Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
MANCA L’INCHINO IN PROCESSIONE E SIAMO A POSTO
Sebbene ci sia stato un momento in cui Salvini si sia trovato ad imitare Giorgia Meloni, quando
ha sostenuto che le Sardine sono manovrate da Soros, le cose hanno fatto in fretta a tornare alla normalità : inseguendo Salvini in Sicilia, la leader di Fratelli d’Italia oggi ha dedicato un post a un altro capoluogo siciliano, Catania, dove oggi iniziano i festeggiamenti per la patrona Sant’Agata.
E Meloni scrive: “Comincia oggi a Catania la tradizionale festa di Sant’Agata, ricorrenza a cui sono molto legata e che ricorda il martirio della Santa patrona della città . Come direbbero i catanesi “semu tutti devoti tutti”. Viva Sant’Agata!”.
Insomma, Sicilia e Madonne per Salvini, Sicilia e Sant’Agata per Meloni.
Un vero e proprio derby tra le due anime sovraniste (cattolici molto credibili quanto a figli avuti fuori dal matrimonio)
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
PERCENTUALI DIECI VOLTE SUPERIORI A QUALSIASI ESPONENTE DELLA MAGGIORANZA… IN UN PAESE CIVILE AVREBBERO GIA’ MESSO I SIGILLI ALLE PORTE
Si tratta di un bel record persino per Rete4: dopo gli anni dell’embedded Emilio Fede, il monitoraggio Agcom, che da alcuni mesi misura l’esposizione dei singoli politici sia nei tg che nei talk, offre con numeri inappellabili un panorama inequivocabile, che oggi racconta Il Fatto Quotidiano.
Rete4, infatti, si conferma un’anomalia nell’anomalia: nel mese di dicembre, ad esempio, Salvini, Meloni e Sgarbi hanno parlato nei talk della rete per 5 ore e 34 minuti, mentre, per dire, il primo del Pd, Boccia, è a 29 minuti e tutti gli altri leader, da Renzi (23) a Bersani (20) a Conte (19) ne racimolano ancora meno.
Stiamo parlando di programmi che, come Fuori dal coro, Diritto e rovescio, Quarta Repubblica, Stasera Italia, sono la spina dorsale dell’informazione di rete. Qualcuno potrebbe obiettare che un mese è poco e che un bilanciamento magari si realizza in un più lungo periodo.
Ma premesso che a dicembre si era già in par condicio per due regioni, anche sul lungo periodo i conti non tornano affatto.
Tra luglio e dicembre, ad esempio, nei talk di Rete4 Salvini, Sgarbi e la Meloni hanno parlato per un totale di 1.721 minuti: 791 il primo, 511 il secondo, 419 la terza.
Spicca Sgarbi, il cui ruolo di supporter politico (tra l’altro era candidato in Emilia) non viene certo dissimulato dalla recita politicamente scorretta ormai datata (e da qualche presa di posizione autonoma).
E il Tg4? Si dimostra così attento a Forza Italia da diventare quasi un organo di famiglia? Perchè, per altro verso, qui (oltre il solito Salvini, 5 ore 49 minuti) è Forza Italia che ha una primazia inverosimile nel semestre (i suoi esponenti parlano per 5 ore e 15 minuti, a M5S e Pd, cioè primo e secondo partito, vanno 3 ore e mezza ciascuno): una primazia sproporzionata se si pensa al peso elettorale degli azzurri alle politiche,quarto partito con il 14% (oggi molto meno).
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
TRAVAGLIO AVVISA IL M5S IN VISTA DELLE PROSSIME REGIONALI
Marco Travaglio, nel suo editoriale di martedì 4 febbraio 2020, dedica un suggerimento ai
pentastellati in vista delle Regionali che si terranno in primavera e degli Stati Generali di metà marzo.
Il direttore de Il Fatto Quotidiano suggerisce al M5S di trovare alleanze per non rimanere nell’anonimato del bipolarismo centrodestra-centrosinistra, perchè a volte l’essere intransigenti equivale all’essere «coglioni».
Più che un suggerimento, però, quello di Marco Travaglio sembra essere un avviso ai naviganti.
In primavera, infatti, sei Regioni saranno chiamate alle urne per scegliere i loro nuovi (o confermati) presidenti: si tratta di Veneto, Campania, Liguria, Toscana, Puglia e Marche.
