Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
BRUNETTA ALLA LEGA: “HA VINTO IL CENTRODESTRA, NON VOI”… LA MELONI CONTRO L’EX ALLEATO SALVINI E POTREBBE DIVENTARE LA CANDIDATA COMUNE DI FORZA ITALIA E FDI
Per capire cosa potrebbe succedere il 23 marzo, il giorno in cui il parlamento verrà convocato per
eleggere i presidenti di Camera e Senato, bisogna soffermarsi sul dialogo intercorso tra Renato Brunetta di Forza Italia e i capigruppo del M5S, Danilo Toninelli e Giulia Grillo.
I grillini vogliono chiudere in fretta la questione e in mattinata incontrano tutti i partiti.
Quando è il turno dei berlusconiani, il senatore Toninelli dice a Brunetta che il M5S ha già un accordo in mano: «Noi prendiamo la Camera, alla Lega va il Senato». Brunetta tira fuori il suo miglior sorriso e ribatte: «Guarda che è il centrodestra ad aver vinto le elezioni, non la Lega, nè tantomeno il M5S. Dunque se questo è lo schema, il Senato andrebbe al centrodestra».
E il nome che Fi ha in mente per Palazzo Madama non è quello di un leghista, ma è Paolo Romani.
Dall’esito del voto al Senato che, per il meccanismo più semplice del ballottaggio alla quarta votazione, si conoscerà già sabato 24, dipenderanno molto le strategie di Montecitorio.
E con lo scrutinio segreto tutto potrebbe cambiare.
A una settimana esatta dal debutto parlamentare, ogni certezza è incastrata in un groviglio dei veti.
Gli unici a esprimere chiaramente i propri desideri sono i grillini: «Vogliamo la Camera» hanno detto Toninelli e Grillo ai loro interlocutori, Piero Grasso per Leu, il segretario reggente Maurizio Martina e Lorenzo Guerini per il Pd, Brunetta per Fi e Giancarlo Giorgetti per la Lega.
Ma tutti, in questo momento, preferirebbero la Camera. Anche Matteo Salvini, perchè lì ha un suo fedelissimo da piazzare, sempre Giorgetti, mentre al Senato convergerebbero su Roberto Calderoli, che non gode proprio della fiducia assoluta al leader.
Inoltre, sul leghista pesa il processo per odio razziale per le offese all’ex ministro Cècile Kyenge, che la Corte Costituzionale è in grado di far ripartire.
Lo scranno più alto di Palazzo Madama, comunque, potrebbe rivelarsi un posto molto più scomodo di quello che sembra.
Di fronte a uno stallo prolungato, dopo le consultazioni con tutti i gruppi parlamentari, il presidente della Repubblica potrebbe assegnare come da prassi un mandato esplorativo al presidente del Senato.
La scelta dei grillini sarebbe Toninelli ma vorrebbero evitarlo, perchè, nonostante la copertura istituzionale del ruolo, temono di bruciarsi al primo tentativo di formazione di una maggioranza.
Ma in questo scacchiere di desideri e ostacoli, i nomi dei candidati pesano quanto la tattica. Il Pd resta a guardare e dice di non aver chiesto nulla per sè ai 5 Stelle, anche se in ballo ci sono le vicepresidenze e, poi, in colloqui riservati, deputati di prima linea dicono di essere pronti a votare per il leghista Giorgetti.
A questo punto delle trattative sarebbero molto basse le quotazioni dei dem, Dario Franceschini o Piero Fassino per la Camera, Luigi Zanda o l’alleata Emma Bonino per il Senato.
I 5 Stelle, invece, restano ancora incerti tra Emilio Carelli, volto del nuovo M5S targato Luigi Di Maio, e Riccardo Fraccaro, con il secondo che in queste ore sarebbe dato come più probabile.
La sua elezione sarebbe l’affermazione di un blocco di potere vicino a Luigi Di Maio per le cariche politiche e istituzionali più importanti.
