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IL GIOCO LEGHISTA DELLE TRE CARTE: TOGLIERE GLI 80 EURO RENZIANI AI REDDITI BASSI PER FINANZIARE LA FLAT TAX AI REDDITI ALTI

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

ELIMINARE GLI 80 EURO FAREBBE RISPARMIARE GIUSTO 10 MILIARDI DA DESTINARE AI REDDITI MEDIO ALTI: E’ LA “GIUSTIZIA SOCIALE” DEI SOVRANISTI, SOLITI MAZZIERI AL SERVIZIO DEI POTERI FORTI

Il tormentone dell’estate 2019 è la Flat Tax. Matteo Salvini la vuole così tanto che continua ad abbassarne il costo. Partito da 30 miliardi qualche giorno fa ha detto che per fare quello che ha in mente gliene bastano dieci, salvo oggi risalire a 15-2
La domanda però non è quanto ma come. Perchè sia che si tratti di 30 miliardi sia che si parli di “solo” 10 miliardi il problema è che i soldi non ci sono.
E questo è solo uno dei problemi, l’altro è che la tassa piatta è una misura che andrà  a vantaggio dei più abbienti finendo così per aumentare le disuguaglianze sociali. Chissà  cosa ne potrà  pensare la Corte Costituzionale in proposito.
In che modo quindi Salvini pensa di far saltare fuori quei dieci miliardi?
La sceneggiatura della telenovela del Cambiamento prevede ancora numerose puntate dove i protagonisti litigheranno tra loro, con l’Unione Europea oppure si dedicheranno ad altro preoccupandosi di vietare con misure via via più assurde di far sbarcare i migranti sulle nostre coste.
C’è però chi scommette che alla fine i soldi si troveranno e che la Flat Tax si farà  sul serio. Salvini non è disposto a mettere nel cassetto questa promessa. E allora come potrebbe realizzarla?
Secondo il deputato PD Luigi Marattin il governo troverà  i soldi necessari togliendo il bonus IRPEF degli 80 euro (che vale appunto una decina di miliardi di euro) e qualche altra detrazione. Certo qualcuno si lamenterà  perchè gli 80 euro fanno comodo ma dal momento che è una misura “renziana” difficilmente nella maggioranza ci saranno quelli che avranno il coraggio di difenderla.
Il gioco delle tre carte inizia: una volta “risparmiati” quei dieci miliardi sarà  possibile procedere con l’introduzione della “Flat Tax”.
Qualcuno sarà  scontento, perchè degli 80 euro ne beneficiano i redditi più bassi e qualcuno invece festeggerà  perchè invece gli rimarrà  in tasca qualcosa di più.
Curiosamente è proprio a partire dalla soglia di reddito in cui il bonus degli 80 euro non viene più erogato (sopra i 25 mila euro annui) che la Flat Tax diventa conveniente per il contribuente.
Continua Marattin: «a livello formale/contabile, quest’operazione abbasserà  la pressione fiscale dello 0,6% del Pil: è noto infatti che gli 80 euro, contabilmente, sono maggiore spesa e non minore entrata. Se li si trasforma in detrazione, si può formalmente vantare di aver ridotto la pressione fiscale, anche se per i conti di fine mese delle famiglie italiane non cambia un fico secco».
Chi sarebbe contento di scoprire che il governo con una mano gli ha tolto il bonus Irpef di Renzi per regalare un abbassamento delle tasse a quelli che prendono più di lui?
Pochi, e tra quelli che hanno un reddito fino ai 25mila euro probabilmente nessuno. Il giochetto contabile-propagandistico però potrebbe funzionare, se non altro per poter portare “a casa” un’altra promessa del contratto: quella di abbassare la pressione fiscale. Per la gioia di tutti coloro che potranno dire che la Lega mantiene le promesse e abbassa le tasse.
L’aspetto comico di questa vicenda è incarnato oggi dal viceministro leghista dell’Economia Massimo Garavaglia che oggi intervistato a Circo Massimo su Radio Capital non ha risposto alla domanda sulle coperture per la tassa piatta. «Quali sono le coperture della flat tax? Non le dico altrimenti Di Maio me le ruba» ha detto uno di quelli che dovrebbe spiegare agli italiani (e non solo a Di Maio) dove la Lega intende trovare i soldi.
Forse al governo pensano di essere come quando a scuola non si voleva far copiare il compito al compagno antipatico? Eppure dovrebbero lavorare tutti allo stesso obiettivo. A stretto giro di posta la replica del vicepremier pentastellato il quale da Taranto fa sapere che «Non è il caso di giocare a nascondino con 15 miliardi per fare la flat tax, non devono dirlo a Di Maio ma a tutti gli italiani».
Di Maio ha anche aggiunto di sperare che «siano 15 miliardi freschi, di risorse che non tolgono nulla agli italiani», un’affermazione che sembra escludere una rimodulazione degli stanziamenti per gli 80 euro.
Per il M5S la priorità  è quella di disinnescare le clausole di salvaguardia sull’aumento dell’Iva. Già , perchè la Lega ha promesso di non far aumentare l’Iva e di fare la Flat Tax, ma c’è una certa reticenza a dire dove sono i soldi.

