Aprile 30th, 2020 Riccardo Fucile
ERA STATO DECISO DALLA CONFERENZA DEI CAPIGRUPPO DELLA CAMERA IERI SERA ALL’UNANIMITA’… MA COME VEDONO UNA TELECAMERA I SOVRANISTI-ESIBIZIONISTI DEVONO FARE COME I MANIACI DEI GIARDINETTI
Ennesima triste pagina nella storia della Repubblica in Italia. Questa mattina, poco prima dell’intervento di Giuseppe Conte alla Camera dei deputati, si sono alzate le proteste dai banchi delle opposizioni perchè il presidente del Consiglio avrebbe parlato senza mascherina.
Ma questa decisione era stata presa dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio nella giornata di ieri, alla presenza dei questori. Giuseppe Conte parla senza mascherina perchè è stato deciso dal Parlamento.
Le grida si sono alzate dai banchi dell’opposizione e il presidente Roberto Fico ha dovuto interrompere l’inizio dell’informativa di Giuseppe Conte e sospendere per cinque minuti la seduta in Aula. Prima di farlo, però, ha ricordato quel che era stato deciso all’unanimità nel corso della conferenza dei capigruppo alla Camera sullo svolgimento delle sedute all’interno dell’Aula, per consentire di portare avanti i lavoro in sicurezza.
«Colleghi, già ieri in conferenza abbiamo cercato di organizzare il parlare con mascherina o senza — ha detto Roberto Fico rispondendo alle critiche dell’opposizione -. Se davanti c’è una distanza di un certo tipo, abbiamo organizzato la postazione dell’emiciclo per parlare senza mascherina. Il governo non può dare le spalle all’emiciclo e con la distanza che il tavolo del governo ha rispetto agli altri scranni, può parlare senza mascherina».
Insomma, il tutto era stato già deciso nella giornata di ieri. I deputati dovranno parlare con la mascherina se rimarranno seduti ai loro scranni perchè non è possibile, per conformazione architettonica dell’Aula, tenere distanza di sicurezza.
Giuseppe Conte parla senza mascherina da una zona dell’emiclico a distanza di sicurezza da tutti gli altri. Inoltre, il governo non può che parlare de viso agli scranni. Una polemica sterile e inutile dopo accordi arrivati già ieri.
(da agenzie)
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Aprile 30th, 2020 Riccardo Fucile
“SIAMO ANCORA DENTRO LA PANDEMIA, LA RIPRESA DOVRA’ ESSERE GRADUALE O SI RISCHIA IL RITORNO ALL’EMERGENZA”
“Non ci sarà un piano rimesso a iniziative improvvide di singoli enti locali, ma basato su rilevazioni
scientifiche”. Non usa giri di parole il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, per ribadire che la ripresa, l’apertura totale delle attività produttive, deve essere graduale per evitare che la fase 2 coincida con una recrudescenza dei contagi per il Coronavirus.
Nel suo informativa alla Camera, questa mattina, il premier ha sottolineato che “iniziative che comportino misure meno restrittive non sono possibili, perchè in contrasto con le norme nazionali, quindi sono da considerarsi a tutti gli effetti illegittime”. Non c’è spazio, dunque, per scelte autonome da parte delle Regioni.
“ll governo ha sempre compreso la gravità del momento”, esordisce il premier. Quello messo in campo “è un modo per far ripartire al meglio la nostra economia senza battute di arresto in futuro. Un approccio non graduale e incauto porterebbe ad una recrudescenza del contagio. Si riapre dal lavoro ma non dalla scuola e dalla socialità “.
Il presidente del Consiglio sottolinea inoltre l’importanza della gradualità : “Nessun Paese ha riaperto tutto insieme. Non possiamo permettere continua Conte – che gli sforzi compiuti risultino vani per imprudenze compiute in questa fase così delicata. Qualsiasi atteggiamento ondivago, come passare dalla politica del “chiudiamo tutto” al “riapriamo tutto”, rischierebbe di compromettere in maniera irreversibile questi sforzi”.
E afferma: “Lo dico in maniera chiara, a costo di apparire impopolare. Il governo non può assicurare in modo immediato il ritorno alla normalità “.
Questo perchè “Siamo ancora dentro la pandemia, non ne siamo usciti. Il 4 maggio è il primo passo fondamentale e necessario affinchè tutto il Paese possa incamminarsi sulla strada di una conquista di una vita serena: questa fase sarà di convivenza con il virus e non di liberazione dal virus”.
