Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
MOLTE AZIENDE ITALIANE PRODUCONO IN CINA, COMPRESO L’ABBIGLIAMENTO SPORTIVO GRIFFATO
Qualche giorno fa quelli di Forza Nuova hanno pensato bene di fare un blitz razzista contro i
negozi cinesi per invitare gli acquirenti ad acquistare solo merce italiana perchè “più sicura”.
Il Corriere della Sera raccontava ieri che molte delle telefonate arrivate al 1500, il numero verde del Ministero della Salute attivato per rispondere alle domande dei cittadini sul nuovo coronavirus 2019-nCoV molti hanno chiesto se è sicuro indossare prodotti “made in China” oppure toccare merci importate dalla Cina.
Come ha detto già l’Organizzazione Mondiale della Sanità non c’è alcun rischio nel maneggiare o ricevere prodotti provenienti dalla Cina poichè generalmente i coronavirus non sopravvivono a lungo al di fuori del corpo umano.
Il metodo di trasmissione del coronavirus non è per via cutanea ma principalmente attraverso la saliva, tossendo e starnutendo; i contatti diretti personali oppure le le mani, ad esempio toccando con le mani contaminate (non ancora lavate) bocca, naso o occhi.
Indossare una maglietta fatta in Cina non rientra in questa casistica. C’è però chi vuole organizzare un improbabile boicottaggio dei prodotti e dei negozi cinesi. Non solo dei ristoranti, che sono stati i primi ad essere colpiti dall’ondata di psicosi e di infodemia che accompagna le notizie sul nuovo coronavirus ma anche di smettere di comprare tutti i prodotti fabbricati in Cina.
C’è chi lo vuole fare perchè la Cina “ha nascosto la verità sul coronavirus” e chi invece invita a non comprare prodotti fabbricati nella Repubblica Popolare e a non commerciare con i cinesi.
La domanda a questo punto è una sola: è possibile davvero farlo?
Lasciamo perdere il fatto che la gran parte dei prodotti tecnologici (smartphone, computer, tablet e così via) che vengono usati per pubblicare certi messaggi siano fatti in Cina o abbiano componenti realizzati in Cina.
Prendiamo ad esempio solo gli interscambi commerciali tra Italia e Cina. Secondo il centro studi di Unimpresa il volume d’affari degli scambi commerciali ammonta a oltre 44 miliardi di euro, 13 miliardi di esportazioni e di quasi 31 miliardi di importazioni dirette.
In base ai dati dell’Osservatorio Economico sul commercio internazionale del Ministero degli Esteri la Cina è il terzo principale paese di provenienza delle importazioni italiane dopo Germania e Francia.
Tra principali prodotti della Cina importati dall’Italia ci sono proprio gli articoli di abbigliamento (escluso l’abbigliamento in pelliccia). Nel settore abbigliamento l’import dalla Cina vale qualcosa come 3 miliardi di euro l’anno e occupa all’incirca il 19.7% del totale delle importazioni del settore (seguono Francia e Bangladesh).
La Cina la fa da padrona anche per quanto riguarda le importazioni italiane nel settore moda, con un valore di oltre sei miliardi di euro all’anno e lo stesso si può dire per il settore tessile. Vale anche l’inverso perchè la Cina è tra i principali paesi dove esportiamo i nostri prodotti d’abbigliamento.
Il tutto senza contare come una parte sempre più consistente dei processi manifatturieri della filiera del made in Italy nel settore della moda e dell’abbigliamento avvenga proprio in Cina.
È quindi altamente probabile che in un modo o nell’altro il “made in China” sia un po’ ovunque nei negozi italiani, senza dover per forza andare in quelli cinesi.
Questo perchè per le aziende italiane produrre in Cina è molto conveniente (o almeno farsi arrivare alcune materie prime e lavorazioni) e al tempo stesso molti prodotti cinesi “di marca” non italiana sono prodotti in Cina (pensiamo alla gran parte dell’abbigliamento sportivo griffato di marchi “occidentali”).
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
SVILUPPATO DALL’UNIVERSITA’ DI PADOVA, IMPIEGA SOLO DUE ORE E MEZZO PER LA DIAGNOSI
Preciso, rapidissimo e ad alta sensibilità , stiamo parlando di un nuovo test europeo per la diagnosi del virus 2019-nCoV.
