Destra di Popolo.net

COSA SUCCEDE ALLA ACELOR MITTAL DI GENOVA

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

DOPO AVER CHIESTO PER DUE VOLTE ALLA PREFETTURA DI RIPARTIRE IN DEROGA PER SODDISFARE LE RICHIESTE DEI CLIENTI, A DISTANZA DI DUE SETTIMANE MITTAL CHIEDE LA CASSA INTEGRAZIONE PER SFRUTTARE LE AGEVOLAZIONI ANTICOVID DEL GOVERNO

Riprenderà  giovedì mattina la protesta dei lavoratori dell’ex Ilva di Genova. Lo ha deciso l’Rsu in una riunione che si è tenuta questo pomeriggio, seguita all’assemblea di questa mattina davanti al cancello dello stabilimento.
Lo sciopero partirà  alle 8 e riguarderà  a singhiozzo diversi reparti produttivi ritenuti cruciali, per la durata di un’ora ciascuno. Contemporaneamente i lavoratori si ritroveranno all’ingresso dello stabilimento sul lato aeroporto, unico varco di accesso dei mezzi in entrata e in uscita dalla fabbrica per proseguire la protesta che molto probabilmente consisterà  proprio nel blocco delle merci in uscita dallo stabilimento Arcelor Mittal.
Intanto domani la società  di mutuo soccorso Guido Rossa, che riunisce molti lavoratori ex Ilva, si riunirà  per costituire un fondo di solidarietà  da destinare ai lavoratori che si trovano in cassa integrazione e hanno un reddito sotto una certa soglia. Per costituire il fondo verranno utilizzati anzitutto i 35 mila euro che ogni anno la sms destina alle colonie estive dei figli dei dipendenti, parallelamente sarà  aperta una sottoscrizione volontaria.
Cosa sta succedendo? Alessandro Vella, segretario generale della Fim Cisl Liguria, scrive in una nota che ArcelorMittal vuole usare la pandemia per disimpegnarsi smembrando la siderurgia in Italia: “La siderurgia, lo diciamo anche al governo, è la spina dorsale della nostra industria, non permetteremo che la crisi sanitaria diventi una crisi sociale perchè qualcuno non si assume le proprie responsabilità  e non rispetta gli impegni sottoscritti. Oggi anche a Novi Ligure ci sono iniziative di mobilitazione e venerdì saranno a Taranto — conclude -. Chiediamo una convocazione urgente ai ministri Patuanelli e Catalfo per capire una volta per tutte con l’azienda quale sia il vero piano industriale. Se qualcuno pensa di far pagare il prezzo di ritardati, inefficienze e mancati rispetto degli accordi ai lavoratori si sbaglia di grosso . E Genova è pronta ancora una volta a fare la propria parte, ma questa volta non si scherza: la crisi morde”.
Intanto il segretario genovese della Fiom Bruno Manganaro ha consegnato al procuratore capo Francesco Cozzi e al procuratore aggiunto Francesco Pinto l’esposto della Fiom sul presunto utilizzo illegittimo della cassa-Covid da parte di Arcelor Mittal. “Ora le valutazioni spettano agli inquirenti ma per noi un’azienda che per ben due volte chiede alla Prefettura di ripartire anche in deroga ai codici Ateco per soddisfare le domande dei clienti e dopo due settimane riapre una nuova cassa sta utilizzando in modo improprio soldi pubblici”.
Per la Fiom l’obiettivo di Mittal è “risparmiare perchè la cassa Covid consente all’azienda di spendere meno rispetto a una cassa ordinaria e di non incappare in eventuali verifiche da parte dell’Inps come avviene nelle richieste di cassa ordinaria”. Per questo l’esposto sarà  ora inviato in copia, con una lettera di accompagnamento, anche a Inps e Ispettorato del lavoro.
Contestualmente tramite il supporto dei sindacati, i lavoratori genovesi che hanno ricevuto le lettere di cassa integrazione le stanno contestando all’azienda: “In ciascuna contestazione — spiega ancora Bruno Manganaro — il lavoratore rileva il fatto di essere stato messo in cassa integrazione senza una legge che lo consenta visto che il decreto rilancio non è ancora stato pubblicato in Gazzetta e si dice pronto a rientrare al lavoro”.
E lo stabilimento Arcelior Mittal di Novi ligure blocca la merce in uscita dallo stabilimento e Genova farà  probabilmente lo stesso a partire da domani.
E” quanto emerge dalle assemblee dei lavoratori Arcelor Mittal dei due stabilimenti. “Se Mittal ha deciso di andare via e di sfasciare la siderurgia italiana dobbiamo farli andare via il prima possibile” ha detto il coordinatore della rsu della fabbrica di Cornigliano Armando Palombo, che propone la strategia della battaglia contro Mittal. L’assemblea si è svolta nel piazzale davanti allo stabilimento dopo che l’azienda ha negato il piazzale interno ufficialmente per le prescrizioni anti Covid.
“Le battaglie si fanno a Genova o a Novi ma la partita si gioca a Roma — ricorda Palumbo -. Servono determinazione e intelligenza affinchè il segnale arrivi a Roma. Oggi a Novi Ligure hanno deciso di bloccare i varchi per non fare uscire la merce venduta che esce fuori. Tra poco un gruppo di noi andrà  su a dargli una mano. Se lo fa Novi possiamo farlo anche noi”.

