Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
IN REALTA’ SONO DIPENDENTI FATTI PASSARE PER CONSULENTI COSTRETTI A FATTURARE A FINE MESE DA GRANDI STUDI DI PROFESSIONISTI
“Prendi il bonus da 600 euro come libero professionista e te lo scaliamo dallo stipendio”. Una richiesta illegale oltre che eticamente deplorevole, che molti “committenti” però stanno facendo ai professionisti, soprattutto giovani, che lavorano negli studi di architettura, avvocatura, ingegneria, in sostanza, come dipendenti a tutti gli effetti, ma in teoria, come liberi professionisti a partita IVA.
Una vera e propria truffa ai danni dello Stato, l’ulteriore schiaffo alla dignità dei più giovani, che si sono visti recapitare mail del genere dai loro capi:
“Buongiorno a tutti,
abbiamo studiato il testo relativo al Bonus Covid per partite IVA iscritte all’Ordine. Le condizioni per ricevere i l bonus sono le seguenti:
La soglia di reddito deve essere inferiore a 35.000 euro annui per 2018. Oppure, se è tra 35.000 euro annui e 50.000 euro annui per 2018, vi deve essere un calo fra il fatturato del primo trimestre e il primo trimestre 2020 del 33.3%.
Vi chiederemmo di informarci, privatamente, anche via telefono, se avete i requisiti per accedere al contributo e perciò di dedurre dalle fatture del mese di marzo, aprile, maggio l’importo del bonus. Grazie.”
Mail formalmente scritte da committenti, sì ma solo sulla carta, perchè in realtà queste persone agiscono da veri e propri datori di lavoro, a cui non basta chiedere ai propri collaboratori di lavorare a partita IVA senza straordinari, nè ferie, nè TFR, nè, come spesso accade, un contratto di collaborazione, vogliono di più, vogliono i 600 euro.
Tra le segnalazioni arrivate alla redazione di Fanpage, molte sono di architetti e poichè con l’ultimo Decreto Rilancio, il Governo ha messo a sostegno degli architetti e ingegneri iscritti all’Ordine e danneggiati dall’emergenza Coronavirus 100 milioni di euro, abbiamo chiesto un parere tecnico e legale a due esperti.
Che fare?
Che fare se un giovane libero professionista e praticante riceve la proposta di auto-decurtarsi lo stipendio dopo aver chiesto i 600 euro di sussidio dallo Stato?
Abbiamo sottoposto la domanda a due esperti.
Il primo, un avvocato giuslavorista di lungo corso particolarmente noto nell’ambiente per le sue consulenze agli architetti in una specifica provincia lombarda, dopo un’iniziale ritrosia, e prima di minacciare diffida qualora fosse apparso il suo nome nell’articolo, ha risposto:
“Un architetto è un libero professionista, non può fare nulla. Emette fattura sulla base del lavoro svolto in accordo con il committente, se il committente gli dice ‘devi farmela più bassa’, e il libero professionista si rifiuta, quello gli risponde, ‘va bene sei un libero professionista, esercita la professione altrove’”.
Tutto legale, tutto a posto, quindi.
La seconda, la Presidente dell’Ordine degli Architetti di Varese, l’Arch. Elena Brusa Pasquè, ha bollato le richieste sui 600 euro “assolutamente illegali, questo è rubare, e chi lo fa è un furbetto, pure di bassa lega, e chi le subisce, dovrebbe denunciare”, ma ha anche ammesso che episodi simili di illegalità sono più diffusi di quanto si pensi:
Non è la prima a segnalarmi episodi del genere, ricevo mail strazianti, da parte di giovani disperati che magari hanno rinunciato a posti di prestigio all’estero pur di mettere a disposizione le proprie competenze in Italia. Pensi che so anche architetti in cassa integrazione costretti a lavorare. Ho già avvisato il consiglio nazionale 15 giorni fa, e più volte ho sollecitato la stampa, specializzata e nazionale, affinchè denunciasse questo squallore.
