Destra di Popolo.net

SALVINI SBROCCA PERCHE’ AL SENATO GLI RIDONO IN FACCIA

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

ESILARANTE CHE CHIEDA RISPETTO UN SEQUESTRATORE DI PERSONE CHE NON HA RISPETTO DEGLI ALTRI… DI FRONTE ALLE CAZZATE CHE STAVA DICENDO ERA IL MINIMO SINDACALE

“Ma cosa c’ha da ridere? Non rida, porti rispetto per chi a casa non ha una lira (non è certo il suocaso…), non è pagato per ridere. Chiedo rispetto della maggioranza non per me ma per i 30mila morti (causati anche dalla malasanità  lombarda…) e per chi non ha i soldi per vivere (quindi non lui…”.
Matteo Salvini era oggi piuttosto in nervoso in Senato e se l’è presa con qualche senatore M5S e Pd, in un cenno di bagarre perchè è scoppiato a ridere durante il suo intervento: “Non mi stupisce che chi ha ironizzato sulla sanità  lombarda continui a ridere…”, ha aggiunto Salvini.
Mentre i senatori di Pd e M5S protestavano, la presidente Elisabetta Alberti Casellati è stata durissima nel riprendere soprattutto quelli che si toglievano la mascherina per inveire contro Salvini il quale diceva loro: “andatevene a Villa Borghese a ridere, non qui, in quest’Aula. Mancate di rispetto a 30mila morti”.
Ma cosa ha detto Salvini per far scoppiare a ridere tutti?
Prima ha detto che la sanatoria colf e badanti serve “a quelli che stanno spacciando adesso davanti alla Stazione Termini, questa è la sanatoria”.
Come abbiamo spiegato, si tratta di una fregnaccia perchè non basta la presenza in Italia come requisito ma ci vogliono i contratti, anche scaduti. Bisogna infatti “provare di avere svolto prima del 31 ottobre 2019 attività  nei settori previsti”.
Poi se ne è uscito con la solita storia della Svizzera che ti dà  millemila miliardi chiavi in mano se metti una X su un foglio, smentita dalla tv del Canton Ticino, che ha replicato con un un articolo intitolato significativamente “No, in Svizzera i soldi non piovono dal cielo“. Dove chiarisce innanzitutto che la Confederazione, notoriamente fuori dall’Unione europea e dall’euro, per aiutare le imprese non stampa neppure mezza banconota: “L’entità  delle fideiussioni garantite dalla Confederazione è stimata in 20 miliardi di franchi”, spiega l’articolo. “Il programma non viene però finanziato stampando moneta e la sovranità  monetaria della Svizzera non ha nulla a che vedere con il piano varato dal Governo”.
Se non fosse sufficientemente chiaro, si sottolinea come l’anno scorso il bilancio della Confederazione abbia “registrato un’eccedenza di 3,1 miliardi di franchi e negli ultimi dieci anni solo una volta le cifre sono state in rosso”.
Ma perchè avranno riso, eh?

(da “NextQuotidiano”)

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“UCCISO DALLA POVERTA'”: CHI ERA KARIM, IL BIMBO DI 10 ANNI UCCISO NEL CASSONETTO DEI VESTITI USATI

