Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
ITALIA SCENDE AL LIVELLO TIER 2 … “ERA PIU’ EFFICACE IL GOVERNO PRECEDENTE”
A sorpresa, a due giorni dalla missione americana di Salvini e dal suo incontro con il
segretario di Stato Mike Pompeo, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha declassato l’Italia in relazione alle attività di contrasto al traffico di esseri umani.
È quanto emerge dal rapporto diffuso dal dipartimento: l’Italia è stata portata al livello Tier 2.
“Il governo dell’Italia – si legge – non ha raggiunto pienamente gli standard minimi per l’eliminazione del traffico. I suoi sforzi non sono stati seri e sostenuti, rispetto a quelli del periodo precedente”.
Inoltre, il dipartimento ha sottolineato che “nonostante l’impegno per reprimere le reti di traffico in Italia, c’è stato un calo nel numero di arresti di trafficanti e di indagini, rispetto al periodo precedente”.
Insomma come dire che era meglio Minniti di Salvini.
Che lotta…
(da agenzie)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
LE NAVI ONG NON ATTIRANO MIGRANTI: QUANDO NON CI SONO NE ARRIVANO DI PIU’
Sono gli sbarchi fantasma a dribblare i porti chiusi di Salvini e Toninelli.
La Stampa racconta oggi in un articolo a firma di Fabio Albanese che il Viminale ha diffuso alcuni dati dai quali emerge che tra i 2144 migranti arrivati dal primo gennaio al 10 giugno, il 31%, 670 persone, viene della Libia, ma un 25% a testa arriva da Turchia (550) e Tunisia (543) e un altro 10% dall’Algeria.
Dalla Tunisia si arriva a Lampedusa e sulle spiagge dell’Agrigentino. Come sbarchi «fantasma» o «autonomi» il Viminale conteggia per quest’anno 815 arrivi (finora) al Sud contro i 930 di un anno fa, con un calo del 12%. Ma questi sono solo i numeri di chi è stato rintracciato, perchè non sempre è così.
Secondo uno studio di Matteo Villa (Ispi), nel solo mese di maggio dalla Libia sono partiti 2010 migranti e di questi appena 379 nello stesso periodo in cui al largo c’erano navi delle Ong, mentre i restanti 1631 sono partiti in periodi nei quali le navi umanitarie erano ferme nei porti (sotto sequestro o per manutenzione).
Come è avvenuto due fine settimana fa, quando tra migranti recuperati dai libici e riportati indietro, quelli salvati dalla Marina maltese e quelli arrivati in Italia si è toccato quota mille.
Questo a smentire ancora una volta il cosiddetto «pull factor» e cioè l’accusa che da anni viene fatta alle Ong di «attirare» i migranti ogni qual volta ci sono loro navi in mare.
Statisticamente, maggio e giugno sono i mesi con più partenze di migranti. Partenze che proseguono comunque per tutta l’estate. Cosa accadrà nelle prossime settimane, dunque, lo si potrà capire davvero solo alla fine della stagione.
(da agenzie)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
LASCIATI AL LARGO DELLE COSTE DELL’ISOLA DA UN PESCHERECCIO E POI HANNO PROSEGUITO CON UN GOMMONE
La dimostrazione che il pugno di ferro è solo una sceneggiata ad uso e consumo della
propaganda. Sono complessivamente 100 i migranti approdati nelle ultime ore a Lampedusa in tre sbarchi consecutivi
I primi 81 sono sbarcati all’alba di stamane con un gommone dopo essere stati lasciati al largo delle coste dell’isola da un peschereccio che stava tentando di fare rientro verso le coste del Nord Africa
La “nave madre” e’ stata intercettata e bloccata da una motovedetta della Guardia di Finanza
Subito dopo si sono registrati altri due “mini sbarchi”, con 12 e 7 migranti, ma non è ancora chiaro se siano da ricondurre al peschereccio sequestrato
Dodici migranti sono arrivati direttamente a terra e sono stati bloccati dai carabinieri. Altri 7 sono stati intercettati in mare; tre si sono lanciati in acqua nei pressi di Cala Pulcino. Due sono stati subito recuperati, un altro e’ riuscito a fare perdere le proprie tracce.