Il premier ringrazia poi sentitamente medici e paramedici che si stanno impegnando in tutta Italia nella lotta al coronavirus e nell’aula scatta un lungo e unanime applauso. E sottolinea che nel mese di maggio “si procederà ad effettuare 150mila test sierologici, un campione verrà selezionato dall’Istat. Dovremo essere pronti a misure tempestive, anche restrittive” in caso di nuova crescita dei contagi. “Misure che potranno essere mirate su specifici territori”.
Quanto all’app Immuni Conte assicura che ha copertura legislativa: “Norma di rango primario, il Parlamento può agire”.
Il decreto sulla app Immuni varato ieri sera dal cdm intende “chiarire e rafforzare la disciplina di questo particolare trattamento dei dati personali, in coerenza con quanto precisato dal garante dei dati”. “Si prevede che il titolare” del trattamento “sia il ministero della Salute e che l’applicazione sia installata su base volontaria, destinata ai soli soggetti che l’abbiamo scaricata. La piattaforma opererà nel nostro territorio nazionale, affidata a società pubbliche o comunque a totale partecipazione pubblica, e sarà scaricata gratuitamente, utilizzando codici che non permetterà di risalire all’identità dell’utente”.
Poi, rispetto alle misure economiche per uscire dalla crisi, Conte ha annunciato, nel prossimo decreto, uno stanziamento di “15 miliardi per le imprese” e ci saranno “25 miliardi per il sostego al lavoro e al reddito”. E “per non lasciare indietro nessuno una particolare attenzione sarà data al tema della disabilità , anche dal punto di vista economico”.
Da parte del Governo ci sarà una particolare attenzione alle famiglie che, sottolinea Conte, “nei prossimi provvedimenti devono avere lo spazio che meritano. Sarà cruciale preparare e sostenere progetti territoriali, tutelando anche il diritto al gioco, all’attività motoria, senza compromettere le norme di distanziamento sociale”.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
REGIONI CHE VOGLIONO FARE QUELLO CHE GLI PARE, RENZIANI E PD INSOFFERENTI, COMMERCIANTI CHE SVENTOLANO LE CHIAVI COME SE MORISSERO DI FAME PER DUE MESI DI BLOCCO IN UN PAESE DOVE LE FAMIGLIE HANNO 9.700 MILIARDI DI RISPARMI IN BANCA, PRIMI IN EUROPA
“Propongo un metodo: ordinanze regionali coerenti con il dpcm″, dice un volenteroso Francesco Boccia ai governatori riuniti davanti a lui nei piccoli schermi in videoconferenza, temendo l’anarchia delle ordinanze, annusando il caos di spostamenti, la confusione nei dettagli sul chi, come, cosa, dove e quando che mutano di comune in comune, di regione in regione.
E così da un lato ci sono le opposizioni e un pezzo sempre più nutrito di maggioranza che puntano il dito contro il Conte autoritario, primus supra partes che fa e disfa senza chiedere nulla a nessuno che non siano i 450 tecnici arruolati nelle innumerevoli task force.
Dall’altro c’è un suo educato ministro che chiede quasi il favore di rispettare un decreto del presidente del Consiglio che in quanto tale è un atto perentorio e inemendabile.
L’interessato, Conte, domani si difenderà in Parlamento: “Ho agito secondo la legge, una menzogna che la costituzione sia stata sospesa”, mentre i governatori di destra scrivono a Mattarella ritenendo lese le proprie prerogative, Salvini occupa l’aula del Senato, fino alle 23 e anche più, “resistendo” e costringendo la capigruppo a riunire per capire il da farsi che giovedì il capo del governo è in aula.
Mentre il Pd tiene molto a far sapere che sul dpcm è molto critico, ma il premier non si tocca.
Domenica sera qualcosa si è rotto nel filo che Conte aveva annodato con il paese. Non che prima si andasse d’amore e d’accordo. Le speranze e le aspettative che il paese gli aveva consegnato volentieri fra le mani inseguito alle calcagna dal coronavirus sono state disilluse.
Troppo confusa quella conferenza stampa, troppa delusione per le norme. Di “congiunti” da poter vedere ma solo con la mascherina nel salotto ha parlato il capo del governo. “Anche fidanzati e rapporti stabili” ha precisato una nota di Palazzo Chigi, in attesa che una circolare interpretativa del Viminale chiarisca cosa diamine si intenda con quello “stabili”. Ma niente passeggiate con gli amici, ha puntualizzato il pur aperturista ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli. Macchè, ha ribadito il compagno di partito Pierpaolo Sileri, che tra le altre cose è anche viceministro della Salute, “anche un’amicizia è un affetto stabile”.
