Destra di Popolo.net

INTERVISTA ALLA MINISTRA BELLANOVA: “SU REGOLARIZZAZIONE NON FACCIO PASSI INDIETRO, BASTA CON I GIOCHI POLITICI DEL M5S”

Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile

“QUA SI TRATTA DI DARE RISPOSTA A TANTI LAVORATORI, DI DIRITTI UMANI E DI DIGNITA’ DI PERSONE RIDOTTE IN SCHIAVITU'”… “NON ESISTE SANATORIA PER I DATORI DI LAVORO CHE HANNO SFRUTTATO I BRACCIANTI, E’ UNA BALLA”

Se c’è un ostacolo nell’approvazione del decreto Rilancio, stando alle dichiarazioni fatte negli ultimi giorni, è la regolarizzazione dei lavoratori immigrati. Il Movimento 5 stelle, che sembrava aver raggiunto un accordo con il resto della maggioranza, ha fatto dietrofront
Per Teresa Bellanova, ministra dell’Agricoltura in quota Italia viva, è invece una questione sulla quale non si torna indietro: «Si tratta di diritti umani, non di giochi politici», dice a Open.
Il dietrofront dei 5 stelle è arrivato nonostante, domenica 10 maggio, i capidelegazione, i ministri e il presidente del Consiglio avevano raggiunto un’intesa «inserendo nella norma il controllo dell’ispettorato del lavoro».
A quei tavoli pare che fosse presente anche il capo politico del Movimento, Vito Crimi.
Ministra, perchè i 5 stelle ostacolano questo articolo del decreto Rilancio?
«Io so soltanto che in un Paese normale, una volta raggiunta l’intesa, si sarebbe passati a discutere del problema successivo. Sinceramente non capisco il motivo alla base dell’ostruzionismo dei 5 stelle. Sto cercando di restare lontana dalle polemiche perchè mi interessa trovare una soluzione al problema».
Ci sono in ballo degli equilibri politici?
«Non si tratta di posizionamento politico, ma di dare una risposta a tanti lavoratori che si trovano in condizione di difficoltà  inimmaginabili. Non è il momento per farne una questione di partiti o di giochi di potere: qui si tratta di diritti umani, della dignità  di tantissime persone ridotte in condizioni simili alla schiavitù».
Ma cosa c’entra la regolarizzazione dei lavoratori immigrati con il decreto per il rilancio del Paese dopo la crisi causata dal Coronavirus?
«È fondamentale: pensiamo a tutti i lavoratori stagionali che non potranno venire dall’Est Europa per lavorare nei nostri campi. Allora bisogna dare gli strumenti agli immigrati che sono già  in Italia per lavorare nell’alveo della legalità . Altrimenti o le aziende chiudono perchè non c’è manodopera, oppure ci assumiamo la responsabilità  di lasciare queste persone nelle maglie dell’illegalità . Così non riusciremo nemmeno a tracciare questi lavoratori per eventuali profilassi per il virus».
Come mai avete proposto questa regolarizzazione solo per determinate categorie di lavoratori?

