Maggio 13th, 2020 Riccardo Fucile
GLI STRANI NUMERI DELLA RUSSIA CON TANTI CONTAGI E POCHE VITTIME
In Russia i report sui decessi da Coronavirus non dicono la verità .
Anastasija Vasilieva, che guida il sindacato “Alleanza dei medici”, racconta: «Le statistiche russe sono manipolate. Da sempre».
Ad oggi, il Paese conta oltre 10 mila contagiati e 2.116 morti, anche se il tasso di mortalità rimane tra i più bassi in assoluto: 0,9% su 145 milioni di abitanti.
«C’è un ordine tacito a non diagnosticare il coronavirus post-mortem. Le cause di un decesso sono facili da manipolare. Si muore delle complicazioni causate dal Coronavirus, come insufficienza cardiovascolare o renale», dice Vasilieva a Repubblica.
E ancora: «Succede perchè all’inizio della pandemia, le autorità ripetevano che la situazione era “sotto controllo”. Ora si scoprono contagi e morti e nessuno vuole esserne responsabile nè tantomeno riconoscere che aveva torto».
Il Financial Times ha stimato che le vittime Covid sarebbero oltre il 72% in più. Valentina Dolgopolova, 27 anni, che lavora come medico tra i pazienti malati di Coronavirus, parla di dati «approssimativi».
Tra i morti, moltissimi dottori e operatori sanitari che perdono la vita per mancanza di protezioni e di tamponi. Giorni fa, giovani medici avevano denunciato la situazione, dicendo di essere stati «mandati al fronte senza munizioni». Alcuni di loro sono morti misteriosamente, l’ultimo, Alexander Shulepov, è caduto da una finestra.
A questo proposito, esiste una lista chiamata In memoriam e stilata dal cardiologo moscovita Aleksej Erlikh. Nell’elenco, i nomi dei colleghi caduti nella lotta al Coronavirus. Contiene 174 nomi, molti di più di quelli ufficiali. «È semplice. Il virus di per sè non uccide nessuno. Si muore di complicazioni. È il solito vecchio vizio che esiste da tanto e tanto tempo. Come ai tempi di Chernobyl le autorità decidono di tacere».
La ripartenza in Russia
Intanto, da ieri in Russia è iniziata la “fase 2”. E Putin, nel discorso alla nazione ha ufficializzato la fine del “periodo nazionale di ferie pagate”. Vasilieva teme un ritorno alla “fase 1”, dovuto a un nuovo picco di contagi: «Putin ha paura. La gente non ha più soldi per mangiare e, allentando le restrizioni, spera di placare le tensioni nella società . Ma è strategicamente sbagliato riaprire proprio quando c’è il picco dei contagi».
(da Open)
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Maggio 13th, 2020 Riccardo Fucile
L’AVVERTIMENTO PER L’ITALIA CHE HA LA FREGOLA DI RIPARTIRE
«Milano è un po’ una bomba, perchè in tanti sono stati chiusi in casa con la malattia. Abbiamo un
numero altissimo di infettati, che ora tornano in circolazione». Pochi giorni fa il dott. Massimo Galli, una delle voci che si sono dimostrate più autorevoli sul Coronavirus, descriveva così la situazione della Lombardia e del suo capoluogo davanti alle riaperture appena scattate.
Non tutte le bombe sono destinate ad esplodere ma la paura che in Italia arrivi la «seconda ondata» c’è. E infatti i posti di terapia intensiva dell’ospedale creato in Fiera Milano sono rimasti lì. Usati poco, certo, ma non ancora smantellati.
Se però l’Italia è stata, almeno in Occidente, l’esempio a cui guardare per vedere cosa poteva succedere con l’arrivo del Coronavirus, ci sono Paesi che questa ricaduta nella curva dei contagi la stanno già vivendo.
