Agosto 26th, 2019 Riccardo Fucile
L’UNICO CAMBIAMENTO E’ QUELLO DI CONTE, PREMIER PER TUTTE LE STAGIONI… I SUOI SILENZI, LE LEGGI CRIMINALI CHE HA FATTO PASSARE
Come si chiamerà il nuovo governo? Se quello gialloverde era il governo del cambiamento
quello che potrebbe nascere dall’alleanza M5S-PD cosa sarà , il governo del cambiamento del cambiamento precedente? Oppure il Governo della Discontinuità ?
Il segretario del PD Nicola Zingaretti ha ribadito che servono «elementi di discontinuità sia sui contenuti sia su una squadra da costruire». La speranza è che non intenda che vanno cambiati solo i ministri della Lega (ma d’altra parte è meglio augurarsi che intenda almeno quello).
L’Avvocato del Popolo professor Giuseppe Conte invece sembra sempre più vicino ad un ritorno a Palazzo Chigi, anche perchè il M5S non ha altre figure in grado di fare da premier.
E finirà che l’unico cambiamento realmente apportato dal precedente governo sarà quello subito da Conte. Perchè inutile girarci intorno, Giuseppe Conte non è quello che sei giorni fa è andato in Senato a cantargliele in faccia a Salvini.
Giuseppe Conte è quello che negli ultimi 14 mesi è stato zitto. E no, non conta il fatto che abbia “rimproverato” o “ripreso” Salvini in privato. In primo luogo perchè nessuno se ne è accorto, in secondo luogo perchè non è servito a nulla.
Il ministro dell’Interno ha continuato a prendersela con i Rom, le “zingaracce“, ad attaccare le ONG in base ad accuse pretestuose (e mai dimostrate) come quelle di essere vicescafisti.
Si è lasciato sfuggire quando Salvini — e i suoi deputati — prendevano di mira le ragazzine che partecipavano alle manifestazioni studentesche.
Giuseppe Conte non ha detto nulla quando Salvini ha attaccato la madre di un cittadino italiano di origine africana vittima di insulti e minacce e non ha detto nulla quando il vicepremier teneva i migranti a bordo della Diciotti.
Non risulta che ci siano atti pubblici o dichiarazioni in cui Conte ha richiamato all’ordine il ministro quando trascorreva il suo mandato a fare campagna elettorale invece che al Viminale oppure quando si occupava di materie che non erano di sua competenza.
E Conte che ha fatto? Fino all’ultimo ha cercato di togliere le castagne dal fuoco a Salvini, ad esempio andando a riferire al posto suo in Senato in merito alla vicenda del Russiagate.
È davvero cambiato Giuseppe Conte, che da bravo Avvocato del Popolo in questi ultimi mesi non ha speso una parola sugli attacchi pretestuosi del M5S prima e della Lega poi al PD “partito di Bibbiano”.
Per capire quanto è cambiato bisogna tornare a quel 5 giugno del 2018 quando il premier incaricato si presentò al Senato per chiedere la fiducia.
In quell’occasione Conte rivendicò come le due forze di maggioranza fossero orgogliosamente populiste e anti sistema. Promise di promuovere una revisione del sistema delle sanzioni alla Russia (mai realizzato) e annunciò che il governo avrebbe «chiesto con forza il superamento del Regolamento di Dublino».
Ma anche su questo punto il Governo non fece nulla, anzi Conte presentò una multilevel strategy per l’immigrazione affatto innovativa. E finì poi per approvare non una ma due versioni del Decreto Sicurezza, oggi fiore all’occhiello di Salvini.
Conte poi, giusto per ricordarlo, è stato quello che non si oppose alla nomina a Sottosegretario di Armando Siri, il senatore leghista indagato nell’inchiesta su Paolo Arata che già aveva patteggiato una condanna per bancarotta fraudolenta. Anzi, c’è stato un momento in cui a Conte stavano così a cuore le vicende della Lega che se avesse potuto li avrebbe pure difesi.
