Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
LA SOLITA BUFALA LEGHISTA DI SPOSTARE UN MINISTERO AL SUD, ROBA VECCHIA DI OTTO ANNI, FINI’ IN FARSA COME SI ADDICE AI CARATTERISTI DA AVANSPETTACOLO
“Io ho letto le dichiarazioni di Salvini. Mi sembra che si concentri molto sull’attribuire finalmente più poteri al Comune di Roma Capitale. Questa parte sull’aumento dei poteri mi sembra condivisibile”.
Lo ha detto la sindaca di Roma, Virginia Raggi, a margine di una conferenza stampa in Campidoglio.
Ma cosa ha detto Matteo Salvini sulla Capitale nell’intervista rilasciata oggi al Messaggero. Andiamo a leggere il testo.
«Nel centrodestra, il partito più votato a Roma e nel centro Italia è il nostro. E questo è indicativo di un messaggio che è stato capito. E’ fatto di autonomie e federalismo, con un ruolo forte per Roma. La centralità della Capitale italiana, in un Paese federale, è ancora più importante. Quello che non era maturo vent’anni fa, adesso lo è».
Cioè
«Io dico che in un sistema federale ma anche di tipo presidenzialistico, perchè le due cose per noi vanno insieme, il rafforzamento di Roma è essenziale. Se i territori contano di più -e penso al processo di autonomia avviato in Lombardia e in Veneto e che dovrà essere esteso a tutte le regioni che lo vorranno — anche lo status della Capitale deve cambiare».
Sta pensando a una legge per dare più poteri a Roma?
«Molti cittadini romani mi chiedono: portate via un po’ di ministeri, qui c’è troppo caos. Per esempio il ministero delle Infrastrutture potrebbe andare a Napoli o a Bari».
Ora, in primo luogo Salvini dice che il ruolo della Capitale deve essere rafforzato in un sistema federale e presidenziale.
È utile segnalare ai più distratti che attualmente non c’è un sistema federale e presidenziale e che per averlo bisogna fare le riforme costituzionali.
Ovvero, quelle riforme bocciate quando vennero proposte prima dalla Lega e poi dal PD.
In secondo luogo, quando arriva la domanda precisa del giornalista, Salvini dice che vuole spostare i ministeri.
Il che, converrete, magari farebbe avere meno traffico a Roma ma è l’esatto contrario del concetto di dare più poteri a Roma.
In più, a dimostrazione del fatto che nel programma di Salvini — come in quello dei 5 Stelle — c’è del buono e del nuovo ma quel che è buono non è nuovo e quel che è nuovo non è buono, questa idea è — diciamo — vecchiotta.
A parte la destinazione, infatti, è la proposta che la Lega fece nel 2011: spostare due ministeri a Milano e uno a Napoli.
Alla fine vennero inaugurate due sedi distaccate e morta lì.
E infatti il prefetto di Roma, Paola Basilone, ai cronisti che le chiedevano un commento sulla proposta di Salvini in un’intervista al Messaggero di trasferire i ministeri dalla Capitale al sud, oggi ha risposto: “Mi sembra una cosa già sentita molti anni fa. È segno dei tempi”.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
FERMATO PER UN’INFRAZIONE CONTESTATA IL GIORNO DOPO CON GRANDE SPIEGAMENTO DI FORZE
Tutta la storia è in questa fotografia. L’ha scattata, venerdì mattina, Michele Scola, avvocato
civilista di Torino.
Appena uscito di casa, si è trovato ad attenderlo tre agenti della polizia municipale.
Le moto di servizio parcheggiate dall’altro lato della strada. «Favorisca i documenti, suoi e dello scooter».
Un controllo casuale? Certo che no. Quello che è successo, o almeno la sua versione, lo ha spiegato ieri lo stesso legale, attraverso un lungo post pubblicato sulla sua pagina Facebook, che in poche ore ha scatenato una valanga di reazioni.
