Destra di Popolo.net

CHE HA DA DIRE IL VIMINALE? NEGLIGENZA DI SALVINI, IL NORDAFRICANO DI MIRANDOLA DOVEVA ESSERE ESPULSO IL 14 MAGGIO

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

IL FALLIMENTO DELLA POLITICA SECURITARIA LEGHISTA: NON E’ STATO ESPULSO “PER MOTIVI DI CAPIENZA”, OVVERO INEFFICIENZA DEL MINISTERO

Era stato fermato alla stazione Termini di Roma il 14 maggio il giovane nordafricano che stanotte ha appiccato il fuoco alla sede della polizia locale di Mirandola, nel Modenese, causando la morte di due signore anziane e il ferimento di 20 persone.
Il diciottenne di origini nordafricane avrebbe dovuto essere espulso, ma l’ordine – a quanto apprende HuffPost – non è stato eseguito per problemi di capienza.
Sulla questione il Viminale non si è ancora espresso, ma Matteo Salvini – appresa la notizia dell’incendio – si è limitato ad affermare: “Altro che aprire i porti!”.
L’incendio ha provocato un’esplosione che ha coinvolto un appartamento adiacente, al primo piano, dove sono morte le due persone, una signora anziana di 84 anni e la sua badante 74enne, mentre il marito sarebbe in condizioni critiche per il fumo inalato. Due feriti sono gravi. Coinvolti anche sei minori, tre dei quali sono stati trasferiti in pediatria all’ospedale di carpi. Due sono tuttora in osservazione breve intensiva a Mirandola, nessuno di loro è in pericolo di vita.
L’autore del gesto – si legge sulla Gazzetta di Modena –   ha numerosi precedenti. Era stato destinatario di un ordine di espulsione. È stato arrestato con le accuse di furto aggravato, danneggiamento a seguito di incendio e morte come conseguenza di altro delitto.ravi.
Il M5S chiede che “il Viminale chiarisca perchè quell’uomo con intenzioni omicide era libero di circolare in giro in Italia fin arrivare ad appiccare il fuoco a degli uffici della Polizia locale. Se fosse stato già  rimpatriato oggi non ci troveremmo davanti a questo problema”.
Sulla questione interviene anche il sindaco di Modena, Gian Carlo Muzzarelli: “In queste ore tristi siamo vicini alla città  di Mirandola, che ha proclamato il lutto cittadino e ci chiediamo, insieme ai mirandolesi e a tutte le persone scosse dal tragico evento, come sia stato possibile che uno straniero irregolare, a quanto sembra già  destinatario di un provvedimento di espulsione e tuttavia ancora presente sul territorio nazionale, abbia potuto muoversi liberamente e arrivare indisturbato nel Modenese a compiere il suo criminale gesto”.

(da agenzie)

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RIACE VINCE IL RICORSO, IL TAR ANNULLA L’ESPULSIONE DALLO SPRAR

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

ANNULLATO IL PROVVEDIMENTO DI SALVINI

Il Tar della Calabria ha accolto il ricorso del Comune di Riace annullando il provvedimento del ministero dell’Interno che aveva escluso Riace dallo Sprar, il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati.
Il ricorso era stato presentato dal vice sindaco Giuseppe Gervasi il primo gennaio scorso.
La decisione si fonda essenzialmente sulla circostanza, evidenziata dai difensori del Comune, che a Riace sia stato autorizzato il finanziamento per il triennio “2017-2019, in prosecuzione del triennio precedente senza avere comminato penalità , e dall’altro, quasi contestualmente, ha assunto un atto che fonda le penalità  e, dunque, la revoca su criticità  afferenti al precedente triennio”.
“Il Collegio – scrivono i giudici del Tar – reputa che la contraddittorietà  tra la prosecuzione autorizzata a dicembre e la successiva nota di gennaio sia manifesta”
Per il Collegio “il progetto avrebbe dovuto essere eventualmente chiuso alla scadenza naturale. Averne autorizzato la prosecuzione, lasciando la gestione di ingenti risorse pubbliche in mano ad un’amministrazione comunale, per quanto ricca di buoni propositi e di idee innovative, ritenuta priva delle risorse tecniche per gestirle in modo puntuale ed efficiente, appare fonte di danno erariale che dovrà  essere segnalato alla Procura presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Regione Calabria ed alla Procura presso la sezione giurisdizionale della Corte dei Conti della Regione Lazio, per i rispettivi profili di competenza”.