Era l’8 settembre del 2018 e Conte durante un incontro pubblico, parlando del sequestro dei fondi della Lega (quei 49 milioni di soldi pubblici che i leghisti hanno fatto sparire) disse: «Io vi confesso, se non avessi fatto il premier mi sarei offerto alla Lega per difenderli, per mettere al loro servizio la mia esperienza professionale. Per me sarebbe stato stimolante e non lo dico per offendere i legali che se ne occupano».
Il punto qui non è tanto che un avvocato voglia difendere la Lega, anzi è più che legittimo. Il punto è che il Presidente del Consiglio abbia ritenuto necessario far sapere che lo avrebbe fatto.
Ma in fondo Conte, da bravo avvocato qual è, è quello che quando Salvini andò a visitare in carcere un condannato in via definitiva per tentato omicidio non ritenne di fare alcun commento pubblico.
Perchè all’epoca c’era da far approvare la riforma della legittima difesa, una legge inutile che però a Conte a quanto pare andava benissimo.
E così si arriva ad oggi, e si scopre che quello che è cambiato (grazie all’esperienza di governo) è proprio lui: Giuseppe Conte. Qualcuno potrebbe chiedergli cosa non rifarebbe di questi 14 mesi. Ma la vera domanda è: cosa ha fatto Conte per 14 mesi
(da “NextQuotidiano”)
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Agosto 26th, 2019 Riccardo Fucile
NON ANCORA SCIOLTO IL NODO DEL PREMIER
“Sto leggendo molti retroscena, alcuni credibili altri non veritieri. Finalmente il confronto è partito e questo fatto è positivo per dare al Paese un Governo serio, autorevole e di svolta”.
Nicola Zingaretti scende dal Nazareno e parla ai giornalisti dopo il vertice a Palazzo Chigi con Luigi Di Maio. ”È stato un primo incontro interlocutorio, come doveva essere, ma positivo” dice il segretario del Pd, che non risponde direttamente alla domanda su Giuseppe Conte come premier del nuovo esecutivo.
“Si sta andando avanti per dare un nuovo Governo che pensi all’ambiente, al lavoro, alla ricerca e al bene comune” aggiunge Zingaretti, che si dice “ottimista” sulla possibilità che nasca un “Governo che non finisca dopo 14 mesi, come accaduto a quello precedente, perchè ai nastri di partenza c’è stata troppa fretta. Abbiamo chiesto che partisse un confronto, la cosa bella e positiva è che è partito. Dobbiamo riconoscere ciascuno le ragioni dell’altro”.
Era durato meno di mezz’ora a Palazzo Chigi il secondo incontro fra Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio. Un terzo incontro è previsto in serata, alle 21. Parteciperanno all’incontro Nicola Zingaretti con il vice segretario Andrea Orlando per il Pd, il premier Giuseppe Conte con Luigi Di Maio per il Movimento 5 Stelle.
Rispetto alle indiscrezioni che davano vicina una convergenza su un Conte-bis, fonti dem riferiscono che non è stato ancora sciolto il nome della premiership. Secondo fonti dei 5 stelle, sarebbe invece “vicino” l’accordo su un Conte bis.
Mattarella attende indicazioni sui progressi compiuti e ha diramato il calendario delle consultazioni. Il secondo giro prenderà il via domani alle 16, per poi proseguire mercoledì fino alle 19.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2019 Riccardo Fucile
ALLE 21 NUOVO INCONTRO TRA DI MAIO E CONTE CON ZINGARETTI E ORLANDO
L’accordo tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle non è stato raggiunto perchè rimane
aperto il nodo della premiership. Ovvero, come fanno sapere fonti del Partito Democratico all’ANSA e all’AdnKronos, sul nome di Conte il PD non ha ceduto, ma dopo un primo incontro interlocutorio tra Nicola Zingaretti e Luigi Di Maio durato meno di mezz’ora alle 21 è previsto un nuovo incontro del Pd con il M5S. Parteciperanno all’incontro Nicola Zingaretti con il vicesegretario Andrea Orlando per il Pd e il Premier Giuseppe Conte con Luigi Di Maio per il MoVimento 5 Stelle.
