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IL COMITATO ELETTORALE DELLA LEGA NELLA CASA OCCUPATA ABUSIVAMENTE

Agosto 1st, 2019 Riccardo Fucile

A GUIDONIA, IN UNO DEI 170 APPARTAMENTI TOLTI ALLA SACRA CORONA UNITA DALLA DDA E DESTINATI ALLE FORZE DELL’ORDINE, L’OCCUPAZIONE ABUSIVA DEL LEGA PER SALVINI

Uno dei 170 appartamenti tolti nel 2017 a criminali di rango, legati sia alla camorra che alla Sacra Corona Unita, nel corso di una enorme operazione della Dda, è diventato un comitato elettorale della Lega.
ln via Giotto, al numero 58, una delle case sequestrate alla criminalità  organizzata di Guidonia e destinate alle forze dell’ordine è stata occupata abusivamente e trasformata nella sede elettorale della Lega per Salvini.
La storia la racconta oggi su Repubblica Roma Federica Angeli, che prende spunto dalla denuncia del vicesindaco di Guidonia, Davide Russo del M5S, che durante la campagna elettorale per le elezioni europee fotografò e denunciò ai carabinieri del posto quanto aveva scoperto.
Non solo che i 40 appartamenti di quelle palazzine, destinati alle forze dell’ordine erano stati occupati abusivamente così come gli altri 100 sequestrati lungo via Giotto nel corso dell’operazione Babylonia del 2017.
Non solo che quegli inquilini abusivi si allacciavano alle utenze di chi regolarmente vive lì e che a gestire per 1.300 euro famiglia quella illegale affittopoli delle case della mala era il custode giudiziario.
Ma anche che, si legge nella denuncia: «a giudicare dall’insegna che appare esposta sulla ringhiera di un appartamento sequestrato, sembrerebbe che sia stato adibito a sede del partito Lega per Salvini dove viene sposta una scritta “prima gli italiani” come si evince dalla fotografia che allego».
In quello che viene chiamato il quartiere Pichini, svetta una bandiera dell’Italia, l’adesivo col volto di Salvini attaccato sul muro e sul citofono un altro adesivo “Lega Salvini premier”, con scritto sopra a pennarello “Sbaraglia”.
Quando suoniamo il campanello ci viene incontro un uomo seminudo, vestito solo con un paio di slip, che dice di essere «convintamente leghista», che con Repubblica non parla, e che in quell’appartamento ci vive lui quando non ci sono eventi importanti per la Lega. Come l’appuntamento elettorale per le scorse europee.

(da “NextQuotidiano”)

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IL PASSEGGERO RAZZISTA SUL TRENO MILANO-VERONA: “NEGRO DEL CAZZO, FAMMI VEDERE IL BIGLIETTO”

Agosto 1st, 2019 Riccardo Fucile

SI IMPROVVISA CONTROLLORE E AGGREDISCE I PASSEGGERI… LA PROSSIMA VOLTA CACCIATELO GIU’ DAL TRENO A CALCI IN CULO: CON LA FECCIA RAZZISTA LA DISCUSSIONE E’ FINITA

Un uomo, improvvisatosi controllore, ha insultato e chiesto il biglietto ad alcuni passeggeri neri presenti su un treno regionale Milano-Verona.
L’atto razzista è stato ripreso da una passeggera che ha pubblicato il video: “Avevo le cuffie e stavo guardando una serie tv ma in sottofondo sento una persona imprecare. Le tolgo ed esattamente dietro di me – nell’area dove ci sono le porte del treno – sento che un uomo tra insulti razzisti vari (anche in bergamasco) chiede insistentemente il biglietto a un ragazzo di colore”. L’altro gli chiede a sua volta: “Perchè dovrei mostrarlo a te?”.   L’uomo sostiene che la maglietta verde è la sua divisa e accusa continuamente il ragazzo di non avere il biglietto.
Il passeggero discriminato si è difeso chiedendo all’uomo il perchè di queste richieste, scatenando una reazione razzista come racconta la testimone. “È tua quella bici? Pure la bici hai. Ora è mia, spetta a me, sono italiano”, ha affermato l’uomo prima di rivolgersi a un altro passeggero.
Sono seguiti ancora insulti, minacce e spintoni: “Questo è il mio treno. A te non lo controllano solo perchè sei colorato. I neri mi stanno sui c……i perchè non lavorano”.
La ragazza che ha filmato la scena scrive di aver raccontato al vero controllore l’accaduto, ma la risposta del dipendente ferroviario è rassegnata: “Ogni giorno è sempre peggio, mi spiace”.
La testimone precisa sui social che l’uomo era perfettamente lucido e che parlava al cellulare con la sua compagna in modo normalissimo. “Vederlo con i miei occhi mi ha scossa molto, sono scesa da quel treno con tanta rabbia, frustrazione e nausea e sensazione di impotenza” racconta infine la ragazza “Accanto a me nei sedili a fianco un signore di colore mi guardava, sconfortato. Avrei voluto dirgli che non siamo tutti così, ma non mi usciva una parola. Avrei voluto avere più coraggio per scendere e mettermi in mezzo”