(da “NextQuotidiano“)

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COME ALL’ASILO: “DOVE TROVI 15 MILIARDI PER LA FLAT TAX?” “NON TE LO DICO ALTRIMENTI MI RUBI L’IDEA”

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

“TU PIUTTOSTO COME TROVI I MILIARDI PER IL SALARIO MINIMO?”… “ALLORA NON TE LO DICO NEANCHE IO”… E’ IL GOVERNO DEL CAMBIAMENTO DEI PANNOLINI

Ci perdonerà  il lettore se abusiamo per l’ennesima volta del genio di Ennio Flaiano, ma non ci sono parole migliori per definire la politica ai tempi dei gialloverdi: la situazione è grave, ma non è seria.
Sentite Massimo Garavaglia a Circo Massimo su Radio Capital, di professione viceministro dell’Economia, uno degli uomini in cima alla filiera di comando dei conti pubblici italiani: “Le coperture per la flat tax non le dico, se no Di Maio me le ruba”.
Appena ieri il suo leader, Matteo Salvini, intervistato a torso nudo su una spiaggia di Milano Marittima in una situazione a cavallo tra echi putiniani e suggestioni vanziniane, spiegava che la flat tax costerà  15 miliardi, e che le coperture ci sono, sicuro, ma le svelerà  al momento giusto.
Peccato che la tassa piatta (che piatta in realtà  non è) abbia avuto negli ultimi giorni un andamento a fisarmonica nel dichiarazionificio di via Bellerio, partendo da 12 miliardi, contraendosi a 10 fino a riespandersi a 15 sotto il caldo sole di fine giugno.
Non pago, Garavaglia ha rilanciato poco dopo sul salario minimo (“Vediamo quanto costa e chi paga”) e taglio del cuneo fiscale (“I 5 stelle avranno delle idonee coperture…”).
Una risposta a quanto detto dal capo politico M5s poco prima: “La flat tax costa 15 miliardi? Ho sentito Garavaglia dire che non dice dove li trovano perchè se no gliele rubiamo, ma non è il caso di giocare a nascondino con 15 miliardi di euro”.
Salvo non scoprire nessuna carta, nè sul salario minimo nè sul taglio del cuneo fiscale, soprattutto quest’ultima misura assai pesante a livello di costi se fatta come richiesto dal mondo delle aziende.
Occorre un attimo uscire dal vortice delle dichiarazioni, delle tattiche, degli spin e delle strategie per allargare il campo e avere una visione più larga.
Ci sono due partner di governo, che si trovano di fronte una montagna di 23 miliardi di euro da scalare — quelli che dovranno essere messi in manovra per evitare che aumenti l’Iva — e approcciano la prossima finanziaria dicendo di avere in cantiere due riforme dal forte impatto economico.
E che invece di sedersi a un tavolo per trovare un punto di caduta di per sè già  complicatissimo per far quadrare i conti, si esercitano nel “prima tu, no prima tu”, un teatro dell’assurdo sulla materia che forse meno si presta a essere trattata in tal modo tra quelle nelle mani di un politico.
Un’incredibile sarabanda di tattica comunicativa che è un tunnel di brevissimo respiro che in fondo non ha un’uscita. Per dirla con Jean Paul Sartre: “Ciò che non è assolutamente possibile è non scegliere”.