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

ERA ALLA RICERCA DI QUALCHE INDUMENTO PER SE’ E LA SUA FAMIGLIA

Stava probabilmente cercando qualche capo d’abbigliamento per sè e la sua famiglia e per questo si era arrampicato fino all’apertura del cassonetto giallo per la raccolta di vestiti usati della Caritas: si chiamava Karim Bamba, il bambino di 10 anni che è morto drammaticamente, schiacciato nello sportello che chiude il cassonetto stesso.
“Questo dolore scuote l’intera comunità  di Boltiere – commenta il sindaco Osvaldo Palazzini, che si è subito recato sul luogo della tragedia -: il dolore per quanto avvenuto spezza il cuore a tutti. La famiglia di Karim è molto conosciuta, vive vicino al municipio”.
E aggiunge: “Mi sento di dover dire che è stato fatto quanto era possibile. Noi abbiamo dato la casa e tutte le agevolazioni e contributi di cui disponiamo”
Come riporta il Corriere della Sera, i vicini di casa raccontano però una situazione più complessa. La famiglia vive in un bilocale al pianterreno di un condominio alle spalle del municipio.
Una tragedia che ha scosso la comunità  di Boltiere – poco più di seimila abitanti nella Bassa bergamasca – e che nasconderebbe una situazione di estrema povertà : la famiglia di Karim da anni è seguita dai Servizi sociali del Comune. Papà  di origine ivoriana, mamma nativa di Palermo, la coppia ha altri cinque figli, di 11, 7, 4 e 2 anni.
Dalla ricostruzione dei fatti emerge che Karim ha raggiunto, scalzo, il cassonetto che si trova in via Monte Grappa, il tratto urbano dell’ex statale 525 Bergamo-Milano, una strada non certo periferica. Tuttavia nessuno ha assistito al dramma: soltanto una donna a un certo punto ha notato le gambe immobili del bambino. “Una scena orribile”, ha raccontato la donna, scossa, ai carabinieri. Immediato l’allarme al 112: a Boltiere sono arrivate un’ambulanza e un’automedica del 118 ma, per liberare il piccolo Karim dal cassonetto. Per estrarlo sono dovuti intervenire i vigili del fuoco. Il bambino è morto in serata, al Pronto soccorso pediatrico, nonostante il prodigarsi dei medici.

(da agenzie)

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LA MELONI RIESCE A RIMEDIARE UNA LEZIONE DI EDUCAZIONE ANCHE DALLA BOSCHI: “DA DONNA A DONNA, NON SI DERIDE UNA PERSONA PER LE SUE LACRIME”

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

“QUANDO AVRA’ FATTO LE TRE DI NOTTE PER SALVARE POSTI DI LAVORO DEGLI ITALIANI POTRA’ PARLARE A LORO NOME”

“La ministra Bellanova, da bracciante, da sindacalista, da deputata e ora al governo ha speso una vita al fianco degli ultimi e merita il rispetto di tutti, non di essere derisa per le lacrime”.
La capogruppo di Italia Viva alla Camera, Maria Elena Boschi, si è rivolta così alla presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, dopo gli attacchi di quest’ultima alla ministra dell’Agricoltura Teresa Bellanova.
“Meloni, se deve parlare dell’interesse degli italiani, lo potrà  fare quando avrà  fatto le tre di notte per salvare posti di lavoro degli italiani come ha fatto Bellanova, non prima”, ha aggiunto Boschi.

(da agenzie)

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LA DENUNCIA DELL’INPS: “I MORTI PER COVID SONO 20.000 IN PIU’ DI QUELLI INDICATI DALLA PROTEZIONE CIVILE”

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

I CONTI NON TORNANO, QUALCUNO HA VOLUTO NASCONDERE I DATI REALI?

