pane e marmellata – a Scommettiamo che a Europa Europa, al preserale Luna park alla maratona benefica Telethon, fino a Miss Italia (che ha condotto per quindici anni) e I soliti ignoti, senza dimenticare le fiction di successo e l’esperienza all’Arena di Verona nella Vedova Allegra con Cecilia Gasdia e Luca Canonici, guest star Andrea Bocelli. Per non parlare di quando si era messo in gioco come concorrente di Tale e quale show convinto da Conti, conquistando il pubblico dei più giovani e i social. Trasformazioni incredibili, da Piero Pelù, leader dei Litfiba, più vero dell’originale, a Enrico Ruggeri a Sordi e Cutugno.
Quando l’ex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, l’ha nominato commendatore, nel 2015, non si è fatto pubblicità . “Non l’ho detto a nessuno perchè sono una persona schiva e non sento il bisogno di dare visibilità a queste cose. Conoscevo Napolitano perchè sotto la sua presidenza ho condotto nove volte la cerimonia ufficiale per l’inizio dell’anno scolastico. Fuori dal protocollo istituzionale è sempre stato cordiale e affettuoso, ma sia chiaro, proprio non mi aspettavo d’essere nominato commendatore”.
Anche nei mesi della battaglia contro la malattia, si era messo a disposizione: “Le priorità , dopo la paura e il ricovero, sono la famiglia e la salute. Se guarirò racconterò tutto nei dettagli, perchè diventerò testimone della ricerca”.
In prima fila se si tratta di solidarietà , ha condotto per anni La partita del cuore. Raccontò pubblicamente di aver donato il midollo, invitando gli italiani a seguire il suo esempio: “All’epoca il mio midollo risultò compatibile con quello di una bimba le cui condizioni erano preoccupanti. Ricordo di essere uscito dall’ospedale e di aver subito condotto la Partita del cuore di quell’anno. Sei anni dopo, la più bella sorpresa della mia vita. Ero ancora al timone della Partita del cuore, stava finendo la diretta e già scorrevano i titoli di coda, quando una ragazzina mi corse incontro per abbracciarmi. Capii subito che si trattava di Valeria, la bimba alla quale avevo donato il midollo e che era venuta a salutarmi dicendomi di essere la mia sorellina”.
Ha ragione Carlo Conti, Fabrizio Frizzi è il fratello che milioni di italiani avrebbero desiderato di avere.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
STAVA PER ABBANDONARE IL M5S, IN DISACCORDO CON LA LINEA REAZIONARIA DI DI MAIO, GLI HANNO PROMESSO LA PRESIDENZA DELLA CAMERA E ORA L’ORTODOSSO GUADAGNERA’ 16.000 EURO AL MESE… PRIMA DI ENTRARE IN PARLAMENTO AVEVA DICHIARATO REDDITO ZERO
È stato calcolato che lo stipendio dei presidenti della Camera e del Senato ammonta a oltre
16.000 euro al mese netti.
Definire la cifra esatta non è molto semplice. Il sito del Senato e quello della Camera spiegano in una pagina dedicata come sono congegnate le retribuzioni dei parlamentari.
La voce principale è quella che si chiama indennità , che rappresenta lo stipendio di deputati e senatori. L’indennità è calcolata prendendo come riferimento lo stipendio dei magistrati presidenti di Cassazione, cioè il gradino più alto della magistratura. Ammonta a 10.385 euro lordi.
Al netto delle tasse il sito del Senato calcola che si riducano a poco più di 5.000 euro (5.300 euro dai quali vanno detratte le addizionali regionali), con un’aliquota fiscale pari quindi al 50%.
In realtà , lo stesso sito, in un’altra pagina dice che sul 40% dell’indennità si applica una aliquota unica del 16%, molto inferiore a quella del calcolo precedente.
All’indennità vanno aggiunte le voci dei rimborsi spese.
