Destra di Popolo.net

MOLTE EDICOLE NON VENDERANNO PIU’ LIBERO: “NON ARRICCHIAMO PIU’ CHI NON CI PORTA RISPETTO”

Aprile 23rd, 2020 Riccardo Fucile

LA RIVOLTA DI MOLTI EDICOLANTI DEL SUD RACCOGLIE MIGLIAIA DI ADESIONI SUI SOCIAL

Dopo l’ultimo numero sui meridionali inferiori da Mario Giordano, Vittorio Feltri si è preso le ennesime minacce di denuncia da parte dell’Ordine dei Giornalisti e anche una minaccia di boicottaggio che sarebbe comunque un buon modo per iniziare la giornata. Tiziana Marchese, titolare di una libreria edicola in quel di Montalto Offugo in provincia di Cosenza lo annuncia su Facebook:
“Mi permetto di scrivere direttamente poiche’ sentir parlare il ‘Dottor’ Vittorio Feltri di noi del SUD utilizzando certi termini è scandaloso. Con tutto il rispetto per la liberta’ di stampa e di opinione, mi pare che qui si tratta di un atteggiamento razzista proclamato da un personaggio pubblico molto influente.
SONO UNA PICCOLA LIBRAIA AFFILIATA AL GRUPPO MONDADORI CON SEDE A MILANO, CITTA’ APERTA, ACCOGLIENTE E LABORIOSA, MA ARRICCHITA DA TANTI MERIDIONALI CHE HANNO SEMPRE COLLABORATO A QUESTA CRESCITA. TANTI GLI STUDENTI MERIDIONALI CHE STUDIANO NELLE VARIE UNIVERSITA’, TANTE PRESENZE MERIDIONALI CHE OCCUPANO POSTI DI PRESTIGIO IN LOMBARDIA E CONTRIBUISCONO ALLA CRESCITA STESSA .
ESSENDO LA MIA LIBRERIA ANCHE EDICOLA, DA OGGI INFORMERO’ I MIEI CLIENTI, GENTE DEL SUD E NON SOLO, CHE IL GIORNALE ‘LIBERO’ NON VERRà€ PIÙ VENDUTO DA ME, PERCHà‰ NON È GIUSTO ARRICCHIRE GENTE CHE NON CI PORTA RISPETTO.
Lo scrittore Maurizio De Giovanni invece fa notare su Facebook che la raffinata strategia di Feltri potrebbe far parte di un tentativo di buttarla in caciara per far dimenticare la gestione dell’emergenza COVID-19 da parte della Regione Lombardia:
“Il punto è che è necessario che il cittadino (e l’elettore) lombardo non si chieda come sia potuto accadere, e non faccia due più due, e se la prenda invece col meridionale e con l’immigrato, brutto sporco e cattivo, perchè nulla unisce quanto un comune nemico, e nulla distrae come un urlo disarticolato e scomposto di un folle.”
E Feltri? Ieri ha tentato l’ennesimo dietrofront, inventando che si stava riferendo alle condizioni economiche dei cittadini del Sud: non ci hanno creduto in molti, anche perchè nel video non usa l’avverbio “economicamente” e non sta parlando di economia. E poi se è l’economia ad essere inferiore, cosa c’entrerebbero le persone?

(da agenzie)

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INTERVISTA A CRISANTI, IL VIROLOGO CHE HA “SALVATO” IL VENETO: “SBAGLIATO RIAPRIRE TUTTO IL 4 MAGGIO”

Aprile 23rd, 2020 Riccardo Fucile

“NON MANCANO I TAMPONI MA LA VOLONTA’ DI FARLI”