Il conto non torna, mancano quasi ventimila vittime del coronavirus nel conteggio ‘ufficioso’ redatto in base ai numeri forniti dalla Protezione Civile.
Come racconta Enzo Bonaiuto sull’Adnkronos: A fare chiarezza statistica è l’analisi della mortalità  nel periodo di epidemia da Covid-19 redatta dall’Inps, che spiega: “La quantificazione dei decessi per coronavirus, condotta utilizzando il numero di pazienti deceduti positivi fornito su base giornaliera dal dipartimento della Protezione Civile, è considerata poco attendibile, in quanto influenzata non solo dalla modalità  di classificazione della causa di morte, ma anche dall’esecuzione di un test di positività  al virus”.
Inoltre, “anche il luogo in cui avviene il decesso è rilevante poichè, mentre è molto probabile che il test venga effettuato in ambito ospedaliero, è molto difficile che questo venga effettuato se il decesso avviene in casa”.
L’Inps fa ‘parlare’ i numeri: “Il periodo dal 1° gennaio al 28 febbraio 2020 registra un numero di decessi inferiore di 10.148 rispetto ai 124.662 attesi dalla baseline. Il periodo dal 1° marzo al 30 aprile 2020 registra un aumento di 46.909 decessi rispetto ai 109.520 attesi. Il numero di morti dichiarate come Covid-19 nello stesso periodo è stato di 27.938. A questo punto ci si può chiedere: quali sono i motivi di un ulteriore aumento di decessi pari a 18.971, di cui 18.412 tutti al Nord?
Tenuto conto che il numero di decessi è piuttosto stabile nel tempo, con le dovute cautele, possiamo attribuire una gran parte dei maggiori decessi avvenuti negli ultimi due mesi, rispetto a quelli della baseline riferita allo stesso periodo, all’epidemia in atto”.
E dire che il 2020, tra gennaio e febbraio, si avviava ad essere un anno con una mortalità  inferiore a quella attesa, considerando la media tracciata dalla ‘baseline’ statistica: -8% in media, -7% per gli uomini e -9% per le donne, di cui -9% al Nord, -9% al Centro e -7% al Sud.
Quanto alle classi d’età , la diminuzione più forte si era registrata fra 0 e 49 anni (-13%), poi 60-69 anni (-12%), 70-79 anni (-10%), 80-89 anni (-9%), 50-59 anni e da 90 anni in su (-4%).
Per quanto riguarda le zone territoriali, la diminuzione della mortalità  si era segnalata in tutte le oltre cento province italiane, tranne tre soltanto: Teramo, Matera e Vibo Valentia; ancor più accentuata la discesa in Piemonte, Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Molise, Sicilia.
Con riferimento, invece, al periodo da marzo ad aprile, dai dati in confronto omogeneo con il bimestre precedente gennaio-febbraio, “emerge immediatamente un cambio di segno per quanto riguarda la differenza del numero dei decessi rilevati rispetto a quelli attesi”. L’inversione, con diversa intensità , riguarda tutto il territorio nazionale con un +43% ma soprattutto il Nord Italia dove si ha quasi un raddoppio del numero dei morti giornalieri pari al +84% contro il +11% del Centro e il +5% del Sud.
“L’andamento dei decessi, nel periodo considerato, è stato condizionato sia dall’epidemia che dalle conseguenze del lockdown – sottolinea l’Inps – sia in negativo, ad esempio per le persone morte per altre malattie perchè non sono riuscite a trovare un letto d’ospedale o perchè non vi si sono recate per paura del contagio; sia in positivo, pensando alla riduzione delle vittime della strada o degli infortuni sul lavoro per lo smartworking e il blocco dell’Italia”. In ogni caso, “per comprendere al meglio le vere conseguenze dell’epidemia – avverte l’Inps – si dovrà  aspettare di debellare completamente il virus, il che avverrà  presumibilmente tramite un vaccino o una terapia antivirale efficace”.

(da agenzie)

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MORTI NELLE RSA DI GENOVA: SEI INDAGATI

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

SONO I DIRETTORI SANITARI DELLE CASE DI RIPOSO… AL TRIVULZIO A MAGGIO CI SONO STATI ALTRI 34 MORTI

Sei persone risultano indagate nell’ambito dell’inchiesta per epidemia colposa aperta dalla procura di Genova per i morti nelle Rsa della provincia. Si tratta dei direttori sanitari della Residenza Anni Azzurri Sacra Famiglia di Rivarolo, del Centro di riabilitazione, del Don Orione Paverano, della La Camandolina, della Residenza San Camillo e della Residenza Protetta Torriglia a Chiavari.
Questa mattina, i carabinieri del Nas e i militari della guardia di finanza, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, hanno perquisito le strutture e acquisito materiale informatico e documentale relativo ai ricoveri di persone degenti nelle strutture in cui, nel periodo febbraio — aprile 2020, è stata registrata una mortalità  di gran lunga superiore alla media delle annualità  precedenti nello stesso arco temporale. L’inchiesta della procura ipotizza il reato di epidemia colposa.
A quanto spiegato dalla Procura, “”in queste strutture, nel periodo febbraio — aprile, è stata registrata una mortalita’ di gran lunga superiore alla media delle annualita’ precedenti, nello stesso arco temporale”. Gli indagati sono i direttori sanitari delle strutture.
Intanto ci sono altri 34 morti tra il primo maggio e ieri nelle tre strutture che fanno capo al Pio Albergo Trivulzio di Milano. Il dato viene riferito dallo stesso istituto, finito al centro di uno dei tanti fascicoli della Procura di Milano per epidemia e omicidio colposi sulle Rsa, ed è stato pubblicato sul sito della stessa struttura, che già  nel corso di una conferenza stampa del 6 maggio aveva comunicato che tra gennaio e aprile nelle tre strutture (Pat, Principessa Jolanda e Istituto Frisia) c’erano stati 405 decessi.
Nello stesso bollettino si legge, come già  scritto dal dg Giuseppe Calicchio (indagato) in una lettera ai parenti del Comitato Verità  e Giustizia per le vittime del Trivulzio, che “i tecnici e gli esperti ancora in questi giorni ci informano sul fatto che il numero di contagiati è di molto superiore a quello dei casi noti”.

