Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
HA INFILATO LA SCHEDA NELL’URNA SENZA DAR MODO AL PRESIDENTE DI STACCARE IL TAGLIANDO ANTI-FRODE… COSI’ IL VOTO DIVENTA RICONOSCIBILE, NON E’ VALIDO
Pierluigi Bersani ha votato questa mattina a Piacenza alla scuola di via Emmanueli, a
poche centinaia di metri dalla sua abitazione.
E all’uscita della cabina, scrive l’agenzia di stampa ANSA, ha infilato direttamente le schede nelle urne venendo ripreso dal personale di seggio che avrebbe dovuto controllare il numero sul bollino anti-frode e poi rimuoverlo.
“Il tagliando andava… “, gli ha detto la segretaria della sezione, ma poi ha cambiato idea: “Vabbeh è lo stesso, mi scusi. Poi lo togliamo dopo”, alludendo evidentemente al tagliando di controllo anti-frode.
Il problema è che il bollino antifrode deve essere rimosso dal presidente del seggio, secondo le istruzioni del ministero dell’Interno, prima che la scheda venga messa nell’urna.
Adesso nell’urna quel voto è riconoscibile, perchè sarà l’unico — si spera — dato da un elettore e in cui è ancora presente il tagliando antifrode. In teoria, quindi, il voto dato da Pierluigi Bersani è nullo.
Scrive infatti il ministero dell’Interno:
Ogni scheda è dotata di un apposito tagliando rimovibile, “tagliando antifrode”, dotato di un codice progressivo alfanumerico, che sarà annotato al momento dell’identificazione dell’elettore. Espresso il voto l’elettore consegna la scheda al presidente del seggio. E’ il presidente che stacca il “tagliando antifrode” e, solo dopo aver verificato la corrispondenza del numero del codice con quello annotato al momento della consegna della scheda, la inserisce nell’urna.
C’è però un’altra soluzione: si può richiamare indietro l’elettore, come è successo a Roma per alcune schede sbagliate, e farlo votare dopo, annullando le eventuali schede con tagliando presenti nell’urna.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
E’ IL CONVITATO DI PIETRA DEL DOPO-VOTO , ORA TUTTI PROMETTONO MENTENDO AGLI ELETTORI, POI SI DOVRANNO FARE I CONTI CON LA DURA REALTA’
La Stampa pubblica oggi una serie di infografiche sul grande protagonista del dopo-elezioni: il debito pubblico.
Quello italiano è il terzo debito pubblico più alto del mondo in rapporto al Pil.
Peggio dell’Italia, tra i Paesi più grandi, solo il Giappone, con un rapporto debito/ Pil pari al 239,2%, e la disastrata Grecia al 181,3%.
La media europea è all’85%, ma la Germania, unico Paese ad essere riuscito nel 2017 a ridurre lo stock del debito al 65% del Pil, punta a scendere sotto il 60 entro il 2020. A dicembre 2017 il debito pubblico italiano era arrivato a 2256 miliardi di euro, ovvero al 131,5% del rapporto con il prodotto interno lordo.
E qui sta il punto: il valore assoluto del debito, che serve per impressionare con le pubblicità progresso nelle stazioni, in termini assoluti non vale nulla: è il suo rapporto con quanto un paese produce a essere decisivo.
Da ciò ne consegue che è possibile diminuire il rapporto tra debito e PIL in due modi: diminuendo il debito o aumentando il PIL. Ovvero con la crescita economica.
Una soluzione praticabile, al contrario di quella che vorrebbe l’utilizzo di strumenti “creativi” per risolvere un problema che si risolve solo con la crescita e l’occupazione.
La Stampa segnala però un altro punto: il debito pubblico da rinnovare nella prossima legislatura secondo le stime di Unimpresa ammonta infatti complessivamente a 900 miliardi di euro: si tratta di 47,1 miliardi di Bot, 734,7 miliardi di Btp, 85,7 miliardi di Cct e 32,4 miliardi di Ctz.
Ma se a questo importo si somma la quota periodica di Bot il totale arriva a superare quota 1.000 miliardi di euro.
