Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
AUTORE DI INCHIESTE SUI LEGAMI TRA ESTREMA DESTRA E TIFOSERIE CALCISTICHE… TRE HANNO PRECEDENTI PENALI, UNO E’ MINORENNE
Perquisite dai carabinieri le abitazioni di sette indagati per le minacce su Facebook contro Paolo Berizzi, l’inviato di Repubblica autore di diverse inchieste sulle formazioni di estrema destra italiane, con particolare riferimento alla loro infiltrazione nelle tifoserie calcistiche.
Gli indagati sono residenti nelle province di Milano, Brescia, Varese, Trieste, Lucca, Vicenza e Rovigo (tre hanno precedenti di polizia e uno è minorenne).
Il provvedimento è stato disposto dal sostituto procuratore di Bergamo Emanuele Marchisio e, per quanto riguarda il minorenne, dalla sostituta della procura dei minori di Brescia, Lara Ghirardi.
Le perquisizioni mirano alla raccolta di ulteriori elementi probatori nei confronti degli indagati, individuati a seguito di una serrata attività di indagine svolta dal Nucleo investigativo del Comando provinciale dei carabinieri di Bergamo anche in collaborazione con Facebook, che ha fornito molti dati utili alla identificazione dei responsabili. Durante le operazioni sono stati sequestrati numerosi telefoni cellulari e pc.
Gli indagati, di età compresa fra i 17 e i 55 anni, dovranno rispondere dei reati di minacce aggravate e diffamazione a mezzo stampa nei confronti di Berizzi che da tempo è costretto a vivere sotto scorta
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
“AVEVO ADERITO AL GRANDE ORIENTE D’ITALIA SOLO PER INTERESSI CULTURALI, NESSUNA INCOMPATIBILITA'”
“Fino a qualche anno fa ero iscritto, per interessi culturali, nel Grande Oriente d’Italia. Ma oggi non
sono iscritto ad alcuna loggia. Nessuna incompatibilità ”. Lo afferma Alberto Samonà , 48enne neo assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana, nominato in quota Lega.
Giornalista e scrittore, per una breve parentesi vicino al Movimento 5 stelle, e con un netto radicamento culturale politico a destra, dice ancora di sè in una intervista al quotidiano La Sicilia: “Mi sono sempre interessato di esoterismo, di religioni e metafisica e negli ultimi 7-8 anni di filosofia e mistica orientale. E l’ho sempre fatto alla luce del sole. Io sono un cattolico di rito greco. E sono praticante”. E ancora: “Ho suonato in un ensemble di musica sufi, insieme ad amici musulmani”.
Tra i suoi obiettivi, il successore dell’archeologo di fama mondiale, Sebastiano Tusa, morto in un incidente aereo in Etiopia (“E’ inarrivabile. Dovevamo chiudere l’assessorato dopo di lui) l’assessore indica la “sburocratizzazione, i siti in sicurezza anti-Covid in estate e gli Stati generali della cultura siciliana”.
Per ora aria fritta, insomma.
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
SITUAZIONI FUORI CONTROLLO A PADOVA, BELLUNO E TREVISO
Hanno fatto, come al solito in questo periodo, il giro dei social network le immagini degli assembramenti che, nelle ultime 24 ore, si sono creati in diverse città del Veneto, da Padova a Belluno, passando per Treviso.
Spritz e situazioni fuori controllo, con video su Instagram di persone che iniziano a far festa — giovani soprattutto — non rispettando le distanze di sicurezza e togliendosi le mascherine. Una situazione che ha infastidito non poco il governatore della regione Luca Zaia, che è intervenuto per riportare l’ordine nel suo territorio.
«In 10 giorni — ha detto Zaia — io li vedo i contagi: se aumentano richiuderemo bar, ristoranti, le spiagge, e torneremo a chiuderci in casa col silicone».
Il governatore leghista ha prima elogiato i comportamenti tenuti dai giovani veneti nel corso del lockdown. Poi, però, ha ricordato che al momento non si possa abbassare la guardia, perchè altrimenti l’unica situazione praticabile resta quella del ritorno alle chiusure.
Con la fase 2 iniziata il 18 maggio con la riapertura di negozi e attività commerciali, a Padova, a Treviso, a Belluno, ma anche a Venezia (soprattutto a Campo Santa Margherita) ci sono stati dei fenomeni incontrollati che hanno causato assembramenti e messo a rischio la salute pubblica.
