Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
ANCHE FRATELLI D’ITALIA FA FLOP E SI FERMA AL 4,3%… MA L’1,4% RACCOLTO DA CASAPOUND E FORZA NUOVA E’ STATA FORSE DETERMINANTE PER NON FAR AVERE LA MAGGIORANZA AL CENTRODESTRA
L’ondata nera dell’ultradestra italiana si è infranta alle porte dei seggi. Non è bastato ai
militanti di CasaPound, guidati da Simone Di Stefano, “votare più forte che potevano”. I
l partito dei fascisti del terzo millennio, quelli che ad Ostia al rinnovo del consiglio del X Municipio avevano fatto paura con il loro 9% hanno scoperto il loro valore a livello nazionale.
È andata addirittura peggio ad Italia agli italiani, la coalizione guidata da Roberto Fiore, leader dei neofascisti di Forza Nuova. Entrambe le formazioni si sono fermate sotto la soglia dell’1%, ben distanti da quel 3% che avrebbe garantito loro l’ingresso in Parlamento.
Alla Camera dei deputati il partito fondato da Gianluca Iannone e guidato da Simone Di Stefano ha conquistato lo 0,92% per un totale di 223.235 voti.
E pensare che all’alba dei risultati delle elezioni di Ostia Casapound pensava addirittura di poter entrare in Parlamento. Ancora peggio sono andate le cose per la coalizione di Forza Nuova con la Fiamma Tricolore fermi allo 0,37%.
Non vanno meglio le cose al Senato, dove come è noto per votare bisogna aver compiuto 25 anni.
Casapound non arriva nemmeno vicino all’1%, fermandosi allo 0,83%. Forza Nuova invece migliora leggermente, senza però riuscire ad arrivare allo 0,5% e rimanendo sotto anche al Senato alla lista guidata da Mario Adinolfi (il Popolo della Famiglia).
Nel complesso quindi non si può che parlare di una bruciante sconfitta, nemmeno se si fossero presentati uniti Forza Nuova e Casapound avrebbero avuto i voti necessari per superare la soglia di sbarramento ed entrare in Parlamento.
Durante la lunga maratona di Enrico Metana su La 7 Di Stefano ha avuto modo di dare la colpa ai giornalisti e ai media per il risultato del suo partito.
Secondo Di Stefano «Il M5s, decisamente sovraesposto soprattutto su La7, oggi ha più del 30%».
Per il leader di Casapound però «Non siamo apparsi in nessuna televisione» e la cosa li ha penalizzati, se solo avessero avuto «una prima serata», si lamenta Di Stefano, magari le cose sarebbero andate diversamente.
Mentana chiude la polemica dicendo a Di Stefano «Non vedo ordini di grandezza così dissimili con quello del vostro risultato. E dare la colpa alla tv non è molto da forza rivoluzionaria».
Ma la sconfitta tocca anche Giorgia Meloni che i sondaggi davano oltre il 5,5% e che invece si è fermata al 4,3%, vittima evidentemente di una linea politica appiattita su quella di Salvini e la scelta, soprattutto al Sud, non ha pagato.
Ultima curiosità : CasPound e Forza hanno raccolto insieme circa l’1,4%: se questa percentuale fosse stata appanaggio del Centrodestra, avrebbe potuto sfiorare quota 39% , al limite della soglia della maggioranza.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
M5S VOLA AL 32,2%, IL CENTRODESTRA SI FERMA AL 37%, LA LEGA AL 17,7%, FORZA ITALIA AL 13,9%, FDI AL 4,3%, NOI CON ITALIA 1,3%… PD SCENDE AL 18,9%, +EUROPA SI FERMA AL 2,59%, LIBERI E UGUALI AL 3,4%
È il Movimento 5 stelle il vincitore indiscusso delle elezioni politiche 2018 con il 32% dei voti, mentre il centrodestra conquista la posizione di prima coalizione con il 35%. Ma la maggioranza non va a nessuno.
