Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
LA DENUNCIA DEL CLIMATOLOGO DANESE OLSEN, GLI STUDI SCIENTIFICI SUL RISCALDAMENTO GLOBALE E QUEI COGLIONI SOVRANISTI CHE LO NEGANO
Il riscaldamento globale non esiste e tutti quelli che ci credono sono dei gretini? Provate a
raccontarlo a Steffen Olsen, il climatologo danese che giovedì scorso (13 giugno) ha scattato in Groenlandia (vicino a Qaanaaq) una foto che sta facendo il giro del mondo.
Nella foto si vedono due mute di cani da slitta che “camminano sull’acqua”. Invece che trainare le slitte sul ghiaccio i cani sono costretti ad avanzare su una specie di “lago” che ricopre lo strato di ghiaccio sottostante.
Cosa mostra quella foto e cosa stava facendo Olsen? La spedizione stava andando a recuperare una stazione climatologica e oceanografica e nel farlo ha attraversato un fiordo, il fiordo di Inglefield, nel Nord Ovest della Groenlandia e poco al di sotto del Circolo Polare Artico.
Sotto le slitte e le zampe dei cani c’è poco più di un metro di ghiaccio ricoperto da una ventina di centimetri d’acqua. L’acqua è risalita da alcune crepe nella superficie del ghiaccio, al di sotto del quale l’oceano si estende fino ad una profondità di 800 metri. È la stagione dello scioglimento dei ghiacci, ma quest’anno il fenomeno è avvenuto più rapidamente del solito e per questo motivo l’acqua è rimasta sulla superficie. Proprio per questo motivo i ricercatori non sono riusciti a recuperare il materiale scientifico che è andato perduto.
Cosa c’è quindi di strano, se anche i ghiacci si sciolgono durante l’estate artica allora il fenomeno è perfettamente normale. La risposta è no.
Perchè — spiega oggi Olsen a Repubblica — la situazione è molto diversa da quella usuale. «Mercoledì scorso abbiamo registrato un nuovo primato. La temperatura è infatti salita di ben 40 gradi al di sopra di quella stagionale, raggiungendo i 17,3 gradi», dice il ricercatore danese che ricorda che lo scioglimento dei ghiacci è sì un fenomeno “naturale” ma che in genere una situazione simile si verifica a fine estate e non all’inizio.
Alla data del 13 giugno il 40% della Groenlandia ha già perso notevoli quantità di ghiaccio, più di 2 miliardi di tonnellate.
Su Twitter Olsen racconta anche il lato umano della foto. Le popolazioni che vivono in Groenlandia utilizzano il ghiaccio che si forma sul mare come strada per spostarsi da un punto all’altro (ad esempio attraversare i fiordi) oppure per cacciare o pescare (attraverso fori praticati nel ghiaccio).
Le nuove condizioni climatiche come appunto l’inondazione del ghiaccio dell’acqua che si trova sotto la superficie ghiacciata possono mettere a rischio le capacità di sopravvivenza di quelle comunità . Un problema locale che ha ripercussioni globali, perchè lo scioglimento dei ghiacci dell Groenlandia è una delle cause dell’innalzamento del livello dei mari. E a rischiare a quel punto sono altre comunità costiere.
Eppure c’è ancora chi nega che il global warming sia una cosa vera.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
IL COMUNICATO DEI LEGALI DEI PATRIOTI EUROPEI DELLA SEA WATCH
Il TAR Lazio non ha rigettato nel merito il ricorso presentato dagli avvocati del team legale di Mediterranea Saving Humans in favore di Sea Watch 3. Ciò significa che non si è pronunciato sulla legittimità del provvedimento, il primo a discendere direttamente dal Decreto sicurezza bis, che ad oggi impedisce alla nave di fare ingresso in acque territoriali italiane.
Il tribunale amministrativo si è infatti limitato a respingere la richiesta di sospendere temporaneamente gli effetti del provvedimento in questione.
Ciò appare comunque gravissimo.
Il TAR ha infatti paradossalmente sostenuto che lasciare in mare 43 persone inclusi dei minorenni, più l’equipaggio della nave, per giorni e giorni, non rappresenti quelle condizioni di eccezionale gravità e urgenza che consentono di approntare misure cautelari come quella richiesta.