I precedenti storici (Emilia Romagna, Calabria, Sardegna, Piemonte, Val d’Aosta, Friuli, Abruzzo e Molise) non fanno ben sperare il Movimento 5 Stelle, rimasto al palo con risultati ben superiori al concetto di «deludenti».
Il motivo? L’aver scelto di correre soli, contro tutto e tutti. Una mossa che sembrava esser stata messa da parte anche a livello nazionale. Ma questo aspetto non ha fatto altro che ridurre i pentastellati a figure nominali tra le liste elettorali, come fossero spettatori di uno show in cui centrosinistra e, soprattutto, centrodestra si sono resi protagonisti sia in campagna elettorale che nei risultati finali. Insomma, isolarsi non ha portato benefici. Anzi.
«Possibile che questi scriteriati non capiscano che liberare la Campania da De Luca e salvarla dalla calata di Salvini sarebbe un merito storico di cui vantarsi e non un peccato mortale di cui vergognarsi? — si domanda Marco Travaglio nel suo editoriale -. C’è bisogno di un disegnino per spiegare la differenza fra un intransigente e un coglione?».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
NON SOLO LA RESIDENZA NEL CANTON TICINO, MA ANCHE LE TASSE LE PAGA NELLA NAZIONE ELVETICA
Rita Pavone è talmente sovranista che ha portato anche la sua etichetta discografica in Svizzera. «Guardo le cose, non il partito cui appartiene chi le dice — affermava la cantante poco meno di un mese fa, dopo le accuse di appoggiare i sovranisti -. Sono profondamente italiana: vivo in Svizzera, come Mina, De Benedetti o Tina Turner, e ho il doppio passaporto, ma le mie radici sono in Italia. Mi preoccupo del mio Paese anche se non ci vivo. Se questo è essere sovranisti… I mie genitori sono sepolti in Italia, sono legata alla mia città , Torino, e tifo Juventus», aveva replicato lei a chi gli faceva notare la potenziale contraddizione sulla residenza.
Ora attendiamo di sapere cosa dirà sulla questione della casa discografica.
Racconta Mario Gerevini sul Corriere Economia:
La società che incassa i guadagni e i diritti della sua attività si chiama «Nel mio piccolo» ed è intestata («socia e gerente») a «Rita Ori Filomena Merk-Pavone, da Breggia, in Morbio Superiore».
Cioè sempre lei (Merk è il cognome del marito Ferruccio, in arte Teddy Reno) ma nella puntuale e burocratica completezza dell’anagrafe societaria. Svizzera anche quella. Breggia infatti è un comune del Canton Ticino, Morbio una sua frazione (3 chilometri dal confine, poco di più da Como) e dunque la società è di nazionalità elvetica.
La sede è sempre a Morbio, presso i figli della coppia, Alessandro e Giorgio Merk, quest’ultimo tra l’altro, autore del pezzo che l’ex Gianburrasca canterà all’Ariston.
E infatti l’ «azienda Pavone» (stesso nome: Nel mio piccolo) che era sul nostro territorio fino a poco più di un anno fa è stata chiusa.
Ha lasciato il patrio Fisco — senza pendenze — ed è rinata in Svizzera come etichetta musicale «con facoltà di contrarre contratti per prestazioni televisive, concerti live … la vendita di merchandising, dischi, dvd, etc legati ai marchi Nel mio piccolo di Rita Pavone …».
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
PESANTI CRITICHE SUI SOCIAL PER NON AVER MANTENUTO LA PROMESSA FATTA DI RIMANERE IN REGIONE IN CASO DI SCONFITTA
«Fare una battaglia per vincere la Regione e poi decidere di rimanere in Senato. Credo abbia
dimostrato il mancato rispetto per quel milione di emiliano-romagnoli che l’hanno votata. Questa è la solita politica, non cambiamento. Firmato un elettore leghista»: il Corriere di Bologna riporta questo commento di un utente su Facebook che testimonia lo scoramento di chi aveva puntato sulle promesse di Lucia Borgonzoni e oggi è rimasto con il cerino acceso in mano.
