Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
COMPLIMENTI AGLI ELETTORI MORIGERATI E “NON RAZZISTI” DI MACERATA CHE HANNO VOTATO LEGA
A Macerata, città di cui si è molto parlato nelle ultime settimane e dove il 3 febbraio l’ex candidato della Lega Luca Traini sparò dalla sua auto a diverse persone africane, ha votato il 77,09 per cento degli aventi diritto contro il 78,61 per cento di cinque anni fa.
La coalizione che all’uninominale ha preso il maggior numero di voti è quella di centrodestra: Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Noi con l’Italia hanno ottenuto per ora il 37,9 per cento circa e la Lega è, all’interno della coalizione, il partito più votato (oltre il 21 per cento, con più di undici punti di distacco da Forza Italia).
Il Movimento 5 Stelle è arrivato al 31,8 per cento e la coalizione di centrosinistra guidata dal PD ha superato di poco il 23 per cento (il PD ha ottenuto circa il 20 per cento).
Seguono Liberi e Uguali (2,5 per cento circa), CasaPound (1,2 per cento circa), il Popolo della Famiglia (1 per cento circa) e Potere al Popolo (poco meno dell’1 per cento).
I risultati del plurinominale alla Camera (con 640 sezioni scrutinate su 769) nel collegio Marche 1 in cui era compresa anche Macerata sono questi: il centrodestra è al 35,5 per cento circa, il M5S al 35,4 per cento e il centrosinistra al 21,8 per cento. Al Senato il Movimento 5 Stelle è stato invece il partito più votato con il 35,1 per cento, seguito dalla coalizione di centrodestra quasi al 33 e dal centrosinistra al 24,5.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
72 PERSONE SONO STATE SALVATE DALLA NAVE AQUARIUS, GLI AMICI DI MINNITI HANNO PUNTATO ALLA COLLISIONE CON LA NAVE INVIATA DALLA NOSTRA GUARDIA COSTIERA
Sarebbero 21, tra cui quattro donne, una delle quali incinta, le vittime del nuovo naufragio
nel Mar mediterraneo di cui hanno riferito i 72 migranti salvati da un mercantile di passaggio e ora a bordo della nave Aquarius di Sos Mediterranee.
E da ieri non si hanno più notizie di una barca che aveva lanciato l’Sos.
La nuova tragedia è avvenuta sabato notte. Questo il racconto di uno dei superstiti: “Eravamo in 51 a bordo di una barca in legno, ma quando nella notte è cominciata ad entrare acqua e la gente è andata in panico, l’imbarcazione ha cominciato ad affondare e le persone sono cadute in acqua. C’erano cinque donne a bordo, quattro sono annegate, una di loro era incinta, io ho perso mio fratello”, ha raccontato un giovane gambiano.
Trenta i sopravvissuti a questo naufragio soccorsi dal mercantile di passaggio che ha poi preso a bordo altre 40 persone a bordo di un gommone intercettato poco dopo. Tutti sono stati poi trasbordati sulla Aquarius che, poche ore prima, era stata costretta dalla Guardia costiera libica a fare da spettatore nelle operazioni di salvataggio di un’altro gommone con una settantina di persone a bordo che sono state ricondotte in Libia.
Da bordo della Aquarius arriva poi la denuncia di un comportamento aggressivo tenuto ieri mattina da una motovedetta libica che sarebbe addirittura entrata velocemente in rotta di collisione con la nave umanitaria impegnata, su richiesta della sala operativa di Roma, nelle operazioni di ricerca di un gommone.
“I libici – accusano i volontari di Sos Mediterranee – hanno deviato la loro rotta solo all’ultimo minuto e ci hanno poi intimato via radio di allontanarci dalla zona. Solo dopo hanno dichiarato di assumere il coordinamento delle ricerche”.