Denunciare, quindi. Come farlo, però, se, messo al corrente del fatto, l’avvocato non batte ciglio e invita il giovane professionista ad agire liberamente?
E che fare se, come ci dicono da più parti, è lo stesso avvocato a suggerire al professionista che subisce la truffa di rinunciare a impugnare una causa lunga e dispendiosa?
Agire per vie legali nei singoli casi è difficile, specialmente per chi è iper specializzato e iscritto all’Ordine, come spiega la dott.sa Pasquè:
Nella maggior parte dei casi i professionisti non denunciano per due motivi. In primo luogo sono terrorizzati di perdere il lavoro, soprattutto se sono senza contratto, perchè denunciando perdono il lavoro e vengono sanzionati o sospesi dalla disciplina dell’Ordine. In secondo luogo la giustizia è lunga, e quando non lo è, ci pensano gli avvocati, perchè è nel loro interesse. Basterebbe aggiustare il sistema giudiziario per ristabilire giustizia sociale e tornare a far funzionare le cose in Italia. L’unico modo, per ora, è far vergognare queste persone denunciando questo squallore sui giornali e smuovendo l’opinione pubblica. Se cominciamo a parlarne, e questa cosa smette di rimanere segreta, chi sbaglia inizia a farsi qualche scrupolo in più, chi subisce, sa che non è solo, e magari fa un esercizio di autostima.
Autostima, già .
Partita IVA e zero diritti
Diritti? “Ho meno diritti lavorativi di un metalmeccanico negli anni ’60”. A parlare è un giovane architetto che si è sacrificato per studiare, iscriversi all’Ordine, ed esercitare la professione che ama. Filippo (nome di fantasia, ndr) non può rivelare la propria identità , perchè rischierebbe di perdere il lavoro:
“Non è possibile che oltre a tutti i soprusi lavorativi che noi giovani architetti dobbiamo subire, ora siamo costretti a sopportare che i nostri “capi” — per la legge nostri “clienti” — ci chiedano ora di fare domanda a Inarcassa per ricevere 600 euro di bonus che loro provvederanno a toglierci dallo “stipendio”, costringendoci, di fatto, a fatturare meno a fronte delle stesse ore lavorate”.
E sul mondo della partita IVA, “la più grande finzione economica della nostra epoca”, dice:
“Il 99% degli architetti che praticano la professione sono a Partita Iva. Siamo un popolo di partite iva che in realtà lavorano a tempo pieno per capi che non pagano gli straordinari e pretendono turni di lavoro massacranti, weekend compresi, spesso non pagano i giorni di ferie, pretendono che non abbiamo lavori extra pur essendo noi, appunto, liberi professionisti, non ci mettono nelle condizioni di avere tutele o garanzie. Non abbiamo diritto a recuperare le ore extra o a prendere le ferie quando vogliamo, non abbiamo la possibilità di chiedere un mutuo in banca o il diritto al TFR, e possiamo essere licenziati dall’oggi al domani”.
Un vuoto legislativo che oggi legittima datori di lavoro, magari archistar di fama internazionale, magari studi di architettura tra i 50 che più fatturano in Italia, magari studi legali vista Madonnina del Duomo, a chiedere di decurtare 600 euro, per loro quattro spicci, per qualcuno un aiuto enorme. E fa riflettere che le parole più pacate, più puntuali raccolte provengano proprio da uno di questi giovani professionisti attratti dalla Milano della moda, del design, dell’editoria, dell’architettura, e delle false partite IVA
“Ritengo questo sistema fraudolento, eticamente deplorevole e soprattutto lesivo di chi di quei soldi ne ha bisogno veramente. Io personalmente avrei stretto la cinghia, sopportato il momento difficile e non avrei sottratto soldi alla nostra cassa, soldi che servono a finanziare i nostri infortuni, le nostre pensioni, le nostre mamme, i nostri figli, i nostri momenti più bui. Non rendiamoci partecipi di un’altra menzogna. Già siamo finte partite iva (senza i diritti dei dipendenti, senza i privilegi dei liberi professionisti, ma solo con le sfortune e i doveri di entrambi e senza i diritti di nessuno dei due casi). Io non voglio essere obbligato a “RUBARE” 600 euro alla nostra cassa. Chi alimenta questo sistema fraudolento credo che dovrebbe avere delle sanzioni severe dall’Ordine. A cosa serve altrimenti l’esistenza dell’Ordine?”.