Andrea Crisanti è un cervello di ritorno: professore di parassitologia molecolare all’Imperial college di Londra, è rientrato in Italia come direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università  (e azienda ospedaliera) di Padova, portando competenze preziose.
In questi giorni è infatti noto soprattutto per essere l’uomo che ha guidato il Veneto fuori dall’emergenza coronavirus, risparmiando alla regione uno scenario catastrofico come quello lombardo e che è stato indicato da Ernesto Burgio come uno dei pochi se non l’unico vero esperto italiano.
In controtendenza netta e isolata con le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità  (Oms), Crisanti ha insistito per fare i tamponi a tutti i contatti dei presunti infetti, riuscendo a bloccare l’epidemia sul territorio prima che dilagasse negli ospedali.
Eppure, dice, che ancora oggi “questa decisione strategica non è stata fatta propria da altre regioni”. Gli abbiamo chiesto allora di spiegarci il mistero dei tamponi che non si fanno e il nuovo fiorire di test sierologici (“Non servono assolutamente a nulla”).
Ci aiuta a capire una volta per tutte perchè ancora ci sono malati o persone che chiamano con sintomi a cui non vengono fatti tamponi? Mancano i materiali? Non c’è la volontà ?
È un insieme di cose. All’inizio sicuramente i reagenti sono mancati, ma non credo che adesso siano più un grandissimo problema: penso che ora la vera questione sia che non si è capito perchè è così importante fare i tamponi. E non si è capito che fare i tamponi, e particolarmente farli ai contatti e a quelli che potenzialmente sono entrati in contatto con la persona infetta, abbatte la trasmissione. Se non si capisce l’importanza di questa strategia di fatto rimarremo sempre con queste polemiche…
La strategia in Veneto ha funzionato, possibile che ancora gli altri non abbiano capito?
Possibile, sì. In altre regioni si pensa che il tampone serva solo a fare la diagnosi. In realtà , se arriva una persona che sta male, da sette-otto giorni, con tutta la sintomatologia canonica e il quadro radiologico, il tampone non c’è nemmeno bisogno di farlo: dovrebbero farlo invece tutte le persone con cui la persona è entrata in contatto. È, insomma, essenzialmente una questione di decisioni strategiche.
Se non si cambiano queste decisioni strategiche corriamo dei rischi il 4 maggio, alla riapertura?
I rischi esistono perchè c’è ancora tantissima trasmissione: tremila casi al giorno sono ancora molti, mica pochi.
Vengono raccontati però come fossero un successo.
Certo, perchè eravamo abituati ad altri numeri.
Dove ci si contagia oggi, quali sono i focolai presumibili?
Principalmente a casa e nelle istituzioni, cioè nelle Residenze sanitarie per anziane (Rsa). E poi, ovviamente, nelle fabbriche o in altri ambienti di lavoro: ci sono anche tantissime attività  produttive o commerciali che sono attive.
A questo proposito servirebbero informazioni più certe sul virus stesso. Molti dovranno per esempio riaprire gli studi professionali nei prossimi giorni, dovranno aprirsi al contatto col pubblico. Di cosa devono preoccuparsi, concretamente: disinfettare le superfici, mettere divisori in plexiglass o che?
Se le persone usano le mascherine le possibilità  che il virus si depositi sulle superfici è di fatto limitata. Certo, il virus resiste sulle superfici in determinate condizioni di temperatura e umidità , come è stato dimostrato in diversi studi: tuttavia, le mascherine aiutano anche in questo, perchè bloccando il passaggio delle goccioline danno al virus meno possibilità  di depositarsi. Detto questo, certo, anche i plexiglass aiutano.
Cosa sappiamo dell’immunità  e di possibili riattivazioni, come quelle denunciate in Corea?
Nulla, assolutamente nulla.
Quindi i test sierologi che ci apprestiamo a fare che valore hanno?
Nessuno, soltanto, chiamiamolo così, un valore epidemiologico, per capire dove il virus si è diffuso in maniera più estesa.
Esistono però casi di persone che erano convinte di aver fatto la malattia, anche se in forma debole, a cui i sierologici non hanno rilevato nulla…
Appunto, continuo a ripeterlo: non servono a nulla questi test.
Con queste pochissime certezze, a che estate andiamo incontro?
È difficile da dire, onestamente non lo so. Stiamo affrontando questa cosa in maniera troppo caotica: ogni regione si sta organizzando in maniera diversa mentre ci vorrebbe invece una risposta unitaria.
Ma il governo sta cercando di stroncare le spinte regionali e riaprire con regole condivise il 4 maggio.
Il punto è che aprire tutti il 4 maggio è sbagliato! Non tutte le regioni sono pronte, non si conosce l’incidenza della malattia per giorno, per regioni e per classi di popolazione… insomma, è un pasticcio. E d’altronde è sotto gli occhi di tutti: può la Lombardia essere paragonata alla Calabria o alla Sicilia? Sono regioni che hanno casi diversi e capacità  di affrontarli diversi, e comunque nè per l’una nè per le altre sappiamo quali sono i contagi giornalieri. Io rimango basito. Queste sono le cose che non vanno bene: sa quante persone sono state abbandonate a se stesse in questo periodo? Non ne ha idea…
Con chi dovremmo prendercela?
Chiaramente l’epidemia era un evento in qualche modo imprevedibile, nel senso che non era successo in 80 anni: il fatto che non   fossimo preparati è deprecabile ma può essere in qualche modo giustificato. Quello che non è giustificabile è riaprire essendo ancora impreparati: questo proprio non va bene.
Molti hanno seguito le indicazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità  (Oms), ma si sono rivelate sbagliatissime. Perchè l’Oms ha sbagliato?
Perchè non prevedevano il fatto che ci fosse un grande numero di asintomatici, essenzialmente. Si sono basati su studi cinesi e i cinesi non sono mai stati trasparenti, nè sull’inizio della malattia nè sul numero dei casi: parliamo di un Paese in cui la trasparenza non è un valore e tutte le informazioni che fornisce vanno prese come un certo scetticismo. Invece l’Oms le ha prese come oro colato e la ha trasmesse a tutto il mondo, con le conseguenze che stiamo vedendo.
E lei come ha fatto a decidere che l’Oms stava sbagliando?
Noi ce ne siamo accorti facendo i tamponi a Vo’: ci siamo resi conto che c’era una percentuale grandissima di persone asintomatiche ma positive.
Aver insistito sui tamponi è stato essenziale, insomma. Ma voi lo avete detto a tutti gli altri per avvertirli?
Certo. Lo abbiamo detto a tutti e si trattava inoltre di dati disponibili, forniti a tutti dal Veneto. Chi avesse voluto, avrebbe potuto vederli, capirli, usarli.