E c’è anche chi chiede che l’ex candidata sconfitta da Bonaccini molli il seggio da consigliera comunale a Bologna (dove si è vista raramente):
Ieri in Comune il Pd con Simona Lembi è tornato alla carica per chiedere le dimissioni da consigliera comunale «visto che da due anni non svolge quel ruolo». Processo alle intenzioni e soprattutto a quella promessa: «In caso di sconfitta lascerò il Parlamento e siederò in Regione, non potendo mantenere il doppio incarico di senatrice e consigliere regionale», che i detrattori le stanno ricordando sui social network, citandole quanto disse su Rai3 il 14 gennaio a Cartabianca.
Fratelli d’Italia preferisce non entrare nel merito, la vicepresidente di Forza Italia, Anna Maria Bernini, invece spiega sinteticamente di «rispettare la scelta di voler esercitare da Roma l’opposizione al governo nazionale».
Affonda il colpo Manes Bernardini, sostenitore con alcuni candidati civici della lista della Borgonzoni ma dai tempi dell’abbandono alla Lega mai tenero nei confronti della ex collega di partito: «Scegliere di abbandonare sarebbe l’ennesimo errore e l’ennesima volta in cui avremo buttato via del tempo».
E sui ring dei social ci si divide tra chi la difende sostenendo «che da Roma il suo ruolo di opposizione può essere maggiormente valorizzato» e chi ne legge a poco più di una settimana dal voto un velocissimo tradimento.
Perfino Vittorio Sgarbi, unico eletto di Forza Italia in Assemblea legislativa che però darà «al 95%» spazio a Valentina Castaldini in quanto già deputato, rivendica che «per me e Salvini si trattava di una battaglia nazionale, in effetti essendo stata la candidata presidente per la Borgonzoni è un po’ diverso e delicato”
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
TUTTI COMPRENDONO CHE DI FRONTE A UNA EMERGENZA CI VUOLE UNA SOLIDARIETA’ NAZIONALE, SOLO DEGLI INFAMI POSSONO SPECULARE SU UNA EPIDEMIA
Altro che solidarietà nazionale, la Lega si isola e risponde con la politica dei muri anche sul coronavirus.
Succede che attorno alle 7 di sera a Palazzo Chigi il ministro della Salute, Roberto Speranza, il premier Giuseppe Conte e il commissario straordinario per l’emergenza Angelo Borrelli, incontrano le forze parlamentari di maggioranza e di opposizione per un aggiornamento sulle iniziative.
I riflettori sono puntati sull’atteggiamento della delegazione leghista anche perchè nel pomeriggio i quattro governatori del Nord, di Veneto, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, vergano una lettera indirizzata al ministero della Salute nella quale chiedono che i bambini di qualsiasi nazionalità che rientrano dalla Cina non tornino in classe. In sostanza l’obiettivo di Luca Zaia, Attilio Fontana, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti vogliono estendere il periodo di isolamento di 15 giorni anche ai piccoli che frequentano le scuole dell’obbligo.
E allora la delegazione di via Bellerio capitanata da Eugenio Zoffili e Maria Cristina Cantù non solo ripone sul tavolo di Palazzo Chigi la missiva dei governatori del Nord, ma il duo leghista rilancia con un’offensiva dal sapore trumpiano: la sospensione del Trattato di Schengen.
Tradotto l’intenzione delle truppe di Salvini è quello di reintrodurre i controlli alle frontiere di terra. In soldoni, un muro anticinese.
Ecco, quando esce fuori questa proposta i visi degli altri partecipanti al tavolo stentano a crederci.
Perchè la posizione del fu Carroccio è quella più populista, più popolare, che sfrutta le paure collettive e serve più a racimolare uno zero virgola nei sondaggi che a trovare una soluzione per il Paese.
La Bestia punta insomma alla rabbia razzista che si è consumata nelle ultime ore. A Torino, ad esempio, una ragazza è stata costretto a scendere dall’autobus al grido “sei una cinese”.
A Firenze, altro caso, una professoressa del Design Campus di Calenzano ha comunicato agli studenti cinesi di non presentarsi all’esame. Per non parlare del giallo di Frosinone, dove si sarebbe registrata (ma il condizionale è d’obbligo) una sassaiola contro gli studenti di nazionalità sempre cinese dell’Accademia delle Belle Arti. Ecco, Salvini osserva questi episodi e li cavalca.
