Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile
SCARPA SINISTRA PRIMA DEL VOTO, PER QUELLA DESTRA C’E’ TEMPO
Gli accrediti del reddito di cittadinanza sono in ritardo dopo le elezioni europee.
Il che non dovrebbe costituire una sorpresa, visto che la regola è sempre stata quella della scarpa sinistra prima del voto e di quella destra dopo, ma con sei milioni di voti in meno significa che qualcuno non ha rispettato la promessa.
E così, mentre i soldi sono finiti le ricariche del reddito di cittadinanza sono in ritardo. Il primo accredito ad aprile, avvenuto in una data variabile a seconda dei tempi dell’iter burocratico, sarebbe stato seguito con ogni probabilità da un secondo accredito un mese dopo. Ma così non è stato, racconta Il Mattino:
I tempi delle “ricariche” — come vengono definite da alcuni addetti ai lavori le erogazioni del denaro sulle card — si sono allungati. Dall’Inps fanno sapere che i pagamenti si verificheranno tutti tra fine maggio e i primi di giugno. Ma la spiegazione non convince. «Non ho ancora ricevuto nulla — spiega Gennaro, 49 anni, di Marano — nonostante mi avessero garantito in un primo momento che, dopo il primo accredito del 20 aprile, ce ne sarebbe stato un secondo il 20 maggio. Ieri ho chiesto spiegazioni all’Inps, tramite il Caf. hyundai.it
Mi hanno risposto di aver disposto il pagamento il 27 maggio ma fino a questo momento la ricarica non è pervenuta. Mi auguro che si tratti solo di un ritardo dovuto al passaggio della somma dall’Inps alla posta. Per me è un problema perchè i soldi che avevo avuto ad aprile sono finiti presto. Ora devo fare i conti con le tutte le spese quotidiane della mia famiglia, a partire dall’affitto, e non so come andare avanti. Sono disoccupato da 2 anni. Speriamo che si tratti di un fatto episodico.Con il reddito di cittadinanza pensavo di poter risolvere tanti problemi. Eppure mi avevano garantito che i soldi sarebbero arrivati ogni 30 giorni. La mia famiglia non può attendere».
Cosa sta accadendo? L’erogazione del sussidio dipende solo dall’Inps. Nelle ultime settimane alcuni dei percettori delle somme comprese tra i 40 e i 50 euro al mese hanno fatto sapere di voler rinunciare. Ma le norme non prevedono, per ora,la possibilità di una rinuncia. L’Inps sta valutando la possibilità della predisposizione di un modulo. Forse i tanti problemi hanno rallentato l’istituto.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile
IN TUTTO IL MONDO ORA SAPRANNO CHE IL GOVERNO ITALIANO HA DATO L’ORDINE DI LASCIARLO ANNEGARE
Un filmato girato lo scorso 23 maggio da un aereo della ong tedesca Sea-Watch, pubblicato
online in esclusiva sul sito di “Repubblica”, documenta il momento drammatico in cui un migrante finito in acqua annaspa, diventa un’impercettibile increspatura di onda, e poi, privo di forze, si lascia inghiottire dal blu acceso del mar Mediterraneo.
Accanto a quell’uomo con la camicia bianca c’è il gommone semi affondato, ma ancora gravido dei suoi passeggeri aggrappati ai tubolari. E’ partito dalle coste della Tripolitania, presumibilmente. Sarà una motovedetta libica, la Fezzan, a recuperare chi ha avuto la fortuna di rimanere a galla. Non si sa quanti ne abbia presi, nè in quale centro di detenzione li abbia riportati. Stando ai report di missione della Sea-Watch, però, si sa che non lontano c’era una nave militare italiana, la Bettica, che forse avrebbe potuto raggiungere i naufraghi prima della guardia costiera libica e salvarli tutti. Ma non lo ha fatto. Perchè?
Il 23 maggio, dunque. E’ mattina. Il tratto di Mediterraneo nella zona Search and Rescue di responsabilità libica è calmo, il vento è clemente. Una di quelle giornate, insomma, perfette per i trafficanti di uomini per riavviare la macchina da soldi e lanciare i gommoni verso le coste dell’Italia.
Sopra la Sar libica sta volando Moonbird, uno dei due apparecchi leggeri da ricognizione che lavorano con Sea-Watch. Intorno alle 10.00 (fuso orario di Greenwich, ndr) ha avvistato un gommone in navigazione verso nord, con un’ottantina di migranti a bordo, e per due ore di seguito i tedeschi della ong tentano di contattare il Centro di coordinamento soccorsi di Tripoli. Invano.
“Li abbiamo chiamati più volte al telefono, non ha risposto nessuno. Alla fine gli abbiamo mandato una mail alle 12.22, con le coordinate del gommone”.
A circa 25 miglia di distanza, c’è il pattugliatore d’altura P492 Bettica della Marina militare, che incrocia in direzione nord-est.