(da Business Insider)

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SUL FONDO UE DA MILLE MILIARDI C’E’ L’INTESA

Aprile 23rd, 2020 Riccardo Fucile

PARTITA SUI BOND PER FINANZIARLO E TEMPI DI ATTIVAZIONE: SI DISCUTE SU QUANTI FONDI SARANNO A FONDO PERDUTO E QUANTI ANDRANNO RESTITUITI

Si parte alle tre di oggi pomeriggio per il quarto vertice in videoconferenza dei leader europei dall’inizio della pandemia.
Questa volta un risultato, arriverà , parziale ma non per questo meno importante: dopo mesi di litigi, ora i capi di stato e di governo dell’Unione daranno il via libera al Recovery Fund con un piano da 1000 miliardi raccolti sui mercati per salvare dal default i paesi più colpiti dal virus e con meno possibilità  di spesa a causa dell’alto debito pregresso.
Questi soldi si sommeranno al normale bilancio Ue 2021-2027, per un totale di 2.000 miliardi.
I leader però non sono d’accordo sui dettagli, fondamentali in una colossale operazione finanziaria come questa. Ecco perchè i primi ministri daranno mandato alla Commissione europea di presentare una proposta che poi sarà  negoziata dai ministri delle Finanze (Eurogruppo) nella speranza che torni agli stessi capi di governo a giungo per il via libera finale.
Ursula von der Leyen ha già  pronto il testo, ma vista la mole di dettagli da sistemare probabilmente non lo pubblicherà  la prossima settimana, come inizialmente previsto, ma ai primi di maggio.
Oggi però i grandi d’Europa una decisione definitiva la prenderanno: il via libera finale al pacchetto da 540 miliardi per la reazione immediata alla crisi preparato dall’Eurogruppo (il Recovery servirà  alla ripresa economica di lungo periodo): 200 miliardi di investimenti della Bei, 100 miliardi del fondo ‘Sure’ per gli ammortizzatori sociali e i 240 miliardi del Mes senza condizionalità  macroeconomiche, senza troika e senza ricette greche.
Tra due settimane sarà  in funzione e toccherà  al governo se attivarlo o meno (per l’Italia ci sarebbero 36 miliardi a tassi molto più bassi dei Btp). Con annesse fibrillazioni – se non implosione –   nella maggioranza.
Tornando al Recovery Fund: come detto von der Leyen punta a 1.000 miliardi. 320 saranno raccolti direttamente con gli Ursula Bond, titoli di debito comune garantiti dal bilancio Ue 2021-2027 emessi dalla Commissione.
Bruxelles immagina di darne 160 ai governi più in crisi sotto forma di aiuti a fondo perduto (in modo da non gravare sui debiti sovrani già  appesantiti dalla crisi) e 160 come prestiti a costo zero e a lunghissima scadenza (quindi più convenienti dei buoni di debito nazionali).
Il resto dei soldi sarebbe raccolto con differenti leve legate agli investimenti e spalmato su altri tre programmi per il rilancio dell’economia.
I governi però litigheranno, e tanto, su tutti questi dettagli. Primo, la quantità  di bond veri e propri. Secondo, quanto dare come sussidio da non rimborsare e quanto come prestiti. Ovviamente il fronte del sud spinge per la generosità , i nordici per la parsimonia.
E infine il nodo più grande: il piano partirebbe non prima del 2021. I governi infatti si devono mettere d’accordo sul bilancio 2021-2027, dossier titanico sul quale litigano da due anni. Poi sul Recovery Fund.
Tutto quanto andrà  ratificato dai parlamenti nazionali, con tempi incerti e soprattutto con rischio bocciatura. Ma l’Italia – su questo punto la Francia ha meno fretta – consapevole della sua precaria posizione sui mercati, vuole che i soldi di Bruxelles arrivino già  nei prossimi mesi.
Si immagina allora una soluzione ponte che inizi a far partire un progetto pilota che poi sfocerebbe nel grande piano: ma convincere i nordici non sarà  facile.
Unica speranza: la diplomazia europea parla di una Angela Merkel completamente arruolata alla causa, convinta che l’Italia vada aiutata a reggere l’urto di una crisi della quale nessuno ha colpa. Se il Belpaese crollasse, ragionano alla Cancelleria, l’industria tedesca rimarrebbe inchiodata senza indotto. E soprattutto, crollerebbero l’euro è l’unione.