Ed è come se le lancette dell’orologio del Capitano leghista fossero rimaste ferme alla strategia del citofono, a quando nel quartiere Pilastro di Bologna il segretario della Lega ha suonato al citofono di alcuni sconosciuti per esporli alla condanna pubblica, un giustizialismo popolar-populista che diventa un’arma da campagna elettorale.
E adesso che fa? Salvini non solo non risponde al telefono del ministro Speranza che lo ha cercato in vista dell’incontro a palazzo Chigi di oggi ma strumentalizza l’emergenza nazionale.
Non è un caso se nemmeno gli alleati Forza Italia e Fratelli d’Italia seguono le bislacche richieste della Lega.
Anna Maria Bernini, capogruppo degli azzurri in Senato, si mostra collaborativa nell’interesse del Paese ponendo alcune condizioni di merito: “C’è stato uno spirito di collaborazione, ma vogliamo aiuti alle imprese sotto il profilo economico, perchè soffriranno per la perdita del cento per cento di clienti cinesi e per la preoccupazione che dal resto del mondo temano di venire qua per evitare il rischio del contagio. Abbiamo bisogno che il governo garantisca aiuti al made in Italy e al turismo. I fondi non sono sufficienti”.
E lo stesso fa la compagine più di destra della coalizione, vale a dire Fratelli d’Italia. “Abbiamo chiesto — assicura Francesco Lollobrigida — cose specifiche come il sostegno anche alle aziende colpite da questa emergenza e dal blocco dei voli. Abbiamo chiesto di aprire una finestra vaccinale per evitare il sovraffollamento nel pronto soccorso”. Trattasi di un altro approccio. Nulla a che vedere con la sospensione del Trattato di Schengen.
L’ultima trovata di un leader, Salvini, che preferisce strafare e continuare a isolarsi. Alzando i muri e sparandola sempre più grossa.
(da “Huffingtonpost”)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
IL QUARTETTO DI GOVERNATORI LEGHISTI CHE NON SA CHE I VOLI DALLA CINA SONO BLOCCATI E QUINDI CHI DOVREBBE ARRIVARE?
Non c’è solo la Lega che chiede i porti chiusi per scongiurare “l’invasione” del nuovo coronavirus
2019-nCoV.
Parallelamente a quelli che chiedono di applicare il Decreto Sicurezza per impedire al contagio di estendersi anche all’Italia ci sono alcuni presidenti di Regione che chiedono di isolare i bambini di qualsiasi nazionalità in arrivo dalla Cina tenendoli fuori dalle scuole. Guarda caso a chiederlo sono proprio i presidenti della Lega.
Stando a quello che riferisce l’agenzia Dire i presidenti di Veneto (Luca Zaia), Lombardia (Attilio Fontana), Friuli-Venezia Giulia (Massimiliano Fedriga) e Trentino (Maurizio Fugatti) stanno preparando una lettera da inviare al ministro alla Sanità Roberto Speranza, per chiedere che i bambini di qualsiasi nazionalità in arrivo dalla Cina siano tenuti fuori dalle scuole per un periodo di osservazione di 14 giorni anche se in età dell’obbligo, in modo da scongiurare l’eventualità di diffusione del Coronavirus «in ambienti confinati come sono quelli delle scuole».
Ad annunciarlo è stato Luca Zaia che ha voluto subito precisare che «non c’è la volontà di ghettizzare nessuno», quanto invece quella di «dare una risposta alle tante famiglie preoccupate che hanno i loro figli che nell’età dell’obbligo vanno a scuola».
La bozza della lettera, che con ogni probabilità sarà inviata nelle prossime ore, è già stesa, spiega Zaia. «A me sembra una regola sanitaria minimale», conclude il presidente leghista ricordando che si tratta di una misura che «prendiamo anche per la meningite e per la tbc».
C’è però da rilevare che ormai — al di là dei nostri connazionali rimpatriati dalla Cina — è assai poco probabile che ci siano altri alunni in arrivo dalle aree colpite dall’epidemia che in linea di massima sono già tutti rientrati in Italia dopo le vacanze natalizie e quindi sono già in classe da quasi un mese.
Zaia è lo stesso che due giorni fa affermava che «tutte le persone tornate dalla Cina che non abbiano sintomi possono frequentare le nostre scuole o i nostri posti di lavoro» anche perchè questo si legge nella circolare diramata dal Ministero della Salute agli Uffici Scolastici Regionali al fine di uniformare la gestione nell’ambito degli istituti di istruzione di ogni ordine e grado.