Luca Zaia è dovuto intervenire in maniera decisa. Come avevano fatto, nei giorni scorsi, sia il sindaco di Milano Beppe Sala dopo le foto degli assembramenti sui Navigli e il sindaco di Bergamo Giorgio Gori che aveva evidenziato un sovraffollamento nelle strade della città alta domenica pomeriggio.
Insomma, situazioni da gestire con le pinze e che vanno affrontate seguendo le indicazioni del comitato tecnico-scientifico che suggerisce nuove restrizioni in caso di diffusione incontrollata dell’epidemia.
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
ACCOLTE LE CONDIZIONI DI FORZA ITALIA… ORA POSSONO PROTESTARE CONTRO IL GOVERNO TUTTI QUELLI CHE HANNO PRESO SOLDI DAL GOVERNO (COMPRESO GLI EVASORI FISCALI)
Selfie a tre al sole, nella terrazza dello studio senatoriale di Matteo Salvini a San Luigi dei Francesi.
Lui, Giorgia Meloni e Antonio Tajani per un vertice unitario dopo tempo e dopo una sequenza di sgambetti e inseguimenti reciproci.
Soprattutto tra i leader dei due principali partiti. Mentre Silvio Berlusconi sembra sempre più distante e su posizioni nettamente più “moderate” anche nei confronti del governo Conte in questa fase di emergenza.
Ma alla fine ci sarà anche Forza Italia nella piazza della destra del 2 giugno. Silvio Berlusconi, chiamato al telefono dai tre in viva voce, ha dato il suo assenso.
Anche se, come ha chiesto Tajani, nel corso del vertice durato neanche un’ora sotto il tetto a travi dello studio del leghista, non ci saranno bandiere di partito. Solo il tricolore.
Piazza romana da definire ma molto ampia (ipotesi Piazza del Popolo è solo una delle tante), in grado da accogliere tutti i parlamentari dei tre partiti. Più altre cento piazze italiane. Nella capitale come altrove, con molta probabilità , con deputati e senatori anche i rappresentanti delle categorie messe in ginocchio dalla crisi. Tutti “a debita distanza di sicurezza”, assicurano i tre parlando ai giornalisti a piazza San Luigi de’ Francesi a fine incontro.
Sarà divertente vedere chi manifesta contro una manovra da 55 MLD, dopo quella già fatta di 25 MLD, per dare credito a chi non ha votato il recovery fund europeo che prevederà anche dei MLD a fondo perduto
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
ORA DEVONO CONVINCERE I PAESI DEL NORD E DELL’EST O ABBANDONARLI AL LORO DESTINO
“Circostanze straordinarie richiedono misure straordinarie”. È con queste parole che il presidente francese Emmanuel Macron ha introdotto le misure proposte assieme ad Angela Merkel: un piano d’aiuti da 500 miliardi di euro, parte del budget europeo e finanziato interamente dall’emissione di titoli di debito europei per aiutare a fondo perduto le economie dell’Unione a fronteggiare la crisi economica post Coronavirus. Forse nemmeno esagera, Macron.
Perchè davvero questa proposta può avere una portata storica che va oltre i tempi straordinari che stiamo vivendo.
Questo oltre si chiama Stati Uniti d’Europa, o se preferite meno enfasi, la nascita di una vera e propria entità politica continentale, sovrana e democraticamente eletta. Perchè si, è questo il piano inclinato su cui la cancelliera tedesca e il presidente francese hanno lanciato la loro pallina.
Perchè bond europei e un bilancio europeo di queste dimensioni richiedono necessariamente un ministro delle finanze europeo che se ne occupi. Perchè una figura di questo tipo, che distribuisce una tale mole di risorse — all’Italia arriverebbe il doppio di quanto stanziato con il cosiddetto decreto rilancio, per dire — non può non essere democraticamente eletto.
Perchè se eleggi il ministro delle finanze europeo non si capisce perchè il resto della commissione, a partire dal suo presidente, debba essere nominato.
Così andassero le cose, ci ritroveremmo in men che non si dica ad avere un governo federale e un parlamento federale e la necessità di riscrivere i trattati comunitari per adattarli a questo nuovo stato delle cose diventerebbe indifferibile.