In dettaglio parliamo di 236 miliardi quest’anno, 187 miliardi nel 2019, 162 miliardi nel 2020, 162 miliardi nel 2021, 152 miliardi nel 2022, 141 miliardi nel 2023, 128 miliardi nel 2024, 62 miliardi nel 2025, 79 miliardi nel 2026, 48 miliardi nel 2027 mentre altri 355 miliardi, poi, arrivano a fine corsa tra il 2028 e il 2067.
Ben prima di queste date la Banca Centrale Europea concluderà i programmi di assistenza e sussidio al mercato dei titoli di stato mentre un paese come l’Italia sembra destinato a non avere un governo stabile.
Cosa potrebbe accadere nei prossimi mesi è facile da prevedere.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
FRANCESCO PRATO E’ ACCUSATO DI ABUSI SESSUALI E DI AVER TENTATO DI INVESTIRE LA MOGLIE CON REFERTO DI 40 GIORNI DI PROGNOSI
Francesco Prato, assessore all’ambiente del Comune di Ladispoli, è a processo per lesioni
nei confronti dell’ex moglie. La prima udienza, poi rinviata, doveva svolgersi il 3 marzo scorso. I due sono divisi da tempo ma manca ancora l’atto formale di separazione.
Racconta oggi Il Messaggero:
Ai carabinieri di Ladispoli, la ex moglie 34enne dell’esponente politico ha raccontato di «aver subito abusi sessuali» dall’uomo a novembre del 2016 «consumati all’interno delle mura domestiche», si legge nel capo d’imputazione.
A distanza di pochi giorni la donna è finita al pronto soccorso di Ladispoli dopo essere stata investita da un’auto e poi trasportata all’ospedale San Paolo di Civitavecchia per accertamenti.
La donna ha poi detto ai carabinieri di essere stata colpita dall’auto guidata proprio dall’ex marito assessore.
«Dopo aver messo in moto la macchina si è messo velocemente in marcia con lo sportello aperto facendo rovinare a terra la donna», è scritto nel capo d’imputazione.
Secondo quanto racconta l’articolo l’uomo ha presentato due denunce per calunnia nei confronti dell’ex moglie che son state però archiviate dal GIP.
I carabinieri hanno subito trasmesso gli atti alla Procura, allegando anche il referto medico con una prognosi di almeno 40 giorni in seguito alle lesioni riportate dalla donna, tra cui «trauma al costato, all’addome e al capo».
Il pm Alessandra D’Amore, titolare del fascicolo, ha ascoltato la vittima e indagato l’assessore di Ladispoli sottoponendo successivamente al gip di Civitavecchia, Paola Petti, la richiesta di rinvio a giudizio, che è stata accolta senza alcuna ordinanza restrittiva nei confronti dell’imputato
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
UNA FEMEN CONTESTA BERLUSCONI (COMPLIMENTI A MINNITI, OTTIMO SISTEMA DI SICUREZZA), RITARDI PER LA PROCEDURA ANTIFRODE
L’Italia va al voto, le urne resteranno aperte fino alle 23. Ma il nuovo sistema di voto con l’uso per la prima volta del talloncino anti frode ha provocato ritardi code e disagi un po’ in tutta Italia.
Code più lunghe del solito ai seggi fin dal primo mattino sono segnalate in tutta Italia a causa della nuova procedura introdotta per le elezioni politiche.
La rimozione del talloncino anti-frode dalle schede per Senato e Camera richiede infatti tempi più lunghi e vengono anche segnalati casi di persone, per lo più anziani, che non volevano lasciare che fosse il presidente di seggio a deporre le schede nelle urne, come prevede la nuova procedura. Al voto anche per i governatori di Lazio e Lombardia.
Le schede elettorali provenienti dall’estero sono tutte giunte in Italia. Lo scrutinio avrà inizio al termine delle operazioni di voto e di riscontro del numero di votanti, cominciando dallo spoglio delle schede per l’elezione del Senato.
Successivamente, dalle 14 di lunedì 5 marzo, in Lazio e Lombardia, si svolgeranno gli scrutini per le elezioni regionali.