Basta scorrere i nomi per intuire che al dunque emergerà un vuoto di genere, ancora più sentito dopo i cinque anni di Laura Boldrini a Montecitorio.
A parte la suggestione Bonino, tutti i candidati sono uomini.
E a quel punto potrebbe essere Silvio Berlusconi a far leva sulla questione femminile, anche per rompere l’egemonia leghista nel centrodestra e l’asse con i grillini, e proporre a sorpresa l’alleata Giorgia Meloni.
(da “La Stampa”)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
SONDAGGIO POST VOTO DI SWG: IL M5S (34,5%) DA SOLO A DUE PUNTI DALLA COALIZIONE DI CENTRODESTRA (36,9%)… IL CENTROSINISTRA PERDE L’1,6%
La Lega e il MoVimento 5 Stelle crescono a discapito degli avversari nelle rilevazioni post-urne
Index Research, in una rilevazione per Piazzapulita pubblicata ieri, indica che la maggioranza (relativa) degli italiani vuole un governo con l’alleanza tra il MoVimento 5 Stelle e la Lega; l’ipotesi registra il 26,8% dei consensi e a buona distanza arriva seconda quella dell’alleanza tra MoVimento 5 Stelle e Partito Democratico.
Al terzo posto la soluzione tecnica, ovvero un governo di scopo appoggiato da tutti i principali partiti mentre il ritorno al voto registra il 12,7% dei consensi.
La soluzione meno gradita è il governo del centrodestra appoggiato dal Partito Democratico.
SWG per il Messaggero invece segnala che i due partiti stanno facendo il pieno delle preferenze nei sondaggi dopo la chiusura delle urne.
Ma c’è un però. La Lega sta drenando consensi all’interno del centrodestra visto che nel frattempo Forza Italia, Fratelli d’Italia e il centro continuano a calare.
Il MoVimento 5 Stelle pesca invece poco nell’elettorato di centrodestra e molto in quello di centrosinistra, visto che porta a casa un +1,8% a discapito del -0,6% di Liberi e Uguali e del -1,6% dell’intero centrosinistra.
Da segnalare anche la crescita di Potere al Popolo (+0,9%) che però non basta a superare la soglia del Rosatellum.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
L’EX ASSESSORE BERDINI SMONTA LA BUFALA DELLA RAGGI: “SOLDI DELLA COLLETTIVITA’ PER RENDERLO ACCESSIBILE”
“Fino ad oggi ci hanno sempre detto che non bisogna preoccuparsi perchè lo stadio lo fa tutto una
società privata e non c’è alcun costo per la collettività . Non è così”.
Così Paolo Berdini, ex assessore all’Urbanistica della giunta Raggi, intervenuto ai microfoni della trasmissione “Ho scelto Cusano – Dentro la notizia”, condotta da Gianluca Fabi e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus.
“Quando uno costruisce un grande immobile deve dare per legge dei soldi al Comune, il quale Comune è libero di scegliere dove investirli. In realtà quegli oneri di urbanizzazione vengono reinvestiti per costruire le infrastrutture che servono per rendere accessibile lo stadio della Roma. Quindi, dato che lo stadio della Roma non è accessibile, dobbiamo prendere dei soldi che spettano alla collettività ed utilizzarli per rendere lo stadio accessibile. Ci sono un’infinità di altri luoghi a Roma che possono ospitare lo stadio senza spendere altri soldi e allora quei 20 milioni possiamo spenderli per altro, magari per costruire una tranvia”, ha aggiunto.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
ATTIVITA’ LEGISLATIVA PARALIZZATA MENTRE MICCICHE’ HA ASSUNTO 17 COLLABORATORI … LAVORI IN AULA CHE DURANO 7 MINUTI
L’ultima seduta è durata meno di un caffè e di una sigaretta: sei minuti e 19 secondi. Non troppo lunghe erano state anche le 18 precedenti.