(da agenzie)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
IL PROBLEMA E’ CHE IN EUROPA SANNO FARE I CONTI E NON SI FANNO PRENDERE PER IL CULO DA DUE FUORICORSO FANCAZZISTI
Il professor Giuseppe Conte ha i numeri, e volendo li dà anche. E quindi contesta i calcoli dell’Europa davanti a un tavolo apparecchiato tra briciole di pizzette e rosticceria, come racconta oggi Ilario Lombardo sulla Stampa.
Con l’orgoglio di chi ha appena spiegato deficit e debito con i supplì e le crocchette, Conte ha quindi sostenuto che qui c’è qualcuno che ci giobba: «Riteniamo di avere i conti in ordine e confidiamo nelle nostre ragioni. Non accettiamo stime che non corrispondono alla realtà ».
Dire che l’Europa ha stime fuori dalla realtà è impegnativo
«Lo posso dire perchè noi semplicemente, grazie al nostro monitoraggio, abbiamo certificato flussi di cassa, risparmi di spesa e maggiori entrate. Lo dimostreremo mercoledì quando sarà approvato l’assestamento di bilancio, dopo che venerdì la Corte dei conti si sarà espressa».
Quale è allora secondo lei il motivo di questa rigidità : ragioni politiche?
«Non mi fate dire cosa penso. In questa fase voglio restare istituzionale».
Era stato lei però a dire, con realismo, che bisogna attenersi alle regole fin quando sono queste.
«Una cosa sono le regole, un’altra i numeri. Io sto contestando le loro stime di crescita e sto fornendo una certificazione delle mie stime attraverso l’assestamento. Per quanto riguarda le regole ho aperto una discussione con la mia lettera che è politica. In una famiglia si discute, che dite?».
La questione quindi è che c’è lontananza di stime tra i numeri della Commissione e quelli di un governo in cui i ruoli di maggior potere sono spartiti tra Salvini e Di Maio. E qui già un pubblico ministero raffinato e all’americana potrebbe dire: “Ho finito, vostro onore“.
Ma se vogliamo affrontare l’argomento in maniera più cogente dobbiamo partire dalla lettera con supercazzola che ieri Conte ha inviato all’Europa: perchè se c’era un qualsiasi errore sui conti, era quello il luogo deputato a farlo notare in modo inoppugnabile dimostrandolo con numeri e tabelle. P
urtroppo invece così non è andata. Perchè il premier si è limitato a scrivere cinque pagine di pii desideri su come dovrebbe essere l’Unione Europea e quanto dovrebbe cambiare. Tesi affascinanti, per carità , ma che sono come rispondere “Venerdì” alla domanda “Che ora è?”.
Perchè anche se Conte non se ne è accorto, quello che la Commissione Europea gli imputa è quello che gli ha risposto Pierre Moscovici: “si tratta di una discussione che non può essere fatta con commenti sulle regole bensì rispettando le regole che sono intelligenti e favoriscono la crescita economica”.
Bruxelles sta elegantemente facendo notare all’avvocato Conte che se si presenta in tribunale per difendere un suo cliente dall’accusa di aver commesso un reato e, nel merito, lo difende dicendo che quel reato non è una legge scritta particolarmente bene e ha dei difetti, la corte lo ascolterà con educazione e rispetto visto che è un professorone (cit.) e poi darà al suo cliente il massimo della pena.
Nella fattispecie sta accadendo che l’Europa chiede una correzione dei conti pari a dieci miliardi e che Conte ha risposto impegnandone due, peraltro già conteggiati per quota parte all’epoca della trattativa sul 2,4% diventato 2,04%.
Il resto sono chiacchiere di un chiacchierone di professione, che è la giusta sintesi tra gli altri due chiacchieroni che nemmeno lo fanno per professione.
Carlo Cottarelli sulla Stampa entra nei dettagli tecnici della replica:
La seconda parte della lettera (pagina 3) abbozza una risposta ai rilievi della Commissione sul nostro mancato rispetto delle regole, ma le rassicurazioni fornite sono limitate. Non ci sarà nessuna manovra per rafforzare i nostri conti, nessun fatto concreto per dirla alla Moscovici. La lettera dice solo che le previsioni fatte appena due mesi fa nel Documento di Economia e Finanza erano troppo pessimistiche.