Il primo è il rimborso che viene chiamato diaria e che dovrebbe servire a coprire le spese di soggiorno a Roma: 3.500 euro, che vengono però ridotti se il parlamentare si assenta nei giorni di votazione.
Alla Camera ci sono anche 3.690 euro di rimborso per quelle che vengono chiamate “spese di mandato” e che dovrebbero comprendere le spese vive sostenute per l’attività politica, compreso il collaboratore o i collaboratori. Le spese di mandato per metà devono essere giustificate mentre per l’altra metà sono corrisposte comunque, a forfait.
Al Senato ci sono due rimborsi, oltre la diaria. Il primo è un rimborso forfettario di 1.650 euro. Il secondo è il rimborso per l’esercizio del mandato ed è di 4.180 euro: anche in questo caso per metà deve essere giustificato e per metà no.
Il sito non dice se le cifre di questi rimborsi siano da considerare nette (come pare) o siano tassate.
Poi ci sono le agevolazioni per i viaggi arerei, ferroviari e in autostrada e, alla Camera, un rimborso di 1.200 euro all’anno per le spese telefoniche.
I presidenti percepiscono anche indennità d’ufficio, cioè lo stipendio che viene aggiunto a quello di parlamentare per il fatto di ricoprire quel particolare ruolo.
Per il presidente della Camera sono altri 4.223 euro netti e una cifra analoga spetta al presidente del Senato. Altre indennità di carica, più basse, ci sono per vicepresidenti e questori e per i presidenti delle Commissioni. Sui siti queste indennità non sono indicate.
Lo stesso presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, incaricato dall’ultimo Governo Berlusconi e poi dal Governo Monti, si era trovato in grande difficoltà a determinare l’effettivo compenso dei parlamentari italiani.
Pietro Grasso e Laura Boldrini fin dall’inizio del loro mandato nel 2013 avevano annunciato di rinunciare a una parte della propria retribuzione. Grasso aveva dichiarato che sarebbe stata dimezzata la cifra netta, fissando il proprio compenso a 9.000 euro netti. Boldrini aveva chiesto di rinunciare a metà dell’indennità parlamentare e di quella di carica e alle spese forfettarie.
L’ufficio di presidenza della Camera aveva anche deciso che presidente, vicepresidenti e questori rinunciassero agli alloggi messi a loro disposizione dallo Stato.
Le ultime dichiarazioni dei redditi pubblicate indicano per Boldrini un reddito imponibile di 144.883 euro e per Grasso, che è anche ex magistrato, di 321.195 euro.
(da agenzie)
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Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
NIENTE COLPI DI MANO, CONSULTAZIONI POPOLARI E MAGGIORANZE ALLARGATE PER RISPETTARE L’UNITA’ NAZIONALE
È possibile che destra, sinistra e populisti possano far parte di uno stesso governo? -Sì, e succede in Svizzera, dove non serve la maggioranza, ma tutte le forze politiche guidano insieme il paese. A tutti i livelli.
La chiamano “formula magica”, ma per gli svizzeri è un concetto talmente connaturato nella tradizione politica, che a ogni scadenza elettorale il miracolo accade spontaneamente: quando è il momento di dar vita a un nuovo governo, i maggiori partiti rappresentati in parlamento lo formano insieme.
Rispettando una prassi consolidata, che tiene conto dei rapporti di forza tra le varie formazioni politiche, senza bisogno di colpi di mano, infinite consultazioni e claudicanti maggioranze.
2 + 2 + 2 + 1, questa è oggi la proporzione tra gli ingredienti, la ricetta magica della concordanza elvetica: due seggi per il Partito Socialista (di sinistra), due per il Partito Liberale Radicale (la destra economica), due per l’Unione Democratica di Centro (la destra populista ed euroscettica) e uno per il Partito Popolare Democratico (di centro e di ispirazione cristiana).
Un cocktail di sensibilità e programmi politici, che funziona non solo a livello nazionale, ma anche locale.
I governi di larghe intese – anzi di larghissime intese – in Svizzera sono presenti ad ogni livello, da quello federale, fino a quello cantonale e giù ancora fino a quello municipale.
