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IL PREFETTO DI NAPOLI ANNULLA L’ORDINANZA DEL SINDACO DI ISCHIA CHE CHIUDEVA LE PORTE AI TURISTI LOMBARDI E VENETI: “NON HA COMPETENZE AL RIGUARDO”

Febbraio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

FEDERALBERGHI: “DISPOSITIVO ILLEGALE”

La Prefettura di Napoli ha annullato – per mancanza di competenze in materia – la validità  dell’ordinanza con la quale i sindaci dell’isola d’Ischia avevano disposto il divieto di sbarco – fino al 9 marzo – sull’isola di Ischia per i residenti in Lombardia e in Veneto, per i cittadini cinesi provenienti dall’aree dell’epidemia da coronavirus e per chi vi abbia soggiornato negli ultimi 14 giorni.
Al momento, sui porti dell’isola è stato disposto un filtraggio ad operar delle forze dell’ordine, coadiuvate da personale sanitario, volto esclusivamente alla schedatura dei turisti provenienti dalle due regioni.
La Federalberghi Ischia parla di “ordinanza anti-sbarco illegale” e ringrazia “il prefetto per averla annullata”.
Nell’ordinanza i sindaci di Ischia, Forio, Casamicciola, Serrara Fontana e Barano d’Ischia avevano sottolineato il consistente volume di arrivi turisti sull’isola diretti in “numerose strutture alberghiere, ricettive e termali in piena attività  anche durante il periodo invernale”.
“Ischia – avevano spiegato – è meta di turisti sia stranieri che provenienti dalle regioni italiane ed in particolare dalle regioni del Nord e soprattutto dalla Lombardia e dal Veneto in cui sono stati registrati e censiti dalle autorità  sanitarie numerosi casi di contagio da malattia infettiva COVID-19 con conseguente applicazione di particolari misure di salvaguardia della salute pubblica”.
Nel testo del dispositivo si leggeva inoltre di “gravi preoccupazioni al fine della prevenzione di una eventuale diffusione della malattia in considerazione dei collegamenti con il continente, della insularità , della presenza di un’unica struttura ospedaliera che serve l’intera isola e che non potrebbe essere in alcun caso sostituita da altro presidio nemmeno temporaneo in caso di necessità “.
Il divieto, avevano spiegato i sindaci, “si rende necessario atteso il grave pericolo che minaccia la salute e l’incolumità  dei cittadini nelle more che le competenti autorità  sanitarie locali provvedano a realizzare presidi sanitari prima degli imbarchi per l’isola al fine di scongiurare gravi pericoli di diffusione del contagio per tutti coloro che abbiano soggiornato negli ultimi 14 giorni nelle aree in oggetto, nonchè per i residenti delle Regioni Lombardia e Veneto interessate da casi contagio da COVID-19”.
Di qui dunque la decisione del divieto, già  meditata nella giornata di ieri quando i sindaci erano stati in riunione acquisendo anche il parere del governatore Vincenzo De Luca. “Un divieto finalizzato in via precauzionale a prevenire la diffusione della malattia infettiva COVID-19”, e per il quale ci si riserva “ogni ulteriore provvedimento anche eventualmente di sospensione o revoca del predetto divieto o il suo prolungamento in caso di mutate esigenze di tutela della salute de della incolumità  dei cittadini”.
Il divieto di accesso temporaneo, secondo quanto scrivevano i sindaci, sarebbe stato fatto rispettare da “polizia municipale e forza pubblica”, mentre “le competenti autorità  sanitarie locali” dovrebbero realizzare “presidi sanitari prima degli imbarchi per l’isola”.
Ancor prima del disco rosso della Prefettura il commissario Angelo Borrelli aveva sottolineato come “l’ordinanza emanata dai comuni dell’Ischia non fosse una buona idea”.
“Lodiamo il pronto intervento del prefetto di Napoli per aver ristabilito la legalità  annullando un’ordinanza chiaramente illegale, con iniziative che andavano oltre le competenze comunali”, scrivono invece in una nota   il presidente Federalberghi Ischia Luca D’Ambra, il presidente Federalberghi Terme Ischia Peppino Di Costanzo e il presidente Federalberghi Isole Minori Ermando Mennella.