Il deficit quest’anno non sarà del 2,4 per cento ma più basso. Di quanto più basso non c’è scritto, però. Anche se «i riscontri documentali necessari» saranno forniti “nelle competenti sedi tecniche”, il presidente del consiglio avrebbe potuto indicare il nuovo obiettivo. E’ significativo che non lo abbia fatto.
E poi c’è la questione delle entrate, sulla quale Conte sostiene che a Bruxelles si sbaglino:
In base ai dati usciti il 17 giugno, nei primi quattro mesi del 2019 le entrate per tasse e contributi sono aumentate solo dello 0,3 per cento rispetto allo stesso periodo del 2018. Nelle previsioni fatte in aprile (coerenti con un deficit del 2,4 per cento) l’aumento previsto per l’anno era dell’1,3 per cento. Non sembra quindi che le entrate, nel loro complesso, stiano andando meglio del previsto.
E per il 2020? Si ribadisce l’intenzione di ridurre il deficit strutturale, ma solo dello 0,2 per cento rispetto all’ 0,6 per cento richiesto dalla Commissione.
E, a parte un generico riferimento alla revisione della spesa e a maggiori entrate, anche non tributarie (maggiori trasferimenti da imprese pubbliche?), non si spiega come gli obiettivi possano essere compatibili con gli aumenti di spesa già legiferati e con l’intenzione del governo, pure ricordata nella lettera, di non aumentare l’Iva e di introdurre la flat tax.
Il problema di Conte è che non si rende conto che avere i numeri e darli sono due cose diverse. Il rischio, sempre più concreto, è che la partita si concluda con il più classico dei “Me le hanno date, eh?, ma quante gliene ho dette“.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
“VIOLATA L’AUTONOMIA DI COMUNI E PROVINCE”
Nelle more della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato inammissibili i ricorsi
di cinque regioni contro il Decreto Sicurezza, c’è una questione giuridica molto importante che fa comprendere come la situazione per la norma (e per la credibilità del ministro) sia piuttosto buia.
Spiega oggi Claudia Fusani sulla Stampa:
La Corte ha messo il naso in alcune disposizioni del Titolo II del Decreto e ha ritenuto che è «stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a comuni e province». Sono state così accolte le censure sull’articolo 28 che prevede «un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di tali enti». In pratica i giudici accusano il ministro dell’Interno di aver fatto una vera e propria invasione di campo nelle prerogative dei sindaci e “bocciano” i poteri straordinari attribuiti ai prefetti.
Il decreto infatti fece rumore anche nella parte in cui dà poteri speciali ai prefetti che, su mandato del ministro, devono individuare nella città «zone rosse», cioè pericolose per via dello spaccio o di altre forme di degrado ed impedire ai frequentatori di raggiungere quelle stesse zone tramite una sorta di Daspo urbano, divieti a frequentare una piazza o un giardino.
Insomma, è in arrivo una sorpresona per Salvini. Arriverà la prima volta che qualcuno solleverà la questione dell’incostituzionalità davanti a un giudice e questi rinvierà tutto alla Consulta.
A quel punto ciao ciao, un bacione.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 21st, 2019 Riccardo Fucile
LE OPINIONI DI COTTARELLI E DE MASI: “SOLO L’IMMIGRAZIONE CI SALVERA’”
Sempre più poveri, sempre più vecchi. E sempre di meno.
Il Rapporto Annuale dell’Istat descrive l’Italia come un Paese che corre il rischio, concreto, di una nuova decrescita economica e che si trova al centro di un’emorragia demografica inarrestabile. E, di conseguenza, con un futuro incerto. E, di conseguenza, con un futuro incerto. È il ritratto di una società impaurita, con poche prospettive, che rischia – come ha accennato anche il presidente dell’Istituto di Statistica nella presentazione del Rapporto – di doversi limitare a vivacchiare guardando al presente, data la nebbia che avvolge l’avvenire.
E che, di conseguenza, costituisce terreno fertile per un tipo di narrazione politica che gioca sulla paura: quella che vede i migranti – che pure, stando al rapporto, sono gli unici in grado di invertire la tendenza – come un pericolo e invita gli italiani a fare più figli per cambiare la tendenza. Ma quella che è stata finita “doppia recessione” è un fenomeno complesso. E a risolverlo non basteranno promesse elettorali, nè misure di breve periodo.