(da “La Repubblica”)

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COSA APRE DAVVERO IL 4 MAGGIO (CHE NON SIA GIA’ RIAPERTO)

Aprile 23rd, 2020 Riccardo Fucile

LA BOZZA SU CUI STA LAVORANDO LA COMMISSIONE

Il 4 maggio torneranno al lavoro 2,7 milioni di italiani su 8 attualmente fermi: la fase 2 dell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19 sarà  incentrata sulla ripartenza di alcuni settori produttivi e del commercio, ma non ci sarà  una tana libera tutti e infatti alcune attività  — come centri estetici e parrucchieri — dovranno differire almeno di una settimana la riapertura, mentre per altri — bar e ristoranti — si immaginano tempi ancora più lunghi.
Non solo: alcune limitazioni agli spostamenti rimarranno valide anche dopo il 4 maggio.
Ma ci sono anche settori che anticiperanno la ripartenza al 27 aprile.
Le imprese che sono pronte e che rispettano i criteri di sicurezza per i dipendenti, potrebbero riaprire anche prima del 4 maggio: il 27 aprile. I settori: automotive, moda,cantieri edili, produzione di macchine agricole e industriali.
Per questi settori che verranno definiti tramite i codici ATECO sarà  possibile inviare un’autocertificazione per dimostrare di aver rispettato i criteri che verranno definiti questa settimana dal governo, per poi attendere eventuali controlli che saranno fatti comunque a campione.
Il Messaggero spiega oggi che viene comunque confermato il divieto di allontanarsi, senza un valido motivo, dalla propria Regione (non dal Comune) anche per raggiungere le seconde case.
E tutta l’attenzione è stata dedicata alle regole severe che dovranno accompagnare la ripresa delle attività  produttive che riporterà  a lavoro i dipendenti. Ci sarà  da compilare un’autocertificazione per gli spostamenti fuori città .
Indipendentemente dalla data («si deciderà  entro sabato»), aziende, fabbriche e uffici (questi possibilmente in smart-working) per riaprire dovranno avere una sorta di “patente di sicurezza”, garantendo sanificazione degli ambienti, termoscanner e misurazione della saturazione all’ingresso, distanza di sicurezza e protezioni personali. Queste misure dovranno essere accompagnate da un potenziamento del trasporto pubblico per evitare il sovraffollamento di bus e metro (indice di occupazione di ogni mezzo non superiore al 50% dei posti disponibili) e da uno scaglionamento delle aperture dei negozi e degli uffici fino a notte e da turni di lavoro anche nel weekend.
Inoltre, in vista di una probabile modularità  Regione per Regione, il governo terrà  in considerazione su suggerimento della task force tre criteri: la situazione epidemiologica, l’adeguatezza del sistema sanitario locale, la disponibilità  dei dispositivi di protezione personale. Tre aspetti che potrebbero ritardare l’allentamento del lockdown in Lombardia e Piemonte. Che sono attualmente il vero problema che spinge la tesi della riapertura differenziata tra regioni.
Dal 4 maggio quindi ripartono cantieri edili e fabbriche.
E, spiega oggi La Stampa, non è un caso che nella serata di ieri sia trapelata una frenata da Palazzo Chigi, per dire che nella fase due le misure restrittive «saranno allentate e non stravolte», e che la ripartenza sarà  sempre all’insegna della massima cautela, «per tenere sotto controllo la curva epidemiologica e non farsi trovare impreparati in caso di una possibile risalita».
È il segno di un braccio di ferro in corso tra chi vorrebbe aprire di più e chi resiste, come lo è lo slogan che va ripetendo Roberto Speranza in queste ore: «Non sarà  certo un libera tutti». Accompagnato da un «ci mancherebbe», che fa capire come il ministro della Salute sia restio a troppe concessioni in questa fase, anche se consapevole che bisogna far ripartire il motore produttivo.
Il Governo riporta dal 4 maggio in fabbrica, nei cantieri edili e, chissà , in qualche negozio, due milioni e 700 mila lavoratori, in base al piano esposto da Colao al premier e poi a parti sociali ed enti locali. Anche se le idee tra Conte e il manager messo a capo della Task force per la fase 2 non sempre collimano.
Colao per esempio ha escluso qualsiasi riapertura dei negozi. Il premier ha invece parlato anche di riavvio delle «attività  commerciali più funzionali alle filiere che vanno a ripartire».
Come dire che se riparte il tessile, poi devo avere anche i negozi di abbigliamento dove vendere quel che produco. E un momento di imbarazzo c’è stato anche quando alle parti sociali il premier ha chiesto di non prendere in considerazione la slide di Colao che esonerava gli over 60 dalla ripresa lavorativa. «Il governo non la accoglierà  perchè ha implicazioni sociali troppo forti», ha tagliato corto Conte, immaginando le ripercussioni di chi, già  prima del Covid, era a rischio di esclusione anticipata dal mondo lavorativo.
Seguendo questa logica riaprirebbero con il primo step anche i concessionari auto, i negozi di scarpe e quelli di arredamento. Tutte merci per le quali è prevista la riapertura delle aziende che le producono.
Se le saracinesche dovessero alla fine rimanere abbassate per tutti l’attesa non durerebbe più di una settimana. Il secondo step del Piano Colao prevede infatti la riapertura dei negozi già  l’11 maggio, mentre per i ristoranti e i bar se ne riparlerebbe il 18, ferma la possibilità  di poter vendere da subito piatti da asporto.
E il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che intanto oggi ha un appuntamento decisivo al Consiglio Europeo?
A quanto pare si è rassegnato alla riapertura e all’allentamento del lockdown ma ha ben presente che questo rallenterà  la scomparsa di SARS-CoV-2 dall’Italia: «Dobbiamo dare per scontata la risalita della curva epidemiologica». :«Gli scienziati vorrebbero che l’indice di contagiosità , l’R con 0, fosse uguale a zero o a zero virgola uno, ma pagheremmo un costo sociale insostenibile.
La proposta (della task force, ndr) prefigura un meccanismo di allentamento del lockdown. Protrarlo per un lasso di tempo diventerebbe troppo per il tessuto sociale del Paese. Dobbiamo riprendere le attività . Ma — aggiunge — in condizioni di massima sicurezza perchè se allentassimo le misure in modo indiscriminato saremmo degli irresponsabili».

