Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile
LA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI VENEZIA: “IL RIMPATRIO SAREBBE UN DANNO SPROPORZIONATO ALLA SUA VITA PRIVATA”
Un giovane ragazzo del Mali potrà restare in Italia, non perchè ha i requisiti per ottenere lo
status da rifugiato ma perchè si è integrato talmente bene che se dovesse essere rimpatriato si arrecherebbe un “danno sproporzionato alla sua vita privata”.
Lo ha deciso il tribunale di Venezia che ha accolto il ricorso di un ragazzo africano che nel 2017 si era visto respingere dalla commissione territoriale di Verona la richiesta di riconoscimento della protezione internazionale.
Il giudice spiega che il ricorrente non può essere considerato un rifugiato perchè non è “oggetto di persecuzione per razza, religione o appartenenza a un determinato gruppo sociale” e aggiunge che “nè in altro modo le circostanze fanno emergere la sussistenza di un danno grave in caso di rientro in Mali, cioè il rischio verosimile di essere sottoposto a pena capitale o a trattamenti inumani o degradanti”.
Ma secondo il tribunale di Venezia lo straniero “ha dato prova di una perfetta padronanza della lingua italiana e per ciò stesso di una seria capacità d’inserimento”.
Non solo. “Ha dimostrato – continua il giudice – di essere occupato a tempo pieno in molteplici attività lavorative, dalla vigilanza al lavoro in ristorazione e in agricoltura, di aver frequentato e concluso la scuola secondaria, oltre allo svolgimento di volontariato e di essere in procinto di acquisire la patente”. Elementi che impediscono l’allontamento del giovane per “non arrecare un danno sproporzionato alla sua vita privata”
(da agenzie)
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Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile
IL POST PUBBLICATO SULLA PAGINA “MOVIMENTO DEL CAMBIAMENTO” E CONDIVISA DA MOLTI SOSTENITORI M5S… POI E’ STATA RIMOSSA
Migliaia di persone invadono le strade di Bari. Una folla oceanica immortalata dall’alto del lungomare Nazario Sauro del capoluogo pugliese.
Tutti con il naso all’insù, a guardare il passaggio delle frecce tricolore. È il pomeriggio dell’8 maggio, giorno di San Nicola, patrono cittadino.
Qualcuno però ha avuto l’idea di spacciarla per la folla accorsa al comizio di Luigi Di Maio. Il leader del Movimento 5 Stelle è stato sì in visita a Bari, ma il 12 maggio e all’interno di un hotel.
Ma la pagina Facebook “Movimento del Cambiamento”, forse con fare ironico, ha deciso di pubblicare la foto.
La didascalia recita: “Baresi che scendono in piazza per ascoltare ed elogiare Luigi Di Maio e tutto il Movimento 5 Stelle; fosse così saremo la nazione migliore del mondo”. Ma non è assolutamente così. Quelli sono i cittadini accorsi sul lungomare per lo spettacolare show delle frecce.
In poco tempo, però, la fake news si diffonde e più di qualcuno ci crede veramente. Come ad esempio i componenti del M5S di Bellaria a Rimini che ripostano la fotografia, corredata del commento: “Il vento del cambiamento scende in piazza, vota M5S”.
Poco importa che gli utenti segnalino che la foto riproduca in realtà il lungomare di Bari stracolmo durante la festa patronale di San Nicola: in tanti continuano a credere che sia la partecipazione al comizio di Di Maio. Dopo qualche ora il post è stato rimosso.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile
L’INTERDITTIVA DELLA PREFETTURA A UNA SOCIETA’ DI NAPOLI: “PRIVA DI TITOLI O ESPERIENZE, LEGAMI CON PREGIUDICATI”
La Dia , Direzione investigativa antimafia di Genova sta notificando un’interdittiva antimafia,
emessa dal Prefetto, nei confronti dell’impresa TECNODEM S.r.l. Unipersonale con sede in Napoli, impegnata nelle attività connesse alla ricostruzione del “ponte Morandi”, ritenuta permeabile ed esposta al pericolo di infiltrazione della criminalità organizzata di tipo mafioso.
La clamorosa notizia arriva poche settimane dopo i primi accessi e relativi controlli al maxi cantiere per la demolizione e la ricostruzione del Morandi.
La TECNODEM, che si occupa di demolizione industriale di materiale ferroso, a febbraio scorso è stata inserita tra le ditte sub-appaltatrici per la demolizione e la bonifica degli impianti tecnologici, per una cifra pari a cento mila euro. Il committente è la FRATELLI OMINI S.p.a..