Un caos comunicativo difficile da arginare, un mix di insoddisfazione e incomprensione che si è dilatato a macchia d’olio nel paese.
Non che finora tra Roma e le Regioni sia andato tutto bene, di sicuro rischia di andare peggio. Attilio Fontana ha con il suo inconfondibile piglio lanciato l’allarme sul caos che saranno i trasporti. Luca Zaia ha già aperto quel che doveva aprire. Massimiliano Fedriga ha chiesto candidamente copia del report del comitato tecnico scientifico sui disastri in caso di riapertura di tutto e subito, del quale evidentemente i governatori erano tenuti all’oscuro, prima che uscisse sui giornali.
Jole Santelli è andata dritta: in Calabria domani riaprono bar, ristoranti e agriturismi. Ma solo all’aperto, per far vedere che non si forza troppo.
Il piano “omogeneo nazionale”, frame sul quale hanno battuto il tasto incessantemente Conte e i suoi più fidati ministri, rischia di rimanere tale solo sulle quaranta pagine del dpcm. “Perchè noi dobbiamo rimanere chiusi con un contagio minimo sul nostro territorio?”, ha chiesto l’abruzzese Marco Marsilio.
State buoni fino al 18 maggio, la risposta di Boccia, che ha minacciato di impugnare tutte le ordinanze che in queste due settimane andranno contro i principi stabiliti da Palazzo Chigi, ma che ha aperto la regionalizzazione delle scelte a partire da quella data.
Per lo stress test basterà aspettare lunedì. Il Mattino informa che treni e aerei da Milano a Napoli sono già sold out, e basta ricordare la corsa in stazione centrale di inizio marzo, o la minaccia sghemba di De Luca una manciata di giorni fa: “Chiudiamo i confini della Campania”.
L’Inps ha svolto in un mese il lavoro di cinque anni, ha spiegato il premier come se fosse normale
I prefetti e il meccanismo di silenzio assenso per le riaperture chieste dai singoli imprenditori hanno puntellato di macchie il leopardo della penisola, mentre i commercianti al dettaglio rimangono al palo.
Onorina Gasparotto dopo quarant’anni che apre ogni mattina la saracinesca della sua bottega è chiusa da 7 marzo, il timore di non riaprire mai più.
Ieri sera a Vicenza ha sventolato con orgoglio e malinconia le chiavi del suo negozio, una sorta di flash mob improvvisato che ha percorso trasversalmente tante città italiani, da Roma (annunciata una “marcia” per il primo maggio) a Milano, da Palermo a Napoli (pizzaioli in rivolta), da Parma a Courmayeur.
Se si entra nel Palazzo, poi, ci si ritrova in una puntata di Sons of anarchy. Matteo Renzi sfreccia come un motociclista della fortunata serie americana. Accreditano fonti a lui vicine la voglia di un cambiamento nella tolda di comando, mentre l’occupante gli risponde “Tocca a me decidere” e le opposizioni insorgono perchè non può fare tutto da solo, intestarsi tutte le decisioni e tutti zitti e muti, come se poi fosse vero.
Michele Anzaldi e Stefano Fassina, che fino a prova contraria della maggioranza che sostiene Conte fanno parte, scalpitano, e propongono che il Parlamento dia con almeno sette giorni di anticipo un parere obbligatorio ma non vincolante ai dpcm, quelli annunciati all’ultimo minuto utile con tanto di ritardo fisso delle conferenze stampa, che chissà che fine farebbero.
Però forse andrà veramente bene, nonostante la pandemia e la crisi, il contagio e le chiusure, le terapie intensive e la cassa integrazione.
O forse no, sbatterà tutto contro l’anarchia intrinseca del Leviatano italiano
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
ECCO LA BOZZA DEL MINISTERO DELLA SALUTE: QUALI REGIONI O ZONE POTRANNO VEDERE PIU’ RIAPERTURE E QUALI DOVRANNO TORNARE AL LOCKDOWN
Tre “criteri d’allerta”. Sulla base di queste tabelle e di questi algoritmi il governo deciderà se
chiudere le aree a rischio, che sia un’intera regione o solo una zona.
Con una circolare, illustrata oggi ai governatori e agli assessori alla Sanità , di cui l’Huffpost possiede la bozza e su cui sono in corso ultime valutazioni, il ministero della Salute detta regole rigide per un eventuale ritorno alla Fase 1.
Se i posti letti di Terapia intensiva per pazienti Covid-19 saranno occupati per più del 40% scatta un campanello d’allarme.
Se il tasso di occupazione dei posti letto totali di Area Medica per Covid-19 è superiore al 40% scatta un altro campanello d’allarme.