Quando sono 57.412 su 61.401 le sezioni scrutinate per elezioni della Camera dei deputati questi i dati secondo il sito del Viminale: Lega 17,71%, Forza Italia 13,94%, Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni 4,35%, Noi con l’Italia 1,30%, Movimento 5 stelle 32,21%, Partito democratico 18,90%, +Europa 2,59%, Italia Europa insieme 0,58%, Lorenzin 0,52%, Svp – Patt 0,43%, Liberi e uguali 3,38%, Potere al popolo 1,13%, Casapound Italia 0,93%.
Al Senato, con 57.708 su 61.401 sezioni scrutinate questi i dati secondo il sito del Viminale: Lega 17,95%, Forza Italia 14,41%, Fratelli d’Italia 4,27%, Noi con l’Italia-Udc 1,19% Movimento 5 Stelle 31,74%, Partito democratico 19,30%, +Europa 2,38%, Italia Europa Insieme 0,53%, Civica Popolare Lorenzin 0,50%, Svp – Patt 0,45%, Liberi e Uguali 3,25%, Potere al Popolo 1,05%, Casapound Italia 0,84%.
A votare, al contrario di quanto sitemeva alla vigilia, sono stati in tanti: l’affluenza definitiva è stata del 73% contro il 75,27% del 2013, quando però si è votato in due giornate.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
IL PATRIMONIO DISPERSO DELLA SINISTRA
Ha conquistato la sinistra italiana, in tre mesi l’ha portata al massimo storico, in tre anni al
minimo: solo al Bomba poteva riuscire.
Di leader la sinistra ne ha bruciati tanti; ma nessuno come lui ha fatto tutto da sè, prima infiammandosi poi ustionandosi.
Matteo Renzi ha rivelato qualità e difetti straordinari. All’inizio è stato vissuto come un alieno, un estraneo, un usurpatore; ma è stato amato o almeno tollerato perchè vinceva.
Lui si è fidato troppo di se stesso, si è fatto troppi nemici, e ha potuto consentirselo fino a quando ha avuto il Paese dietro. Ma il renzismo non è finito stanotte; era finito il 4 dicembre 2016, con la sconfitta per 60 a 40 nel referendum.
«Matteo farebbe meglio a sparire. Andare in America. Farsi dimenticare. Lasciare che la sinistra vada a sbattere. Dopo lo richiameranno».
Se avesse seguito il consiglio di un mentore della prima ora, Oscar Farinetti, non sarebbe finita così. Invece Renzi si è incaponito.
L’energia mostrata nella conquista del partito e di Palazzo Chigi, nell’operazione 80 euro e nella riforma del lavoro, l’ha impiegata nell’autodistruzione. Il suo agonismo si è ritorto contro se stesso.
Renzi, come Berlusconi, è capace di grande empatia; ma a differenza di Berlusconi, che vorrebbe essere amico di tutti, Renzi si nutre del nemico, ne ha bisogno per trarne linfa e motivazione. L’ultima prova è stata la stesura delle liste.
Qual è il compagno di gioventù di Gentiloni? Realacci? Bene, Realacci è fuori. Qual è l’uomo più vicino a Minniti? La Torre? Fuori pure La Torre. Come a dire: qui comando io, sino alla fine.
Non è la scissione di Liberi e uguali a sancire stasera la sconfitta di Renzi. Che ci fosse spazio alla sua sinistra era nelle cose, e un po’ anche nei suoi schemi.
Renzi però ha visto crollare i due veri cardini della sua strategia: ereditare una parte dei voti di Berlusconi; ed erodere il bacino antipolitico di Grillo.
Ha perso consensi nei ceti popolari e tra categorie scontente delle sue riforme, come gli insegnanti, senza conquistare il centro.
E vede stanotte i grillini, che ha sempre considerato il vero avversario, al massimo storico. Le spiegazioni potrebbero essere infinite.
Anche i partiti storici della sinistra europea, dall’Spd tedesca al Psoe spagnolo, sono precipitati al 20%; i socialisti francesi e quelli greci anche più giù. Ma lo stress emotivo che nel bene e nel male Renzi ha imposto all’opinione pubblica italiana è tale, che la sconfitta di stasera diventa inevitabilmente sua.