La possibilità che il Pil torni a calare nel secondo trimestre dell’anno – così come ipotizzato dall’Istituto nazionale di statistica – genera inquietudine, ma c’è un dato che riassume meglio di tutti la prospettiva di un Paese che non cresce, da nessun punto di vista. Se la tendenza non sarà invertita nel 2050 la popolazione italiana diminuirà di 2,2 milioni. Tradotto: 6 milioni di unità di forza lavoro mancanti.
Lo scenario è quello di un Paese in cui i giovani saranno sempre di meno e aumenteranno gli anziani. “In un contesto simile sorgerebbero due ordini di problemi – spiega Carlo Cottarelli ad Huffpost – uno è puramente numerico: con meno persone che lavorano il Pil è più basso. L’altro è un problema di produttività , che dipende dalla struttura demografica della popolazione. In una società dove ci sono più giovani l’economia cresce più rapidamente”.
C’è poi la questione delle pensioni: “Nella storia dell’umanità i giovani aiutano gli anziani. Ma se questi ultimi quando erano giovani hanno scelto di non avere figli, non avranno i giovani che alimenteranno le loro pensioni. Sarà un problema serio, ma in verità lo è già adesso. Se non cambia qualcosa sarà sempre peggio. Mi sento di dire che le politiche di questo governo non ci aiuteranno a cambiare situazione, sia dal punto di vista demografico che da quello economico. Anzi, corriamo il rischio di ritrovarci in una situazione simile a quella che l’Italia ha vissuto nel 2011/2012”.
Quanto alla bassa natalità , gli unici a invertire la tendenza sono gli stranieri.
Se la curva della popolazione non ha avuto una flessione più drastica è grazie a loro: “Non va ignorato che la crescita della popolazione italiana degli ultimi vent’anni è avvenuta unicamente grazie all’aumento della componente di origine straniera”, ha detto Blangiardo alla presentazione del lavoro.
Anche per Cottarelli la presenza di stranieri in Italia può essere d’aiuto tanto all’economia quanto alla demografia che, in un contesto del genere, sono strettamente collegati: “L’immigrazione regolare può risolvere il problema, certo. Ma sappiamo che per vari motivi questo crea tensioni. Del resto, una delle ragioni per cui la Lega ha preso tanti voti è la paura dell’immigrazione irregolare. È, per certi versi, il timore di un cambiamento che avviene molto rapidamente”.
Gli stranieri hanno dato un contributo fondamentale per arginare l’emorragia di nuovi nati nel Paese.
Il professor Cottarelli ride della proposta di Matteo Salvini di ridurre la pressione fiscale: “E con quali soldi? – si chiede – non è neanche una misura mirata alla natalità . Il problema grosso dell’Italia è il debito pubblico. Noi spendiamo il 3,7% del Pil (70 miliardi) per pagare gli interessi sul debito. Questi soldi gli altri Paesi li usano per altre misure, comprese quelle che riguardano la demografia”.
I dati sull’invecchiamento della popolazione sono chiari. Ma l’Italia non è la sola a trovarsi in questa situazione. Cambia, però, il modo in cui il problema viene affrontato. Per il professor Domenico De Masi, sociologo del Lavoro, anche in questo caso incide la gestione dell’immigrazione:
”È un andamento di tutti i Paesi ricchi. Gli altri hanno però pensato di compensare la minore presenza di ‘indigeni’ con gli immigrati”, dice ad HuffPost. L’idea che, alla luce di questi dati, gli italiani siano invitati a fare più figli lo fa sorridere: “Salvini dice che bisogna avere più figli? – afferma – ma se prima che un nuovo nato diventi forza lavoro devono passare almeno 20 anni. Il problema della carenza di giovani è, invece, attuale. E si può risolvere solo con gli immigrati”.