Ma soprattutto se Rt è maggiore di 1 anche qui si entrerà in uno stato d’allerta, ovvero quando un paziente infetto può infettare un’altra persona.
I criteri fanno riferimento a “Indicatori di processo sulla capacità di monitoraggio”, “indicatori di processo sulla capacità di accertamento diagnostico, indagine e gestione dei contatti”, “indicatori di risultato risultato relativi a stabilità di trasmissione e alla tenuta dei servizi sanitari”.
Si valuterà se il trend dei tamponi è stabile o in aumento. Se è stabile si è ancora nella soglia, se è in aumento si tratta di stato di allerta.
Particolare attenzione nella bozza viene dedicata ai nuovi focolai che si possono sviluppare nell’arco di sette giorni in particolare in Rsa/case di riposo/ospedali o altri luoghi che ospitano popolazioni vulnerabili.
E in generale “la presenza di focolai — si legge — richiede una valutazione del rischio ad hoc che definisca qualora nella regione vi sia una trasmissione sostenuta e diffusa tale da richiedere il ritorno alla Fase 1”.
Viene specificato che nei primi 15-20 giorni dopo la riapertura è atteso un aumento del numero dei casi. In questa fase lo stato d’allerta sarà valutato sulla base della presenza di focolai.
Ogni Regione dovrà registrare, su scala mensile, un trend un miglioramento del 60% dei numeri facenti capo a contagiati, ricoverati, pazienti in terapia intensiva, contagiati in auto-isolamento.
Il mantenimento di un trend stabile o in miglioramento dell’insieme di tali standard epidemiologici porterà successivamente al passaggio ad una fase 2b di ulteriore allentamento delle misure anti-pandemia.
L’allentamento delle misure a partire dal 4 maggio verrà comunque rivalutato ogni 14 giorni.
Per alcuni governatori, che in questi giorni spingono per la riapertura di quante più filiere produttive possibili, sono criteri troppo stringenti.
La fase 2 post emergenza Coronavirus inizierà il tra meno di una settimana ma i criteri per richiudere sono stati messi già nero su bianco.
“L’andamento dell’indice di contagio dipenderà dai nostri comportamenti. Questi saranno la chiave decisiva per le prossime settimane”, dice Speranza illustrando slide e tabelle.
(da “Huffingtonpost”)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
ORMAI E’ LOTTA QUOTIDIANA, SALVINI CERCA VISIBILITA’ COME I DISPERATI E NELLA LEGA C’E’ CHI GUARDA ORMAI A GIORGETTI E ZAIA
La Lega occupa il Parlamento per protesta contro il governo di Giuseppe Conte che non dà certezza sulla ripresa dal lokdown in questa emergenza causata dal coronavirus. “Restiamo a oltranza in Parlamento, che è il nostro luogo di lavoro, finchè non ci saranno risposte per tutti i cittadini”
Di fatto, l’intenzione è quella di bloccare le Camere con una sorta di “sit-in” permanente, da calibrare in base ai regolamenti di Camera e Senato. La questione, raccontano, è stata approfondita anche questa mattina nell’assemblea dei senatori del Carroccio, durante la quale non sarebbero nemmeno mancati alcuni inviti alla cautela. In particolare, spiega chi era presente, Roberto Calderoli avrebbe invitato a non uscire dalle norme del regolamento e avrebbe chiesto al leader di avere qualche ora per studiare bene le norme.
Un messaggio recapitato anche ai deputati. Spiegano parlamentari leghisti che Salvini avrebbe chiesto anche al capogruppo alla Camera Riccardo Molinari di mobilitare i leghisti di Montecitorio per essere disponibili a stare nel Palazzo «anche di notte».
Ma il leader della Lega deve intanto convincere i suoi.
Oltre alla cautela di Calderoli, raccontano che parecchi parlamentari abbiano mostrato perplessità sulla scelta di “presidiare” il Parlamento. Qualcuno dice che lo stesso Molinari, in un capannello con altri deputati leghisti, avrebbe allargato le braccia, commentando la richiesta di mobilitazione.
«Ormai – dice un parlamentare – ci sono un po’ di riposizionamenti, c’è chi comincia a guardare a Zaia e Giorgetti…»
Ma l’invito non viene raccolto dall’alleato di Fratelli d’Italia.
Fonti di Fratelli d’Italia spiegano all’AdnKronos, come emerga “sorpresa, visto anche che da tempo il partito di Giorgia Meloni, chiede l’operatività piena delle Camere e dei suoi organismi”.