(da agenzie)

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IL NEVADA SPAZZA VIA I FALSI MITI ANTI SANDERS, IL FRONT RUNNER E’ LUI

Febbraio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

VITTORIA SCHIACCIANTE PER SANDERS… BIDEN NON SALVA L’ESTABLISHMENT DAL SUO FALLIMENTO

Il Nevada è uno Stato minuscolo dal punto di vista elettorale, e va bene. L’ex vicepresidente Joe Biden ha dato qualche segnale di vita arrivando secondo, e va bene.ù
Ma la portata della vittoria di Bernie Sanders alle primarie del Nevada va oltre i numeri e chi altro c’è sul podio, perchè toglie di mezzo una serie di dubbi e argomenti che tipicamente accompagnano le analisi sul perchè, alla fine, Bernie non potrà  farcela a essere il candidato democratico alla Casa Bianca.
Il suo trionfo in Nevada – la prima tappa della primarie in cui entra in gioco la diversità  razziale che è caratteristica degli Stati Uniti – dà  alla sua campagna elettorale uno slancio notevole in vista dei prossimi appuntamenti elettorali: il 29 febbraio in South Carolina e il 3 marzo per il Super Tuesday.
Ormai non ci sono più dubbi che il front runner, l’uomo da battere, sia lui.
Parallelamente, lo stacco che il senatore del Vermont ha messo tra se stesso e il gruppo dei cosiddetti moderati dimostra allo stesso tempo la debolezza dei singoli e la crisi in cui versa l’establishment democratico, o ciò che ne resta, come emerge dalla fotografia spietata di The Atlantic.
Vediamoli, allora, questi falsi miti che il vecchio Bernie – e la sua squadra, agile e battagliera – hanno spogliato di consistenza.
Innanzitutto la questione razziale. Sanders – si è sempre detto – non è in grado di sfondare con gli elettori neri e latinos, ma la sua performance in Nevada ha dimostrato che non è detto: il senatore del Vermont è stato votato dal 27% degli afroamericani e dal 53% degli ispanici in tutto lo Stato.
In secondo luogo, la questione generazionale. Sanders ha sì confermato il suo successo tra i giovani, ma in Nevada è stato il candidato più votato da tutte le fasce d’età , con l’eccezione degli over 65 che hanno preferito Biden.
Terzo: il suo teorico limite numerico. Secondo molti analisti, Sanders aveva un tetto di circa il 30% dei consensi: più di tanto, non poteva spingersi.
Il Nevada ha dimostrato il contrario: il senatore ha vinto con il 46,6%, lasciando un enorme divario tra sè e gli altri due sul podio, Biden al 19,2% e Pete Buttigieg al 15,4%, in una corsa ancora insolitamente affollata.
Non solo: Bernie ha strappato il consenso anche di una buona fetta dei moderati (22%) e ha vinto in tutte le aree tematiche, ad eccezione degli elettori più preoccupati per la politica estera, che hanno preferito Biden.
Secondo Politico, è per tutti questi motivi che i caucus del Nevada – che di solito contano meno rispetto alle altre competizioni iniziali in Iowa, New Hampshire e Carolina del Sud – quest’anno contano molto di più: perchè hanno contribuito a sciogliere alcuni dei dubbi più persistenti sulla corsa di Sanders.
“Abbiamo appena messo insieme una coalizione multigenerazionale e multirazziale che non solo ha vinto in Nevada, ma conquisterà  il Paese”, ha esultato Sanders, prevedendo un’altra vittoria chiave in Texas il mese prossimo
Il 3 marzo si voterà  in 15 Stati e territori, tra cui pesi massimi come la California, il Colorado e appunto il Texas, che rappresenta un banco di prova fondamentale per Sanders e il suo movimento.
“Abbiamo solo una strada: uniti”, è l’appello lanciato da Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata di origini ispaniche considerata il suo asso nella manica per convincere le cospicue minoranze etniche a dare fiducia a un anziano senatore bianco
Infine, uno sguardo agli altri contendenti.
Mentre Klobuchar, Warren e Buttigieg hanno tutti registrato un calo in Nevada, Biden ha ottenuto il suo risultato fin qui migliore. Per lui, arrivare in South Carolina un po’ meno malandato rispetto a ieri è fondamentale: il voto degli afroamericani potrebbe ancora resuscitare la sua campagna.
E’ per questo stesso motivo – il peso del voto afro nella competizione – che le chance di Michael Bloomberg appaiono in picchiata.
L’ex sindaco di New York, infatti, è entrato nella gara ponendosi come alternativa a Bernie nel caso in cui Biden fosse crollato. Ma il vecchio Joe, dopo aver resistito fin qui, è determinato ad andare avanti e godere del riscatto almeno parziale del voto etnico. Un campo in cui Bloomberg, dato il suo passato, sa di non poter contare.

