Agosto 11th, 2019 Riccardo Fucile
“I CARABINIERI ERANO QUASI DIVERTITI, POI UN AGENTE E’ VENUTO APPOSTA PER MALMENARMI, HO 7 GIORNI DI PROGNOSI, L’HO DENUNCIATO”
“È stato un gesto istintivo. Un gesto istintivo e politico”. Francesco Noto, “Ciccio” per chi lo conosce da sempre e con lui ha condiviso le mille lotte del Comitato “PrendoCasa” di Cosenza, è l’attivista che ieri sera ha Soverato ha “silenziato” almeno per qualche minuto Matteo Salvini.
“Il cretino che ha danneggiato l’impianto” lo ha definito, imbestialito, il ministro dell’Interno. “In realtà io non ho danneggiato proprio nulla — spiega Francesco — Ero nella parte posteriore del palco e mi sono accorto che qualcuno aveva lasciato le chiavi attaccate al generatore, per di più vicino alle transenne. All’ennesima bugia che ho sentito, ho solo pensato che non se ne poteva più, le ho prese e le ho gettate lontano”.
Salvini — racconta — stava parlando dei mali della sanità calabrese, della piaga storica dell’emigrazione dei malati verso altre regioni alla ricerca di cure, “ma proprio lui che a Roma battaglia per quell’autonomia differenziata che farà sprofondare ulteriormente gli ospedali del Meridione, su questo argomento deve solo tacere”.
Poi, aggiunge, per tutta la giornata aveva assistito a fin troppi episodi “insopportabili per chi abbia un minimo di coscienza”.
Manifestanti fermati solo per magliette troppo politiche e facce troppo di sinistra, persone identificate sul lungomare senza una ragione, infine una coppia mista a cui non è stato permesso di avvicinarsi al retropalco “probabilmente — racconta l’attivista – solo perchè lui era nero. Nel frattempo Salvini prendeva in giro la gente. E allora ho detto ‘basta’. Mi sono avvicinato al generatore, ho preso le chiavi e le ho lanciate sul tetto di un lido vicino”.
I sette-otto minuti di interruzione, mentre i contestatori si prendevano la piazza con urla e slogan e il palco rimaneva muto, non sono dunque serviti a una riparazione flash dell’impianto. “Qualcuno si sarà arrampicato per recuperare le chiavi perdute” dice divertito Francesco.
Un’imprevista caccia al tesoro che ha visto impegnate una decina di persone, mentre altri si attivavano alla ricerca di un doppione, racconta chi c’era. Lui però non ha visto cosa sia successo. Si è allontanato subito, o almeno ci ha provato. Due addetti alla sicurezza dello staff di Salvini lo hanno bloccato e strattonato
“Uno di loro mi ha messo le mani alla gola, l’altro ha tentato di tirarmi uno schiaffo. Gli ho detto di fermarsi, che avevo indosso gli occhiali, di non azzardarsi e lui stava per togliermeli solo per potermi picchiare.
Poi sono arrivati i carabinieri e mi hanno portato via”. Senza forzature, nè costrizione. “Sembravano quasi divertiti per il lancio delle chiavi che ha guastato la festa a Salvini” commenta Francesco, allontanato e portato su una camionetta.
“Ero lì tranquillo, perchè so di non aver commesso nessun reato. Di cosa mi potrebbero accusare? Ad occhio, non esiste il reato di ‘spegnimento del generatore durante il comizio di Salvini”. Ma un agente in tenuta antisommossa non sembrava pensarla così.
“È venuto a cercarmi fino a lì, mi ha trascinato fuori strattonandomi e mi ha sbattuto con violenza contro il parafango”. Risultato, afferma il referto dell’ospedale, escoriazioni e contusioni multiple al tronco e torace dolorante, da trattare con antidolorifico. Sette giorni di prognosi.
“Ovviamente”, dice, “ho già nominato un avvocato per fare una denuncia. È stata un’aggressione ed è inaccettabile”.
Ma nonostante le botte, non si pente del gesto di ieri sera. Inusuale anche per lui, che con il comitato “PrendoCasa” di lotte ne ha fatte a migliaia. “Ma è la prima volta che mi capita di fare un’azione del genere da solo”.
In rete c’è già chi lo paragona allo Zorro che a Milano, di fronte al palco della manifestazione sovranista voluta da Salvini ha srotolato il megastriscione “Restiamo Umani”.
Ma lui non si sente nè un eroe, nè speciale. “Sono solo convinto che oggi serva anche questo. Ci sono mille modi per silenziare o ridicolizzare Salvini senza ricorrere alla violenza, che farebbe solo il suo gioco. A Policoro lo hanno preso a gavettoni, a Soverato è stato silenziato. E spero che oggi in Sicilia e in ogni tappa del beach tour succeda qualcosa del genere”. Magari perchè ancora “sarà una risata a seppellirvi”.