Zero diritti, poca autostima, ma ancora tanta etica morale di fronte alla quale la ‘Milano che non si ferma’ dovrebbe fermarsi o quantomeno cedere il passo.
Del resto, com’era quel vecchio detto, ormai caduto nel dimenticatoio? Largo ai giovani.
(da Fanpage)
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Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
UN MILIONE DI FAMIGLIE CON UN REDDITO ISEE SOTTO I 15.000 EURO. BRACCIANTI AGRICOLI, COCOCO E STAGIONALI… MA ANCHE AVVOCATI, ARCHITETTI, ARTIGIANI E COMMERCIANTI… E UN’IMPRESA PICCOLA RICEVERA’ FINO A 50.000 EURO… MA I CONTROLLI SULLA VERIDICITA’ DELLE DICHIARAZIONI DOVE SONO?
Repubblica riepiloga oggi in un’infografica chi riceve gli aiuti a fondo perduto: si comincia dal
milione di famiglie che avrà a disposizione il reddito di emergenza.
Il quotidiano spiega che potranno accedervi tutti coloro, esclusi da tutte le altre misure di sostegno, che hanno un reddito Isee (la dichiarazione dei redditi popolare per fruire dei servizi sociali) sotto i 15 mila euro. Potranno avere, per tre mesi, dai 400 agli 800 euro.
Poi ci sono braccianti e cococo:
Tutto il mondo dell’occupazione instabile e fragile viene soccorso. I braccianti agricoli (sono 660 mila) avranno 500 euro; i cococo (sono 80 mila), a condizione che siano stati licenziati quest’anno, avranno a maggio 1.000 euro; l’esercito dei 550 mila lavoratori stagionali (spettacolo, turismo, venditori porta a porta), a condizione che non abbiano il sussidio Naspi, prenderanno 600 euro.
Nuove professioni Si tratta di 320 mila soggetti in crescita. Sono liberi professionisti, ma non hanno un ordine di appartenenza o una cassa previdenziale. Lavorano nella consulenza, nel mondo del web e dei nuovi mestieri. A questi arriveranno 1.000 euro a maggio a condizione di perdite del 33 per cento rispetto al 2019.
Avvocati e architetti in crisi
Si tratta del settore che a prima vista sembrerebbe meno bisognoso di aiuto- Saranno aiutati quelli sotto i 50 mila euro di fatturato e con perdite del 33 per cento in aprile.
Artigiani e commercianti
Baristi, ristoratori e tutto il mondo dell’artigianato fremono per la riapertura: sono circa 1 milione quelli che hanno registrato un calo di 33 per cento di fatturato. Avranno il ristoro a fondo perduto di una quota fino al 20 per cento del calo di fatturato di aprile rispetto all’aprile del 2019. È previsto il rimborso del 70 per cento di tre mesi di affitto e sconto sulle bollette elettriche. È comunque garantito un ristoro di 1.000 euro per le società individuali e di 2.000 per le società di capitali nel caso in cui la percentuale delle perdite risultasse più bassa.
Poi ci sono le imprese:
Le imprese, dalle manifatturiere ai servizi (sono circa 2 milioni quelle sotto i 5 milioni di fatturato) avranno il ristoro di una percentuale del calo degli affari di aprile rispetto all’aprile 2019 a condizione che sia stato più del 33 per cento.
