Febbraio 8th, 2020 Riccardo Fucile
IL 55% AMMETTE DI AVERNE SOLO SENTITO PARLARE
La riforma della prescrizione targata Bonafede convince, ma soltanto il 5% afferma di conoscerla nei dettagli. Lo rivela l’ultimo sondaggio Ipsos realizzato per il Corriere della Sera.
Alla domanda «Lo scorso primo gennaio è entrata in vigore la riforma della prescrizione. Lei era a conoscenza di questa riforma?», ha risposto «Sì, la conosco nelle sue linee generali» il 40%, mentre il 5% appunto ha risposto «Sì, nei dettagli». Il 36% dice di averne sentito soltanto parlare, mentre il 19% ammette di non conoscerla affatto.
Il parere sulla riforma, in generale, è però positivo. Il 57% degli intervistati pensa infatti che la prescrizione «consente spesso ai colpevoli di evitare la condanna», per questo «è meglio toglierla o allungarla». Solo il 20% la ritiene «una garanzia per gli imputati che rischiano altrimenti di rimanere sotto processo per un tempo lunghissimo».
Per un intervistato su due, inoltre, lo stop alla prescrizione restituisce maggior certezza della pena, dando al processo maggiore efficacia. E solo per il 25% lo stop rischia di determinare una perdita di efficienza degli uffici giudiziari.
L’accordo sulla prescrizione ha avuto come effetto quello di spaccare la maggioranza, ma le opinioni su un’eventuale crisi di governo sono divise. Se il 32% pensa che un’eventuale crisi sarebbe negativa, il 26% la riterrebbe «molto positiva» perchè, secondo questa fetta di intervistati, l’attuale governo «non è adatto per il Paese».
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2020 Riccardo Fucile
OPINIONI SULLA RIFORMA DELLA PRESCRIZIONE
È indegno quanto sta accadendo in seno alla maggioranza di governo in merito alla prescrizione
ed alla riforma del processo penale
Pur di provare a riconquistare quote di consenso, “giocandosela”, in seconda battuta, sul versante dell’assistenzialismo di massa , il PD e LEU sono disposti a tutto, finanche a violare i più elementari principi di diritto, rinnegando la loro storia, lunga o breve che essa sia.
Per l’affermazione di certi spazi di libertà , da una parte, e di limiti precisi al potere dello stato, dall’altra, sono state versate lacrime e sangue e non è, di certo, uno bellissimo spettacolo l’indecorosa pantomima consumata dalle forze di governo sin dalla nascita della colazione.
Ma davvero, “questi signori”, pensano che sia così importante la riforma della giustizia, peraltro al ribasso ed in violazione delle più “elementari” e, quasi, “naturali”, regole proprie dello stato di diritto?
Davvero, per questi signori, non esistono altre impellenza che quella di una “prova muscolare” finalizzata soltanto ad affermare la non dipendenza da ItaliaViva?
Davvero la miopia istituzionale e politica della maggioranza di governo è così profonda e indegna?
Quale modello di società e di civiltà hanno in mente “questi signori”?
Se, per evitare agli altri di vincere, si è disposti a “vendere l’anima al diavolo”, e allora, diciamolo: non c’è onore e la storia se ne ricorderà . Peccato che, nelle more, si sarà costretti a vivere un ritorno al peggiore dei passati… La riforma della giustizia non può assolutamente passare attraverso l’eliminazione delle garanzie processuali.
La “sete di giustizia”, da abbeverare ad ogni costo pur di conservarsi la poltrona, sarà , sempre, il più vergognoso pegno da pagare alla “sete di potere”.
