Destra di Popolo.net

COMMISSIONE UE: “SALVINI FACCIA SBARCARE I PROFUGHI, POI SOLUZIONE CON UNA RIDISTRIBUZIONE”… DEPUTATI CHIEDONO DI SALIRE A BORDO

Giugno 27th, 2019 Riccardo Fucile

LA SEA WATCH PRESENTA ESPOSTO IN PROCURA PER RILEVARE “CONDOTTE DI RILEVANZA PENALE DELLE AUTORITA’ MARITTIME PREPOSTE AI SOCCORSI”

Ancora nulla di fatto per la Sea Watch 3, la nave con 42 migranti ferma a un miglio dall’isola di Lampedusa dopo aver violato i divieti d’ingresso nelle acque territoriali italiane.
Intervenendo da Osaka, in Giappone, a margine del G20, Conte ha sottolineato che la competenza, ora, ”è della magistratura, non della politica”, visto che “c’è una palese violazione delle regole internazionali” (si riferiva a quelle di Salvini evidentemente)
Alcuni parlamentari, intanto, chiedono di salire a bordo della nave: “Gentile Comandante, con la presente le formalizziamo la nostra decisione, già  preannunciata a voce, di esercitare le nostre prerogative ispettive salendo a bordo della motonave Sea Watch3 immediatamente con una delegazione di 6 parlamentari”, hanno affermato il capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio, il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni e Riccardo Magi di Radicali Italiani.
La Sea Watch ha presentato un esposto alla procura di Agrigento affinchè si valutino “eventuali condotte di rilevanza penale” da parte delle “autorità  marittime e portuali preposte alla gestione delle attività  di soccorso” e per chiedere che venga valutata “l’adozione di tutte le misure necessarie” per consentire lo sbarco dei migranti “e porre fine alla situazione di gravissimo disagio” a cui sono sottoposti.
Sulla questione è intervenuto anche il commissario europeo all’Immigrazione, Dimitris Avramopoulos: “La Commissione Ue è coinvolta da vicino nel coordinarsi con gli Stati membri per trovare una soluzione per ricollocare i migranti della Sea Watch 3 una volta sbarcati”. Avramopoulos aggiunge:   “Alcuni Stati stanno mostrando la volontà  di partecipare a tali sforzi di solidarietà ” ma “la soluzione per le persone a bordo è possibile solo una volta sbarcate. Per questo spero che l’Italia, in questo caso, contribuisca ad una veloce soluzione per quanti sono a bordo”.

(da agenzie)

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ERA LAMPEDUSA IL “PORTO PIU’ SICURO E VICINO” DOVE DOVEVA DIRIGERSI LA SEA WATCH: L’AUTOGOL DI SALVINI IN UN SUO POST

Giugno 27th, 2019 Riccardo Fucile

QUEI CAZZARI CHE VOLEVANO CHE LA SEA WATCH ANDASSE IN OLANDA NON CONOSCONO NEANCHE LE NORME SUI SOCCORSI

La decisione di Carola Rackete di “forzare” l’inesistente blocco navale e di fare rotta verso Lampedusa dopo 14 giorni di attesa ha scatenato le ire dei sovranisti.
Perchè in tutto quel tempo la Sea Watch 3 non ha fatto rotta verso l’Olanda o qualche porto tedesco? L’imbarcazione della Ong tedesca ha invece preferito rimanere sul limite delle acque territoriali italiane al largo di Lampedusa. Secondo i fan di Salvini è un chiaro segnale che l’intento delle organizzazioni non governative non è quello di salvare vite ma è quello di portare i migranti proprio in Italia.
È davvero così? Lo stallo di queste ultime due settimane è la prova dell’esistenza di un disegno, di un piano di invasione per trasferire persone dall’Africa al nostro Paese?
La risposta è no.
Non è così che funzionano i soccorsi in mare.
Prendiamo ad esempio il post di Matteo Salvini del 13 giugno. Il ministro dell’Interno informava che al momento del salvataggio delle 52 persone “la nave illegale” Sea Watch si trovava “a 38 miglia dalle coste libiche, a 125 miglia da Lampedusa,   a 78 miglia dalla Tunisia e a 170 miglia da Malta”.