In sintesi: «Giovedì ho portato mio figlio di cinque anni a scuola, come (quasi) tutte le mattine, in scooter – scrive Scola – C’era un vigile che con la sua moto bloccava l’ingresso alla strada della scuola. Parcheggio a un metro da lui, scendo e vengo redarguito perchè mi dice che il casco del bambino non è omologato. Gli spiego che è omologato, tolgo il casco a mio figlio, gli faccio vedere l’omologazione, ma continua a dirmi con tono molto duro e trattandomi piuttosto male che non lo è. Mio figlio è visibilmente spaventato dai toni (non i miei): lascio perdere, faccio finta di niente e me ne vado».
Tutto finito? No.
La mattina dopo l’avvocato esce di casa e si trova davanti i tre agenti. Uno è quello del giorno prima.
Questa volta i controlli proseguono per circa un’ora e l’uomo viene sanzionato perchè la revisione dello scooter è scaduta. «Hanno palesemente cercato di farmi perdere la lucidità . Chiedo se sia costume accettabile che due agenti si sottraggano al loro dovere per permettere ad un collega di organizzare quella che non ho paura a definire una vera e propria spedizione punitiva contro un cittadino che, ripeto, non ha fatto nulla. Se sia questo lo “spirito di corpo”».
Apriti cielo. Alle otto di sera il post sui vigili sfiora già le duemila condivisioni e i commenti, anche i più assurdi e non proprio cordiali, non si contano più.
Interviene anche l’ex consigliere Vittorio Bertola: «non è affatto la prima segnalazione di atteggiamenti simili da parte di alcuni vigili torinesi».
In serata è lo stesso assessore alla Sicurezza, Roberto Finardi, a replicare. «Partiamo dai fatti e dalle certezze: il bambino dell’avvocato stava viaggiando a bordo di uno scooter senza revisione, posizionato sul predellino anteriore e non sul sedile, come invece sarebbe stato opportuno per ragioni di sicurezza. Questo è quanto accertato e non è di poco conto anzi, direi, di assoluto rilievo perchè parliamo di bambini e di sicurezza stradale».
E il comportamento degli agenti? «Sarà oggetto di nostre verifiche e anche di un giudice. Ritengo sia un bene che una parte terza valuti e decida sui comportamenti tenuti da tutte le persone coinvolte. Aggiungo che nei commenti al post dell’avvocato si può leggere di tutto, cose forse anche oltre il limite del lecito, e pure su questo e, naturalmente, sugli autori dei post a commento il giudice sarà chiamato a valutare».
Così oggi, in Procura, dovrebbe arrivare sia la querela dell’avvocato, che ha affidato la pratica a un collega penalista, che quella del Comune, che ha già fatto preparare una relazione dettagliata sulla vicenda.
(da “La Stampa”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
RESPINTO IL RICORSO DELL’INPS CONTRO LA SENTENZA DEL TRIBUNALE CHE AVEVA RICONOSCIUTO IL DIRITTO ALLE DONNE REGOLARMENTE SOGGIORNANTI
Il “premio nascita” di 800 euro una tantum va concesso a tutte le madri, anche a quelle straniere.
Lo ha confermato la Corte d’appello di Milano, che ha respinto l’appello dell’Inps contro l’ordinanza del Tribunale che riconosceva il diritto alla richiesta alle donne straniere regolarmente soggiornanti e non soltanto a quelle con permesso di soggiorno di lungo perioso o titolari di protezione internazionale.
Lo hanno reso noto l’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, Avvocati per niente e Fondazione Piccini, che confidano nel fatto che l’istituto di previdenza “assuma una decisione definitiva sul punto, chiudendo il contenzioso e garantendo il rispetto pieno e senza riserve della decisione”.
L’Inps ha precisato sta già pagando da febbraio il bonus anche alle mamme straniere con qualsiasi permesso di soggiorno, ottemperando alle sentenze dei mesi scorsi che hanno dichiarato illegittima l’esclusione.
“A seguito della decisione di primo grado — che aveva ritenuto discriminatoria la restrizione operata dall’Istituto rispetto alla previsione di legge — l’Inps ha emanato il messaggio n. 661 del 13 febbraio 2018 con il quale ha dato esecuzione all’ordinanza, consentendo quindi a tutte le mamme straniere la presentazione delle domande, ma precisando che l’assegno viene pagato con riserva in relazione agli sviluppi futuri del giudizio”, sottolineano dal canto loro le associazioni.