(da “Huffingtonpost”)

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IL GIORNO NERO DI SALVINI ASSERRAGLIATO AL VIMINALE

Agosto 1st, 2019 Riccardo Fucile

LO SCONTRO SULLA GIUSTIZIA, LA CRESCITA ZERO, SIRI INDAGATO PER AUTORICICLAGGIO

È irritato, furioso, a tratti scocciato, ed è uno stato d’animo che lo attanaglia per tutto il giorno. Il giorno più nero per Matteo Salvini.
Dove tutto precipita: la riforma della giustizia, la non crescita economica e, infine, ed è la nota più dolente, l’indagine per autoriciclaggio ai danni del fedelissimo Armando Siri, l’esperto del Carroccio della flat tax, che già  gli aveva creato diversi problemi perchè indagato per corruzione dalla Procura di Roma.
Sorride quando apprende la notizia del suo fedelissimo, nuovamente indagato, ma è un sorriso beffardo dietro cui si cela uno sfogo che prende di mira quel “circuito mediatico-giudiziario” che ricorda tanto il Berlusconi del ’94.“Mi vogliono far fuori, ormai è chiaro”
Ecco, è questa la scena principe delle 24 ore più buie dell’era salviniana. Dove, appunto, tutto deflagra e il Capitano della Lega si ritrova a dover fare i conti con la vituperata realtà .
D’altronde, questa volta il ministro dell’Interno non può servirsi della sindrome da complotto per giustificare gli insuccessi e i guai che lo scalfiscono e lo indeboliscono. Non basta, appunto. Il refrain, “ho tutti contro”, le sceneggiate delle settimane precedenti possono solo essere un’arma di distrazione di massa.
Ma, di certo, questo tipo di narrazione non funziona più davanti ai dati economici impietosi forniti dall’Istat sul secondo trimestre del 2019.
Succede infatti che, di buon mattino, quando Salvini approda nella Capitale, lasciando per un giorno l’amata Milano Marittima e il Papeete Beach,   scopre che la crescita è pari a zero. Il Prodotto interno lordo non si schioda dallo 0,1%. È fermo, immobile. Tradotto, la tassa piatta di rito salviniano sotto i 55 mila euro appare lontana, lontanissima.
In sostanza, il percorso della prossima finanziaria sembra essere segnato, dovendo ripartire da un meno 23 miliardi di euro che dovranno servire a sterilizzare l’aumento dell’Iva.
E allora recuperare 10-12 miliardi, in un contesto sfavorevole, sembra fantapolitica. Non a caso, un salviniano dell’innercircle economico come Claudio Borghi, la mette così: “Servirebbe un po’ di coperta, ma sono ottimista”. Ma la coperta è stretta, strettissima.
Ecco perchè ce n’è abbastanza per farlo innervosire. Per farlo irretire al punto da ironizzare fino a questo punto con i suoi: “Forse sarebbe stato meglio restare a Milano Marittima con i miei figli. Che cosa sono venuto a fare?”.
Al Papetee si stava meglio nonostante l’errore commesso, facendo montare il figlio Federico su una moto ad acqua della Polizia di Stato. Un’altra grana che lo ha indebolito.
A Roma, invece, asserragliato nel suo studio del Viminale, passa da una riunione all’altra. Prima incontra Giulia Bongiorno e Jacopo Morrone, l’avvocato-ministro e il sottosegretario alla Giustizia. I quali gli illustrano il ddl delega Bonafede e, soprattutto, gli mettono a verbale tutte le cose che mancano. Su tutte, la separazione delle carriere e la riforma delle intercettazioni. Senza perdere di vista la vera battaglie leghista, ovvero “la certezza della pena, per tempi più brevi dei processi e per dare garanzia agli innocenti, che non possono essere sotto processo a vita”.
“Ma come? Ma che riforma è questa qui? È acqua fresca”. Parole che poi ripeterà  nel corso di una diretta facebook, dove si scaglierà  contro Bonafede e i grillini. “Non è il momento delle mezze misure”, taglia corto.
Salvini contro tutti. Salvini che deve vedersela con una tegola giudiziaria che investe, ancora una volta, Armando Siri. Ancora lui, l’esperto di flat tax, ovvero chi era seduto al fianco del Capitano il giorno dell’incontro al Viminale con le parti sociali. “I magistrati vogliono fermare la corsa della Lega, ma la gente è con me”.
Siri è al centro di una seconda inchiesta per la   concessione di due mutui ritenuti “anomali” dalla Banca Agricola commerciali di San Marino. Un’indagine che destabilizza ancor più via Bellerio, che indebolisce la parabola del vicepremier e che pone l’accento su una questione: la selezione della classe dirigente.
Il Capitano della Lega non commenta la vicenda e preferisce il silenzio. Ma è evidente che l’inchiesta lo preoccupi perchè Siri è uno dei suoi fedelissimi. E “colpire Armando, significa colpire Matteo”, si sfoga un soldato di Salvini. Raccontano che il ministro dell’Interno non ne possa più di quello che definisce a taccuini chiusi “uno stillicidio giudiziario”.
Che è iniziato con il caso Siri-Arata ed è culminato con il Russiagate. Motivo per cui sotto sotto sarebbe tentato di far saltare tutto e tornare al voto. Per capitalizzare. “Tutto è possibile, niente è impossibile”, chiosa un fedelissimo.