Trattati che a quel punto assumerebbero davvero la forma di una nuova costituzione europea. Quella stessa costituzione che — sembra passato un secolo, ma sono meno di cinque anni — Emmanuel Macron quando ancora era ministro dell’economia del governo Valls – propose di far votare a suffragio universale da tutti i cittadini europei, in quelle che sarebbe stato il referendum fondativo degli Stati Uniti d’Europa.
Questa è la portata storica della proposta Merkel-Macron e i segnali resistenza arrivati dai Paesi del nord e dell’est Europa danno il senso della rivoluzione in atto.
Peraltro, bisognerà valutare la consistenza di questa resistenza. Se sarà un fuoco di paglia come in molti casi è stato quando la Germania ha deciso di accelerare — ad esempio, sposando la linea del Quantitative Easing di Mario Draghi, un tabù prima che Merkel smettesse di definirlo tale -, o se invece si riproporrà la situazione del 2015, quando al “ce la possiamo fare” della Cancelliera, che aprì le frontiere tedesche a tutti i profughi siriani, i Paesi dell’est risposero alzando barriere di filo spinato.
È da questo bivio che passano il cosa e il come dell’Europa che sarà . Se Merkel e Macron andranno dritti per la loro strada è probabile che questa nuova Unione potrà perdere dei pezzi e che questi nuovi trattati non saranno sottoscritti da tutti e 27 i Paesi dell’Ue, forse nemmeno da tutta l’area Euro.
Se invece l’asse franco-tedesco cercherò la mediazione e il coinvolgimento di tutti, senza forzare la mano, è probabile che questa proposta possa arrivare annacquata alla meta. O peggio, morire prima di essere nata, ennesimo aborto di un’Europa con un passato troppo ingombrante e bandiere troppo pesanti per rinascere davvero.
(da Fanpage)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
FONDO REPERITO SUI MERCATI ATTRAVERSO BOND CONTINENTALI, ALL’ITALIA ANDREBBERO TRA GLI 80 E I 100 MILIARDI
Francia e Germania lanciano una proposta comune per ritrovare l’unità a 27 attorno al Recovery
Fund, ovvero un piano da 500 miliardi di aiuti a fondo perduto, da non rimborsare, reperiti sui mercati attraverso bond continentali dalla Commissione europea e destinati ai Paesi più colpiti dal Covid-19. Le dimensioni sono nettamente inferiori alle richieste dei paesi del Sud.
Il meccanismo proposto da Parigi e Berlino è basato su trasferimenti a fondo perduto incardinati sul bilancio Ue. I Paesi del Nord, invece, volevano prestiti. Gli aiuti «non saranno rimborsati dai destinatari» ma «dagli Stati membri»,ha spiegato il presidente francese Macron.
La cancelliera tedesca Merkel ha aggiunto che il denaro arriverà «dal bilancio dell’Ue». In questo ambito viene introdotta una prima forma di emissione di debito comune: la Commissione sarebbe autorizzata a finanziare il Recovery Fund andando sui mercati in nome dell’Ue.
Vicino alla sensibilità dei rigoristi il fatto che gli aiuti saranno basati «su un chiaro impegno degli Stati membri ad applicare politiche economiche sane e un’ambiziosa agenda di riforme».
Quanto viene in tasca all’Italia dal Recovery Fund? Spiega Repubblica:
Del megafondo, circa un quinto, dagli 80 ai 100 miliardi, andranno all’Italia, fra i Paesi più colpiti dalla pandemia. Ma non dovrà mai ripagarli.
La Commissione — come chiesto dalla Germania per essere certa che i soldi verranno ben amministrati — andrà sui mercati usando come garanzia per gli investitori il bilancio dell’Unione 2021-2027. Quindi i fondi verranno distribuiti alle «aree e settori» più colpiti dalla crisi. «I soldi non saranno rimborsati dai beneficiari, ma dall’Unione», ha garantito Macron
L’Italia si limiterà a partecipare alla restituzione dei bond in quota alla sua partecipazione al bilancio Ue, con i bond che in ogni caso saranno a scadenze lunghissime. E la quota dell’Italia è l’11%, contro il 27% della Germania.