“A questo punto, visto l’esito del giudizio di appello, il messaggio dell’Inps resta ulteriormente confermato. Tuttavia, se l’Istituto mantenesse la “riserva” sui pagamenti e decidesse di proseguire nel giudizio, i beneficiari che hanno nel frattempo ottenuto il titolo, resterebbero in una situazione di incertezza per altri anni, fino alla decisione della Cassazione“.
Per le associazioni, “la situazione sarebbe paradossale non solo perchè trattasi di prestazione che ha esattamente lo scopo di creare condizioni di maggiore serenità e sicurezza nel momento della nascita, ma anche perchè, in questo contesto, la singola mamma avrebbe interesse a garantirsi un titolo di credito proprio (cioè una decisione del giudice che riguardi espressamente il suo caso) distinto da quello che deriva dalla decisione sulla causa collettiva; in tal modo si perderebbe l’effetto “deflattivo” che le stesse associazioni perseguivano, con il rischio di una moltiplicazione di giudizi individuali, a spese della collettività “.
“Le domande di premio alla nascita presentate dalle donne straniere regolarmente presenti in Italia, in precedenza respinte in applicazione delle circolari n. 39/2017, n. 61/2017 e n. 78/2017 — aveva scritto l’Inps a febbraio — saranno oggetto di riesame alla luce dell’Ordinanza n. 6019/2017. Il riesame della domanda sarà effettuato su istanza della richiedente da presentarsi alla Struttura territoriale competente. I premi verranno corrisposti con riserva di ripetizione se, all’esito del giudizio di impugnazione del citato provvedimento giudiziale da parte dell’Istituto, emergerà un diverso orientamento giurisprudenziale”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
SALVINI E MELONI IN DIFESA DI UN GOVERNO CRIMINALE… SONO I TRADITORI DELL’ITALIA, AL SERVIZIO DI INTERESSI IMPERIALISTI STRANIERI
“Isolare e boicottare la Russia, rinnovare le sanzioni economiche ed espellerne i diplomatici non
risolve i problemi, anzi li aggrava”.
È il commento affidato ai social media di Matteo Salvini, a poche ore dalla notizia delle espulsioni di massa di diplomatici russi da parte di Paesi Ue e Nato sul caso dell’ex spia russa avvelenata in Gran Bretagna.
Iniziativa a cui ha aderito anche l’Italia, che espellerà due diplomatici russi nel corso di questa settimana.
Contro l’espulsione dei due diplomatici russi decisa dal governo Gentiloni si è espressa anche la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni.
“Inaccettabile che un governo dimissionario decida di espellere due funzionari dell’ambasciata russa. Sono gli ultimi colpi di coda di un governo asservito alla volontà di Stati esteri che per fortuna sarà messo presto nelle condizioni di non nuocere più gli interessi nazionali italiani”, scrive Meloni su Facebook.
Due traditori che difendono un regime criminale straniero contro ogni logica democratica e contro l’Italia.
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
I RENDICONTI DI FICO SBUGIARDANO LA MESSA IN SCENA USO GONZI… E HA LA SCORTA COME TUTTI I PRESIDENTI DELLA CAMERA, E’ OBBLIGATORIA
Il nuovo Presidente della Camera, Roberto Fico non perde “le buone abitudini”.
Come spiegava questa mattina l’Huffington Post oggi infatti Fico è arrivato a Montecitorio in autobus.
Il Presidente-cittadino (perchè gli altri non lo erano) «non sembra voler derogare al “low profile” che vuole imprimere al suo mandato». Direzione Camera dei Deputati ha scritto su Instagram il primo deputato del MoVimento 5 Stelle ad essere eletto Presidente della Camera. A corredo della didascalia una foto di un Fico sorridente che scende da un mezzo ATAC
Le buone abitudini di Fico? Prendere il taxi
Le cronache raccontano che oggi Fico è arrivato in treno da Napoli dove era sceso da Roma (classe Standard fanno sapere) per festeggiare con parenti e amici l’elezione Dalla stazione Termini ha poi preso l’autobus (l’85) e si è accomodato nella parte posteriore, come tutti i
cittadini.