Un esempio? Una impresa con 1 milione di fatturato che ha perso 100 mila euro ad aprile, in pratica tutto perchè è rimasta chiusa. Avrà diritto al 15 per cento (cioè 15 mila euro), più 15-20 mila euro tra affitto e bollette per tre mesi, più 4 mila euro di Irap di giugno e, nell’ipotesi di 5 dipendenti, un aiuto di cassa integrazione di 12 mila euro per 9 settimane. In tutto 51 mila euro, circa la metà della perdita.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
SULLA MANIFESTAZIONE DEL 2 GIUGNO INCOMBE LA DIFFICOLTA’ DI COMUNICAZIONE TRA SOVRANISTI (NON E’ CHE SALVINI AVRA’ DI NUOVO CAMBIATO IL NUMERO DI TELEFONO?)
Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia rilascia oggi un’intervista a Repubblica in cui fa sapere che non scaricherà la app Immuni ma anche che non ha ancora ricevuto risposte da Matteo Salvini sulla mobilitazione del 2 giugno che il suo partito e la Lega hanno convocato insieme (in spregio delle iniziative del generale Pappalardo!):
Ha sentito dei rischi di privacy e sicurezza per la app Immuni? Giorgia Meloni la scaricherà ?
«No, non la farò mai. È stata una follia far gestire uno strumento così sensibile sul piano dei dati e della sicurezza di milioni di italiani a una società privata anzichè allo Stato. Non vorrei che con la scusa di difendere la nostra salute, in assenza di una legislazione a tutela, la app si trasformasse in un altro strumento per renderci sudditi, una sorta di grande fratello sempre più invasivo».
Il 2 giugno sarete in piazza. Il premier Conte sostiene che è nelle vostre facoltà , a patto che rispettiate le regole di sicurezza.
«Ma come è umano, il presidente Conte, nel concederci di manifestare. Forse dovrebbe rileggersi qualche articolo della Costituzione: non è una concessione. Solo i regimi decidono chi, e per cosa, possa scendere in piazza. Abbiamo scelto di farlo il giorno della Festa della Repubblica per dar voce agli italiani. E lo faremo nel pieno rispetto delle regole: ci sono mille modi per dare comunque voce al dissenso degli italiani. Basta far lavorare un po’ la fantasia. Sarà un giorno di libertà e di orgoglio. Sarebbe bello se tutto il centrodestra partecipasse convinto».
Ecco, il centrodestra. Berlusconi non sembra affatto convinto. Lei ha annunciato la mobilitazione e Salvini in pochi minuti ha lanciato sui social la stessa iniziativa per la stessa data. Da tempo, più che concorrenza, è battaglia a destra. Dove arriverete?
«È un periodo in cui tutto viene interpretato come un braccio di ferro nella coalizione. Niente di più sbagliato. Diciamo che siamo tutti molto frizzanti e ognuno ha curato le proprie iniziative».
Ma scusi, con Salvini vi sentite? Vi coordinate?
«Gli ho scritto quando ho letto che anche lui ha pensato a una iniziativa il 2 giugno, perchè credo sia giusto organizzarla insieme. Non ha ancora risposto, ma non credo voglia isolarsi. Non avrebbe senso, in questa fase dobbiamo unire, non dividere. Infatti ho chiamato anche Berlusconi».
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
PRONTI CON LE CUBISTE DESNUDE A BALLARE L’INNO DI MAMELI?… ALLA FINE CONSERVERA’ QUASI TUTTI I 350-400 OMBRELLONI (A DIMOSTRAZIONE CHE TUTTO SARA’ COME PRIMA E LE DISTANZE SONO SEMPRE LE STESSE)
Tra chi scalpita per le riaperture del 18 maggio c’è Massimo Casanova, 50 anni, europarlamentare
della Lega e da 21 anni patron indiscusso del Papeete e della movida romagnola del bagnasciuga, 450 dipendenti per una discoteca, due alberghi, un ristorante e un lido, quello dell’ultimo mojito da vicepremier di Matteo Salvini dj balneare, con le cubiste desnude a ballare l’Inno di Mameli.