(da “NextQuotidiano”)

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LEOLUCA ORLANDO: “PALERMO CITTA’ SICURA GRAZIE AI MIGRANTI”

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

“SE ARRIVA UN MUSULMANO CRIMINALE E’ LA STESSA COMUNITA’ MUSULMANA CHE MI AVVERTE PERCHE’ SI SENTE PARTE INTEGRANTE DELLA CITTA’ E IO CHIAMO IL QUESTORE”… IN CITTA’ LA DISOCCUPAZIONE E’ IN COSTANTE CALO E PALERMO E’ STATA RICONOSCIUTA DALL’ISTAT COME LA CITTA’ PIU’ SICURA D’ITALIA

“Oggi Palermo è la città  più sicura d’Italia anche grazie ai migranti. Se arriva in città  un musulmano criminale, i musulmani che abitano a Palermo mi avvertono e io chiamo il questore” Il sindaco di Palermo Leoluca Orlando è intervenuto ai microfoni della trasmissione “L’Italia s’è desta” condotta dal direttore Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus, emittente dell’Università  Niccolò Cusano.
Al Sud Italia alcune regioni hanno il maggior tasso di disoccupazione in tutta l’Europa, tra queste c’è la Sicilia. “In questo quadro bisogna cogliere alcuni segnali – ha affermato Orlando -. A Palermo la città  è profondamente cambiata, non credo ci sia città  in Europa più cambiata di Palermo a livello culturale. Questo cambio culturale ha anche effetti. Sia una città  accogliente, sicura, non cara, il report dell’Istat dice che siamo la città  più sicura d’Italia. Siamo la terza città  turistica italiana. Da 3 anni la disoccupazione è in costante calo. Ci sono segnali di presenza di investimenti internazionali che erano impensabili fino a qualche anno fa. L’azione di una città  passa attraverso il coinvolgimento dei cittadini. E’ evidente che oggi una città  come Palermo che si apre dà  opportunità  di lavoro a chi parla più lingue. Utilizziamo al meglio i fondi europei, con decine di sturtup e imprese giovanili. C’è un percorso di ritorno a Palermo da parte di persone che erano andate via. I giovani palermitani devono andarsene all’estero quando compiono di 18 anni, per poi tornare avendo una marcia in più. Oggi se vuoi operare in una città  come Palermo devi conoscere una lingua. Il mio obiettivo è mettere i figli in contrasto coi genitori, che ragionano secondo vecchie logiche. Anche a Bari si sta verificando questo tipo di cambiamento, anche se devo dire che a Bari c’è una regione più presente. La regione Sicilia finora è stata disattenta rispetto ai tempi che cambiano. Noi abbiamo avuto un altro dato importante rispetto ai giovani: la diminuzione degli inattivi, dà  il segno che c’è un fermento di impegno lavorativo. Oggi stiamo lanciando l’animazione delle periferie, anche con la presenza di Bed and Breakfast, che comportano una modifica della qualità  dell’offerta e dell’accoglienza”.
Sull’accoglienza e l’integrazione dei migranti, Leoluca Orlando ha spiegato: “Considero i migranti come i palermitani. Danno il contributo allo sviluppo e all’internalizzazione della città  e anche alla sicurezza della città . Se arriva in città  un musulmano criminale, i musulmani che abitano a Palermo mi avvertono e io chiamo il questore, perchè si sentono parte della città  e la difendono. Questo non accade a Parigi e a Bruxelles, dove gli immigrati vengono trattati male”.