“La carenza di un dispositivo di salvataggio – denunciano da bordo della Aquarius – ha avuto ancora una volta un grosso costo di vite umane. Almeno 21 persone sono morte e avrebbero potuto essere salvate se fossero state soccorse in tempo e siamo ancora senza notizie da ieri mattina di una barca in difficoltà . E il comportamento dei guardiacoste libici rende ancora più pericoloso il tratto di mare più rischioso al mondo”. La Aquarius con i suoi 72 superstiti a bordo sta ora facendo rotta verso la Siciia.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
UN VIDEO MOSTRA UOMO INCAPPUCCIATO, A TERRA TRACCE DI BENZINA
Un uomo incappucciato, poi la porta in fiamme della moschea di via Turazza, in zona Stanga, a Padova.
Intorno alle 2 una pattuglia dei carabinieri in perlustrazione ha notato il fuoco che avvolgeva l’ingresso del luogo di preghiera. L’incendio, di lieve entità , è stato spento velocemente e i danni alla struttura sono lievi. A terra c’erano tracce di un liquido accelerante, forse benzina.
La telecamera di sicurezza che si trova vicino al centro di Via Turazza mostra l’immagine di un uomo incappucciato.
Si accende una sigaretta e butta un fiammifero davanti alla porta del centro islamico, una sala di incontri culturali e di preghiera, dove già sabato qualcuno aveva notato una scatola di cartone, dalla quale si sentiva provenire odore di benzina, ma questo non ha fatto scattare l’allarme.
(da agenzie)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
UN COLPO AL CERCHIO E UNO ALLA BOTTE, UNA PRESIDENZA A CALDEROLI E UN GOVERNO CON IL PD SENZA RENZI… AL NORD VINCENTI RAZZISTI E CHI NON VUOLE PAGARE LE TASSE, AL SUD CHI CERCA RISCATTO MA ANCHE CHI ASPETTA IL REDDITO SENZA FARE NULLA, OVUNQUE CHI CREDE ANCORA ALLA BEFANA
I risultati elettorali ormai hanno delineato il quadro che si temeva, ovvero che nessuna
coalizione o partito avrebbe raggiunto una autonoma maggioranza.
L’unica coalizione che veniva accreditata di tale possibilità era il centrodestra ma si è fermato al 37/37,5%, quindi mancano oltre 20 senatori e 55 deputati all’obiettivo, troppi per qualsiasi tentativo di lobby.
Era una occasione unica ed è stata fallita perchè il Paese si è spaccato tra un nord a trazione leghista e un sud dove a fare manbassa è stato il M5S.
Mattarella potrebbe dare anche un incarico a Salvini, ma andare in Parlamento a chiedere la fiducia e farsi impallinare non crediamo sia nelle corde del leghista.
Altro sviluppo potrebbe avere un incarico al vero vincitore di queste elezione, ovvero Di Maio e il M5S, erede delle politica democristiana dei due forni.
A suo favore giocano due fattori: il centrodestra non può permettersi “aperture” ai Cinquestelle in un ruolo subalterno e quindi è costretto a chiudere la porta, mentre il Pd, se si libera di Renzi, ha le carte per giocarsi un’alleanza che lo rimetterebbe in circolo, assicurandogli per qualche tempo l’ossigeno necessario per sopravvivere e rilanciarsi.
Non sarà una trattativa facile, ma è l’unica strada percorribile e anche corrispondente all’ambizione di Di Maio, premier a qualsiasi costo perchè la regola dei due mandati gli impone di giocarsi la carta “ora o mai più”.
Un’alleanza del genere non sarebbe indigesta neanche alla strategia di Salvini che potrebbe così stare all’opposizione senza dover dimostrare che le balle raccontate in campagna elettorale fossero irrealizzabili.
Una strategia di “mettersi alla finestra” in attesa di un voto anticipato dove cercare di ribaltare le carte.
C’è pero la controindicazione: se l’alleanza Di Maio-Pd regge 4-5 anni non è detto che gli equilibri nel centrodestra restino quelli attuali, in un contesto politico dove in un paio di anni si passa ormai dall’altare alla polvere.
La sensazione è che il centrodestra abbia perso il biglietto vincente della lotteria e sarà difficile che sia “baciato dalla fortuna” una seconda volta in tempi brevi.
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
MARTINA VERSO LA GUIDA DEL PD, MA NULLA E’ ANCORA CERTO
Matteo Renzi è pronto a dimettersi dalla carica di segretario e lo annuncerà nella conferenza stampa che terrà nel pomeriggio al Nazareno.