Sempre cercando, caso per caso, territorio per territorio, di rispecchiare la reale forza elettorale dei partiti.
Una bella favola, in questa Europa lacerata dalle lotte post-elettorali. In Germania Merkel ci ha messo cinque mesi per trovare un accordo di maggioranza, e infine ci è riuscita con i socialdemocratici di Schulz. Tre anni fa in Spagna non è si è nemmeno riusciti a formare un governo e si è dovuti tornare alle urne sei mesi dopo. E in Italia sappiamo cosa sta accadendo.
Anche nella Confederazione elvetica non sono tutte rose e fiori. Per fare un esempio, la formula magica necessita di tempo per adattarsi alla reale rappresentatività dei partiti.
Nel 1928 i socialisti erano diventati la formazione più forte del paese, ma dovettero aspettare più di trenta anni, fino al 1959, per avere due ministri.
Negli ultimi quindici anni c’è stata inoltre qualche turbolenza. Il partito populista di destra, l’UDC, oggi il più votato in Svizzera, nel 2003 riuscì a soffiare un seggio al Partito Popolare Democratico, che per la prima volta dopo decenni rimase in governo con un solo ministro.
Quattro anni dopo, sempre l’Unione si scisse dopo che il parlamento non elesse il candidato proposto dalla dirigenza. L’equilibrio fu rotto per otto anni, ma nel 2015 tutto è tornato alla normalità . Piccoli sussulti, rispetto ai terremoti che scuotono regolarmente mezza Europa.
In Svizzera i cittadini hanno la percezione che a livello istituzionale le cose funzionano, complice anche il sistema di democrazia diretta che permette loro di esprimersi in prima persona su molti temi.
Anzi, spesso gli svizzeri guardano alle esperienze politiche dei vicini con malcelato orgoglio per il proprio sistema, che giurano, mai vorrebbero cambiare.
Dialogo costante, compromesso, rifiuto del principio maggioranza/opposizione.
I politologi la chiamano democrazia consociativa, in contrasto con quella competitiva. Unus pro omnibus, omnes pro uno. “Uno per tutti, tutti per uno”, è il chiasmo scritto sotto la cupola di Palazzo Federale a Berna.
Jonas Marti
Giornalista della Radiotelevisione svizzera (RSI)
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Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
E’ UNA VITA CHE DA RICCO REAZIONARIO LAVORA PER ARRIVARE ALL’INCIUCIO COI SUOI AMICI RAZZISTI E PUTINIANI, NON ERA NECESSARIO CHE METTESSE IL SIGILLO
«Di Salvini ci si può fidare». E così è arrivato anche il sigillo di Beppe Grillo all’alleanza con la Lega.
«Ha dimostrato che ci si può fidare di lui, è uno che quando dice una cosa la mantiene: il che è una cosa rara», dice alle telecamere che lo assediano fuori dall’hotel Forum di Roma mentre è in auto pronto a partire verso Napoli.
Domani lo aspetta il processo ad Aversa contro il fondatore dell’Associazione Terra dei Fuochi, Angelo Ferrillo, nato dalla querela per diffamazione presentata da Gianroberto Casaleggio nel 2015.
Luigi Di Maio è stato convocato come teste d’accusa, e così Grillo, che dopo quattro udienze disertate è obbligato a presentarsi.
Da giorni circolava la voce che il comico avesse già dato la benedizione al patto tra M5S e Lega
Ha aspettato che fosse chiusa la partita delle presidenze delle camere, e fosse assicurata l’elezione del suo pupillo Roberto Fico a Montecitorio, prima di consacrare Salvini come probabile alleato di governo.
(da “La Stampa”)
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Marzo 25th, 2018 Riccardo Fucile
COME FUNZIONA, I COSTI REALI E LE COPERTURE POCO CREDIBILI
Il reddito di cittadinanza è stato certamente uno degli aspetti fondamentali per la vittoria del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche del 2018, con le quali i pentastellati si sono affermati come primo partito in Italia.