«Guardi, dipendesse da me la farei valere per tutti i lavoratori vista la situazione di emergenza. Poichè ci sono, però, settori più fermi di altri e bisogna portare avanti la mediazione tra tutte le forze di governo, siamo arrivati alla conclusione di regolarizzare soltanto lavoratori agricoli, badanti e colf».
La rifaccio la domanda: come mai questo ostruzionismo da parte dei 5 stelle?
«E io le rispondo ancora che non so spiegarmelo. Gli unici nemici di questa norma dovrebbero essere i caporali. Solo impedendo a questi lavoratori di ottenere i documenti possono continuare a ricattarli. Bisogna liberare il sistema da questa forma di schiavitù. Non succede solo nei campi, ma anche per molte lavoratrici domestiche. Regolarizzare significa anche riuscire a tracciare per monitorare il contagio»
Si è parlato di una sanatoria per i datori di lavoro nero.
«Sanatoria? Se c’è una sanatoria è per le persone ridotte in schiavitù, non per i datori di lavoro. Questa norma vale per tutte quelle persone che già  sono in Italia. Si dà  loro un breve permesso di soggiorno temporaneo e, una volta che hanno trovato un lavoro, forniscono tutte le coordinate in questura e il permesso temporaneo si trasforma in un permesso di soggiorno per motivi di lavoro».
Non prevedete forme di contrasto ai caporali?
«Non è questo il focus della norma. Certo, io mi auspico con tutto il cuore che si faccia qualcosa per il contrasto ai caporali e ai datori di lavoro che fanno lavorare le persone in condizioni disumane. Ad ogni modo, se riuscissimo già  a regolarizzare i lavoratori immigranti presenti in Italia, darebbe una bella spallata ai caporali che non potrebbero più ricattare dei lavoratori senza documenti e che si muovono all’oscuro dello Stato»
In concreto, se la norma passasse, come potrebbero ottenere i lavoratori immigrati il permesso di soggiorno?
«Fermo restando che vige il controllo dell’ispettorato del lavoro in ogni caso, ci sono due tipologie previste da questa norma. La prima riguarda la persona che si presenta in prefettura con il proprio datore di lavoro, il quale dichiara di aver già  lavorato in passato con questo lavoratore o si dichiara disponibile a fargli un contratto di lavoro».
Non saranno in tantissimi ad accompagnare i propri dipendenti, soprattutto tra i caporali.
«Certo, c’è un secondo filone, il cosiddetto comma 2 bis. Affronta le situazioni più gravi in cui, spesso, i lavoratori provengono da anni di sfruttamento. Un imprenditore che ha schiavizzato una persona non andrà  mai in questura a dichiarare qualcosa per lui. Allora questi lavoratori, e ce ne sono tanti ad alta professionalità  per esempio come esperti potatori, potranno andare da soli in questura e fare una richiesta di permesso di soggiorno temporaneo. Dopo che troveranno un’occupazione e l’ispettorato del lavoro avrà  accertato che hanno lavorato già  in passato nel settore agricolo, il loro permesso sarà  trasformato in permesso di soggiorno di lavoro».

(da Open)

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SULLA REGOLARIZZAZIONE DEI BRACCIANTI ANCHE CONTE E’ D’ACCORDO, IL SABOTATORE CHE VUOLE CHE CONTINUI LO SFRUTTAMENTO E’ DI MAIO, IL SOLITO PICCOLO REAZIONARIO MAGGIORDOMO DI SALVINI

Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile

VADA IN PARLAMENTO E FACCIA CADERE IL GOVERNO, COSI’ SI VA A VOTARE E NON CONTERA’ PIU’ UNA MAZZA

Il presidente del Consiglio e il capo politico Vito Crimi erano davvero seduti allo stesso tavolo? Il racconto è di due realtà  parallele.
Il presidente del Consiglio ricorda che domenica notte era stata raggiunta “una sintesi politica” sulla regolarizzazione dei migranti. Pochi minuti dopo il capo politico Vito Crimi smentisce la ricostruzione dicendo di aver dato solo “una disponibilità ” per trovare una soluzione. E nulla più.
Frasi che stonano con il concetto espresso da Conte: “Su questa sintesi politica e sulla sua traduzione normativa il Movimento si sta legittimamente interrogando”. Ma ecco che in questo corto circuito il sottosegretario grillino Carlo Sibilia spariglia le carte e la spara ancora più grossa: “Il testo sulle regolarizzazioni va stralciato. Non va inserito nel decreto Rilancio”.
Quindi la lunga nota inviata dalla presidenza del Consiglio non fa che segnare la distanza, oltre che la confusione, che in questo momento esiste sulla regolarizzazione dei migranti. Nonostante la nota sia stata concepita proprio per smentirle queste distante.
Se Conte ribadisce la necessità  di prendere una decisione su questo tema non più rinviabile, un attimo dopo il sottosegretario Sibilia, in costante contatto con il capo politico Vito Crimi e con Luigi Di Maio, invoca uno slogan prettamente salviniano: “Aiutiamo gli italiani”. Gettando via social una frase così per smontare un’intera nota di palazzo Chigi.
Riavvolgiamo il nastro. Conte, attraverso un comunicato, coglie l’occasione per ribadire la sua “posizione, identica a quella già  espressa nei giorni scorsi”, e quindi molto diversa dai comunicati e dalle interviste che i parlamentari grillini, esponenti dell’esecutivo e capo politico stanno diffondendo a raffica.
Per il premier, “regolarizzare per un periodo determinato immigrati che già  lavorano sul nostro territorio significa spuntare le armi al caporalato, contrastare il lavoro nero, effettuare controlli sanitari e proteggere la loro e la nostra salute tanto più in questa fase di emergenza sanitaria”.
Non è altro che la sintesi dell’accordo raggiunto domenica notte da tutte le forze politiche, come lo stesso premier ricorda essendo seduto a tavolo. Accordo sconfessato poche ore dopo dal Movimento 5 Stelle. Ed è per questo che ora i senatori Pd sottolineano come M5s stia tenendo bloccato il decreto Rilancio.
In più la presidenza del Consiglio aggiunge un passaggio di non poco conto: “Va precisato, infine, che questo tema, che spazia dalla dignità  delle persone alla trasparenza dell’economia alla sicurezza nei rapporti di lavoro, è così complesso che non si lascia filtrare dalle tradizionali distinzioni ideologiche destra/sinistra, visto che, in passato, provvedimenti di regolarizzazione di cittadini immigrati molto consistenti sono stati approvati da governi di centrodestra”. E fonti vicine al dossier in questi giorni hanno sottolineato che il nuovo provvedimento è proprio sulla stessa linea della legge Bossi-Fini del 2002.
L’intesa attuale delinea due canali. Il primo prevede che il datore di lavoro e il lavoratore regolarizzino un rapporto di lavoro esistente, anche se sommerso e anche se il lavoratore non ha permesso di soggiorno. Al datore di lavoro viene data la garanzia di non essere denunciato.
Ed ecco di nuovo Crimi sbottare quando legge le parole di Conte: “Ogni eventuale regolarizzazione deve passare da un contratto di lavoro regolare, e non viceversa. In particolare, non ritengo possibile un colpo di spugna da parte dello Stato rispetto a reati odiosi come lo sfruttamento di esseri umani”.
Come funzionerebbe la legge per la quale si sta battendo l’attuale ministro dell’Agricoltura? Il datore di lavoro che fa emergere un lavoratore in nero, sia italiano che straniero, paga all’Inps un forfait che potrebbe essere di circa 400 euro. La possibilità  si applica anche agli stranieri che non abbiano mai avuto un contratto di lavoro in Italia ma dimostrano di essere stati fotosegnalati fino all′8 marzo 2020. A costoro viene dato un permesso di soggiorno di lavoro per sei mesi e viene fatto un contratto di lavoro subordinato: alla fine del contratto, possono cercarne un altro entro la scadenza del permesso.
Le istanze di regolarizzazione vengono comunque rigettate se il datore di lavoro negli ultimi 5 anni è stato condannato anche in via non definitiva per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, per reclutamento di persone da destinare alla prostituzione o per sfruttamento della prostituzione o di minori, per il reato di caporalato o reati legati alla legge sull’immigrazione.
Il secondo canale offre, invece, un permesso di soggiorno, per una finestra temporale di sei mesi, solo ed esclusivamente a chi ha un permesso di soggiorno scaduto dall’ottobre 2019.
Poco da fare. Una parte del Movimento 5 Stelle continua a fare le barricate. Il grillino Sibilia legge le parole del premier e la spara ancora più grossa. Crimi corre alla smentita della ricostruzione di Conte. Prima che sulla regolarizzazione degli immigrati dovrebbero mettersi d’accordo tra loro.

(da agenzie)

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IL DIRETTORE DELLO SPALLANZANI: “IL VIRUS NON SI ‘E ATTENUATO ANCHE SE CI SONO PAGLIACCI CHE LO DICONO IN TV”

Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile

GIUSEPPE IPPOLITO; “LE ISTITUZIONI A CUI APPARTENGONO QUESTI PAGLIACCI CI TENGONO A MANDARLI IN TELEVISIONE”