(da “Huffingtonpost“)

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CORONAVIRUS, LE MISURE DI CONTENIMENTO ADOTTATE NEGLI ALTRI PAESI

Febbraio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

DALL’INDECISO GIAPPONE AL MODELLO SINGAPORE MISURE DIVERSE

L’allarme rosso in Corea del Sud, le indecisioni del Giappone, le informazioni via social di Singapore, la quarantena obbligatoria negli Stati Uniti (ma non nel resto d’Europa).
Non è solo l’Italia: in molti Paesi i casi di coronavirus stanno aumentando, e in alcuni, come la Corea, ad un ritmo altrettanto rapido.
Per tutti in questo momento la parola d’ordine è “contenimento”, cercare di tracciare i contatti attraverso cui le persone si sono contagiate, per circoscrivere e spegnere i focolai di epidemia.
Ma le misure che i vari governi stanno adottando per arrivare all’obiettivo sono diverse, dettate dalle peculiarità  della situazione locale e dalla sensibilità  politica e dell’opinione pubblica.
Eccone una sintesi, una sorta di cassetta degli attrezzi anti-contagio a cui in queste ore sta attingendo, a modo suo, anche l’Italia.
Allarme rosso in Corea del Sud
La Corea del Sud è il Paese, insieme al nostro, dove nelle ultime ore il numero dei contagiati è salito più veloce. Solo domenica i nuovi casi sono stati 169, portando il totale a 602, con 5 morti. Per la prima volta da un decennio il governo ha alzato il livello di allarme sanitario a “rosso”, il massimo grado, mossa che in teoria permette di bloccare gli arrivi da specifici Paesi, sospendere i trasporti e boccare le città . Al momento però nessuna di queste misure è stata presa. La riapertura delle scuole dopo il Capodanno lunare è stata rinviata di una settimana, a lunedì 9. Sconsigliate le manifestazioni pubbliche, anche se questo non ha impedito a un gruppo cristiano di tenerne una ieri a Seul. All’ingresso di molti edifici pubblici sono state installate postazioni con disinfettante per le mani.
I casi sono per la maggior parte legati a due focolai, quello tra i fedeli della setta pseudo-cristiana Shincheonji, nella città  di Daegu (2,5 milioni di abitanti), e quello in un ospedale nella città  di Cheongdo. Il governo ha proclamato entrambe “aree speciali”, invitando i cittadini a restare a casa ma senza bloccare ingressi e uscite. Sono in corso operazioni di disinfestazione nelle aree pubbliche. Il massimo sforzo è per ricostruire la mappa delle persone contagiate e dei loro contatti. Le autorità  hanno la lista di tutti i fedeli della chiesa locale di Shincheonji, circa 10mila sarebbero in quarantena domestica, ma molti altri non si riescono a rintracciare. I laboratori nazionali eseguono dai 5mila ai 6mila test al giorno.
Seul non ha chiuso i voli dalla Cina, ma secondo il sito Viaggiare sicuri del nostro ministero degli Esteri ha creato dei canali di ingresso speciali negli aeroporti per chi arriva dalla Repubblica Popolare, persone a cui poi chiede di registrare la propria residenza e di sottoporsi ad autodiagnosi per 14 giorni, registrando i risultati su una app.
Niente panico, siamo Singapore
Anche a Singapore (89 casi su 5,6 milioni di abitanti, nessun morto) la priorità  è ricostruire storia e legami di ogni persona contagiata. Il livello di allarme resta da un paio di settimane ad arancione, un grado più volte raggiunto anche in passato e che non prevede alcun tipo di limitazione o chiusura. Scuole, uffici, luoghi pubblici e mezzi di trasporto sono sempre rimasti aperti.
Ma se c’è una cosa in cui la città -Stato appare un modello è nella gestione della comunicazione in questo momento di crisi. Sul sito ufficiale del governo e attraverso i suoi canali social (Whatsapp, Facebook o Instagram) vengono dati costanti aggiornamenti ai cittadini sull’evoluzione dei casi e delle indagini sugli stessi, consigli su come proteggersi e su cosa fare in caso si manifestassero dei sintomi. Obiettivo: assicurarsi che le persone prendano le giuste precauzioni, che non si scateni il panico e che gli ospedali non si intasino diventando un luogo di moltiplicazione del contagio.
Singapore ha introdotto un divieto di ingresso per tutti gli stranieri provenienti dalla Cina (ma non da Hong Kong e Macao). Per i cittadini o i residenti di ritorno dalla Repubblica Popolare sono previsti 14 giorni di congedo obbligatorio dal lavoro, o 14 giorni di quarantena se sono passati dallo Hubei. Funzionari sanitari verificano il rispetto delle misure di isolamento con migliaia di telefonate ogni giorno.
Le indecisioni del Giappone
Da qualche giorno il governo giapponese (146 casi, più i 634 sulla nave Diamond Princess, un decesso) è oggetto di pesanti critiche per come sta gestendo l’emergenza. In primo luogo per aver deciso di bloccare a bordo i passeggeri della nave da crociera, rivelatasi un moltiplicatore di contagio, e poi per la scelta, al termine della quarantena, di far sbarcare i suoi cittadini senza ulteriore isolamento o accertamenti più approfonditi. Ieri una turista giapponese scesa dalla Diamond Princess è risultata positiva e altri 20 compagni di viaggio che dovrebbero essere ritestati non si trovano. Il ministro della Sanità  si è scusato pubblicamente per “l’errore”.
Dal punto di vista della prevenzione, il governo si è limitato a dire a lavoratori e studenti di restare in casa se hanno sintomi influenzali, ma l’appello rischia di lasciare il tempo che trova vista la dedizione al lavoro della cultura giapponese. Tokyo non vuole creare allarmismo in vista delle Olimpiadi della prossima estate, ma non ha potuto evitare di limitare alcuni eventi pubblici: la maratona cittadina prevista tra una settimana sarà  corsa dai soli atleti professionisti, mentre i corsi di preparazione per i volontari dei Giochi sono stati rinviati. L’altra priorità  di Abe sembra quella di evitare di compromettere i rapporti con la Cina, anche per questo le limitazioni alle frontiere sono contenute: vietato l’ingresso solo alle persone, cinesi o non, che provengono dalle regioni dello Hubei o dello Zhejiang, le più colpite.
La chiusura cinese
Le misure di contenimento più energiche, si capisce il motivo, sono quelle prese dalla Cina. Oltre all’isolamento completo della provincia dello Hubei, 50 milioni di persone, che dura ormai da un mese, varie forme di limitazione ai trasporti, sorveglianza domestica o controllo degli spostamenti sono state introdotte anche nel resto del Paese, coinvolgono tra i 500 e i 750 milioni di persone, la metà  della popolazione. Ogni provincia o città  autonoma le ha declinate e fatte rispettare a suo modo, più o meno duro a seconda delle esigenze. Un blocco di fatto, da cui ora il Paese sta lentamente uscendo, riavviando le attività  produttive. Ma i dipendenti degli uffici continuano a lavorare da casa e le scuole restano chiuse a tempo indeterminato. Tutte le manifestazioni pubbliche sono state sospese. Questo blocco senza precedenti comincia a dare i suoi frutti: il numero di nuovi casi registrati è in discesa sia nello Hubei che nel resto del Paese. Ora i guariti sono più dei nuovi contagiati.
Il resto del mondo
Gli Stati Uniti (35 casi) hanno vietato l’ingresso a tutte le persone che negli ultimi 14 giorni siano state in Cina continentale (ma non a Hong Kong). Per i cittadini americani che tornano, solo la California ne conta quasi 7mila, è prevista una quarantena di 14 giorni in casa. La verifica dell’isolamento e il supporto a chi lo sta facendo sono affidati alle oltre 3mila giurisdizioni sanitarie locali, un sistema che molti considerano poroso.
I maggiori Paesi europei come Francia (12 casi), Germania (16) o Spagna (2) invece al momento non prevedono alcuna quarantena per chi ritorna dalla Cina, nè hanno bloccato completamente i collegamenti aerei con la Repubblica Popolare.