Probabilmente però ancora oggi ci sono persone che non hanno capito cos’è e come funziona il reddito di cittadinanza; come raccontato da La Gazzetta del Mezzogiorno, infatti, molte persone nel Sud Italia – specialmente in Puglia – si sono presentate ai CAF locali chiedendo il modulo per la richiesta del reddito di cittadinanza.
Allorchè gli operatori hanno dovuto spiegare loro che il reddito di cittadinanza, al momento, è solamente una proposta fatta in campagna elettorale e che non è detto che si realizzi.
L’unico sostegno per la povertà che si può richiedere attualmente, infatti, è il REI 2018, il reddito di inclusione introdotto dall’ultimo Governo di Centrosinistra.
Per il reddito di cittadinanza, invece, ci sarà ancora molto da attendere; ad oggi, infatti, non sappiamo neppure se Luigi Di Maio, leader del Movimento 5 Stelle, otterrà dal Presidente della Repubblica Mattarella l’incarico di formare un nuovo Governo.
Ma come funziona questo strumento in grado di attrarre buona parte dell’elettorato scontento dalle politiche degli ultimi anni? Scopriamolo di seguito.
Cos’è il reddito di cittadinanza?
Il reddito di cittadinanza non è altro che uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà .
A queste famiglie, quindi, il reddito percepito verrà integrato di una certa somma fino ad arrivare ad una determinata soglia, variabile a seconda della composizione del nucleo familiare. Lo stesso vale per i pensionati; questi infatti dovranno percepire più dell’attuale pensione minima e di conseguenza l’importo mensile verrà integrato fino a quando l’assegno non supererà la soglia di povertà indicata dall’ISTAT. Per maggiori informazioni in merito potete consultare la nostra guida sulla pensione di cittadinanza.
Di reddito di cittadinanza se ne parla dal lontano 18esimo secolo; un reddito uguale per tutti, non soggetto ad alcuna condizione. In Italia se ne è cominciato a discutere con l’ascesa politica del Movimento 5 Stelle che lo ha presentato nel proprio programma elettorale del 2013.
In realtà c’è da dire che quello del Movimento 5 Stelle è un progetto che non presenta le caratteristiche del reddito di cittadinanza, poichè è più affine a quello del reddito minimo garantito.
Infatti, nella concezione del M5S questa misura è utile per garantire un sostegno economico ai soggetti che vivono al di sotto della soglia di povertà . Il reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe essere garantito indistintamente a tutti i cittadini, anche quelli appartenenti alle fasce più alte. Ecco perchè è più corretto parlare di reddito minimo garantito
Gli importi
Come anticipato, è l’ISTAT a stabilire una soglia di reddito sotto la quale qualunque cittadino si trova in una situazione di povertà . L’attuale soglia è di 780€, importo del reddito di cittadinanza promesso dal Movimento 5 Stelle.
Questo importo naturalmente varia a seconda della situazione economica dell’interessato; ad esempio, chi ha reddito pari a 0 percepirà l’assegno nella misura piena, mentre chi ha uno stipendio di 400€ al mese ne riceverà solamente un’integrazione pari a 380€.
Questo importo, inoltre, aumenta per i nuclei familiari con più componenti, dove ci sono anche dei figli. Come confermato da Di Maio in campagna elettorale, infatti, il Movimento 5 Stelle darà 1.630 euro alle famiglie in difficoltà , con almeno due figli a carico, dove nessuno dei genitori ha un lavoro.
Ecco nel dettaglio gli importi previsti dal provvedimento depositato nel 2013 dal Movimento 5 Stelle:
2 componenti (genitore solo): 1.014€;
2 componenti: 1.170€;
3 componenti (genitore solo): 1.248€;
3 componenti: 1.404€;
4 componenti (genitore solo): 1.482€;
4 componenti: 1.638€
5 componenti (genitore solo): 1.716€;
5 componenti: 1.872€.