Giuseppe Ippolito, direttore scientifico di Inmi Spallanzani, ad Agorà  va all’attacco sul Coronavirus “attenuato” e che “perde forza”: «Il virus è sostanzialmente conservato. Ci sono parolai che in televisione dicono ‘Ah questo è il virus che abbiamo preso noi’… no, non hanno mai preso un virus, mai visto, mai isolato, giocano coi computer a fare i modelli, a tracciare virus scoperti e isolati da altri. Questi li iscriviamo alla categoria ‘pagliacci’, anche se le istituzioni a cui appartengono ci tengono molto a mandarli in televisione. Non si occupano di malattie infettive, usano tecniche bioinformatiche e provano a scrivere la storia dei virus. La vita ci ha insegnato negli anni che funziona solo una ricerca di lungo tempo, come per l’HIV. Non dobbiamo confondere l’attenuazione e la differenza di potenziale trasmissibilità  con la patogenicità . Ci vorranno anni prima di saperlo».
Ippolito va quindi all’attacco che parlavano di un virus che perde forza spiegando che le informazioni ad oggi non permettono di poterlo dire perchè è ancora troppo presto. E chissà  cosa pensa di Luca Zaia, che da qualche giorno va in giro a dire che se il Coronavirus perde forza significa che è artificiale, citando esperti che non hanno detto quello che lui vorrebbe avessero detto.

(da agenzie)