(da agenzie)

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SENATORE M5S DENUNCIA RADIO PADANIA PER TRUFFA AGGRAVATA: “E’ FUORILEGGE”

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

HA UNA LICENZA LOCALE MA TRASMETTE ABUSIVAMENTE SUL TERRITORIO NAZIONALE, TRASMETTE SUL CANALE 740 SENZA AVERNE AUTORIZZAZIONE, NON HA RISPETTATO L’ORDINE DI NON TRASMETTERE SUL DIGITALE TERRESTRE

M5S e Lega non litigano solo su decreti sicurezza, leggi su autonomia regionale e agevolazioni fiscali per le famiglie.
Al centro dello scontro tra le due forze al governo c’è ora anche Radio Padania. Un senatore pentastellato infatti, Alfonso Ciampolillo, ha deciso di denunciare l’emittente leghista.
A parlarne è oggi Repubblica.
Ciampolillo ha deciso di denunciare ai carabinieri di Roma Radio Padania “per i reati di falso, truffa aggravata e, comunque, per tutti i reati che emergeranno o saranno rilevati sia a carico della predetta emittente, sia per l’eventuale abuso di ufficio a carico degli uffici ministeriali competenti”.
L’iniziativa del parlamentare del Movimento 5 Stelle è partita dopo che è emersa la storia, raccontata proprio da Repubblica, in cui si dava conto di tre abusi commessi dalla radio del partito di Matteo Salvini.
Come ricostruito Radio Padania pur avendo una licenza locale, trasmette su territorio nazionale utilizzando una piattaforma digitale che l’Autorità  garante per le Comunicazioni ha autorizzato esclusivamente per il trasporto delle radio nazionali. Inoltre, la radio della Lega trasmette sul canale 740 del digitale terrestre televisivo, un canale mai formalmente assegnato.
Terzo: la cooperativa Radio Padania è socia insieme a Lorenzo Suraci, patron di Rtl 102.5 del consorzio EuroDab Italia, riservato alle radio nazionali (operatore di rete autorizzato dal Ministero competente per la diffusione di segnali radiofonici in tecnologia DAB-T, Digital Audio Broadcasting).
“Solo di recente — ha scritto Ciampolillo — e a seguito di numerose sollecitazioni dello scrivente, il ministero dello Sviluppo economico ha intimato a Radio Padania la sospensione immediata della trasmissione in digitale”. Una richiesta però inascoltata.
Non è la prima volta che Radio Padania diventa terreno di scontro tra il Movimento 5 Stelle e la Lega. Solo qualche settimana fa il ministero dello Sviluppo Economico e del Lavoro guidato da Luigi Di Maio ha ordinato all’emittente di interrompere immediatamente tutte le trasmissioni sulla rete digitale dell’EuroDab.

(da agenzie)

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MODENA, LA DIGOS SI PRESENTA ALLA CONFERENZA STAMPA DEL PD CONTRO SALVINI: SUPERATI I LIMITI

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

DUE PARLAMENTARI (PINI E FASSINO): “SIAMO ALLE INTIMIDAZIONI”