Per De Masi un’analisi demografica che si fermi all’Italia è miope: bisogna estendere lo sguardo al mondo intero: “In Italia in futuro la popolazione diminuirà , è vero, ma se guardiamo il dato globale ci accorgiamo che nel mondo, entro 10 anni, saremo un miliardo in più”. R
agionando in questi termini, per De Masi, il problema non si pone. Basta lasciare alle persone la possibilità di spostarsi da un Paese all’altro: “Per fortuna la situazione complessiva è tale che possiamo compensare le denatalità con le migrazioni. Ed è questo che Salvini non capisce”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
DOPO MEZZA GIORNATA DI BILATERALI, IL PREMIER E’ DIVENTATO PESSIMISTA, SERVE UN MIRACOLO PER EVITARE LA PROCEDURA… E SEMBRA CHIEDERE A SALVINI: “VUOI FAR CADERE IL GOVERNO? ASSUMITI LE TUE RESPONSABILITA'”
Quando dopo un giro di incontri con Angela Merkel, il lussemburghese Xavier Bettel, Donald
Tusk e soprattutto il presidente della Commissione Ue Jean Claude Juncker, l’ambasciatore italiano Maurizio Massari gli chiede come è andata, il volto di Giuseppe Conte è scuro.
Al premier è bastata una mezza giornata qui al Consiglio europeo per capire che per evitare la procedura per debito eccessivo contro l’Italia dovrà fare un vero e proprio miracolo.
Lo raccontano fonti dello stesso governo che a un certo punto della giornata si presentano in sala stampa con la mission di drammatizzare.
E così, attraverso la stampa, Conte lancia l’allarme diretto a Matteo Salvini.
Obiettivo: stanare il vicepremier leghista per capire se sulla procedura minacciata dall’Ue contro l’Italia è disposto a far cadere il governo. E’ questo il punto.
A sera, il premier si chiama da parte tre grandi quotidiani italiani: solo loro, esclusi gli altri giornalisti. Per drammatizzare ancor di più. Della serie: sono io l’unico argine alla procedura per debito eccessivo, una catena al collo della spesa pubblica italiana per i prossimi 5 anni al minimo. La palla a Salvini.
E’ la verità : l’Ue, cioè Commissione europea e tutti gli Stati membri, non sono disposti a fare sconti. Il punto è un premier arrivato ottimista e diventato pessimista nel volgere di poche ore, addirittura più preoccupato rispetto a dicembre, quando si è consumato lo scontro sulla manovra economica 2019.
Un premier che solo quando arriva a Bruxelles si rende conto della gravità della situazione: incredibile, visto che i messaggi degli europei sono sempre stati inequivocabili.
E poi manda i suoi a raccontare alla stampa la sua sorpresa per le brutte sorprese scoperte oggi, ad ammettere il fallimento della prima missione bruxellese. Improvvisazione o messaggio calcolato per Salvini? Magari un misto di entrambi.
Di solito i portavoce raccontano sempre una versione più rosea della realtà , tendono sempre a sminuire se le cose sono andate male. Invece Conte ci tiene a far sapere: last call per Salvini. Della serie: vuoi far cadere il governo o no?
Stamattina, a nemmeno 24 ore dall’arrivo a Bruxelles della lettera di risposta da Roma, Pierre Moscovici è stato chiaro: “Prenderemo anche in considerazione la risposta di Conte ieri, ma in questo momento una procedura per debito è giustificata, quindi andiamo a lavorare, in maniera costruttiva, per evitarla. Ma non lo si fa attraverso scambi, commenti sulle regole: lo si fa sul rispetto delle regole che sono intelligenti e favoriscono la crescita”.
Eppure fino a questo pomeriggio Conte era convinto che l’assestamento di bilancio, approvato per metà ieri in consiglio dei ministri e da completare alla prossima riunione dell’esecutivo mercoledì, sarebbe riuscito in qualche modo a evitare la ‘condanna’ dell’Italia.
Ottimista sul fatto che la presentazione dei dati del Tesoro che attesterebbero una situazione migliore per i conti pubblici nel primo semestre 2019 (“deficit al 2,1 per cento e non al 2,5 come previsto dalla Commissione”, aveva detto al suo arrivo al vertice) sarebbe stata sufficiente a evitare la procedura per debito, la prima nella storia della zona euro, suggerita dalla Commissione europea uscente, ‘acclamata’ dai ministri economici dell’Eurogruppo nell’ultima riunione a Lussemburgo la settimana scorsa, in dirittura d’arrivo all’Ecofin del 9 luglio che potrebbe aprirla formalmente.
Invece no. Nel giro di poche ore, cambia umore, raccontano i suoi.