La notizia delle dimissioni riportata dall’Ansa, e smentita subito dopo dal portavoce di Renzi Marco Agnoletti, è un segno della confusione in cui si trova al momento il partito.
Dalla sede del Pd, dove il leader è stato riunito con i suoi fino a stamattina, spunta ora l’ipotesi di una convocazione dell’assemblea nazionale per eleggere nuovo segretario l’attuale vice di Renzi, Maurizio Martina.
Allo stato si tratta solo di voci, ma potrebbe essere questa la soluzione per la sostituzione in questa fase di Renzi alla guida del partito. Mentre non trovano riscontro le ipotesi di una segreteria affidata a Gentiloni o all’ex leader Veltroni.
La nomina di Martina non contemplerebbe la riconvocazione delle primarie, ma una eventuale elezione da parte del parlamentino Pd. «Sarebbe come quando Franceschini fu nominato segretario dall’assemblea dopo le dimissioni di Veltroni», spiega un dirigente dem vicino a Renzi.
(da “La Stampa”)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
LA LEGA SALE AL 17%
Al Senato a Torino il Pd è il primo partito della città con il 26,44. Il M5S si ferma al 23,5.
Due dati in controtendenza rispetto alla media nazionale.
In città anche Liberi e Uguali ottiene esiti di quasi due punti superiori alla media italiana con il segretario di Sinistra Italiana, Marco Grimaldi che supera il 6 per cento. A Torino la Lega ottiene un risultato storico sfiorando il 17% al Senato e quasi 17 mila voti in più di Forza Italia.
Fuori dal capoluogo il risultato si ribalta e il M5S è il primo partito del Piemonte anche se l’onda verde-azzurra supera il 41% e la Lega con oltre 23 punti percentuali è al secondo posto perchè il Pd si ferma intorno al 21%.
«Ciò che è stato fatto non basta, ma almeno a Torino siamo sulla strada giusta» commenta il responsabile organizzativo del Pd torinese, Saverio Mazza, che in un post su Facebook analizza il risultato del partito a livello locale, un dato migliore rispetto a quello nazionale e in crescita rispetto le amministrative del 2016.
«La sconfitta del Pd è netta» scrive Mazza che riconosce: «ci sarà molto da approfondire. Facendo una breve analisi che non allevia il dato negativo generale ma che dà una speranza specie ai militanti ed elettori torinesi, è altresì giusto analizzare il voto di Torino città ». E a questo proposito osserva che «rispetto al 2016 il Pd torna primo partito con il 26,31%, circa il 7/8 % in più della media nazionale. In termini di voti assoluti – prosegue – nel 2016 prendemmo al primo turno 106 mila 800 voti, oggi ci attestiamo su 114 mila 615» e «in termini percentuali il M5S nel 2016 prese il 30,01%, oggi il 24,25%».
(da “La Stampa”)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
CONFERMATI ANCHE MOLTI DEI PARLAMENTARI USCENTI COINVOLTI IN RIMBORSOPOLI
Poco meno di una settimana fa il Capo Politico del M5S Luigi Di Maio rassicurava gli elettori del MoVimento spiegando che gli impresentabili che erano finiti nelle liste uninominali erano in collegi perdenti e che quindi non saranno eletti.
Allo stesso tempo Di Maio confermava che «Tutti coloro che erano in posizioni eleggibili nei candidati delle liste plurinominali mi hanno già firmato un modulo per rinunciare alla proclamazione altrimenti gli facevo danno d’immagine».
Oggi, il giorno dopo il voto scopriamo che le cose sono andate diversamente. L’ondata di consensi che ha portato il partito di Grillo e Casaleggio al 32% ha infatti consentito l’elezione anche di molti incandidabili dei quali Di Maio si diceva sicuro non sarebbero potuti entrare in Parlamento.
L’ex massone Catello Vitiello candidato alla Camera nel Collegio uninominale Campania 1-12 a Castellamare di Stabia si è aggiudicato un posto in Parlamento con il 46,58% dei consensi (60.324 voti).
