Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile
SALVINI SPIEGA CHE “NON SARA’ UNA VERA E PROPRIA PIAZZA” … RIMANDATO IL “BAGNO DI FOLLA” PER MANCANZA DI FOLLA… OGNUNO MANIFESTI A CASA SUA
Matteo Salvini ha fornito ulteriori dettagli al Corriere della Sera in merito alla manifestazione del centrodestra prevista per il prossimo 2 giugno.
Qualcosa non ha funzionato se, nella sua comunicazione, il luogo deputato per l’incontro delle anime che vogliono mandare un messaggio al governo sulla gestione dell’emergenza coronavirus è stato indicato come Roma. Adesso, dalle colonne del quotidiano milanese, spiega che i presidi avverranno in tutte le province italiane, con i parlamentari del centrodestra che faranno da sentinelle.
«In realtà , una manifestazione di piazza vera ci sarà solo a inizio luglio — ha spiegato Salvini -. Il 2 giugno, per essere in piazza in maniera sicura faremo presidi in ogni città capoluogo di regione con i parlamentari. Del resto il 2 giugno cade nel periodo controllato e non c’erano dati epidemiologici sufficienti per far muovere le persone».
Qualcosa di molto diverso rispetto a una manifestazione nazionale, più simile a gazebo e sit-in. In un momento come questo è molto difficile fare previsioni sulla partecipazione della gente. Inoltre, una formula del genere, non assicurerà a Matteo Salvini quell’intenso contatto con la folla che gli permette — sostiene — di avere ottimi riscontri nei sondaggi di gradimento.
Insomma, con questa intervista Salvini spazza via ogni dubbio: il centrodestra è a conoscenza delle misure che impediranno fino al 3 giugno lo spostamento tra regioni. Per questo la manifestazione non sarà quella oceanica che immaginava il leader della Lega, ma verrà smembrata in mini-manifestazioni più piccole nei vari capoluoghi di regione. Di certo l’impatto sarà completamente diverso e non a caso Salvini ha rinviato a luglio il vero appuntamento di piazza. Ma senza dare indicazioni più precise, visto che non si conosce ancora l’andamento della curva del contagio dopo l’inizio della fase 2.
In ogni caso, il leader della Lega sembra convinto dell’unità del centrodestra e ha affermato che anche nelle ultime ore ha avuto incontri con Giorgia Meloni, Ignazio La Russa, Antonio Tajani e Licia Ronzulli. Il problema sarà la risposta della gente alla chiamata alla piazza. Che, a quanto pare, non sarà nemmeno una piazza.
(da agenzie)
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Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile
IL PARADOSSO: L’INDAGATO FA PARTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA
Alle Regionali di tre anni fa, ad Agrigento, aveva raccolto 9.871 voti, con un risultato che da solo
l’avrebbe portato oltre la soglia di sbarramento. Perchè Carmelo Pullara da Licata, oggi indagato per turbativa d’asta nel fascicolo per corruzione aperto dalla procura di Palermo, è un uomo che ha sempre saputo dosare bene gli ingredienti del potere: nella sanità , che l’ha visto scalare le posizioni fino alla guida dell’ospedale Civico di Palermo, una poltrona dalla quale dipendono tremila lavoratori e un budget di 450 milioni, e nella politica, che oggi lo vede capogruppo dei Popolari-Autonomisti all’Ars, vicepresidente della commissione Sanità e componente di quella dedicata all’Antimafia e – curiosamente – alla lotta alla corruzione, dalla quale si era autosospeso però qualche mese fa.
Eppure Pullara ha conosciuto anche dei momenti difficili. Arrivati proprio fra l’incarico al Civico e l’elezione: dopo essere passato da direttore sanitario a commissario dell’azienda, infatti, nel 2012 Rosario Crocetta gli aveva preferito Giovanni Migliore per la guida dell’ospedale proponendogli la poltrona di direttore amministrativo.
Pullara optò per il gran rifiuto, “reagendo senza bavagli e timori e con carte alla mano alle ingiuste accuse mossegli per giustificare il defenestramento”, come raccontava di sè durante la campagna elettorale per le Regionali. Condotta appunto nella ridotta di Agrigento, dove Pullara era tornato: all’Asp, da dirigente del provveditorato, e nella sua Licata, dove aveva assunto alcune posizioni sulla lotta all’abusivismo che l’avevano fatto finire nell’occhio del ciclone.
L’anno scorso, parlando con Repubblica, aveva persino proposto di dare il via libera alle costruzioni in riva al mare, e all’Ars aveva proposto una controversa norma blocca-ruspe che avrebbe fermato anche la demolizione di una sua proprietà .
Proposta ritirata, alla fine, e bufera scampata. Salvato, soprattutto, il posto nella sala dei bottoni della maggioranza che sostiene Nello Musumeci: all’Ars, infatti, Pullara guida il gruppo dei Popolari-Autonomisti, la formazione nata dalla fusione elettorale fra il Cantiere popolare di Saverio Romano e Totò Cuffaro, il Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo e Idea Sicilia di Roberto Lagalla. Un partito che esprime addirittura tre assessori, un quarto della giunta Musumeci.
“I siciliani – dice così il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, stuzzicando il governatore – si attendono la costituzione di parte civile della Regione Siciliana, insieme ad ogni utile provvedimento per contrastare la corruzione sistemica che affligge la sanità pubblica della nostra regione. Ho già dato mandato agli uffici legali della Città e della città Metropolitana di Palermo di procedere alla costituzione di parte civile per i danni prodotti da questo gravissimo sistema di corruzione”.