Le autorità  libiche — che avevano in carico la gestione dei soccorsi — hanno ordinato alla Sea Watch di fare rotta verso Tripoli “come porto più vicino per lo sbarco“.
Anche per Salvini quindi lo sbarco deve avvenire “nel porto più vicino”. Il che come gli esperti di geografia sanno esclude l’Olanda o i porti tedeschi (che si affacciano sul Mare del Nord).
Il ministro dell’Interno però dimentica un piccolo particolare. Lo sbarco delle persone tratte in salvo non devono essere sbarcate nel porto più vicino ma nel porto sicuro più vicino, il cosiddetto place of safety (POS).
Escludendo dalla lista di Salvini Libia e Tunisia, che per diverse ragioni non possono essere considerati porti sicuri rimangono Italia e Malta.
Tra le due la più vicina è appunto (e lo dice lo stesso Salvini) Lampedusa, ovvero l’Italia.
Solo una volta sbarcati nel nostro Paese i migranti possono essere identificati e quindi smistati nei vari paesi europei. Questa operazione per ovvi motivi non si può fare a bordo della nave e nemmeno in Libia.
Una volta appurata la ragione (e il diritto) che hanno consentito alla Sea Watch di fare rotta verso Lampedusa non resta che da chiarire il perchè la nave abbia atteso tutti questi giorni per entrare in porto e non abbia fatto subito rotta verso l’Olanda, paese “di bandiera” dell’imbarcazione.
Innanzitutto bisogna ricordare che l’Olanda non ha mantenuto una posizione limpida nei confronti di Sea Watch. Già  nei mesi scorsi lo stato olandese aveva tentato di impedire l’attività  della Ong. Inoltre l’Olanda non ha mai dato alcuna comunicazione ufficiale di presa in carico dei migranti.
Fare rotta verso un porto olandese avrebbe quindi significato esporre i migranti a rischi non necessari (quelli della lunga traversata attraverso il Mediterraneo e poi l’Oceano fino ai Paesi Bassi) senza alcuna garanzia che una volta arrivati i migranti sarebbero stati fatti sbarcare.
Inoltre (ma questo poco importa per Salvini) in questo modo la Sea Watch si sarebbe allontanata per parecchie settimane dalla zona delle operazioni.
In Olanda (o in Germania) la Sea Watch non avrebbe potuto nemmeno far leva sulla forza del diritto internazionale.
Un qualsiasi porto olandese non può essere certo catalogato come porto più vicino rispetto all’area dove è avvenuto il salvataggio.
In genere è l’autorità  che ha il compito di monitorare la zona SAR dove avvengono i soccorsi. I libici, che formalmente operano la zona SAR però hanno indicato un porto non sicuro invece di indicare un porto sicuro per lo sbarco.
L’Italia, che fornisce assistenza logistica alle autorità  libiche per il coordinamento dei soccorsi non può esimersi dalle sue responsabilità .
Anche perchè prima che la Libia (che è uno stato in guerra e che non ha neppure il controllo di tutto il suo territorio) annunciasse di aver assunto il coordinamento sulla sua zona SAR era proprio il nostro Paese a coordinare le operazioni di salvataggio in quella zona di mare al di fuori dalle acque territoriali libiche.
Il fatto che il salvataggio sia avvenuto in acque SAR libiche non è certo un problema.
Ad esempio non ha impedito a Nave Cigala Fugosi della Marina Militare di portare i migranti in Italia.
Qualcuno inoltre sostiene che “stranamente” ogni volta che si verifica un incidente del genere non ci sono altri migranti in difficoltà . Il che non è vero.
Ad esempio appena quattro giorni fa Alarm Phone allertava le autorità  maltesi di un barcone con 37 persone in difficoltà . Tra il 20 e il 21 giugno un barcone con 120 persone a bordo è stato bloccato dalla guardia costiera libica e riportato indietro.
I migranti continuano a partire e a morire, semplicemente gli assetti delle Ong sono limitati e lo stallo con le autorità  italiane ed europee impedisce di poter prestare soccorso in maniera tempestiva.
Meno Ong in mare significa meno testimoni, e Salvini questo lo sa bene.