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LO STATO C’E’: BLITZ TRA PALERMO E MILANO, ARRESTATI 91 MAFIOSI

Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile

COLPITO IL CLAN FONTANA: IL BUSINESS DEL CAFFE’ E DEGLI IPPODROMI

Arresti e processi degli ultimi anni non hanno ancora fermato Cosa nostra siciliana, che continua a reclutare insospettabili, magari in difficoltà  economiche, come Daniele Santoianni, l’ex broker di una società  fallita che si era reinventato concorrente del Grande fratello 10.
Finita l’esperienza in Tv, aveva iniziato a fare da prestanome in una società  per la vendita del caffè. Ora, è ai domiciliari, la procura di Palermo e il nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di finanza l’accusano di essere un ingranaggio importante della grande macchina di riciclaggio architettata fra Palermo e Milano dai rampolli del clan Fontana, storica famiglia di mafia, che da qualche anno si sono ormai trasferiti in Lombardia.
Questa notte, è scattata un’operazione imponente, con 91 ordinanze di custodia cautelare in carcere. A Palermo, stavano i fedelissimi del clan dell’Acquasanta, la zona ovest della città : gestivano estorsioni, controllavano le gare all’interno di alcuni ippodromi, e si erano anche infiltrati in una cooperativa che lavora ai Cantieri navali del capoluogo siciliano.
In Lombardia, stavano invece i registi dell’operazione: i fratelli Fontana, Gaetano (44 anni), Giovanni (42) e Angelo (40), i figli di don Stefano, uno dei fedelissimi del capo dei capi Totò Riina morto nel 2013.
In manette anche la figlia del boss dell’Acquasanta, Rita, e la moglie, Angela Teresi. In Lombardia stavano anche gli insospettabili che gestivano l’ultimo investimento della cosca, la commercializzazione di cialde e capsule di caffè.
E’ un’indagine complessa, questa. E’ stata coordinata dal procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, dall’aggiunto Salvatore De Luca, dai sostituti Amelia Luise, Dario Scaletta e Roberto Tartaglia (oggi, vice capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria).
Un’indagine che ripercorre tanti nomi su cui aveva iniziato a indagare il giudice Giovanni Falcone, alla fine degli anni Ottanta: nel regno dei boss dell’Acquasanta, in vicolo Pipitone, c’era la base operativa dei killer di Totò Riina, da lì partivano per gli omicidi eccellenti. Passato e presente tornano a intrecciarsi nelle storie della mafia palermitana. Che appare insidiosa più che mai, per la capacità  che ha di infiltrarsi nel tessuto economico, soprattutto in questi mesi di crisi dovuta all’emergenza Covid.
Il gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare, Piergiorgio Morosini, rilancia l’allarme: “I clan sono pronti ad approfittare della situazione attuale, sono sempre pronti a dare la caccia ad aziende in stato di necessità  — ha scritto nel suo provvedimento – Con la crisi di liquidità  di cui soffrono imprenditori e commercianti, i componenti dell’organizzazione mafiosa potrebbero intervenire dando fondo ai loro capitali illecitamente accumulati per praticare l’usura e per poi rilevare beni e aziende con manovre estorsive, in tal modo ulteriormente alterando la libera concorrenza”. Con gli arresti sono scattati anche sequestri di società  e immobili per 15 milioni di euro.
La rete milanese
L’anno scorso, era stata già  sequestrata una gioielleria dei Fontana a Milano, in via Felice Cavallotti, nel cosiddetto “quadrilatero della moda”, a metà  strada fra il duomo e il tribunale.
I rampolli di Cosa nostra puntavano sempre a nuovi affari, per riciclare i soldi provenienti da Palermo. E cercavano di non dare troppo nell’occhio, Gaetano era stato scarcerato tre anni fa, la gioielleria l’aveva intestata alla convivente. E poi aveva pure acquistato degli appartamenti in alcune zone residenziali.
Ma il vero affare su cui puntava era quello del caffè: prima, con alcune aziende che si occupavano della produzione, poi aveva scelto di investire solo sulla distribuzione. Sono tre le società  sequestrate: due a Milano, una Palermo. Una amministrata ufficialmente dall’ex concorrente del Grande fratello.
Gli investigatori del nucleo speciale di polizia valutaria, diretti dal tenente colonnello Saverio Angiulli, hanno ricostruito i passaggi di denaro e i nuovi investimenti che stavano per partire. “Cosa nostra spa” non conosce crisi, i Fontana e i loro insospettabili manager avevano a disposizione una grande riserva di liquidità .
La passione per i purosangue
A Palermo, i Fontana puntavano invece su un fidatissimo che non era proprio un insospettabile. Giovanni Ferrante aveva finito di scontare una condanna per mafia nel 2016, era stato affidato in prova ai servizi sociali e ufficialmente era un cittadino modello. Ma è bastato intercettarlo e pedinarlo per scoprire che gestiva il clan in modo energico. E pure lui puntava tutto su alcuni investimenti leciti, attraverso prestanome.
La sua grande passione erano i purosangue, da far correre nei circuiti italiani: ne aveva comprato dodici, che adesso sono stati sequestrati. Ferrante li faceva correre a modo suo naturalmente. Ovvero, aggiustando le gare. Vecchia passione dei padrini, tre anni fa il prefetto di Palermo Antonella De Miro aveva fatto scattare un’interdittiva antimafia per la società  che gestiva l’ippodromo della Favorita, che ancora oggi è chiuso.
Le intercettazioni della Guardia di finanza hanno svelato gare truccate negli ippodromi di Torino, Villanova D’Albenga (Savona), Siracusa, Milano e Modena. Gli episodi risalgono a due anni fa. Alcuni fantini sarebbero stati corrotti, altri avvicinati, per non vincere. Nelle intercettazioni, i boss parlavano anche di sostanze dopanti da somministrare ai cavalli
Nuovi equilibri
Cosa sta accadendo davvero in Cosa nostra? Due anni fa, la procura di Palermo e i carabinieri hanno ascoltato in diretta i preparativi per la ricostituzione della nuova Cupola, un blitz sembrava aveva spazzato via tutti i nuovi capi delle famiglie di città  e provincia. Due hanno anche deciso di collaborare con la giustizia.
Qualche mese dopo, la polizia ha arrestato i mafiosi che Riina aveva esiliato negli Stati Uniti nel 1981 perchè usciti “perdenti” dalla seconda guerra di mafia: gli Inzerillo. Un nuovo duro colpo per l’organizzazione. Adesso, arrivano altri 90 arresti. Mentre in città  si susseguono sequestri di cocaina.
Ecco, cosa sta succedendo a Palermo. Le cosche hanno ripreso i traffici internazionali di stupefacenti, come non accadeva dagli anni Ottanta. I soldi della droga e delle scommesse on line stanno ridando vigore all’azienda mafiosa. E soprattutto liquidità , quella che adesso i padrini offrono alle imprese in difficoltà . Un abbraccio mortale.