L’accordo deve essere ancora presentato al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
A quanto pare PD e M5S non convergono su Giuseppe Conte presidente del Consiglio e rimane quindi aperto anche il nodo di Di Maio ministro. Zingaretti non ha quindi ancora tolto il veto su entrambe le condizioni che aveva posto in questi giorni. Secondo quanto apprende l’agenzia Dire da fonti Pd, nella proposta di accordo sul governo ‘giallorosso’ avanzata dal M5S, ora al vaglio dei vertici dem riuniti al Nazareno, il segretario Nicola Zingaretti ricoprirebbe il ruolo di vicepremier insieme al capo politico del Movimento, Luigi Di Maio.
Secondo il M5S in ogni caso questo significa che il veto su Conte sta per cadere.
Il segretario del PD è arrivato a Palazzo Chigi, dove già era presente Di Maio. Nella sede del governo non si trova invece il presidente Giuseppe Conte, che sta rientrando dal G7 di Biarritz.
Intanto l’agenzia di stampa ANSA fa sapere che il M5s sarebbe intenzionato a verificare sulla sua piattaforma Rousseau il “sentiment” degli iscritti al MoVimento riguardo l’ipotesi di governo con il PD.
La data della consultazione tuttavia non sarebbe stata ancora fissata.
Zingaretti è uscito da Palazzo Chigi alle 18,30, dopo meno di mezz’ora di incontro. Subito dopo è tornato nella sede del PD al Nazareno. Il segretario del PD ha avvisato tramite il suo staff gli organizzatori della festa dell’Unità di Livorno che non potrà essere presente domani, a causa degli impegni istituzionali in corso a Roma per la crisi di governo in atto, di non poter prendere parte al dibattito previsto domani 27 agosto durante la manifestazione. Le consultazioni del Quirinale riprenderanno da domani alle 19.
Intanto l’Adn Kronos scrive che ci sono bocche cucite tra i 5 Stelle dopo il vertice convocato nel primo pomeriggio da Luigi Di Maio per fare il punto sulla crisi di governo mentre entra nel vivo la trattativa col Pd.
Il leader M5S ha lasciato l’abitazione privata in cui si è tenuta la riunione senza rispondere alle domande dei cronisti. Non una parola anche dai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva. Quest’ultimo si è limitato a dire: “Aspettiamo l’incontro tra Di Maio e Nicola Zingaretti”.
Hanno preso parte al vertice anche Davide Casaleggio, i ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, il sottosegretario Vito Crimi, il presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra e il socio di Rousseau Massimo Bugani.
Riguardo i possibili ministri del governo Conte Bis Repubblica scrive oggi:
A proposito di una futura compagine governativa — secondo indiscrezioni — papabili per il ministero dell’Interno ci sarebbero l’attuale presidente del Copasir Lorenzo Guerini (obbligato a lasciare la carica che per legge spetta alle opposizioni), e l’attuale capo della Polizia Franco Gabrielli.
Si parla del responsabile economico del pd, Antonio Misiani, all’Economia e della vicesegretaria dem Paola De Micheli allo Sviluppo economico, mentre Paolo Gentiloni sarebbe in corsa per la carica di Commissario Europeo.
Le richieste dal fronte grillino potrebbero riguardare — oltre il premier — tra gli altri il ministero degli Esteri per Di Maio.
(da agenzie)
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Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
LE PRESSIONI DI FRANCESCHINI, DELLE CANCELLERIE E DEI VESCOVI… PER IL SEGRETARIO DEM IN GIOCO IL SENSO STESSO DEL SUO MANDATO… SE CEDE, NON C’E’ BISOGNO CHE RENZI FACCIA UN NUOVO PARTITO PERCHE’ IL PD E’ RITORNANO SULLA SUA LINEA… E CHI HA ELETTO ZINGARETTI RIMARRA’ FREGATO
Per ora Zingaretti non cede, tiene il punto, consapevole che accettare Conte sarebbe una resa. A palazzo Chigi l’avvocato dell’alleanza gialloverde, folgorato sulla via di Damasco dell’anti-salvinismo fuori tempo massimo.
E il Pd trascinato sulle posizioni di Matteo Renzi, che a quel punto se lo sarebbe ripreso “politicamente”, in nome del governo a tutti i costi.