Forse l’Idealismo aveva ragione: sulla “nostra testa, passa e si muove il Pensiero”, e davvero lo fa sulla scorta di un movimento dialettico di tesi, antitesi e sintesi. Peccato, però, che quello attuale sia il peggiore dei “pensieri”. La più vergognosa retorica del nulla elevata a potere…
Salvatore Totò Castello
Right BLU – La Destra liberale
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Febbraio 8th, 2020 Riccardo Fucile
HA GIA’ PRECEDENTI SPECIFICI A FIRENZE E BUSTO ARSIZIO
Mentre Renzo Bossi viene accusato di presunti traffici con l’Africa e si sfoga con Libero, l’altro figlio del Senatùr Riccardo finisce sul Corriere della Sera perchè non ha pagato il conto della cena di Natale:
Il primogenito di Umberto, fondatore e presidente della Lega, l’ha trascorsa in compagnia di un’avvenente signora a un tavolo dell’Antica Osteria Cavallini, locale milanese frequentato da personaggi dello sport, della politica e dello spettacolo, dal quale, però, sarebbe uscito senza pagare il conto da 240 euro.
«Non ho il portafoglio, pagherò con un bonifico», avrebbe detto alla cassa facendo risuonare il suo cognome. Il ristoratore, egiziano di origine, ha dichiarato di non aver mai ricevuto un euro e l’ha querelato per truffa.
Non è la prima volta per Riccardo Bossi: a settembre 2019 fu denunciato a Firenze per un conto da 66 euro non pagato in un ristorante.
Nell’occasione precedente Riccardo Bossi era stato rintracciato in un residence in base al numero di telefono che il ristoratore aveva salvato nella sua agenda quando era stata contattato per la prenotazione.
Il cliente si era allontanato con la scusa di andare a prelevare denaro in contanti dopo che la sua carta non aveva funzionato. Al Residence prometteva di pagare la mattina dopo, ma il giorno dopo se ne era andato senza saldare il conto della stanza avendo dato solo un acconto per le due notti.
A quel punto era scattata la denuncia del proprietario del locale, Gaetano Lodà , non tanto per riavere i 66 euro, quanto per evitare che altri esercizi a Firenze vengano truffati.
Nel 2016 sempre Riccardo Bossi era stato condannato a dieci mesi di galera per aver acquistato dei gioielli e un orologio Rolex in un negozio di Busto Arsizio senza pagare il conto.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2020 Riccardo Fucile
SARA’ DESTINATO ALL’OSPEDALE PEDIATRICO REGINA MARGHERITA DI TORINO… DOPO TIZIANO FERRO E RULA JEBREAL, UN ALTRO GRANDE GESTO
Dopo Tiziano Ferro, e Rula Jebreal anche Georgina Rodriguez ha deciso di devolvere il suo
intero cachet in beneficenza.
Nelle ultime ore è trapelato che la modella spagnola avrebbe deciso di donare quanto ricevuto per la sua partecipazione al Festival di Sanremo all’Ospedale pediatrico Regina Margherita di Torino.
Sulla notizia non c’è ancora l’ufficialità e nè Cristiano Ronaldo nè Georgina Rodriguez hanno confermato la decisione.
Secondo La Repubblica lo staff della modella ha preso contatti con l’ospedale pediatrico. La cifra, che non è stata resa pubblica, si aggirerebbe sui 140mila euro.
(da agenzie)
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Febbraio 8th, 2020 Riccardo Fucile
PER ORA SI TRATTA DI UN ATTO DOVUTO, IN CORSO GLI ACCERTAMENTI
Ci sono cinque operai indagati per il Frecciarossa 9595 deragliato a Casalpusterlengo in provincia di Lodi.
Si tratta per ora solo di un atto dovuto, perchè a lavorare sullo scambio al “chilometro 166+771”, fino a un’ora prima del disastro, è stata proprio quella squadra di Rfi. Per questo la procura di Lodi, titolare dell’inchiesta, ha iscritto i loro nomi nel registro degli indagati.
Gli specialisti del Noif, il Nucleo operativo incidenti ferroviari della Polfer, stanno svolgendo per la Procura di Lodi le indagini che hanno al centro anche la mancata segnalazione al sistema elettronico di sicurezza dello scambio in ‘svio’. E si prospettano degli accertamenti irripetibili sui binari che hanno necessariamente comportato l’iscrizione nel Registro degli indagati dei cinque operai.