(da agenzie)

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ALTRI DELINQUENTI SOVRANISTI CHE DIFFONDONO LA BUFALA DI SILVIA CON AL POLSO UN ROLEX LADY ORO

Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile

NON ESISTE ALCUN ROLEX AL POLSO DELLA ROMANO, IL ROLEX LADY HA FORMA OVALE E CINTURINO D’ORO, IL COMUNE OROLOGIO DI SILVIA HA FORMA OVALE E CINTURINO IN PELLE… SOLO DEI COGLIONI POSSONO CREDERCI

Esposizione mediatica, attacco sulla forma, divulgazione di bufale a senso unico.
È questo quello che stiamo affrontando da circa tre giorni, da quando cioè si è diffusa la notizia della liberazione di Silvia Romano.
Ultimamente pare essersi diffusa in maniera capillare una fake news che riguarda la presunta fotografia di Silvia Romano con Rolex Lady Oro al polso.
Il tutto è stato preparato ad arte, con tanto di fermo immagine dell’atterraggio sulla pista dell’aeroporto di Ciampino e freccetta rossa (in modalità  «grafica complottista») per evidenziare quanto, invece, viene diffuso nel copy del post Facebook di riferimento.
Le immagini mostrano che in effetti Silvia Romano indossi un orologio da polso al momento del suo atterraggio a Roma. Ma si tratta di un effetto personale che senz’altro non corrisponde al modello del Rolex Lady Oro.
Basta infatti osservare che quello specifico orologio ha una forma rotonda e un cinturino dorato, completamente diversa dalla forma ovale dell’orologio indossato da Silvia Romano.
Non sembra opportuno, dunque, dilungarsi sull’ennesima bufala complottista che costituisce comunque un reato: diffamazione aggravata.

(da agenzie)

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IN AFRICA “AD AIUTARLI A CASA LORO” CI VANNO PERSONE COME SILVIA NON I CODARDI SOVRANISTI

Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile

L’OLEZZO DI FOGNA NON SI SPEGNE TURANDOSI IL NASO, MA BONIFICANDO GLI SCARICHI

L’olezzo dei commenti sulla liberazione di Silvia Romano è tale che non basta turarsi il naso. Il tono di tante crudeli parole ci restituisce un selfie perfetto dell’Italia.
Un Paese capace di grandi cadute di civiltà , che tiene dentro di sè serbatoi illimitati di razzismo, che appena può si mette a bastonare, voglioso di un’altra prova del sangue.
La tunica di Silvia, la sua conversione all’Islam, è un delitto inaccettabile che la mette fuori dal consesso civile, che le fa meritare le ingiurie e le molte domande con la risposta incorporata: perchè abbiamo pagato? Sottinteso: perchè abbiamo dovuto pagare un riscatto per una come lei, che sicuramente sta dalla parte dei cattivi altrimenti non avrebbe abbandonato i jeans e avrebbe continuato a credere nel nostro Gesù.
Lo chiedono quelli che, parlando di Africa, dicono ogni giorno “aiutiamoli a casa loro”, e poi dimenticano di averlo detto. Perchè in Africa, a dare un aiuto, ci va gente come Silvia non come loro.
La codardia, questa voglia di bastone contro il più debole, è l’espressione drammatica di una opinione pubblica sempre remissiva con i forti, collusa anche con i delinquenti, organizzati o meno, silenziosa anche davanti alle soverchierie più indigeste.
Il seme del razzismo che è dentro il giudizio su Silvia è quello che consente di sopportare che nelle campagne ci vadano i nuovi schiavi, quelli dalla pelle nera, gli affamati, i clandestini. Sono gli stessi che accettano le peggiori illegalità  e non vedono, non sentono, non si inquietano.
Si levano accuse, si intimano rese dei conti quando al centro della scena c’è una ragazza salvata dallo Stato, una cittadina che ha ottenuto l’attenzione e l’aiuto che ciascuno pretenderebbe per sè nel caso si trovasse nelle medesime condizioni.
Invece il nulla quando falange di affamatori derubano, sprecano, sporcano la nostra vita.

(da “il Fatto Quotidiano”)

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UN ALTRO DELINQUENTE CHE POSTA UNA FOTO DI SILVIA ROMANO “A MOMBASA DURANTE LA PRIGIONIA CON IL FIDANZATO”

Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile

PECCATO CHE LA FOTO SIA PRECEDENTE AL SUO RAPIMENTO (E GIA’ PUBBLICATA DA TEMPO) E CHE IL GIOVANE SIA UN FISIOTERAPISTA DELL’OSPEDALE… DAI “GINO”, PERCHE’ NON METTI ANCHE IL TUO COGNOME E LA TUA FOTO SU FB, INVECE DI FARE IL VIGLIACCONE SOVRANISTA? NON AVRAI PAURA CHE TI POSSANO VENIRE A TROVARE A CASA?