Denunciato a MIlano per violazione della segretezza del voto un elettore che in cabina ha fotografato la sceda col cellulare.
A Roma in un seggio dei Parioli il voto è stato sospeso per schede sbagliate per Camera e Senato; è stata svuotata un’urna e 36 elettori saranno chiamati per rivotare. A Palermo si sono registrati ritardi (definiti “inaccettabili” da Pietro Grasso) nell’apertura di alcuni seggi a causa di un errore che ha causato la ristampa delle schede di 200 sezioni.
Sempre a Palermo in alcuni seggi l’accesso non era consentito ai disabiil che hanno chiamato i carabinieri.
Schede per la Camera sbagliate e operazioni di voto sospese per un paio d’ore nel collegio di Rivolta Bormida e Castelnuovo Bormida, in provincia di Alessandria.
File ai seggi anche a Milano e in Veneto. Errore sul simbolo del Pd nelle schede a Mantova, dove però si vota regolarmente.
“Berlusconi sei scaduto”, ha urlato una ragazza del movimento di protesta Femen entrando nel seggio dove Silvio Berlusconi, a Milano, si è recato per votare. La contestatrice è stata poi portata via dalle forze dell’ordine. Prima di votare nel suo seggio a Milano, il leader di Forza Italia aveva spiegato che ai seggi ci sono code perchè “non siamo ancora riusciti a darci il voto elettronico digitale”. “Qui – ha aggiunto – ci sono tre schede e ci sono anche persone anziane che ci mettono del tempo per trovare il modo di votare e di piegare le schede”.
Alle 12 l’affluenza alle urne nei 7.958 Comuni italiani è stata del 19,4%. Questo il dato pressochè definitivo registrato sul sito del Viminale, quando mancano un centinaio di Comuni.
Nelle passate elezioni politiche del 24 febbraio 2013 (ma allora si votava anche il lunedì) alle ore 12 aveva votato il 14,9% degli aventi diritto (8.092 Comuni).
Nelle grandi città la maggiore affluenza si è registrata a Firenze (22,76%) e Genova (22,35%), mentre a Palermo si sono recati alle urne solo il 14% degli aventi diritto. Sopra la media l’affluenza a Milano (19,90%) e Torino (19,53%), sotto quella a Roma (17,31%) e Napoli (16,63%).
A Palermo numerosi seggi hanno aperto con ritardi che in alcuni casi hanno superato le due ore e mezzo a causa della distribuzione delle nuove schede elettorali ristampate durante la notte. L’errore era stato causato dall’inserimento di alcune sezioni del collegio Palermo 1 nel collegio Palermo 2.
“Ritardi ed errori inaccettabili” il commento di Pietro Grasso, presidente del senato e leader di Leu. “Spero non scoraggino la partecipazione dei cittadini”.
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
LA MOGLIE: “PER ANNI HAI OBBLIGATO LE TUE FIGLIE E FARE COSE CHE NON VOLEVANO”… L’ULTIMO SFREGIO: HA LASCIATO UN ASSEGNO ALL’AMANTE
Il legale di Antonietta Gargiulo, la donna ferita da Luigi Capasso, il carabiniere di Cisterna
di Latina che ha ucciso le due figlie prima di suicidarsi, ha definito “agghiacciante” la telefonata mandata in onda a “Pomeriggio Cinque”, registrata poco tempo prima della strage proprio dal killer.
L’uomo aveva chiamato la moglie pregandola di farlo parlare con la figlia più grande, Alessia, di 13 anni, ma la donna lo aveva affrontato: “Se io vedo mia figlia in ansia, impaurita, io non la obbligherò a fare niente. Tu l’hai obbligate per anni a fare le cose che non volevano”.