I tecnici e gli investigatori infatti dovranno chiarire perchè il sistema di rilevamento abbia ricevuto una segnalazione di binari ‘per dritto’ e non di ‘svio’, che avrebbe fermato il treno prima. Lo scambio — il cosiddetto ‘punto zero’ — avrebbe dovuto infatti avere gli ‘aghi’ dei binari posizionati sul ‘corretto tracciato’ e invece li aveva posizionati in svio a sinistra.
A contatto con lo scambio la carrozza n.1, dove si trova la motrice, è praticamente ‘decollata’ a quasi 300 all’ora, impattando contro un carrello che si trovava su un binario di ricovero, e poi contro una palazzina di manutenzione.
Dalla cabina di pilotaggio, sventrata, i corpi dei due macchinisti sono stati proiettati fuori a grande distanza. Servirà per ricostruire il tutto anche l’hard disk delle telecamere, acquisite oggi, nel perimetro della stazione tra Livraga e Ospedaletto Lodigiano dove l’alta velocità corre parallela all’autostrada del Sole. I sindacati, che oggi hanno indetto due ore di sciopero, rifiutano l’ipotesi di un errore umano commesso dalla squadra di cinque operai che erano intervenuti sullo scambio poco prima come unica causa dell’incidente. I lavoratori, seguendo una normale procedura, sono stati intanto destinati ad incarichi di ufficio, in attesa degli esiti delle inchieste aperte dalle Ferrovie e dalla Procura di Lodi.
Sentiti come testi, gli operai avrebbero detto di non aver terminato il lavoro completamente, ma di aver rimesso lo scambio in ordine e che il binario dagli agenti di manutenzione era stato restituito regolarmente a quelli di movimentazione.
Secondo quanto si è saputo, in questo modo la centrale di Bologna non avrebbe potuto constatare l’anomalia. Il lavoro dei tecnici è già iniziato.
Repubblica spiega oggi che esistono anche molti punti oscuri:
Ci sono, però, da capire i motivi di un’eventuale leggerezza del genere: fretta(o pressioni?) per far partire in orario il primo treno dell’alba e non innescare ritardi della circolazione, stanchezza per quell’omesso ulteriore controllo, composizione della squadra. Correttezza della procedura e della mancanza di ulteriori “sentinelle” dell’imminente sciagura. A questo si aggiungerà l’analisi delle due scatole nere del treno, recuperate ieri pomeriggio a disposizione dei consulenti della Procura (e, adesso, degli indagati), insieme all’hard disk delle telecamere lungo il tracciato. Vuole tempi stretti, la Procura di Lodi, anche per consentire di velocizzare la smobilitazione dell’area e la riapertura di quel tratto cruciale di ferrovia, il cuore della linea ad alta velocità che collega Milano e Bologna. Forse già lunedì.