Finalmente un Presidente cittadino tra i cittadini insomma. Uno di quelli che rinuncia all’auto blu e a tutti i privilegi della sua carica per vivere come tutti gli altri.
La svolta pauperista della terza carica dello Stato ovviamente piace.
Nessuno però ricorda di quando Fico ci spiegava di essersi dimezzato lo stipendio (falso) e voleva dimostrare che i 5 Stelle non si erano arricchiti con la politica (nel suo caso passando da 0 a 98mila euro all’anno).
Al Fatto Fico ha detto che tutto deve rimanere normale, semplice e umile: treno e tassì.
In realtà per il suo primo giorni di lavoro da Presidente della Camera Fico ha scelto l’autobus, ma la sua non è “una vecchia abitudine”.
Per scoprirlo basta dare un’occhiata ai rendiconti di Fico pubblicati sul sito Tirendiconto del M5S.
Da questi si evince che Fico molto raramente utilizza l’autobus o la metropolitana. Preferisce invece spostarsi in taxi avendo rendicontato zero euro per le spese dei biglietti dell’ATAC tra i 150 e i 205 euro al mese per le corse in taxi.
Fico poi spende poco meno di duemila euro al mese per l’affitto, il che ci fa pensare che sia solito prendere il taxi il lunedì quando rientra da Napoli, per andare a Montecitorio.
Probabilmente poi abita in una zona abbastanza centrale e non ha bisogno di utilizzare i mezzi pubblici durante la settimana.
Il fatto che però utilizzi spesso e volentieri il taxi ci fa pensare che la buona abitudine sia il taxi, non l’autobus.
Se guardiamo poi anche i rendiconti di altri deputati o senatori a 5 Stelle (ad esempio la romana Paola Taverna o Danilo Toninelli) scopriremo che in pochi sono soliti utilizzare l’autobus o la metropolitana
No, Roberto Fico non ha rinunciato alla scorta
E dagli importi rendicontati si evince che non ne facciano un uso regolare e abituale. Perfino un uomo della ggente come Alessandro Di Battista non rendiconta spesso le corse dell’ATAC.
E il motivo della disaffezione degli eletti a 5 Stelle per autobus e metropolitane (a parte qualche sporadica photo opportunity) lo si può trovare in questa interrogazione al Senato del 2016 dove tutto l’arco parlamentare si lamentava dello stato del trasporto pubblico locale a Roma.
Siamo quindi alle solite. Alla foto di Di Battista che addenta una focaccia sugli scalini del Palazzo e poi rendiconta 1.500 euro al mese di spese tra alimentari, pranzi, cene e colazioni al bar.
Il nuovo potere vuole sempre mostrarsi vicino ai cittadini, gente tra la gente. Era già successo a Renzi quando disse che la sua scorta “sarebbe stata la gente” e poi per tre anni abbiamo visto i pentastellati rinfacciare a Renzi il ricorso alla scorta.
Già oggi circolano foto di Fico tra la “folla” (per lo più giornalisti e addetti alla sicurezza in borghese) che vengono usate per dimostrare che il Presidente della Camera avrebbe rinunciato alla scorta.
Ovviamente non è così, perchè la legge 2/2002 stabilisce che è il Ministero dell’Interno ad assegnare i servizi di scorta e che non è facoltà del Presidente potervici rinunciare.
Insomma la scorta è un obbligo (e ci mancherebbe altro) e chiunque guardi i video di Fico sulla linea 85 si renderà conto che il Presidente è costantemente seguito nei suoi spostamenti dalla scorta.
Come è giusto che sia e non c’è nulla di scandaloso in questo.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
ESAURITO IL TENTATIVO TOCCHERA’ A DI MAIO… PER UN INCARICO ISTITUZIONALE FUORI GIOCO SIA FICO CHE LA CASELLATI… SE A FINE MAGGIO NON ESCE UNA MAGGIORANZA SI TORNA AL VOTO
Dieci giorni esatti per elaborare, decantare, metabolizzare l’esito delle elezioni dei presidenti delle Camere di sabato scorso.