(da “Huffingtonpost”)

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FRANCO COPPI GELA TUTTI: “PER RIFORMARE LA GIUSTIZIA SERVIREBBE COMPETENZA”

Agosto 1st, 2019 Riccardo Fucile

IL PENALISTA SUL “FOGLIO” SMONTA IL TESTO SULLA GIUSTIZIA E SU BONAFEDE DICE: “NELLA VITA NON CI SI IMPROVVISA”

Ho visto cose che voi umani…
Franco Coppi, il più famoso avvocato d’Italia, nella sua carriera si è trovato davanti a processi monstre, ad altissimo impatto mediatico: ha difeso Giulio Andreotti dalle accuse di collusione con la mafia,   l’ex governatore Antonio Fazio nel processo per lo scandalo di Antonveneta, Sabrina Misseri nel caso dell’uccisione di Sarah Scazzi – ”È l’angoscia della mia vita, ho la certezza assoluta dell’innocenza” -, ha difeso Gianni De Gennaro nel processo sulle violenze alla Scuola Diaz a Genova, o ancora Silvio Berlusconi nel processo Ruby – “Le cene eleganti? Di sicuro erano divertenti. Se mi avessero invitato, ci sarei andato” – e nel processo Mediaset.
“Nei tribunali c’è un tale degrado che mi è passata la voglia di andarci” dice Coppi in un lungo colloquio con il Foglio, “nelle corti di assise capita di imbattersi in giurati con la maglietta da mare e la fascia tricolore, in magistrati con la toga buttata addosso a un paio di jeans e la camicia aperta fino all’ombelico. Non pretendo che si torni ai tempi in cui ti guardavano storto se ti presentavi in Cassazione con l’abito spezzato, ma…”.
D’altra parte i problemi della giustizia non sono soltanto legati all’abbigliamento. Ieri per otto ore il Governo ha cercato invano un’intesa sulla riforma della giustizia proposta dal ministro Guardasigilli Alfonso Bonafede. Tra i nodi da dirimere il termine perentorio dei 6 mesi per concludere le indagini preliminari. Il giudizio di Franco Coppi è tagliente:
“Nella vita non ci si improvvisa. Da anni sento parlare di come riformare la giustizia: una materia così rilevante e complessa andrebbe affidata a persone dotate della competenza necessaria. A mio giudizio, porre limiti temporali alle varie fasi del processo è in sè sbagliato: se per una perizia tossicologica si impiegano tre mesi abbondanti, come si fa a stare nei sei mesi? Ho sentito lo stesso ministro presentare come obiettivo auspicabile il processo lungo 9 anni nei tre gradi di giudizio. Un’idea commovente”…
“Come si può pensare che 9 anni siano un tempo trascurabile nella vita di una persona? Nove anni sono un’enormità , una cosa mostruosa! Anzichè fissare termini drastici, bisognerebbe indurre il magistrato a correre di più. L’attuale codice invece sembra favorire le lungaggini”.
Coppi è critico sull’introduzione della figura del “magistrato coordinatore”, nominato dal procuratore capo, al posto del procuratore aggiunto, fino a oggi individuato dal Csm: “La sostanza non muta cambiando nomi ed etichette. Il coordinatore assorbirà  il mestiere dell’aggiunto, con il rischio di un maggior accentramento di potere: il procuratore capo, se è illuminato, fa la fortuna di una procura, se è debole o sensibile alle lusinghe, è causa del disastro”
Caustico Coppi, poi, sul fatto che dal primo gennaio 2020 la prescrizione si blocca dopo il primo grado di giudizio.
â€³È la prova più evidente del fallimento della giustizia. Si è costretti ad abolire la prescrizione perchè non si è in grado di celebrare il processo in tempi ragionevoli”
C’è poi il nodo della riforma del Csm, che Bonafede propone di eleggere con un mix di votazione e sorteggio. Coppi ha una proposta: “Io resto contrario al sorteggio: se è indiscriminato rischia di far eleggere un magistrato fresco di concorso. Se invece si introducono criteri e paletti legati ad esempio all’anzianita di servizio, diventa un sorteggio pilotato e discriminatorio” … “Se al Csm venisse lasciata la sola funzione disciplinare e il confermiento degli incarichi direttivi e semidirettivi fosse affidato a un organo diverso, non ci sarebbe più la corsa a farsi eleggere. Il compito di nominare procuratori capi, aggiunti e presidentei di sezione potrebbe essere assegnato un collegio di giudici costituzionali, integrati con il primo presidente della Cassazione e con il procuratore generale, insomma con figure avanti nella carriera e perciò meno sensibili a pressioni esterne”.
E ancora, Coppi parla della questione della separazione delle carriere. Per l’avvocato penalista, le carriere non sono separabili.
“Se i due percorsi venissero nettamente separati, pm e giudice non sarebbero forse più fratelli come adesso, ma resterebbero perlomeno cugini. La riforma non introdurrebbe benefici particolari: ho conosciuto magistrati che sono passati disinvoltamente da una funzione all’altra, svolgendo magnificamente i due ruoli”.