Nella circolare non è prevista alcuna misura di quarantena per studenti che sono rientrati dalla Cina nelle ultime 2 settimane o per gli studenti «ai quali è stato comunicato dall’autorità sanitaria, o che sono venuti in altro modo a conoscenza, di aver effettuato un viaggio insieme ad un paziente nCoV — con qualsiasi tipo di trasporto — e/o di aver coabitato con un paziente nCoV, entro un periodo di 14 giorni» i quali oltre a generiche misure di precauzione sono invitati anche a «telefonare tempestivamente al 1500 o ai centri di riferimento delle regioni, per le misure di sorveglianza».
Le stesse indicazioni valgono per i servizi educativi per l’infanzia, le scuole primarie e secondarie con l’aggiunta che per quanto riguarda questa fascia d’età «si suggerisce che gli adulti facenti parte del personale scolastico (docente e non) prestino particolare attenzione a favorire l’adozione di comportamenti atti a ridurre la possibilità di contaminazione con secrezioni delle vie aeree, anche attraverso oggetti (giocattoli, matite, etc.)».
Al tempo stesso in Veneto di recente la Giunta Zaia ha abolito l’obbligo di presentare il certificato medico oltre i cinque giorni di assenza da scuola.
Senza contare che il Veneto è stata l’unica regione a fare ricorso contro la legge Lorenzin e l’obbligo vaccinale proprio per l’accesso ai servizi educativi dell’infanzia. Zaia dovrebbe decidere se per un alunno italiano sono più pericolosi morbillo e varicella oppure il coronavirus. Senza contare che allo stato attuale secondo uno studio descrittivo del The Lancet — pubblicato in data 30 gennaio — ad esempio, presi in considerazione 99 pazienti che hanno contratto il 2019-nCov, il 67% di questi sembrava già essere affetto da malattia cronica. Si tratta di dati parziali e preliminari su un campione molto ridotto di pazienti ma secondo Lancet la media d’età di contrazione del virus si attesta attorno al 55.5 anni e nessun individuo al di sotto dei 15 anni è stato contagiato a Wuhan (New England Journal of Medicine), a maggioranza, pero’, i contagi (64%) riguardano i lavoratori autonomi.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
UN COMUNICATO DEGLI ALTRI AMMINISTRATORI LO SMENTISCE… LA SMANIA DI PROTAGONISMO NON HA CONFINI
Le Sardine di Roma si dividono dalle 6000 Sardine ma in realtà però a scindersi finora è stato soltanto Stephen Ogongo, tra gli organizzatori della manifestazione di piazza San Giovanni, che ha dato un annuncio urbi et orbi ma firmato solo da lui sul gruppo delle Sardine di Roma.
È lui che firma il post con l’annuncio di scissione, motivandola con la polemica della foto con Luciano Benetton e Oliviero Toscani a Fabrica di qualche giorno fa.
Ogongo scrive sul gruppo che questo è solo l’ultimo errore che “Mattia Santori, Roberto Morotti, Giulia Trappoloni e Andrea Garreffa hanno commesso nelle ultime settimane”, e poi annuncia: “Da questo momento le Sardine di Roma non fanno più riferimento ai 4 fondatori di Bologna nè alla struttura che stanno creando. Le Sardine di Roma ripartono da quei valori che hanno fatto della manifestazione di Piazza San Giovanni la più grande e la più partecipata delle sardine: uguaglianza, libertà , giustizia sociale. Affiancarsi agli squali, o diventare come loro, non ci rafforza ma ci indebolisce, ci rende prede inconsapevoli”.
Ogongo fa anche notare che la vicenda dell’incontro con Benetton e Toscani non è uscita per la trasparenza delle Sardine, ma soltanto a causa della pubblicazione sulla pagina di Fabrica dell’ormai famosa foto.
E sostiene anche altro: “L’aspetto più grave di questa vicenda è stato l’aver assistito a diversi tentativi di limitare la discussione all’interno dei gruppi Facebook delle Sardine addirittura attraverso la censura di determinate parole e la cancellazione di diversi commenti e post critici”. Per questo, sostiene Ogongo, “Le Sardine di Roma tornano in mare aperto: la nostra forza sarà la comunità , l’essere in tanti e il saper stare insieme”.