“Un nuovo brutto episodio di una campagna elettorale molto cupa”.
Così ne parla Democratica — il sito dei dem — che racconta cosa è accaduto a Modena il 20 maggio.
I parlamentari del Partito Democratico Piero Fassino e Giuditta Pini avevano convocato una conferenza stampa per annunciare la presentazione di un’interrogazione per chiedere conto al Ministro Salvini dei dati errati sui reati relativi alla città  di Modena diffusi dal Viminale.
Un incontro certamente dai toni polemici ma pacifico. Eppure all’incontro si presenta la Digos.
“La vicenda, che a questo punto verrà  chiarita dalla risposta ad un’altra interrogazione (se il Ministro avrà  la bontà  di rispondere al termine di questo infinito tour elettorale), è solo l’ultima di una serie di episodi a metà  tra l’intimidatorio e il muscolare”, scrivono su Democratica.
Nel corso della conferenza stampa, il segretario Fava ha denunciato altri episodi avvenuti sul territorio
Ha citato “i giovani che contestavano pacificamente fotosegnalati a Modena e a Sassuolo, il leghista Soranna indagato per aver contribuito a diffondere un dossier falso diffamatorio nei confronti del sindaco Bellelli, il ministro Salvini venuto in provincia tre volte nel giro di 10 giorni ignora totalmente le richieste di incontro ricevute dai sindaci”.
Sull’episidio anche Fassino ha espresso perplessità  e preoccupazione: “Il ministro Salvini avvelena ogni giorno il clima elettorale, usando l’aggressività  come cifra della sua campagna, senza alcuna attenzione al merito delle questioni. I dati sui reati evocati da Salvini non hanno avuto riscontri nella realtà , anzi la stessa questura ha poi certificato che i reati nella città  di Modena sono in calo costante da alcuni anni. Il Viminale deve certificare i risultati veri, è inaccettabile questo modo di usare i dati per fare campagna elettorale”.

(da agenzie)

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LA DIGOS PUO’ FERMARE ZORRO, MA NON IL DILUVIO DI FISCHI DI LECCE A SALVINI

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

ERANO PIU’ QUELLI A CONTESTARLO CHE QUELLI SOTTO IL PALCO, DOPO DIECI MINUTI DI BORDATE DI FISCHI HA PENSATO BENE DI TOGLIERE IL DISTURBO

Questa mattina il ministro dell’Interno Matteo Salvini era in Piazza Sant’Oronzo a Lecce. Ma la piazza era divisa a metà  e il palco con il pubblico salviniano ne occupava solo una minima parte.
Al centro le forze dell’ordine hanno preferito lasciare tutto vuoto, perchè in fondo alla piazza dietro le transenne e una fila di agenti c’erano i manifestanti che per tutta la durata dell’evento hanno fischiato e intonato cori contro Salvini.
A giudicare dai video e dalle immagini erano più quelli che sono andati in piazza per contestare il ministro dell’Interno che quelli radunati sotto al palco per salutarlo ed applaudirlo.
Per fortuna che il leghisti erano radunati nella parte più stretta della piazza, altrimenti si sarebbe visto quanta poca gente c’era ad accogliere il Capitano.
E questa volta a quanto pare la Lega non potrà  raccontare del bagno di folla del Ruspa in Puglia come aveva fatto a Bari qualche tempo fa.
Che le contestazioni siano normali e scontate e che anche “quelli di prima” venissero criticati rumorosamente dalla folla è fuori discussione. Ma Salvini è riuscito a portare la cosa su un livello decisamente superiore.
A quanto pare i contestatori (“maleducati” li apostroferebbe il ministro) erano così rumorosi che non si riuscivano a sentire le parole del leader della Lega.
L’unico aspetto positivo è che contrariamente a quanto accaduto a Firenze non si sono registrati momenti di tensione tra manifestanti e forze dell’ordine. Un peccato per Salvini che non potrà  prendersela con i “deliquenti” che picchiano i poliziotti. Anche perchè nel capoluogo toscano i violenti non stavano tra le fila di quelli che fischiavano il ministro.
Unica nota di colore è stato il divieto di accesso ad un uomo travestito da Zorro. L’uomo, che emulava le gesta di Riccardo Germani,   ha cercato di entrare in piazza per assistere al discorso di Salvini dicendo che il ministro “lo stava cercando”.
Da piccolo Salvini ha subito il furto del suo pupazzetto preferito e da allora non è più lo stesso. Ma la Digos forse non ha letto il libro di Chiara Giannini e non si è lasciata impietosire: Zorro non può avvicinarsi al vicepremier.
Poco male. Tra magliette con scritto “prima mammata”, i soliti striscioni appesi alle finestre che ormai non possono mancare e bordate incessanti di fischi Lecce ha dimostrato che Salvini è persona non grata.
Il ministro lo sa che al Sud fare campagna elettorale per lui è più difficile. In fondo ai leghisti i terroni non sono andati a genio per vent’anni e l’antipatia è reciproca anche se Salvini ha dichiarato il suo amore per il Salento (anche se preferisce Milano Marittima).
Fortunatamente dopo dieci minuti il discorso di Salvini era finito. Non prima di lamentarsi perchè «qua c’è qualche centro sociale da chiudere» accusando i “violenti” che di violento non hanno fatto nulla.
Ma quello è il disco che si deve suonare alle europee.