(da “NextQuotidiano”)

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“SALVARE L’ECONOMIA E’ PIU’ IMPORTANTE DELLA VITA UMANA”: LA FILOSOFIA DEL VICE-GOVERNATORE DEL TEXAS

Aprile 23rd, 2020 Riccardo Fucile

“GLI ANZIANI DEVONO ESSERE DISPOSTI A MORIRE PER IL BENE DEGLI STATI UNITI”: SONO I DISCEPOLI DI TRUMP, QUELLI CHE PIACCIONO TANTO AI SOVRANISTI NOSTRANI

Come in tutti i Paesi, anche negli Stati Uniti il Coronavirus si è concentrato specialmente nelle grandi città , lasciando però praticamente intoccate grandi zone rurali come il Texas.
E non è un caso che la maggior parte dei senatori di queste zone (molti dei quali Repubblicani) stanno chiedendo con insistenza che le misure di lockdown vengano allentate, nonostante gli Usa siano il paese più colpito al mondo dalla pandemia globale di Covid-19.
Uno di questi è Dan Patrick, vicegovernatore del Texas, che in un’intervista a Fox News (canale ultraconservatore vicino a Donald Trump) ha dichiarato che “ci sono cose più importanti della vita umana, ossia salvare questo paese: nessuno vuole morire, ma dobbiamo assumerci qualche rischio e tornare in gioco se vogliamo rimettere in piedi il paese”.
Patrick non è nuovo a uscite del genere: un mese fa aveva affermato che gli anziani dovrebbero essere “disposti a morire” per il bene degli Stati Uniti.