Ad averlo sviluppato è l’università di Padova che fa parte della rete di laboratori europei Envid (European Network for Diagnostics of ‘Imported’ Viral Dideases), un network specializzato nel riconoscimento dei cosiddetti “virus da importazione”, come la dengue o la febbre del Nilo.
Il nuovo test, uno dei primi in Europa, fornisce una diagnosi in tempi molto rapidi e riconosce la presenza del virus anche in persone asintomatiche.
Coronavirus, quasi 21 mila casi
Sono quasi 21mila contagiati e 462 i morti dell’epidemia del nuovo coronavirus, che ha colpito soprattutto in Cina, anche se c’è qualche caso in altri paesi e ci sono in tutto 24 malati in Europa
Spaventa molto, anche a causa di fake news e voci circolate sulla rete. Oltre alle regole per limitare i contagi fornite dall’Oms e dalle altre autorità sanitarie, gli strumenti per far fronte all’emergenza si stanno via via delineando: dall’isolamento e al sequenziamento del virus per studiarlo meglio fino a test diagnostici sempre più precisi, oltre alla ricerca di un vaccino che però richiederà tempi più lunghi.
Il test diagnostico
E i kit diagnostici già ci sono, per fortuna. In questa epidemia, a differenza ad esempio della Sars, il coronavirus è stato isolato e sequenziato con tempi molto rapidi dai ricercatori cinesi, già entro la prima metà di gennaio. Ma oltre al test cinese anche l’Europa si sta dando da fare. Oggi l’Università di Padova ne ha messo a punto uno nuovo — uno dei pochi europei — ad altissima precisione, seguendo passo dopo passo la procedura dell’Oms pubblicata da Christian Drosten, dell’istituto di Virologia dell’Università Charitè di Berlino.
La chiave del successo è stata la velocità del lavoro dei ricercatori. “Ci siamo mossi non appena è stata resa nota la presenza dell’epidemia del nuovo coronavirus”, ha spiegato Andrea Crisanti, professore ordinario di Microbiologia e virologia all’Università di Padova, che ha coordinato la ricerca, “e abbiamo chiesto all’Azienda ospedaliera di Padova di iniziare a lavorare per realizzare il test, che è uno dei primi in Europa”.
La precisione del tes
La novità rispetto ad alcuni altri kit diagnostici riguarda l’accuratezza. “Riesce a distinguere anche solo cinque copie del virus presenti in un paziente”, chiarisce l’esperto. “Pochi test sono in grado di rilevare così poche copie virali”. Già , perchè come racconta l’esperto, mentre i campioni di pazienti sintomatici possono contenere migliaia di copie del virus, quelli di persone asintomatiche ma infette ne contengono poche ed è più difficile rintracciarle. Ma questo test ci riesce. Il tema della presenza di persone asintomatiche potenzialmente contagiose è stato ampiamente discusso, sia dai media sia dai ricercatori, e l’Oms ha chiarito che la possibilità esiste anche se è molto rara.
L’altro elemento rilevante, prosegue Crisanti, è l’altissima accuratezza nel distinguere i virus e escludere la presenza anche di altri coronavirus, che sono un grande gruppo di patogeni, responsabili sia di raffreddori sia di infezioni più importanti, come anche fu nel caso della Sars.
Una diagnosi in due ore e mezza
Anche i tempi diagnostici sono molto rapidi. “In due ore e mezza siamo in grado di capire se un paziente è affetto dal nuovo coronavirus o da un altro virus, magari influenzale”, aggiunge l’esperto. “Si tratta di tempi molto brevi e questo è un passo essenziale anche per ridurre il carico del sistema sanitario che potrà così riconoscere e gestire rapidamente l’eventuale presenza di qualche altro caso”, ricordando che per ora in Italia sono solo due i contagiati, due turisti cinesi ricoverati all’ospedale Lazzaro Spallanzani, fra i primi, in Europa, ad isolare il virus. Lo Spallanzani utilizza un test diagnostico simile, come precisa Crisanti, ma i ricercatori non hanno fatto un confronto fra le performance dei due test, entrambi validi. “È importante — aggiunge — avere più di un test a livello europeo per facilitare la diagnosi e renderla sempre più veloce”. Insomma, poter riconoscere se si tratta di coronavirus o di altro in così poco tempo e con grande precisione potrà essere un’arma significativa per contrastare l’epidemia.