(da agenzie)

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LE MINACCE DI SFRATTO DELLA LEGA A CONTE SONO TUTTE UNA FARSA ELETTORALE

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

GIORGETTI CERCA DI TAMPONARE LA FUGA DEGLI IMPRENDITORI DEL NORD. DELUSI DALLA LEGA E FA IL VENTRILOQUO DI SALVINI PER RACCATTARE VOTI ALLE EUROPEE

Come nelle migliori tradizioni italiche, il Consiglio dei Ministri ieri ha deciso di non decidere alcunchè, come i democristiani di Fortebraccio che avrebbero rinviato qualcosa anche nel giorno del Giudizio Universale.
Il decreto sicurezza bis, con tutti i suoi problemi di costituzionalità , e quello sulla famiglia inventato al volo dal MoVimento 5 Stelle per regalare qualcosa in campagna elettorale e fare un dispetto a Salvini sono rimasti ai box.
In questo clima non idilliaco si è deciso di spostare una nuova riunione alle prossime ore, mentre i tecnici dovranno sbrogliare la matassa dei rilievi del Colle alla norma voluta da Salvini ma ancora in una situazione di stallo per esempio sulle multe per chi aiuta i migranti e sulle interferenze del Viminale rispetto alle competenze degli altri ministeri, come da rilievi di incostituzionalità  già  segnalati ieri.
Intanto a far discutere è il caso Giorgetti, ovvero l’intervista rilasciata ieri dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio alla Stampa in cui si parlava di governo paralizzato a causa della campagna elettorale puntando il dito contro il M5S. E indicando in Conte un presidente «non di garanzia ma espressione dei 5S» e la situazione non destinata a durare «in eterno».
Nell’intervento al Four Season di Milano davanti agli ambasciatori il sottosegretario leghista alla Presidenza ha confermato l’avviso di sfratto che in mattinata aveva terremotato Palazzo Chigi in vista del voto di domenica.
«Mi chiedono cosa succederà  a questo governo — dice al microfono davanti agli illustri commensali il numero due di Salvini — quando uno dice che il governo ha senso solo se produce le cose, dice una banalità  che invece in queste ore ha fatto notizia. Ma è la realtà . a mio giudizio — continua — il governo ha senso nella misura in cui le cose che il Paese si aspetta e che si devono fare si possono fare. Se una serie di veti incrociati, interessi o altro non consentono di esprimersi, allora, con senso di responsabilità , bisogna trarre le conseguenze».
Dunque, continua il potente sottosegretario, «io spero che il 26 maggio ci sia uno shock benefico per tutti. Ma lo deve dare il popolo col voto. A quel punto se ne prenderà  atto».
La Lega comincia a farsi sentire in maniera sempre più aggressiva nei confronti di Conte, accusandolo di partecipazione attiva alla campagna dei 5 Stelle.
Il problema, anche se nessuno se ne accorge, è che l’atto stesso di Giorgetti è pura campagna elettorale: non ci si lamenta di un premier di cui non si ha fiducia in pubblico, semplicemente se non piace più lo si sfiducia. Non si danno penultimatum a un governo che dovrebbe tornare alla retta via, lo si fa cadere.
Giorgetti non fa nulla di tutto questo ma si limita a minacciare, e minaccia per dare una risposta alle tante realtà  produttive che si sentivano rappresentate dalla Lega e oggi potrebbero voler dare un segnale alla elezioni europee votando qualcun altro visto che il Carroccio alla fine da questo governo non è riuscito ad ottenere nemmeno lo sblocco della TAV.
E allora Giorgetti fa la voce grossa a pochi giorni dal voto per ragioni di campagna elettorale, ovvero fa la stessa cosa di cui accusava l’alleato: promette, minaccia perchè sa benissimo che non può fare niente.
Si tratta di una sceneggiata per raccattare voti alle urne esattamente come quelle dei grillini, in cui Giorgetti fa la figura del pupazzo del ventriloquo Salvini, il quale a sua volta recita la parte del poliziotto buono: «Giorgetti è stato più volte attaccato, lo capisco umanamente e politicamente».
In tanti anni di alleanza tra la Lega e Berlusconi abbiamo visto scenette del genere, con i leghisti pronti a minacciare di buttarsi di sotto dal Colosseo un giorno sì e l’altro pure se non si approvava questo o quel provvedimento, salvo poi rimangiarsi tutto alla prima occasione utile. Adesso cambiano (parzialmente) gli interpreti ma alla fine si tratta della stessa farsa.