(da “La Repubblica”)

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CREMONA, TERZO MORTO DA CORONAVIRUS: UNA PAZIENTE ONCOLOGICA “CON UNA SITUAZIONE MOLTO COMPROMESSA”

Febbraio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

ANCORA IGNOTE LE MODALITA’ DI CONTAGIO CONSIDERANDO CHE ERA GIA’ RICOVERATA… 500 UOMINI DELLE FORZE DELL’ORDINE ATTIVANO IL BLOCCO NEI COMUNI DEL LODIGIANO: NON SI POTRA’ PIU’ ENTRARE O USCIRE

Un altro decesso in Lombardia, a Cremona: una donna che era ricoverata in oncologia con una situazione molto compromessa e aveva anche il coronavirus”.
Lo ha spiegato l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera.
Si tratta di una anziana residente a Soresina, ricoverato da alcuni giorni all’ospedale di Crema. Sono ancora ignote le modalità  di contagio. Sono state già  attivate le procedure di identificazione dei contatti diretti.
Sono circa 500 gli uomini e le donne delle forze di polizia e delle forze armate che verranno inviati in Lombardia e Veneto per presidiare gli accessi alle aree focolaio del coronavirus e che devono restare isolate.
Il personale sarà  integrato a quello già  presente sul territorio e sarà  coordinato a livello locale dai prefetti, cui spetterà  anche il compito di indicare le ‘regole di ingaggio’ per gli uomini impegnati a far rispettare le disposizioni contenute nel decreto del Consiglio dei ministri.
Scattano le procedure di filtraggio sulle strade di accesso alla zona rossa del Lodigiano. Le forze dell’ordine stanno avvisando gli automobilisti che, una volta entrati, non potranno più uscire. I blocchi agli ingressi dei dieci comuni, come previsto dalle disposizioni del governo, scatteranno tra pochi minuti.