(da agenzie)

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LA PROCURA DI MILANO APRE UN FASCICOLO SULL’OSPEDALE IN FIERA

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

L’ESPOSTO: “QUEI 21 MILIONI SI POTEVANO USARE DIVERSAMENTE”… E ANCHE I DONATORI PREANNUNCIANO AZIONI LEGALI

La Procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo — per il momento senza ipotesi di reato nè indagati — sulla realizzazione dell’ospedale per la cura dei pazienti affetti da Coronavirus nell’area dei padiglioni della Fiera.
La decisione dei pm è arrivata dopo la presentazione di un esposto da parte dell’associazione Diritti dei lavoratori Cobas Lombardia.
Molte polemiche si sono susseguite negli ultimi giorni dopo che è circolata la notizia di una probabile chiusura del Covid-hospital, smentita nelle ultime ore dall’ex capo della Protezione civile Guido Bertolaso.
Quest’ultimo, dopo aver sentito il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, ha rimandato il tema chiusura e, nel corso di un intervento su Agorà , ha fatto sapere che presto i soldi spesi per realizzarlo saranno pubblicati online, cosa che fino ad oggi stranamente non è avvenuta.
In effetti, sono molti i donatori che hanno protestato per la presunta rapida chiusura dell’opera all’avanguardia realizzata a tempo di record in Fiera Milano che, a quel che risulta, non ha mai ospitato più di 25 pazienti contemporaneamente.
Il 25 aprile, a un mese dall’apertura della struttura attivata “velocemente” a causa del «sovraccarico degli altri ospedali» in piena emergenza Coronavirus, Open era in grado di testimoniare che solo 10 pazienti erano ospiti nel nuovo Covid hospital.
In particolare, il sindacato ha chiesto ai pm di fare accertamenti e di valutare eventuali profili di responsabilità  sulla realizzazione del Covid-hospital. Nella denuncia viene riportato che l’operazione di costruzione della struttura modulare in Fiera ha presentato da subito delle «criticità », «a partire dal giorno successivo alla decisione di pubblicizzazione da parte della Regione Lombardia della “Fondazione Fiera Milano per la lotta al Coronavirus”».
Secondo l’esposto, le criticità  sarebbero relative anche «alle cospicue donazioni arrivate da parte dei privati per un totale di 21 milioni di euro» alla Fondazione

(da Open)

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IL PAUROSO AUMENTO DI UN EURO PER GLI INFERMIERI DEL PIEMONTE CHE HANNO COMBATTUTO IL CORONAVIRUS

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

“PRIMA TI CHIAMANO EROE E POI TI UMILIANO CON UN’ELEMOSINA”