(da “NextQuotidiano“)

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IN CULO AGLI INFAMI: QUASI 100.000 EURO RACCOLTI PER SOSTENERE LE SPESE LEGALI DELLA SEA WATCH

Giugno 27th, 2019 Riccardo Fucile

MIGLIAIA DI CITTADINI SI SONO MOBILITATI IN POCHE ORE PER PAGARE LA MULTA A CAROLA E ALL’ARMATORE… ALTRI 34 MIGRANTI APPRODANO A LAMPEDUSA SULLE NAVI DELLA GUARDIA COSTIERA

L’enorme spiegamento di forze schierato dal ministro dell’Interno Salvini per fronteggiare l’arrivo della Sea-Watch portata ieri fin davanti Lampedusa dalla Comandante Carola Rackete, nonostante il divieto di ingresso in acque italiane, non è bastato a fermare gli sbarchi dei migranti.
E così mentre i 42 da 15 giorni a bordo della Sea-Watch aspettano ancora a mezzo miglio dal porto, altri dieci immigrati su un barchino sono entrati direttamente in porto alle sei di questa mattina. Indisturbati.
Una vera e propria beffa a cui si aggiunge quella degli altri due barchini avvistati ieri sera in acque maltesi e che Salvini, a Porta a Porta, aveva annunciato di voler fermare fuori dalle acque italiane.
Le due imbarcazioni sono state intercettate ma a sole otto miglia da Lampedusa e, come fanno praticamente ogni giorno, le motovedette italiane hanno preso a bordo i migranti, 34 tra cui 4 bambini, portandoli a terra. In Italia naturalmente, destinazione Porto Empedocle.
Su Facebook, nel frattempo, la raccolta fondi partita per sostenere le spese legali e le eventuali sanzioni alla ong ha già  raggiunto i 67 mila euro. Se si aggiunge la cifra raccolta da un’altra rete di associazioni si è superata quota 100.000 euro in poche ore.
L’indignazione della gente perbene contro la fogna razzista non si ferma più

(da agenzie)

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IL CAPITANO DE FALCO: “CAROLA E’ PERSONA DI ALTA DIGNITA’ MORALE, HA DIMOSTRATO CORAGGIO E SENSO DI RESPONSABILITA'”

Giugno 27th, 2019 Riccardo Fucile

“QUESTO E’ UN GOVERNO DI INCIVILTA’ GIURIDICA E DISUMANITA'”

Il capitano De Falco, ex senatore del M5s (ora nel gruppo Misto), che le leggi del mare le conosce bene, difende Rackete in un post su Facebook: “Il Comandante della Sea Watch ha la responsabilità  di tutelare la nave e le persone che vi sono a bordo. È lei l’autorità  che deve valutare le reali condizioni, sia poichè possiede tutti gli elementi di valutazione necessari, sia perchè ha il dovere di prendere provvedimenti in relazione a quel fine di tutela. Ecco perchè, nonostante la sua nave e le persone a bordo siano state sottoposte da giorni a veri atti di inciviltà  giuridica e di disumanità , in relazione alle concrete circostanze, ha deciso di entrare nelle acque territoriali italiane”.
Poi l’attacco diretto al ministro dell’Interno Salvini: “Il ministro dell’Interno che urla sguaiatamente dispone degli strumenti atti a contrastare l’ingresso dei migranti irregolari, che invece quotidianamente fanno ingresso, decine e decine, senza alcuna regola od ordine, mentre si accanisce contro i 42 naufraghi a bordo della Sea Watch, vittime anche mediatiche della costante propaganda, e per i quali, come è noto, è possibile una immediata ricollocazione. Il Comandante Carola Rackete è persona di alta dignità  morale, dimostra una considerevole forza e coerenza rispetto alle responsabilità  del proprio ruolo di Comando. Altri scappano dalle responsabilità , lei invece le assume su di sè, coraggiosamente!”.