(da “La Repubblica”)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
LE STUDIOSE ERANO STATE INVITATE A SALIRE SUL PALCO DELL’ARISTON, MA VOGLIONO RIMANERE IN LABORATORIO: “SIAMO IN EMERGENZA”
“Mi rammarico di non avere potuto accettare il lusinghiero invito alla partecipazione del
personale di ricerca dell’Istituto da me diretto a partecipare al Festival di Sanremo, ma come certo comprenderà , visti i tempi stretti e la situazione di emergenza sanitaria in cui ci troviamo non è stato purtroppo possibile organizzare la partecipazione delle nostre ricercatrici. Porgo comunque anche a nome della dottoressa Capobianchi e del suo team i più sentiti ringraziamenti per la vostra attenzione”.
È la replica del direttore generale dell’Ospedale Spallanzani, Marta Branca, in risposta all’invito giunto per la presenza al Festival di Sanremo.
Anche Concetta Castilletti, virologa dello Spallanzani aveva fatto sapere che avrebbero declinato l’invito: “Impossibile lasciare il laboratorio in questo momento di intenso lavoro: siamo impegnate a coltivare il coronavirus e a distribuirlo ai laboratori che dovranno studiarlo. E anche nelle attività di controllo per i test che potrebbero essere necessari”.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
LA GIORNALISTA INSEGNA IN UNA UNIVERSITA’ AMERICANA
Rula Jebreal devolverà “metà del compenso per il festival di Sanremo a Nadia Murad”, l’attivista irachena yazida che è stata rapita e stuprata dall’Isis, “anche lei consigliere come me del presidente francese Macron”: lo annuncia in conferenza stampa la stessa giornalista, senza rivelare l’entità del cachet.
“Il vero tema – sottolinea – è capire perchè nel 2020 le donne vengono ancora pagate il 25% in meno rispetto agli uomini che fanno il loro stesso lavoro”.
“Ancora prima della trattativa con Rai il mio compenso era già sulla vostra stampa: anche questo dovremmo chiederci, perchè si usa la stampa per portare avanti numeri non ancora accertati”, aggiunge.
Quanto a Michelle Obama, “mi sarebbe piaciuto – dice – avere un suo contributo, magari non sul palco per ragioni di sicurezza, ma in collegamento satellitare. Spero che un giorno questo si riesca a realizzare perchè è una donna straordinaria, di una famiglia semplice del sud di Chicago, diventata dal nulla First Lady degli Stati Uniti”.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
CI E’ VOLUTO UN TRIBUNALE PER FARE QUELLO CHE IL GOVERNO NON HA AVUTO IL CORAGGIO DI FARE: CANCELLARE DECRETI ILLEGITTIMI
Svolta nella vicenda di Mediterranea Saving Humans, la cui nave, la Mare Jonio, era ferma da
mesi al porto di Licata per effetto di un sequestro amministrativo: il Tribunale civile di Palermo ha integralmente accolto il ricorso presentato dalla compagnia armatrice dell’associazione per la reimmissione in possesso della nave, ordinando a tutte le autorità coinvolte di far cessare con effetto immediato il sequestro cui era sottoposta dallo scorso 3 settembre 2019.
“La decisione del Giudice civile di Palermo ripristina finalmente la legalità . La Mare Jonio è di nuovo libera, dopo un sequestro illegittimo durato cinque mesi — ha dichiarato Alessandra Sciurba, presidente dell’associazione Mediterranea Saving Humans — E, dopo l’archiviazione delle accuse contro il comandante Marrone e il capo missione Casarini, questo è un altro fondamentale passo verso la cancellazione dal basso dei decreti Salvini”.
“Viene sancito — ha detto ancora Sciurba — ancora una volta quello che abbiamo sempre affermato: il diritto e i diritti delle persone sono sempre state la nostra bussola, mentre i governi europei, quello italiano in testa, li hanno traditi e oltraggiati nel Mediterraneo per propaganda e calcoli politici, giocati sulla pelle di migliaia di donne, uomini e bambini.”