Il documento a doppia firma ora verrà recapitato alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che dovrà tradurlo in una proposta europea da qui alla prossima settimana. Nei prossimi lustri ogni anno la Commissione accantonerà una parte del bilancio dell’Unione per ripagare gli investitori. Così i governi contribuiranno al rimborso dei bond in proporzione al proprio contributo al budget comunitario. La Germania, ad esempio, per il 27%, l’Italia per l’11,2%.
È una vera mutualizzazione del debito, in linea con la richiesta che l’Italia e altri Paesi, contrastati dai falchi del Nord, chiedevano fin dall’inizio della pandemia.
Cosa cambia rispetto al MES “senza condizionalità ” promesso dall’Unione Europea? Quei soldi non verranno ripartiti tra tutti gli Stati proporzionalmente al loro contributo, ma verranno usati per aiutare solo le regioni più colpite, in base ai loro bisogni. Per esempio, per sostenere l’industria del turismo in Italia. Per la prima volta passa il principio di un trasferimento di risorse.
Se è vero che dagli 80 ai 100 miliardi andranno all’Italia, è facile anche calcolare quale quota parte l’Italia dovrà restituire: 500:100 per 11, 2 = 56 miliardi. Tommaso Ciriaco su Repubblica spiega oggi che la partita non è però conclusa:
Perchè il patto tra Merkel e Macron sarà assorbito dalla proposta della Commissione, attesa per il 27 maggio. E discusso al Consiglio Ue di metà giugno. Conte sa bene che i falchi guidati dall’Austria si daranno fuoco pur di contrastare l’intesa. E che la Merkel li lascerà fare per bilanciare le spinte dei mediterranei. «Ma alla fine il punto di caduta sarà quello franco-tedesco — è la previsione — al massimo un po’ migliore».
L’Italia, comunque, chiederà di aumentare le risorse per i recovery. Non a caso il premier per adesso parla ufficialmente solo di «un buon passo in avanti che non deve essere rivisto al ribasso, ma semmai ampliato».
E battezza positivamente la prospettiva di armonizzare il quadro regolatorio fiscale. «Solo così l’Europa permetterà ai Paesi più colpiti di ripartire senza lasciar indietro nessuno». Ma è evidente che il vero terreno di scontro sarà semmai quello sui tempi dell’accesso alle risorse europee. L’obiettivo di Conte — e del ministro Enzo Amendola, che ha seguito passo passo la trattativa — è sbloccarle entro l’estate, comunque non oltre ottobre. Lo chiederà oggi, in alcune videoconferenze con Merkel, il portoghese Costa e altri leader Ue.
Ma il presidente del Consiglio Giuseppe Conte esulta per la “boccata di ossigeno”. Sette giorni fa la missiva a von der Leyen insieme ad altri cinque Paesi: “Stavolta è in gioco l’Unione”. La differenza tra Recovery Fund e MES è facile da comprendere: quest’ultimo è di fatto un prestito: prevede la possibilità per l’Italia di accedere a circa 37 miliardi con un tasso di interesse conveniente. La condizione posta è che questi fondi siano usati solo per spese sanitarie dirette o indirette.
Per quanto riguarda il Recovery Fund, se la dotazione per l’Italia è di 80-100 miliardi e pro quota dovremo prima o poi restituirne 56, il calcolo del fondo perduto è presto fatto: 24 o 44 miliardi.
(da “NextQuotidiano“)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
ANDAVANO DILAZIONATE NEL TEMPO E A SECONDA DELLE REGIONI, MA E’ PREVALSA LA RAGION DI LOBBIE ECONOMICHE
Per la prima volta dall’inizio della pandemia da Coronavirus in Italia, il Governo Conte e gli scienziati del Comitato tecnico scientifico che hanno affiancato finora l’esecutivo in tutte le sue decisioni sul lockdown sono in disaccordo.
La mela della discordia riguarda le riaperture stabilite a partire dal 18 maggio, previste dal decreto legge e dal successivo Dpcm firmati dal premier.
Secondo gli esperti, infatti, era ancora troppo presto per riaprire quasi indistintamente (seppur con la possibilità per le Regioni di derogare alle prescrizioni dell’esecutivo) tutte le attività economiche ancora chiuse perchè considerate ad alto rischio.