Vitiello aveva fatto sapere di non aver alcuna intenzione di rinunciare all’elezione e così entrerà alla Camera ma da “espulso” dal MoVimento.
Stessa sorte anche per il presidente del Potenza Calcio Salvatore Caiata, candidato alla Camera all’uninominale a Potenza.
Quando mancano appena cinque sezioni alla fine dello spoglio Caiata è saldamente in testa al 42% e quindi sarà tra gli eletti. Anche Caiata era però stato espulso dal M5S perchè si era scoperto dopo la sua candidatura che è attualmente indagato a Siena con l’accusa di riciclaggio. Come per Vitiello Caiata aveva fatto sapere di non volersi ritirare.
Festeggia anche un altro candidato all’uninominale “perdente”. Si tratta di Antonio Tasso candidato per il MoVimento in Puglia alla Camera Cerignola.
Tasso ha ottenuto oltre cinquantamila voti (pari al 43,8%) ed è quindi ufficialmente eletto alla Camera dei deputati.
Anche lui però era stato espulso perchè non aveva rivelato di essere stato condannato (e prescritto) per violazione della legge sul diritto d’autore, perchè “con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso abusivamente duplicava o riproduceva a fine di lucro, 308 cd per videogiochi e 57 cd musicali”
Anche Emanuele Dessì, secondo in lista nel listino bloccato del collegio plurinominale Lazio 3 (dove la capolista è la senatrice Elena Fattori) dovrebbe essere eletto dal momento che il MoVimento ha conquistato il 36,28% delle preferenze. Dessì ha firmato il famoso, e inutile, contratto e nei giorni scorsi, dopo aver detto che un giro al Senato se lo sarebbe fatto volentieri ha detto che «non esiste nessuna legge che prevede la rinuncia all’elezione, il voto dell’elettorato è costituzionalmente “indisponibile”».
Tutto come previsto invece per i parlamentari coinvolti nel caso “rimborsopoli” e per questo espulsi dal MoVimento 5 Stelle.
Andrea Cecconi ha addirittura sconfitto all’uninominale a Pesaro il ministro dell’Interno Marco Minniti.
Il senatore Carlo Martelli, capolista al proporzionale nel collegio Piemonte 2 dovrebbe essere eletto così come la riminese Giulia Sarti che pur avendo perso di misura (per poco meno di cinquemila preferenze) il confronto all’uninominale con Elena Raffaelli (candidata per il centrodestra) potrà beneficiare del paracadute del proporzionale essendo la prima del listino bloccato Emilia Romagna 1 dove il M5S ha preso il 29,7%.
Anche il senatore Maurizio Buccarella, tra i volti più noti tra quelli coinvolti, sarà eletto. Buccarella era stato candidato al secondo posto del listino bloccato nella circoscrizione Puglia 2 (la prima è la senatrice uscente Barbara Lezzi).
I 5 Stelle hanno vinto tutte le sfide all’uninominale in Puglia e quindi il senatore coinvolto nel caso delle rendicontazioni allegre potrà tornare in Senato e smettere di preoccuparsi per la sua situazione finanziaria.
Dovrebbe farcela anche Silvia Benedetti, capolista in Veneto al proporzionale alla Camera che sarà quindi riconfermata.
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
“CI ASPETTANO SETTIMANE DI CONTORCIMENTI”
Tutte le attenzioni dei media stranieri sono rivolte alle elezioni italiane, molti collegati con
dirette sui propri siti web e tutti che commentano in base alla propria percezione, alcuni dando più spazio al centrodestra, altri ai 5 Stelle e altri ancora alla coalizione di centrosinistra.
Categorico il “Wall Street Journal”, che ha commentato così l’attuale risultato degli exit poll: “Probabile inizio di un prolungato periodo di instabilità politica e tensione nella terza economia dell’Eurozona” considerato “che dal voto non emerge un vincitore assoluto”.
Per il Wsj, la crescita dei populisti lascia l’Italia senza un chiaro vincitore; e le elezioni probabilmente inaugurano un periodo prolungato di instabilità politica e tensione nella terza economia della zona euro. I partiti populisti hanno dato una dimostrazione di forza conquistando circa la metà dei voti espressi, il che dimostra la profondità della rabbia degli italiani per la direzione del Paese e la perdurante influenza dei partiti populisti e di destra nella politica europea.