(da agenzie)

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SONDAGGIO IXE’: PD A SOLI TRE PUNTI DALLA LEGA

Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile

IL CONSENSO PER IL GOVERNO IN DUE MESI E’ SALITO DAL 35% AL 56%

Gli orientamenti di voto questa settimana vedono confermata la costante erosione della Lega (25,9% dal 26%), ben distante dal risultato delle Europee e ora a soli 3 punti dal Pd, che sale al 22,9% dal 22,6%.
Guadagna qualche decimo di punto anche il Movimento 5 Stelle, salendo al 16,4% dal 16. È quanto emerge da un sondaggio Ixè per Carta Bianca.
Nel complesso l’area di Governo ha recuperato un punto rispetto al sondaggio di due settimane fa, non tanto per effetto di una crescita del gradimento dei singoli leader di partito, quanto per il traino del Presidente del Consiglio Conte, la cui fiducia ha raggiunto il 60%, segnando un balzo di 20 punti dall’inizio dell’emergenza.
Proprio sulla gestione dell’emergenza il Governo ha guadagnato consenso: la fiducia nell’esecutivo è passata, infatti, dal 35% di febbraio all’attuale 56%.
Iv passa all′1,9 dal 2 mentre la Sinistra sale al 3,6 dal 3,5.
All’opposizione Fdi è stabile al 12,5 e Fi passa al 7,7 dal 7,5.

(da agenzie)

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RICORDATE QUANDO “GLI STATISTI” SALVINI E MELONI PROPOSERO VITTORIO FELTRI COME PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile

LO VEDETE BENE NEL RUOLO DI “GARANTE DELL’UNITA’ NAZIONALE” UNO CHE DICE I MERIDIONALI SONO INFERIORI?

Correva l’anno 2015, precisamente il 28 gennaio. Di lì a sei giorni — precisamente il 3 febbraio — il Presidente della Repubblica sarebbe diventato Sergio Mattarella.
Nel toto nomi che precede la nomina della massima carica dello Stato erano stati interpellati anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni che, durante un’intervista, hanno fatto il nome del candidato ideale secondo loro, un nome per chi non vota sinistra.
La scelta del leader leghista e della guida di Fratelli d’Italia è ricaduta proprio su Vittorio Feltri.
«Abbiamo scelto di proporre un uomo come Vittorio Feltri, persona libera, abituata a dire quello che pensa, coraggiosa. Perchè all’Italia serve una persona così», diceva la Meloni cinque anni fa.
La palla passa poi a Salvini che, alla domanda su cosa dicesse il diretto interessato rispetto alla candidatura, affermava che «è d’accordo perchè noi vogliamo risvegliare l’Italia che non è di sinistra. L’Italia che produce, che lavora, che contesta l’Europa delle banche e dell’euro, della finanza, che vuole bloccare gli immigrati clandestini, che non è politicamente corretta, allineata, serva. L’Italia renziana».
Nel 2015 per Salvini l’Italia che produce non era l’Italia che votava sinistra, così come ieri sera per Feltri i meridionali sono «in molti casi sono inferiori».
L’ultima Vittorio Feltri l’ha condivisa su Twitter: «Dicono che il virus si accanisca sui coglioni. Allora non ho nulla da temere».
L’accusa è chiaramente rivolta a Sandro Ruotolo e Maurizio De Giovanni, che oggi hanno denunciato Vittorio Feltri in seguito a quello che ha detto sui meridionali. Considerato che Ruotolo adesso è senatore, la denuncia fatta per violazione della Legge Mancino — che punisce le manifestazioni di odio anche verbale nei confronti delle persone — avrà  un altro valore.
Ruotolo e De Giovanni hanno «deciso di promuovere ogni azione giudiziaria sia in sede civile che penale nei confronti del direttore di Libero». La proprietà  di linguaggio e le idee secessioniste di Feltri, colui che giudica i meridionali inferiori, difficilmente potrebbero — o avrebbero mai potuto — renderlo il candidato ideale a garantire l’unità  nazionale della Repubblica italiana.

(da agenzie)

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“IL MIO ADDIO DA QUESTO LETTO SENZA CUORE”: LA STRAZIANTE LETTERA DEL NONNO MORTO DI COVID IN UNA RSA

Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile

ATTO DI ACCUSA ALLA STRUTTURA: “LA MIA DIGNITA’ DI UOMO, DI PERSONA PERBENE, E’ GIA’ STATA UCCISA”