Requisiti
Chiarito l’aspetto linguistico, è importante capire a chi sarebbe destinato il supporto economico, quali sono i requisiti per accedervi.
Come si legge nella proposta di legge, hanno diritto a richiedere e percepire il reddito di cittadinanza tutti i soggetti che alla data di entrata in vigore della presente legge
hanno compiuto 18 anni;
sono residenti sul territorio nazionale;
percepiscono un reddito netto inferiore ai 7.200€ annui
Un contributo per i cittadini italiani, ma anche per gli stranieri purchè
risiedono sul territorio italiano da almeno 2 anni;
nell’ultimo biennio hanno lavorato in Italia per almeno 1000 ore
titolari di un reddito netto pari o superiore a 6000 euro complessivi percepiti nei due anni precedenti a quello della fruizione dei benefici di cui alla presente legge.
I 780 euro mensili (9.360€ l’anno) del reddito di cittadinanza, in sostanza, andrebbero versati integralmente ai soli disoccupati; coloro invece, che pur avendo un reddito, si trovassero al di sotto della soglia dei 780 euro avrebbero diritto alla somma necessaria al raggiungimento di tale soglia.
Così come il REI 2018, anche per beneficiare del reddito di cittadinanza bisogna partecipare ad un piano di reinserimento nel mondo del lavoro. Nel dettaglio, la proposta del Movimento 5 Stelle prevede che i beneficiari si iscrivano ai centri per l’impiego; questi inoltre dovranno dimostrare che passano almeno due ore al giorno per la ricerca di un lavoro. Per aumentare le possibilità di trovare un impiego stabile ci saranno dei corsi di qualifica professionale da frequentare.
Allo stesso tempo bisognerà offrire la propria disponibilità per la partecipazione a progetti utili alla collettività , per un totale di 8 ore a settimana.
Inoltre è molto importante che il beneficiario del reddito di cittadinanza accetti uno dei primi tre lavori che gli vengono offerti, pena la perdita del beneficio.
Coperture finanziarie e critiche
Per ciò che concerne le coperture finanziarie atte al sostenimento della proposta, secondo i calcoli del M5S, il reddito di cittadinanza costerebbe allo Stato circa 20 miliardi l’anno.
Da più parti, tuttavia, sorgono dubbi sui calcoli pubblicati dai pentastellati e sulla reale capacità di trovare le giuste coperture per sostenere un progetto simile.
Altro appunto critico sollevato dai detrattori della proposta di legge riguarda il disincentivo al lavoro che il reddito di cittadinanza potrebbe favorire.
Per allontanare questo pericolo, il testo redatto dal M5S prevede le seguenti misure.
Il beneficiario in età non pensionabile ed abile al lavoro o qualora disabile in relazione alle proprie capacità , perde il diritto all’erogazione del reddito di cittadinanza al verificarsi di una delle seguenti condizioni:
non ottempera agli obblighi di cui all’articolo 11 della presente legge (“fornire disponibilità al lavoro presso i centri per l’impiego territorialmente competenti e
accreditarsi sul sistema informatico nazionale per l’impiego”);
sostiene più di tre colloqui di selezione con palese volontà di ottenere esito negativo, accertata e dichiarata dal responsabile del centro per l’impiego;
rifiuta nell’arco di tempo riferito al periodo di disoccupazione, più di tre proposte di impiego ritenute congrue ai sensi del comma seguente, ottenute grazie ai colloqui avvenuti tramite il centro per l’impiego o le strutture preposte di cui agli articoli 5 e 10;
qualora a seguito di impiego o reimpiego receda senza giusta causa dal contratto di lavoro, per due volte nel corso dell’anno solare
È economicamente realizzabile?
Visto che allo stato attuale il Reddito di Cittadinanza andrebbe a interessare 9 milioni di italiani, l’ISTAT ha stimato in 16,9 miliardi l’anno i costi necessari mentre l’INPS ha parlato invece di 30 miliardi.