Uno dei simboli più forti di questi ritorni alla quarantena è quello della città di Wuhan in Cina. Dopo in nuovi casi registrati a distanza di settimane, alcuni media statali hanno riferito che ora il programma delle autorità è quello di condurre test a tappeto su tutta la popolazione: 11 milioni di persone.
Quante persone può contagiare un solo positivo? In Lombardia il caso del paziente 1 era stato già abbastanza chiaro: un uomo dalla vita sociale abbastanza attiva aveva messo a rischio decine di persone, ovviamente in maniera involontaria. I colleghi, gli amici con cui giocare a calcetto, le persone incontrate durante il tragitto casa — lavoro.
L’ultimo esempio dalla Corea del Sud rende però ancora più chiaro questo concetto e lo riporta a una grande città , come Milano. Nella giornata di venerdì 8 maggio si sono registrati 25 nuovi casi, dopo cinque giorni in cui il numero di nuovi positivi non superava i 10. 15 dei nuovi casi sono legati a un’unica persona: un uomo di 29 anni che nell’arco della stessa sera ha visitato tre club diversi nel distretto Itaewon della capitale, Seoul. Le autorità hanno rilevato con in questi locali sono transitate, sempre quella sera, almeno 1.500 persone.
Da qui la decisione: il governo centrale ha chiesto a bar e discoteche di chiudere ancora per un mese. E potrebbe arrivare anche la decisione di posticipare la chiusura delle scuole, prevista al momento per la prossima settimana. Jeong Eun-kyeong, direttore del Korea Centers for Disease Control and Prevention ha spiegato: «In questo momento, è troppo presto per dire se dobbiamo rimandare l’apertura delle scuole, ma monitoreremo la diffusione del virus e esamineremo le informazioni».
La linea rossa. Ufficialmente in Italia non è stata definita una soglia per definire il ritorno al lockdown: quel limite entro cui è necessario tornare indietro e ricominciare a chiudere attività invece che riaprirle. In Germania governo e Laender, con competenze simili alle nostre Regioni, hanno deciso che questo limite debba essere di 50 contagi ogni 100mila abitanti in una settimana.
Una soglia che in Germania, da quando sono cominciate le riaperture, è stata superata già in tre casi: nel distretto di Coesfeld, a nord di Dortmund, nel distretto di Seinburg, nello Schleswig-Holstein, e ora anche a Greiz, in Turingia. In tutte queste è stato quindi necessario bloccare le aperture, almeno per una settimana.
Paese bloccato, fino a lunedì sera. Di nuovo. La situazione in Libano è sempre più complessa. Il 7 marzo, prima della crisi nata dal Coronavirus, il Paese aveva annunciato il default, con il premier Hassan Diab che aveva spiegato di voler avviare negoziati per ristrutturare il debito. In una situazione del genere, l’inizio dell’epidemia e il conseguente lockdown hanno portato a una serie di proteste antigovernative sempre più violente.
Per questo l’annuncio del governo di voler richiedere il Paese dopo le prime aperture iniziate il 4 maggio è stato ancora più difficile. Eppure il rialzo della curva dei contagi, che ha portato a 890 i casi ufficiali, è reso necessaria questa misura. Secondo i media locali l’aumento del numero di positivi sarebbe stato causato da una cattiva gestione nei rimpatri dei libanesi all’estero.
(da Open)
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Maggio 13th, 2020 Riccardo Fucile
CONTE SI ESPONE IN PRIMA PERSONA PER SBLOCCARE L’IMPASSE… E ORA GLI AMICI DI DI MAIO PENSANO A UN ALTRO AGGUATO AL GOVERNO SUL MES
Il Governo era arrivato sull’orlo del baratro. Con l’esecutivo anche l’intero Paese, visto che la regolarizzazione del lavoro sommerso ha tenuto bloccato il Decreto Rilancio, annunciato da oltre un mese.