Il risultato è che all’Assemblea regionale siciliana l’attività legislativa è praticamente paralizzata. Il tempo per nominare i nuovi consulenti, invece, si trova sempre.
E infatti sono 34 quelli scelti dall’ufficio di presidenza nei giorni scorsi. Costeranno in totale quasi un milione l’anno.
Molto meno tempo, invece, è quello che hanno a disposizione nel parlamentino regionale per scrivere nuove leggi: peccato che incidentalmente sia l’unico compito assegnato ai settanta consiglieri — pardon, deputati — siciliani.
Eppure è così che vanno le cose sull’isola. Oggi come sempre, verrebbe da dire. Basta dare uno sguardo ai numeri per rendersene conto.
Una legge al mese
A quattro mesi dall’elezione del governatore Nello Musumeci e a tre dell’insediamento nuova maggioranza di centrodestra sono appena tre le norme fondamentali approvate da palazzo dei Normanni. Tre in tre mesi. Cioè una ogni trenta giorni.
Uno pensa: come minimo saranno riforme epocali per provare a rilanciare la drammatica situazione economica e sociale in cui versa da tempo la Sicilia. E invece nossignore.
Perchè, come racconta puntualmente livesicilia.it, le leggi costate tanta fatica ai deputati non sono certo fondamentalI: tutt’altro. Provare per credere.
Una, per esempio, serve ad aggiornare la commissione Antimafia. Un’altra, invece, aggiunge la parola “terme” ad alcune città dell’isola (per dire: Montevago ora si chiama Montevago Terme). La terza è storica: modifica i confini tra i comuni di Grammichele e Mineo, in provincia di Catania. Stop.
Nel frattempo sta per scadere l’esercizio provvisorio approvato a fine anno e valido fino al 31 marzo: senza dubbio sarà necessario prorogarlo di almeno un altro mese visto che mercoledì — durante la seduta da sei minuti e spicci — non è stato possibile fare altro se non incardinare il cosiddetto ddl stralcio. Poi tutto rinviato alla settimana prossima.
Sicilia immobile. Alla seconda guerra mondiale
Colpa delle elezioni politiche, dicono da Palazzo d’Orleans, sede del governatore Musumeci, che ha “rispettosamente” rallentato l’attività legislativa nelle ultime settimane.
All’Ars, invece, si è ben pensato di approvare la procedura d’urgenza — cioè tempi dimezzati per l’approvazione di una legge — per quella che è stata ribattezza — non senza ironia — operazione Husky: cioè recuperare il patrimonio storico presente sull’isola della seconda Guerra Mondiale.
Niente da fare, invece, per un’altra proposta fondamentale: dare un terzo mandato ai sindaci dei piccoli comuni. L’idea del giovane Luigi Genovese — il figlio di Francantonio che tanto ha già fatto parlare di sè — è stata però bocciata dai colleghi deputati.
Per Miccichè 17 collaboratori
Intanto, però, l’ufficio di presidenza guidato da Gianfranco Miccichè ha trovato il modo per impiegare il tanto tempo libero: nominare nuovi collaboratori. Solo l’esponente di Forza Italia ne ha assunti 17.
Tra questi spicca Ugo Zagarella, candidato non eletto alla Camera e titolare dal 22 dicembre di uno stipendio lordo da 4.804 euro al mese, e Salvatore Lentini, ex deputato regionale di Forza Italia chiamato all’Ars come “comandato” (è un dipendente regionale) con stipendio da 3.273.
E poi Lillo Miceli, ex caporedattore del quotidiano La Sicilia, ora alla guida dell’ufficio stampa del presidente dell’Ars (composto anche da altri due portavoce) in cambio di 3.347 euro al mese.
Il deputato questore Giorgio Assenza (di Diventerà Bellissima, la lista di Musumeci) chiama con lui cinque collaboratori in cambio di seimila euro, mentre l’Udc Giovanni Bulla nomina tre persone pagate quasi settemila euro al mese.