(da “Il Fatto Quotidiano“)
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Agosto 11th, 2019 Riccardo Fucile
INVECE CHE L’EDUCAZIONE CIVICA LA LEGA FAREBBE BENE A RIPASSARE LA GEOGRAFIA
La Lega e la geografia sembrano essere due rette parallele che si incontrano solamente all’infinito. E in
questo lungo tragitto verso il punto di unione, si incappa in una valanga di errori e gaffe.
Dopo manifesti e locandine sbagliate nel corso delle varie campagne elettorale degli ultimi 12 mesi, anche Matteo Salvini si è reso protagonista di uno scivolone social su questa materia sempre più sottovalutata, confondendo la provincia di Cosenza con quella di Catanzaro.
Il tutto pochi minuti prima del suo comizio dal palco di Soverato, dove sono andate in scena anche alcune veementi proteste con tanto di atto di un giovane che ha guastato l’impianto audio facendo sospendere l’intervento del ministro dell’Interno per qualche minuto.
Era già successo con Sanremo nello scorso mese di maggio: invece di mettere sullo sfondo di un Salvini sorridente la Città dei Fiori, la Lega aveva utilizzato un’immagine di Mentone, cittadina francese al confine con l’Italia.
Una gaffe che ha seguito a ruota quella del gennaio scorso, quando suoi manifesti elettorali del Carroccio in vista delle elezioni provinciali a Rieti, invece di inserire il simbolo del Lazio nel logo della Lega è stato messo quello dell’Umbria.
Insomma, il rapporto con la geografia non è dei migliori.
Prima della correzione — con Soverato che è ‘tornata a essere’ provincia di Catanzaro— sul profilo Facebook di Matteo Salvini si geolocalizzava Soverato in provincia di Cosenza. Eppure era lì, fisicamente, in quei minuti che hanno preceduto il suo comizio dal palco.
Prima gli italiani, certo. Ma anche prima la geografia.
Si tratta di un’inezia, ma se due indizi (Mentone e Rieti) fanno una prova, il terzo fa quasi una condanna certa. In Calabria (così come nel resto del Nostro Paese) confondere due cittadine rivali come Cosenza e Catanzaro è un qualcosa che provoca risentimento, come nel tifo calcistico.
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2019 Riccardo Fucile
MORISI MINIMIZZA MA E’ PREOCCUPATO… SI RIANIMANO MOLTE PAGINE VICINE AL M5S
Un’emorragia da quasi diecimila fan. Il curioso fenomeno della perdita di iscritti che sta soffrendo Matteo Salvini, che avevamo fatto notare quando interessava un migliaio di persone in qualche ora, si è notevolmente ampliato e nelle successive 36 ore ha portato la pagina del Capitano a perdere in totale quasi diecimila fan
Numeri troppo ampi per far pensare alla mannaia della moderazione causata dagli assalti dei grillini che dopo l’annuncio della sfiducia a Conte si erano precipitati dal Capitano per dirgli che non è bello interrompere un’emozione come il governo Lega-M5S.
E allora bisogna soltanto rassegnarsi all’idea che molti grillini che erano diventati anche fan di Salvini all’epoca del governo tra Lega e M5S stanno decidendo di togliere il mipiace.
E a questo punto è lecito anche cominciare a pensare che molti, i quali magari hanno preferito la Lega al M5S ad esempio alle elezioni europee per dare un segnale a Di Maio, ora potrebbero cambiare idea anche nel segreto dell’urna.
Il Casaleggio di Salvini, ovvero Luca Morisi con la sua crew di espertoni a carico del ministero dell’Interno o della vicepresidenza del Consiglio (ci costa la bellezza di mille euro al giorno di soldi pubblicissimi), non sembra apparentemente preoccupato e sfotte chi esagera i numeri dell’emorragia per metterlo sotto pressione.
Ma il dato nudo e crudo esiste e a questo punto potrebbe avere tante spiegazioni.
La Lega, spiega oggi Erica Dellapasqua sul Corriere della Sera, “sostiene che in realtà dietro ai presunti elettori delusi da Salvini ci sarebbero invece gli avversari grillini. Ma l’ultima dinamica social – per quanto lo staff cerchi di minimizzare–impensierisce gli esperti della comunicazione del vicepremier leghista, sempre attentissimi al riscontro in Rete del loro leader”.