O almeno così è quello che rileva Moonbird dall’alto, con la propria strumentazione. Alle 11.30 registrano un cambio di rotta della Bettica: il pilota la vede virare e puntare a sud, come se fosse stata avvertita da qualcuno e si apprestasse ad effettuare il recupero. Dopo poco, però, torna sulla rotta originaria, nord nord-est.
Un buco di 52 minuti
A quel punto Sea-Watch fa decollare l’altro aereo con cui collabora nelle operazioni di ricognizione, il Colibrì dei francesi Pilotes Volontaires. Sorvolando di nuovo il gommone, si accorgono che uno dei tubolari si è sgonfiato, e non è ancora affondato solo perchè i migranti lo stanno sorreggendo con una cima. L’imbarcazione è in avaria irreversibile, non ci sono dubbi. Per metà è già sott’acqua.
Quindi – siamo alle 13.03 – l’aereo lancia via radio il mayday relay, il segnale internazionale di richiesta di soccorso urgente a chiunque si trovi nelle vicinanze. Appena un minuto dopo, risponde proprio la Bettica.
Se i rilievi della Sea-Watch sono corretti, il pattugliatore militare italiano si trova a meno di trenta miglia a nord dal gommone: considerando una velocità di 25 nodi, potrebbe raggiungerlo in un’ora. “Colibrì, this is P492…”, si sente alla radio.
La comunicazione però si interrompe subito dopo, non c’è il tempo di capire cosa sanno i marinai italiani e cosa intendano fare. “Abbiamo riprovato diverse volte a rimetterci in contatto con la Bettica, abbiamo usato anche le frequenze dell’aviazione”, spiegano dalla ong tedesca. “Ci hanno sentito e risposto da Malta, ma non dalla Bettica che pure era molto più vicina”.
Il pattugliatore della Marina si rifà vivo solo alle 13.55 – 52 minuti dopo – comunicando alla Sea-Watch che la Fezzan, la motovedetta libica, si sta dirigendo sul posto e che loro stanno mandando un elicottero.
La Bettica ha virato verso sud, è a 35 miglia di distanza dal gommone, circa 64 chilometri. Ma ormai è tardi. Il velivolo della ong si riporta in zona e uno degli operatori a bordo riprende con il proprio cellulare il momento in cui i migranti si buttano in acqua. Tra essi l’uomo con la camicia bianca che vedono sparire nel mare.
Il “no comment” della Marina
Con il video e la tabella degli orari, Sea-Watch ha ricostruito ciò che è successo prima dell’arrivo della motovedetta libica, montando un filmato-denuncia che lascia aperta una domanda. Quell’uomo, e altri che potrebbero essere annegati nell’attesa, potevano essere salvati?
“Repubblica” ha contattato il comando della Marina, per avere chiarimenti sulla rotta seguita dalla nave Bettica e sulle eventuali comunicazioni intercorse con il Centro soccorsi di Tripoli.
La risposta è stata un “no comment”, con rimando al tweet apparso sul profilo della Marina alle 17.12 ora italiana del 23 maggio. “Avvistato natante in difficoltà da ong Colibrì. Nave Bettica a 80 km invia proprio elicottero in zona per supporto. Con elicottero in zona ha constatato avvenuto recupero migranti da motovedetta libica in zona sar libica”. Caso chiuso, per loro.
Sea-Watch, invece, non fa mistero di ritenere che quei 52 minuti di “buio radio” dopo il segnale di mayday relay siano in realtà serviti alla Bettica per allontanarsi ed evitare di prendere a bordo i naufraghi, cosa che avrebbe potuto generare l’ennesima frizione tra il ministro dell’Interno Salvini e la ministra della Difesa Trenta, come avvenne il 9 maggio scorso in occasione del salvataggio di 36 migranti in zona Sar libica effettuato da una nave militare italiana.
Ancora ieri la ong tedesca ha denunciato di nuovo l’apparente inerzia di un altro pattugliatore della Marina, la Cigala Fulgosi, che avrebbe sfiorato di nove miglia un gommone con 80 migranti, tra cui alcuni bambini, limitandosi a mandare un elicottero. “Con gli elicotteri non si salva chi affoga”, osservano quelli di Sea Watch.
(da “La Repubblica”)
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Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile
LA MAGISTRATURA ITALIANA E LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA APRANO UN’INCHIESTA
Colpa di chi ha trasformato il Mediterraneo in un deserto nel quale le navi tardano a intervenire aspettando la sedicente Guardia Costiera libica.
Nave ‘Cigala Fulgosi’ della Marina Militare è intervenuta – ma in grande ritardo – in soccorso dei migranti a bordo del gommone che da ieri si trovava in difficoltà al largo della Libia
Il recupero dei circa novanta a bordo è in corso.
Alarm Phone aveva comunicato su Twitter di essere stato contattato mercoledì sera “da una barca in difficoltà al largo della Libia. Le 90 persone a bordo hanno visto vari velivoli e un elicottero militare nelle vicinanze.