Lo stesso tribunale amministrativo, affermando che tutte le persone vulnerabili siano state già fatte sbarcare, non considera evidentemente come vulnerabili nè i minori nè i naufraghi che fuggono dalla guerra libica e dalle torture già subite in quel paese.
Rispetto ai minori, fin dai primi momenti successivi al soccorso la SW3 ha segnalato a tutti i centri di coordinamento e soccorso la presenza di minori non accompagnati a bordo; questa circostanza è stata dettagliatamente segnalata anche alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di Palermo.
Appare gravissimo dunque che il tar ritenga che nulla possa imputarsi alle autorità italiane in merito alla loro protezione.
Affermare, legittimamente, che il tribunale amministrativo non può entrare nel merito di questioni riguardanti i diritti soggettivi, non significa però che lo stesso tribunale, nel valutare la posizione della nave, non sia tenuto anche a considerare che essa è determinata anche dalle condizioni individuali dei singoli naufraghi e il loro effettivo status giuridico, ad esempio di potenziali richiedenti asilo.
Il TAR non accenna mai, inoltre, al diritto internazionale del mare, che impone l’obbligo di sbarcare i naufraghi soccorso nel porto sicuro più vicino e più rapidamente possibile, e al quale ogni provvedimento come quello emanato contro Sea Watch è e deve essere subordinato.
Ribadiamo quindi che non si tratta di una decisione sul merito dei provvedimenti impugnati, la cui legittimità continuiamo a contestare, così come abbiamo intenzione di usare tutti gli strumenti che il diritto ci mette a disposizione per tutelare i diritti di chi coraggiosamente fugge dalla Libia e di chi attraversa il mediterraneo e le soccorre.
È invece crudele e irresponsabile continuare oggi ad affermare che le persone soccorse vadano riportate in una zona di guerra, mentre l’ONU e il Consiglio d’Europa continuano a ricordare al governo italiano che si tratterebbe di un reato terribile.
La paradossale e assurda guerra contro l’umanità e il diritto internazionale nasconde accordi e finanziamenti a quelle che di fatto sono milizie armate e continua a testare, in mezzo al Mediterraneo, quanto l’opinione pubblica italiana ed europea sia disposta a sopportare il disprezzo della dignità delle persone, oltre che offrire ai governi un’arma di distrazione di massa che permette loro di non occuparsi dei veri problemi delle popolazioni di cui sono responsabili: il lavoro, il reddito, il welfare, l’impoverimento di paesi alla deriva.
Distruggere i diritti umani e lo stato di diritto nel Mediterraneo significa renderli fragilissimi anche in terra. Dal futuro delle nostre navi dipende il futuro delle nostre società .
Sea-Watch
Mediterranea Saving Humans
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Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
GLI AGENTI DI POLIZIA USATI COME GUARDIE PRIVATE PER TUTELARE AZIENDE CHE VIOLANO I CONTRATTI: DI MAIO NON HAI NULLA DA DIRE?
Ci sono proteste sindacali di cui il ministro del Lavoro e lo Sviluppo Economico non parla. La
prima è quella dei lavoratori di Italpizza, a Modena. La seconda è quella dei facchini di Finiper a Soresina.
Eppure quello che sta accadendo dovrebbe suscitare l’interesse di Luigi Di Maio, non solo in quanto ministro ma come politico che ha più volte promesso e giurato di voler difendere la dignità dei lavoratori.
Ma c’è un altro ministro che dovrebbe dare delle risposte. Quel ministro è il titolare del Viminale, Matteo Salvini. Entrambi i vicepremier dovrebbero spiegare quello che sta succedendo.
A Modena i Cobas denunciano in un comunicato che «per aggirare lo sciopero Italpizza tenta di far entrare dei lavoratori esterni in sostituzione di quelli davanti ai cancelli, pratica proibita dalla legge italiana come pratica antisindacale: alcuni addetti aprono un cancello provvisorio sul retro dello stabilimento, mentre in uno stradello adiacente i lavoratori esterni aspettano che il padrone della cooperativa li venga a prendere».
Di Maio in quanto ministro del Lavoro non ha nulla da dire?
Per il ministro della dignità è perfettamente normale che su 600 dipendenti solo un’ottantina siano assunti direttamente. I restanti sono tutti precari che lavorano per alcune cooperative riconducibili alla proprietà .