(da agenzie)

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SEA WATCH: O RIDISTRIBUZIONE DEI 42 PROFUGHI IN PAESI UE O LA MAGISTRATURA ORDINA SEQUESTRO PROBATORIO DELLA NAVE PER FAR SCENDERE I PROFUGHI E NON ARRESTA NESSUNO

Giugno 27th, 2019 Riccardo Fucile

LA FARSA: UN BARCHINO CON 10 MIGRANTI SBARCA A LAMPEDUSA SOTTO GLI UFFICI DELLA CAPITANERIA SENZA CHE NESSUNO SE NE ACCORGA… IL SINDACO IRONIZZA: “PER LORO IL PORTO NON ERA CHIUSO?

Dopo un’altra notte passata in mare, all’alba di questa mattina la Sea Watch 3 è ancora ferma davanti al porto di Lampedusa con a bordo i 42 migranti che si trovano in mare ormai da 14 giorni.
Continua il braccio di ferro tra la nave della ong tedesca battente bandiera olandese e il governo italiano che nella tarda serata di mercoledì ha annunciato “accertamenti sulla condotta dell’Olanda”.
Sotto traccia prosegue la trattativa proprio con Amsterdam e Berlino per la redistribuzione dei migranti in Europa, mentre l’unica altra soluzione per arrivare allo sbarco è un provvedimento di sequestro della nave.
“Non possiamo più aspettare“, fa sapere la ong.
Dopo aver violato i divieti d’ingresso nelle acque territoriali italiane, la Sea Watch si trova a circa un miglio dalla banchina dell’isola e, al momento, nè Guardia Costiera nè Guardia di Finanza hanno ricevuto indicazioni affinchè la situazione possa sbloccarsi rapidamente.
“Buongiorno Ue. Ieri, a causa di un’emergenza, siamo entrati nelle acque italiane. La guardia costiera e la Guardia di finanza sono stati a bordo. Abbiamo aspettato una notte, non possiamo più aspettare. La disperazione delle persone non è qualcosa con cui giocare”,   scrive la ong tedesca nin un tweet.
Le soluzioni possibili sono al momento due: un accordo ‘diplomatico’ con l’Ue per la ridistribuzione dei 42 migranti che coinvolga Olanda e Germania, o un provvedimento di sequestro della polizia giudiziaria o dell’autorità  giudiziaria che, come già  avvenuto proprio per la Sea Watch ma anche per la nave di Mediterranea Saving Humans ‘Mare Ionio’, consentirebbe di far arrivare l’imbarcazione in porto e far scendere i migranti. Al momento però, secondo quanto apprende l’Ansa da fonti qualificate, non è stata formalizzata alcuna denuncia nè nei confronti della capitana Carola Rackete, nè dell’equipaggio.
L’indicazione sarebbe quella di attendere che la situazione si sblocchi per via diplomatica.
Allo stato, infine, non dovrebbe scattare l’arresto per la comandante che ha deciso di forzare il divieto di ingresso nelle acque territoriali. In base al decreto Sicurezza bis, rischia una multa da 10mila a 50 mila euro e il sequestro dell’imbarcazione: una sanzione che dovrebbe applicarle la Prefettura di Agrigento.
Nel frattempo, mentre la Sea Watch restava ferma al largo, all’alba sono approdati direttamente in porto a Lampedusa altri dieci migranti, presumibilmente tunisini, con un barchino. A bordo della panche una donna e un minorenne.
I dieci sono arrivati al molo della madonnina, sotto gli uffici della capitaneria di porto, senza essere fermati. “Per il loro sbarco il porto non era chiuso? Non c’erano le telecamere?”, dice polemicamente all’Adnkronos il sindaco di Lampedusa, Salvatore Martello, commentando l’arrivo dei dieci.
“Questi migranti non li aspettava nessuno?“, domanda ancora il primo cittadino che già  martedì aveva fatto notare come “nei giorni scorsi sono sbarcate 200 persone“ ma “nessuno parla, poi arrivano le ong e si scatena il finimondo, si accendono i riflettori e tutti parlano di 43 persone”.
Per Martello “se sbarcano altri non capisco perchè non debbano sbarcare questi“. Secondo i dati del Corriere della Sera, solo a giugno sono arrivate circa 300 persone senza le ong.