“Da tempo sollecitiamo un funzionamento a pieno organico di Montecitorio e Palazzo Madama”. Inoltre, le stesse fonti sottolineano come la mossa di Matteo Salvini “non sia stata condivisa con il partito di Fratelli d’Italia”.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
LA BESTIA E’ IN CRISI, SALVINI HA PERSO IL 60% DI INTERAZIONI SU FB E STA CERCANDO UNA SPONDA CON LA CHIESA ATTRAVERSO LA VIEW POINT STRATEGY DI FRANCESCA CHAOUQUI, COINVOLTA NELLO SCANDALO VATILEAKS
Via di Sant’Elena, Roma, esterno giorno. Il leader della Lega Matteo Salvini il 27 aprile viene
avvisato nelle vicinanze di Largo Argentina e non davanti a un portone qualunque. Al numero 29 infatti c’è la sede della View Point Strategy, l’agenzia di comunicazione di Francesca Chaouqui e a cui collabora anche Tommaso Farina come consulente.
Entrambi di estrazione cattolica, il primo è figlio dell’ex vice direttore di Libero Renato Farina, la seconda è ancora una persona molto influente in Vaticano, nonostante nel 2015 sia finita nel vortice dello scandalo Vatileaks2, con l’accusa di essere uno dei “corvi” artefici della fuga di notizie (poi lei collaborò per il processo e la pena le fu sospesa). Insieme hanno creato un’agenzia nel cuore della Capitale che fa PR a livello internazionale, con contatti ad ogni livello politico.
Non è la prima volta che il leader leghista viene visto a questo indirizzo. Secondo la nostra fonte negli ultimi mesi Salvini si sarebbe recato diverse volte dalla Chaouqui per discutere di comunicazione. L’agenzia View Point Strategy, contattata da noi di TPI, non conferma nè smentisce.
Francesca Chaouqui sceglie la strada della vaghezza e preferisce non dire nè sì nè no rispetto all’incontro con Matteo Salvini, che le nostre fonti possono affermare esserci stato.
“Siamo un’agenzia di comunicazione — spiega Chaouqui a TPI — lavoriamo con tantissime persone e garantiamo loro la riservatezza. Io non posso dire quali sono i clienti che conosco o incontro. Le dico solo che non abbiamo bandiere politiche e facciamo strategie di comunicazione per politici di destra come per esponenti di sinistra”.
Certo, Salvini per la sua visita potrebbe aver avuto anche altri obiettivi oltre l’agenzia. A Via di Sant’Elena infatti c’è un intero palazzo della Curia, dove abitano diversi prelati. L’obiettivo sembra essere comunque lo stesso: quattro chiacchiere con il Vaticano.
Che poi, il connubio Salvini-Chaouqui non è nemmeno così recente. Risale almeno al gennaio 2019, quando fallisce l’esperimento di una striscia quotidiana su Rai1 della giornalista Maria Giovanna Maglie, sostenitrice e consulente della Lega.
In quel momento, a ospitarla sul web con il programma “A Maglie strette” sono proprio le pagine gestite dallo spin doctor e numero uno della comunicazione del Carroccio Luca Morisi e, guarda guarda, dalla casa di produzione di Francesca Immacolata Chaouqui (qui la Maglie in diretta dalla pagina della View Point Strategy).
“Siamo anche agenti per la Maglie”, confermano a TPI dalla View Point Strategy.
Arriviamo però ai tempi più recenti, alle ultime settimane.
Nonostante lo scandalo Vatileaks2, la Chaouqui è sempre rimasta molto vicina alla Chiesa. Il soprannome “la Papessa” che si è guadagnata negli anni la dice lunga.
Dopo essere stata componente della Commissione referente sulle attività economiche della Santa Sede (il COSEA), il processo Vatileaks non la tocca particolarmente: viene subito rilasciata, in quanto disponibile a collaborare alle indagini. E con la nuova agenzia View Point Strategy ha sempre mantenuto rapporti con il Vaticano.
Infatti, su Salvini “viva la riservatezza”, ma i rapporti ritrovati con la Santa Sede invece la Chaouqui ci tiene particolarmente a sottolinearli. “Abbiamo una nuova collaborazione formale”, precisa. E subito Vatileaks sembra solo un ricordo.
Salvini, tramite la Chaouqui, sta forse cercando di riposizionarsi e di ottenere il sostegno della Chiesa?
Una Chiesa tra l’altro già in rotta di collisione con il governo a causa delle messe negate anche nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus.