(da “NextQuotidiano”)

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IL BAZOOKA DISARMA I SOVRANISTI: SALVINI E MELONI BALBETTANO SUI 500 MILIARDI A FONDO PERDUTO DEL RECOVERY FOUND

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

FORZA ITALIA FAVOREVOLE, LEGA E FDI HANNO PERSO LA PAROLA: “E ORA, CHE FACCIAMO?”

Francia e Germania spiazzano i sovranisti italiani. Il bazooka da 500 miliardi euro, denaro da rastrellare sui mercati e da cedere ai governi Ue (Recovery Fund), mette in imbarazzo il destracentro.
Quando ieri pomeriggio la notizia piomba a Montecitorio, a Palazzo Madama, nella segreteria della Lega, la reazione non è la solita a colpi di tweet, di dirette facebook, di comunicati al vetriolo contro la tecnocrazia europea di Merkel e Macron. No.
Semmai la notizia si trasforma in una domanda: “E ora cosa facciamo?”.
Matteo Salvini replica di primo acchito ma poi si silenzia. “Merkel e Macron — scolpisce ospite di Barbara D’Urso su Canale 5 – hanno fatto una conferenza stampa. Sempre soli. Non si capisce se c’è una Unione europea o decidono tutto Francia e Germania. Ci hanno detto che il Recovery Fund è dimezzato ed è solo un prestito destinato ad alcuni settori”.
Fino a sera via Bellerio non proferisce verbo. Tutti muti perchè imbarazzati da una proposta che questa volta appare “irrifiutabile”.
Non a caso un altissimo dirigente del fu Carroccio che segue il dossier si serve di queste parole: “Mi sembra positivo. Vediamo come evolve”. Apriti cielo.
Che è cosa differente e distante dalla solita propaganda anti Ue a prescindere propalata dall’euroscettico Alberto Bagnai.
Il responsabile economico di via Bellerio si prende 24 ore prima di pronunciarsi. Ed è già  questo un segnale di come lui, Bagnai, abbia pochi proiettili in canna.
Qual è la posizione di Salvini? “La linea del partito è quella di Bagnai”, assicurano. Anche se da ambienti leghisti si fa notare come l’ala che fa riferimento a Giancarlo Giorgetti, vale a dire la costola moderata-europeista della Lega che giorno dopo giorno prende forma, preferisca non alimentare la polemiche. E si tiene a debita distanza. Non interviene Massimo Garavaglia, ex sottosegretario all’Economia, nè Riccardo Molinari, altro colonnello che può considerarsi di rito giorgettiano.
Ed è questo ultimo un atteggiamento non dissimile da Fratelli d’Italia, l’altra gamba del sovranismo italiano. E’ vero, a caldo Giorgia Meloni ha sparato ad alzo zero: “Macron e Merkel oggi ci tenevano a farci sapere un po’ di cose. Primo: in Europa comanda l’asse franco tedesco. Secondo: Conte e il governo Pd- M5s non contano nulla. Terzo: il Recovery Fund non sarà  di 1600 miliardi come aveva detto Gentiloni, ma di 500 miliardi. Avanti così?“.
Ma non c’è solo la reclame. Il responsabile economico degli eredi di Alleanza nazionale, Giovanbattista Fazzolari, ripete sì il ragionamento delle pasionaria di Fdi ma aggiunge un dettaglio che non è di poco conto: “Vediamo quando la proposta sarà  formalizzata nelle sedi opportune della Ue”. “Vediamo” appunto.
Posizione che fa il paio con quella di Ignazio La Russa, uno degli uomini più ascoltati dalla leader di Fdi. Il vicepresidente del Senato la mette così: “La proposta di Francia e Germania? La stiamo esaminando. Non ho atteggiamenti preconcetti. L’obiezione di fondo è: in cambio di cosa? Timeo Danaos et dona ferentes! Temo i greci anche quando portano i doni”.
Va da sè che chi non si discosta dal suo atteggiamento responsabile è Forza Italia. Il partito di Silvio Berlusconi non ha dubbi che la strada intrapresa da Germania e Francia sia quella migliore.
Renato Brunetta, responsabile economico di Forza Italia, dice   a Radio Radicale: “Sempre in attesa di vedere i particolari, che si vedranno il 27 di maggio, quando l’Unione europea si è data la scadenza per precisare le condizioni per il Recovery Fund, questa anticipazione dell’accordo franco-tedesco sui cosiddetti 500 miliardi, tutto sommato mi lascia positivamente incondizionato. Nel senso che fa parte della filosofia europea”.
“Il nostro è un giudizio estremamente positivo”, gli fa eco il senatore Gilberto Pichetto Fratin, responsabile Bilancio degli azzurri. Il motivo? “La raccolta fondi fatta dalla Commissione Ue significa dare garanzie e certezze con tassi molto buoni. L’Italia a stima potrebbe arrivare a 100 miliardi. Ecco è difficile opporsi salvo che ci sia l’opposizione all’Unione europea”.
Allora si torna al punto di partenza. “E ora cosa facciamo?”. Sembrano prefigurarsi tre linee. Una contraria, un’altra dubbiosa, e una terza favorevole. Ma a pesare più di tutti è il silenzio di Salvini. Non si lascia scappare una parola e si occupa della manifestazione del centrodestra del 2 giugno. Un caso?