Essendo Silvia Romano una donna ed avendo persino la temerarietà  di vestirsi come le pare, non poteva mancare la foto-bufala che adombra l’ipotesi di complotto e di falso rapimento.
In questo caso a far girare la teoria complottistica basta un’immagine “scattata a Mombasa, celebre località  turistica, nel mese di giugno 2019, mentre lei, si dice, sia stata rapita un anno prima”.
Naturalmente la foto serve a notare “il volto visibilmente provato e sofferente della povera Silvia” che secondo il wannabe Incel di turno ovviamente fa parte di un complotto per incassare il riscatto e dividerlo con un inesistente “fidanzato”.
La foto ritrae “Silvia e il suo amico fisioterapista Alfred Scott fotografati a Mombasa” ma non è stata per niente scattata nel giugno 2019. È stata invece pubblicata nel giugno 2019 all’interno di un articolo di Massimo Alberizzi per Africa Express che parlava proprio del rapimento di Silvia Romano e poi pubblicata in altri articoli. Fino ad arrivare al delinquente sovranista di turno per creare dal nulla un complotto inesistente.
La foto infatti risale a un periodo precedente al rapimento e il giovane è solo un amico di Silvia che fa il fisioterapista all’ospedale di Mombasa.

(da “NextQuotidiano”)

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I SENZA VERGOGNA: L’ELENCO DI TUTTI I RISCATTI PAGATI ANCHE DAL CENTRODESTRA

Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile

MARCO TRAVAGLIO CITA LE OPERAZIONI CON TANTO DI PASSERELLA A CIAMPINO

Da sabato pomeriggio, il momento in cui è stata data la notizia della liberazione di Silvia Romano dal gruppo terroristico di al-Shabaab che l’aveva rapita nel novembre del 2018, è scoppiato il pandemonio sul presunto (perchè ancora non è stato confermato) riscatto pagato per riportare in Italia la nostra connazionale.
In tantissimi — compresi alcuni quotidiani — hanno messo in dubbio la liceità  della decisione del governo di pagare una cifra per il rientro della giovane cooperante milanese.
Oggi, su Il Fatto Quotidiano, Marco Travaglio fa l’elenco riscatti pagati dai governi, anche quelli di Centrodestra.
«Iniziarono i sequestri di nostri contractor, giornalisti e cooperanti in Iraq e Afghanistan — scrive Marco Travaglio nel suo editoriale dal titolo ‘I Senzavergogna’ — e anche allora i nostri governi (il Berlusconi-2 con FI-Lega-An-Udc e il sottosegretario Gianni Letta delegato ai servizi, e poi anche il Prodi-2) decisero di pagare sempre i riscatti.
Ma non sempre riuscirono a salvare la vita agli italiani rapiti (il reporter Baldoni e il contractor Quattrocchi furono uccisi, altri come i giornalisti Sgrena e Mastrogiacomo tornarono illesi)».
Elenco riscatti pagati dai governi italiani
E proprio i governi di Centrodestra vengono più volte citati da Marco Travaglio, con tanto di accusa di incoerenza fin da allora: «Quando a pagare i riscatti era il centrodestra, per non discutere la scelta incoerente e paradossale di B.&C. di entrare in guerra contro il terrorismo e poi di foraggiare i terroristi che si diceva di combattere mettendo vieppiù in pericolo i nostri uomini sul campo, i partiti e i giornali di destra riempivano di insulti gli ostaggi (a parte i contractor) perchè ‘se l’erano cercata’, erano ‘vispe terese’ (le due Simona) e’pirlacchioni in vacanza’(Baldoni)».
Oltre all’elenco riscatti pagati dai governi italiani, Marco Travaglio sottolinea l’incoerenza e la diversità  tra le storie che hanno portato a diversi rapimenti nelle zone di conflitto.
Nei casi citati dal direttore de Il Fatto Quotidiano, infatti, si sottolinea la diversità  dei vari teatri in cui sono accaduti questi sequestri.
Infine si ricorda quel che è accaduto a Ciampino il 5 marzo del 2005, al rientro di Giuliana Sgrena a Fiumicino. ad attenderla c’era una folta rappresentanza politica: da Berlusconi (capo del governo) a Gianni Letta, passando per il presidente della Camera Casini, il sindaco Veltroni, il segretario del Quirinale Gifuni e il direttore del Sismi Pollari. Insomma, la sobrietà  tanto richiesta ora da Salvini (che fece la stessa cosa al rientro di Cesare Battisti in Italia) non è mai stata pane quotidiano.