Dal 10 maggio prossimo probabilmente si potrà tornare in Chiesa, ma lo scontro tra la Cei e l’esecutivo sulle celebrazioni interrotte è stato durissimo: da una parte la posizione della libertà di culto compromessa, dall’altra l’allarme della comunità scientifica che affianca Conte per gli altissimi rischi della popolazione di anziani che frequenta solitamente i banchi delle chiese.
Ecco, Salvini vorrebbe infilarsi esattamente in mezzo. L’opposizione che sostiene la Chiesa bistrattata dal governo: quale migliore momento per creare dei ponti? E quale migliore tramite se non la View Point Strategy
Nelle ultime settimane, a fronte di sondaggi impietosi per la Lega con la perdita di un punto percentuale a settimana, siamo stati spettatori del trasformismo di Matteo Salvini per cercare di recuperare consensi.
Le polemiche sul Coronavirus non lo hanno aiutato e la sua narrativa schizofrenica in cui prima chiedeva di aprire e poi di chiudere tutto (poi di nuovo di riaprire!) lo ha solo sfavorito.
E così è crollato il sistema della Lega che penetrava nei social e nell’informazione e che fino a qualche mese fa sembrava infallibile: “La Bestia”.
La caduta libera è avvenuta ancora prima dello scoppio della pandemia. Salvini ha fatto un balzo indietro fino a toccare un livello di coinvolgimento degli utenti mai così basso da anni.
A certificarlo sono gli insight di Facebook (che prima era il suo cavallo di battaglia) con interazioni complessive che si fermano a 6,6 milioni (un clamoroso -60 per cento rispetto al momento pre-elezioni regionali), pochissime per una pagina da 4 milioni di follower.
Quello che sta avvenendo nel centrodestra è un vero e proprio terremoto e probabilmente al risveglio dalla pandemia verrà addirittura messa in discussione la sua leadership.
A reclamare più spazio ci sarà Giorgia Meloni, apice di Fratelli d’Italia che sta prepotentemente scalando sondaggi e classifiche social.
Come ha spiegato Lorenzo Tosa, la Meloni, a dispetto di un bacino di follower relativamente basso (1,5 milioni contro i 4,2 di Salvini), ha un engagement in proporzione nettamente superiore a Salvini.
La pagina della leader di Fdi, a fronte di un terzo circa di seguaci, raggiunge ben oltre la metà delle interazioni totali del collega padano: 6,8 milioni a settimana contro 11,9. E lo fa, soprattutto, con circa la metà dei post totali (36 contro i 66 del leader leghista). Questo significa che Giorgia Meloni ha un tasso di engagement circa tre volte superiore a quello del capo del Carroccio. Insieme ai sondaggi e alle interazioni, crollano anche le certezze per il leader leghista.
Sarà per questo che Matteo Salvini è alla disperata ricerca della sponda della Chiesa?
(da TPI)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
DAI SOVRANISTI A RENZI, TUTTI A DIRE CHE ALTROVE STANNO RIAPRENDO LE ATTIVITA’: ECCO COSA STANNO FACENDO REALMENTE IN ALTRI PAESI EUROPEI
“È un mese che chiedo di riaprire. La Spagna riapre, la Germania riapre i negozi, in Francia riaprono le scuole, noi abbiamo avuto il lockdown più duro di tutti. C’è qualcosa che non va”: così Matteo Renzi ha criticato il governo, accusandolo di una riapertura poco coraggiosa.
E non è l’unico ad aver attaccato l’esecutivo prendendo come parametro di confronto il resto dell’Europa che starebbe invece tornando alla normalità . Ma è davvero così?
La riapertura annunciata dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, a partire dal prossimo 4 maggio non è così permissiva come in molti speravano.
Il governo è stato chiaro: non ci sono ancora le condizioni per un ritorno alla normalità .
Ci vuole prudenza o tutti gli sforzi fatti fino a questo momento saranno stati vani, ha detto Conte durante la sua visita in Lombardia.
Tuttavia dall’opposizione (e non solo) continuano a piovere critiche. “Le aziende che chiuderanno e porteranno libri in tribunale, se andiamo avanti così, poi rischiano di essere rilevate dalla prima multinazionale, tedesca o cinese, che non aspetta altro”, ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini.
Ma, come detto, gli attacchi sono arrivati anche da fuoco amico. Matteo Renzi, il cui partito conta due ministre nella squadra di governo, ha accusato Conte di tenere il Paese ai domiciliari: “È un mese che chiedo di riaprire. La Spagna riapre, la Germania riapre i negozi, in Francia riaprono le scuole, noi abbiamo avuto il lockdown più duro di tutti. C’è qualcosa che non va”, ha detto il leader di Italia Viva.