(da agenzie)

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L’AFFARE OLIMPIADI INVERNALI: UN MILIARDO E MEZZO DI COSTI, DUE-TRE MILIARDI DI RICAVI, 20.000 POSTI DI LAVORO

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

QUESTE LE PREVISIONI DEI TECNICI, POI VEDREMO COME ANDRA’ A FINIRE

La combinazione tra dinamismo della metropoli e fascino delle Dolomiti è una delle chiavi che hanno aperto la porta del successo alla candidatura Milano-Cortina per le Olimpiadi e le Paralimpiadi invernali 2026 (6-22 febbraio e 6-15 marzo).
Un progetto che punta sulla sostenibilità , con costi stimati per 1.3 miliardi di euro, con ricadute economiche positive sul Pil per 2.3 miliardi secondo uno studio de La Sapienza, con possibilità  di ricavi fino a 3 miliardi di euro secondo un’analisi della Bocconi.
Le Olimpiadi sono un grande affare. Ben tre università  si sono occupate di valutare le ricadute economiche dei Giochi Invernali del 2016.
La Sapienza che ha dato una previsione complessiva, la Bocconi che si è focalizzata su Milano e la Lombardia e poi Cà  Foscari che si è occupata in particolare delle ricadute su Cortina e sul Trentino Alto Adige.
Secondo la Sapienza “i Giochi invernali contribuiranno positivamente alla crescita dell’economia: gli incrementi del Pil tra il 2020 e il 2028 vanno da 93 a 81 milioni annui. La crescita cumulata del prodotto raggiunge un massimo finale complessivo di circa 2,3 miliardi nel 2028”.
La Bocconi si spinge più avanti e parla di 3,2 miliardi.   I posti di lavoro generati nelle varie fasi (dalla preparazione fino alla conclusione e anche oltre) sono più di 22.300 di cui 13.800 in Veneto, a Trento e a Bolzano e 8.500 in Lombardia.
Questi studi hanno corredato il progetto italiano presentato a Losanna. Il dossier di Milano-Cortina divide le gare in quattro ‘cluster’ fra Lombardia, Veneto e le province di Trento e Bolzano: Milano, Valtellina, Cortina e Val di Fiemme.
La cerimonia di apertura davanti agli 80mila spettatori dello stadio di San Siro sarebbe la più partecipata nella storia dei Giochi invernali insieme a Pechino 2022.
Quella di chiusura andrebbe in scena nel suggestivo scenario dell’Arena di Verona. Insomma, una nuova Expo, che però durò 6 mesi contro i 17 giorni dell’Olimpiade; con ricadute anche per le casse statali: un rapporto elaborato dalla Sapienza fissa in 602 milioni gli introiti per l’erario, a fronte dei 415 milioni che dovranno essere stanziati per sostenere i costi legati alla sicurezza.
Secondo la Bocconi per ogni euro investito (la Lombardia mette a disposizione complessivamente 321 milioni) ne ‘torneranno’ 2,7, con un vantaggio totale di 868 milioni.
Il 93% delle 14 sedi di gara è già  esistente (10, di cui 4 saranno ristrutturate) o temporanea (3), solo una andrebbe costruita da zero (da investitori privati): è il PalaItalia milanese a Santa Giulia (15mila spettatori) per l’hockey, che sarà  affiancato dall’Arena Hockey Milano da 7mila posti (l’ex Palasharp da ristrutturare).
In Valtellina le medaglie dello sci alpino maschile sarebbero assegnate sulla pista Stelvio di Bormio, una delle più spettacolari al mondo.