“Il governo attuale — ha concluso — non ha avuto il coraggio di fare politicamente quello che un tribunale oggi ha ritenuto essere l’unica cosa giusta. La nostra nave è libera, e adesso vogliamo tornare in mare al più presto, a salvare i profughi di una guerra terribile dall’annegamento e dalle catture delle milizie libiche, a salvarci, insieme alle altre navi della società civile, da scelte criminali e velenose come quelle del rinnovo del memorandum con la Libia. Ma per farlo, abbiamo bisogno di tutto il sostegno dei nostri equipaggi di terra”.
Mediterranea lancia infatti “a partire da oggi una campagna straordinaria di raccolta fondi per finanziare l’imminente missione in mare dopo la sosta forzata di cinque mesi”.
(da Fanpage)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
LO SCAMBIO DI MAIL CON IL PREMIER RIVELA LA CONDOTTA ILLECITA DEL SEQUESTRATORE DI PERSONE
È racchiuso in 114 pagine l’atto d’accusa con il quale il Tribunale dei ministri di Palermo chiede al Senato l’autorizzazione a processare Matteo Salvini (e con lui il capo di gabinetto del Viminale Matteo Piantedosi indagato per gli stessi reati) per sequestro di persona e abuso in atti d’ufficio per aver trattenuto per 19 giorni a bordo della Open Arms 164 migranti soccorsi in zona Sar libica il 1° agosto scorso.
I giudici contestano innanzitutto la violazione delle convenzioni internazionali con una decisione presa in autonomia dall’allora ministro dell’Interno come si evince dallo scambio di mail con il premier Conte che spinse per far sbarcare immediatamente almeno i minori a bordo.
“La condotta omissiva ascritta agli indagati, consistita nella mancata indicazione di un Pos (porto sicuro, ndr) alla motonave Open Arms, è illegittima per la violazione delle convenzioni internazionali e dei principi che regolano il soccorso in mare, e, più in generale, la tutela della vita umana, universalmente riconosciuti come ius, scrivono i giudici
Durante i giorni in cui la nave rimase bloccata davanti a Lampedusa, più volte il premier scrisse a Salvini per sollecitare lo sbarco immediato dei minori.
Fu poi il Procuratore di Agrigento Patronaggio a ordinare lo sbarco per una emergenza sanitaria a bordo.
(da agenzie)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
DI FRONTE ALLA RICHIESTA DI FAR SBARCARE I PROFUGHI AVANZATA DALL’AMM. MARTELLO, COMANDANTE DELLA CAPITANERIA DI PORTO, PIANTEDOSI COPRI’ IL MINISTRO CON UNA CONDOTTA OMISSIVA
I migranti che lo scorso agosto si trovavano a bordo della nave spagnola Open Arms, davanti alle
coste di Lampedusa, in attesa di un ordine di sbarco da parte delle autorità italiane, versavano in una “situazione di grande disagio, fisico e psichico, di profonda prostrazione psicologica e di altissima tensione emozionale che avrebbe potuto provocare reazioni difficilmente controllabili, delle quali, peraltro, i diversi tentativi di raggiungere a nuoto l’isola costituivano solo un preludio”.
E’ quanto scrivono, riporta l’AdnKronos, le tre giudici del Tribunale dei ministri di Palermo nella richiesta di autorizzazione a procedere per Matteo Salvini e per il capo di gabinetto del Viminale Matteo Piantedosi, accusati di sequestro di persona e omissioni di atti di ufficio.
“Il grado di esasperazione in cui versavano i migranti, già stremati dalle durissime prove fisiche e psichiche subite prima del soccorso operato dalla Open Arms e angosciati dal terrore di venire respinti e riportati in Libia, rende intuitivo come non tanto il prolungamento anche di un solo giorno di navigazione (con il conseguente protrarsi della situazione di grave disagio nella quale pure tali migranti avevano sino a quel momento viaggiato), quanto il fatto stesso di allontanarsi dalle coste italiane, ormai tanto vicine da poter essere raggiunte a nuoto, si sarebbe rivelato del tutto insostenibile ed incomprensibile”, dicono le giudici riportando anche l’esito delle consulenze.
Il 14 agosto del 2019 l’ammiraglio Ispettore Nunzio Morello, del Comando generale delle Capitanerie di porto, dopo una interlocuzione con il Viminale, chiese al capo di gabinetto dell’allora ministro Matteo Salvini, Matteo Piantedosi, di fare sbarcare i 164 migranti a bordo della nave Open Arms a Lampedusa.