Sapeva che restavano pochi giorni davanti a lui. Allora ha deciso di scrivere una lettera a figli e nipoti. Un messaggio che suona come un atto d’accusa contro il sistema delle rsa.
“Da questo letto senza cuore scelgo di scrivervi cari miei figli e nipoti. (L’ho consegnata di nascosto a Suor Chiara nella speranza che dopo la mia morte possiate leggerla)”, premette nel messaggio, pubblicato sulla rivista Interris, un nonno di 85 anni morto di coronavirus.
“Comprendo di non avere più tanti giorni – scrive -, dal mio respiro sento che mi resta solo questa esile mano a stringere una penna ricevuta per grazia da una giovane donna che ha la tua età  Elisa mia cara. È l’unica persona che in questo ospizio mi ha regalato qualche sorriso ma da quando porta anche lei la mascherina riesco solo a intravedere un po’ di luce dai suoi occhi; uno sguardo diverso da quello delle altre assistenti che neanche ti salutano. Non volevo dirvelo per non recarvi dispiacere su dispiacere sapendo quanto avrete sofferto nel lasciarmi dentro questa bella ‘prigione’”
L’uomo ricorda un testo di don Oreste Benzi che parlava degli ospizi come di ‘prigioni dorate’. “Allora – continua – mi sembrava esagerato e invece mi sono proprio ricreduto. Sembra infatti che non manchi niente ma non è così… manca la cosa più importante, la vostra carezza, il sentirmi chiedere tante volte al giorno ‘come stai nonno?’, gli abbracci e i tanti baci, le urla della mamma che fate dannare e poi quel mio finto dolore per spostare l’attenzione e far dimenticare tutto. In questi mesi mi è mancato l’odore della mia casa, il vostro profumo, i sorrisi, raccontarvi le mie storie e persino le tante discussioni. Questo è vivere, è stare in famiglia, con le persone che si amano e sentirsi voluti bene e voi me ne avete voluto così tanto non facendomi sentire solo dopo la morte di quella donna con la quale ho vissuto per 60 anni insieme, sempre insieme”.
″In 85 anni ne ho viste così tante – ricorda – e come dimenticare la miseria dell’infanzia, le lotte di mio padre per farsi valere, mamma sempre attenta a ogni respiro e poi il fascino di quella scuola che era come un sogno poterci andare, una gioia, un onore. La maestra era una seconda mamma e conquistare un bel voto era festa per tutta la casa. E poi, il giorno della laurea e della mia prima arringa in tribunale. Quanti ‘grazie’ dovrei dire, un’infinità  a mia moglie per avermi sopportato, a voi figli per avermi sempre perdonato, ai miei nipoti per il vostro amore incondizionato.
Gli amici, pochi quelli veri, si possono veramente contare solo in una mano come dice la Bibbia e che dire, anche il parroco, lo devo ringraziare per avermi dato l’assoluzione dei miei peccati e per le belle parole espresse al funerale di mia moglie”.
“Ora non ce la faccio più a scrivere e quindi devo almeno dire una cosa ai miei nipoti… e magari a tutti quelli del mondo. Non è stata vostra madre a portarmi qui – precisa – ma sono stato io a convincere i miei figli, i vostri genitori, per non dare fastidio a nessuno.
Nella mia vita non ho mai voluto essere di peso a nessuno, forse sarà  stato anche per orgoglio e quando ho visto di non essere più autonomo non potevo lasciarvi questo brutto ricordo di me, di un uomo del tutto inerme, incapace di svolgere qualunque funzione”.
“Certo – aggiunge -, non potevo mai immaginare di finire in un luogo del genere. Apparentemente tutto pulito e in ordine, ci sono anche alcune persone educate ma poi di fatto noi siamo solo dei numeri, per me è stato come entrare già  in una cella frigorifera”.
″In questi mesi mi sono anche chiesto più volte: ma quelli perchè hanno scelto questo lavoro se poi sono sempre nervosi, scorbutici, cattivi?
Una volta quell’uomo delle pulizie mi disse all’orecchio: ‘sai perchè quella quando parla ti urla? Perchè racconta sempre di quanto era violento suo padre, una così con quali occhi può guardare un uomo?’. Che Dio abbia pietà  di lei. Ma allora perchè fa questo lavoro? Tutta questa grande psicologia, che ho visto tanto esaltare in questi ultimi decenni, è servita solo a fare del male ai più deboli? A manipolare le coscienze e i tribunali? Non voglio aggiungere altro perchè non cerco vendetta. Ma vorrei che sappiate tutti che per me non dovrebbero esistere le case di riposo, le Rsa, le ‘prigioni’ dorate e quindi, si, ora che sto morendo lo posso dire: mi sono pentito. Se potessi tornare indietro supplicherei mia figlia di farmi restare con voi fino all’ultimo respiro, almeno il dolore delle vostre lacrime unite alle mie avrebbero avuto più senso di quelle di un povero vecchio, qui dentro anonimo, isolato e trattato come un oggetto arrugginito e quindi anche pericoloso”.
“Questo coronavirus ci porterà  al patibolo ma io già  mi ci sentivo dalle grida e modi sgarbati che ormai dovrò sopportare ancora per poco… l’altro giorno l’infermiera mi ha già  preannunciato che se peggioro forse mi intuberanno o forse no. La mia dignità  di uomo, di persona perbene e sempre gentile ed educata è stata già  uccisa. Sai Michelina, la barba me la tagliavano solo quando sapevano che stavate arrivando e così il cambio. Ma non fate nulla vi prego… non cerco la giustizia terrena, spesso anche questa è stata così deludente e infelice. Fate sapere però ai miei nipoti (e ai tanti figli e nipoti) che prima del coronavirus c’è un’altra cosa ancora più grave che uccide: l’assenza del più minimo rispetto per l’altro, l’incoscienza più totale.
E noi, i vecchi, chiamati con un numeretto, quando non ci saremo più, continueremo da lassù a bussare dal cielo a quelle coscienze che ci hanno gravemente offeso affinchè si risveglino, cambino rotta, prima che venga fatto a loro ciò che è stato fatto a noi”.