Con Pasqua in mezzo, le attese e difficilissime consultazioni del capo dello Stato cominceranno martedì 3 aprile.
Al Quirinale, la realtà consegna due schemi politici complicati ma in ogni caso la cornice temporale è stata già tracciata.
La gestazione per un possibile governo, con il sostegno di una maggioranza certa, non potrà durare all’infinito.
E di fronte a scenari anche autorevoli di una proroga autunnale dell’esecutivo dimissionario di Paolo Gentiloni, la strada maestra del Colle dovrebbe andare in senso opposto. Non superare, cioè, l’estate.
Senza la possibilità di formare un governo, non resta che sciogliere.
Lo dice la Costituzione. E Mattarella, da docente di Diritto parlamentare nonchè ex giudice della Consulta, non ama le soluzioni extra ordinem talvolta studiate e adottate dal suo predecessore.
Sessanta giorni dunque, sino alla fine di maggio. Questa la cornice.
Ma se la direzione è quella impressa dagli accordi sulle presidenze di Camera e Senato, allora forse i tempi saranno più brevi.
Il realismo del Colle non può che muovere dalle forze che si sono accordate per eleggere Casellati a Palazzo Madama e Fico a Montecitorio.
Certo, entrambi i leader vincitori e vincenti, Di Maio e Salvini, precisano che è stato un accordo “slegato da tutto il resto”, ossia da un’eventuale maggioranza. Allo stesso tempo però non mancano continua segnali di stima tra Lega e Cinquestelle.
Sia Grillo, sia Di Maio hanno detto che Salvini è “uno che mantiene la parola data”. È la prima volta che dal mondo pentastellato arriva un’attestazione di stima per un leader di partito. Non solo.
Nella sua lunga intervista di ieri al Corriere della Sera, il candidato premier del M5s non ha specificato tra le cose da fare il reddito di cittadinanza.
Contemporaneamente, su Facebook, Salvini ha risposto omettendo nel suo programma da premier la flat tax.
Il primo, Di Maio, ha optato per un più generico “aiuti alla disoccupazione”. E anche il secondo, Salvini, si è mantenuto sul vago, con “tasse giù”.
Tentativi per costruire un terreno comune, seppure “parzialmente”, come ammesso dal numero due della Lega, Giancarlo Giorgetti? Queste le parole di Giorgetti: “Esecutivo con i Cinquestelle? Sì, ma parzialmente”.
Rispetto però ai titoloni e ai metri quadri dedicati dalla stampa a un esecutivo Lega-Cinquestelle, lo schema è cambiato.
Se Salvini riuscirà a mantenere la bandiera del Carroccio issata sabato su Palazzo Grazioli, per dirla con Denis Verdini ieri sul Tempo, la formula di partenza varia. Non più Lega-Cinquestelle ma centrodestra-M5s.
Ed è per questo che Salvini diventa favorito per il primo giro da pre-incaricato.
Da leader di una coalizione che venerdì scorso è morta salvo risuscitare sabato mattina, tocca a lui. Ovviamente c’è l’incognita Berlusconi.
Per Di Maio e i grillini è un’opzione (quasi) impossibile l’accordo organico con il centrodestra. Anche perchè stavolta l’ex Cavaliere difficilmente rinuncerà alla sua condizione di incontrare il capo politico del Movimento.
Esaurito il primo giro di Salvini, il pre-incarico dovrebbe andare a Di Maio.
E questa volta si potrebbe tornare allo schema originario Lega-Cinquestelle, dove però il Carroccio da solo sarebbe la metà del M5s, invertendo i rapporti di forza.
Insomma, Salvini ha due abiti a disposizione per la trattativa: uno maggioritario, a capo del centrodestra; l’altro minoritario, da leader leghista.
Due schemi, due tentativi. Dopo si entra davvero in una terra incognita, dove serviranno altri esploratori e altre formule.