Un milione di consulenti
Una sola nomina da parte del vicepresidente Mpa Roberto Di Mauro, mentre anche gli esponenti del Movimento 5 stelle — che alle ultime elezioni regionali è stato il primo partito dell’isola — non disdegnano i consulenti.
Tre i collaboratori chiamati dal vicepresidente dell’Ars, Giancarlo Cancelleri: costano 6.555 euro al mese e tra queste spunta la commercialista Maria Alessandra Costantino, già designata assessore da Ugo Forello, candidato sindaco dei pentastellati a Palermo.
Quattro consulenti — per 6.590 euro al mese — per il deputato questore Salvatore Siragusa, uno solo — in cambio di 1.900 euro — quello scelto dal segretario Stefano Zito. Il totale fa 75.985 ogni trenta giorni, cioè 911.820 per dodici mesi. Nello stesso periodo, se dovesse mantenere la media attuale, l’Ars potrebbe addirittura approvare ben 12 nuove leggi. Resterà da capire quanto utili alla collettività .
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
DA PUNTA DI DIAMANTE DELLA PROCURA ANTIMAFIA A IMPUTATO PER PECULATO PER LA GESTIONE DI SICILIA SERVIZI
“Nella mia seconda vita metto a frutto gli errori della prima”, ama ripetere da qualche tempo a
questa parte. Ma per Antonio Ingroia, fino a cinque anni fa icona dell’antimafia, la nuova vita è una sequenza di passi falsi uno dietro l’altro
Mandato in archivio il secondo flop politico con l’insignificante 0,02 per cento della sua “Lista del popolo per la Costituzione” presentata dal movimento “La mossa del cavallo” fondato con Giulietto Chiesa, adesso l’ex pm antimafia diventato avvocato veste gli scomodissimi panni di indagato.
E per giunta dai colleghi della sua ex Procura, quella di Palermo, che — dopo averlo iscritto nel registro degli indagati con l’accusa di peculato — stamattina non hanno esitato a far eseguire un sequestro per equivalente da 150.000 euro, la stessa cifra del “bonus” che, da amministratore di Sicilia e-servizi, società informatica della Regione siciliana, si è liquidato per aver raggiunto il suo “obiettivo”.
Una parabola imprevedibile quella del magistrato che, dopo aver istruito e avviato il processo sulla trattativa Stato-mafia, nel 2012 improvvisamente — quando già risuonavano le sirene di un suo impegno in politica — accettò l’incaico di presidente di una commissione internazionale Onu in Guatemala sul traffico di droga.
Incarico durato il giro di poche settimane prima del precipitoso rientro in Italia per il lancio di Rivoluzione civile, il movimento politico con il quale Ingroia addirittura ambiva a diventare presidente del Consiglio. Progetto bocciato sonoramente dagli elettori.
I tempi di Ingroia giovane allievo di Paolo Borsellino prima e di punta di diamante della Procura di Giancarlo Caselli negli anni dei processi su mafia e politica sembrano ormai lontanissimi.
Fanno parte di quella che Ingroia definisce appunto la sua prima vita.
La seconda lo ha visto saltare, in modo acrobatico, da un incarico all’altro, accettando anche quello offertogli dall’ex governatore siciliano Rosario Crocetta che lo chiama al vertice di Sicilia e-Servizi, società che gestisce i servizi informatici della Regione e dalla quale Ingroia si liquida un maxistipendio con un bonus per aver raggiunto il suo obiettivo.
Poco importa che la società finisca sommersa dai debiti. “Non certo per la mia gestione”, ribatte lui che, nel frattempo, accetta anche l’incarico di commissario della provincia di Trapani.