«Eh sì, la gente ci applaudiva. Poi chi aveva promesso prebende e compensi, ci ha fatto l’elemosina. Un aumento nello stipendio di marzo e di un euro per ogni turno fatto. Le sembra normale? Prima ti dicono bravo, eroe, fantastico. Poi ti umiliano con un’elemosina».
Claudio Delli Carri, sindacalista ed infermiere, alla Stampa di oggi ha raccontato il modo piuttosto curioso con cui è stata espressa riconoscenza agli infermieri dalla sanità  regionale del Piemonte.
La storia dell’euro in più a turno è uno scandalo che rimbalza in ogni chat, in ogni discussione, in ogni pausa caffè dove c’è un infermiere presente.
Tradotto in soldoni quell’euro in più vuol dire una pizza al mese extra: 20 euro su per giù. Anche se poi alla fine qualche soldo in più arriverà . Perchè alcune Asl del Piemonte hanno capito che non era così giusto. E hanno fatto scelte diverse. E intanto su 24 mila e rotti infermieri ed Oss del Piemonte, il 14 per cento è rimasto contagiato dal Coronavirus. Per questo ieri sono scesi in piazza:
Ecco la rabbia nasce da lì. E investe tutti. La Regione in primis. Poi lo Stato. Il ministero. Il premier Conte e tutti quanti. E non solo da ieri che sono scesi in piazza i lavoratori della sanità  del sindacato Nursind per denunciare altre carenze, ma da più lontano. Da quel silenzio terribile con gli infermieri e i medici muti nel cortile del più grande, il più organizzato ospedale del Piemonte: le Molinette di Torino. Era il 30 di aprile. «Il nostro silenzio è per sottolineare come dalla Regione, in questi mesi di emergenza, abbiamo avuto soltanto silenzi» dicevano.
Puntando il dito sulle stesse cose di ieri in piazza Castello: la mancanza di Dpi, le mascherine che non c’erano, i turni massacranti, la paura di infettarsi, i colleghi malati, e via elencando. L’euro in più — da incassare come extra nei mesi di marzo e aprile (ma poi anche maggio e fino a fine emergenza) è soltanto un’ennesima beffa. Che non riguarda direttamente la Regione, la sfiora «e arriva giù giù, fino a Roma», come dice il signor Delli Carri.
In pratica un infermiere che negli ultimi tre mesi ha lottato contro il Covid-19 mettendosi a disposizione per doppi turni, lavoro ad alta intensità , senza fare ferie o riposi, ha continuato a percepire uno stipendio di 1.500 euro o poco più. Ma non c’è solo il Piemonte.
Anche in Veneto è successo la stessa cosa, spiega oggi Il Fatto:
Un modelllo di distribuzione a pioggia, sulla falsariga di quello adottato da Luca Zaia, che ha optato per una ripartizione percentuale pro-capite, trovandosi di fronte il muro eretto dai sindacati autonomi dei medici dirigenti ma anche dalla federazione della Cisl-Medici, in contrasto con Cgil e Uil. In ballo in Veneto ci sono 61 milioni, che si traducono in una disponibilità  netta di circa 45,8 milioni. Ma con il criterio adottato, ai medici va solo circa il 20% del fondo, mentre il restante è destinato al comparto, cioè al resto del personale sanitario, senza tenere conto del fatto che, per esempio, sui primi grava un carico fiscale più elevato. Cosa che ha portato i medici veneti a fare un po’di conti: 300 euro netti a testa una tantum.
“Questo è il valore di quelli che tutti, in piena emergenza, acclamavano come eroi”, dice il segretario nazionale dell’Anaao Carlo Palermo. Anche se nessuno ne vuole farne una mera questione di soldi, come spiega Adriano Benazzato (Anaao Veneto): “Ci rifiutiamo di firmare per come ci trattano: la considerazione nei nostri confronti non c’è, se non a parole”. Ma il fatto è che sui riconoscimenti si assiste a una vera babele: ogni Regione procede per conto proprio.
Se il Piemonte ha aperto ora il percorso di negoziato con i sindacati e il Veneto si appresta a chiudere l’intesa senza un via libera unanime, ci sono quattro Regioni che i “patti” sulla ripartizione li hanno siglati — Emilia-Romagna , Toscana, Lazio e Umbria — mentre le altre sembrano essere ancora in alto mare. E in tutti e quattro i casi, gli accordi sono arrivati senza proteste.

(da agenzie)

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OSPEDALE FIERA, I DONATORI PRONTI A DENUNCIARE LA REGIONE ALLA MAGISTRATURA: “DOVE SONO FINITI I SOLDI ?”