Salvini invece dovrebbe chiarire come mai da qualche mese è la Polizia a garantire la continuità produttiva dell’azienda. Come raccontava Giovanni Iozzoli qualche tempo fa su Carmilla un reparto della Celere assicura che sindacalisti e picchetti non turbino il regolare svolgimento delle attività lavorative. La proprietà decide con quali sindacati trattare il S.I. Cobas è stato escluso.
Risultato: un sindacalista dei Cobas ieri è stato preso per il collo da un agente. Un mese fa un altro sindacalista del S.I. Cobas di Bologna, Simone Carpeggiani, era stato pestato da sei agenti.
Eppure i lavoratori non chiedono chissà cosa: protestano contro la decisione di dare in appalto alle cooperative «lavoratori che erano inizialmente assunti direttamente, con contratto Alimentare, passando a contratto Logistica (facchinaggio) e infine, con un accordo firmato da Cgil-Cisl-Uil, a gennaio 2016 passano tutti al contratto Pulizie/Multiservizi (che per legge non potrebbe essere applicato a chi manipola alimenti», un contratto che comporta la compressione del 40% dei salari.
A Soresina la musica è la stessa. Ed è la musica prodotta dalla manganellate, dalle cariche e dallo scoppio dei lacrimogeni.
Lì Polizia e Carabinieri hanno caricato con violenza i 170 facchini licenziati da Finiper — la ditta proprietaria dei supermercati Iper — che stavano protestando assieme alle loro famiglie. La presenza di donne e bambini non ha fermato la carica delle forze dell’ordine. Eppure fino a quel momento la manifestazione, seppur tesa, era stata pacifica.
C’è chi punta il dito contro i due decreti voluti da Matteo Salvini e approvati dal Governo: il decreto sicurezza e il decreto sicurezza bis.
I provvedimenti contengono norme che inaspriscono le pene nei confronti di chi protesta. Dai due ai dodici anni di carcere per blocchi stradali (ad esempio per un picchetto ai cancelli) e ferroviari, quattro anni per chi fa esplodere petardi e accende fumogeni durante i cortei, inasprimento delle pene e delle sanzioni per il reato di resistenza a pubblico ufficiale (senza dimenticare che gli agenti ti possono manganellare senza troppi complimenti).
Tutte disposizioni che si traducono in una criminalizzazione e repressione violenta delle lotte sindacali e sociali.
C’è chi ritiene che il nuovo decreto Salvini serva solo per impedire gli sbarchi dei migranti, punire le Ong e chiudere i porti. Ma in realtà è uno strumento di repressione che limita la libertà di tutti i cittadini e lavoratori italiani. Forse è per questo che il ministro dell’Interno, che nelle ultime settimane ha iniziato a parlare di lavoro, lavoro, lavoro non si è fatto vedere ai cancelli delle aziende presidiate dalla Celere.
Ed è un peccato, sarebbe stata un’occasione fantastica per indossare la maglietta della Polizia. E forse così i lavoratori avrebbero capito da che parte stanno quelli che fanno parte del governo dell’Avvocato del Popolo.
(da “NexQuotidiano”)
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Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
GOVERNO VERGOGNOSO E INCAPACE DI GARANTIRE SICUREZZA AI CITTADINI… I FERMATI PER LA PRECEDENTE AGGRESSIONE SONO ADERENTI A CASAPOUND, MA GLI ISTIGATORI QUOTIDIANI ALL’ODIO SONO ANCORA A PIEDE LIBERO
Una nuova aggressione la scorsa notte ha preso di mira i ragazzi del Cinema America, ovvero l’associazione che negli ultimi anni a Roma ha riportato il cinema in piazza. Vittima l’ex ragazza del presidente dell’Associazione ‘Piccolo America’, Valerio Carocci. La donna è stata aggredita ieri sera nei pressi di piazza San Cosimato, nel quartiere romano di Trastevere.
Sulla vicenda indaga la Digos impegnata già , con i carabinieri, nelle indagini sull’altra aggressione avvenuta sabato ai danni di quattro giovani che indossavano la maglia del Cinema America per la quale sono stati identificati e denunciati quattro appartenenti a movimenti dell’estrema destra Blocco studentesco e Casapound.