La trattativa si sblocca quasi allo scoccare delle mezzanotte davanti a un testo che, riferiscono fonti vicine al dossier, non è cambiato di molto rispetto all’accordo raggiunto domenica scorsa.
L’intesa viene siglata dal ministro del Sud Giuseppe Provenzano e dal capo politico M5S Vito Crimi. Alle spalle un lavorio durato 48 ore e il premier Giuseppe Conte che si è esposto in prima persona vedendo vacillare tutto ciò che gli sta attorno.
I 5 stelle hanno tentato una prova di forza, alla fine si sono fermati, ma tra i grillini gira questa considerazione: “Questo è solo l’antipasto di ciò che succederà sul Meccanismo europeo di stabilità ”.
Sta di fatto che, per tutto il giorno, lo scontro all’interno della maggioranza ha rischiato di superare il livello di guardia. Il ministro dell’Agricoltura Teresa Bellanova avrebbe dato le dimissioni se il suo testo sui migranti non avesse visto la luce. Il Pd, tra comunicati, dichiarazioni e post sui social, non lasciava spazio a ripensamenti.
Il Movimento 5 Stelle, nel pomeriggio di ieri, si ritrova isolato e in grandissima confusione, arroccato nel suo “no” alla regolarizzazione dei migranti.
Ha tutti contro, compreso il premier Giuseppe Conte che decide di scendere in campo in prima persona per sbloccare l’impasse: “Nella notte di domenica le delegazioni delle forze di Governo hanno raggiunto un accordo”. E poi ancora: “Regolarizzare per un periodo determinato immigrati che già lavorano sul nostro territorio significa spuntare le armi al caporalato”. Messaggio rivolto ai 5 stelle che continuano a fare muro.
In questo gioco di veti incrociati, fonti del Viminale nel tardo pomeriggio fanno trapelare che un accordo c’è ed è quello raggiunto domenica notte. Nessuno si spiega perchè il capo politico Crimi abbia cambiato idea. Ma dentro i 5 Stelle c’è però una guerra di riposizionamento. Il Pd continua il suo pressing sul Movimento. Parlano tutti, senatori Pd, Andrea Orlando, Antonio Misiani, la sera prima era intervenuto anche il ministro Gualtieri.
Nel tardo pomeriggio gli uffici tecnici tornano al lavoro sulle norme. Il Movimento chiede che venga enfatizzata quella parte in cui i datori di lavoro che hanno precedenti penali non possono regolarizzare i lavoratori, che siano agricoltori, colf o badanti. Concetto che già nel testo di domenica sera c’era, ma ora serve ai grillini per poter dare il loro via libera.
In realtà , dicono più fonti, il provvedimento non ha subito grandi scostamenti da quello di domenica notte. Sono previsti sempre i due canali. Il primo prevede che il datore di lavoro e il lavoratore regolarizzino un rapporto di lavoro esistente, anche se sommerso e anche se il lavoratore non ha permesso di soggiorno. Potranno beneficiarne lavoratori italiani e stranieri. Questi ultimi dovranno dimostrare – per mezzo di fotosegnalamento delle forze di polizia – di essere stati presenti in Italia prima dell’8 marzo. Sono esclusi i destinatari di provvedimenti di espulsione.
Il datore di lavoro non incorrerà in sanzioni e denunce, dovrà pagare un forfettario all’Inps di 400 euro. Esclusi dalla possibilità , ed è questa la parte che il Movimento 5 Stelle ha chiesto di enfatizzare, i datori che siano stati condannati, anche in via non definitiva, negli ultimi 5 anni, per reati quali caporalato, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, reclutamento di persone da destinare alla prostituzione.
Il secondo canale offre, invece, un permesso di soggiorno, per una finestra temporale di sei mesi, solo ed esclusivamente a chi ha un permesso di soggiorno scaduto dall’ottobre 2019. Lo straniero dovrà dimostrare di aver già lavorato e ci saranno rigorose verifiche da parte degli Ispettorati del lavoro.