(da “Huffingtonpost”)

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OTTO ORE DI BATTAGLIA SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA CON UN NULLA DI FATTO

Agosto 1st, 2019 Riccardo Fucile

SCONTRO SULLA PRESCRIZIONE

È passata la mezzanotte. Dopo otto ore di battaglia sulla giustizia, il ministro Alfonso Bonafede lascia palazzo Chigi con aria distrutta e arrabbiata come non mai.
La stanchezza è tale che davanti alle telecamere comunica che la riforma sul processo penale non è stata approvata. La confusione, in questa giornata di lotta tra i gialloverdi, ha preso il sopravvento.
Il titolare di via Arenula torna indietro e precisa: “La riforma è stata approvata. Sul processo civile e sul Csm l’accordo c’è. La riforma del processo penale è passata salvo intese”, un escamotage giuridico che sbugiarda la pochezza dei contenuti e la spaccatura nel governo, ma che consente ai 5Stelle di dire che la riforma è passata mentre la Lega può vantare di averla bloccata. Sta di fatto che si tratta semplicemente di un finto ok.
Per quale ragione la Lega ha fatto muro dopo che dai tecnici era arrivato un sostanziale via libera? “Non vorrei – dice Bonafede rivolgendosi alla Lega – che il vero problema fosse la prescrizione”.
Il capitolo del processo penale è quello divisivo, soprattutto per quanto riguarda i tempi delle indagini preliminari. Con l’entrata in vigore dello stop alla prescrizione dal primo gennaio del 2020 è necessario fissare un limite di tempo. Al centro c’è il premier Conte, avvocato ed esperto della materia, nel disperato tentativo di mediare.
La giornata è stata vissuta al cardiopalma. Sono le dieci di sera quando nelle stanze di palazzo Chigi arriva lo “spuntino”. Sui carrelli ci sono tramezzini, acqua e qualcos’altro per rifocillarsi. Il Consiglio dei ministri, iniziato dopo le 16, con oltre un’ora di ritardo, si ferma per la seconda volta. I partecipanti ne approfittano per andare in bagno. Una pausa di pochi minuti.
Nulla rispetto a quella ben più lunga durante la quale è andato in scena il grande scontro tra i vertici gialloverdi sulla riforma della giustizia.
Per il tutto il giorno la sede del governo è un campo di battaglia. Riunioni no stop, vertici uno dopo l’altro. Ristretti e allargati, con tecnici e senza per oltre dieci ore. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede litiga con Giulia Bongiorno che per la Lega tiene in mano il dossier. Tutto ciò viene anticipato da un duro botta e risposta tra il titolare del Viminale Matteo Salvini e il capo M5s Luigi Di Maio.
Il leader leghista considera “acqua fresca” la riforma targata Bonafede. Di Maio risponde facendo il verso all’alleato: “Ho sentito dire troppi ‘no’. Sarebbe grave se qualcuno la bloccasse. Siamo davanti a una riforma epocale”.
E poi ancora Bonafede che prova a difendere la sua riforma che tuttavia è stata smontata, praticamente asfaltata, dalla ministra Bongiorno: “ Questa riforma dimezza i tempi dei processi, favorisce l’economia e gli investimenti, dà  tempi certi a chi è coinvolto in un processo e rompe finalmente i rapporti torbidi tra magistratura e politica”, sostiene il titolare di via Arenula.
Queste sono solo le parole che anticipato l’ingresso a Palazzo Chigi. All’interno la tensione non può che crescere di ora in ora.