Per lo sci alpino femminile è prevista un’altra sede, a Cortina, sulla Tofane, e questo ha sollevato i dubbi del Cio. Le Medal Plazas verranno allestite in piazza Duomo a Milano e a Cortina.
Le previsioni economiche non tengono conto di tante altre, e persino più sostanziose, voci: dai costi che sosterranno le delegazioni dei paesi partecipanti a quelle che serviranno per permettere ai giornalisti di raccontare l’evento, per non parlare delle migliaia di visitatori e appassionati di sport invernali.
Tutte queste persone spenderanno per mangiare, dormire, muoversi, ma anche per visitare luoghi e divertirsi, con un giro d’affari che potrebbe toccare un controvalore complessivo – incluso l’indotto – di quasi 1,5 miliardi.
Per quanto riguarda invece le aree destinate a subire un profondo rinnovamento e una totale riqualificazione, basterebbe ricordare (oltre ai lavori allo stadio San Siro destinato a ospitare la cerimonia inaugurale) la trasformazione dell’ex Scalo di Porta Romana dove sorgerà  il Villaggio olimpico. Insomma, benefici diffusi per immagine, conti, occupazione, lasciti futuri, che i cittadini sembrano aver colto, come dimostrano i sondaggi che in Italia sembrano sfociare in un plebiscito a favore dei Giochi, mentre la Svezia era ben più tiepida: 34% i favorevoli, 37% i contrari, il 29% non sa (dati Ipsos).
Passando alla parte operativa, cioè ai costi legati all’attività  del comitato organizzatore (stipendi per il personale, costi di marketing, promozione, pubblicità , spese di rappresentanza, viaggi, trasferte, costi per servizi, consulenze e così via) e all’allestimento dei Giochi (cerimonie di apertura e chiusura, spese vive per le gare) una prima stima porta a 1 miliardo e 200 milioni.
Quindi, al momento, escluse le infrastrutture viarie, i Giochi 2026 costerebbero poco più di un miliardo e mezzo.
Ci sono due tipologie di spese. Infatti, mentre gli investimenti in impianti e infrastrutture saranno a carico del Paese organizzatore, per la spesa operativa il Cio interverrà  con un contributo, stimato ad oggi intorno ai 900 milioni. Il Comitato olimpico gestisce direttamente le tre principali fonti di entrata: diritti televisivi, top sponsor e fornitori ufficiali
Con questi introiti sostiene la quasi totalità  della spesa operativa. Le voci di fatturato gestite dal comitato organizzatore locale sono: i biglietti; gli sponsor (non in conflitto con quelli del Cio) e il merchandising sul territorio nazionale.
Non ci si può comunque dimenticare di come, nonostante i protocolli su legalità  e anticorruzione, Expo abbia prodotto la famigerata “cupola degli appalti” che aveva fatto gridare a una nuova Tangentopoli e abbia messo a dura prova il sistema dei controlli, con 64 interdittive antimafia (di cui due poi annullate) emesse dalla prefettura.
Perchè, com’è ovvio, dove ci sono i soldi e le grandi opere si annida anche l’interesse criminale. Il rischio non è rappresentato solo dalla criminalità  organizzata, ma anche, più in generale, da quello che Raffaele Cantone ha definito il “male italiano”: la corruzione.
Vedremo come andrà  realmente a finire