Rimarcando ancora una volta che il resto dell’Europa si sta preparando ad aprire mentre l’Italia rimane ferma: “Francia, Germania e Spagna hanno chiuso meno di noi e le loro aziende ci stanno portando via fette di mercato. Se non facciamo distinzioni tra i territori, teniamo bloccato tutto il Paese”.
Ma le cose stanno davvero così? Non proprio.
Nel resto del vecchio continente, per quanto diverse siano le strategia di avviamento della Fase 2, in tutti i Paesi che presentano una situazione epidemiologica simile a quella dell’Italia la parola d’ordine è prudenza.
E se nei giorni scorsi i governi europei hanno avuto fretta di riaprire, ora la realtà della pandemia sembra imporre una brusca frenata.
Si comincerà , passo dopo passo, da maggio.
In Belgio, ad esempio, dall’11 maggio inizieranno a riaprire i negozi e la settimana successiva sarà la volta delle scuole.
In Grecia, come nel nostro Paese, la fase 2 sarà avviata a partire dal 4 maggio con la ripresa delle attività scolastiche, anche se non in tutti gli istituti.
In Irlanda, invece, non è ancora previsto ufficialmente un piano di allentamento del lockdown.
In Olanda le scuole dovrebbero riaprire dall’11 maggio, ma con una presenza ridotta nelle classi.
In Polonia, tuttavia, resteranno chiuse almeno fino al 24 maggio
In Francia, come aveva detto anche Renzi, le scuole avrebbero dovuto riaprire. Ma non sarà così: il governo ha infatti fatto dietrofront confermando che non è ancora ora di tornare nelle classi. Per i licei se ne parlerà a fine maggio,
Mancano ancora direttive ufficiali per quanto riguarda la ripresa delle attività produttive e del sistema di trasporto pubblico a pieno regime. L’unica cosa certa è che il lockdown rimarrà in vigore ancora fino al prossimo 11 maggio.
Da metà maggio al 2 giugno dovrebbe essere avviata la transizione verso la fase 2: ciò significa una libera circolazione entro il raggio di 100 chilometri e la riapertura dei negozi con rigide misure di sicurezza.
La strategia sarà diversificata sul territorio. Per i bar e i ristoranti, così come per i musei, comunque bisognerà aspettare almeno fino a giugno. Le manifestazioni e gli assembramenti, invece, rimarranno vietati ancora per tutta l’estate: se ne riparlerà a settembre. Lo smart working, dove possibile, dovrà essere implementato ancora per tre settimane.
La Spagna, il Paese più colpito dall’emergenza coronavirus in Europa, starebbe pensando a un piano differenziato in 4 diverse tappe di due settimane ciascuna.
Tutto dovrebbe avere inizio la prossima settimana, in modo di completare il processo di ritorno alla normalità per fine giugno.
Tuttavia, ha chiarito il governo, si tratta di un piano elastico che dovrà essere continuamente adattato all’evoluzione dell’epidemia nel Paese.
Il primo step, a partire dalla prossima settimana, prevede ancora un regime di lockdown, in cui si potrà però uscire per fare sport all’aperto. Al momento solo ai bambini è permesso passeggiare per la cosiddetta “ora d’aria”.
Nella seconda tappa si consentiranno gli spostamenti all’interno della propria provincia: riapriranno anche negozi e bar, ma solo con i tavolini all’aperto e una capienza ridotta. Anche le chiese riprenderanno l’attività , ma solo con il 30% dei fedeli.
Per il terzo step, invece, riapriranno anche cinema e musei anche se sarà permessa l’entrata solo a un terzo dei visitatori e spettatori.
Nell’ultima tappa si assisterà alla riapertura generale, ma tutti gli esercizi, come misura cautelare, dovranno consentire solo il 50% della propria capienza
In Germania il lockdown è ancora ufficialmente in vigore fino al prossimo 3 maggio. Tuttavia, a partire da questa settimana, alcune misure contenitive sono già state allentate. Questo ha fatto riprendere quota ai contagi, costringendo le autorità a una frenata.
La capacità degli ospedali resta sotto controllo e le terapie intensive stanno riprendendo fiato: un fattore evidenziato dal governo nello spiegare come sia normale un’ondata di diffusione del virus al ritiro di alcuni provvedimenti di distanziamento sociale. Tuttavia, le autorità hanno fatto scattare l’obbligo di indossare le mascherine nei negozi e nei mezzi di trasporto come precauzione.