E qui si delinea il ruolo di Piantedosi. La decisione fu poi presa dalla Procura di Agrigento che iscrisse l’ex ministro nel registro degli indagati. “Deve poi menzionarsi, per la sua notevole rilevanza, l’interlocuzione telefonica intercorsa il 14.8.2019 tra il Capo di Gabinetto, Prefetto Matteo Piantedosi e l’Ammiraglio Ispettore Nunzio Martello, Capo del I° Reparto ”Personale” del Comando Generale delle Capitanerie di Porto che, in assenza del C.A. Liardo, lo aveva sostituito quel giorno nelle funzioni di capo del III° Reparto e, in quella veste, aveva curato i rapporti con il Gabinetto del Ministro dell’Interno”.
“In particolare, premesso di aver autorizzato la notte del 14 agosto, in considerazione delle condizioni meteorologiche avverse, il ridosso a Lampedusa dell’imbarcazione Open Arms, essendo invece rimaste inesitate le richieste di POS reiteratamente avanzate dal comandante, l’Ammiraglio ha riferito di aver avuto nell’occasione contatti diretti con il Capo di Gabinetto del Ministro, al quale aveva comunicato ”che l’unico ridosso possibile, considerate le avverse condizioni meteo-marine, sarebbe stato Lampedusa”, aggiungendo come a suo avviso fosse ”necessario assegnare un POS alla nave, suggerendo Lampedusa””, scrivono le tre giudici della richiesta.
Da parte dell’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini e del suo capo di gabinetto al Viminale, Matteo Piantedosi, ci fu una “condotta omissiva” nella vicenda della nave Open Arms, la nave della ong Proactiva che nell’agosto 2019 rimase in mare per oltre due settimane con oltre cento naufraghi a bordo in attesa dell’indicazione di un porto sicuro.
La “condotta omissiva ascritta agli indagati”, secondo i magistrati, è “consistita nella mancata indicazione di un ‘POS’ (Place of safety, ovvero un ‘porto sicuro’, ndr) alla motonave Open Arms”. Una condotta che “e’ illegittima per la violazione delle convenzioni internazionali e dei principi che regolano il soccorso in mare, e, piu’ in generale, la tutela della vita umana, universalmente riconosciuti come ius cogens”.
(da “NextQuotidiano“)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
STAMANE LA CONFERMA CHE HA SOLO UNA NORMALE INFLUENZA… E’ ASSISTITO DA DUE SIGNORE ITALIANE PRESSO L’AMBASCIATA ITALIANA… MA IL TITOLO INDEGNO SCATENA LA FOGNA SOVRANISTA
Con un volo atterrato ieri all’aeroporto Pratica di Mare sono rientrati in Italia 56 connazionali
che si trovavano bloccati a Wuhan a causa dell’epidemia del nuovo coronavirus 2019-nCoV.
Come ha spiegato ieri il Capo dell’Unità di Crisi della Farnesina — che ha organizzato il trasferimento con il Ministero della Salute e il Ministero della Difesa — Stefano Verrecchia a Wuhan è rimasta circa una trentina di italiani, la maggior parte dei quali «ha scelto per ragioni personali di rimanere nella zona di Wuhan».
Tra coloro che non sono rientrati in Italia c’è anche uno studente di 17 anni, originario di Grado (Gorizia) in Cina con il programma Intercultura (un programma di scambio scolastico) che non ha potuto imbarcarsi sul volo perchè ieri aveva qualche linea di febbre (37.7) e per precauzione — e per evitare che rischiasse di contagiare gli altri passeggeri — è stato tenuto a terra ed è rimasto a Wuhan in attesa che arrivassero gli esiti del test.
Il test, fatto questa mattina in un ospedale universitario di Wuhan, ha dato un esito negativo, lasciando aperta la più rassicurante opzione della febbre da raffreddore. Attualmente, la Farnesina è al lavoro per poterlo riportare in patria il prima possibile.
Il ragazzo non è, ovviamente, abbandonato a sè stesso.
«La sua situazione è abbastanza calma, è curato da due signore italiane in un appartamento dell’ambasciata che è costantemente in contatto con lui», ha spiegato Verrecchia all’ANSA.