In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera Casanova spiega tutti suoi timori sul rispetto per le regole non tanto per i clienti quando per i controlli:
Vi sono venuti incontro riducendo le distanze: 10 metri quadri a ombrellone, un metro e mezzo tra lettini.
«E menomale, perchè con le regole dell’Inail andavamo tutti a casa, così è già più accettabile, anche se non so se riusciremo a tenere tutti i nostri 350/400 ombrelloni. E a noi già è andata bene che le mareggiate non ci hanno rosicchiato la spiaggia, altri non hanno quasi più dove piantare i pali, poveracci»
Si è attrezzato con le paretine di plexiglass?
«Non si è ancora capito se serve davvero. E se alla fine sarà così, dovrò pure ordinarlo, mica lo produco la notte. E secondo lei ci vorranno due ore o quindici giorni, per averlo?»
Altrimenti servizio ristorante sotto l’ombrellone.
«Come no, ma a mezzogiorno con 40 gradi o se tira vento o fa brutto tempo, chi ci sta là sotto?»
Un metro tra le persone. Chi sorveglierà che sia rispettato al centimetro?
«Abbiamo i nostri servizi di sicurezza, casomai anche i bagnini. Saremo ligi, perchè di sicuro avremo i controlli, non vedono l’ora di venire al Papeete ed alzare la paletta».
Sorvegliato speciale?
«Specialissimo».
Salvini tornerà ?
«Certo, quando riaprirò Matteo sarà l’uomo più felice al mondo».
(da “NextQuotidiano“)
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Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO AVER SENTITO QUESTA CAZZATA, ANCHE GLI SCIENZIATI SI RASSEGNINO: D’ESTATE AVREMO TUTTI LA FEBBRE MENTRE D’INVERNO SAREMO IN OTTIMA SALUTE… ANNI DI STUDI SULL’AUTOREGOLAMENTAZIONE DELLE TEMPERATURA CORPOREA INTERNA DEI MAMMIFERI SONO ANDATI A PUTTANE GRAZIE ALLA “NUOVA SCOPERTA” DELLA SANTELLI
Il Fatto Quotidiano racconta oggi che Jole Santelli in una intervista rilasciata a Sky TG24 a proposito della rilevazione della temperatura per poter accedere a uno stabilimento balneare ha rifilato a tutti una perla: “Misurare la febbre a 40 gradi all’ombra? Di cosa stiamo parlando? Con 40 gradi all’ombra chi non avrà 37 gradi di temperatura corporea? Questo è un esempio di quando si calano alcune cose astratte nella realtà e sembrano una barzelletta. Anche scienziati e medici sembra stiano aumentando la confusione che c’è in atto”.
Naturalmente si tratta di una bufala:
“A fare confusione è solo la presidente Santelli — dice per esempio Filippo Larussa, medico e segretario del sindacato dei camici bianchi Anaao della Calabria -. Lo sanno anche i bambini che tutti i mammiferi, persino le capre, sono dotati di un meccanismo di autoregolazione della temperatura corporea interna: è per questo che con il caldo si suda”. C’è da dire che qualche attenuante Santelli ce l’ha. È un avvocato non certo una scienziata.
E la foga potrebbe averle preso la mano: perchè in effetti, a pensarci bene, se le cose stessero così come dice lei, con un clima torrido avremmo tutti la febbre e nei gelidi inverni saremmo, sempre tutti, in forma smagliante.