Vittime di quel raid, alcuni ragazzi colpevoli di indossare magliette “antifasciste”
La questura di Roma “ha attivato adeguate misure di vigilanza in tutta l’area interessata dagli eventi dell’associazione ‘Piccolo America’, tese ad assicurare -si legge in una nota- che le attività culturali e ricreative si svolgano in assoluta serenità “.
“Prima 4 ragazzi ‘colpevoli’ solo di indossare una maglietta, ora anche una ragazza. Che vigliacchi. Gli episodi di violenza che, come ha accertato la Digos,sono collegati a militanti di #CasaPound sono vergognosi e non verranno mai tollerati in questa città . Vicini al #CinemaAmerica”. Così su Twitter la sindaca di Raggi.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
MAX BUGANI AL FATTO MAGNIFICA DI BATTISTA, SEGNALE DI UN CAMBIO DI VERTICE IMMINENTE?
Quando parla Max Bugani di solito si ricorda sempre che il socio di Rousseau è molto vicino a
Davide Casaleggio. E quindi se Bugani rilascia un’intervista al Fatto nella quale magnifica il ruolo di Alessandro Di Battista e dice che Luigi Di Maio non può fare tutto da solo, questo significa che la decisione è presa: Giggetto inizi a tremare. Ecco una parte del colloquio della voce di Casaleggio con Luca De Carolis
Ha usato parole molto dure, ma Alessandro è una voce importante del M5S. Nel momento in cui dice certe cose dà sfogo a quello che pensano tantissimi elettori e iscritti che aspettavano quelle parole, e che finora erano stati un po’ in apnea
C’è malessere nei suoi confronti. Temono voglia togliere il posto a Di Maio. Non ha mai pensato di sostituire Luigi
Chi lo dice non conosce Alessandro.
Che ruolo dovrebbe avere Di Battista?
Questo si può vedere, in base alla situazione. Ma di certo ci serve.
Di Maio gli ha risposto a muso duro: “Se Alessandro torna a lavorare per il M5S siamo felici, è più utile chi lavora che gli opinionisti”.
Sono due persone di spessore, con caratteri forti. Ma non sono alternativi, sono complementari.
Avrete davvero la forza? Sembrate terrorizzati dal voto anticipato.
Abbiamo quella forza. E comunque ora sarà fondamentale la riorganizzazione, perchè non può essere tutto sulle spalle di Di Maio, che ha fatto il massimo per una forza politica senza struttura
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
COME I SOVRANISTI SONO AL SERVIZIO DI INTERESSI STRANIERI, MAI DELL’ITALIA
Matteo Salvini in visita a Washington ha incontrato il numero due della Casa Bianca, il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence che lo ha invitato a completare il Tap «ad ogni costo», annullando quindi le possibili opposizioni del Movimento 5 stelle.
Matteo Salvini dovrà calibrare bene l’incitamento di Mike Pence sul Tap, il Gasdotto Trans-Adriatico.
Infatti non piace per nulla al Movimento 5 stelle, ma nell’ottica di una alleanza con gli Usa si rivela fondamentale. Glielo ha detto chiaramente Mike Pence, che gli ha detto di fare «tutto il necessario».
E se questa frase arriva dall’amministrazione Trump, ha un certo peso. La costruzione del tratto italiano del gasdotto che porterà il metano dall’Azerbaigian fin dentro l’Europa, potrebbe quindi cementare una alleanza anti Russia, ma minare quell’equilibrio già di per è instabile con il movimento partner di governo.
L’interesse americano non è tanto economico quanto geopolitico: il Tap indebolirebbe la Russia, e Pence ha presentato a Salvini un dossier, inaspettato, solo sul gasdotto.