(da “Huffingtonpost“)

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SONO MORTI DEMOCRISTIANI

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

DI MAIO E DI BATTISTA, DUE WRESTLER DEL POTERE: FINGONO DI MENARSI SUL PALCO ALLA RICERCA DEL PROSSIMO INGAGGIO

L’esilarante catfight tra Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista ha un qualcosa di nuovo soltanto per la modestia del lessico, l’assenza di temi fondanti, la totale inadeguatezza dei due protagonisti persino alla guida di un’assemblea condominiale, che del resto è la filigrana grillina già  dagli esordi: una comunità  ostile tenuta insieme dai malumori, dalla delazione e dalle dispute sul nulla.
Quando Di Battista accusa i giornalisti di fomentare diatribe con “l’amico Luigi” e l’altro lancia messaggi nel vuoto lamentandosi chè altri (senza citare chi) scrivono libri contro di lui, pare invece di assistere a una riedizione in minore delle vecchie dispute Dc: Fanfani, Piccoli, Forlani, Zaccagnini, Moro… giganti della Repubblica, specie al cospetto di questa i-nanità , che almeno si muovevano tra le correnti senza manco gualcirsi la giacca.
La Storia insegna che gli italiani hanno la memoria di un pesce nero e quindi potremmo tutti vivere il tempo di assistere alla rivalutazione dei due ex amici.
Intanto si dibattono sul fondo elettorale con la consumata enfasi di due wrestler del potere: vecchie star che fingono di menarsi su un palco alla ricerca della prossima recita e, soprattutto, del prossimo ingaggio.

(da “La Repubblica”)

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“MASSIMA ALLERTA” IN GERMANIA SUI GRUPPI NEONAZISTI

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

INTERVIENE LA MERKEL: “ARGINARE GRUPPI EVERSIVI, 24.100 ESTREMISTI NEONAZISTI, LA META’ HA GIA’ COMPIUTO VIOLENZE, RISCHIO TERRORISMO”

Anche Angela Merkel è intervenuta contro l’ondata di preoccupante neonazismo in Germania: parlando a un Congresso della Chiesa Protestante, la cancelliera tedesca ha detto che la serietà  del governo per contrastare il neonazismo è massima e ha spinto a vigilare, con la massima urgenza, contro ogni tendenza estremista nella società .
Un rapporto dei servizi segreti rivela una realtà  preoccupante: dal 2018, infatti, la Germania ha visto un aumento della violenza da parte delle organizzazioni di destra, con 48 aggressioni denunciate contro le 28 del 2017. Sono in tutto 24.100 le persone bollate come estremisti di destra e la metà  di queste ha già  compiuto atti violenti.
L’omicidio del politico promigranti Walter Luebcke ha aperto il dibattito e portato all’attenzione dei media un fenomeno sempre più preoccupante: la società  tedesca è sempre più violenta, sia nelle parole che nelle azioni.
“È probabile che mano a mano che diminuisce l’attenzione nei riguardi di questi gruppi, aumentino gli atti terroristici”, ha avvertito Gideon Botsch, direttore del gruppo di ricerche su antisemitismo e estremismo di destra del Centro Moses Mendelssohn presso l’Università  di Potsdam.
“Questi gruppi hanno sostenuto fino al 2018 il rovesciamento del governo. Volevano sostituire il ‘regime di Merkel’. Ma questo non ha funzionato. Questa frustrazione potrebbe mobilitare nuovamente alcune cellule o radicalizzarle ulteriormente. Abbiamo osservato una dinamica simile negli anni Novanta”.

(da agenzie)

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“TANTI AUGURI, MIO EROE”: LA FIDANZATA VERONICA RICORDA IL SINDACO DI ROCCA DI PAPA NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

OGGI AVREBBE COMPIUTO 47 ANNI, SI E’ SACRIFICATO PER SALVARE GLI ALTRI, GRANDE ESEMPIO DI ITALIANO VERO IN UN MARE DI MERDA