(da “Il Fatto Quotidiano”)

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“ROTTA VERSO LAMPEDUSA”: UNA CAPITANA CHE HA IL CORAGGIO DI DISOBBEDIRE A LEGGI INFAMI E CHE SI SOSTITUISCE ALL’OPPOSIZIONE

Giugno 26th, 2019 Riccardo Fucile

LA RAGAZZA TEDESCA SEGNA UNA SVOLTA, SCEGLIE CON IL CUORE E DICE NO … COME ROSA PARK SEGNO’ LA RIVOLTA CONTRO I RAZZISTI

Visto a distanza, nel comodo dell’aria condizionata che ripara dai 40 gradi all’ombra, sembra un film. Dalla trama avvincente, a tratti classica, dell’eroe che lotta contro l’ingiustizia, per i diritti, anche a costo di sfidare le leggi. Solo che qui è tutto vero.
E non è secondario che l’eroe sia una eroina: Carola Rackete, ‘capitana’ della Sea Watch, 31 anni, donna, tedesca, studi nelle università  del Regno Unito, nostromo sulle navi di ricerca oceanografica al Polo nord, poi volontaria di Greenpeace e ora dedicata ai migranti nel Mediterraneo, prende la decisione forse più dura.
Sfida il ‘capitano’, come lo chiamano i fans, Matteo Salvini, una fortuna elettorale incassata a furia di dichiarazioni contro gli immigrati.
Carola non si ferma di fronte ai no italiani
Carola decide, di fatto costituendosi come unica voce vitale nell’afonia totale dell’opposizione, che solo dopo il suo gesto si è mossa verso Lampedusa.
“Ho deciso di entrare nel porto di Lampedusa. Conosco i rischi, ma i 42 naufraghi a bordo sono esausti. Li porto in salvo”, annuncia su twitter prima di avviarsi.
Questa è una storia soprattutto di cuore, poi di testa. Dopo 13 giorni a inventarsi rotte a zig zag per passare il tempo in mare aperto, fuori dalle acque territoriali italiane interdette per i divieti del vicepremier leghista e i silenzi del resto del governo, Carola si rifiuta di riportare i migranti nell’inferno della Libia, un porto che solo Salvini ritiene sicuro a dispetto di quanto dicano l’Ue e anche l’Alto commissario Onu per i rifugiati (Acnur).
Carola compie la scelta più indolore per la sua coscienza e per i naufraghi a bordo. Ma è la scelta più difficile per le conseguenze: sequestro della nave, arresto, multe? Conosce i rischi, eppure rischia. Disobbedisce.
E, certa del clamore mediatico in Italia, solleva il problema di fronte all’Ue
Cuore, umanità  e poi testa.
E’ perchè Carola è donna e al posto suo un uomo non avrebbe osato tanto? Banale.
Il punto forse è che “non si nasce donne: si diventa”, come diceva Simone De Beauvoir. E non si nasce uomini, si diventa.
E in certi casi si compie la scelta che, a giudicare da come va il mercato dei voti oggigiorno, forse sarà  la più criticata, soprattutto sui social e sempre dal fresco dell’aria condizionata che ti ripara dai 40 gradi all’ombra.