(da “Huffingtonpost”)

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INFERMIERA SI TROVA BIGLIETTO NELLA POSTA: “CI PORTI IL CORONAVIRUS”

Aprile 22nd, 2020 Riccardo Fucile

LAVORA NEL REPARTO MALATTIE INFETTIVE: “QUELLE PAROLE MI HANNO FERITA, SONO MESI FATICOSI, MI CAPITA DI USCIRE IN LACRIME DAL REPARTO. NON MI ASPETTO UN GRAZIE, MA NEMMENO PAROLE DEL GENERE”

Ha sentito suo fratello e sua madre parlare fuori, nel cortile di casa, e si è affacciata. Capannori, centro a pochi chilometri da Lucca. “Mi sa che ti hanno lasciato un messaggio…”.
E’ così che Damiana Barsotti, 48 anni, infermiera del reparto di Malattie infettive all’ospedale San Luca si è trovata tra le mani quel foglio scritto al computer.
Poche righe, ma parole affilate: “Grazie per il Covid che tutti i giorni ci porti in corte. Ricordati che ci sono anziani e bambini, grazie”. Messaggio anonimo, ma purtroppo chiaro: “Non è che uno si aspetta un grazie, ma sinceramente quel messaggio mi ha ferito” racconta Damiana che fa l’infermiera da quasi trent’anni. “Sono momenti durissimi, mi capita di piangere andando a vestirmi in reparto o di piangere uscendo a fine turno, non mi era mai capitato di stare in mezzo a un dolore così diffuso, a una malattia così imprevedibile”.
Racconta dei turni a lottare contro il contagio da coronavirus, dell’ansia: “Ho in testa gli occhi di chi sta sdraiato sul lettino con la maschera di ossigeno alla bocca e chiede a noi: “ce la farò?” e noi facciamo di sì con la testa, ma è per fargli coraggio. Perchè la verità  è che non sappiamo niente. Se ce la farà  o non ce la farà  perchè non conosciamo la grammatica di questo virus e a volte vediamo miglioramenti che ci lasciano sperare e poi peggioramenti improvvisi e inaspettati. Non è come per le altre malattie che dai una medicina e ti aspetti un certo decorso”.
Damiana racconta anche la paura: “A volte mi chiedo: sono coperta bene? Ho messo tutti i dispositivi per proteggermi?”.
Non ha idea su chi possa aver depositato quel biglietto nella posta di quel gruppo di case in cui abita: “Siamo in diversi qui e a volte c’è stato qualche battibecco con i vicini, ma non mi sarei mai aspettata un biglietto come quello e in un momento così difficile”.
Ha chiamato i carabinieri che hanno scritto in un verbale la storia di quel messaggio. La vicenda è stata riportata anche sul Tirreno. “Va detto che dopo che si è sparsa la notizia ho ricevuto la solidarietà  del sindaco di Capannori Luca Menesini, degli infermieri del reparto e dei medici e quella dei dirigenti dell’Asl Nord Ovest e la cosa mi ha fatto piacere. Siamo noi i primi a fare la massima attenzione ai comportamenti quando usciamo dal reparto e siamo noi i primi a pagare se dovessimo commettere una qualche disattenzione” dice ancora Damiana che non presenterà  nessun esposto: “A che serve? Non ho tempo, sta per cominciare il mio turno…”.

(da agenzie)

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