(da “Huffingtonpost”)
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Maggio 13th, 2020 Riccardo Fucile
MENTRE RAMPELLI, STORACE E CROSETTO DICONO QUALCOSA DI INTELLIGENTE, LEI NON SA FARE IL SALTO DI QUALITA’ PERCHE’ NON NE E’ CAPACE
Giorgia Meloni rappresenta il classico esempio del ciclista che per tutta la corsa annaspa dietro al
Capitano, ogni tanto gli dà il cambio per fargli riprendere fiato, ma non riesce a dimostrare di avere il passo giusto per vincere mai una gara.
Per farlo non basta attendere che il Capitano mostri la corda del logorio, occorre uno scatto, una vitalità , una strategia di gara, non basta accodarsi quando lui rallenta o copiarne pedissequamente la tattica di gara.
Non si diventa leader per estinzione altrui ma per carisma, capacità di innovazione, velocità di anticipare i mutamenti della società futura, non certo adagiandosi su quella attuale.
Non esiste leader che non abbia attuato “strappi” storici, ideologici, esistenziali, mettendo in discussione in primis il proprio movimento politico, creando dibattito, confronto di idee, dissenso, aggregazioni nuove.
Potremmo citare, al di là dei giudizi che ciascuno di noi può avere su di loro (ai fini del ragionamento che andiamo a fare non è rilevante) Berlinguer, Craxi, il movimento di Grillo, Fini, Renzi, Salvini, Berlusconi, politici che hanno apportato “mutamenti”, cambiando la linea delle rispettive aree politiche.
Giorgia Meloni proviene dal Msi, un partito che ha avuto tante anime nella sua evoluzione: dalla “destra nazionale” di Giorgio Almirante al socialismo tricolore di Beppe Niccolai e Giano Accame, dalla destra sociale di Pino Rauti alle simpatie liberiste di Mennitti. Abbiamo partecipato a congressi e comitati centrali dove il livello del dibattito era “alto”, culturalmente avvincente nel dispiegarsi di posizioni diverse e nel confronto delle diverse anime della destra italiana.
Ebbene di quel modello di “destra in movimento” in Giorgia Meloni non c’e’ traccia: solo un andare a rimorchio di altri, una ripetizione di slogan anticomunisti da guerra fredda, un nazionalismo post-bellico da inizio novecento, un servilismo verso il “modello americano”, un conservatorismo da vecchia bigotta, una catastrofica incapacità culturale a “staccare” con la rappresentazione che gli avversari fanno della destra post-fascista.
Ha costruito in pratica la tipica immagine che gli avversari ti vogliono cucita addosso, un piccolo miracolo in negativo.
Non c’e’ battaglia di retroguardia che non la veda protagonista, tra sparate esilaranti come il blocco navale o la difesa della famiglia tradizionale da parte di una che ha una figlia fuori dal matrimonio.
Incapace di ammettere la scarsa coerenza di chi ha votato (con Berlusconi) una serie infinita di leggi che oggi contesta come se fosse caduta dal pero.
Nella vita si può sbagliare, certo, ma onestà vorrebbe che si ammettesse di aver cambiato idea.
Ieri tre esponenti dell sua area politica (Rampelli, Storace, Crosetto) hanno avuto parole di stima per Silvia Romano e per la sua scelta di vita.
Era una occasione da cogliere al volo per dare un “colpo di timone” al partito, indirizzando la nave di Fdi verso nuovi lidi.
Occasione persa perchè nella intervista all?Huffingtonpost la Meloni derubrica quelle frasi a “solidarietà umana” con una analisi di una banalità assoluta: “Lasciamo al buonismo della sinistra la superficialità di vedere solo il lato umano della vicenda”.
Ma Rampelli non ha parlato di “lato umano” ma di “esempio per i giovani italiani”, Storace di “vorrei avere il coraggio di fare la scelta di Silvia”.