Il Consiglio dei ministri deve riunirsi e deve farlo anche in fretta per approvare alcune leggi regionali in scadenza. Un incontro di cinque minuti ed ecco la prima pausa. In questo clima il presidente del Consiglio vede i suoi vicepremier. Li invita a ragionare ma le distanze restano. “Che facciamo?”, si chiedono tutti gli altri ministri rimasti ad aspettare mentre i diretti interessati litigano nel giorno in cui la Lega subisce la notizia di un’altra indagine a carico di Armando Siri.
Salvini prova a far parlare di altro. La Lega ha lanciato l’offensiva contro i 5 Stelle scegliendo come campo la riforma della giustizia per distogliere l’attenzione.
Il leader leghista fa subito il punto con il ministro Bongiorno e con i sottosegretari Molteni e Morrone, che già  aveva incontrato in mattinata al Viminale. È stata la ministra della Pubblica amministrazione a smontare l’intera riforma scritta da Bonafede e infatti, durante il facebook live, Salvini ha tenuto in mano un foglietto con gli appunti dettati dalla responsabile leghista sui temi della giustizia.
Nello stesso tempo il capo politico M5s incontra i suoi. Le delegazioni al seguito dei ministri raccontano di un clima surreale.
Parole più dure di quelle utilizzate da Salvini sarebbe difficile immaginarle: “È il momento del coraggio, delle grandi riforme, non delle riformine sia sul piano della giustizia che del fisco”. Insomma, “la riforma non c’è”. In particolare “non prevede interventi incisivi come la separazione delle carriere, i criteri di assunzione dei magistrati, non ci sono sanzioni disciplinari per chi non rispetta i tempi delle indagini”.
Si entra quindi nel merito dei temi. La separazione delle carriere, viene fatto notare dal ministro Bonafede, non può rientrare nel disegno di legge delega poichè serve una riforma costituzionale. Il tema intercettazioni neanche viene affrontato considerate le distanze.
Sul processo penale si litiga. Da qui dipende l’entrata in vigore dello stop alla prescrizione il primo gennaio 2020. Per questa ragione la riforma diventa fondamentale e secondo diverse fonti grilline sarebbe questa la ragione dello stop impresso da Salvini.
Nella proposta del ministro Bonafede la durata delle indagini preliminari va da un minimo di 6 mesi, per i reati per i quali è prevista la sola pena pecuniaria o la detenzione fino a tre anni, a 18 mesi per i reati più gravi, quelli indicati nell’articolo 407 del codice di procedura penale, mentre è di un anno per tutti gli altri casi. Il pubblico ministero può chiedere al giudice la proroga del termine una sola volta e per un tempo non superiore a sei mesi.
A metà  pomeriggio, dopo il primo vertice politico, per l’esattezza intorno alle 18, il Movimento 5 Stelle lascia trapelare che un’intesa sarebbe stata trovata ed è per questo che il Consiglio dei ministri è di nuovo riunito. C’è chi si spinge oltre.
Si starebbe addirittura ragionando su una conferenza stampa da tenere nella sala dei galeoni del primo piano di Palazzo Chigi, quella, per intendersi, dei grandi eventi. Ma, nella riunione con tutti i ministri, i leghisti alzano di nuovo un muro.
Resta tutto fermo per ore, poi si chiude con questo fantomatico “salvo intese” e i microfoni, che sarebbero serviti per annunciare in pompa magna l’approvazione della riforma, vengono rimessi al loro posto.