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

“MANCANZA DI TRASPARENZA NELL’USO DEI FONDI, VOGLIAMO IL RENDICONTO DELLE SPESE”… E ORA SI APRE UN NUOVO CAPITOLO

Giuseppe La Scala, a capo di uno studio con duecento legali e 150 dipendenti, e anche vicepresidente dell’Associazione piccoli azionisti del Milan, denuncia «la mancanza di trasparenza sull’uso dei fondi» e chiede di capire «come sono stati utilizzati i nostri soldi donati» per l’ospedale alla Fiera di Milano e minaccia un’azione legale nei confronti di Regione Lombardia dopo aver donato 10mila euro insieme ai colleghi per la sua costruzione.
Scrive oggi Repubblica Milano:
Il legale si dice pronto a rivolgersi alla giustizia civile se non verrà  reso noto il rendiconto delle spese.
«Abbiamo uno studio a due passi dalla Fiera, e anche per questo ci siamo sentiti chiamati a dare il nostro contributo – ha raccontato La Scala – . Poi abbiamo capito che il progetto scontava di una certa approssimazione dal punto di vista sanitario, non solo col senno di poi, ma anche col senno di prima, perchè poteva essere fatto molto meglio».
Soprattutto, il legale afferma che quando «abbiamo iniziato a guardare i regolamenti con i quali è stata organizzata questa raccolta, ci siamo accorti che manca qualsiasi previsione del rendiconto nei confronti dei donatori».
Il legale descrive un sistema contabile privo di trasparenza. «La Fondazione Comunità , una sorta di emanazione di Fondazione Cariplo, ha costituito al suo interno un fondo dedicato il cui primo donatore è stata Fondazione Fiera, con 50 mila euro e gli spazi messi a disposizione. Questo fondo dedicato – continua il legale – aveva un comitato di gestione composto da un rappresentante di Fondazione Comunità  e due di Fondazione Fiera con funzioni di indirizzo, cioè di consigliare a chi dare i quattrini. Fondazione Comunità  sgancia i quattrini a quelli che fanno iniziative connesse all’ospedale e questi rendicontano alla Fondazione Comunità  che, a sua volta, rendiconta a se stessa e a Fondazione Fiera. Insomma, se la cantano e se la suonano».
Così, se ora fondazione Fiera non renderà  pubblica la destinazione dei soldi, La Scala è pronto a rivolgersi alla magistratura. «Chiederemo agli enti coinvolti di avere accesso agli atti in base alle norme sulla trasparenza perchè, anche se la fondazione è un soggetto di diritto privato, in questi casi quella di Fiera ha un’origine pubblica e la Fondazione Comunità  è emanazione di una banca, ha quindi dietro un sistema di vigilanza pubblica».

(da agenzie)

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COME SI INNERVOSISCE LA LEGA QUANDO QUALCUNO RICORDA IL FALLIMENTO DELLA SANITA’ LOMBARDA

Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO M5S RICCIARDI RICORDA I 21 MILIONI SPRECATI PER L’OSPEDALE ALLA FIERA E LE CODE DI PAGLIA SCLERANO, FICO COSTRETTO A SOSPENDERE LA SEDUTA

Rumorose proteste del centrodestra e cori al grido di “buffone buffone” provenienti dai banchi della Lega alla volta del deputato M5s Riccardo Ricciardi.
Si scalda il clima nell’Aula della Camera dopo l’informativa urgente del premier Giuseppe Conte sulla fase 2. A suscitare le proteste, in particolare, i passaggi dell’intervento del pentastellato sulla Lombardia. Il presidente Roberto Fico è costretto più volte a richiamare all’ordine. E alla fine, sospende la seduta.
Il presidente della Camera Roberto Fico ha sospeso la seduta per la tensione creatasi con la Lega durante l’intervento di Riccardo Ricciardi (M5S) che ha puntato il dito contro il ‘modello’ lombardo di sanità , facendo l’esempio dell’ospedale allestito nella Fiera.
Dai banchi leghisti si sono levate forti proteste durante l”intervento dell’esponente pentastellato. In particolare, a suscitare la dura reazione dei leghisti e delle altre forze di opposizione sono due passaggi dell’intervento del pentastellato Ricciardi. Quanto ricorda che alcuni giorni fa, dice riferendosi a Conte, “è stato appellato come dittatore addirittura è stata richiamata una nuova Resistenza dalla Lega”, ma e’ soprattutto quando, anche ironicamente e poi alzando il tono della voce, Ricciardi parla del “modello Lombardia”, a suo dire fallimentare, che la protesta esplode, con diversi deputati leghisti che lasciano i rispettivi banchi per alzarsi in piedi e dirigersi verso il centro dell’emiciclo, dove è posto il microfono ad asta da cui sta intervenendo Ricciardi.
Fico li richiama all’ordine, li invita a sedersi, i commessi ‘entrano in azione’, ma la bagarre prosegue e quindi il presidente sospende la seduta.
Ricciardi ha insistito: “Lei, signor Presidente del Consiglio, doveva fare come Gallera, che in conferenza stampa si presentava puntuale, e annunciava un ospedale per il quale hanno speso 21 milioni per 25 pazienti”.
Le urla si sono trasformate a questo punto in grida ritmate “Buffone, Buffone”, con il presidente Fico che ha richiamato diversi deputati dell’opposizione come Rizzi o Panizzut che si erano abbassati la mascherina per gridare. Fico ha poi richiamato alcuni deputati, sempre della Lega, come Guidesi e Volpi che si erano alzati ed erano usciti dai propri scranni, e alla fine ha sospeso la seduta mentre Ricciardi diceva “anche se gridano io continuo”.

(da agenzie)

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