Il rapporto redatto per la procura riporta le misure esatte degli impatti:
A 40 metri dal “punto zero” il locomotore travolge una sessantina di bidoni di combustibile. Dopo altri 20 metri incoccia contro una montagna di ciottoli depositati per la nuova massicciata in costruzione a bordo cantiere. Ancora 21 metri e urta contro un escavatore bianco lasciato parcheggiato tra i sei binari di servizio. Dopo altri 29 metri, il primo degli schianti fatali: contro una catasta di vecchi binari abbandonati, che spezzano la cabina. Proprio qui è stato trovato il corpo del primo macchinista
Ormai la motrice è a pezzi e coperti altri 40 metri sbatte contro un carrello carico di cemento fresco, fermo sul secondo binario di servizio al cantiere. È l’impatto più devastante, che accartoccia il muso del treno. Ancora 17 metri e ciò che resta del mezzo si schianta contro un carrello giallo carico di attrezzi per la manutenzione. Qui viene trovato il corpo del secondo macchinista. L’effetto dell’urto è quello di un trampolino: altri 10 metri e il locomotore sfonda lo spigolo della seconda sottostazione Rfi, prende il volo e atterra dopo 44 metri, capovolto e con il muso girato di 180 gradi, orientato verso Nord. Arresta infine la corsa contro un ultimo vecchio vagone, fuori servizio e abbandonato nel parcheggio.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 8th, 2020 Riccardo Fucile
ARRIVERA’ A PRATICA DI MARE CON ALTRI NOVE ITALIANI… BUONE CONDIZIONI PER IL 29ENNE RICOVERATO ALLO SPALLANZANI… NEGATIVO IL CASO DI CHIETI
Ci sarà anche il diciassettenne di Grado che il 3 febbraio scorso non ha potuto volare con gli altri
56 italiani dalla Cina all’Italia sull’aereo di rientro domani da Wuhan. Come anticipato da Repubblica a bordo ci saranno 9 italiani, persone che si trovavano nella provincia di Hubei, quella da dove è partita l’epidemia.
A coordinare l’operazione è l’unità di crisi della Farnesina. L’aereo atterrerà nell’aeroporto della Raf (Royal air force) di Brize Norton, non lontano da Oxford con a bordo passeggeri inglesi ed europei. Qui arriverà un volo militare dall’italia che preleverà i nostri connazionali e anche sette cittadini danesi, quattro svedesi e due greci, che saranno subito trasportati nei loro Paesi da altri voli speciali.
In serata gli italiani giungeranno a Pratica di Mare e da qui saranno trasferiti in isolamento all’ospedale del Celio e non alla Cecchignola, dove non ci sarebbe più posto.
Il diciassettenne era rimasto a terra all’ultimo momento il 3 febbraio perchè aveva un po’ di febbre. È stato così portato in un bed&breakfast dove lo hanno seguito due persone incaricate dall’ambasciata. Quando si è chiarito che non è stato colpito dal coronavirus ma dall’influenza è stato dato il via libera al rientro.
Intanto l’ospedale Spallanzani di Roma fa sapere nel bollettino giornaliero che il ricercatore di Luzzara (Reggio Emilia), che ha contratto il virus a Wuhan ed era rientrato insieme ai 55 italiani rimpatriati con il primo volo, “è in buone condizioni generali con quadro clinico invariato.
Persiste lieve febbricola e iperemia congiuntivale in fase di risoluzione ed ha iniziato terapia antivirale. Il giovane – continua il personale dello Spallanzani – è assolutamente sereno, mantiene contatti costanti con la sua famiglia e con gli amici e continua il suo lavoro di ricercatore”.
Quanto alla coppia cinese che soggiornava in un hotel di Roma quando ha manifestato i primi sintomi del virus, lo Spallanzani comunica che sono ancra ricoverati in terapia intensiva e le loro condizioni sono stabili, la prognosi è ancora riservata.
L’ospedale romano ha anche ricordato che ad oggi nella struttura di eccellenza 48 pazienti sono stati sottoposti al test per la ricerca del nuovo coronavirus.
Di questi, 34 sono risultati negativi al test e sono stati dimessi. Altri 14 pazienti invece sono ancora ricoverati: tra loro, tre sono i casi confermati – la coppia cinese e il giovane proveniente dal sito della Cecchignola – nove sono stati sottoposti al test e sono in attesa di risultato, due risultati negativi rimangono comunque ricoverati per altri motivi clinici.
(da agenzie)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
ZINGARETTI OTTIENE IL PRIMO VERO INCASSO DELLA SUA STRATEGIA
La reazione (di Renzi) è propria di uno che è spiazzato. Quel “non voteremo la prescrizione, ma non faremo cadere il governo” che l’ex premier affida ai microfoni di Circo Massimo disvela il fallimento di un disegno, quello di logorare Conte per arrivare a un cambio di inquilino a palazzo Chigi.