Come si fa a non aprire un dibattito interno sui “valori” della destra, se pensi di esserne portavoce?
Come si fa a dire “Pagare il riscatto è una sconfitta. Punto. Se lo fai non lo racconti” come se il governo lo avesse mai raccontato e confermato?
Come si fa a dire corbellerie come “I terroristi e i rapitori di Silvia Romano devono essere stanati casa per casa”, come se la Somalia fosse territorio italiano dove possiamo in autonomia mandare i nostri incursori? E perchè non l’hai detto per Giulio Regeni?
Come si fa a dire che “Silvia Romano è stata costretta a leggere il Corano e rimessa in libertà quando ha dichiarato di condividerlo”, quando è stata lei a chiederne una copia e non è stata rimessa in libertà perchè l’ha condiviso, ma solo perchè è stato pagato il riscatto?
Come si fa a dire che “l’Italia ha dato l’immagine di sottomissione all’Islam” come se il reato non fosse essere terroristi ma essere musulmani? Per la Meloni è un reato credere in un’altra religione?
Come si fa a dire “vorrei che la comunità islamica avesse il coraggio di condannare apertamente una conversione avvenuta durante un sequestro” quando molti esponenti della comunità islamica italiana hanno stigmatizzato che “la conversione deve essere libera o non è”?
E se Silvia si fosse convertita liberamente, come ha detto, che diritto ha la Meloni di sindacare la sua scelta? O la Meloni è una pericolosa integralista pure lei?
Per concludere: che ha a che fare questa mentalità con la destra italiana? Nulla, con buona pace di chi vuole usare questa definizione strumentalmente.
Nulla a che vedere con una destra liberale, nulla da spartire con una moderna destra sociale.
Solo sovranismo di bassa lega per fare concorrenza alla Lega, in una pura logica poltronista, nulla di più.
Fatevene una ragione.
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Maggio 13th, 2020 Riccardo Fucile
ALLA FINE IL M5S CEDE DI FRONTE ALLA PROSPETTIVA DI ANDARE TUTTI A CASA
Dopo una lunga giornata di trattative, la maggioranza sigla un nuovo accordo sulla regolarizzazione dei migranti. Lo confermano poco prima della mezzanotte di ieri il Pd e il Movimento. Merito di una lunga mediazione, andata avanti fino a notte, tra il ministro dem Peppe Provenzano e il reggente del Movimento Vito Crimi.
Un patto che dovrebbe sbloccare già oggi il ben più ampio “decreto Rilancio”, in cui la norma – a lungo contestata dai grillini – era contenuta.
Il nuovo accordo è frutto di un lungo confronto tra Provenzano – sostenuto anche da Italia Viva e Leu – e il grillino.
La soluzione è quella di esplicitare meglio nel testo che il caporalato e il favoreggiamento dell’immigrazione illegale non sono soggette ad alcuna forma di sanatoria.
Di fatto, una “via di fuga” politica offerta al Movimento per superare il suo veto, visto che la previsione contenuta nella bozza di accordo precedente era già quella di non consentire un colpo di spugna per chi aveva già subito anche solo una condanna in primo grado per questo tipo di reati.
L’intesa, comunque, soddisfa la maggioranza. E nella notte ha ottenuto anche il via libera del Viminale, materialmente impegnato nella stesura della norma. “L’accordo sulle regolarizzazioni dei lavoratori è stato raggiunto – esulta Provenzano – Anche per colf e bandanti. E anche per gli italiani. Non per le braccia, ma per le persone. Non era questione di bandierine, ma di dare risposte a chi aspettava da tempo legalità e diritti”.
E Crimi: “Sul tema dei lavoratori stagionali è stato raggiunto un accordo che ritengo soddisfacente, frutto di un testo modificato e migliorato rispetto a quello di domenica scorsa, che accoglie nostre esplicite richieste e mette al centro il lavoro regolare”.
(da agenzie)
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