Ma ad infastidire gli scienziati non è soltanto il contenuto dell’ultimo provvedimento, ma anche la delegittimazione per l’operato del Comitato tecnico scientifico che deriva dalle parole pronunciate ieri dal viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, che ha denunciato di non ricevere i dati: “Mi hanno tenuto nascosta la maggior parte delle cose, questo è un ministero secretato”, ha dichiarato.
Forse un po’ troppo per il gruppo di 25 esperti presieduto da Agostino Miozzo e guidato dal presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro e dal capo del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli.
Così, stamattina Repubblica riporta le parole di alcuni degli scienziati del Cts, che hanno commentato il primissimo giorno di Fase 2: “Ora basta — dice uno di loro -, silenzio. Guardiamo cosa succede. Anche perchè sennò rischiamo di fare gli uccelli del malaugurio”.
Nei giorni delle grandi discussioni tra Governo e Regioni sulle riaperture, il Comitato tecnico scientifico ha consigliato ripartenze più dilazionate nel tempo.
Qualcuno ha storto il naso anche riguardo alle modifiche che l’esecutivo ha fatto sulle ormai note raccomandazioni dell’Inail: “Alcuni ritocchi — si legge ancora su Repubblica — sono avvenuti in modo bizzarro. Ad esempio chiedono di usare il termoscanner per chi arriva in spiaggia. Oppure hanno ridotto troppo le distanze, come quelle al ristorante”.
La paura più grande, infatti, è che nascano nuovi, grossi focolai di Coronavirus in diverse Regioni. Della pericolosità di un eccessivo lassismo si è avuto un assaggio nei giorni scorsi, quando a causa di alcuni funerali celebrati in barba alle regole del distanziamento sociale in Molise e nel Lazio c’è stato un significativo aumento dei casi in pochi giorni.
Ecco perchè il sentimento più diffuso all’interno del Cts è di una funzione che si sta esaurendo, di un peso specifico nelle decisioni finali del Governo che non è mai stato così basso.
Il prossimo banco di prova arriverà nei prossimi giorni, quando le Regioni forniranno finalmente i dati aggiornati della curva del contagio nel post 4 maggio.
Sarà in quell’occasione che si potrà tracciare una linea e stabilire se le misure introdotte negli ultimi 15 giorni in Italia siano state scellerate oppure, usando un’espressione molto cara a Conte, un “rischio calcolato”.
(da agenzie)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
I CONTESTATORI-UNTORI SENZA DISPOSITIVI DI SICUREZZA E RISPETTO DELLE DISTANZE
Michigan, Wisconsin, Illinois, Colorado, Florida. Tra fine aprile e inizio maggio, il fronte dei
manifestanti deciso a protestare contro il lockdown, imposto come misura estrema per contenere il contagio da Coronavirus, si mette in viaggio da uno Stato all’altro e poi rientra da dove era partito, magari deviando per i luoghi confinanti.
Lo smartphone in tasca o in borsa, l’infezione a poche decine di centimetri di distanza, tra le persone che protestano. La stessa distanza tenuta tra un manifestante e l’altro nel corso dei raduni, senza cura del rischio contagio. E per lo più senza dispositivi di sicurezza personale, come testimoniano queste immagini circolate in quei giorni.
E come raccontato dal Guardian, secondo il quale alcuni di questi contestatori, con la violazione del lockdown e il mancato rispetto del distanziamento fisico, avrebbero contribuito alla diffusione del virus nelle aree lontane dai centri urbani, aree rurali in cui il contagio si stava dimostrando basso o assente. Intanto, nel resto degli States la curva epidemica era in continua ascesa.
Alla base di questa tesi, un dato. Quello incontrovertibile proveniente dagli smartphone dei contestatori: la geolocalizzazione di ogni apparecchio.
A fornire i dati alla testata britannica è il Committee to Protect Medicare. Si tratta di informazioni anonime aggregate, acquisite dalle applicazioni installate sui dispositivi mobili di chi ha violato il lockdown per prendere parte alle manifestazioni andate in scena nei cinque Stati Usa. Dati che ai cervelloni di VoteMap sono serviti a tracciare una mappa dei percorsi seguiti dai dimostranti presenti alle proteste.
Solo per fare qualche esempio, citato dal Guardian, gli apparecchi dei proprietari presenti alla manifestazione antilockdown a Lansing, nel Michigan, sono stati tracciati per le successive 48 ore in diverse aree del Paese, dalla centrale Detroit a centri decisamente più sperduti, nel Nord dello Stato.