Ma un fenomeno che assume proporzioni così vaste difficilmente potrebbe essere spiegato così. A meno di non postulare che sia possibile taroccare i numeri anche in positivo, e quindi che tutto questo hype sulle pagine web e sul loro successo sia solo un grande bluff. Giuliano Foschini su Repubblica vede il tutto nell’ottica della sfida finale tra la Bestia e Rousseau:
«Nelle ultime 48 ore — spiega a Repubblica una fonte che da più di un anno si occupa di monitorare i social in relazione alla politica — le pagine non ufficiali vicine al Movimento 5 Stelle hanno avuto un’impennata. Stanno lavorando molto».
Significa che i supporter grillini si sono rimessi in moto: sono state create nuove pagine e quelle vecchie, che erano state messe in naftalina, hanno avuto improvvise impennate.
Nelle ultime 24 ore ha prodotto una ventina di post tutti anti Salvini. Con numeri sballati. «Troppe condivisioni, come se ci fosse qualcuno che abbia azionato profili falsi per moltiplicare il messaggio» continua la fonte.
Normalmente, infatti, i post hanno un maggior numero di like che di condivisioni. Bene, il «Salvini ha gettato la maschera» aveva condivisioni dieci volte superiore ai “mi piace”. Così come l’hashtag #salvinitraditoredelpopolo è immediatamente diventato tra i più utilizzati in Italia.
In questo caso però «potrebbe non essere un caso, però», spiega ancora a Repubblica Vincenzo Cosenza, uno dei massimi esperti italiani di social. «Sembra come se qualcuno avesse spostato pacchetti di follower, vista anche la proporzione tra i due movimenti».
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 11th, 2019 Riccardo Fucile
CLAUDIA, 53 ANNI, INFORMATORE FARMACEUTICO, DIECI ANNI FA HA ADOTTATO DUE RAGAZZI DI ORIGINI ETIOPI
Domenica di fine luglio, verso l’ora di cena. Una madre riceve la telefonata del figlio, si alza di scatto
dal divano, saluta il marito e si mette in auto.
Guida per trenta chilometri, da Adria a Chioggia. È agitata, la richiesta d’aiuto che ha sempre temuto di ricevere è arrivata.
Un locale pubblico non vuole far entrare suo figlio perchè nero. La donna alla guida dell’auto si chiama Claudia Luigia Narsi, 53 anni, informatore farmaceutico, madre di due ragazzi di origini etiopi adottati dieci anni fa.
Il più grande, Pietro Braga, è il giovane respinto all’ingresso dello stabilimento balneare Cayo Blanco, locale poi sanzionato dal questore di Venezia con 15 giorni di chiusura.
«Ho insegnato a mio figlio a essere auto ironico, a non dare troppo peso agli insulti scontati che il colore della sua pelle potrebbero attirare. Stavolta però è successo qualcosa di diverso, per questo sono corsa davanti a quel locale», racconta.
Un ragazzo di 18 anni che telefona a sua madre per risolvere un problema simile. Non è inusuale?
«Io e mio marito l’abbiamo cresciuto cercando di prepararlo a situazioni come questa. Lui mi ha chiamato perchè ha compreso la gravità della cosa. Voleva un mio consiglio».
E lei, cosa altrettanto inusuale, parte in macchina per andare faccia a faccia con i buttafuori. Perchè?
«Sono andata perchè ho sentito addosso tutta l’umiliazione che mio figlio stava provando in quel momento. Ma è stato inutile: non mi hanno dato ascolto e hanno fatto finta di niente».
Un passo indietro. Può spiegare la scelta di adottare due bambini?
«Io e mio marito abbiamo sempre avuto il desidero di adottare un bambino. Ci hanno fatto conoscere quei due fratellini, non ce la siamo sentita di separarli. Dopo una trafila di quattro anni il nostro sogno si è realizzato e a casa nostra sono arrivati Ashenafi e Netsanet, che tutti conoscono come Pietro e Tina».
Avete mai avuto problemi a causa dei pregiudizi degli altri?
«Abitiamo ad Adria, una piccola cittadina in provincia di Rovigo. I nostri figli sono stati accolti e coccolati da questa comunità . A scuola erano amati da tutti. Con il calcio, ogni tanto, qualcuno si è lasciato andare con qualche epiteto ma nulla di grave. Il problema viene adesso che Pietro ha 18 anni e inizia a uscire dal paese in cui è cresciuto».
È preoccupata?
«Sì, molto. Ho due figli di colore che vivono in un Paesei ncattivito, che quasi stento a riconoscere. Raccomando a Tina di tornare sempre accompagnata e a Pietro di rispondere con educazione anche di fronte alle peggiori angherie. Il clima è cambiato, ora si rischia per davvero. La gente si sente autorizzata a infierire su chi ha la pelle nera. Perdo il lavoro? È colpa dei neri. Mi sento insicuro? È colpa dei neri».