(da “NextQuotidiano”)

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GABRIELLI NON HA NULLA DA DIRE SUL CASO DELL’AGENTE CHE HA MINACCIATO UNA RAGAZZA DI INFILARLE IL MANGANELLO NELL’ANO?

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

E’ QUESTA LA POLIZIA CHE DIFENDE LA LEGALITA’ O E’ DIVENTATA LA POLIZIA PRIVATA DI UN SEQUESTRATORE DI PERSONE CHE SFUGGE AI PROCESSI?

“Tre agenti mi hanno preso e buttata a terra, presa a manganellate e trascinata lontano dalle telecamere per il collo fino quasi a non avere più respiro, messa a terra, minacciata di infilarmi il manganello nell’ano se non stavo ferma”.
A denunciarlo su facebook, con un post sulla pagina Firenze dal basso, è una ragazza che domenica ha partecipato alla manifestazione di protesta contro la presenza a Firenze del vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini.
“Ieri 19 maggio durante una carica di ‘alleggerimento’ delle forze dell’ordine di Matteo Salvini sono stata presa e trascinata fuori dalla folla, dietro ai giornalisti”, si legge nella testimonianza, corredata da foto dei segni sul collo della giovane.
“Sono stata immobilizzata, identificata, sono stata rilasciata perchè ‘il pezzo grosso’ ha dichiarato che non avevo fatto niente e che stavano esagerando — prosegue il racconto — Umiliata, con i vestiti a brandelli sono stata rilanciata nella folla senza nessun rispetto. Quello che è successo ieri fa male al cuore, alla speranza, alla voglia di esserci, di manifestare i propri pensieri e il proprio dissenso dal disastro che si sta creando. Non dimenticherò mai lo sguardo dell’agente che mi ha assalito. Il suo sorriso, la sua soddisfazione nell’esercitare un potere forte, privo di animo , su esseri umani che lottano ogni giorno per un mondo diverso mi ha sconvolto e addolorato più di ogni altra cosa. L’umanità  perduta, il sopruso sessuale su una donna, il calpestare la dignità  altrui. Se questo è un uomo”.
I video confermano che la ragazza è stata strattonata e portata oltre la linea degli agenti e poi scompare dalle immagini.
Ora vediamo se Gabrielli apre un’inchiesta.