(da agenzie)

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QUATTRO CONFEZIONI DI AMUCHINA DA 80ML A 109 EURO SU AMAZON

Febbraio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

ESPOSTO DEL CODACONS: “VERGOGNOSO”

E’ “vera e propria psicosi in Italia dopo i casi di contagio da coronavirus che si stanno moltiplicando nelle ultime ore in varie zone del paese, una situazione di emergenza che ha fatto letteralmente schizzare alle stelle i prezzi di alcuni prodotti igienico-sanitari che stanno andando a ruba nei negozi e sul web”.
Lo afferma il Codacons, che presenterà  domani una denuncia alla Procura della Repubblica di Roma e alla Guardia di Finanza contro le speculazioni sui listini che si stanno registrando in queste ore.
“Da un primo monitoraggio del Codacons sui principali portali di e-commerce emerge come i prezzi di alcuni prodotti legati all’emergenza Coronavirus raggiungano livelli astronomici – afferma il Presidente Carlo Rienzi – ad esempio il classico gel igienizzate dell’Amuchina da 80 ml, che normalmente si trova in commercio a circa 3 euro, viene oggi venduto sul web a 22,5 euro la confezione, con un ricarico sul prezzo al pubblico del +650%”. Ancora peggio per le mascherine protettive da viso, che prima del coronavirus erano vendute a meno di 10 centesimi di euro l’una, e oggi arrivano a costare su internet 1,8 euro, con un incremento di prezzo del +1700%”.
Per non parlare delle mascherine speciali con valvole, pubblicizzate su Amazon come “Ideali per coronavirus”, e vendute a 189 euro la confezione da 5 pezzi. “Si tratta di una vergognosa speculazione, tesa a lucrare sulla paura delle persone, che potrebbe configurare veri e propri reati, dalla truffa all’aggiotaggio” afferma Rienzi.
“Per tale motivo presenteremo domani un esposto a Procura e Guardia di Finanza, chiedendo anche di oscurare le pagine di Amazon e di altri portali specializzati nelle vendite online nelle quali si pubblicizzano a prezzi abnormi prodotti legati al Coronavirus. Se infatti i giganti dell’e-commerce non rimuovono autonomamente le pagine dove si realizzano le speculazioni, si rendendo complici per concorso nella truffa agli utenti” conclude.

(da agenzie)

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IL DIVIETO DI SBARCO A ISCHIA PER I RESIDENTI IN LOMBARDIA E VENETO E PER I CINESI DELL’HUBEI

Febbraio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

COME SI INTENDA FAR RISPETTARE NON E’ CHIARO

Divieto di sbarco sull’isola di Ischia per i residenti in Lombardia e in Veneto, per i cittadini cinesi provenienti dall’aree dell’epidemia e per chi vi abbia soggiornato negli ultimi 14 giorni.
Lo prevede, fino al 9 marzo, una ordinanza appena firmata dai sindaci dei sei comuni dell’isola.
Nell’ordinanza i sindaci sottolineano l’elevato volume di arrivi turistici sull’isola anche nel periodo invernale, e le difficoltà  che comporterebbe dover fronteggiare casi di contagio in un territorio come quello ischitano, che dispone di un solo ospedale ed è svantaggiato dal punto di vista dei collegamenti.
Il divieto di accesso temporaneo, secondo quanto scrivono i sindaci, dovrebbe essere fatto rispettare da “polizia municipale e forza pubblica”, mentre “le competenti autorità  sanitarie locali” dovrebbero realizzare “presidi sanitari prima degli imbarchi per l’isola”.
Al momento non è ancora chiaro però come possa avvenire il ‘filtro’ sulla terraferma, poichè agli imbarchi sono tenuti a presentare un documento di identità  solo i residenti ischitani che vogliano fruire delle agevolazioni tariffarie in vigore.
Intanto ci sono altri due cittadini in Liguria in isolamento fiduciario, oltre agli sbandieratori di Levanto e la residente di Albenga che ha rapporti di parentela con un cittadino piemontese. Lo ha detto il governatore Giovanni Toti al termine del vertice con i prefetti liguri, Anci e Protezione civile.
I due cittadini sono la prima rientrata a Rapallo (Genova) da Codogno la seconda è di Lerici (La Spezia), e proviene dall’area di contagio della Lombardia.
Toti ha confermato che non ci sono casi conclamati di Coronavirus in Liguria. Secondo quanto appreso, in queste ore la cittadina che dimora a Rapallo e alla quale era stato chiesto l’isolamento fiduciario è rientrata a Codogno. “Stiamo predisponendo un’ordinanza che preveda alcune elementari precauzioni” ha detto Toti che ha sottolineato che la decisione del rettore di chiudere le attività  dell’ateneo di Genova sia stata “unilaterale”.