È un riferimento al leghismo?
«Io non voglio fare politica ma ci tengo a dire che sono lontana dalla politica dell’odio, del razzismo, della disumanità . Vorrei essere parte di un popolo che aiuta e non si chiude. Penso alle tante famiglie che hanno fatto una scelta come la nostra e prego per loro: teniamoci stretti».
Cosa le resta dentro dopo quel che è accaduto?
«Amarezza, tanta. E la preoccupazione di tutte le mamme. Abbiamo ricevuto un sacco di messaggi di solidarietà , quelli ci danno tanto coraggio».
Ce n’è uno che l’ha colpita?
«Sì. Queste parole: Bisogna forzare intimamente il benessere miope che ci culla ogni giorno per capire che insieme a Pietro Braga siamo rimasti fuori anche tutti noi».
(da “La Repubblica“)
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Agosto 11th, 2019 Riccardo Fucile
L’ALTERCO E IL CONTATTO FISICO SOLO CON UNA PERSONA… I CARABINIERI: “NON CI HA AVVISATI COME PRASSI, LO AVREMMO ACCOMPAGNATO”… MANCA LA VERSIONE DEL PRESUNTO AGGRESSORE
Il sindaco di Caerano San Marco Gianni Precoma sarà ascoltato nelle prossime ore dai carabinieri per chiarire alcuni aspetti della vicenda.
Secondo quanto ricostruito finora dai militari, Precoma sarebbe andato da solo, senza l’assistenza delle forze dell’ordine, a parlare con gli occupanti di un unico camper, in tutto tre persone, fermo in un’area non autorizzata.
Al comando di compagnia di Montebelluna (Treviso) non risulta che sia stata avanzata all’Arma la richiesta di assistenza, che le autorità municipali normalmente producono in circostanze simili in caso di indisponibilità della Polizia municipale.
Il contatto fisico sarebbe avvenuto fra Precoma e una sola persona, che si sta cercando di individuare fra i tre nomadi.
Il nucleo, considerato stanziale, da anni si muove fra tre o quattro comuni dell’area ed è supportato occasionalmente da servizi sociali e Caritas. A carico dei componenti non risultano particolari contestazioni penali, se non precedenti per piccoli reati contro il patrimonio.
Precoma è stato dimesso ieri sera con una prognosi di cinque giorni.
La denuncia al soggetto accusato di essere il responsabile delle percosse non è ancora stata formalizzata
(da agenzie)
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Agosto 11th, 2019 Riccardo Fucile
SE SALTA IL GOVERNO, QUALE MINISTRO DELL’ECONOMIA A SETTEMBRE VALUTERA’ IL SALVATAGGIO?
Se salta il governo salta anche il piano per Alitalia. 
Spiega oggi Marco Patucchi su Repubblica che non è dato sapere se e quale ministro dell’Economia a settembre si accomoderà ad ascoltare l’offerta e il piano industriale definitivi della cordata, con Ferrovie dello Stato pivot, che dovrebbe mantenere in volo la compagnia di bandiera.
A Via XX Settembre in queste ore ci si concentra esclusivamente sulla matassa della manovra, da districare per evitare il tracollo dei conti pubblici del Paese.
La scadenza del 15 settembre per l’offerta vincolante su Alitalia, dunque, resta scritta nell’agenda e Fs, Atlantia e Delta tirano dritto come se lo strappo di Salvini non ci fosse stato: in fondo il percorso dell’operazione per ora prescinde da provvedimenti governativi.
Sta di fatto, però, che la prima bozza di piano industriale concepita quando il gruppo Benetton non era ancora della partita, potrebbe essere modificata sostanzialmente.
Se le Fs puntano all’integrazione tra trasporto aereo e su rotaia (in soldoni, ad esempio, un biglietto unico per un turista che arriverà in aereo a Roma e proseguirà in treno per Firenze o per Venezia), Atlantia guarda al rilancio dei ricavi di Alitalia con il rafforzamento delle rotte intercontinentali (Stati Uniti in primis) e al miglioramento dei servizi di terra della compagnia. Obiettivi collegati alla necessità di salvaguardare i ricavi garantiti ad Adr dall’aeroporto di Fiumicino.
Senza contare l’innegabile riflesso dell’operazione Alitalia sui rapporti tra Autostrade (società del gruppo Benetton) e lo Stato: ancora ieri l’altro i ministri grillini (uscenti) minacciavano il ritiro della concessione autostradale, mentre però in Borsa il titolo Aspi era l’unico a festeggiare la caduta del governo.
Sullo sfondo Delta, osservata con sospetto dai sindacati perchè portatrice di interessi in qualche modo competitivi con quelli di Alitalia.
(da “NextQuotidiano”)
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