Per il Washington Post il risultato frammentato delle elezioni italiane mostra il potere del populismo: i risultati fanno precipitare la quarta più grande economia europea in un’incertezza unica anche per una nazione che è nota per aver avuto maggioranze di governo che si succedevano in una rapida sequenza.
Per il Ny Times le elezioni in Italia consegnano una grande spinta all’estrema destra e ai populisti. Senza un vincitore evidente, potrebbero essere necessarie settimane di contorcimenti per formare un governo dopo un voto che ha mostrato la rabbia degli elettori europei.
Le elezioni, le prime in cinque anni, erano considerate da molti come la cartina di tornasole della forza dei populisti sul continente e di quanto lontano possano avanzare nel ‘mainstream’. La risposta è lontano, molto lontano.
Dopo che la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese, Emmanuel Macron, erano riusciti a respingere la forza populiste e di estrema destra, l’Europa sembrava godere di una tregua con le forze che minacciano la sua unità e i suoi valori. Ma ciò si è rivelato di breve durata.
Per la Bbc “o primi exit poll indicano un Parlamento bloccato”, mentre il Guardian rileva che “i primi exit poll non indicano una maggioranza, ma i 5 Stelle sono il maggiore partito”, per poi aggiungere: “Gli italiani, stufi e arrabbiati si allontanano dai partiti principali”, cercando di dare il voto a chi reputano “il meno peggio”.
Il “Telegraph” apre il pezzo centrando il risultato delle elezioni sulla coalizione tra Silvio Berlusconi e “i suoi alleati di estrema destra”. Le Monde preferisce invece sottolineare che “la coalizione di centrodestra è davanti al PD”.
In Spagna, “El Pais” ha titolato: “I sondaggi indicano un blocco politico in Italia”, aggiungendo poi che “l’unica forza in grado di conquistare la maggioranza è il centrodestra. In caso contrario, si apre uno scenario di patti imprevedibili”. Frankfurter Algemeine Zeitung punta i riflettori sui pentastellati: “Secondo le previsioni è il Movimento 5 Stelle il partito più forte”.
Il sito russo RT, con Sputnik, considerati attori fondamentali nella gestione della propaganda del Cremlino, ha scritto che in base al quadro fornito dagli exit poll delle elezioni si registra “l’expoil dei partiti anti-estabilishment, mentre il centro-sinistra è sconfitto”. RT cita i M5S “primo partito” e sottolinea che “gli anti immigrati della Lega Nord hanno anche loro superato le aspettative”.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 5th, 2018 Riccardo Fucile
DELLA VEDOVA RIESCE INVECE A PERDERE A PRATO
Senza eletti nel proporzionale per il mancato raggiungimento del 3 per cento, la lista +Europa riesce comunque a portare alla Camera e al Senato una piccola pattuglia di parlamentari.
Passa Emma Bonino, che nel collegio senatoriale di Roma 1 ottiene il 38,91 per cento (109.640 voti), battendo il candidato del centrodestra Federico Iadicicco, fermo al 32 . Sempre nella capitale, nel collegio Camera di Roma 10, passa Riccardo Magi, che arriva al 32,18 (42.539 voti) contro il 29,94 di Olimpia Tarzia del centrodestra e Dino Giarrusso per il M5S.
Per entrambi gli esponenti radicali una vittoria su due competitor con una forte caratterizzazione cattolica.
Sconfitta invece per il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, che nel collegio Camera di Prato si ferma al 33 per cento, battuto da Giorgio Silli, esponente di Forza Italia, particolarmente schierato sui temi dell’immigrazione, che arriva al 34,59.
Infine vittoria per Bruno Tabacci nel collegio di Milano centro con il 41,23, battendo Cristina Rossello del centrodestra, al 37, legale di Silvio Berlusconi nella causa matrimoniale con Veronica Lario; Alberto Bonisoli, di M5S, con il 13,78; e Laura Boldrini, di Liberi e uguali, al 4,61.
(da agenzie)
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