Ecco, è il momento della verità , per il segretario del Pd. Quello della scelta su cui un leader si gioca tutto: storia, convinzioni, leadership, missione su cui è stato investito da quel popolo che, alle primarie, lo ha unto democraticamente in nome di una “alternativa” al governo gialloverde, in cui i gialli erano complici dei verdi nella più grande svolta a destra degli ultimi anni, mai messa in discussione da una parola di autocritica.
È il momento anche della solitudine nella scelta: forzare, assumendosi il rischio di una iniziativa, o mediare tra le correnti.
Perchè la spinta governista, all’interno del Pd (e anche fuori), assomiglia ormai a un assedio. Assedio che si materializza nelle dichiarazioni che Zingaretti rilascia al metà pomeriggio alla stampa, quando torna a scandire le parole chiave “discontinuità ” e “cambio di persone”, come presupposti per un governo di “svolta”, ma non pronuncia quelle parole che farebbero scorrere i titoli di coda del negoziato, dopo che Di Maio ha messo a verbale il suo ultimatum su Conte. Il “no a Conte”, così esplicito, non lo dice.
Complicato, certo, tornare indietro, senza apparire un segretario dimezzato.
Eletto per costruire un’alternativa che intercetti il popolo deluso dai Cinque stelle si ritrova mezzo partito che vuole l’arrocco col ceto politico pentastellato, dopo il suo fallimento e l’abbandono della metà dei suoi elettori.
Insomma, la rinuncia a giocare, nelle urne, una partita che, secondo i sondaggi (prontamente twittati in mattinata da Paolo Gentiloni, non a caso) non è impossibile, con un po’ di coraggio.
Però, dicevamo, ci sono le dimensioni dell’assedio: “Ci manca solo Bergoglio — dicono al Nazareno — ma la spinta è fortissima, dai vescovi alle cancellerie europee, passando per Prodi, Franceschini e gli ex ministri che sognano di tornare al governo”.
Anche un certo giro quirinalizio. In particolare sono state notate le parole di Pierluigi Castagnetti, storico amico del presidente del Repubblica, che ha affidato a un paragone storico il suggerimento per l’oggi: “Nel 1976 Berlinguer (che avrebbe preferito Moro) accettò Andreotti perchè riteneva che sono i programmi e non le persone il terreno e lo strumento della discontinuità ”. È chiaro il riferimento a Conte.
Parliamoci chiaro, in questa crisi strampalata e irrituale. A questo punto, complice la scarsa compattezza interna al Pd, l’alternativa è: o Conte o salta tutto. Al momento. Sono queste contraddizioni dentro il Pd, che sembra aver paura del voto più dei Cinque Stelle, che consentono a Di Maio di alzare un muro, nella convinzione che l’altro (di muro) sia destinato a franare.
Così gli dicono i suoi ambasciatori che tengono i canali aperti col Pd, come Vincenzo Spadafora, in contatto diretto con Dario Franceschini, col quale la consuetudine risale sin dai tempi in cui entrambi erano nella Margherita.
È anche lungo questa linea telefonica che la trattativa affronta il nodo dei ministeri, sia pur in un clima di gran confusione. L’uomo ombra di Luigi Di Maio esplicita ciò che il suo capo aveva accennato nella telefonata mattutina a Zingaretti e cioè che il via libera a Conte verrebbe ricompensato dando al Pd i ministeri chiave, ipotesi che poi viene smentita nel pomeriggio, sempre da ambienti vicini a Di Maio, quando la trattativa si complica: “Ci stanno dicendo — spiegano al Nazareno — ‘dateci Conte e noi vi diamo tutto il cucuzzaro’, ma la verità è che, incassata la casella principale, poi, una volta che ci siamo consegnati, alzeranno il tiro sui ministeri”.
Non c’è una trama limpida, un confronto alla luce del sole, politico e di agenda. C’è un’orgia di spin, per cui i Cinque stelle lasciano anche trapelare la loro lista di governo con Di Battista dentro, segno che anche lì dentro è un inferno, tra il “partito di Conte”, il partito Di Maio” e “il partito del voto di Di Battista”.
È tutto un vociare scomposto su nomi e poltrone, senza uno straccio di confronto su un’idea di paese (a proposito di “compromesso storico”), rinviato a un tavolo domani tra i capigruppo dei due partiti e all’incontro tra Zingaretti e Di Maio. Forse.