E il prender forma, per la prima volta con concretezza, di un altro disegno, il famoso “campo” che ha in mente Zingaretti, proprio grazie al premier che, sulla prescrizione, ha rotto un tabù.
È questo che è accaduto nelle ultime ventiquattr’ore. Perchè c’è poco da fare: l’accordo raggiunto sulla prescrizione nel vertice di giovedì sera, discutibile, opinabile, su cui si può discutere all’infinito è, comunque, un fatto politico, che segna un “volta pagina”.
È questo che spiazza Renzi. Solo qualche giorno fa, con la consueta sopravvalutazione di sè, il leader di Italia Viva confidava ai suoi più stretti collaboratori: “Questi del Pd mi hanno fatto un regalo”. E, al tempo stesso, lasciava trapelare che, in caso di crisi, si sarebbe potuti arrivare a un altro governo, magari guidato da Franceschini, o da chiunque ma non dall’attuale inquilino di palazzo Chigi, eletto a principale responsabile delle basse percentuali elettorali di Italia Viva, perchè pesca nell’elettorato centrista.
Al fondo, la sua convinzione era che, sul tema, i Cinque stelle non avrebbero mai mollato sul punto, convinzione consolidata dalla convocazione della piazza da parte di Di Maio, animato dallo stessa foga nel logorare Conte che gli sta sfilando il movimento.
La fotografia l’ha scattata oggi il ministro Provenzano, parlando con qualche collega a margine della direzione: “Uno che è minoranza nel paese e uno che è minoranza del suo partito… Abbiamo dimostrato che Renzi non ha munizioni”.
Ed è proprio uno sparo a salve lo scenario che, al momento, si prefigura a Palazzo Madama, quando arriverà il decreto ad hoc che recepirà il contenuto dell’accordo sulla prescrizione, ovvero lo stop dopo il secondo grado e la riforma penale che impatta sulla durata dei processi.
Prima, ovviamente, che si voti su quella proposta del forzista Costa su cui Renzi aveva orchestrato la “trappola”.
Magari Italia viva uscirà dall’Aula, il che consente di distinguersi, ma i numeri sono tali che il governo non cade.
L’ipotesi è questa, spiegano fonti degne di questo nome. Parliamoci chiaro, lì dentro nessuno vuole andare a votare, soprattutto dopo aver letto sui giornali le simulazioni su quanti parlamentari rientrerebbero che, come si suol dire, si contano sulle dita delle mani: “Guarda — spiegava a un collega Loredana De Petris, una che le antenne ce l’ha — che in parecchi sono pentiti di essere andati con Renzi, e stanno cercando di rientrare nel Pd. Se quello forza, perde parecchi pezzi”.
Ecco: Renzi aveva scommesso che i Cinque stelle non si sarebbero mai mossi, considerando inviolabile il tabù sulla prescrizione, un po’ come l’altro Matteo dopo il Papeete aveva scommesso che lui non avrebbe mai fatto un governo con i Cinque Stelle.
E invece quel tabù irrinunciabile, in nome del quale anche il Fatto considerava giustificabile una crisi di governo, come accade di fronte a principi non negoziabili, è stato comunque rotto. Dicevamo: si può discutere il “come”, ma è un fatto politico.
Per la prima volta Nicola Zingaretti incassa uno spostamento politico dei Cinque stelle, grazie alla leva Conte.
È forse il primo “incasso” della sua strategia. E non è un caso che, proprio su questo sfondo, la sua relazione alla direzione segna un cambio di passo sul governo, invitato a uscire dall’immobilismo e a “ripartire”: “Nessuno pensi di allungare la legislatura con un Parlamento in uno stato vegetativo”.
Parole che, con grande onestà , dipingono un governo fermo e sollecitano i Cinque stelle a non allungare fino all’eternità il “travaglio interno”.