Lo spoil system alla Regione Siciliana segna anche la fine dell’incarico di Ingroia che, almeno per il momento si dedica a tempo pieno alla sua attività di avvocato. Ultimo cliente un imputato di mafia, accusato ovviamente dai suoi ex colleghi
(da “La Repubblica”)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
“ALBERGHI DI LUSSO E STIPENDIO D’ORO” NON DOVUTI SECONDO L’ACCUSA… AL CENTRO DELL’INDAGINE LA GESTIONE DELLA SOCIETA’ REGIONALE INFORMATICA SICILIANA… LUI TRANQUILLO: “TUTTO REGOLARE”
Alberghi a cinque stelle e stipendio d’oro. L’ex pubblico ministero antimafia Antonio Ingroia, oggi avvocato e candidato con la “Lista del popolo per la Costituzione” alle Politiche del 4 marzo, finisce sotto accusa per la gestione di “Sicilia e-Servizi”, la società regionale che si occupa (fra tante inefficienze) dei servizi informatici.
Il nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo gli ha notificato un provvedimento di sequestro di beni per 150mila euro, l’equivalente di quanto avrebbe intascato illegittimamente, durante la sua attività di amministratore unico e di liquidatore della società .
Ingroia è indagato per peculato dai magistrati che fino a cinque anni fa erano i suoi colleghi.
Per il procuratore Francesco Lo Voi, l’aggiunto Sergio Demontis e i sostituti Pierangelo Padova ed Enrico Bologna, avrebbe potuto ottenere solo il rimborso dei biglietti aerei nelle trasferte da Roma (sua nuova residenza) verso la Sicilia.
Nulla, invece, era dovuto per i costosi alberghi: dal Grand hotel Villa Igiea, la storica residenza della Belle Epoque scelta da tanti sovrani per i loro soggiorni in Sicilia, all’Excelsior, al Centrale Palace hotel.
§E poi c’è la maxi-indennità di risultato da 117mila euro che Ingroia si è autoassegnato per tre mesi di lavoro come liquidatore della società a capitale pubblico della Regione. Nel 2013, l’anno contestato, gli utili erano stati di appena 33mila euro, nell’anno successivo furono di 3.800 euro.
Utili, si fa per dire, di un carrozzone che doveva essere liquidato e invece è rimasto aperto. Il provvedimento di sequestro riguarda anche Antonio Chisari, revisore contabile della società che oggi si chiama Sicilia Digitale spa.
Il caso Ingroia è nato dopo una segnalazione della procura della Corte dei conti, incuriosita da un articolo del settimanale L’Espresso, che nel febbraio 2015 dava conto dei rimborsi a tanti zeri di Ingroia e titolava: “Servizi e imbarazzi”.
Nei mesi scorsi, l’ex pubblico ministero nominato dal governatore Rosario Crocetta ha ricevuto due avvisi di garanzia per questa vicenda. Interrogato in procura, ha rivendicato di avere rimesso in piedi un’azienda pubblica che faceva acqua da tutte le parti: “E’ la legge a prevedere riconoscimenti agli amministratori in caso di raggiungimento di determinati obiettivi”, ha dichiarato. Ma la difesa non ha convinto.
La procura contesta che “Sicilia e-servizi” abbia avuto risultati e sostiene che la maxi-indennità di Ingroia avrebbe addirittura determinato un deficit di bilancio. Nell’atto d’accusa, i pubblici ministeri ricordano che l’indennità di risultato ha una nuova disciplina dal 2008: prevede la liquidazione delle somme “solo in presenza di utili e comunque in misura non superiore al doppio del cosiddetto compenso omnicomprensivo”.
All’epoca, il compenso omnicomprensivo riconosciuto dall’assemblea della società era di 50 mila euro. Ingroia promette battaglia legale contro i suoi ex colleghi. Ora l’ex pubblico ministero fa l’avvocato a tempo pieno, fra i suoi clienti anche arrestati per mafia, il più recente è il “re” delle scommesse on line Ninì Bacchi, che in un’intercettazione diceva: “Una cosa è che uno si presenta con Antonio Ingroia, ex magistrato antimafia, conosciuto in tutto il mondo”. E l’imprenditore boss meditava di dare al suo avvocato l’uno per cento della società . Ma è rimasta un’idea.