(da “Huffingtonpost”)

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FORZA ITALIA, TOTI VERSO L’ADDIO, NON SARA’ MAI TROPPO PRESTO

Agosto 1st, 2019 Riccardo Fucile

BERLUSCONI LO INCASTRA: “PRIMARIE SOLO PER GLI ISCRITTI”… E TOTI CHE CONTAVA SULLE TRUPPE CAMMELLATE DI SALVINI AI GAZEBO HA PAURA DI PERDERE… IL MAGGIORDOMO AL SERVIZIO DEI PADAGNI

Doveva essere una riunione decisiva quella di oggi per Forza Italia sul cosiddetto “tavolo delle regole”, per la riorganizzazione del partito.
Ma Silvio Berlusconi ha deciso di spiazzare tutti. Ieri ha lanciato il nuovo soggetto politico, “L’altra Italia” che dovrebbe chiamare a raccolta tutti i moderati (guardando dunque più al centro che alla destra sovranista).
E così di fatto, con il ritorno in campo in prima persona, ha scavalcato i coordinatori Giovanni Toti e Mara Carfagna.
Ma il vero bersaglio polemico del Cavaliere è il governatore ligure. Oggi, in un’intervista al Giornale, Berlusconi dice che il nuovo progetto nasce contro Cinquestelle e sinistra, ma soprattutto stoppa Toti che ha puntato tutto su primarie aperte. Berlusconi è critico sullo strumento, dice “non lo utilizza più neppure il Pd, che non farà  le primarie per le prossime elezioni regionali”.
E aggiunge: “Giusto ricorrere al voto per la scelta dei soggetti a cui affidare responsabilità , ma gli elettori dovranno essere solo gli iscritti a Forza Italia”. Insomma, chiude alla riforma su cui Toti si è impuntato (primarie aperte e azzeramento della classe dirigente).
Questo pomeriggio, dunque, Toti non potrà  che prenderne atto. La prospettiva del nuovo movimento vicino alla Lega e in chiave sovranista, per il governatore ligure, è sempre più vicina. E ben si sposerebbe con i progetti di Salvini, che sembra voler imprimere un’accelerazione verso il voto.
Insomma, Toti potrebbe dar presto vita a una formazione di supporto alla Lega. Con la convention della sua area una prima selezione di dirigenti locali è d’altronde già  partita. Mentre in prospettiva Carfagna potrebbe restare coordinatrice unica.

(da “Huffingtonpost”)

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LA ALAN KURDI NON RIMANDA I NAUFRAGHI NEI LAGER LIBICI E SI AVVICINA A LAMPEDUSA

Agosto 1st, 2019 Riccardo Fucile

“NOI OBBEDIAMO AL DIRITTO INTERNAZIONALE”… LA LIBIA NON E’UN PORTO SICURO, LO HA STABILITO PERSINO IL GOVERNO ITALIANO (E NON LO E’ NEANCHE LA TUNISIA), QUINDI IL PRIMO PORTO SICURO PIU’ VICINO E’ LAMPEDUSA

La Libia non è un porto sicuro. Punto e bas-ta. Ed è veramente patetico leggere che Salvini si lamenti perchè le navi che soccorrono i naufraghi non li riportino nelle mani di torturatori e in mezzo alla guerra civile
Così dopo aver soccorso nella zona Sar libica un gommone con 40 persone a bordo, la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea eye ha ricevuto dalla Guardia costiera libica una mail in cui si indica l’assegnazione di Tripoli come porto sicuro di sbarco. Offerta naturalmente respinta.
“Noi obbediremo al diritto internazionale e non riporteremo nessuno in un paese in guerra. La Libia non è un porto sicuro”, la risposta della Ong tedesca che ha fatto sapere di aver ricevuto via mail anche la notifica del divieto di ingresso in acque italiane firmato dai ministri Salvini, Toninelli e Trenta cosi’ come previsto dal decreto sicurezza bis.
La Alan Kurdi ha detto di non voler violare il divieto e si appella all’Europa affinchè venga trovata una soluzione negoziata per l’accogliena dei 40 migranti.
A bordo della nave, che si è avvicinata a Lampedusa, ci sono anche due neonati e un bimbo molto piccolo e le condizioni meteomarine da domani sera sono in netto peggioramento.

(da agenzie)

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