Non è un dito puntato nella direzione delle urne, però il sottotesto è che, nel caso, un abbozzo di “campo” c’è: il Pd, una “lista Conte”, una lista di sinistra modello Schlein, con Conte calamita di un pezzo dei Cinque stelle.
Chissà se il buon umore odierno del segretario non riveli una mai sopita tentazione, comunque rivela la profonda convinzione di un contesto cambiato. In fondo, anche grazie a Renzi, che ha sbagliato la mossa.
È evidente che l’alternativa a questo quadro sono solo le urne, come al Colle hanno ben presente. È semplicemente impensabile che possa nascere qualcosa di alternativo in questo Parlamento se si sfarina l’attuale equilibrio.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
PER IL PRESIDENTE EMERITO DELLA CONSULTA NON SONO FONDATI I DUBBI DI INCOSTITUZIONALITA’
Il lodo Conte bis sulla prescrizione? Per Valerio Onida è “una fortissima attenuazione” della
riforma entrata in vigore il primo gennaio 2020.
“Molti processi si prescrivono in appello”, spiega il presidente emerito della Corte costituzionale ad Huffpost, quindi lo stop dopo il secondo grado di giudizio per i condannati “ha chiaramente degli effetti diversi”.
Per il noto giurista lo stop alla prescrizione non è il mostro che alcuni dipingono, “non sarà questo a rendere i processi più lenti”, dice.
Per snellire la macchina della giustizia bisogna intervenire altrove. Come? “Depenalizzando, ad esempio. Riducendo i tempi morti del procedimento penale. Aumentando le risorse a disposizione”.
Quanto alla diversità di trattamento nel caso di imputato assolto o condannato, prevista dal lodo Conte bis come dalla prima bozza di accordo, Onida afferma che non sembrano fondati i dubbi di incostituzionalità .
Professore, la maggioranza – senza Italia Viva – è arrivata a un nuovo accordo sulla prescrizione. Il lodo Conte bis, in sintesi, farebbe scattare lo stop alla prescrizione solo dopo la condanna di secondo grado. Per il Pd, con questo accordo, Bonafede ha rinunciato all′80% delle sue pretese. È così?
È una fortissima attenuazione della riforma entrata in vigore il primo gennaio. Molti processi, infatti, si prescrivono in Appello: ciò significa che la decisione di secondo grado è in molti casi una sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, che rende inutile tutta l’attività processuale già svolta. Se si sposta a dopo il secondo grado lo stop, è chiaro che gli effetti saranno diversi rispetto a quanto può accadere fermando la prescrizione dopo il verdetto di primo grado.
Anche in questo caso, come abbozzato nel primo lodo Conte, si prevede un trattamento diverso tra assolti e condannati. Non ravvisa profili di incostituzionalità ?
Secondo me non ce ne sono. Anche se il diritto alla durata ragionevole del processo (ma prima ancora ad un giusto processo) c’è sempre, altra è la posizione di chi, assolto, deve attendere, per vedere consolidata l’assoluzione, che si esauriscano i procedimenti messi in moto dai ricorsi del Pubblico Ministero, altra quella di chi, già condannato, ha interesse soprattutto a vedere riesaminata in meglio la sua posizione esperendo tutti i ricorsi, e anche, se del caso, rinunciando alla prescrizione, ciò che nel nostro ordinamento è sempre ammesso. Poi, magari, qualcuno può avere di fatto l’interesse a far prolungare i tempi in modo da fare scattare la prescrizione. L’imputato assolto non può essere costretto a dover attendere a lungo prima che la sua assoluzione passi in giudicato. La differenza di posizione e di interesse è intuitiva.
Lo stesso timore riguarda anche i condannati. Non c’è il rischio che il sovraccarico di processi dovuti allo stop alla prescrizione li costringa a processi infiniti?