E’ una scelta di coraggio, contro-corrente. Si può dire. Nei suoi tweet dalla Sea Watch, Carola denuncia anche con l’Europa che non accoglie e che ha praticamente fatto suo il piano di Salvini.
Un esempio tra tutti: al G7 dei ministri degli Interni ad aprile a Parigi, il ministro francese Christophe Castaner, fedelissimo di Macron, ha usato le stesse parole del vicepremier italiano contro le ong che salvano vite in mare: “Complici degli scafisti”. Nè gli altri governi stanno battendo un colpo, di fronte all’odissea della Sea Watch. In Germania, la patria di Carola, alcuni municipi si sono offerti di accogliere i migranti della nave battente bandiera olandese, ma il ministero degli Interni non ha dato l’ok, raccontano i media tedeschi. Olanda non pervenuta. Eppure Carola agisce secondo coscienza.
Fa disobbedienza civile: un concetto che oggi fa inorridire gli ammalati di sola legalità  qualunque essa sia, ma che nella storia ha costruito resistenze vere contro quella che Hannah Arendt, un’altra donna, tedesca anche lei, chiamava la “banalità  del male”, l’indifferenza che porta a non giudicare, a non farsi domande e a obbedire. Disobbedienza civile: “praticata da minoranze organizzate, unite da un convincimento condiviso più che da una comunanza di interessi, e dalla scelta di protestare contro una politica governativa, anche qualora essa goda dell’appoggio della maggioranza”, scriveva Arendt, che osava addirittura proporre di introdurre il concetto di disobbedienza civile nell’ordinamento, nel suo caso americano, in modo da dare pieno riconoscimento giuridico alle “minoranze di opinione” al pari delle lobby di interessi. Che scandalo.
Ecco, forse Carola mena scandalo in Italia e magari anche in Ue. Ma cos’è lo scandalo se non un concetto labile, relativo ai tempi, fissato solo dalle “convenzioni” e dalla “moralità  corrente”, come insegna la Treccani?
A bordo della Sea Watch ci sono vite umane che chiedono aiuto. Quarantadue persone: Salvini le spoglia della loro umanità  e le trasforma in figurine da campagna elettorale permanente.
L’Europa resta muta, come sempre sull’immigrazione. Carola dice “no!”, come Rosa Parks che rifiutò di cedere il suo posto a un bianco sul bus.
Anche lei menò scandalo nell’Alabama del 1955. Rosa è diventata un film, che ci fa commuovere nel ricordo delle battaglie per i diritti civili dei neri d’America.
La Sea Watch è ancora realtà .

(da “Huffingtonpost”)

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PIZZICAGNOLO DI VITE UMANE: IL DESCAMISADO FURENTE COME IL BULLO A CUI HANNO RUBATO LA NUTELLA