Considerando la descrizione dalla barca crediamo sia la stessa già avvistata da Moonbird”, il velivolo di ricognizione della Ong Sea Watch.
“Le autorità sono state informate della barca in difficoltà ” mercoledì mattina, sostiene Alarm Phone, “un’imbarcazione della Marina italiana ha monitorato la situazione da vicino ma non ha offerto assistenza. Condanniamo questi continui atti di mancata assistenza e richiediamo adeguato soccorso immediatamente!”.
“La situazione sta degenerando – scrive ancora il servizio di supporto ai migranti -. Alle 23.47 le persone a bordo ci hanno detto che un lato del gommone si è sgonfiato e sta entrando acqua. Non hanno più carburante e sono alla deriva. Dicono che non sopravviveranno la notte se lasciati a mare”.
“Alle 00.13 siamo riusciti a parlare di nuovo con le persone a bordo. Temono che i bambini muoiano di ipotermia. Ci sono 15 bambini, il più piccolo di 9 mesi. Hanno spostato i bambini nel lato dove c’è meno acqua. Una delle 20 donne è incinta e sta male. Non lasciateli morire!”, fa sapere Alarm Phone, che dopo un altro contatto con la barca alle 00.47 scrive che “le persone a bordo erano in panico”.
Alle 6.37 “le persone a bordo ci hanno contattati di nuovo. Vedono un elicottero volare intorno a loro ma non vedono alcuna imbarcazione. Ci chiedono se siamo a conoscenza di una possibile operazione di soccorso in arrivo, ma anche noi non sappiamo nulla”.
C’è un barcone in difficoltà , 90 persone a bordo tra cui donne e bambini. In zona la nave P490 “Cigala Fulgosi”. È necessario un intervento urgente. “Le persone sono in grave pericolo – scrive su Twitter Alarm Phone, che è in contatto con i migranti a bordo – e sono ancora abbandonate in mare. Non c’è alcun soccorso in vista anche se vedono un elicottero”. E poco più tardi: “I migranti riferiscono che una bambina di cinque anni è morta a bordo. Alle 8.25 ci hanno detto che l’elicottero era ancora lì e di poter stabilire che la nave è un’imbarcazione militare. Siamo quasi certi che sia la P490 dell’ItalianNavy. Deve prestare soccorso immediato!”.
(da Globalist)
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Maggio 30th, 2019 Riccardo Fucile
APPELLO PER I SOCCORSI NON RACCOLTO DAI CRIMINALI DELLA GUARDIA COSTIERA LIBICA, ALLA FINE INTERVIENE LA “CIGALA FULGOSI”, MA QUALCUNO NON HA AGITO TEMPESTIVAMENTE… UN ALTRO MORTO SULLA COSCIENZA DEGLI ASSASSINI CHE OSTACOLANO LE ONG
Il pattugliatore ‘Cigala Fulgosi’ della Marina Militare è intervenuta in soccorso dei migranti a
bordo del gommone che da ieri si trova in difficoltà al largo della Libia.
Il recupero dei circa novanta a bordo è in corso. L’intervento, secondo quanto si apprende da fonti qualificate, è stato deciso perchè le condizioni meteo sono in peggioramento, l’imbarcazione si trova senza motore e in precarie condizioni di galleggiamento. Al momento non ci sono conferme di eventuali vittime a bordo.
In precedenza, lanciando e rinnovando la richiesta di soccorso alla Marina militare italiana, le Ong avevano affermato che a bordo del gommone sarebbe morta una bambina di 5 anni.
Nelle ore precedenti l’intervento del pattugliatore ‘Cigala Fulgosi’, le Ong avevano denunciato come, pur essendo la nave nelle vicinanze, nessuno fosse ancora intervenuto in soccorso del gommone.
Una denuncia che faceva seguito a quella, documentata da un video, secondo cui il 23 maggio un migrante era annegato senza che una nave italiana in navigazione a poche miglia di distanza intervenisse.
“Le persone sono in grave pericolo – scrive su Twitter Alarm Phone, che è in contatto con i migranti a bordo – e sono ancora abbandonate in mare. Non c’è alcun soccorso in vista anche se vedono un elicottero”.
E poco più tardi: “I migranti riferiscono che una bambina di cinque anni è morta a bordo. Alle 8.25 ci hanno detto che l’elicottero era ancora lì e di poter stabilire che la nave è un’imbarcazione militare. Siamo quasi certi che sia la P490 dell’ItalianNavy. Deve prestare soccorso immediato!”.
“E’ necessario un intervento urgente”, afferma Mediterranea Saving Human sottolineando che “in zona” c’è la nave “P490 Cigala Fulgosi di @ItalianNavy”.
Anche Sea Watch, che ieri ha lanciato l’allarme dopo l’avvistamento del gommone da parte di un aereo, chiede che i migranti a bordo siano immediatamente soccorsi. “Queste persone sono in pericolo da ore. Ci stiamo rifiutando di vederle”.
(da agenzie)
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