Se ne era già discusso con Giuseppe Conte, ma ora la Casa Bianca mira a portare dalla sua il leader leghista. Non interessano agli Usa le cause legali intentate a Lecce da chi ha presentato ricorsi, e nemmeno sembra essere interessata alle critiche e agli ostacoli del Movimento 5 Stelle, il tap “s’ha da fare”. «Whatever it takes»
Sovranisti al servizio di interessi stranieri, insomma.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
NON HA CAPITO CHE ESSERE SERVI SIA DI TRUMP CHE DI PUTIN PER UN SOVRANISTA TAROCCO SENZA IDEALI E’ NORMALE… C’E’ UNA GRANDE TRADIZIONE ITALIANA DI VENDUTI AD INTERESSI STRANIERI
Ieri Marco Travaglio aveva un pensiero stupendo in testa: l’alleanza tra Lega e Partito
Democratico con il M5S (e il Fatto) all’opposizione. Oggi invece il direttore se la prende con i giornaloni (un termine caro al suo maestro Montanelli) che sventolano il pericolo Trump nei confronti del povero Matteo Salvini. Perchè, è la tesi di Travaglio, Corriere, Repubblica e Stampa così si autosmentiscono visto che fino a ieri dicevano che il Capitano era agli ordini di Putin:
Immaginate il nostro spaesamento quando ieri abbiamo scoperto che era tutto uno scherzo. “Salvini si piega all’agenda Trump”,“Pompeo fa accettare al vicepremier l’agenda di Trump su Cinae Russia”(La Stampa ), “L’amicone americano…non incontra Trump, ma si offre come unico partner italiano affidabile”,“Salvini a lezione da Trump: ‘Noi i più vicini agli Usa’” (Repubblica), “Salvini a Washington vede Pence e Pompeo: i nostri Paesi mai così vicini”(Corriere della Sera), “Salvini porta a Trump la testa dei grillini”(il Giornale).
Ma come, quel gran figlio di Putin si mette il parrucchino color pannocchia e si trumpizza così, di punto in bianco
E i fiumi d’inchiostro versati dai nostri strateghi sulla quinta colonna dei russi per scardinare l’Europa e l’Occidente: non avranno disboscato mezza Amazzonia per niente? E i signorini grandi firme che annunciavano l’imminente sbarco dei cosacchi in Italia a bordo del Carroccio per abbeverare i cavalli alla fontana di piazza San Pietro: non ci avranno spaventati invano?
E i troll russi che— non contenti di aver subornato gli inglesi pro Brexit e il popolo italiano contro Renzi e pro M5S&Lega —la notte del 27 maggio 2018 avevano assaltato il Quirinale per spodestare il nostro Presidente con l’hashtag eversivo #Mattarella dimettiti in combutta con Salvini, Di Maio, la Casaleggio e l’Internazionale Sovranista?
Ora, ad occhio si potrebbe rispondere con grande semplicità a Travaglio ricordando che, Russiagate alla mano, non si capisce perchè l’una cosa (l’esser servo di Putin) smentisca l’altra (l’esser servo di Trump), visto che i due vanno d’amore e d’accordo al limite dell’impeachment.
Ma soprattutto, come gli accaduto per il caso Marra (quando lui magnificava le doti del boiardo romano mentre i suoi giornalisti lo prendevano a schiaffi mettendone in luce i lati oscuri), forse Marco dovrebbe dare un’occhiata al Fatto Quotidiano di ieri. Per lo meno al titolo di prima pagina:
Pare infatti piuttosto chiaro che a dipingere un Matteo Salvini agli ordini di Donald Trump è stato anche Il Fatto Quotidiano. Ovvero lo stesso giornale che ha parlato a più riprese anche della vicinanza del Capitano a Putin e che il 2 marzo scorso apriva la sua prima pagina con siffatto titolone (da giornalone):
E insomma, a leggere i titoli del Fatto pare proprio che “quel gran figlio di Putin” si sia messo “il parrucchino color pannocchia” e si sia trumpizzato “così, di punto in bianco”. Esattamente come dicevano i giornaloni. Ma non è mica questo il punto.
Il punto è sempre lo stesso: ma Travaglio lo legge il Fatto, almeno ogni tanto?
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
MAGGIORANZA SI SPACCA. M5S E PD VOTANO INSIEME
Dopo il caos in commissione Vigilanza Rai la settimana scorsa, la maggioranza si divide nuovamente sulla risoluzione proposta da M5S contro il doppio incarico al presidente Rai Marcello Foa.
Il testo è passato con 21 voti a favore (oltre che M5S hanno votato sì Pd e il rappresentante di Leu) e 9 voti contrari, tra cui quelli della Lega.
La risoluzione impegna Foa a lasciare immediatamente l’incarico di presidente di Rai Com.