A Bruxelles Conte cerca sponde ma non ne trova. Parla anche con il portoghese Antonio Costa, che in teoria potrebbe essere interessato a tenere un atteggiamento più morbido verso l’Italia, proprio perchè a capo di un paese che ha conosciuto da vicino le cure della Troika.
E invece magari proprio per questo, nemmeno Costa fa sconti. Per non parlare dell’olandese Mark Rutte: a fine 2018, nello scontro tra Roma e Bruxelles sulla manovra economica, gli olandesi hanno sempre fatto la parte dei ‘falchi’.
Fosse stato per loro, la procedura l’avrebbero aperta già a dicembre. Insomma, al minimo, gli interlocutori che Conte ha incontrato qui oggi hanno addossato la colpa a Palazzo Berlaymont. Della serie: mi dispiace, è la Commissione che decide.
In realtà , la Commissione indica gli Stati membri quali ultimo anello della catena che effettivamente deciderà se far scattare o meno la procedura, percorso obbligato di riduzione del debito che può durare anche 5 anni e potrebbe persino privare l’Italia dei fondi strutturali europei.
Ma, oltre a non aver trovato sponde negli altri leader, Conte è preoccupato proprio perchè qui a Bruxelles, raccontano sempre i suoi, ha inteso che la Commissione Juncker è prontissima ad andare avanti sulla procedura: trattasi di una Commissione uscente, in scadenza a fine ottobre, pertanto intenzionata a lasciare il segno e a non passare alla storia come l’esecutivo che ha permesso all’Italia di godere della flessibilità per un quinquennio, dal governo Renzi in poi.
Un ragionamento che è esattamente il contrario di quanto sostenuto da Matteo Salvini. Il leader della Lega ha sempre contestato la possibilità che la Commissione uscente possa assumersi la responsabilità di decidere una misura così pesante, mai usata per nessun paese della zona euro. Ecco: il premier la pensa all’opposto.
Proprio perchè sono in scadenza, Juncker e i suoi commissari sono più rigidi. C’è poco da fare o tanto, a seconda di quale sia l’obiettivo. Il suo è evitare la procedura. E quello di Salvini?
In effetti, i commissari europei chiedono un atto vincolante, una manovra correttiva già per il 2019 e poi impegni di riduzione del debito anche per la manovra 2020 e non solo.
A fine giornata, mentre al Consiglio proseguono le trattative sulle nomine europee tra leader impantanati nei veti incrociati (si va verso un nulla di fatto), Conte insiste che il suo governo non farà una manovra correttiva. Ma si rende conto che la strategia pensata all’inizio non basta a placare gli europei.
L’unica che non si espone sulla procedura per debito è Merkel, stando a quanto raccontano le fonti italiane. La Cancelliera rassicura Conte sul fatto che sarà tenuto informato sulle trattative sui nuovi incarichi europei, per una questiore di criteri geografici: paese grande del Mediterraneo, non può essere escluso. Ma certo non significa che, in queste condizioni di isolamento politico, l’Italia possa ambire a uno degli incarichi al vertice: presidente della Commissione o del Consiglio, Alto rappresentante per la politica estera, governatore della Bce. Nemmeno per sogno. L’Italia però dovrà scegliere un commissario come tutti gli Stati membri. Ma lo scambio tra Conte e Merkel non mette a fuoco questo, nè sul portafoglio, tanto meno sul nome. E’ ancora presto e anche qui c’è uno scarto tra le aspettative e la realtà .
Solo ieri Conte, al pranzo con Sergio Mattarella al Quirinale, prima del Consiglio europeo, ha parlato di “portafoglio economico di peso” per l’Italia. Il punto è che non siamo ancora a quel livello di discussione: prima i leader dovranno scegliere il presidente della Commissione e sarà lui a decidere la squadra.
“Parlare già ora di nomi italiani vuol dire bruciarli”, dice una fonte di governo. Ed è un’altra stoccata a Salvini che solo due giorni fa ha fatto un endorsement per il suo fedelissimo Giancarlo Giorgetti.
Ma oggi il tema non è il commissario o le nomine. In cima ai pensieri del premier c’è la procedura da evitare assolutamente. Anche perchè da qui passa il destino del governo. E’ chiaro il timore che, se l’Europa deciderà di ‘condannare’ l’Italia, Salvini possa far saltare il banco. In questa partita, Conte si gioca tutto.