(da agenzie)

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COSI’ IL GR RAI CENSURA IL LEGAME TRA STRACHE E SALVINI

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

TAGLIATA UN’INTERVISTA PROPRIO NEI SECONDI IN CUI SI FACEVA RIFERIMENTO AI RAPPORTI CON SALVINI

L’ormai ex vicecancelliere austriaco Heinz-Christian Strache ha fatto una figura di merda epocale dopo la pubblicazione del video in cui vende l’Austria alla nipote di un oligarca russo e questo lo ha anche costretto a disertare il palco di Piazza Duomo dove era invitato per manifestare insieme a Matteo Salvini sabato.
Eppure i legami tra il FPOE e la Lega di Salvini rimangono e sono noti e palesi a tutti.
A tutti, tranne che al Gr1: nell’edizione delle 8.45 del Gr3 di ieri veniva trasmessa un’intervista a Nicoletta Pirozzi dell’Istituto Affari internazionali, durante la quale veniva fatto esplicito riferimento agli stretti rapporti tra la Lega di Salvini e la Fpoe di Strache.
Al Gr1 delle ore 9, però, è stata mandata in onda la stessa intervista senza più alcun riferimento a Salvini.
Alle 9 sono rimasti i legami con la Le Pen ma non con Salvini, sebbene è evidente che i telespettatori italiani siano molto più interessati a un partito italiano che francese.
“Chi ha deciso questa censura? La Rai chiarisca subito, chi ha sbagliato e ha censurato deve assumersene la responsabilità ”, dice la Quartapelle, che aggiunge: “Si tratta di un disservizio grave, una vera e propria disinformazione. E’ opportuno che l’azienda chiarisca. Abbiamo chiesto ai membri PD in Vigilanza RAI di intervenire”.

(da agenzie)

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TERZO INDAGATO PER LO STUPRO DI VITERBO AD OPERA DI UN CONSIGLIERE COMUNALE DI CASAPOUND

Maggio 21st, 2019 Riccardo Fucile

ORA EMERGE CHE IL VIDEO DELLO STUPRO GIRAVA SULLA WHATSAPP DI BLOCCO STUDENTESCO, ORGANIZZAZIONE GIOVANILE DEL MOVIMENTO, MA NESSUNO HA DENUNCIATO

C’è un terzo indagato per lo stupro di Viterbo che ha portato in carcere un consigliere comunale di Casapound a Vallerano, Francesco Chiricozzi, e il suo amico Riccardo Licci.
Racconta oggi il Corriere della Sera Roma cosa è successo ieri durante l’incidente probatorio:
Ma a fissare con chiarezza il dopo ci sono i video girati dagli indagati: l’elemento che più li mette in difficoltà , poichè le immagini mostrerebbero plurimi rapporti con una donna «in stato di semi coscienza», secondo il gip Rita Cialoni, sotto l ‘effetto combinato degli alcolici bevuti nel corso della serata e dei farmaci presi prima di uscire.
Dai due indagati invece non una parola, non era previsto.
Nell’inchiesta, intanto, spunta un nuovo indagato: «Daniele de Bracciano», così era memorizzato sul cellulare di Licci.
Si tratta di uno di coloro che avrebbero invitato a cancellare le immagini da Whatsapp: «Rega’ cancellate le chat che ‘sto giro so’ cazzi pe’ tutti». Daniele è finito nel registro degli indagati per favoreggiamento, sospettato di aver tentato di distruggere una potenziale prova decisiva a carico dei due amici.
La Mobile è riuscita a sequestrare il suo e altri cellulari prima che le tracce venissero eliminate: setacciarli, adesso, è compito dell’ingegnere Sergio Civino, lo stesso che sta analizzando i telefoni   della gang di Manduria.

(da “NextQuotidiano”)

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