La stessa popolarità di Gentiloni, di cui in un anno di governo non si ricorderà un gesto o una parola, si spiega solo con il fatto di non essere Renzi.
È un verdetto forse ingiusto, certo spietato; ma in democrazia è l’unico che conta.
(da “Il Corriere della Sera“)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
LE RADICI DELLA PROTESTA: UN’ONDATA DI RANCORE ATTESA E TEMUTA
«Avimmo ‘a sfucà tutt’ ‘o tuosseco ca tenimmo ncuorpo»: ecco l’aria che annusavi al Sud. Una collera tossica per l’impoverimento, la disoccupazione, i bambini (uno su sei) afflitti dalla miseria assoluta, il degrado delle periferie, stava lì lì per sfogarsi. Unico dubbio: chi avrebbe premiato?
La risposta, salvo sorprese, si è profilata nella notte. Successo dei grillini. Trascinati dal Masaniello in giacchetta e cravattina.
E più cresceva l’impressione di uno sfondamento della destra al Nord, più aumentava la probabilità parallela, se non proprio la certezza, di un analogo sfondamento del M5S nel Sud.
Segno appunto di quello «sfogo» atteso nella scia di un malessere economico, sociale, sanitario sempre più diffuso. Lo aveva spiegato a novembre il rapporto Svimez: «L’occupazione è ripartita, con ritmi anche superiori al resto del Paese, ma mentre il Centro-Nord ha già superato i livelli pre crisi, il Mezzogiorno che pure torna sopra la soglia “simbolica” dei 6 milioni di occupati, resta di circa 380 mila sotto il livello del 2008, con un tasso di occupazione che è il peggiore d’Europa (di quasi 35 punti percentuali inferiore alla media UE a 28)».
Lo aveva ribadito poco dopo il Censis ricordando che sì, l’Italia va meglio ma dopo il «vero tracollo» delle aree metropolitane meridionali «non si è distribuito il dividendo sociale della ripresa economica e il blocco della mobilità sociale crea rancore».
Un’ondata di rancore attesa e temuta. E destinata ad abbattersi sulla nave ammiraglia e sul timoniere della flotta che a novembre governava ancora non solo a Roma ma in tutte le Regioni del Sud: dalla Puglia alla Sardegna, dalla Calabria al Molise, dalla Basilicata alla Sicilia. Perduta male, ma proprio male, da un Matteo Renzi che alle Europee aveva preso il 35% e in tutta la campagna per le regionali si è fato vedere solo di sfuggita, «’na’ffacciata, currennu currennu»…
Dice tutto un sondaggio del dossier Eurispes 2018. Alla domanda «quali di questi elementi rappresentano un vero pericolo per la vita quotidiana sua personale e della sua famiglia?» le risposte degli italiani erano centrate (più che sull’immigrazione!) su tre temi legati (soprattutto) al Mezzogiorno: la mafia, la corruzione e «i politici incompetenti».
Colpevoli di aver buttato via per decenni decine e decine di miliardi di fondi europei. Pochi dati: usando meglio quei soldi sprecati in regalie clientelari a pioggia (alla macelleria Ileana di Tortorici, alla trattoria «Don Ciccio» a Bagheria…) tutte le regioni della Repubblica Ceca hanno oggi un Pil pro capite superiore a tutto il nostro Sud e così l’intera Slovenia e l’intera Slovacchia.
La regione bulgara Yugozapaden, poi, ci umilia: nel 2000 aveva un Pil al 37% della media europea e in tre lustri di rincorsa ha sorpassato tutto il Mezzogiorno, arretrato fino a un disperato 60% della Calabria, mangiando 50 punti alla Campania, 56 alla Sicilia, 64 alla Sardegna.
Insomma, han fatto di tutto le classi dirigenti del Sud, per guadagnarsi (salvo eccezioni, ovvio) la disistima se non il disprezzo dei cittadini. Aggravando la crisi.