Quasi a fare la media, il Movimento 5 Stelle nel presentare il suo provvedimento ha parlato di 20 miliardi per poter far funzionare il Reddito di Cittadinanza. Vediamo allora come hanno pensato di trovare questa cospicua somma.
Riduzione detrazioni Irpef (5,3 miliardi)
Divieto di cumulo pensionistico tra redditi autonomi e redditi da lavoro dipendente, la riduzione dei costi degli organi costituzionali ed il taglio ai dividendi di Banca d’Italia (5 miliardi)
Centralizzazione degli acquisti (2,5 miliardi)
Tassazioni banche e assicurazioni (2 miliardi)
Tassazioni sulle trivellazioni (1,5 miliardi)
Fondo per il sostegno alla povertà (1,5 miliardi)
Tassazione sul gioco d’azzardo (1 miliardo)
Riduzione indennità parlamentari (60 milioni)
Soppressione enti inutili (500 milioni)
Taglio auto blu (400 milioni)
Taglio ai finanziamenti ai partiti (20 milioni
Taglio finanziamento all’editoria (23 milioni)
Concessioni autostradali (140 milioni)
Riduzione pensioni d’oro (150 milioni)
Taglio del 50% dei vitalizi (150 milioni)
Riduzione affitti d’oro (250 milioni)
Eliminazioni contributi statali per le intercettazioni (29 milioni
Il totale di tutte queste voci porta a un tesoretto da 20,5 miliardi che potrebbero così finanziare il Reddito di Cittadinanza. Scorrendo però i vari punti, sono diversi i dubbi che sorgono spontanei.
In sostanza si tratterebbe di 13 miliardi di tasse e di 7 miliardi di tagli, con un aumento della pressione fiscale stimabile all’1%. Le voci più sostanziose poi andrebbero incontro a problematiche di vario tipo
I tagli alle detrazioni Irpef soprattutto per i redditi superiori ai 90.000 euro, è una misura che spesso si è tentato di applicare. Il governo Letta riuscì a portare in cassa 2 miliardi, il Movimento 5 Stelle conta a quasi triplicare quella cifra. Impresa difficile.
Il divieto di cumulo delle pensioni potrebbe incontrare delle problematiche legali, mentre il risparmiare 2,5 miliardi tagliando la spesa per l’acquisto di beni e servizi è anche questa un’impresa spesso provata in precedenza però mai riuscita a fondo.
Appaiono poco realizzabili anche l’aumento delle tasse sulle trivellazioni, sul gioco d’azzardo, sulle banche e assicurazioni oltre che i tagli alle auto blu e alla soppressione degli enti inutili: difficilmente si potrebbero portare in cassa le somme stimate dal piano dei 5 Stelle.
Molto più fattibili sono i vari tagli ai costi alla politica oppure ai finanziamenti dei partiti o all’editoria. Il problema è che tutta questa serie di voci danno nel loro insieme una parte minoritaria del totale del gettito ipotizzato.
In pratica, non è impossibile trovare i 20,5 miliardi necessari per rendere attuativo il Reddito di Cittadinanza, ma le voci più cospicue tra quelle ipotizzate tra le entrate potrebbero essere di difficile attuazione.
Il rischio è che si potrebbe ripresentarsi una situazione simile a quella che si è venuta a creare a Roma. Pochi giorni fa infatti la sindaca pentastellata Virginia Raggi ha chiesto allo Stato 1,8 miliardi allo Stato per affrontare la questione delle periferie.
Il problema è che in campagna elettorale la Raggi aveva promesso 1,2 miliardi di tagli agli sprechi, mentre ora dopo un anno batte cassa visto che con ogni probabilità di sforbiciate ce ne sono state molto poche.
Alla fine quindi il progetto del Movimento 5 Stelle non appare necessitare di costi fuori dalla portata, solo che le soluzioni pensate per trovare questi soldi potrebbero non essere idonee e di difficile realizzazione, con l’intero progetto che quindi potrebbe rischiare poi di naufragare.
(da “Money”)
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