Giugno 26th, 2019 Riccardo Fucile

LO SPARTITO DI UN CINISMO PAROSSISTICO PER NASCONDERE IL FALLIMENTO DELLA LEGA AL GOVERNO

Con quegli gli occhi inferociti, il volto scuro come la camicia, che mostra il petto del macho contro la “sbruffoncella che ha rotto le palle”.
Eccolo il “descamisado” del Viminale trasformare una vicenda di 42 poveri cristi su una nave, nella madre di tutte le battaglie contro un’Europa afona
E occupare tutto lo spazio fisico e politico di un governo, diventato il set della propaganda che fa strame della cultura dell’accoglienza, con l’altrettanto balbettante alleato, che, impaurito dalla prospettiva del voto, veste i panni pilateschi di chi, al netto di qualche distinguo, non mette in discussione la sovranità  del dossier da parte del ministro dell’Interno.
Le parole di disobbedienza alle regole di Dublino sulle identificazioni, l’invito ad “arrestare” i responsabili della Sea-Watch, quel “non scenderanno dalla nave”, pur sapendo che alla fine, per rendere possibile il sequestro annunciato, accadrà  il contrario: è lo spartito di un cinismo parossistico, che antepone il calcolo ai più elementari principi di umanità  per cui, come insegnano tutte le leggi internazionali, le persone non sono in salvo quando non rischiano di affogare, ma quando possono sbarcare in un porto sicuro, dove i diritti vengono rispettati.
C’è tutto il segno di questa regressione politica e culturale nella “minaccia del descamisado”, resa più legittima da un decreto sicurezza bis ancora non convertito ma in vigore, che prima ancora di chiudere i porti, ha “chiuso il mare”, secondo cui a una Ong serve l’autorizzazione del ministro dell’Interno per entrare nelle acque territoriali italiane, anche di fronte a palesi emergenze umanitarie.
È la cultura degna di “pizzicagnoli” di vite umane, per cui la discussione è su quanti ne prenderà  questo o quel paese, o la chiesa Valdese.
E, nell’orgia della propaganda, si prova a nascondere la questione di fondo. E cioè quel fallimento delle politiche migratorie, iniziato proprio un anno fa, al primo Consiglio europeo dell’era sovranista, in cui il governo accettò, su pressione dei tanti Salvini europei, di rendere volontario quel sistema di relocation che prima era obbligatorio.
È il sovranismo, bellezza, con i tanti Salvini europei che se ne fregano della cosiddetta “invasione” dei migranti in Italia, perchè ognuno è sovranista a casa sua.
Invasione alimentata da una narrazione emergenziale ma non dai numeri degli sbarchi.
È su questo dato di fondo che il Salvini italiano periodicamente sceglie una nave per accendere la giostra della propaganda, facendone un simbolo dell’egoismo dell’Europa degli altri (non dei suoi alleati), del suo pugno di ferro, alimentando la cultura del nemico, per cui anche dei disperati sono una minaccia.
Quello stesso ministro che ha disertato sei dei sette vertici che si sono svolti in Europa sul tema, con i suoi corrispettivi ministri dei paesi membri.
In un paese normale, sbarcherebbero e sarebbero ricollocati, e il successo sarebbe la modifica dei trattati europei, da ottenere grazie a una politica di tessiture e di alleanze. Nel luna park   invece, dopo lo sbarco nei giorni scorsi di 120 tunisini senza telecamere, come ha ricordato il sindaco di Lampedusa, la Sea Watch diventa un simbolo, pur sapendo come andrà  a finire: un sequestro annunciato della nave, in virtù del decreto sicurezza, la multa alla Ong, i suoi responsabili sotto processo.
E il poveri cristi accolti da qualche chiesa Valdese o ricollocati secondo il modello “fai da te”, inaugurato con quelli della Diciotti, di cui si persero le tracce a Rocca di Papa, dopo che era stato spiegato che tra loro potevano esserci dei terroristi per giustificare il “sequestro”.
Parlamentari della sinistra che partono per Lampedusa, di fronte a una inquietante torsione securitaria, il ministro dell’Interno che, nei panni di un premier di fatto, attacca quei partner europei a cui il premier formalmente in carica chiede indulgenza per evitare una bocciatura sui conti, parlamentari che inneggiano all’“affondamento della nave”, la silente preoccupazione dei vertici istituzionali.
È il quadro di ecatombe civile che alimenta il sospetto nelle istituzioni che, nel salto di qualità , ci sia qualcosa che va oltre la consueta propaganda permanente. E cioè un principio di una campagna elettorale da giocare sul terreno del conflitto sull’Europa, oggi sui migranti, domani sui conti.
Si spiega anche così il silenzio delle più alte cariche dello Stato, nella convinzione che il leader della Lega cerca solo un pretesto per dar seguito a una minaccia neanche tanto mascherata.
C’è un carico di emotività  in più nella sua crociata securitaria odierna, in cui c’è dentro la rabbia per un vertice di governo (quello di martedì sera) andato male, con lo slittamento della madre di tutte le riforme, l’autonomia, vissuta dal “partito del Nord” come una irrinunciabile linea del Piave, c’è l’incertezza per la partita sui conti, con l’altra misura simbolo la flat tax, avvolta da una fitta coltre di incertezza.
È un sospetto, dicevamo, perchè per la crisi ci vuole l’incidente concreto, il pretesto, il coraggio di un alleato che dice basta (e non è questo il caso), la sicurezza che non nasca un’altra maggioranza.