Destra e sinistra, sia chiaro: dal 2008 al 2014 il Mezzogiorno, accusa un’inchiesta del Mattino, ha perso 47,7 miliardi di Pil, 32 mila imprese e 600 mila posti lavoro. E tra il 2010 e il 2013 la classifica del European Regional Competitiveness Index ha visto ruzzolare di 26 posti la Campania, 29 la Puglia, 30 la Sicilia.
Al punto che il divario Nord-Sud si è ancor più allargato. Sinceramente: cosa ha fatto la politica per scrollarsi di dosso la mala-reputazione?
Manco il tempo d’insediarsi all’Ars e Gianfranco Miccichè si tira addosso le ire dei vescovi siciliani dicendosi «assolutamente contrario al taglio degli stipendi alti» che quando passano i 350.000 euro valgono 24 volte quello di un agrigentino.
Manco il tempo di aprire la campagna elettorale e nelle liste, da Marsala al Volturno, spuntano impresentabili, figli di papà e (sintesi) figli di papà impresentabili. Per non dire della scelta di candidare qua e là notabili dal passato fallimentare legato alla clientela.
C’era poi da stupirsi se nella pancia del Mezzogiorno, quella da cui erano già uscita tra le altre la sommossa dei forconi, covava un sentimento di rivolta? Quanti errori hanno fatto, i partiti tradizionali dell’una e dell’altra parte, per accendere un simile falò?
(da “il Corriere della Sera”)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
SONDAGGIO SWG: FORZA ITALIA DAVANTI ALLA LEGA
Movimento 5Stelle primo partito, il Centrodestra la coalizione che ha ottenuto il migliore risultato, indietro il Centrosinistra con un tracollo per il Pd. Il Centrodestra è dato tra il 33 e il 36%, alla camera e tra il 33,5 e il 36,5 al Senato. Centrosinistra fra 24,5 27,5% e 25-28, Movimento 5 Stelle 29,5- 32,5%, e 29-32%. Nessuna coalizione raggiunge il 40%.
Sono gli Exit poll Opinio (EMG/Piepoli/Noto) per Rai che danno per la Camera Fi 12,5 -15,5, Lega 12,5 – 15,5, Fdi 3,5-5,5, Noi per l’Italia 1-3.
Totale Centrodestra 33-36.
Pd 20-23, +Europa 2-4, Insieme 0-2, Lorenzin 0-2, Svp 0-1,
Totale Centrosinistra 25,5 -28-5,
M5s 29,5 -32,5, LeU 3-5. S
Senato Fi 13-16 Lega 13-16 Fdi 4-6 Noi per l’Italia 1-3
Cdx 33,5 36,5.
Pd 20,5 -23,5 Bonino 2,5-4,5 Insieme 1-3 Lorenzin 1-3, Svp 1-2
Csx 25-28.
M5s 29-32,
LeU 3-5.
La Swg invece:
M5S 28-30,5%
PD 21-23, + Europa 2,8-3,4%, Insieme 0,5-1,1%, Lorenzin 0,4%-1
Forza Italia 13,5-15,5%, Lega 12,3-14,3%, Fdi 4,4-5,4%, Noi per Italia 1,8-2,4%
Liberi e Uguali 5,2-6,2%
Potere al Popolo 1,4-2
Casa Pound 0,3-0,7%
Per le Regionali in Lombardia sempre secondo gli exit poll Fontana 38-42%; Gori 31-35%; Violi 17-21%; Rosati 2-4%.
Nel Lazio Zingaretti 30-34%, Parisi 26-30%, Lombardi 25-29%.
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
CONFERMATA L’AFFLUENZA IN CRESCITA AL SUD
Alle elezioni per il rinnovo della Camera, alle ore 19, ha votato il 58,51% (7.878 su 7.958
sezioni). Lo si rileva dal sito del ministero dell’Interno.
È una percentuale superiore a quella registrata il 4 dicembre 2016, in occasione del referendum costituzionale (57,2%).
Tra le Regioni spiccano i dati di Emilia Romagna (65,97%), Umbria (64,86%) e Veneto (64,56%), mentre il dato più basso si registra in Sicilia (47,06%) e Calabria (49,53).