E in cui sia Casellati sia Fico sarebbero fuorigioco per un eventuale incarico istituzionale. La prima chè troppo caratterizzata dal suo berlusconismo ad personam. Il secondo perchè si tratterebbe di un doppione di Di Maio.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
QUANDO QUALCHE MESE FA, SCRIVEVAMO CHE SI STAVA LAVORANDO DIETRO LE QUINTE ALL’ALLEANZA, MOLTI LETTORI GRILLINI CI DEFINIVANO ELEGANTEMENTE “MESTATORI DI MERDA”
Poichè a restare nella memoria collettiva sono i titoli più che gli articoli dei giornali va
riconosciuto che ieri il titolo di prima pagina di maggiore effetto è stato vergato dal direttore del Tempo Gianmarco Chiocci: “L’inciucio è un sacco Fico”.
Quella di “inciuciare” è l’accusa che gli antiberlusconiani a tempo pieno e il Movimento 5 Stelle avevano ripetuto per anni, in favore di telecamere, all’indirizzo al Partito Democratico, colpevole di aver provato a raggiungere accordi duraturi con l’ex Cavaliere e i suoi alleati.
Pur attento a non usare questo napoletanismo assurto nel politichese a sinonimo di “intelligenza con il nemico”, il 31 ottobre scorso raccontai in un commento che “da mesi si sta lavorando dietro le quinte sull’ipotesi di un’alleanza tra M5S e la Lega a vocazione nazionale”.
Fui sommerso dagli insulti via Facebook e Twitter: eccolo, urlavano in maiuscolo i militanti grillini, “il solito mestatore di m.” (sempre educati) che scrive di “scambi di opinioni” tra gli sherpa di Matteo Salvini e Luigi Di Maio finalizzati a valutare “le affinità , più numerose delle differenze” tra il partito eterodiretto dalla Casaleggio e Associati e quello fondato da Umberto Bossi. Tutte bugie, le mie.
Dopo che il centrodestra a guida salviniana e i Cinquestelle hanno eletto insieme i reciproci candidati dalle presidenze di Camera e Senato, è consentito affermare che le affinità ravvisate cinque mesi fa si sono trasformate in bozze di patti governativi, la consistenza dei quali sarà compito del presidente della Repubblica andare a verificare?
Tra Di Maio e Salvini non c’è stato nei giorni nè ci sarà alcun “inciucio”.
Tra simili non si inciucia bensì si procede sulla base di compromessi: se troveranno un minimo comun denominatore programmatico, nei primi mesi a Palazzo Chigi il centrodestra e il M5S governeranno cancellando la legge Fornero, realizzando una versione compact del reddito di cittadinanza, introducendo una specie di flat tax, facendo finta di concretizzare il proposito di Salvini di rimpatriare 600mila migranti, schierando l’Italia al fianco dei paesi più euroscettici.
Perchè è di queste misure e non di altre che si discuterà durante le trattative per la formazione di un esecutivo che abbia i voti alla Camera e al Senato.
A proposito di coerenza: Oscar Wilde sosteneva che è “semplicemente la confessione di un fallimento”. Va dato atto che Di Maio è coerente quando mette il veto a Paolo Romani, candidato di Forza Italia alla guida del Senato, in quanto condannato a un anno e quattro mesi per peculato: aveva dato alla figlia adolescente uno smartphone di servizio del Comune di Monza, del quale era assessore.
Il capo politico del Movimento è un po’ meno coerente quando dà ordine ai suoi senatori di votare la collega Elisabetta Alberti Casellati, che volle con sè la figlia nel 2005 come capo della segreteria del ministero della Salute. Non c’è reato, nel suo caso, ma garantire a un familiare, a spese dello Stato, uno stipendio di 60mila euro l’anno è peggio che regalare un telefonino comunale con annesso abbonamento).
Sarà interessante, mentre le delegazioni dei partiti faranno la spola con il Quirinale, seguire il dibattito tra i Cinquestelle sul blog ufficiale del partito, che non è più quello di Beppe Grillo, e sui social network.
Quali saranno le prese di posizione dei militanti della prima ora, i duri e puri delle battaglie per i beni comuni che Roberto Fico ha ricordato nel suo discorso di insediamento, rispetto alla possibile alleanza con gli eredi della destra estrema, con i tartufi berlusconiani o anche solo con la seconda generazione degli ex separatisti padani?
