Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL SINDACO DI BENEVENTO: “UNA FORZA ITALIA CHE STA AL GUINZAGLIO DI SALVINI NON FA PER ME”
“Non ho difficoltà a dire che voterei De Luca, non mi ritrovo in un centrodestra in cui la Lega
prevale e pone il veto su candidati come Caldoro”.
Lo ha detto Clemente Mastella, sindaco di Benevento, intervenuto nel corso del webinar “Regionali 2020: chi scende in campo?” moderato da Enzo Rivellini, dirigente nazionale di Fratelli d’Italia.
“L’idea di una Forza Italia che arretra e sta al guinzaglio della Lega – ha aggiunto Mastella – non è la mia idea. Dove c’è la Lega, io non ci sto più. Ho fatto l’alleanza con Bossi, ma era un’idea di Lega territoriale, che rispettava il Mezzogiorno. Questa Lega lo rispetta mandando commissari regionali del Nord dappertutto? Io con Salvini non ho nulla da spartire e lui non ne ha con me. Ognuno è libero di fare ciò che ritiene, io non voto dove c’è la Lega”.
(da Globalist)
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Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
LA LOMBARDIA NE FA QUANTI LA BASILICATA, MOLTI SONO SOLO SECONDI E TERZI TAMPONI DI CONFERMA SU NEGATIVI E VENGONO VEICOLATI SUI MEDIA COME NUOVI
La Lombardia fa lo stesso numero di tamponi per abitante della Basilicata anche nella fase 2 dell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19, quella che avrebbe dovuto essere caratterizzata dall’aumento dei test per comprendere l’incidenza della pandemia sulla popolazione.
Di più: nella Regione che si offende se le si fa notare che ha gestito in modo disastroso l’epidemia il lavoro sui tracciamenti e sui contatti resta al palo, con una media di 13mila tamponi al giorno e nuovi casi positivi in Lombardia che, ieri, sono stati 316 (con un rapporto tra tamponi fatti e positivi intercettati del 2,1%, il più basso da aprile)
Una serie di numeri piuttosto curiosi per un’emergenza e che dovrebbero far preoccupare i cittadini lombardi molto di più delle parole dette in Parlamento da gente che «è stata bombata», come ha detto l’esponente della Lega Giancarlo Giorgetti, quello che diceva che i medici di base non servono ormai più.
Soprattutto perchè a parlarne oggi è il Sole 24 Ore, che prima di tutto spiega che degli oltre 3,2 milioni eseguiti e sbandierati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte in realtà quelli “diagnostici” (cioè casi nuovi testati e non secondi o terzi tamponi per verificare la guarigione) sono 2 milioni.
Quindi finora l’evocata accelerazione di test non c’è stata: nove Regioni li hanno addirittura ridotti in queste due settimane come avverte la Fondazione Gimbe.
Mentre Lombardia e Liguria — le Regioni che hanno avuto nell’ultima settimana la maggiore incidenza di nuovi casi — fanno lo stesso numero di tamponi ogni mille abitanti della piccola Basilicata che conta pochissimi contagi sottolinea a sua volta il report Altems della Cattolica di Roma.
In Italia oggi se ne fanno 61 ogni 100mila abitanti, ma si va dai 18 della Puglia ai 167 della Valled’Aosta. Eppure i tamponi sono l’unica vera arma a disposizione in questo momento per trovare nuovi casi, mentre ancora si aspetta, si spera entro fine mese, la app che aiuterà a rintracciare i contatti. E l’indagine nazionale con 150mila test sierologici che dovrà farci capire quanto si è diffuso il virus in Italia partirà solo la prossima settimana (doveva farlo a inizio maggio).
Che cosa sta succedendo? Sta succedendo che qualcuno ha capito che se non fa i test del tampone non ci saranno nuovi positivi e quindi nessuno li costringerà ad adottare misure restrittive che farebbero incazzare cittadini e rappresentanti delle attività produttive. Non è geniale?
«Il numero di nuovi casi è direttamente influenzato dal numero dei tamponi eseguiti dalle Regioni, che su questo in parte si mostrano restie — spiega Nino Cartabellotta presidente Gimbe -, verosimilmente per il timore non dichiarato di veder aumentare troppo le nuove diagnosi che le costringerebbero ad applicare misure restrittive».
A esempio il 19 maggio ci sono stati il doppio dei contagiati del giorno prima (813 invece che 451) e non a caso sono stati effettuati il doppio dei tamponi.