“Amministratrice e socio unico della TECNODEM S.r.l. – sottolinea in un comunciato la Dia – è MARIGLIANO Consiglia, priva di titoli o esperienze professionali di settore, è consuocera di VARLESE Ferdinando, pluripregiudicato 65enne di Napoli e domiciliato a Rapallo, dipendente della TECNODEM S.r.l..”
E ancora si legge nella nota: “Tra le condanne riportate dal VARLESE, emerge la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Napoli nel 1986 per associazione a delinquere. Tra i coimputati vi erano soggetti affiliati al clan “MISSO-MAZZARELLA-SARNO”, già appartenente all’organizzazione camorristica denominata “Nuova Famiglia”, i cui boss di riferimento erano ZAZA Michele e suo nipote MAZZARELLA Ciro.
Altra sentenza rilevante è quella della Corte d’Appello di Napoli del 2006 per estorsione tentata in concorso, con l’aggravante di aver commesso il fatto con modalità “mafiose”, da cui si evincono in maniera circostanziata i legami di VARLESE con il sodalizio camorristico “D’AMICO”, cui risulta legato da rapporti di parentela”.
Alla luce di tali accertamenti svolti dalla DIA, la Prefettura di Genova ha ritenuto che “il complesso degli elementi di permeabilità criminale fosse tale da porre l’impresa in una condizione di potenziale asservimento – o comunque di condizionamento – rispetto alle iniziative della criminalità organizzata di stampo camorristico”.
L’attività odierna si inserisce nel quadro delle “Disposizioni urgenti per la città di Genova”, che ha individuato la DIA come punto di snodo di tutti gli accertamenti antimafia. Fino ad oggi, infatti, sono stati eseguiti controlli, con la collaborazione delle Forze di polizia territoriali, su 92 società e 4.062 persone fisiche impegnate nella ricostruzione del “ponte Morandi”.
(da agenzie)
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Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile
CONTRORDINE DEL VIMINALE: STA RIVELANDOSI UN BOOMERANG PER SALVINI, MEGLIO NON INTERVENIRE
La buffonata delle forze dell’ordine che rimuovono gli striscioni contro Salvini potrebbe essere finita.
Dopo l’incredibile episodio di Brembate, ciliegina sulla torta di altre sceneggiate in giro per l’Italia, il Viminale comincia a temere il boomerang elettorale e decide di intervenire in queste situazioni solo se c’è un pericolo imminente.
A scriverlo è oggi Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera, che racconta come all’inizio della vicenda al ministero dell’Interno hanno invocato le regole«sullo svolgimento delle adunanze elettorali», lo stesso capo della polizia Franco Gabrielli in un’intervista al Corriere della Sera ha ricordato come «per i comizi elettorali ci fosse addirittura una norma posta a garanzia del loro svolgimento senza provocazioni di sorta». Ora però la situazione sta rapidamente cambiando:
Ma esaminando quanto accaduto negli ultimi giorni ci si è resi conto che la rimozione delle scritte rischiava di trasformarsi in una vera e propria interferenza, anche perchè si è avuta la sensazione che in alcuni casi la decisione del funzionario di polizia potesse essere stata presa proprio per compiacere il ministro. E così si è deciso, sia pur senza formalizzare al momento alcun atto, di richiamare i questori ad esaminare con attenzione la situazione che si crea durante i comizi e disporre la rimozione dello striscione soltanto quando causa un pericolo reale.
E dunque se si tratta di insulti al partito o alla persona va bene l’ordine di toglierlo, ma se invece si tratta di contestazione generica, meglio astenersi. Anche su questo Gabrielli era stato esplicito, e proprio questo è stato ribadito nelle ultime ore: «Quando si verificano situazioni di potenziale turbativa, spetta al funzionario in strada fare le valutazioni del caso ed evitare che possano provocare conseguenze».
Si noti come nel pezzo si sostiene che gli insulti “al partito” o “alla persona” non vadano bene, ma il concetto di insulto è talmente grande che questa norma invece permette di intervenire sempre e comunque: scrivere che “Questa lega è una vergogna” — come è successo in alcune piazze del Sud — è un insulto o no? Parrebbe invece una critica politica. Però le forze dell’ordine nell’occasione sono intervenute.
E allora? Che si fa, li si punisce come quelli che strappano il telefono dalle mani dei manifestanti?