(da “Huffingtonpost”)

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IL CONSIGLIO D’EUROPA INTIMA: “ITALIA FACCIA SBARCARE MIGRANTI SENZA CONSEGUENZE PER L’EQUIPAGGIO E IL CAPITANO”

Giugno 26th, 2019 Riccardo Fucile

“LA NAVE HA ADEMPIUTO AL SUO COMPITO UMANITARIO”

Il commissario ai Diritti umani del Consiglio d’Europa, Dunja Mijatovic, invia un chiaro messaggio all’Italia, chiedendo di far sbarcare i migranti a bordo della Sea Watch, che ora si trova nelle vicinanze di Lampedusa dopo aver forzato il blocco. Rispondendo all’Ansa, Mijatovic afferma: “Nell’attuale situazione si dovrebbe dare il permesso alla Sea Watch di far sbarcare le persone senza conseguenze per il capitano, l’equipaggio e l’armatore”.
Il commissario del Consiglio d’Europa assicura che continuerà  a “sollecitare gli altri Stati a prendere la loro parte di responsabilità  in modo che l’Italia non sia lasciata sola a gestire le operazioni di ricerca e salvataggio e l’accoglienza di rifugiati, richiedenti asilo e migranti sul suo territorio. La Sea Watch 3 è stata lasciata in una situazione impossibile, dovendo decidere tra l’obbedire alle istruzioni dell’Italia e adempiere al suo compito umanitario”.

(da Ansa)

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LA RISPOSTA AGLI INFAMI SU “CHI PAGA” CAROLA: LE DONAZIONI DEI VOLONTARI PRIVATI, TRA CUI LA CHIESA PROTESTANTE TEDESCA

Giugno 26th, 2019 Riccardo Fucile

CAROLA PRENDE IL MINIMO SINDACALE PREVISTO E SOLO QUANDO E’ A BORDO… SALVINI FACCIA LO STESSO: PRENDA LO STIPENDIO DA MINISTRO SOLO QUANDO E’ AL VIMINALE E RESTITUISCA I 49 MILIONI FOTTUTI DALLA LEGA

Altro che «sbruffoncella pagata da chissà  chi».
Giorgia Linardi, portavoce della Sea Watch, risponde senza problemi alle accuse mosse da Matteo Salvini alla capitana della Sea Watch 3 Carola Rackete che nel pomeriggio ha forzato il blocco entrando in acque italiane, e che si trova ora al largo del porto di Lampedusa dove le forze dell’ordine sono salite a bordo per verificare i documenti.
«Sullo sbruffoncella non rispondo, non mi abbasso a questi tipo di comunicazione» ha risposto Linardi interpellata dalla trasmissione di La7 Tagadà , e spiega chi è che paga Rakete.
A pagare Carola Rackete è la Ong con le donazioni fatte dai volontari.
«Il comandante ha un contratto limitato al periodo in cui si trova a bordo su base freelance» risponde Linardi, chiarendo che il capitano Carola Rackete «viene pagato il minimo indispensabile in quanto professionista»
I soldi del suo “stipendio” arrivano «dall’organizzazione Sea Watch» che a sua volta «trae i propri fondi da donatori privati».
Nessun complotto nè finanziamento strategico: «L’unico grosso donatore che abbiamo è la chiesa protestante tedesca».
E per chi avesse altri dubbi, Giorgia Linardi invita a consultare «i report annuali dell’organizzazione» o chiedere conto «all’agenzia delle entrate tedesche».

(da agenzie)

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