E quali le reazioni dei tanti ex elettori del Pd che tre settimane fa hanno scelto nelle urne il M5S nella convinzione che Di Maio e compagni avrebbero portato avanti il cambiamento da soli, mica con l’appoggio diretto o esterno del signore di Arcore?
La base grillina è abituata a farsi sentire, non si materializza solo il giorno delle elezioni (e questo è uno dei suoi indiscutibili pregi).
Ne fa parte anche il ventenne che una domenica pomeriggio provò a fare la pipì sul portone chiuso di Montecitorio. Fermato e identificato dai carabinieri in servizio davanti alla Camera, piagnucolò e fu lasciato andare.
Chissà se rifarebbe lo stesso gesto di disprezzo delle istituzioni, ora che il “padrone” del palazzo è uno di quelli che, in quell’autunno 2013, dicevano di volerlo aprire come una scatoletta di tonno.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
IL POVERETTO VIVE A TUNISI DA 5ANNI ED E’ STATO PRELEVATO DAL BAR DOVE LAVORAVA MA NON C’ENTRA NULLA: “ORA QUERELO TUTTI”
E’ rientrato l’allarme terrorismo che nel fine settimana era scattato in Italia, in particolare a Roma, per un presunto attentatore tunisino, come segnalava una lettera anonima indirizzata all’ambasciata italiana a Tunisi.
Dell’uomo, il 41enne Atef Mathlouthi, era stata diffusa alle pattuglie di forze di polizia in servizio di vigilanza anche la fotosegnaletica relativa a quando era stato fermato in Italia in passato per reati comuni.
Poi i successivi accertamenti hanno escluso ogni collegamento tra l’uomo e le vicende terroristiche, e pertanto il tunisino in questione, che vive e lavora nel Paese d’origine, al momento – riferisce la stessa Questura di Roma – “non è ritenuto un pericolo concreto e attuale”.
E l’intera vicenda, sebbene resti comunque “in fase di ulteriore approfondimento”, non ha determinato alcuna allerta “in considerazione del fatto – dice ancora la Questura romana – che, l’innalzamento standard della misure di sicurezza per Pasqua era stato già pianificato”.
L’uomo è stato raggiunto telefonicamente a Mahdia, sulla costa tunisina, da un’inviata della trasmissione di Rai3 ‘Chi l’ha visto?’ “Tutte falsità su di me e non sono in fuga” ha risposto alla chiamata, minacciando querele su querele nei confronti degli organi di informazione.
L’uomo, che lavora in un bar, è stato prelevato sul posto di lavoro e trattenuto dalla polizia per tutta la giornata di ieri.
Dal 2012 in Tunisia, non riesce a rientrare in Italia a causa del permesso scaduto e non rinnovato per i problemi con la giustizia avuti in passato.
Prima di rintracciarlo in Tunisia, la polizia italiana si è recata nella casa dove si trova la moglie, italiana, che vive a Palermo con i 4 figli avuti dall’uomo: “Mi sono spaventata molto”, ha detto la donna, anch’essa intervenuta a ‘Chi l’ha visto?’.
Alla trasmissione è intervenuto anche l’avvocato dell’uomo che ha dichiarato che a spedire la presunta lettera anonima sarebbe stata una donna, moglie di un collega di Mathlouthi, con cui avrebbe un contenzioso economico.
Ma prima di far scattare allarmi immotivati, non basterebbe informarsi?
(da agenzie)
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Marzo 26th, 2018 Riccardo Fucile
INTERVISTATO DA “LE IENE” SULLA CORRELAZIONE AL MISTERO DELLA MORTE DEL DIRIGENTE DEL MPS
Magistrati, imprenditori, prelati, manager, giornalisti, massoni, uomini delle forze dell’ordine,
politici, tra cui un ex ministro: sono numerosi i soggetti riconosciuti da un gigolò come partecipanti ad alcune cene e festini consumati nelle ville attorno a Siena, in particolare in una a Monteriggioni.