Ma sono gli sricchiolii dentro il Pd che consentono di buttare la palla nel campo altrui, stressando il clima: “L’Italia — dicono i Cinque stelle – non può aspettare il Pd”. Scricchiolii che hanno il volto di Matteo Renzi, con i suoi scatenati al tavolo pomeridiano dei programmi, in nome del governo a tutti i costi, tra chi dice “subito il taglio dei parlamentari” e chi rinnega il jobs act.
Perchè l’ex segretario ha capito che, se parte il governo, non ha più neanche bisogno di fare la scissione. È il Pd che, se così dovesse andare a finire, al primo passaggio politico vero si scinde dal suo segretario, tornando sulla linea del precedente.
Ecco il bivio. Per ora Zingaretti tiene, andrà a vedere nell’incontro con Di Maio ponendo il tema della “discontinuità ”.
Alla direzione di martedì, l’ora della verità : quanto c’è di nuovo nel suo Pd o quanto risorgerà il vecchio, con le solite grisaglie ministeriali del governo per il governo.
(da “Huffingtonpost”)
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Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
BELLISSIMO ESEMPIO DI SOLIDARIETA’ FEMMINILE: C’E’ ANCHE UNA GRANDE ITALIA
L’Italia quella bella oggi la racconta Desirè Nica, una ragazza di Roma che, in vacanza a
Trapani, ha potuto testimoniare come la parte migliore del nostro Paese esiste e non si vergogna di fare la parte da “buonista”.
L’episodio, di cui lei stessa è protagonista, è accaduto sulla spiaggia del litorale siciliano.
“Sono le 13.00, e arriva sulla spiaggia uno dei tanti ambulanti che cercano di vendere qualcosa”, scrive in un post su Facebook Desirè.
“Solo che stavolta è donna. Solo che stavolta è mamma. Ha una cesta enorme che tiene in bilico sulla testa, con dentro tutto ciò che vorrebbe vendere, e dietro, legata sulla fascia, la sua bambina. Avrà 2 anni e mezzo, 3 al massimo. Sta sotto al sole in groppa alla sua mamma mi chiedo da chissà quante ore”.
Nonostante in questi mesi ci siamo dovuti abituare a narrazioni in cui l’odio e il razzismo sembrano aver avuto la meglio, c’è una parte del Paese che ha tutt’altra propensione e di fronte alle difficoltà del prossimo — italiano o straniero che sia — prova disagio e desiderio di aiutare.
“Guardo mia figlia e penso che sono 3 ore che mi affanno per farle scegliere cosa mangiare, per coprirle la testa dal sole, per stare attenta che non beva acqua troppo fredda”, scrive Desirè.
“Dico a Gabri che vado a comprare qualcosa da quella mamma e che vado a portare un po’ di frutta fresca alla bimba e darle qualcosa da mangiare. Ma non c’è stato bisogno di fare niente.
Perchè oggi l’Italia bella è stata quella delle mie vicine di ombrellone che tutte insieme hanno detto a quella mamma come loro, di andare a lavorare tranquilla, perchè alla sua bambina ci avrebbero pensato loro”.
“Ed è proprio così che è andata. La mamma ha continuato il suo giro per le spiagge, e la piccola ha mangiato insieme a tutti i nostri figli sotto l’ ombra del ristorante dello stabilimento, ha giocato sulla riva, ha fatto i gavettoni insieme agli altri bambini della spiaggia. E io oggi sono felice, perchè è stato davvero bello vedere tutto questo”.
Già , perchè l’italiano non ha bisogno di grandi gesti, la solidarietà femminile non ha colore o etnia. Ci si aiuta con naturalezza e spontaneità .
(da agenzie)
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Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
MA CHI ERA CHE AVEVA DETTO CHE NON BISOGNAVA USARE I FIGLI IN POLITICA?
L’aveva fatto ieri e l’ha rifatto oggi. Oggi lo smalto della piccola, ieri era un’altra posa.