La decisione di oggi non è vincolante ai fini del mantenimento dell’incarico di Foa nell’una o nell’altra presidenza, ovvero non implica la decadenza, ma di certo costituisce un significativo segnale politico.
Prima della risoluzione proposta dal Movimento 5 Stelle è stato messo ai voti un analogo testo messo a punto dal Pd, che non ha ottenuto la maggioranza necessaria, essendo stato votato solo dai dem.
E nella dichiarazione di voto il Pd ha detto che Foa si deve dimettere. Concetto ribadito dal capogruppo dem in commissione Davide Faraone anche su Twitter: “Passata risoluzione dimissioni #Foa #Raicom la maggioranza non esiste più. Foa prenda atto del voto e si dimetta, incapace di guidare la Rai”.
Il capogruppo della Lega, Massimiliamo Capitanio, ha annunciato, inoltre, il ritiro dell’emendamento al testo proposto dal M5S, che eliminava in sostanza l’invito a rimuovere Foa dal doppio incarico. La scorsa settimana il Movimento 5 Stelle aveva deciso all’ultimo momento di non votarlo, proprio mentre gli alleati di governo davano il via libera con il Pd allo stanziamento per Radio Radicale, contro il quale si è sempre battuto il Movimento.
“Oggi è ufficialmente nata una nuova maggioranza targata M5s e Pd”, commentano Daniela Santanchè e Federico Mollicone di Fratelli d’Italia.
“Mi auguro che l’Azienda agisca rapidamente adeguandosi all’invito della Commissione di Vigilanza, tributando così al Parlamento il rispetto che gli è dovuto” scrive su Facebook il consigliere d’amministrazione della Rai in quota Pd Rita Borioni.
(da agenzie)
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Giugno 19th, 2019 Riccardo Fucile
DUE VIDEO RICOSTRUISCONO L’AGGRESSIONE
Quattro i giovani individuati per il pestaggio dei ragazzi con la maglia del Cinema America.
Tra di loro anche il coordinatore romano del Blocco Studentesco, vicino a CasaPound. Sui suoi profili social riferimenti alle Tartarughe e vignette di Hitler
Le telecamere di sicurezza piazzate nella zona di Trastevere hanno aiutato i Carabinieri e gli agenti della Digos a isolare le immagini del pestaggio della scorsa notte a Roma, quando alcuni giovani sono stati aggrediti e picchiati perchè indossavano a «maglia antifascista» del Cinema America.
Sarebbero quattro i responsabili delle violenze, tutti appartenenti e vicini ai movimenti dell’estrema destra capitolina. Tra di loro, secondo quanto riportato da Il Messaggero, anche il coordinatore del Blocco Studentesco romano, molto vicino a CasaPound e con una bacheca social esplicita.
Marco Ciurleo, coordinatore di Blocco Studentesco (Casapound), Stefano Borgese (nato nel 1981) e Matteo Mecucci (classe 1998) sono tre dei quattro identificati per l’aggressione ai ragazzi del Cinema America a Trastevere.
Lo scrive il Messaggero che precisa che Mecucci non è accusato di aver partecipato al pestaggio.
Alcuni di loro hanno precedenti penali e partecipazioni a manifestazioni dell’estrema destra. Hanno dai 20 ai 38 anni e vivono a Casalotti, Balduina e Trionfale.
Sono stati riconosciuti grazie ai tatuaggi come il numero 4 in caratteri romani, il taglio dei capelli e i tratti salienti del volto.
Vincenzo Bisbiglia sul Fatto aggiunge che a fare nuova luce sulla ricostruzione dei fatti ci sono due video, acquisiti dai carabinieri della stazione Trastevere da altrettante telecamere di sorveglianza.
Nel primo filmato, si vedono chiaramente i quattro presunti aggressori pedinare le loro vittime per una strada limitrofa a quella della rissa, via di San Francesco a Ripa; nella seconda sequenza, ci sono i due gruppi che parlottano e poi uno dei quattro “pedinatori” che rifila un pugno ai giovani, con una rissa che si conclude quasi subito con la fuga delle vittime e, successivamente, degli aggressori.
Secondo gli inquirenti, i due video messi insieme — non consecutivi — lascerebbero pensare alla premeditazione.
(da agenzie)
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