Quindi se ne fai di più trovi certamente più casi. Ma grazie all’uso massiccio di tamponi alla fine si isolano i focolai e si argina davvero il virus come dimosra il Veneto che ieri ha raggiunto i zero contagi proprio grazie a questa strategia.
Secondo Gimbe confrontando il periodo 7-20 maggio (fase 2 già avviata) con le due settimane precedenti, 12 Regioni fanno registrare incrementi nell’uso dei tamponi ( in particolare Valle d’Aosta e Trento) mentre 9 Regioni li hanno addirittura ridotti (in particolare Puglia e Lazio).
I 603 casi sospetti e i 9 tamponi a Milano
Il Fatto Quotidiano intanto oggi racconta di un documento riservato della Regione che riguarda i casi sospetti di persone sintomatiche — segnalati dai medici di base alle varie Ats del territorio — dal 4 maggio,ovvero dall’inizio della Fase2, a oggi.
Non si tratta più di telefonate dirette del cittadino che si auto-diagnostica il Covid, bensì di valutazioni mediche ormai certificate attorno a un protocollo sintomatologico preciso. Anche perchè, come spiega il professor Massimo Galli, “in tempi di pandemia come questi, sintomi simil Covid è molto difficile che siano riconducibili a un banale raffreddore”. Dal 4 maggio, nelle ultime due settimane, le segnalazioni per sospetti Covid comunicati dai medici di base alle otto Ats in cui è divisa la regione sono state 19.168.
A fronte di 19.168 casi sospetti, sono stati effettuati 6.440 test molecolari (dei quali non si conosce ancora il risultato): un terzo del totale. Solo un caso diagnosticato su tre è stato quindi testato. Ancora più impressionanti sono i dati rilevati dallo scorso lunedì, 18 maggio: 3.157 i casi comunicati come sospetti, solo 25 quelli effettivamente testati. Nell’area metropolitana di Milano, per esempio, su 603 segnalazioni, i tamponi eseguiti sono stati nove.
In totale su 3157 segnalazioni di sospetti casi sintomatici pervenute alle varie Ats nelle ultime 48 ore il numero dei test molecolari si ferma a 25, ovvero lo 0,79%. Torniamo ai dati ufficiali. A ieri oltre 14milatamponi. Cifra che non rappresenta tutti i test diagnostici (quelli fatti la prima volta). Per trovare il numero giusto bisogna dimezzarlo di circa il 50%. Difficile quindi ipotizzare una discesa epidemiologica reale sulla base di un 50% di tamponi fatti su individui già testati più volte. Il dato non torna. Ma è meglio non dirlo, altrimenti in Parlamento si incazzano.
Anzi, facciamo come ai bei tempi delle Sturmtruppen: gli ordini riguardanti l’epidemia di Coronavirus? Per ordine superiore non esiste alcuna epidemia.
(da “NextQuotidiano”)
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Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
AUMENTO DEL 117% RISPETTO AI QUATTRO ANNI PRECEDENTI
L’aumento è a tre cifre. Più 117 per cento se si considera l’intera popolazione, addirittura più 127 se
si guarda a chi ha da 70 anni in su. Più che un raddoppio, insomma. Che, tradotto in numeri, significa che dall’1 marzo al 30 aprile scorso, negli ospedali di Milano sono morte 2.541 persone in più rispetto alla media dello stesso periodo del 2016, 2017, 2018 e 2019.
E che su tutto il territorio dell’Ats metropolitana (che copre Milano, hinterland e Lodi) 6.604 persone in più rispetto alla media degli ultimi quattro anni, hanno perso la vita.