(da “Huffingtonpost”)

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SI CHIUDE IL CERCHIO SUGLI AUTORI DELLE MINACCE DI MORTE SOCIAL A SILVIA ROMANO: 40 INDAGATI

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

NEL MIRINO PROFILI FAKE LEGATI A SOVRANISTI E NEONAZISTI

L’indagine per minacce aggravate dell’antiterrorismo di Milano ha stretto il cerchio su circa 40 messaggi contro Silvia Romano considerati più pericolosi.
Il lavoro degli inquirenti guidati dal pm di Milano Alberto Nobili ha scremato le numerose minacce ricevuti dalla volontaria 24enne, rientrata in Italia lo scorso 11 maggio dopo un anno mezzo di prigionia tra Kenya e Somalia e diventata bersaglio di una campagna d’odio, esplosa anche dopo l’annuncio della sua conversione all’Islam durante la prigionia e il presunto riscatto pagato per liberarla.
Alcuni giorni fa, Silvia Romano è stata sentita da pm e dai carabinieri del Ros, con l’invito a indicare gli screenshot dei messaggi di insulti e delle minacce ricevute al suo rientro in Italia.
Tra i messaggi che i gli inquirenti hanno ritenuto più pericolosi, per i quali ci potrebbe essere un concreto pericolo per la vita della ragazza, ci sono diversi inviati da profili fake e sostanzialmente anonimi.
Si indaga quindi per individuare gli autori delle minacce, dietro i quali gli inquirenti sospettano possano esserci anche persone legate a gruppi di estrema destra.