E con lui il M5s, per niente interessato a tornare al voto.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
NEL TESTO DELLA DICHIARAZIONE SCONTATA DI INAMMISSIBILITA’ DEI RICORSI DELLE REGIONI CADE UNO DEGLI STRUMENTI PRINCIPALI DEL DECRETO (IN)SICUREZZA
La Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro il decreto sicurezza presentati dalle Regioni Calabria, Emilia Romagna, Marche, Toscana e Umbria, che ne hanno impugnato numerose disposizioni lamentando la violazione diretta o indiretta delle loro competenze.
In particolare, la Corte Costituzionale, nel dichiarare inammissibili i ricorsi delle Regioni sulle politiche migratorie, ha ritenuto che con il decreto sicurezza voluto dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini, e diventato legge a dicembre 2018, non ha avuto incidenza diretta o indiretta sulle competenze regionali.
Ma la Corte non ha compiuto alcuna valutazione sulla legittimità costituzionale dei contenuti delle norme impugnate: se vi sarà un ricorso specifico su questo tema si esprimerà .
Ma la Consulta ha ritenuto, allo stesso tempo, che sia stata violata l’autonomia costituzionalmente garantita a comuni e province.
Pertanto, ha accolto le censure sull’articolo 28 che prevede un potere sostitutivo del prefetto nell’attività di tali enti.
In pratica crolla il tentativo di Salvini di esautorare i sindaci facendo leva sul controllo che il ministro esercita sulle prefetture.
(da agenzie)
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Giugno 20th, 2019 Riccardo Fucile
RIDICOLA GIUSTIFICAZIONE PER IMPEDIRE L’ACCESSO AGLI ATTI, COME DA LORO DIRITTO, DA PARTE DEI DUE PARLAMENTARI: “COPERTO DA SEGRETO DI STATO”
Bugie, bugie e ancora bugie. “Il Governo italiano ha più volte affermato, anche con toni
enfatici, che la cosiddetta Guardia Costiera libica avrebbe la capacità di effettuare il coordinamento delle operazioni di soccorso in mare nell’area Sar dichiarata dal Governo di Accordo Nazionale libico” ma “per poter affermare che vi sia una effettiva capacità di coordinamento operativo è necessario riscontrare la presenza” di alcune condizioni l’esistenza delle quali figura in uno specifico Rapporto “al quale è stato opposto il segreto di Stato dalla Guardia Costiera italiana”.
Così il senatore Gregorio De Falco che in una nota sottolinea: ” il Governo ha più volte trattato tale materia, sostenendo che la cosiddetta Guardia Costiera libica sarebbe in possesso delle capacità necessarie; quindi, o il Governo divulga un contenuto non corrispondente alla ipotizzabile complessità della realtà , e quindi fornisce informazioni distorte, oppure si deve intendere che in quel Rapporto vi sarebbero altri elementi degni di tutela. Ma in tale caso è sufficiente omettere questi ultimi per fornire una informazione all’opinione pubblica che deve essere ritenuta dovuta, tenuto conto del fatto che il Governo con il suo agire ha declassificato l’argomento”.
Stessa obiezione anche da Liberi e Uguali.
“Perchè la Guardia Costiera del nostro Paese custodisce gelosamente il rapporto che secondo gli impegni europei è tenuta a preparare sulle capacità , sui requisiti di legalità , sulle capacita’ operative di salvataggio nel rispetto delle norme internazionali della cosiddetta Guardia Costiera libica?”
Lo afferma Erasmo Palazzotto di Sinistra Italiana. “Perchè il segreto su informazioni – prosegue il parlamentare della sinistra – che l’opinione pubblica internazionale e il nostro Paese devono conoscere su un’organizzazione che ha rapporti con trafficanti, milizie private, che non rispetta gli standard internazionali? Di che cosa ha paura la Guardia Costiera del nostro Paese, che venga rivelata una verità sotto gli occhi di tutti? E cioè che di fatto la cosiddetta Guardia Costiera libica è utilizzata esclusivamente per effettuare respingimenti collettivi vietati dalle convenzioni internazionali”.
“La ministra Trenta e il ministro Toninelli – conclude Palazzotto – rendano pubblico il rapporto segretato. Noi da parte nostra presenteremo un’interrogazione parlamentare al governo”.
(da Globalist)
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