La figlia in pasto ai social per una strategia mediatica che ormai capisce solo lui, visto che la strumentalizzazione è così smaccata e becera che imbarazza perfino
E invece no, mentre la Lega perde consenti, mentre la strategia dei ‘pieni poteri’ si sta rivelando un boomerang, Capita Nutella e i ragazzetti che gli seguono i social continuano a sfornare di tutto
Ed evidentemente a corto di idee hanno giocato per la secondo volta la lacrimevole foto del papà buono con la vìgilia amorevole che resiste alle brutture dei ‘cattivi’ che vogliono il male dell’Italia mentre c’è lui che ci difende. Magari anche grazie a 49 milioni e all’appoggio di gente come Savoini.
Ovviamente tutti ricordano che nei giorni della polemica delle moto d’acqua Salvini aveva detto che non bisognava usare i banbini in politica. Anche i questo caso la maggioranza dei commenti è stata largamente negativa:
-La cosa schifosa è un padre che usa la propria figlia per puri fini elettorali.Quando penso che hai raggiunto il limite della decenza, riesci sempre a superarti e a stupire.
-Segue abuso mediatico dei figli. Citofonare telefono azzurro. La pochezza. @lumorisi
-In una spiaggia di Trapani, alcune siciliane hanno accudito una bambina di 3 anni per tutto il giorno, permettendo alla mamma ambulante di colore di guadagnarsi la giornata senza averla sulle spalle sotto al sole. Questa è l’ITALIA che vogliamo. Vergognati per gli smalti.
-Evitare di usare i figli per farsi pubblicità , e raccattare qualche voto, sempre più vergognoso
(da Globalist)
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Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
QUANDO C’E’ LA CRISI MEGLIO AFFRETTARSI A FARE LE NOMINE
Quando c’è la crisi, insegna il manuale del politico sovranista, è meglio sbrigarsi a fare le
nomine. Perchè così si lascia qualche guaio al successore.
E così il ministro Marco Bussetti, leghista, ha designato una sua fedelissima alla guida della scuola in Liguria.
Racconta oggi Repubblica:
La denuncia è partita ieri dalla testata specializzata Tecnica della scuola: «Nomine imbarazzanti». Un rush finale che provoca malumori e scatena boatos. I riflettori si accendono su Luciana Volta, 59 anni, avvocata, vice direttrice dell’ufficio scolastico regionale della Lombardia da nove anni, conoscente di lunga data dello stesso ministro che è stato Provveditore a Milano. Hanno lavorato insieme in quegli anni.
La scelta di Bussetti aveva già fatto discutere quando era uscito il 16 luglio un decreto a sua firma per definire che, in caso di “conflitto di interessi”, le nomine le avrebbe firmate il suo capo dipartimento.
Eccesso di prudenza? Fatto sta che la procedura delle nomine è andata avanti (manca solo il via libera della Corte dei conti) e si dice che proprio la designazione di Volta porti la firma del capo dipartimento del Miur Carmela Palumbo.
Ora le caselle sono completate nello scacchiere di viale Trastevere a tinta verde. A crisi, non prevista, in atto. Un’eredità che un nuovo ministro potrebbe congelare.
(da agenzie)
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Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
IN PRATICA PER DI MAIO CONTA SOLO MANTENERE LA SUA CARICA DI VICEPREMIER E MINISTRO E FAR PASSARE SU ROUSSEAU IL NUOVO GOVERNO (COSA CHE SOLO CONTE PREMIER PUO’ GARANTIRE)
Nel corso del colloquio con Nicola Zingaretti, Luigi Di Maio avrebbe proposto al segretario Dem, per superare il veto su Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, di lasciare al Pd la maggior parte dei ministeri chiave di un eventuale esecutivo con M5s.
È quanto apprende l’Agi da qualificate fonti della segreteria del partito democratico.
In questo modo, si realizzerebbe quella discontinuità chiesta dal segretario Zingaretti con quasi un ‘monocolore’ Pd guidato però dal presidente del Consiglio dimissionario.
(da agenzie)
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Agosto 25th, 2019 Riccardo Fucile
DENTRO DI BATTISTA, PATUANELLI E FIORAMONTI, RIMANGONO PURE TRIA E MOAVERO… AL PD INTERNI, CULTURA , LAVORO, SCUOLA, SANITA’, AGRICOLTURA, SUD
C’è il nodo Giuseppe Conte ancora insolubile sul tavolo, e questo è noto. Ma nell’incessante
lavorio per districarlo gli ambasciatori del Movimento 5 stelle stanno sondando il Partito democratico su quale possa essere la composizione della squadra di governo. Avendo, da parte loro, le idee piuttosto chiare. A partire dall’assoluta volontà di coinvolgere Alessandro Di Battista
Andiamo con ordine. Premier a parte, della vecchia compagine rimarrebbero solo Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede.