(da “NextQuotidiano”)

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IL NORD CHIUDE PER IL CORONAVIRUS

Febbraio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

I CONTAGIATI SONO 132 TRA LOMBARDIA, VENETO, EMILIA ROMAGNA E PIEMONTE… L’OMS INVIA UN TEAM DI ESPERTI IN ITALIA

Aumentano le misure per contenere il contagio di coronavirus nelle regioni del nord Italia. Scuole e università  chiuse, stop alle attività  pubbliche e agli eventi.
A fermare atenei e luoghi educativi, oltre al Piemonte, al Veneto e alla Lombardia, interessate dai casi di contagio, anche il Friuli Venezia Giulia.
In Liguria, il rettore dell’università  di Genova strappa chiude l’ateneo, con il disappunto di Toti.
In Emilia Romagna si fermano le università  e si valuta la chiusura delle scuole. Non solo aule serrate: la Scala di Milano annulla gli eventi. Il nord non si ferma, ma rallenta, per il virus.
Il contagio è arrivato a Venezia: ci sono i primi due contagiati nella città  veneta, in cui in questi giorni si tengono i festeggiamenti di Carnevale. C’è un terzo caso di contagio da coronavirus anche nel Pavese. Lo rende noto su Facebook Elia Grossi, sindaco di Santa Cristina e Bissone, poco meno di 2mila abitanti. “Il paziente è ricoverato da ieri nel reparto infettivi del San Matteo di Pavia e le sue condizioni cliniche sono buone – scrive -.
La notizia positiva è che la figlia, che vive a suo stretto contatto, è invece risultata negativa”. Nel Pavese è già  stata dichiarata positiva al virus una coppia di medici di Pieve Porto Morone, ricoverati al San Matteo.
“Il totale delle persone dei contagiati in Italia (compresi i casi dello Spallanzani, ndr) sono 132”, ha detto il commissario straordinario, Angelo Borrelli, sottolineando che 26 di queste sono in terapia intensiva.
Il dettaglio delle regioni: “In Lombardia – ha spiegato Borrelli – sono 89 i casi, in Veneto 24 e in Piemonte 6. In Emilia Romagna 9 e 2 nel Lazio. Sono in totale 129 le persone di cui 54 ricoverate negli ospedali con sintomi. Sono invece 26 in terapia intensiva e 29 in isolamento domiciliare”.
Arriveranno a breve in Italia degli esperti dell’organizzazione mondiale della sanità . Lo annuncia il direttore per l’Europa dell’Organizzazione mondiale della sanità  (Oms), Hans Kluge su Twitter. “Sto inviando un team dell’Oms Europe in Italia per lavorare insieme per conoscere la diffusione del virus e contenerlo. Mi unirò per supportare il ministero Salute italiano”. Kluge esprime anche “preoccupazione per i casi italiani in aumento e la mancata chiarezza sui collegamenti” fra i contagi.
“I numeri della notte porta a 89 infettati in Lombardia – ha detto il presidente della Lombardia Attilio Fontana – e quindi su base nazionale “purtroppo” si “superano sicuramente i cento. Il numero di persone che dovrà  stare in isolamento per scongiurare che abbiamo il Coronavirus “sarà  molto rilevante”, si cercano altre strutture oltre all’ospedale militare di Baggio a Milano e gli alloggi dell’aeronautica a Piacenza. Si sta valutando “un ospedale dismesso e strutture alberghiere che siano disponibili. Ulteriori disposizioni verranno presto promulgate. Credo – ha detto Fontana – che si debba ringraziare l’atteggiamento assunto dai cittadini lombardi che hanno accettato le limitazioni, che si sono comportati seguendo i consigli dati, che non hanno drammatizzato dimostrando di essere una comunità  di persone serie. Di questo bisogna ringraziarli e bisogna insistere perchè ci vengano ancora dietro e seguano anche le ulteriori disposizioni che verranno presto promulgate”.
E’ risultato positivo al coronavirus anche un diciassettenne residente in un paese della Valtellina, che studia però all’istituto agrario di Codogno. Venerdì, dopo esser tornato nel paese della provincia di Sondrio, ha iniziato ad avere la febbre e gli è stato fatto il tampone all’ospedale di Sondrio. Quattro i casi nella Bergamasca. Nel pomeriggio è stato chiuso il Pronto soccorso dell’ospedale di Alzano Lombardo, dove si sono registrati due casi (un paziente e un infermiere). Il Pronto soccorso è in isolamento e si sta valutando se chiudere l’intero ospedale. Gli altri due casi si sono registrati a Seriate e Bergamo.