Tutti collegati a Mps.
L’ultimo tassello del mosaico sulla morte di David Rossi, il manager di Monte dei Paschi trovato morto la sera del 6 marzo 2013, lo rivela le Iene in un servizio mandato in onda ieri sera e che ora passerà al vaglio dei magistrati di Genova, competente sull’operato dei pm senesi.
Un tassello che sarebbe dovuto essere individuato e approfondito già nel 2013 dagli inquirenti toscani e invece portato alla luce — come molto altro in questa vicenda — da inchieste giornalistiche.
In particolare un libro pubblicato a ottobre da Chiarelettere e le Iene hanno denunciato le lacune delle indagini spingendo la procura di Genova ad aprire un fascicolo a carico dei colleghi di Siena per individuare possibili negligenze nelle indagini sulla morte di Rossi.
Troppe infatti sono le carenze — per incapacità o dolo — registrate nella prima fase dell’inchiesta sulla scomparsa del manager di Mps.
In particolare alcune prove fondamentali distrutte dal pm Aldo Natalini, come sette fazzoletti sporchi di sangue trovati nell’ufficio di Rossi e mandate al macero nell’agosto 2013 con indagini ancora in corso, prima ancora che il giudice per le indagini preliminari disponesse l’archiviazione o un supplemento di indagini e senza avvisare neanche i legali dei familiari di David.
Non solo. I fazzoletti sono stati distrutti senza neanche essere prima analizzati.
Con loro molte altre prove che sarebbe state fondamentali a ricostruire l’accaduto. I video delle 12 telecamere, le celle dei telefonini presenti nella zona, l’elenco dei possibili testimoni, l’esame dei presenti nell’area di Mps: giusto per citare alcune delle ormai evidenti lacune investigative.
Lo scorso novembre l’ex sindaco di Siena, Pierluigi Piccini, ha rivelato a Le Iene l’esistenza di alcuni festini nelle colline senesi ai quali avrebbero partecipato anche i magistrati.
Secondo il racconto fatto alla trasmissione televisiva, le indagini sulla scomparsa di Rossi non sono state compiute e il caso rapidamente liquidato come suicidio proprio perchè alcuni magistrati avrebbero avuto dei rapporti diretti con altri personaggi di spicco della banca e della città interessati a non approfondire la verità .
Questa versione trova ora un riscontro concreto nella testimonianza del gigolò raccolta e trasmessa ieri dalle Iene e che ora passerà al vaglio dei magistrati di Genova.
Il ragazzo, di appena 26 anni, racconta con dettagli le serate, riconosce i partecipanti sia come suoi clienti sia come commensali o clienti di suoi altri colleghi.
Inoltre garantisce di avere le prove di quanto afferma: numeri di telefono, pagamenti, mail e altro. “Sono persone pericolose, con le quali bisogna stare attenti”, dice tra l’altro.
Una testimonianza molto importante che offre agli inquirenti una strada precisa da seguire per accertare almeno una parte di verità . Ci sono nomi e cognomi di almeno dieci partecipanti alle serate. Ci sono i reclutatori del ragazzo, gli organizzatori di questi particolari eventi che possono essere facilmente rintracciati e riscontri individuabili.
Il ragazzo parla anche di rapporti sessuali di gruppo, di cocaina, droghe. Ma al netto della prostituzione maschile e dell’uso di stupefacenti, ciò che colpisce e sembra ormai evidente è l’esistenza di una sorta di “cupola” che univa i controllori di Siena con i controllati.
Se quanto raccontato da questo testimone dovesse rivelarsi anche solo in parte dimostrabile, l’intera vicenda Mps dovrebbe essere letta sotto un nuovo punto di vista. Perchè due magistrati della procura di Siena partecipavano a feste e cene insieme a personaggi sui quali negli anni avrebbero dovuto indagare?
E che tipo di rapporti avevano? Sicuramente di amicizia e amicali.
Inoltre il giovane parla anche dell’esistenza di video delle serate. Quindi i partecipanti a quelle sere erano e sono ricattati o comunque ricattabili?
Da chi? Sarà Genova ora a rispondere.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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