(da “La Repubblica“)
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Maggio 21st, 2020 Riccardo Fucile
INDAGATO VICEPRESIDENTE DELLA COMMISSIONE SANITA’ DEL CENTRODESTRA
Per anni ha vissuto sotto scorta, dopo aver denunciato affari e tangenti nella sanità siciliana, adesso è lui accusato di corruzione e stamattina è finito agli arresti domiciliari. Antonino Candela, l’ex manager dell’Asp 6 di Palermo e attuale coordinatore per l’emergenza coronavirus in Sicilia, è uno dei dieci arrestati di una maxi inchiesta della procura e del comando provinciale della Guardia di finanza di Palermo che ha svelato un sistema di mazzette attorno a quattro appalti della sanità siciliana.
Gare, per un valore di 600 milioni di euro, che sono state aggiudicate dal 2016 in poi dalla “Centrale unica di committenza della Regione” e dall’Asp 6, per la fornitura e la manutenzione di apparecchiature elettromedicali e per servizi di pulizia. Candela è accusato di avere intascato in più tranche una mazzetta da 260 mila euro dagli imprenditori che hanno gestito uno di quegli appalti.
Sono intercettazioni choc quelle che lo hanno portato in manette. Diceva: “Ricordati che la sanità è un condominio, io sempre capo condominio rimango”. Il gip ricorda: “Si atteggiava a strenuo paladino della legalità “, ma quello che è emerso invece dall’indagine è una “pessima personalità “.
Un vero e proprio terremoto giudiziario, che secondo l’accusa avrebbe avuto due centri di potere: uno legato a Candela e all’imprenditore Giuseppe Taibbi, anche lui ai domiciliari per aver fatto da tramite con gli imprenditori per la consegna del denaro; l’altro, gestito da Fabio Damiani, ex responsabile della Centrale unica di committenza della Regione, oggi dirigente generale dell’Asp 9 di Trapani, che è invece finito in carcere, come il suo faccendiere di riferimento, l’imprenditore Salvatore Manganaro.
L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Demontis e condotta dal nucleo di polizia economico finanziaria guidato dal colonnello Gianluca Angelini, coinvolge anche manager di aziende molto note del settore delle forniture sanitarie.
Indagato a piede libero il deputato regionale Carmelo Pullara, eletto nella lista “Idea Sicilia popolari e autonomisti Musumeci presidente”, oggi è componente della commissione regionale antimafia e vice presidente della commissione sanità : è accusato di turbativa d’asta, avrebbe sollecitato Damiani ad aiutare una ditta, in cambio il manager gli avrebbe chiesto aiuto per la sua nomina.
Ai domiciliari sono andati invece Francesco Zanzi, amministratore delegato di “Tecnologie sanitarie spa”; Roberto Satta, responsabile operativo della società ; Angelo Montisanti, responsabile operativo per la Sicilia di “Siram spa”; Crescenzo De Stasio, direttore Unità business centro sud di Siram; poi Salvatore Navarra, presidente del consiglio di amministrazione di “Pfe spa”; e il faccendiere Ivan Turola.
Il gip Claudia Rosini ha invece imposto il divieto di “esercitare attività professionali e imprenditoriali” a Giovanni Tranquillo, ritenuto referente occulto di alcune società e a Giuseppe Di Martino, componente di una commissione di gara.
Le accuse
L’inchiesta dei sostituti procuratori Giacomo Brandini e Giovanni Antoci contesta a vario titolo le accuse di corruzione per atto contrario ai doveri di ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità , istigazione alla corruzione, rivelazione di segreto di ufficio e turbata libertà degli incanti.
Al centro dell’indagine, due appalti banditi dall’Asp 6: “Gestione e manutenzione di apparati elettomedicali” (17 milioni 635 mila euro) e “Fornitura vettori energetici, conduzione e manutenzione impianti tecnologici” (126 milioni 490 mila euro); altri due appalti banditi dal “Cuc”, “Servizi integrati manutenzione apparechi elettromedicali” (202 milioni 400 mila euro) e “Servizi di pulizia per gli enti del servizio sanitario regionale” (227 milioni 686 mila euro).
Le intercettazioni hanno sorpreso passaggi di denaro in contante, ma le mazzette sarebbero state mimetizzate anche attraverso complesse operazioni contabili instaurate fra le società aggiudicatarie degli appalti e una galassia di imprese riconducibili ai faccendieri ritenuti legati ai manager.
Dice il generale Antonio Quintavalle Cecere, comandante provinciale della Guardia di finanza di Palermo: “Le spregiudicate condotte illecite garantivano l’applicazione di un tariffario che si aggirava intorno al 5 per cento del valore della commessa aggiudicata”.
Probabilmente, l’inchiesta ha scoperchiato solo la punta di un iceberg: “Il quadro emerso è a dir poco allarmante – spiega il colonnello Angelini – la gestione degli appalti pubblici della sanità siciliana appare affetta da una corruzione sistemica con il coinvolgimento, con compiti e ruoli diversi di funzionari e dirigenti pubblici infedeli, faccendieri e imprenditori senza scrupoli disposti a tutto pur di aggiudicarsi appalti milionari”.
Il sistema della spartizione
Per gli specialisti anticorruzione del Gruppo Tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico finanziaria, “gli operatori economici vincitori delle gare, importanti società a livello nazionale, erano consapevoli e partecipi alle dinamiche criminali, dalle quali traevano un vantaggio che avrebbe remunerato nel tempo il pagamento delle tangenti”.
I gruppi di potere erano due, ma avrebbero avuto lo stesso schema illecito: era l’imprenditore interessato all’appalto ad avvicinare il faccendiere che faceva da interfaccia con i due manager; raggiunto l’accordo, la società faceva la sua offerta pilotata. Le intercettazioni raccontano di buste sostituite durante le gare, di punteggi attribuiti illegittimamente, di informazioni riservate che circolavano con troppa facilità .
(da agenzie)
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