“Per ora è difficile dire quanto sarà l’aumento annuale della mortalità : una parte di quanto avvenuto tra marzo e aprile non potrà essere ” riassorbito”, però non si può dire adesso quanto questa epidemia, nel 2020, costerà in termini di vite. Per questo, aggiorneremo periodicamente il report”.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
TRAVAGLIO SUL FATTO TORNA SULLA SCENEGGIATA LEGHISTA ALLA CAMERA: “GIORGETTI NON PARLI DI OFFESE AI NOSTRI MORTI, SONO STATI UCCISI ANCHE DALLE POLITICHE DEL CENTRODESTRA, LUI ERA QUELLO CHE RITENEVA INUTILI I MEDICI DI BASE”
Marco Travaglio sul Fatto oggi torna sull’incredibile sceneggiata messa su dalla Lega ieri alla Camera quando il deputato Riccardo Ricciardi ha ricordato i “piccoli” problemucci incontrati da Regione Lombardia nella gestione dell’emergenza Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19
Ieri, alla Camera, Ricciardi ha messo in fila fatti e dati incontestabili sulla Caporetto della Regione Lombardia e della sua “sanità modello”, record mondiali di contagi e morti da Covid-19: lo smantellamento della medicina territoriale; i tagli di 25mila posti letto in 20 anni; il dirottamento del 40% dei fondi pubblici alla sanità privata; gli scandali di Formigoni; le scemenze di Giorgetti al Meeting di Cl 2019 (“Chi ci va più dal medico di base? È finita quella roba lì”); la farsa del Bertolaso Hospital in Fiera ormai rinnegato dallo stesso padre e indagato dai pm; la famigerata delibera di Fontana & Gallera per trasferire i malati nelle Rsa, con strage di anziani incorporata.
Parole confermate dagli Ordini dei Medici lombardi, a cui si sarebbe potuto aggiungere che dalla riapertura di lunedì i medici di base hanno segnalato 3.157 casi sospetti di contagio alle Ats della Lombardia, che hanno effettuato appena 25 tamponi (a Milano 9 su 603 casi). Ma quelle parole, essendo vere, hanno scatenato l’ira funesta dei forzaleghisti e di insigni commentatori. Salvini le spacciava per “infami e contro cittadini e medici lombardi”(mai citati). Giorgetti per un’offesa “ai nostri morti” (uccisi anche dalle politiche del centrodestra) e pretendeva che qualcuno “metta in riga i grillini”(se no?). E il ministro Speranza, incredibilmente, gli dava ragione.
Il direttore de Il fatto sottolinea come il deputato M5S non abbia mai attaccato i medici e i cittadini lombardi nel suo discorso in Aula, nonostante quel che è stato detto da Salvini e dai suoi colleghi di partito.
(da agenzie)
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Maggio 22nd, 2020 Riccardo Fucile
ANTONIO SECHI NON USA MEZZI TERMINI: “I LORO GENITORI SI FACCIANO UN ESAME DI COSCIENZA”
Non usa mezzi termini quando parla dei giovani che creano assembramenti in prossimità dei locali
riaperti. E li definisce “assassini”
Antonio Sechi è stato uno storico primario al famoso ospedale delle Molinette a Torino. Si inserisce anche lui nella polemica che ha riguardato, almeno dal 18 maggio — da quando bar e ristoranti hanno riaperto i battenti dopo il lockdown -, la ripresa di alcune attività ricreative per i giovani italiani che, in alcuni casi, hanno portato a creare assembramenti in diverse città , da Venezia, fino ad arrivare a Torino, a Milano e a Roma.
Per l’ex primario Molinette i giovani che si comportano in questo modo e che non si rassegnano al blocco della movida sono «assassini».
Lo ha detto nel corso di un’intervista al Corriere Torino e le sue parole hanno fatto molto rumore: «Se fossi un loro genitore direi di farsi un esame di coscienza. Di pensare come si stanno comportando e come si sono comportati prima del lockdown, se hanno osservato le regole o no, specie se ci sono stati casi di contagi o decessi da covid in famiglia. Magari qualcosa da rimproverarsi lo hanno».
Un passaggio molto duro, in cui il dottor Antonio Sechi sottolinea come un gesto del genere può portare tranquillamente il virus all’interno di una famiglia, creando nuovi focolai. La polemica sulla movida si inserisce in un discorso molto più ampio.
La riapertura delle attività commerciali crea inevitabilmente dei motivi di aggregazione. E, per quanto possa esserci rispetto delle regole di distanziamento sociale, alcune distrazioni — quando non si tratti invece di comportamenti deliberatamente scellerati e in contrasto con ogni principio di prudenza — possono capitare.
«Io sono d’accordo con le riaperture — ha detto Antonio Sechi al Corriere Torino — ma credo che le forze dell’ordine debbano sanzionare soprattutto i comportamenti di queste persone. In tv, nei vari servizi sui Navigli, le ho anche sentite arroganti. Io stesso, dopo alcuni commenti scritti su Facebook, mi sono sentito dare del vecchio, dell’incompetente».
(da agenzie)
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