Dalla chiamata emergerebbero alcune dinamiche presenti nella famiglia, come il timore da parte delle bambine. Parlando infine con la figlia, Capasso le dice: “Non ti preoccupare a papà , non ti faccio niente”. E lei: “Lo so che tu non mi faresti mai del male”. “No, mai, mai”, sottolinea il padre. “Se mai proviamo a stare insieme, mai sappiamo se stiamo bene o no”. La 13enne sembra in difficoltà . “Però da soli no”, dice. Il padre allora estende l’invito anche alla moglie e all’altra figlia più piccola, Martina, 8 anni. “Ci tengo a voi”, assicura. Ma Alessia preferisce chiudere la conversazione e, rispondendo alla richiesta del papà , dice: “Ti faccio sapere dopo”. Poi ripassa il telefono alla madre.
Anche alla moglie Capasso ripete: “Anto’, io non ti farei mai del male, già te ne ho fatto”. Ma lei non crede al marito: “Non è che non mi fido più di te, non mi fido più di nessun uomo al mondo. Voglio stare tranquilla con le mie figlie a riprenderci perchè io sto male”. “Io – continua la donna – c’ho un cuore mio da ricostruire. Venti anni di sogni e desideri distrutti. Io voglio la separazione. Stai male? Me lo immagino nessuno è contento – dice rivolgendosi al marito – ma tu sai tutta la verità , sai tutto quello che io ho fatto per te”.
Antonietta continua il suo sfogo come un fiume in piena: “Ti manca fare l’albero di Natale? Dovevi perdere tutto per capirlo. Allora io spero – spiega all’uomo – che tu veramente faccia un percorso e diventi l’uomo migliore che tu puoi essere, perchè tu di base ce le hai le qualità però – aggiunge – c’hai tante problematiche”. Capasso assicura: “Ho capito tutti gli errori miei verso di te, verso le bambine, verso tutto quello che vuoi”. E poi le dice di essere d’accordo sulla separazione se lei pensa che questo la farebbe stare meglio.
La moglie però torna a esprimere tutto il suo dolore: “Dimmi, io sono stata felice 16 anni di matrimonio? Sono stata svergognata, tradita, maltrattata, picchiata. Sul posto di lavoro svergognata da tutta Cisterna come una che non se lo merita perchè lo sai che non me lo merito”. Non è solo un episodio, continua, “io e te sappiamo la verità “. “Se l’hai capito – dice ancora Antonietta – mi fa solo piacere perchè se tu diventi la persona che puoi essere, io sono felice di vederti un padre migliore”.
Capasso però replica: “Ma io senza di voi non riesco”. E la supplica: “Dammi la possibilità di avvicinarmi alle bambine”.
La moglie allora cerca di fargli capire che non può costringere le figlie ad incontrarlo se loro non vogliono: “Non te la devo dare io la possibilità – spiega-, ma se io vedo mia figlia in ansia, impaurita, io non la obbligherò a fare niente. Tu l’hai obbligate per anni a fare le cose che non volevano”. “Sappi che io e loro – aggiunge – preghiamo per te, in questo le obbligo”.
Poi, prima di chiudere la conversazione, le ultime amare parole: “Avevi tutto, due figlie intelligenti, una moglie che ti stra-amava”. E continua: “Io sono la deficiente che ti ha stra-amato, ho sbagliato. Ora penso a me e alle mie figlie perchè ho dato la mia vita per te e davanti a Gesù cammino a testa alta. Mi dispiace – conclude – hai superato tutti i limiti”.
L’ASSEGNO ALL’AMANTE
Luigi Capasso, il carabiniere che ha ucciso le figlie e ha ridotto in fin di vita la moglie prima di togliersi la vita, ha lasciato nella casa di Cisterna di Latina, dove tutto si è compiuto, dei soldi a una donna con cui aveva una relazione.
L’ultimo oltraggio è un assegno da 5mila euro. L’uomo sottolineava sempre la sua rispettabilità attaccando la moglie, ancora mercoledì scorso.
L’assegno per l’amante era accanto a quello lasciato dal carabiniere per i parenti. Tre buste chiuse e siglate – come riporta il Corriere della sera – con l’indicazione che soltanto coloro a cui erano destinate dovessero aprirle: il fratello, la madre e il padre. Cinque assegni per i genitori, il fratello, la sorella, il cognato e l’altra donna, con tanto di motivazioni per tutti.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
IL CAPITANO DELLA FIORENTINA E’ MANCATO PER ARRESTO CARDIACO MENTRE ERA IN RITIRO IN ALBERGO A UDINE … LASCIA LA COMPAGNA E LA BAMBINA DI DUE ANNI
Tragedia nel mondo del calcio. Davide Astori, 31enne capitano della Fiorentina e difensore della Nazionale, è stato trovato morto questa mattina in un albergo di Udine (‘Là di Moret’) dove si trovava con la squadra per la partita di oggi contro la formazione friulana.