Nel Lazio e in Lombardia, dove si vota anche per le regionali, l’affluenza risulta rispettivamente pari al 54,58% e al 63,19%.
Nelle grandi città la maggiore affluenza si registra a Bologna (66,55%) e Firenze (65,93%), mentre a Palermo si è recato alle urne solo il 46,91% degli aventi diritto. Sopra la media l’affluenza a Milano (60,56%) e Torino (61,29%), sotto a Roma (53,35%) e Napoli (50,31%).
(da agenzie)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
L’AFFLUENZA SALE DAL LAZIO IN GIU’, CROLLA NELLE PROVINCE ROSSE DI MODENA E REGGIO EMILIA E IN QUELLE DI MILANO E MONZA
È il Sud che potrebbe pesare di più, rispetto al recente passato, nell’esito di questa tornata elettorale.
Un’elaborazione di Quorum/YouTrend e Agi, che ha preso come riferimento l’affluenza registrata alle 12, sottolinea come tutte le Regioni dal Lazio in giù hanno registrato una partecipazione superiore a quella del referendum del 4 dicembre 2016, mentre avviene il contrario per tutte le Regioni centro-settentrionali (a parte l’Umbria).
Non solo.
Le cinque province in cui l’affluenza è calata maggiormente rispetto a quell’occasione sono tutte al Nord: Modena, Reggio Emilia, Bologna, Milano e Monza Brianza.
Sul fronte dell’affluenza, prendendo in considerazione sempre quella delle 12, emerge una partecipazione alle elezioni che si preannuncia in netto calo rispetto a quella di cinque anni fa.
Non è una sorpresa: molti analisti indicavano come molto probabile un calo dell’affluenza, e almeno per ora questa previsione non è stata smentita.
Secondo la proiezione di Quorum/YouTrend, il dato nazionale delle 12 (19,43% degli aventi diritto) restituisce come “proiezione” un dato finale tra il 65 e il 70%, rispetto a più del 75% che votò nel 2013, si tratta di un calo dai 5 ai 10 punti percentuali.
Raffronti immediati con i dati parziali delle precedenti politiche non sono possibili perchè in quell’occasione si votò su due giorni (24 e 25 febbraio), ma indicazioni molto utili arrivano anche dal confronto con le ultime due grandi consultazioni nazionali: le Europee del 2014 e proprio ilrReferendum costituzionale del 2016.
Si conferma una tendenza di fondo non nuova, e cioè quella di una maggiore partecipazione nelle regioni settentrionali rispetto a quelle del Mezzogiorno (con Emilia-Romagna, Veneto e Friuli-Venezia Giulia sopra il 22% di partecipazione già alle 12 e per contro un dato di Sicilia e Calabria tra il 14 e il 15%).
Eppure, rispetto all’ultimo caso (quello del referendum) queste elezioni Politiche fanno registrare un calo: il 4 dicembre 2016 alle 12 aveva infatti votato il 20,14%, più di oggi.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
E C’E’ PURE CHI NON VUOLE FARE VOTARE PER LE REGIONALI CHI HA 19 ANNI
E’ partito nel caos il voto a Roma, dove oltre alle politiche i cittadini sono chiamati a
scegliere il nuovo presidente della Regione.
Disagi da questa mattina si registrano in numerosi quartieri della città . Dal Comune fanno sapere che è costante l’attività di monitoraggio nei 2600 seggi elettorali della città . Al momento “tutti attivi e operanti”, nonostante le lunghe code, “dovute in gran parte alle nuove operazioni richieste per il tagliando antifrode”, dicono dal Campidoglio, da cui si consiglia di “recarsi ai seggi il prima possibile e comunque almeno un’ora prima della loro chiusura” (che sarà alle 23).
Schede sbagliate e urna vuotata ai Parioli, precisamente in via Micheli 29. Un elettore si è accorto che le schede elettorali per Camera e Senato non erano corrette. “A quel punto – ha raccontato un’elettrice nel seggio – la presidente ha sospeso le operazioni di voto e si è fatta dare dal seggio accanto, il 2166, le schede corrette per proseguire le votazioni”.