Va però segnalato che Ogongo, che era già finito sulla bocca di tutti tra le Sardine romane per l’intervista in cui diceva ok alla partecipazione di Casapound a San Giovanni (e che era stato per questo sconfessato dal movimento), sembra aver preso questa decisione da solo. Tanto è vero che il 99% dei commenti va all’attacco proprio di Ogongo. E in molti sembrano piuttosto pronti a sconfessare Ogongo:
Che tra parentesi, è anche colui che annunciò qualche tempo la rimozione di un post dalla pagina di Salvini dipingendolo come un evento storico, salvo poi far scoprire che si trattava del post di un utente qualsiasi e non di uno del Capitano.
Insomma, finora l’unico a scindersi pare Ogongo. Forse gli altri a questo punto se ne faranno una ragione.
In un comunicato congiunto con i quattro ragazzi bolognesi, però, le sardine romane rivelano che la presa di posizione di Ogongo è arrivata “a insaputa di tutte le persone che hanno organizzato la manifestazione del 14 dicembre, dopo giorni di silenzi, di mancate risposte alle mille telefonate fatte e messaggi inviati” e “dopo aver passato la mattina a rimuovere i moderatori del gruppo Facebook ‘Sardine di Roma’, di cui era volutamente unico amministratore”. Dunque, concludono, “non si può combattere contro i pieni poteri di un solo uomo al comando quando in realtà è ciò che si vuole” e ammettono di essere “sconcertati, ma uniti più che mai. L’attacco ai ragazzi di Bologna per la foto – proseguono ancora – è una strumentalizzazione per scopi personali”.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 3rd, 2020 Riccardo Fucile
INTESA SENZA PRECEDENTI IN EUROPA (ALTRO CHE SALVINI): GESTIONE COMUNE DEI RIMPATRI E PROGETTI DI COOPERAZIONE NEL PAESE AFRICANO
Un protocollo d’intesa, centrato sulla cooperazione per la gestione comune del fenomeno
migratorio, è stato firmato oggi a Roma dal ministro dell’Interno italiano Luciana Lamorgese e dal titolare della Costa d’Avorio per la Sicurezza, il generale Vagondo Diomandè.
Durante la cerimonia, al Viminale, è stato detto che l’accordo è senza precedenti in Europa. “Ci consentirà di gestire insieme il processo immigratorio che abbiamo in Italia — ha detto Lamorgese — tenendo conto che le persone provenienti dalla Costa d’Avorio sono una percentuale consistente, circa il 10 per cento degli arrivi“.
Di “momento solenne” ha parlato Diomandè. “E’ la prima volta — ha sottolineato il ministro ivoriano — che un accordo così importante viene firmato da un paese europeo con un Paese africano“.
L’intesa prevede sia una gestione condivisa dei rimpatri di migranti irregolari sia progetti di cooperazione che l’Italia s’impegna a sostenere in Costa d’Avorio.
“Lavoreremo per l’integrazione dei cittadini di questo Paese dell’Africa presenti sul nostro territorio nazionale” ha detto Lamorgese. “E’ poi importante l’attività di formazione professionale che servirà a creare posti di lavoro e a occupare i giovani favorendone l’inclusione sociale in Costa d’Avorio”.
Durante la cerimonia al Viminale, di fronte ai giornalisti, è stato ricordato che il Paese africano è stato inserito tra i beneficiari di bandi predisposti dal Viminale per progetti di cooperazione.
Secondo Lamorgese, “l’accordo aiuterà a gestire i rimpatri in modo più celere ed efficace, con uno scambio informativo continuo che tante volte negli anni è mancato con altri Paesi dai quali provengono flussi”.
L’intesa prevede progetti comuni che coinvolgono le forze di polizia. “La vostra esperienza — ha detto Diomandè — ci potrà aiutare a migliorare nella lotta contro il terrorismo e la criminalità organizzata, senza dimenticare altri aspetti legati a protezione civile”.
Il ministro ivoriano ha poi sottolineato che delle migrazioni vanno colti anche i contributi in grado di arricchire. “Il fenomeno va disciplinato — il suo appello — ma evidenziandone pure i lati positivi”.
(da Dire)
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