A causare il decesso sarebbe stato un arresto cardiaco. Astori lascia la compagna, Francesca Fioretti, e una figlia, Vittoria, di due anni.
In segno di lutto è stata rinviata a data da destinarsi tutta la giornata di campionato di serie A e le tre partite di B previste tra oggi e domani.
Un minuto di silenzio è stato disposto dalla Figc su tutti i campi di calcio dove si gioca oggi e domani.
Il giocatore questa mattina era atteso per la colazione, non vedendolo arrivare compagni e tecnici si sono preoccupati. Un massaggiatore è salito in camera – Astori dormiva da solo – ma lo ha trovato morto.
L’ultimo compagno ad averlo visto è stato Sportiello con cui ieri aveva giocato alla playstation. Il portiere è stato ascoltato dai Carabinieri. Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta ha invece ascoltato, all’interno dell’albergo, alcuni dirigenti viola e il medico sociale della società gigliata.
“Sono sconvolto. E’ una notizia che mi ha choccato. Quando questa mattina mi ha chiamato la Fiorentina per raccontarmi l’assurda tragedia che ha colpito Davide Astori, sono rimasto allibito e senza parole” ha detto Giovanni Malagò, Commissario Straordinario della Lega Serie A e presidente del Coni.
“Sono stato assalito da mille pensieri, riflettuto a lungo sul dramma di un ragazzo che nel pieno della sua maturità sportiva ed agonistica scompare in una stanza d’albergo a poche ore da una partita di campionato. L’improvvisa scomparsa di Astori deve ancora una volta porre l’accento sulle necessità di controlli fisici assidui e costanti non solo per il calcio professionistico ma nello sport in generale. Oggi è un giorno triste per il nostro mondo. Alla famiglia di Astori, ai suoi cari e alla Fiorentina rivolgo i sentimenti più vivi di condoglianze da parte di tutto lo sport italiano”.
Nato a San Giovanni Bianco in provincia di Bergamo il 7 gennaio 1987, difensore centrale mancino di buona tecnica. Inizia a giocare nel Ponte San Pietro, squadra satellite del Milan: viene integrato nella primavera milanista fino alla stagione 2005-2006. Nel 2006-2007 viene ceduto in prestito al Pizzighettone, in Serie C1. Tornato al Milan, nella stagione 2007-08 passa, sempre in prestito, alla Cremonese in Serie C1. Nell’estate 2008 viene acquistato dal Cagliari, squadra con cui esordisce in Serie A e con cui colleziona 174 presenze e 3 gol. Gioca la stagione 2014-2015 con la Roma (29 presenze e una rete), il 4 agosto 2015 viene ufficializzato il suo passaggio alla Fiorentina, in maglia viola collezione 88 presenze segnando 3 gol diventandone anche il capitano. Astori ha disputato anche 14 partite con la maglia della Nazionale, il suo esordio il 29 marzo 2011, a 24 anni, nell’amichevole Ucraina-Italia (0-2).
(da “La Repubblica”)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
IL 66% DEI 463.000 ISCRITTI DELLA SPD SCEGLIE IL SENSO DI RESPONSABILITA’ VERSO IL PAESE
L’Europa può tirare un sospiro di sollievo: via libera alla Grande coalizione, dunque al
quarto governo Merkel.
Gli iscritti alla Spd si sono espressi a favore di una terza riedizione dell’alleanza con la Cdu/Csu con il 66%. Era atteso un risultato sul filo, ma la risposta è stata netta. Come anticipato ieri dal presidente provvisorio del partito, Olaf Scholz, la partecipazione è stata “alta”.