“La comunità scientifica non è affatto confusa — prosegue Larussa -. È evidente che il rialzo della temperatura corporea nell’uomo è non direttamente proporzionale alla temperatura atmosferica ma semmai può variare in relazione a stati fisiologici o a una sfilza infinita di stati patologici, infettivi o infiammatori. Se poi le dichiarazioni di Santelli sono state un modo astruso per dire che con il caldo il virus si indebolisce sappia che non c’è ancora alcuna certezza scientifica”.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
“SI E’ DECISO DI SEGUIRE LE SPINTE ECONOMICHE NON QUELLE MEDICO-SCIENTIFICHE”
“L’epidemia è ancora in corso, sarebbe stato giusto aspettare di valutare meglio gli effetti delle
prime riaperture del 4 maggio. Si è deciso di seguire le spinte economiche, non quelle medico-scientifiche. I politici hanno deciso che era un rischio accettabile, bene, lo rispettiamo. Però manca un sistema di controllo e tracciamento”. Il professor Andrea Crisanti, virologo dell’Università di Padova, è scettico e non nasconde le sue preoccupazioni sulle riaperture.
Nell’intervista rilasciata a Il Mattino, il virologo spiega anche come il virus non abbiamo perso forza. “Il virus non si è indebolito, si è ridotta la carica virale anche perchè stiamo usando maggiori precauzioni. A partire dalle mascherine, quelle che inizialmente ci dicevano di non usare. Si ricorda? Siamo noi quelli che abbiamo rimandato milioni di mascherine in Cina, in piena emergenza. Un virus non si definisce in base alla forza, ma solo per virulenza e r0. Poi, certo il fatto che vi siano meno casi gravi è legato probabilmente alla carica infettiva. Se io parlo con lei un’ora le trasmetto una quantità di virus enorme. Se ho la mascherina, la quantità è molto minore e il suo sistema immunitario riesce a rispondere meglio”.
Secondo Crisanti l’Italia non è ben preparata per le riaperture: “Non mi pare che siamo organizzati e non credo comunque che ci libereremo di questo virus. C’è un problema: questa epidemia non è in sincrono nel mondo. Ora si parla di ripresa dei voli il 3 giugno. Quali sono i protocolli di sicurezza? Se viene uno dal Brasile o dal Messico che facciamo, lo mettiamo in quarantena, gli facciamo il tampone? Verifichiamo che sia raggiungibile per tutto il tempo? Quelli sì dovrebbero avere la app”.
(da TPI)
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Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE DEL “SACCO” DI MILANO: “NELL’APRI TUTTO DI OGGI CI SONO TROPPI RISCHI”
Massimo Galli, direttore di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano, intervistato dal quotidiano il Messaggero parla degli elementi di rischio nell’apri tutto di oggi, anche al di là del metro di distanza nei bar e nei ristoranti.
“Ci deve preoccupare il fatto che molte persone si siano chiuse in casa, l′8 marzo, con l’infezione. E l’hanno trasmessa in famiglia. Sappiamo che i positivi sono dieci volte tanto quelli trovati. Ora tutti usciranno di casa, senza avere una diagnosi definita e precisa. E questo potrebbe far aumentare il numero dei contagiati. Se ogni giorno vediamo molti casi in Lombardia è perchè finalmente molte persone stanno ottenendo un tampone, non sono nuove infezioni, ma la coda di quello che non si è visto
Il medico aggiunge:
Non faccio previsioni su cosa potrà succedere in questi giorni: dico che negli ultimi giorni abbiamo avuto una pressione sugli ospedali bassissima e abbiamo ricoverato pochissimo. E questo è un segnale importante. Deve però essere chiara una cosa: non sarà facile riaprire con una epidemia ancora in corso.
(da agenzie)
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Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
AUMENTATO IL TRAFFICO VEICOLARE E L’AFFOLLAMENTO SUI BUS
Code per entrare alla stazione di Ponte Mammolo come per aspettare i bus a Termini. Con la
riapertura dei negozi entra nel vivo la fase 2. E con essa aumenta il traffico veicolare e, soprattutto, le file all’ingresso delle metro e alle banchine degli autobus. Spesso non rispettando la distanza minima di un metro. In quest’ottica un apporto lo hanno dato le 4 linee sostitutive con bus privati, create per collegare le periferie e il Centro.