Positivo anche un paziente ricoverato al San Gerardo di Monza. A quanto apprende l’Ansa, era stato trasportato dall’ospedale di Crema in quella struttura per consentirgli l’assistenza con la circolazione extracorporea. A Crema era stato ricoverato per una crisi respiratoria e il test del coronavirus era risultato negativo.
Sono invece 25 i casi in Veneto (compreso l’uomo deceduto). Tra i nuovi malati anche due anziani di Venezia, ricoverati nell’ospedale cittadino. Lo ha reso noto poco fa il governatore Luca Zaia.
Nel solo focolaio di Vò Euganeo si contano adesso complessivamente 19 contagi. Tra i contagiati ci sono una cardiologa un infermiere ed un addetto alle pulizie dell’ospedale di Dolo dove era stato ricoverato l’uomo di Mira (Venezia) ora in terapia intensiva a Padova.
Lo ha reso noto il Governatore del Veneto Luca Zaia, in una pausa dei lavori della task-force nella sede della Protezione civile. Per i due anziani a Venezia, Zaia ha detto “speravamo venissero da altrove ma sono veneziani doc quindi il virus c’è anche qui”. A chi gli chiede se è a rischio il Carnevale di Venezia: “Ci sarà  anche di più”. E, infatti, qualche ora dopo, arriva la decisione: “Stop a tutte le manifestazioni. Quelle in corso vanno a esaurimento”, e, tra gli eventi fermati, c’è il Carnevale di Venezia. “Ho firmato un’ordinanza insieme al ministro della Salute Speranza”, ha detto Zaia. Il provvedimento è valido fino al primo marzo.
Il paese del focolaio veneto è stato isolato: “Sono arrivate indicazioni abbastanza chiare di blindare completamente Vò Euganeo sia in entrata che in uscita, quindi non potrà  uscire nessuno e la zona sarà  completamente isolata”.
Dal Veneto arrivano anche buone notizie. All’ospedale di Schiavonia, dove vennero ricoverati i due pazienti di Vò Euganeo contagiati da coronavirus, “sono stati fatti quasi mille tamponi sugli operatori e per fortuna per ora non ce n’è nessuno positivo”. Lo ha detto il prefetto di Padova, Renato Franceschelli, al termine della riunione con i sindaci della provincia di Padova sull’emergenza coronavirus.
Sono sei i casi positivi di coronavirus in Piemonte. Dopo il primo caso all’Amedeo di Savoia ieri, 22 febbraio, nel capoluogo piemontesi sono stati registrati altri due casi, sono marito e moglie. Tutti e tre erano entrati in contatto con il focolaio lombardo. Altri tre casi in provincia di Cuneo. Sono di nazionalità  cinese e residenti nel Cuneese positive al Coronavirus.
Sono tornate in Italia il 19 febbraio, dopo aver trascorso un periodo in Cina. Al momento non è stato comunicato il tragitto che hanno seguito, ma è probabile che abbiano fatto scalo in Europa prima di raggiungere la loro residenza italiana.
“Cerchiamo di risalire ai contatti che hanno avuto negli ultimi giorni – ha spiegato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio – stiamo facendo tutte le analisi e le verifiche per identificare il ceppo del contagio. Siamo in stretto rapporto con la Presidenza del Consiglio e con le altre regioni e a brevissimo ci sarà  un’ordinanza a firma mia e del ministro della Salute”. In regione saranno chiuse le scuole.
Per una settimana sono sospese le attività  didattiche nelle Università  piemontesi a causa della questione Coronavirus. Lo ha annunciato l’assessore regionale alla sanità , Luigi Icardi. Sospese anche le attività  dell’università  di Genova. In Liguria non è stato registrato alcun caso di coronavirus. La decisione, ha spiegato il rettore, è stata presa in via cautelativa. La stessa scelta è stata compiuta dalle università  dell’Emilia Romagna, dove i casi positivi sono nove.
Ai tre accertati ieri, se ne sono aggiunti sei: si tratta di cinque piacentini e di un residente in provincia di Lodi, in Lombardia. Tra i nuovi casi ci sono anche due medici e un infermiere dell’ospedale di Piacenza. Dei nove positivi al coronavirus, 5 sono ricoverati in ospedale e 4 si trovano al proprio domicilio, in isolamento.