La situazione insomma è sotto controllo e quanto prima lo studente ritornerà in Italia. Ma per i sovranisti la situazione è drammatica.
Il quotidiano La Verità , diretto da Maurizio Belpietro, oggi titola «Conte abbandona ragazzo italiano in Cina» facendo notare «l’ultima contraddizione di una gestione pasticciata dell’emergenza sanitaria. Tra evocazioni della peste, velleitarie chiusure dei cieli e accuse di razzismo».
Chissà se per la Verità sono più velleitarie le chiusure degli aeroporti invocate da Salvini o quelle di Conte. Oppure se è più utile fermare i voli con la Cina o chiedere la quarantena per gli studenti di ritorno dal paese come hanno fatto i presidenti di regione della Lega.
Una famosa utente sovranista di Twitter è letteralmente sconvolta «hanno lasciato un italiano in Cina perchè aveva la febbre?», si chiede. Forse ignorando che la febbre è uno dei possibili sintomi del nuovo coronavirus e lasciando intendere che il povero ragazzo sia stato abbandonato in aeroporto o peggio ancora ad aggirarsi per le vie deserte di Wuhan.
Chissà se qualcuno le risponderà che in fondo non sta mica scappando dalla guerra, la classica risposta preconfezionata che viene data come scusa per non accogliere i migranti che scappano da carestie, epidemie o quant’altro.
Un’altra signora invece è preoccupata perchè hanno lasciato solo un minore che è rimasto in Cina «senza affetti, abbandonato dalle istituzioni del suo stesso paese».
Le fa eco un’amica che si chiede come avrebbe agito il governo buonista se per caso lo studente fosse stato africano e musulmano (non si capisce se cittadino italiano o meno) e se la prende con i genitori che «mandano un minorenne da solo in Cina», come hanno fatto tantissime altre famiglie che hanno partecipato al programma Intercultura.
Un altro tizio invece ha le idee chiarissime: «un altro caso marò». Cosa c’entrino i due fanti di marina accusati di omicidio con uno studente che ha avuto solo la sfortuna di trovarsi nel bel mezzo di un’epidemia e di avere un po’ di febbre non lo sa nessuno.
Non si capisce bene la logica, quando arrivano i migranti chiedono di metterli in quarantena. Si lamentano che i bambini cinesi possano entrare a scuola invece che essere messi in isolamento ma quando c’è un italiano che potrebbe avere i sintomi della malattia pestano i piedi e strillano “vergogna!” perchè è stato abbandonato in balia del coronavirus.
In realtà è stato solo applicato il protocollo sanitario previsto dal governo cinese per contenere la diffusione dell’epidemia. Motivo per cui ad esempio dal 23 gennaio nessuno — cinesi o no — ha potuto lasciare la città di Wuhan.
(da “NextQuotidiano”)
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Febbraio 4th, 2020 Riccardo Fucile
SONO IN TERAPIA INTENSIVA, LA PROGNOSI E’ RISERVATA PER UNA GRAVE INSUFFICIENZA RESPIRATORIA… 26 SONO DIMESSI, RESTANO 11 IN ATTESA DEI TEST
Si aggravano le condizioni della coppia di Wuhan ricoverata allo Spallanzani di Roma. Nelle ultime ore hanno avuto un aggravamento a causa di una insufficienza respiratoria. Così “è stato necessario un supporto respiratorio in terapia intensiva”, come recita il bollettino medico.
I due sessantenni, giunti in Italia con un volo su Malpensa, avevano poi fatto un piccolo tour prima di arrivare a Roma all’hotel Palatino. Proprio mentre si trovavano lì al marito è venuta la febbre alta ed è partita tutta la prassi di prevenzione. I due signori cinesi sono i primi pazienti affetti da cornavirus in Italia.
Allo Spallanzani sono tuttora ricoverati 11 pazienti sintomatici provenienti da zone della Cina interessate dall’epidemia. Tutti sono stati sottoposti al test per la ricerca del nuovo coronavirus.
Proprio dopo questo ricovero la settimana scorsa i virologi si sono messi al lavoro isolando il virus. Intanto altri 26 pazienti sono stati dimessi perchè risultati negativi al test.
(da agenzie)
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