Negli ultimi tempi, Ingroia si è dedicato soprattutto alla campagna elettorale, con la sua “Lista del popolo per la Costituzione”, che però ha avuto un risultato deludente. Ma l’ex pm non si arrende: il giorno dopo il voto ha annunciato su Facebook che proseguirà nel suo impegno in politica.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
ARRESTATI QUATTRO AGENTI, OTTO INDAGATI PER PECULATO, ABUSO D’UFFICIO, VIOLENZA PRIVATA
Perquisizioni arbitrarie di extracomunitari sospettati di spaccio, percosse a chi si ribellava,
verbali falsi, denaro contante intascato senza mai dichiararne il sequestro. Sono alcune delle condotte contestate dalla Procura di Rimini a quattro agenti della polizia Municipale, finiti ai domiciliari nell’ambito dell’operazione della Guardia di Finanza chiamata ‘Old Frank’.
Rispondono di abuso d’ufficio, rifiuto di atti d’ufficio, favoreggiamento personale, falso in atto pubblico, distruzione e occultamento di atti, percosse, perquisizioni e ispezioni personali arbitrarie, oltre che di violenza privata.
“Dalle indagini – scrive il Gip Sonia Pasini, che ha emesso l’ordinanza di custodia cautelare – emerge un modus operandi poco professionale, una certa faciloneria” che ha portato alla commissione di reati “approfittando della delicata funzione pubblica rivestita”, e “una mancanza di remore” nel compromettere “la credibilità dell’amministrazione di apparenza”.
L’inchiesta, nei confronti degli agenti dell’ex nucleo ambientale, sciolto due anni fa dal comando, è stata condotta dalla polizia economico-finanziaria delle Fiamme Gialle. L’amministrazione comunale, dando “sostegno e piena fiducia” alla magistratura, annuncia che per gli arrestati scatterà la sospensione dal servizio.
Sono otto gli indagati, su 12 che componevano il nucleo: in mattinata sono scattate anche perquisizioni con sequestro di armi di servizio e pistole sportive regolarmente detenute. Uno dei quattro destinatari di misura cautelare è in Messico, ma ha annunciato che intende rientrare e costituirsi.
Secondo il Gip la misura cautelare si è resa necessaria nonostante i fatti contestati risalgano agli anni 2012-2016, perchè “nonostante gli agenti fossero da tempo trasferiti ad altri servizi continuavano a svolgere identificazioni e perquisizioni, soprattutto di persone extracomunitarie e i cosiddetti ‘pallinari’ (i truffatori del gioco delle tre carte, ndr) svolgendo un servizio diverso da quello comandato”
Le indagini, coordinate dal pm Davide Ercolani, sono partite da una denuncia, a gennaio 2016 da parte di un agente della stessa Municipale sui comportamenti al limite della legalità dei colleghi.
Tra gli episodi contestati c’è una perquisizione domiciliare eseguita dagli indagati in una casa dove, trovando 2.700 euro, non li avrebbero dichiarati nel verbale e, secondo l’accusa, se ne sarebbero impossessati. Un altro episodio denunciato da un giovane straniero racconta di una perquisizione personale condotta in strada, durante la quale fu costretto a denudarsi
Il giovane aveva protestato e, secondo la denuncia, era stato picchiato. Si parla anche del danneggiamento di un’auto di servizio: alcuni agenti, sapendo di essere indagati ed intercettati, avrebbero smantellato la vettura per rimuovere i microfoni.
Il Comune dovrà anche disporre la sospensione cautelare dal servizio degli agenti.