Quell’esplosione ha lasciato un segno indelebili in tutti i cittadini di Rocca di Papa, negli amici del sindaco Emanuele Crestini e nella sua compagna.
La fuga di gas, lo scoppio, il soccorso degli altri dipendenti del Comune prima di mettere in salvo se stesso: un attaccamento al proprio ruolo che ha portato alla sua morte — a soli 47 anni — lasciando sola la sua fidanzata Veronica Cetroni.
Mentre stava entrando in ospedale, con ferite molto gravi da ustioni e intossicazione, il sindaco Crestini aveva chiesto alla sua compagna di sposarlo una volta curato e guarito.
Il loro sogno, però, si è interrotto nel tardo pomeriggio di giovedì scorso.
Oggi, 24 giugno 2019, Emanuele Crestini avrebbe compiuto 47 anni. Un giorno speciale che avrebbe condiviso con i suoi amici e la sua compagna Veronica Cetroni. Quell’esplosione, però, gli ha tolto tutto e ha privato i suoi cari della sua generosità , testimoniata anche nel giorno in cui ha immolato la sua vita per proteggere i suoi dipendenti e tutte le persone che lavoravano al suo fianco. Un giorno, oggi, che sarebbe stato di gioia. Oggi, però, è di malinconica tristezza.
«Tanti auguri mio eroe, mia spalla, unico e grande amore della mia vita!». A quel tag, però, Emanuele Crestini non potrò rispondere perchè quella maledetta esplosione all’interno degli uffici del comune di Rocca di Papa gli ha tolto la vita, solo dopo aver salvato quella degli altri.
Il suo gesto eroico deve render fiera la sua compagna, ma la gioia per quel riconoscimento di eroe non può placare le lacrime per una vita spezzata così presto.
I cittadini di Rocca di Papa — e non solo — continuano a esprimere vicinanza e solidarietà  a e lei e alla famiglia di Emanuele Crestini che, in una tragedia, ha dimostrato il suo volto buono. Sempre disponibile ad aiutare prima gli altri e poi sè stesso. Il suo gesto rimarrà  nella storia e nella memoria di tutti.

(da agenzie)

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ITALIA SOVRANISTA: UN AUTOMOBILISTA SU SEI FUGGE SE TAMPONA UN’AUTO IN SOSTA

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

E’ L’ITALIA DEI VILI, ALTRO CHE DARE LEZIONI DI CIVILTA’ AL PROSSIMO

I numeri parlano chiaro: 1 automobilista su 6 scappa dopo aver tamponato un’auto in sosta.
Parliamo di 1,3 milioni di automobilisti l’anno che non si assumono la responsabilità  e – approfittando dell’assenza del proprietario del veicolo danneggiato – si danno alla fuga.°
L’analisi arriva da uno studio realizzato per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione di 1220 persone rappresentativo della popolazione adulta con età  compresa tra i 18 ed i 74 anni e svela come il malcostume sia talmente diffuso da meritare una riflessione in tema di RcAuto.
Già  perchè numeri così importanti sono la prova che il sistema Bonus Malus, portato all’esasperazione come è oggi per ottenere il massimo risparmio, non funziona: carica l’automobilista di un’enorme responsabilità  per evitare incidenti. Stesso discorso per le franchige sulle polizze che scattano come mannaie in caso il cliente incappi in un sinistro.
Con questo non si vuole giustificare chi provoca un danno e fugge via, per carità , ma è chiaro che con questi balzelli post-incidente si mina lo spirito della legge sull’obbligatorietà  dell’RcAuto, introdotta in Italia nel 1959, che puntava proprio a dare “tranquillità ” alla circolazione stradale, con la certezza che tutti i danni sarebbeto stati pagati.
Ma – a proposito di assicurazioni, c’è anche dell’altro: in caso di veicolo danneggiato da ignoti l’RC auto non rimborsa, ma anche la garanzia contro gli atti vandalici potrebbe non essere sufficiente.
Torniamo allo studio di mUp Research e Norstat: a “scappare” cercando di farla franca sono soprattutto gli uomini (tra di loro lo ha fatto il 21,3%), mentre le donne si dimostrano notevolmente più oneste e, nel campione femminile, appena l’8,5% di chi ha fatto un danno se ne va senza lasciare al danneggiato i dati per essere ricontattata.
Considerando invece le fasce d’età  – spiegano i riceratoti – la maggior percentuale di “furbetti” (31%) si incontra in quella fra i 25 ed i 34 anni. Di contro, gli automobilisti più corretti sembrano essere coloro che hanno tra i 65 ed i 74 anni; fra loro si dà  alla fuga solo l’8,8% degli intervistati che dichiarano di avere danneggiato un veicolo in assenza del proprietario.
A livello geografico, le aree dove si sono registrate le percentuali maggiori di automobilisti che, in questa situazione, hanno ingranato la prima e se ne sono andati via di corsa sono il Centro ed il Meridione. In Centro Italia hanno dichiarato di averlo fatto il 18,8% del campione; appena meno (18,5%) al Sud e nelle Isole”.
I ricercatori sono anche andati ad analizzare il fenomeno più in generale, scoprendo che che sono circa 7,7 milioni gli automobilisti italiani ai quali è capitato almeno una volta di danneggiare un veicolo terzo in sosta in assenza del relativo proprietario, vale a di dire il 17,7% dei titolari di patente.
I problemi, invece, nascono nel momento in cui il responsabile del danno scappa senza lasciare i propri recapiti e in assenza di testimoni. “È bene sapere che questo genere di danni non sono coperti dalla polizza RC auto obbligatoria — spiega Diego Palano, responsabile assicurazioni di Facile.it – ma richiedono una copertura aggiuntiva opzionale; quello contro gli Atti vandalici. Attenzione però perchè la garanzia contro gli Atti vandalici non copre tutte le tipologie di danno subito; ci sono alcune componenti dell’automobile, ad esempio il parabrezza, i finestrini e il lunotto posteriore, che richiedono un’ulteriore coperture aggiuntiva, in assenza della quale il danno causato da terzi non verrà  rimborsato”.