(da “NextQuotidiano”)

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ANDREA PURGATORI: “BASTA IPOCRISIE, TUTTI PAGANO IL RISCATTO E ANCHE CON IL NOSTRO AIUTO”

Maggio 12th, 2020 Riccardo Fucile

“SPESSO I SERVIZI STRANIERI SI SONO APPOGGIATI A QUELLI ITALIANI, COME NOI ABBIAMO FATTO CON I TURCHI”… I CASI DI ISRAELE, STATI UNITI E FRANCIA

“Il fatto che sia stato pagato un riscatto per Silvia Romano non mi stupisce affatto. Così fan tutti, non solo l’Italia. Anzi, le dirò di più. Ci sono casi in passato in cui alcuni servizi segreti stranieri ci hanno chiesto aiuto per liberare i propri connazionali e anche in quei casi tutto si è risolto con il pagamento di un riscatto. Parlo anche dei servizi americani, che di solito fanno sapere che sborsare denaro per gli ostaggi non è loro prassi. E invece nei fatti…”.
Andrea Purgatori, giornalista di lungo corso e conduttore di Atlantide su La7, nella sua carriera ha seguito da vicino tanti rapimenti e conseguenti liberazioni. Motivo per cui ha uno sguardo molto concreto e smaliziato sul modus operandi delle intelligence.
Stanno alzando un polverone sul presunto riscatto pagato dai Servizi per la liberazione di Silvia Romano, sia sul pagamento che sul quantum. Polemica giustificata?
No. La mia esperienza mi suggerisce che nel 90 per cento dei casi la liberazione avviene perchè c’è stata in precedenza una trattativa. Alcune volte è il classico schema soldi contro ostaggio, altre invece lo scambio avviene mediante altre partite di giro. Penso a Israele che in tante occasioni ha scambiato i propri militari rapiti con i prigionieri politici palestinesi. Ma è solo un esempio. Alla base di un ostaggio liberato c’è sempre una trattativa a monte.
Si tratta quindi di una pratica comune a tutti i Servizi, non solo quegli italiani?
Certo, è evidente che non siamo gli unici a farlo. Faccio riferimenti precisi. Nel 2004 in Iraq furono sequestrati due francesi. Riuscirono a salvarsi perchè ci fu un intervento decisivo dei nostri servizi per individuarli, e lì fu pagato un riscatto. Così come successe anche a Roy Hallums, un contractor americano preso in ostaggio per quasi un anno. In quel caso gli americani ci chiesero una mano, Hallums fu individuato dai nostri servizi che gli fornirono addirittura dei medicinali fondamentali per la sua salute. Tutto si risolse col pagamento di un riscatto da parte americana: quando la Delta Force statunitense fece il blitz per liberarlo, nel covo non trovò nessuno se non il contractor rapito.
Il deputato di Fratelli d’Italia Edmondo Cirielli ha proposto che per legge siano vietati i riscatti in caso di rapimento di connazionali all’estero per non finanziare i terroristi. Semplice propaganda?
Il problema in Italia non è tanto il lavoro dei servizi, le trattative segrete e i riscatti ma tutto quello che succede quando l’ostaggio torna a casa. E poi a Cirielli dico: quando vengono messe delle taglie per la cattura di terroristi o criminali, i soldi a chi vanno? Alla casalinga di Kirkuk? No, vanno a ad altri criminali o altri terroristi che controllano il territorio in quel momento. Non bisogna essere ipocriti. E poi quando in Italia viene liberato un ostaggio c’è un’altra cosa che mi da fastidio e ritengo inconcepibile.
Quale?
Le polemiche sono sempre più virulente quando l’ostaggio è donna. Sembra incredibile ma è così.
Gli americani la prenderanno male questa joint venture italo-turca?
Gli americani prendono male tutto quello che sfugge al loro controllo. In Somalia del resto non esistono.

(da agenzie)

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