L’optimum sarebbe nelle caselle che ricoprono oggi, quelle di ministri dei Rapporti con il Parlamento e della Giustizia, ma non se ne fa una questione insormontabile.
Insieme a Nicola Zingaretti (o chi per esso), Luigi Di Maio manterrebbe la poltrona da vicepremier. Ma cambierebbe ministero.
Le ipotesi sono tre, in ordine crescente di probabilità : Esteri, Interni e Difesa. È sul ruolo che oggi è di Elisabetta Trenta che il capo politico punta.
La professoressa della Link campus farebbe gli scatoloni, insieme ad Alberto Bonisoli, Barbara Lezzi, Giulia Grillo e Danilo Toninelli.
Per quest’ultimo è accreditata la sedia di capogruppo al Senato, che rimarrebbe vacante perchè Stefano Patuanelli al momento è l’unico candidato a quel ruolo in caso di soluzione positiva.
Il Pd avrebbe il via libera sugli Interni, posizione che Di Maio accarezza nei suoi pensieri ma che lo renderebbe bersaglio troppo facile agli occhi di Matteo Salvini. Ai Democratici anche Lavoro, Sanità e Cultura, oggi dicasteri pentastellati.
Questi ultimi sostituirebbero la Lega ai vertici di Istruzione e Agricoltura, mentre manterrebbero lo Sviluppo Economico, con Lorenzo Fioramonti destinato a traslocare da viale Trastevere, dove attualmente siede in un ufficio da viceministro.
Sud e Affari regionali (quest’ultimo per gestire la partita delle autonomie che tanto ha fatto litigare i gialloverdi) andrebbero al Nazareno, così come il dialogo è aperto sulla Funzione pubblica.
Nessun veto, ma anzi una sostanziale predisposizione alla conferma, sui due super tecnici che hanno già dato la propria disponibilità all’esecutivo precedente: Enzo Moavero ha il via libera per continuare a guidare le feluche, mentre sorprendentemente anche Giovanni Tria, di frequente oggetto degli attacchi pentastellati, avrebbe un robusto gradimento per rimanere a via XX settembre.
Proprio in queste ore i vertici del Movimento stanno di converso preparando una elenco da far arrivare al Nazareno. Una vera e propria black list di esponenti del mondo Pd e della sinistra che sarebbero indigeribili a vertici e base grillina.
Un modo uguale e contrario, si spiega, per rispondere alle resistenze su Conte.
In cima al foglio ci sono i nomi di Matteo Renzi, Maria Elena Boschi e Luca Lotti. Sono noti, ma sono anche gli unici pezzi da novanta del renzismo su cui c’è una netta indisponibilità . Sugli altri si può trattare.
Porte chiuse invece per nomi come quelli di Matteo Orfini e Laura Boldrini, senza voler scomodare grandi vecchi come Massimo D’Alema.
Aperta è quella invece che apre la vista sulla Commissione europea. Con un ammorbidimento su Conte la scelta del Commissario che rappresenterà l’Italia può essere ampiamente calibrata insieme ai nuovi alleati. Un’apertura non da poco.
Che potrebbe tuttavia non bastare a compensare l’altra idea che sta girando nella testa dei vertici stellati: quella di un coinvolgimento di Alessandro Di Battista nella casella che fu di Paolo Savona: quella degli Affari europei.
Una provocazione? “No — risponde un alto dirigente 5 stelle — Sappiamo tutti le posizioni di Alessandro sul Pd. Coinvolgerlo serve a noi per il carisma che gli è riconosciuto, ma serve anche a loro”.
Sempre che tra veti e controveti la cosa giallorossa parta, e l’organigramma faticosamente stilato non rimanga solamente il wishful thinking di un caldo fine settimana di tardo agosto.
(da “Huffingtonpost”)
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