(da agenzie)

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CARDINAL NOSIGLIA: “LA NOSTRA DIOCESI PRONTA AD ACCOGLIERE I PROFUGHI DELLA SEA WATCH, ANDIAMO ANCHE A PRENDERLI”

Giugno 24th, 2019 Riccardo Fucile

IL PROBLEMA E’   UN ALTRO: ANDREBBE INCRIMINATO UN GOVERNO CHE EMANA DIRETTIVE ILLEGALI E CHE STA SPUTTANANDO L’IMMAGINE DELL’ITALIA NEL MONDO

Il vescovo di Torino, Cesare Nosiglia nel discorso in Duomo per la festa patronale, aveva parlato della Torino delle due città , quella di giorno, quella diurna, che vive del lavoro, del commercio, del turismo e della cultura cittadina, e quella notturna, caratterizzata da una forte concentrazione di popolazione in spazi ristretti di agglomerati urbani che accentuano l’individualismo e i quartieri dormitori.
Poi al termine l’annuncio legato all’attualità :”Desidero esprimere la mia solidarietà  a quanti in Italia e anche nella nostra città  stanno dimostrando pacificamente per richiamare l’attenzione sulla situazione di grave e ingiusta sofferenza in cui si trovano 43 persone sulla nave Sea Watch al largo di Lampedusa. Un gruppo di nostri concittadini questa notte ha iniziato a dormire davanti alla chiesa di San Dalmazzo per questo motivo. Io aggiungo che, come ha sempre fatto anche in altre circostanze analoghe, la Chiesa di Torino è disponibile ad accogliere senza oneri per lo Stato questi fratelli e sorelle al più presto, se questo può servire a risolvere il problema”.
L’arcivescovo Nosiglia ha poi parlato con la sindaca Chiara Appendino e con il prefetto di Torino Claudio Palomba della possibilità  di accogliere i 42 naufraghi ospitati dalla Sea Watch.
Per la sindaca Chiara Appendino (M5S) si tratta “di un appello significativo, per di più, come ha detto pubblicamente, l’accoglienza non sarebbe a carico dello Stato. Un gesto che testimonia la grande sensibilità  di Nosiglia. Un modo per scuotere le coscienze di tutti”.
Nosiglia uscendo dal Duomo ha ribadito l’impegno: “Se ci lasciano ce li andiamo a prendere e li ospitiamo nelle nostre famiglie e nelle nostre strutture”.

(da agenzie)

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