(da “Huffingtonpost”)

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LO SFOGO DELLA DIRETTRICE DI LABORATORIO DEL SACCO: “UNA FOLLIA COLLETTIVA, SCAMBIATA INFEZIONE POCO PIU’ SERIA DI UN’INFLUENZA PER PANDEMIA LOCALE”

Febbraio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

“LA SCORSA SETTIMANA LA MORTALITA’ PER INFLUENZA E’ STATA DI 217 DECESSI AL GIORNO, PER CORONAVIRUS UNO”

«A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così», a parlare è Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, il laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano in cui vengono analizzati da giorni i campioni di possibili casi di coronavirus.
Diversi post, tutti pubblicati su Facebook, in cui la dottoressa Gismondo prova a fare il punto della situazione: «Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la notte. In continuazione arrivano campioni» scrive, denunciando che «i suoi angeli sono stremati»: «Oggi la mia domenica sarà  al Sacco. Vi prego, abbassate i toni».
E infine: «Leggete! Non è pandemia! Durante la scorsa settimana la mortalità  per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per coronavirus 1».

(da agenzie)

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SCIACALLI: MASCHERINE VENDUTE FINO A MILLE EURO L’UNA

Febbraio 23rd, 2020 Riccardo Fucile

SU INTERNET SI APPROFITTANO DELLA SITUAZIONE PER VENDERE A 300 EURO DELLE MASCHERINE DA POCHI EURO

Mentre sale il numero dei contagiati da Coronavirus in Italia, in molti si approfittano della paura che si sta diffondendo per fare business con i dispositivi per proteggersi dal virus ma anche con i più comuni detergenti come l’Amuchina che su internet è arrivata a costare 200 euro.
Le mascherine che stanno andando a ruba sono quelle consigliate dall’Organizzazione mondiale della sanità , che hanno classe di protezione FFP2 o FFP3, il che significa che hanno un’efficacia filtrante delle microparticelle del 92% e del 98%.   Normalmente il prezzo di queste mascherine è di pochi euro, ma su internet è cresciuto in maniera esponenziale. Molte farmacie e supermercati, infatti, hanno finito le scorte e per questo il mercato si è spostato online, dove i prezzi vengono gonfiati.
Facendo una semplice ricerca sui siti di e-commerce, è facile vedere che in mezzo a tanti venditori onesti, che hanno tenuto il prezzo stabile, molti sono arrivati a quotare una mascherina anche 220 euro, 300 euro, qualcuno addirittura ha messo una mascherina all’asta a più di 1000 euro.
Guardando nella cronologia degli acquisti è facile riscontrare che fino a pochi giorni fa, quindi prima della diffusione del virus in Italia, le stesse identiche mascherine erano vendute dai medesimi venditori al massimo a 5 o 7 euro. Un vero business a giudicare dai quantitativi acquistati nell’ultimo giorno (anche 550 o 700 operazioni in sole 24 ore per ogni venditore) sta fruttando centinaia di migliaia di euro.
C’è di più. Gli annunci con i quali vengono sponsorizzate queste mascherine utilizzano il claim “Anti Coronavirus” facendo leva quindi proprio sulla paura di essere contagiati. Chiamando questi venditori, le persone preposte alle vendite si lanciano addirittura nel dispensare consigli e informazioni sul Coronavirus privi di qualsiasi validità  scientifica, spesso traendo in inganno l’acquirente.
Dalle nostre verifiche, molte delle aziende che abbiamo interpellato, si sono lanciate in questo business da pochi giorni, mentre prima si occupavano di altro: dal ferramenta alle cover per cellulari.
Secondo dati Ansa, la vendita di mascherine dopo la diffusione del Coronavirus in Italia è aumentata del +427%. L’Organizzazione mondiale della sanità  nel frattempo ha chiesto di evitare l’accaparramento selvaggio. Le scorte globali sono praticamente esaurite e chiede uno stop agli acquisti inappropriati da parte di persone che non ne hanno un reale bisogno poichè servono soprattutto a medici e paramedici, oltre a chi si trova nelle zone focolaio.

(da Fanpage)

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