Ma questo problema non si risolve ricorrendo alla prescrizione, alla quale peraltro l’imputato fra l’altro può rinunciare. Vorrei poi ricordare che i reati più gravi, per i quali è previsto l’ergastolo, non si prescrivono. Vogliamo forse dire che è sbagliato? Insomma, se si riesce ad evitare che i processi vengano conclusi con il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, è una cosa sacrosanta.
Lo stop voluto da Bonafede e ora rimodulato d’accordo con Pd e LeU, dunque, non è il mostro che alcuni dipingono?
Esatto, non lo è. Certamente poi ci sono modi per rendere i processi più veloci. Ma bisogna innanzitutto pretendere che siano giusti. Cosa vogliamo, un processo di pochi mesi senza tutte le garanzie? Vorrei inoltre ricordare che il decorso della prescrizione parte da quando il reato è stato commesso, non da quando è stato scoperto. Da ciò può derivare il fatto che il reato si prescriva mentre ancora il processo non è iniziato o si sta da poco celebrando.
Il processo, appunto. Il legislatore promette da mesi una riforma di quello penale che, forse, arriverà in cdm tra qualche giorno. Non era invece il caso in intervenire prima su tutto il procedimento anzichè stravolgere solo un istituto?
Per fare una riforma globale del processo penale è chiaro che ci vuole più tempo. In ogni caso non è lo stop alla prescrizione, dopo il primo o dopo il secondo grado che sia, a rendere più lunghi i processi. Certamente ci sarà bisogno di altri interventi
Quali?
Interventi di depenalizzazione, ad esempio. Siamo così sicuri che ci sia bisogno di tutti questi reati? Forse anche un maggior ricorso ai riti alternativi potrebbe essere utile. Poi ci sono le risorse: certamente attraverso la dotazione di maggiore personale, laddove manchi, oltre che attraverso una migliore organizzazione (e qui conta anche la capacità dei capi degli uffici) si possono rendere i tempi della giustizia più veloci.
Il ministro Bonafede ha promesso che arriveranno nuove assunzioni. Nella bozza di riforma del processo penale sono previste anche delle sanzioni per i magistrati che non rispettano i tempi. Cosa ne pensa?
Sanzioni disciplinari sono già previste, perchè è una mancanza disciplinare quella del magistrato che non rispetta i tempi stabiliti per il deposito della motivazione, in molti casi fissati, entro certi limiti massimi, dallo stesso Giudice A volte ci sono dei ritardi clamorosi. Ma naturalmente occorre soprattutto mettere i giudici e tutto l’apparato giudiziario in grado di rispettare i tempi e di procedere più celermente.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 7th, 2020 Riccardo Fucile
LA CASA DELLE DONNE IN TRASTEVERE ASSISTE GRATUITAMENTE LE DONNE VITTIME DI STALKING E VIOLENZE E NON CHIEDE LA TESSERA DI PARTITO, AIUTA TUTTE… ORA ESULTERANNO I VIOLENTATORI, INSIEME AI FRATELLINI D’ITALIA
Giorgia Meloni, è cosa nota, è una donna, è una madre ed è cristiana. Giorgia Meloni purtroppo come tante donne in Italia è anche una vittima di stalking.
Qualche giorno fa ha raccontato di essere terrorizzata, in quanto donna e in quanto madre, a causa di un uomo che la perseguita con messaggi e minacce: «Ho paura per me e per la mia bambina. Sono spesso fuori casa e leggere quelle cose mi ha gettato nella paura. Non dormo più la notte».
«Lui diceva che gliel’ho strappata, che la bambina era sua, che prima o poi sarebbe venuto a riprendersela a Roma», ha raccontato la leader di Fratelli d’Italia in tribunale dove è in corso il processo a carico dell’uomo, Raffaele Nugnes, arrestato lo scorso luglio per il reato di stalking.