La conta dei voti è avvenuta per tutta la notte alla sede berlinese della Spd, nel Willy-Brandt-Haus, grazie a 120 volontari e una commissione speciale che ha controllato le centinaia di migliaia di lettere arrivate entro venerdì a mezzanotte; il voto è stato certificato da un notaio.
“Mi congratulo con l’Spd per questo risultato chiaro, e sono lieta di una nuova collaborazione per il benessere del nostro paese” ha twittato la Cdu, in nome della cancelliera.
Adesso Angela Merkel può formare il suo quarto esecutivo – il terzo di Grosse Koalition – e sia il giuramento sia il voto al Bundestag sono attesi per la settimana di metà marzo.
A quasi sei mesi dal voto del 24 settembre, la Germania avrà di nuovo un governo. In un momento di enorme incertezza internazionale, non un dettaglio, tanto più alla luce delle ambiziose riforme europee annunciate a più riprese insieme ad Emmanuel Macron.
Quanto al governo, finora è stata solo la Cdu ad annunciare chi saranno i suoi prossimi ministri, e tra i nomi più pesanti figurano Peter Altmaier, fedelissimo di Merkel, ex capo della cancelleria: per i prossimi quattro anni sarà ministro dell’Economia e avrà il compito di portare avanti la complessa svolta energetica imposta alla Germania dall’uscita dal nucleare.
Resta al suo posto un’altra figura importante del lungo regno di Merkel: la ministra della Difesa Ursula von der Leyen. Sicuramente non è un caso, in un periodo di rapida ridefinizione della Difesa europea dopo l’accordo sul Pesco.
Ma con la recente nomina di Annegret Kramp-Karrenbauer ai vertici della Cdu, Merkel ha anche indicato la volontà di rinnovare il partito, ma senza gli strattonamenti a destra che una parte del partito chiedeva, piuttosto nel segno della continuità con la sua linea.
Domani è previsto che sia invece la Csu a rendere noto chi sarà ministro nel governo Merkel-quater. I conservatori bavaresi si sono assicurati il cruciale dicastero dell’Interno, per i prossimi quattro anni, e lo hanno ribattezzato “della Heimat”, dell’identità nazionale. Il candidato più probabile è l’attuale capo del partito, Horst Seehofer. La Spd si lascerà più tempo per decidere, anche se per il ministro delle Finanze si è già fatto il nome dell’ex sindaco di Amburgo ed attuale leader commissariale del partito, Olaf Scholz.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2018 Riccardo Fucile
“ABBIAMO INIZIATO PRIMA DELL’ALBA, FACEVA FREDDISSIMO, MA E’ STATO ANCHE EMOZIONANTE: HO VISTO LA NEVE PER LA PRIMA VOLTA”
Quando l’ha visto sulla sua strada, la pensionata a passeggio su un’imbiancata via Verolengo ha prima tirato a sè la borsa.
Poi, dopo averlo guardato con diffidenza, lo ha ringraziato.
Che soddisfazione inaspettata per Peter Ekamaye, nigeriano di 38 anni, arrivato 8 mesi fa in questa città che «a volte – ammette – non è sempre peaceful con gli stranieri».
Lo confida con un sorriso questo rifugiato spazzaneve. Uno dei cento richiedenti asilo che ieri volontariamente si sono dati da fare per tutta la mattina per cancellare il pericolo di scivoloni sui marciapiedi di scuole, giardini e fermate dei bus.
«Abbiamo iniziato alle sei prima dell’alba – aggiunge Peter –. Faceva freddissimo. Ma è stato anche emozione: ho visto la neve per la prima volta».
Ieri, Torino si è risvegliata ricoperta da una coltre bianca di un paio di centimetri -Abbastanza per far scattare il piano antineve del Comune affidato, in aggiunta ai 300 spazzini di Amiat, a 750 addetti.
Tra cui un folto gruppo di richiedenti asilo di alcuni centri di accoglienza cittadini. Come quelli gestiti dalla cooperativa Isola di Ariel.
«Mercoledì, i responsabili del servizio ci hanno chiesto se, qualcuno dei nostri ospiti, aveva voglia di dare una mano. La nevicata era stata annunciata. Ma si temeva defezioni nelle squadrette costruite attingendo alle liste di collocamento».