Ma prima di far continuare le operazioni di voto chiude la porta del seggio, apre l’urna e la vuota togliendo le 36 schede votate fino a quel momento mettendole in una busta”. In molti, però, hanno protestato. Ma dopo qualche ora le schede sono state rimesse nell’urna
Problemi anche in un seggio al Pigneto dove un elettore ha fatto notare al presidente di seggio che la scheda per le elezioni regionali era priva del timbro e della firma del seggio. Da un controllo è risultato che altre 26 schede, tutte per il voto delle regionali, avevano lo stesso problema.
Dopo uno stop le operazioni di voto sono proseguite con schede correttamente timbrate e firmate. E’ stato deciso e messo a verbale che le 26 schede saranno considerate valide.
ll segretario del Pd Roma, Andrea Casu, fa invece sapere che dalle prime ore del mattino sono arrivate segnalaioni di seggi del II Municipio e del VII Municipio aperti alle otto, un’ora dopo l’orario ufficiale, per mancanza di verbali e liste affisse.
“Questa disorganizzazione senza precedenti, in concomitanza con la prima votazione in cui si introduce il tagliando anti-frode, sta creando forti disagi ai cittadini, con file molto lunghe” ha protestato Casu.
Nella sezione 1402 di Monteverde, invece, è stata consegnata la scheda del Senato a un ventenne. “Gliel’ho dovuta ridare indietro io”, ha detto l’elettrice mentre poco più in là , alla 1409, a un altro giovane non davano il foglio per la Regione, sostenendo che non avesse l’età giusta per votare.
Discorso simile alla sezione 1411, dove gli scrutatori volevano far votare un diciannovenne solo alla Camera e non alla Regione.
E alla Pisana, sempre nel XII municipio, si registrano “file lunghissime per votare, con seggi in cui mancano scrutatori – spiega il consigliere del parlamentino, Elio Tomassetti – Questo perchè molto seggi sono stati costituiti in nottata e non c’era più personale disponibile”
Ai seggi di via Gallina, alla Storta, XV municipio, invece mancano le matite per votare. Per questo code ancora più lunghe.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 4th, 2018 Riccardo Fucile
NEL CENTRO DI CASTELNUOVO DI PORZIO CONFLUISCONO LE SCHEDE ESTERE
È caos a Castelnuovo di Porto dove in un gigantesco capannone della Protezione Civile si stanno svolgendo le operazioni di controllo e poi, dopo le 23, di spoglio delle schede dei circa 4,3 milioni di elettori che hanno votato fuori dall’Italia in contemporanea con lo spoglio delle schede nazionale.
All’interno dell’hangar ci sono 1700 seggi, tra scrutatori, rappresentanti di lista e forze dell’ordine circa 10 mila persone (più degli abitanti dello stesso comune vicino a Roma dove risiedono 8543 abitanti), tanto che per consentire a tutto questo personale di raggiungere il posto il traffico è rimasto bloccato per ore sulla Tiberina e anche all’uscita del Grande Raccordo anulare vicino Roma.
L’insediamento dei seggi doveva avvenire alle 11 di questa mattina ma le operazione è stata molto ritardata. Lo spoglio comincerà questa sera alle 23.
Ma durante le operazioni di controllo, preliminari allo spoglio, si stanno svolgendo alcune irregolarità .
Il primo a denunciarle, è il rappresentante di lista di +Europa, Alessandro Fusacchia. “Molti presidenti di seggio – dichiara – non procedono alla spunta dei nomi sul librone rosa cartaceo degli aventi diritto una volta estratto dalla prima busta il talloncino anti frode. Poi, anzichè riporre la seconda busta contenente il voto dell’elettore estero nell’apposita scatola di cartone che ha la funziona di urna, la aprono. Ma così facendo la scheda diventa nulla e si stanno annullando centinaia di voti di elettori esteri”.
“Ho protestato in particolare con il personale che sta vagliando le buste arrivate dal consolato di Francoforte – ha aggiunto Fusacchia – ma non mi hanno dato retta. E ora vado a denunciare la vicenda ai carabinieri”.
(da agenzie)
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