(da agenzie)

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MINACCE NEONAZISTE AL GIORNALISTA BERIZZI: PERQUISIZIONI A CASA DI SETTE INDAGATI

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

AUTORE DI   INCHIESTE SUI LEGAMI TRA ESTREMA DESTRA E TIFOSERIE CALCISTICHE… TRE HANNO PRECEDENTI PENALI, UNO E’ MINORENNE

Perquisite dai carabinieri le abitazioni di sette indagati per le minacce su Facebook contro Paolo Berizzi, l’inviato di Repubblica autore di diverse inchieste sulle formazioni di estrema destra italiane, con particolare riferimento alla loro infiltrazione nelle tifoserie calcistiche.
Gli indagati sono residenti nelle province di Milano, Brescia, Varese, Trieste, Lucca, Vicenza e Rovigo (tre hanno precedenti di polizia e uno è minorenne).
Il provvedimento è stato disposto dal sostituto procuratore di Bergamo Emanuele Marchisio e, per quanto riguarda il minorenne, dalla sostituta della procura dei minori di Brescia, Lara Ghirardi.
Le perquisizioni mirano alla raccolta di ulteriori elementi probatori nei confronti degli indagati, individuati a seguito di una serrata attività  di indagine svolta dal Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Bergamo anche in collaborazione con Facebook, che ha fornito molti dati utili alla identificazione dei responsabili. Durante le operazioni sono stati sequestrati numerosi telefoni cellulari e pc.
Gli indagati, di età  compresa fra i 17 e i 55 anni, dovranno rispondere dei reati di minacce aggravate e diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Berizzi che da tempo è costretto a vivere sotto scorta

(da agenzie)

argomento: Giustizia | Commenta »

L’ASSESSORE ALLA CULTURA SICILIANO IN QUOTA LEGA E’ STATO IN PASSATO VICINO AL M5S E ISCRITTO ALLA MASSONERIA

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

“AVEVO ADERITO AL GRANDE ORIENTE D’ITALIA SOLO PER INTERESSI CULTURALI, NESSUNA INCOMPATIBILITA'”

“Fino a qualche anno fa ero iscritto, per interessi culturali, nel Grande Oriente d’Italia. Ma oggi non sono iscritto ad alcuna loggia. Nessuna incompatibilità ”. Lo afferma Alberto Samonà , 48enne neo assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità  siciliana, nominato in quota Lega.
Giornalista e scrittore, per una breve parentesi vicino al Movimento 5 stelle, e con un netto radicamento culturale politico a destra, dice ancora di sè in una intervista al quotidiano La Sicilia: “Mi sono sempre interessato di esoterismo, di religioni e metafisica e negli ultimi 7-8 anni di filosofia e mistica orientale. E l’ho sempre fatto alla luce del sole. Io sono un cattolico di rito greco. E sono praticante”. E ancora: “Ho suonato in un ensemble di musica sufi, insieme ad amici musulmani”.
Tra i suoi obiettivi, il successore dell’archeologo di fama mondiale, Sebastiano Tusa, morto in un incidente aereo in Etiopia (“E’ inarrivabile. Dovevamo chiudere l’assessorato dopo di lui) l’assessore indica la “sburocratizzazione, i siti in sicurezza anti-Covid in estate e gli Stati generali della cultura siciliana”.
Per ora aria fritta, insomma.

(da agenzie)

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ZAIA FURIOSO CONTRO GLI SPRITZ INCONTROLLATI: “TORNEREMO A CHIUDERCI IN CASA CON IL SILICONE”

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

SITUAZIONI FUORI CONTROLLO A PADOVA, BELLUNO E TREVISO

Hanno fatto, come al solito in questo periodo, il giro dei social network le immagini degli assembramenti che, nelle ultime 24 ore, si sono creati in diverse città  del Veneto, da Padova a Belluno, passando per Treviso.
Spritz e situazioni fuori controllo, con video su Instagram di persone che iniziano a far festa — giovani soprattutto — non rispettando le distanze di sicurezza e togliendosi le mascherine. Una situazione che ha infastidito non poco il governatore della regione Luca Zaia, che è intervenuto per riportare l’ordine nel suo territorio.
«In 10 giorni — ha detto Zaia — io li vedo i contagi: se aumentano richiuderemo bar, ristoranti, le spiagge, e torneremo a chiuderci in casa col silicone».
Il governatore leghista ha prima elogiato i comportamenti tenuti dai giovani veneti nel corso del lockdown. Poi, però, ha ricordato che al momento non si possa abbassare la guardia, perchè altrimenti l’unica situazione praticabile resta quella del ritorno alle chiusure.
Con la fase 2 iniziata il 18 maggio con la riapertura di negozi e attività  commerciali, a Padova, a Treviso, a Belluno, ma anche a Venezia (soprattutto a Campo Santa Margherita) ci sono stati dei fenomeni incontrollati che hanno causato assembramenti e messo a rischio la salute pubblica.
Luca Zaia è dovuto intervenire in maniera decisa. Come avevano fatto, nei giorni scorsi, sia il sindaco di Milano Beppe Sala dopo le foto degli assembramenti sui Navigli e il sindaco di Bergamo Giorgio Gori che aveva evidenziato un sovraffollamento nelle strade della città  alta domenica pomeriggio.
Insomma, situazioni da gestire con le pinze e che vanno affrontate seguendo le indicazioni del comitato tecnico-scientifico che suggerisce nuove restrizioni in caso di diffusione incontrollata dell’epidemia.