L’onorevole Meloni quell’uomo non l’ha mai visto nè conosciuto, ma le minacce hanno profondamente cambiato il suo modo di vivere: «se questa persona pubblica un messaggio di questo tenore ‘hai tempo tre giorni per venire dove sai, se non vieni sai cosa succede, vengo a Garbatella…’, voi capirete bene il mio stato d’animo», anche perchè il presunto stalker ha inviato un video intimidatorio anche alla sorella della deputata di FdI.
Non c’è quindi alcun dubbio che Giorgia Meloni, in quanto donna e mamma, sappia bene cosa si prova ad essere vittime di minacce e violenze psicologiche.
E possiamo immaginare che sempre in quanto donna, possa ben immaginare cosa vuol dire essere una donna o una donna e mamma, vittima di violenze e abusi.
Per questo risulta abbastanza incomprensibile la battaglia che Giorgia Meloni e Fratelli d’Italia — un partito che ha partecipato con entusiasmo alla gogna contro Junior Cally per la canzone “sul femminicidio” — contro il finanziamento alla Casa Internazionale delle Donne di Roma.
«Vittoria! Grazie alla denuncia di Fratelli d’Italia, oggi in Commissione è stata bloccata l’ultima oscenità del Pd, che voleva prendere quasi un milione di euro da un fondo del Mef guidato da Gualtieri per darli alla Casa delle Donne, un’associazione di sinistra che si trova nello stesso collegio nel quale il ministro Pd Gualtieri è candidato», così esultava ieri la Meloni dopo la bocciatura di un emendamento che avrebbe consentito di proseguire l’attività dell’associazione.
Secondo Fratelli d’Italia quell’emendamento è una marchetta elettorale per comprare voti per consentire l’elezione di Gualtieri, candidato alle suppletive nel collegio Roma Centro dove è stato eletto Paolo Gentiloni (ora alla Commissione Europea) e dove il centrodestra ha scelto di sostenere la corsa di Maurizio Leo, guarda caso un esponente del partito della Meloni.
Il dubbio è che a fare campagna elettorale sulla Casa delle Donne non siano il PD o Gualtieri (peraltro l’emendamento è stato “sostenuto” anche da Virginia Raggi e il M5S ha un suo candidato alle suppletive) ma la Meloni che così ha trovato il modo di preparare il terreno a Maurizio Leo.
C’è poi da dire, come fa notare Makkox, che la Casa delle Donne non si chiama mica casa comunista delle donne partigiane de Che Guevara con gli Inti Illimani in filodiffusione.
Questo perchè la Casa delle Donne, oltre ad essere un’associazione storica, non fa “propaganda politica” per la sinistra.
La Casa Internazionale delle Donne a Trastevere era stata già affossata dal M5S Roma che aveva sfrattato la struttura che fornisce prestazioni socio-sanitarie, psicologiche, legali, di accoglienza e orientamento al lavoro.
Un punto di riferimento passato, presente e futuro per il Municipio I. Ma dal momento che la Casa delle Donne fornisce gratuitamente quelle prestazioni non è in grado di pagare l’affitto e per questo ha accumulato negli anni un debito con il Comune di Roma che quell’emendamento avrebbe dovuto aiutare a sanare.
C’è qualcosa di osceno e aberrante (come lo ha definito Luca Bottura) nel pensare che si possa fare campagna elettorale sulla violenza sulle donne.
L’oscenità non è l’emendamento, è pensare che aiutare un’associazione che aiuta tutte le donne senza distinzione di fede politica possa in qualche modo condizionare l’esito del voto in un singolo collegio.
Anche perchè non c’è logica: quante di quelle donne che ricevono assistenza dalla Casa delle Donne sono elettrici del collegio in cui è candidato Gualtieri?
Se fossero davvero così tante dovremmo preoccuparci di un problema ben più importante: l’enorme numero di violenze e abusi nei confronti delle donne che vivono nel I Municipio a Roma.
Giorgia Meloni vuole forse impedire alla Casa delle Donne di aiutare tutte queste ragazze, donne, mamme romane? E perchè?
(da agenzie)
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