Si tratta evidentemente del bizzarro tentativo di metterci una pezza del quale fa parte anche la surreale intervista di Franco Gabrielli al Corriere della Sera: lì il capo della polizia ha infatti sostenuto che Salvini si metta le divise della polizia per un “gesto d’attenzione” nei confronti delle forze dell’ordine. E non quindi per campagna elettorale come è evidente anche a un cieco.
E ancora: ma se le regole sono queste e lo sono da sempre, come si sostiene nell’articolo, perchè ieri è stato tolto lo striscione “Non sei benvenuto” a Brembate? Lì dov’è l’insulto?
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile
“PRIMA GLI ESSERI UMANI E POI… 49 MILIONI”
Un nuovo striscione contro Salvini è stato esposto questa mattina alla finestra di un palazzo di
Verona, a pochi metri dai Giardini Giusti dove il ministro dell’Interno è atteso per l’inaugurazione della sede della Cassa Depositi e Prestiti.
Lo striscione, che recitava “Prima gli esseri umani e poi…i 49 milioni”, accompagnato anche da una scritta “No Tav”, è stato filmato dalla Digos.
L’episodio arriva il giorno seguente il caso dello striscione rimosso dai vigili del fuoco a Brembate, che ha innescato diverse polemiche.
(da agenzie)
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Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile
E SBAGLIA ANCHE IL NOME DELLA CITTA’ DURANTE IL COMIZIO
Si moltiplicano le manifestazioni di contestazione contro il ministro dell’Interno Matteo Salvini, che in queste settimane sta girando in lungo e in largo l’Italia per partecipare agli innumerevoli comizi elettorali organizzati in vista delle prossime elezioni europee del 26 maggio e a sostegno dei candidati locali della Lega impegnati nelle competizioni amministrative.
Nella giornata di domenica 12 maggio, il ministro dell’Interno non è stato contestato solamente a Settimo Torinese: qualche ora prima, a Bra, cittadina piemontese in provincia di Cuneo, Matteo Salvini è stato accolto da un centinaio di persone ritrovatesi in piazza per contestarlo e per manifestare contro le politiche sull’immigrazione promosse dal governo Conte.
“Assassino, assassino”, hanno gridato i manifestanti giunti in piazza-
E durante il comizio un Salvini sempre più nervoso ha sbagliato pure il nome della città che lo ospitava
(da agenzie)
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Maggio 14th, 2019 Riccardo Fucile
“IL PERSONALE E’ STATO DISTOLTO DA INTERVENTI DI SOCCORSO URGENTE”
“Dopo Salerno, Brembate di Sotto. Lì la Digos, qui i Vigili del Fuoco. Evidentemente
intercambiabili nella gestione del cosiddetto ‘ordine pubblico’”, ha dichiarato a TPI Costantino Saporito, portavoce nazionale del sindacato USB.
“Eh sì, perchè ormai qualsiasi forma di contestazione a Matteo Salvini è considerata un problema di ordine pubblico”.
“Compresi inoffensivi striscioni in cui ci si limita a scrivere, all’indirizzo del ministro, ‘Non sei il benvenuto’.
“Abbiamo scritto al prefetto di Bergamo, Elisabetta Margiacchi, per sapere quale pericolo per le persone o le cose abbia spinto a utilizzare a Brembate di Sotto il personale del Corpo Nazionale, distogliendolo da eventuali interventi di soccorso urgente, soltanto per tutelare l’amor proprio di un ministro”, continua Saporito.
“C’era forse il rischio che a Salvini andasse il cappuccino di traverso? Che il suo amor proprio riportasse gravi ferite? Come coordinamento nazionale dei Vigili del fuoco USB condanniamo per l’ennesima volta l’abuso che viene fatto dei pompieri in chiave ordine pubblico. Non è compito nostro reprimere il dissenso”.
Il comunicato dei Vigili del fuoco
A condannare quanto accaduto a Brembate sono stati anche i Vigili del fuoco:”È inaccettabile assistere ad una cosa del genere”.
“Vedere che i vigili del fuoco sono usati impropriamente per rimuovere uno striscione che non determina nessun pericolo per la pubblica incolumità non ha giustificazione. A Bergamo le unità di soccorso sono ormai ridotte all’osso come nel resto del Paese; per poi assistere ad una scena paradossale. Ci chiediamo se un vigile fosse caduto, visto che siamo gli unici senza copertura INAIL, cosa sarebbe successo: “al danno si sovrapponeva la beffa”.
(da agenzie)
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