(da agenzie)

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CENTRODESTRA IN PIAZZA IL 2 GIUGNO SENZA SIMBOLI DI PARTITO E A DISTANZA DI SICUREZZA DI UN METRO: PRECETTATI I PARLAMENTARI, FORSE E’ LA VOLTA CHE RIESCONO A RIEMPIRE PIAZZA DEL POPOLO

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

ACCOLTE LE CONDIZIONI DI FORZA ITALIA… ORA POSSONO PROTESTARE CONTRO IL GOVERNO TUTTI QUELLI CHE HANNO PRESO SOLDI DAL GOVERNO (COMPRESO GLI EVASORI FISCALI)

Selfie a tre al sole, nella terrazza dello studio senatoriale di Matteo Salvini a San Luigi dei Francesi. Lui, Giorgia Meloni e Antonio Tajani per un vertice unitario dopo tempo e dopo una sequenza di sgambetti e inseguimenti reciproci.
Soprattutto tra i leader dei due principali partiti. Mentre Silvio Berlusconi sembra sempre più distante e su posizioni nettamente più “moderate” anche nei confronti del governo Conte in questa fase di emergenza.
Ma alla fine ci sarà  anche Forza Italia nella piazza della destra del 2 giugno. Silvio Berlusconi, chiamato al telefono dai tre in viva voce, ha dato il suo assenso.
Anche se, come ha chiesto Tajani, nel corso del vertice durato neanche un’ora sotto il tetto a travi dello studio del leghista, non ci saranno bandiere di partito. Solo il tricolore.
Piazza romana da definire ma molto ampia (ipotesi Piazza del Popolo è solo una delle tante), in grado da accogliere tutti i parlamentari dei tre partiti. Più altre cento piazze italiane. Nella capitale come altrove, con molta probabilità , con deputati e senatori anche i rappresentanti delle categorie messe in ginocchio dalla crisi. Tutti “a debita distanza di sicurezza”, assicurano i tre parlando ai giornalisti a piazza San Luigi de’ Francesi a fine incontro.
Sarà  divertente vedere chi manifesta contro una manovra da 55 MLD, dopo quella   già  fatta di 25 MLD,   per dare credito a chi non ha votato il recovery fund europeo che prevederà  anche dei MLD a fondo perduto

(da agenzie)

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PATTO MERKEL-MACRON, 500 MILIARDI A FONDO PERDUTO PER AIUTARE LE ECONOMIE IN CRISI. PERCHE’ ORA GLI STATI UNITI D’EUROPA NON SONO PIU’ UN’UTOPIA