Dopo un’altra protesta del 19 aprile a Denver, chiamata “Operation Gridlock”, gli smartphone dei dimostranti sono stati registrati al confine con gli Stati vicini — Nebraska, Oklahoma, New Mexico e Utah — confine che hanno poi probabilmente superato, passando per centri poco o affatto toccati dal virus.
Intorno alla fine di aprile, nella Carolina del Nord, almeno uno dei leader delle proteste anti-lockdown è effettivamente risultato positivo al virus ma, non avendo intenzione di tirarsi indietro nella sua battaglia, ha affermato che avrebbe comunque continuato a partecipare alle manifestazioni in programma.
Intanto, gli epidemiologi lanciavano avvertimenti sui rischi che si stavano correndo con gli assembramenti ai raduni. Secondo il Committee to Protect Medicare, i dati raccolti dai dispositivi mobili suggeriscono dunque che le proteste sono state «eventi epidemiologicamente significativi che hanno comportato un alto rischio di infezione».
(da Open)
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Maggio 19th, 2020 Riccardo Fucile
10.458 MORTI, SEI VOLTE LA NORVEGIA E LA FINLANDIA
La Svezia ha registrato ad aprile il mese con il più alto numero di morti in quasi trent’anni, secondo statistiche pubblicate ieri. Un totale di 10.458 decessi sono stati registrati nel paese da 10,3 milioni di abitanti ad aprile, ha riferito l’ufficio statistico svedese. Bisogna tornare al dicembre 1993 per trovare più morti in un solo mese.
La Svezia, di fronte all’epidemia di coronavirus, non ha introdotto i blocchi visti altrove in Europa, optando invece per un approccio basato sull’assunzione di responsabilità dei propri cittadini.
Il paese scandinavo ha tenuto aperte le scuole per i bambini di età inferiore ai 16 anni, insieme a caffè, bar, ristoranti e aziende e ha esortato le persone a rispettare le linee guida sul distanziamento sociale.
Ad oggi sono 30.377 i contagi confermati da coronavirus e 3.698 i morti. L’epidemiologo Eric Feigl-Ding su Twitter ha inoltre segnalato che ieri il paese scandinavo è primo nel mondo per morti di Coronavirus in rapporto alla popolazione totale.
In Svezia nelle scorse settimane era in atto una riflessione sulla possibilità di introdurre il lockdown, come avevano chiesto molti scienziati del paese.
“La strategia svedese vuole scongiurare il picco di ritorno che si può registrare dopo il lockdown, una volta riaperta la società ”, ha detto un paio di giorni fa all’ANSA Patrick Bryant, esperto di modelli statistici applicati alla biologia alla Stockholm University, illustrando le ragioni della linea della “mitigazione” che mira ad abbassare la curva dei contagi attraverso una circolazione controllata del virus, senza blindare la società . L’immunità di gregge non è ufficialmente menzionata, ma l’obiettivo appare quello: erigere uno scudo immunitario di massa.
Una strategia pericolosa, eccepisce d’altro canto il matematico Wounter van der Wijngaart: “Stiamo lasciando che i contagi proseguano, con minimi accorgimenti. E questo costerà moltissime morti in più, se ci fossimo fermati anche solo due mesi, per poi ripartire, saremmo stati sicuramente più efficaci”.
Il totale dei decessi resta in effetti sconcertante: con più di 3.700 decessi in una popolazione attorno ai 10 milioni, la Svezia è all’ottavo posto mondiale per mortalità da Covid-19; sei volte la Norvegia o la Finlandia, in proporzione.
“Probabilmente avremmo dovuto sospendere prima i grandi eventi sportivi — il pensiero del bio-informatico Arne Elofsson -. Ma l’errore più grave resta comunque non aver protetto gli anziani nelle case di riposo”: abbandonate ancor più che altrove all’epidemia sullo sfondo dell’apparente convinzione che si trattasse di decidere se cercare di allungare “di pochi mesi” la vita dei più vulnerabili o di dare più ossigeno alla generalità della popolazione. Il tradizionale rapporto di fiducia che nel Paese esiste tra le autorità e la cittadinanza non risulta del resto scalfito neanche in queste circostanze.
(da “NextQuotidiano”)
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