Alla chiamata alle armi, o meglio alla pala, hanno aderito in ottanta.
Una gran parte abitante nel grande centro di via Aquila. Gli altri, invece, vivono in altre residenze: come quella di via Cecchi in Aurora o a Moncalieri.
«La nostra cooperativa in passato ha stretto un patto di collaborazione con il quartiere e la città – aggiunge la presidente Perrone –. Alcuni dei nostri ospiti ha già lavorano volontariamente per ripulire i marciapiedi e i giardinetti».
Questa volta, però, hanno fatto di più. Hanno spazzato la neve dai marciapiedi di quasi tutti i quartieri. «Quando abbiamo proposto il servizio, in molti hanno accettato di partecipare anche se non era previsto un rimborso», dicono dall’Isola di Ariel.
La mobilitazione degli spazzaneve provenienti da Nigeria, Senegal, Mali e Gambia è stata fondamentale per contribuire a ripulire gran parte di città .
«C’è chi è partito alle cinque di mattina e, in bus o a piedi, ha raggiunto i punti di raccolta previsti da Amiat».
Un toccasana per Torino che è stata costretta a convivere con l’ennesima giornata di caos ferroviario.
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 3rd, 2018 Riccardo Fucile
LA “MINISTRA” DEGLI ESTERI GRILLINA NON HA CONSEGUITO IL DOTTORATO DI RICERCA ALLO IUE DI FIESOLE COME HA INVECE SCRITTO NEL CURRICULUM
Emanuela Del Re, designata da M5S come ministro degli Esteri in caso di vittoria alle
elezioni, non avrebbe conseguito il dottorato di ricerca all’Istituto Universitario europeo (Iue) di Fiseole che ha inserito nel suo curriculum.
Lo scrive l’agenzia di stampa AGI che si avvale di un fact checking di Pagella politica.
L’ateneo, sentito da Pagella Politica, ha specificato che “Emanuela Del Re è stata ammessa all’IUE ed è stata registrata come ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali nel 1997”.
Ma ha aggiunto che, “come risulta dal database pubblico Cadmus (http://cadmus.eui.eu/), la ricercatrice summenzionata non ha discusso la sua tesi”. Attualmente, Del Re è ricercatrice e docente presso l’UniCusano, università telematica di Roma, come del resto moltissimi tra assessori e candidati ministri M5S. Del Re risulta tra gli abilitati, a decorrere dal novembre 2014, al ruolo di professore di seconda fascia nel settore “Sociologia generale”.
Nella prima pagina del suo curriculum vitae, disponibile sul sito dell’Università di Roma “La Sapienza” (dove Del Re è stata docente di alcuni corsi) si legge: “1997 — 2000, PhD — Research Fellow, Istituto Universitario Europeo (IUE) (Fiesole, Italy).
Titolo della tesi: “The role of International Electoral Observation in democratization processes””.
Poichè è specificato il titolo di “PhD” e quello della tesi, sembrerebbe che Del Re abbia conseguito il titolo.
Sulla pagina istituzionale di Del Re nel sito di UniCusano non e’ disponibile un curriculum pubblico.
Il PhD, secondo il dizionario Garzanti, è: “(Doctor of Philosophy) terzo livello di laurea; equivale alla libera docenza e conferisce il dottorato”.
Nel caso di Emanuela Del Re il PhD, secondo quanto riferito dall’IUE, non è stato in effetti conseguito e la tesi, il cui titolo si legge nel curriculum di Del Re, non è mai stata discussa.
Un altro curriculum vitae, disponibile sul sito Academia in un profilo che sembra essere quello di Del Re, ripete: “PhD (Research fellow) in “Social and Political Science” at the European University Institute (Fiesole, Florence) (1997-2000)”.
Nello stesso CV si legge che Del Re è “currently Tenured professor” presso UniCusano, nonostante, come abbiamo visto, la pagina istituzionale dell’università indichi il suo ruolo come “ricercatore”.
(da “NextQuotidiano”)
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