(da “La Repubblica“)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
GENOVA, LA PROCURA APRE INCHIESTA PER OMICIDIO COLPOSO PER LA MORTE DELL’UOMO PRECIPITATO IN UNA VORAGINE … IL COMUNE AVREBBE POTUTO INTERVENIRE D’URGENZA, PERCHE’ NON LO HA FATTO?
È stata aperta un’inchiesta per omicidio colposo, sulla morte dell’uomo di 87 anni il cui corpo è stato trovato questa mattina all’interno di un cantiere in via Berno, nel quartiere genovese di San Fruttuoso: il cadavere era in fondo a una buca provocata dall’ondata di maltempo del 5 marzo 2016 , che a sua volta si trova a valle della voragine provocata dall’alluvione del 4 novembre 2011, quasi 7 anni fa .
Il pubblico ministero, Federico Manotti, vuole appunto capire perchè la buca era lì da oltre due anni e se le transenne erano state posizionate correttamente: delle indagini si occupa la squadra Mobile della polizia.
Il magistrato che indaga sulla morte dell’anziano ha chiesto al Comune di rendere immediatamente sicura la zona e da Palazzo Tursi è arrivato l’ok.
Resta da chiarire di chi fosse la competenza per i lavori sulla voragine: il buco si trova in una strada privata a cui però possono accedere tutti.
In teoria avrebbero dovuto provvedere i residenti, ma il Comune avrebbe potuto intervenire d’urgenza e poi rivalersi sui privati.
Intanto il sostituto procuratore Federico Manotti ha fatto sequestrare le transenne per capire se erano idonee a proteggere la voragine.
Il magistrato vuol sapere anche chi doveva transennarla e come e se il buco era correttamente segnalato.
Il sostituto procuratore ha anche incaricato il medico legale Camilla Tettamanti di eseguire l’autopsia sul corpo del pensionato e stabilire se è morto per un malore o per la caduta.
Questa mattina, sul posto, oltre agli agenti, sono arrivati gli uomini della Scientifica, i vigili del Fuoco e le ambulanze del 118, mentre molti residenti della zona sono scesi in strada per protestare contro questi lavori “infiniti”
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2018 Riccardo Fucile
A MARGHERITA DI SAVOIA UN 49ENNE AUSTRIACO FERMATO DOPO DUE FURTI IN UNA CASA E IN UNO STABILIMENTO BALNEARE
E’ un pregiudicato austriaco, Kristian Josef Eigenbeger di 49 anni, ad aver tentato di accoltellare
il comandante della Stazione di Margherita di Savoia, intervenuto su segnalazione di un cittadino che aveva visto il malfattore rubare dapprima all’interno di un’abitazione e poi tentare un ulteriore furto all’interno di un lido balneare.
Nella prima mattina di martedì scorso il delinquente è entrato in una casa asportando alcuni attrezzi da lavoro che ha poi utilizzato per mettere a segno un altro colpo presso il lido balneare.
Vistosi scoperto dal proprietario, però, si è dato alla fuga.
La vittima ha quindi tempestivamente avvisato i Carabinieri del locale Comando Stazione, i quali, allertata la Centrale Operativa della Compagnia di Cerignola chiedendo rinforzi, si sono da subito messi alla ricerca del malfattore.
Il Comandante della Stazione di Margherita di Savoia, individuato sulla spiaggia il ricercato che si allontanava dal luogo del delitto, gli ha intimato di fermarsi, ma lo stesso, brandendo un taglierino, ha tentato di colpirlo con un fendente; schivato il colpo, dopo una violenta colluttazione, è riuscito a disarmarlo e a bloccarlo.
Come poi si è potuto accertare, l’uomo non è nuovo ad episodi del genere, e per tale ragione, a seguito dell’udienza di convalida, il Giudice ha disposto la sua carcerazione. Risponderà dei reati di furto in abitazione, tentato furto aggravato e resistenza a pubblico ufficiale.
(da agenzie)
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