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

ORA DEVONO CONVINCERE I PAESI DEL NORD E DELL’EST O ABBANDONARLI AL LORO DESTINO

“Circostanze straordinarie richiedono misure straordinarie”. È con queste parole che il presidente francese Emmanuel Macron ha introdotto le misure proposte assieme ad Angela Merkel: un piano d’aiuti da 500 miliardi di euro, parte del budget europeo e finanziato interamente dall’emissione di titoli di debito europei per aiutare a fondo perduto le economie dell’Unione a fronteggiare la crisi economica post Coronavirus. Forse nemmeno esagera, Macron.
Perchè davvero questa proposta può avere una portata storica che va oltre i tempi straordinari che stiamo vivendo.
Questo oltre si chiama Stati Uniti d’Europa, o se preferite meno enfasi, la nascita di una vera e propria entità  politica continentale, sovrana e democraticamente eletta. Perchè si, è questo il piano inclinato su cui la cancelliera tedesca e il presidente francese hanno lanciato la loro pallina.
Perchè bond europei e un bilancio europeo di queste dimensioni richiedono necessariamente un ministro delle finanze europeo che se ne occupi. Perchè una figura di questo tipo, che distribuisce una tale mole di risorse — all’Italia arriverebbe il doppio di quanto stanziato con il cosiddetto decreto rilancio, per dire — non può non essere democraticamente eletto.
Perchè se eleggi il ministro delle finanze europeo non si capisce perchè il resto della commissione, a partire dal suo presidente, debba essere nominato.
Così andassero le cose, ci ritroveremmo in men che non si dica ad avere un governo federale e un parlamento federale e la necessità  di riscrivere i trattati comunitari per adattarli a questo nuovo stato delle cose diventerebbe indifferibile.
Trattati che a quel punto assumerebbero davvero la forma di una nuova costituzione europea. Quella stessa costituzione che — sembra passato un secolo, ma sono meno di cinque anni — Emmanuel Macron quando ancora era ministro dell’economia del governo Valls – propose di far votare a suffragio universale da tutti i cittadini europei, in quelle che sarebbe stato il referendum fondativo degli Stati Uniti d’Europa.
Questa è la portata storica della proposta Merkel-Macron e i segnali resistenza arrivati dai Paesi del nord e dell’est Europa danno il senso della rivoluzione in atto.
Peraltro, bisognerà  valutare la consistenza di questa resistenza. Se sarà  un fuoco di paglia come in molti casi è stato quando la Germania ha deciso di accelerare — ad esempio, sposando la linea del Quantitative Easing di Mario Draghi, un tabù prima che Merkel smettesse di definirlo tale -, o se invece si riproporrà  la situazione del 2015, quando al “ce la possiamo fare” della Cancelliera, che aprì le frontiere tedesche a tutti i profughi siriani, i Paesi dell’est risposero alzando barriere di filo spinato.
È da questo bivio che passano il cosa e il come dell’Europa che sarà . Se Merkel e Macron andranno dritti per la loro strada è probabile che questa nuova Unione potrà  perdere dei pezzi e che questi nuovi trattati non saranno sottoscritti da tutti e 27 i Paesi dell’Ue, forse nemmeno da tutta l’area Euro.
Se invece l’asse franco-tedesco cercherò la mediazione e il coinvolgimento di tutti, senza forzare la mano, è probabile che questa proposta possa arrivare annacquata alla meta. O peggio, morire prima di essere nata, ennesimo aborto di un’Europa con un passato troppo ingombrante e bandiere troppo pesanti per rinascere davvero.

(da Fanpage)

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COS’E’ IL PIANO DA 500 MILIARDI DI MERKEL E MACRON PER IL RECOVERY FOUND

Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile

FONDO REPERITO SUI MERCATI ATTRAVERSO BOND CONTINENTALI, ALL’ITALIA ANDREBBERO TRA GLI 80 E I 100 MILIARDI

Francia e Germania lanciano una proposta comune per ritrovare l’unità  a 27 attorno al Recovery Fund, ovvero un piano da 500 miliardi di aiuti a fondo perduto, da non rimborsare, reperiti sui mercati attraverso bond continentali dalla Commissione europea e destinati ai Paesi più colpiti dal Covid-19. Le dimensioni sono nettamente inferiori alle richieste dei paesi del Sud.
Il meccanismo proposto da Parigi e Berlino è basato su trasferimenti a fondo perduto incardinati sul bilancio Ue. I Paesi del Nord, invece, volevano prestiti. Gli aiuti «non saranno rimborsati dai destinatari» ma «dagli Stati membri»,ha spiegato il presidente francese Macron.
La cancelliera tedesca Merkel ha aggiunto che il denaro arriverà  «dal bilancio dell’Ue». In questo ambito viene introdotta una prima forma di emissione di debito comune: la Commissione sarebbe autorizzata a finanziare il Recovery Fund andando sui mercati in nome dell’Ue.
Vicino alla sensibilità  dei rigoristi il fatto che gli aiuti saranno basati «su un chiaro impegno degli Stati membri ad applicare politiche economiche sane e un’ambiziosa agenda di riforme».
Quanto viene in tasca all’Italia dal Recovery Fund? Spiega Repubblica:
Del megafondo, circa un quinto, dagli 80 ai 100 miliardi, andranno all’Italia, fra i Paesi più colpiti dalla pandemia. Ma non dovrà  mai ripagarli.
La Commissione — come chiesto dalla Germania per essere certa che i soldi verranno ben amministrati — andrà  sui mercati usando come garanzia per gli investitori il bilancio dell’Unione 2021-2027. Quindi i fondi verranno distribuiti alle «aree e settori» più colpiti dalla crisi. «I soldi non saranno rimborsati dai beneficiari, ma dall’Unione», ha garantito Macron
L’Italia si limiterà  a partecipare alla restituzione dei bond in quota alla sua partecipazione al bilancio Ue, con i bond che in ogni caso saranno a scadenze lunghissime. E la quota dell’Italia è l’11%, contro il 27% della Germania.
Il documento a doppia firma ora verrà  recapitato alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che dovrà  tradurlo in una proposta europea da qui alla prossima settimana. Nei prossimi lustri ogni anno la Commissione accantonerà  una parte del bilancio dell’Unione per ripagare gli investitori. Così i governi contribuiranno al rimborso dei bond in proporzione al proprio contributo al budget comunitario. La Germania, ad esempio, per il 27%, l’Italia per l’11,2%.
È una vera mutualizzazione del debito, in linea con la richiesta che l’Italia e altri Paesi, contrastati dai falchi del Nord, chiedevano fin dall’inizio della pandemia.
Cosa cambia rispetto al MES “senza condizionalità ” promesso dall’Unione Europea? Quei soldi non verranno ripartiti tra tutti gli Stati proporzionalmente al loro contributo, ma verranno usati per aiutare solo le regioni più colpite, in base ai loro bisogni. Per esempio, per sostenere l’industria del turismo in Italia. Per la prima volta passa il principio di un trasferimento di risorse.
Se è vero che dagli 80 ai 100 miliardi andranno all’Italia, è facile anche calcolare quale quota parte l’Italia dovrà  restituire: 500:100 per 11, 2 = 56 miliardi. Tommaso Ciriaco su Repubblica spiega oggi che la partita non è però conclusa:
Perchè il patto tra Merkel e Macron sarà  assorbito dalla proposta della Commissione, attesa per il 27 maggio. E discusso al Consiglio Ue di metà  giugno. Conte sa bene che i falchi guidati dall’Austria si daranno fuoco pur di contrastare l’intesa. E che la Merkel li lascerà  fare per bilanciare le spinte dei mediterranei. «Ma alla fine il punto di caduta sarà  quello franco-tedesco — è la previsione — al massimo un po’ migliore».
L’Italia, comunque, chiederà  di aumentare le risorse per i recovery. Non a caso il premier per adesso parla ufficialmente solo di «un buon passo in avanti che non deve essere rivisto al ribasso, ma semmai ampliato».
E battezza positivamente la prospettiva di armonizzare il quadro regolatorio fiscale. «Solo così l’Europa permetterà  ai Paesi più colpiti di ripartire senza lasciar indietro nessuno». Ma è evidente che il vero terreno di scontro sarà  semmai quello sui tempi dell’accesso alle risorse europee. L’obiettivo di Conte — e del ministro Enzo Amendola, che ha seguito passo passo la trattativa — è sbloccarle entro l’estate, comunque non oltre ottobre. Lo chiederà  oggi, in alcune videoconferenze con Merkel, il portoghese Costa e altri leader Ue.
Ma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte esulta per la “boccata di ossigeno”. Sette giorni fa la missiva a von der Leyen insieme ad altri cinque Paesi: “Stavolta è in gioco l’Unione”. La differenza tra Recovery Fund e MES è facile da comprendere: quest’ultimo è di fatto un prestito: prevede la possibilità  per l’Italia di accedere a circa 37 miliardi con un tasso di interesse conveniente. La condizione posta è che questi fondi siano usati solo per spese sanitarie dirette o indirette.
Per quanto riguarda il Recovery Fund, se la dotazione per l’Italia è di 80-100 miliardi e pro quota dovremo prima o poi restituirne 56, il calcolo del fondo perduto è presto fatto: 24 o 44 miliardi.

(da “NextQuotidiano“)

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