Sul fronte dei disagi i maggiori problemi si sono registrati alle fermate della metro in periferia o quelle dove c’è un interscambio con i capolinea dei pullman o i parcheggi di scambio.
Da questa mattina ci sono in circolazione circa 850 mila persone che circolano a Roma per motivi di lavoro. E sui mezzi pubblici il maggiore afflusso ha riguardato la fascia tra le 6 e le 7.30. Un migliaio di persone, per esempio, si è affollata alla stazione di Ponte Mammolo, sulla linea B, con gli addetti di Atac e della protezione civile che non sono riusciti a far rispettare la distanza minima di un metro. Stesse scene anche a Termini, a Cipro o a Battistini. Piccole calche anche sulle banchine della metro, in uscita dai treni.
Traffico più intenso stamattina su alcuni tratti del Grande raccordo anulare di Roma, del tratto urbano dell’A24 in direzione centro e sulla diramazione Sud verso il centro della Capitale.
Al via da questa mattina anche le messe. Una decina di persone hanno partecipato alla celebrazione nella parrocchia del Cristo Re, fra le maggiori della Capitale, che si affaccia sulla sede Rai di viale Mazzini. Essenziali le misure per rendere la partecipazione in sicurezza. Il portone è spalancato per evitare che si tocchino le maniglie, all’ingresso è posto un gel igienizzante, e vige l’obbligo di mascherina. I fedeli sono distanziati tra i banchi. La messa, nel grande edificio dalla capienza massima di 200 persone secondo le disposizioni anti-Covid, è iniziata puntuale alle 7 con un riferimento alla ripresa da parte del parroco, il quale ha menzionato anche il ricordo dei defunti di questi mesi. Tre in tutto i celebranti all’altare. Al momento della comunione, il parroco ha indossato mascherina e guanti. I fedeli si sono disposti in fila al centro della navata sotto l’altare dove il sacerdote li ha attesi per porgere dal calice con una pinza l’ostia nella mano. Al termine nessuno scambio di pace.
(da “Il Messaggero”)
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Maggio 18th, 2020 Riccardo Fucile
LA FOTO HA SCATENATO INDIGNAZIONE… “VOGLIAMO RITROVARCI TRA UN MESE DI NUOVO NEI GUAI?”
Dopo i Navigli di Milano, è la Corsarola, la via del passeggio di Bergamo Alta, a finire nella bufera: in tantissimi domenica pomeriggio hanno affollato la strada, alcuni anche senza mascherina e a poca distanza di sicurezza dagli astanti.
Le foto della stretta via colma di gente sono finite sui social scatenando l’indignazione non solo degli utenti, ma anche del sindaco Giorgio Gori che su Facebook ha scritto: “Non vi sono bastate centinaia di morti nella nostra città ?”.
Bergamo è stata una delle città più colpite dal coronavirus e l’immagine della sfilata dei veicoli dell’esercito con le bare dei morti all’interno è ancora nella mente di molti.
Per questo, Gori non riesce a capacitarsi della “leggerezza” delle persone: ”Mentre stamattina, dopo una passeggiata sui Colli, ero tornato a casa rinfrancato – si legge nel suo post –, perchè non avevo incontrato una sola persona senza mascherina, le immagini del pomeriggio, di Città Alta e di Largo Rezzara, mi hanno preoccupato e fatto arrabbiare”.
E ancora: “Vogliamo ritrovarci tra un mese di nuovo nei guai?! Ve lo chiedo di nuovo: per piacere, metteteci serietà , impegno e rigore”.
In molti si chiedono cosa accadrà con la riapertura dei negozi. Intanto la foto della Corsarola affollata parla chiaro: le persone non sembrano avere paura di uscire per una passeggiata.
(da agenzie)
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