(da Fanpage)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
E’ UNA VECCHIA FOTO DI OTTOBRE DELL’ANNO SCORSO, DURANTE LA VISITA DI CONTE A GENOVA… MA TUTTO SERVE PER ISTIGARE ALL’ODIO
Chi ha condiviso quell’immagine sui social deve avere un cattivo rapporto con l’attualità . La foto di
Giuseppe Conte senza mascherina a Genova che sta circolando in queste ore sui social, in particolare su Facebook, è una bufala bella e buona che, oltretutto, si smentisce da sola guardando quel che appare sullo sfondo.
Nella giornata di martedì ci sono stata diverse critiche per la mancanza delle distanze di sicurezze sotto il nuovo Ponte di Genova, dove c’è stata un rapido messaggio del Presidente del Consiglio.
Ma l’immagine che viene condivisa in queste ore sui social è una fake news.
Il motivo? Ce lo spiega Bufale.net. Facendo una ricerca per immagini — basta utilizzare la sezione di Google dedicata — si capisce immediatamente la data a cui risale quello scatto. Era il mese di ottobre 2019 e il Presidente del Consiglio si era recato in visita al cantiere per la costruzione del nuovo viadotto.
L’immagine originale, infatti, risulta essere utilizzata dal sito online del Corriere del Ticino in un articolo del 1° ottobre dello scorso anno.
Già questo basterebbe per riporre quell’immagine nel cassetto delle bufale o, per meglio dire, delle immagini decontestualizzate e propinate al popolo social per aizzare le critiche. Poi, dettaglio da non sottovalutare — che pone in essere la mancanza di attenzione di chi condivide talune fake news — ci sono le immagini sullo sfondo.
Martedì, infatti, è stato installato l’ultimo tassello del nuovo Ponte di Genova che dovrebbe essere inaugurato a fine luglio.
Nella foto che è stata condivisa sui social, invece, appare sullo sfondo la struttura ancora in forma scheletrica, con l’assenza di collegamento tra i piloni.
E il caso della bufala di Conte senza mascherina a Genova ricalca quanto accaduto qualche settimana fa quando sui social circolava una foto del Presidente del Consiglio mentre passeggiava a Roma, mano nella mano con la fidanzata, senza mascherina.
Anche in quel caso, però, lo scatto risaliva a una fase pre-emergenza sanitaria. Era, infatti, il novembre dello scorso anno.
(da agenzie)
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Aprile 29th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO GLI IMBECILLI CHE FANNO SVASTICHE SUI LOCULI DEI PARTIGIANI, CI MANCAVA IL DELIRIO ANTIFASCISTA DI CHI SI LAMENTA PER I NECROLOGI SULL’ECO DI BERGAMO IN RICORDO DI 43 MILITARI DELLA RSI TRUCIDATI A ROVETTA
L’incipit è questa scritta: “Risorgeranno”. Sotto, i nomi dei 43 militari della Rsi. Una lunga colonna di nomi in ricordo dei combattenti della Legione d’assalto “M” Tagliamento — una delle ultime unità della Repubblica di Salò ad arrendersi ai partigiani. Che li uccisero, nel 1945, a Rovetta, in quella Val Seriana bergamasca oggi martoriata dal coronavirus.
Il ricordo del 75° anniversario della morte dei 43 militari (1945-2020) è stato affidato a un visibilissimo annuncio nelle pagine dei necrologi e delle partecipazioni de L’Eco di Bergamo: il giornale locale, di proprietà della Curia vescovile.
La pubblicazione ha fatto infuriare le associazioni antifasciste, in primis l’Anpi.
“E’ grave e inaccettabile che dei militari fascisti vengano ricordati su un quotidiano con un annuncio che inizia con la parola “risorgeranno”. Chiediamo alla redazione de l’Eco di Bergamo di dissociarsi da un necrologio di squallida propaganda”.
Il caso dell’annuncio nostalgico è l’ultima pietra di uno scontro che nella bergamasca va in scena da anni: e che ha per oggetto proprio Rovetta e i 43 caduti della Rsi. Ogni anno i militari fascisti vengono ricordati da ex repubblichini che salgono in val Seriana a rendere omaggio alle vittime sepolte nel cimitero del paese.
Negli anni scorsi non sono mancati momenti di tensione con gli antifascisti, Anpi, sinistra, che hanno sempre organizzato manifestazioni di protesta.
Dopo oltre 70 anni è così difficile lasciare in pace i morti, da una parte e dall’altra? Ognuno è libero, nel rispetto delle leggi vigenti, di ricordare chi gli pare senza che degli imbecilli facciano svastiche sulle lapide dei partigiani e altri vogliano impedire i necrologi in ricordo di una esecuzione senza processo su un quotidiano.
argomento: denuncia | Commenta »