Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
L’EUROPA HA GIA’ CHIESTO AL GOVERNO DI ANNULLARE QUELLA CHE DI FATTO E’ UNA APPROPRIAZIONE INDEBITA… SE VOGLIONO FARE UNA MARCHETTA AL SETTORE CACCINO I SOLDI DI TASCA LORO, FACILE FARE I SIGNORI CON I SOLDI DEGLI ALTRI
L’Antitrust dà un colpo di maglio ai voucher come unico strumento di rimborso per tutti i voli
cancellati a causa del Coronavirus. L’Autorità ha infatti pubblicato una segnalazione, nei confronti di Parlamento e governo nella quale boccia l’articolo 88 bis della legge 27 del 2020, quella che ha cioè convertito in legge il Cura Italia. Una norma che, a questo punto, ha i giorni contati.
Nel famigerato 88 bis, già finito nel mirino di tutte le associazioni di consumatori, lo Stato dà alle compagnie di trasporti la possibilità di non rimborsare i clienti cui è stato cancellato un viaggio. Le compagnie possono emettere un voucher dello stesso importo del biglietto, da usare entro un anno, e al quale il cliente non si può opporre.
L’idea di imporre i buoni anzichè ridare i soldi ai clienti non è solo italiana. Ed è il frutto della crisi senza precedenti che stanno affrontando le società di trasporti, in particolare le compagnie aeree.
Ma l’argomento di Antitrust è semplice: la legge italiana è in contrasto con la normativa europea, che prevede – in questi casi – possibilità di scelta tra rimborso e voucher. E a rinforzo della sua tesi ricorda come la stessa Commissione europea, pochi giorni fa avesse inviato ad alcuni Stati membri (tra i quali l’Italia) la raccomandazione di non imporre i voucher, ma di rispettare la possibilità di scelta.
L’Autorità ribadisce quanto detto dall’esecutivo europeo: per invogliare i clienti ad accettare i voucher, la “pistola alla tempia” non è una buona idea, bisogna renderli più appetibili. Assicurandoli dal rischio di fallimento di tour operator o vettori; rendendoli cedibili a parenti e amici e, soprattutto, garantendo il rimborso nel caso in cui non vengano utilizzati.
Ma al di là dei consigli e delle raccomandazioni, il ceffone di Antitrust alla legge italiana è in queste parole: “A fronte del permanere del descritto conflitto tra normativa nazionale ed europea”, l’autorità “interverrà per assicurare la corretta applicazione delle disposizioni di fonte comunitaria disapplicando la normativa nazionale con esse contrastanti”.
Tradotto: chi continuerà a imporre i voucher, troverà davanti a sè le barricate.
“Una decisione centrale che contribuisce a dare forza a quella che già da tempo era la nostra posizione. Impensabile far perdere il denaro a migliaia di consumatori per un’emergenza sanitaria di cui non hanno assolutamente colpa” sono le parole di Fabrizio Premuti, presidente di Konsumer Italia.
“Ora il ministro Franceschini deve dimettersi, assumendo le sue responsabilità , essendo l’ideatore dell’operazione voucher” tuona Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori (Unc). “Chiedendo ai consumatori di svolgere il ruolo pubblico di sovvenzionare e finanziare le imprese di viaggi e vacanze, ha danneggiato lo stesso settore turistico, visto che nessuno prenota oggi le vacanze non avendo nè la certezza di poter raggiungere il luogo di villeggiatura, nè, in caso di annullamento del pacchetto turistico, di poter riavere i soldi spesi, ma solo un voucher” prosegue Dona.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
“INVECE CHE PRENDERVELA CON LA REDAZIONE DI ‘CHI L’HA VISTO’ PER LE NOSTRE INCHIESTE SU ALZANO ATTACCATE ME, CHE TANTO NON SONO STANCA”
In un video tratto da Facebook potete vedere la risposta di Federica Sciarelli durante Chi l’ha visto? di ieri sera a un onorevole leghista che ha affermato che la conduttrice andrebbe sostituita dalla conduzione perchè “è stanca”.
«Lo volevo ringraziare per le sue attenzioni e rassicurare: non sono stanca, continuerò fare le mie inchieste: le procure competenti per le indagini su Alzano e Torano hanno chiesto i nostri filmati per le loro indagini. In più è stata tirata in ballo la mia redazione: quello che io dico in diretta è sotto la mia responsabilità , la redazione di Chi l’ha visto? è fantastica e continueremo a lavorare: se volete prendervela con qualcuno attaccate me, che tanto non sono stanca».
Cosa è successo tra Sciarelli e la Lega? Due settimane fa il deputato del Carroccio e segretario della bicamerale Massimiliano Capitanio ha annunciato una querela nei confronti di Chi l’ha visto? per aver letto in trasmissione la lettera di una donna che accusava la gestione della Regione Lombardia nell’emergenza Coronavirus: “La Lega presenterà una interrogazione, un esposto ad Agcom e una querela nei confronti di Federica Sciarelli”.
“Tra i tanti esposti alla sua attenzione — sosteneva il parlamentare — ce n’è uno in arrivo su cui chiederemmo un suo intervento urgente e perentorio e cioè il fatto gravissimo che si è verificato ieri sera durante la trasmissione ‘Chi l’ha visto?’, dove assolutamente fuori contesto e fuori dal mandato editoriale, la conduttrice Federica Sciarelli e anche la redazione hanno diffamato la Regione Lombardia, leggendo una mail di una qualunque ascoltatrice, condita di falsità e di iperboli assolutamente inaccettabili in questo momento gravissimo e delicato per la nostra democrazia e tenuta sociale, ha diffamato il partito della Lega attribuendo un reato gravissimo, ovvero l’invito ad impiccare Silvia Romano, ad un esponente della Lega, quando questo cittadino — tiene a precisare l’esponente del Carroccio — non è assolutamente un tesserato della Lega”.
Ma cosa diceva la lettera? Firmata da Vittoria Gervaso, la missiva accusava la Regione di “genocidio sanitario” perchè “soltanto pochi privilegiati hanno diritto ai tamponi, come i calciatori che li fanno ogni quattro giorni, e altri pochi eletti, selezionati da chi ne ha il potere. Per gli altri è un reato. Ci impediscono di poter vigilare sulla nostra sopravvivenza e perfino di controllarci con i nostri mezzi”.
E ieri durante la trasmissione è arrivata la testimonianza del giornalista Roberto Gervaso: la lettera, che secondo alcuni era inventata, è stata scritta dalla moglie: «La conosco da cinquant’anni, direi che esiste. Sono testimone della lettera che lei ha scritto in assoluta buona fede. Io non sono un eversore, non sono un sovversivo, sono un liberale, un liberista e un libertino. Ma voglio più tamponi e meno querele. Questa non è una faccenda politica e spero che qui si chiuda la faccenda. Ho un solo rammarico: non essere stato io l’autore di questa lettera».
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
ZAIA TEME DI ESSERE OSCURATO DA CHI HA REALMENTE IL MERITO DELLA LOTTA AL COVID IN VENETO, MA HA TROVATO UNO PIU’ TOSTO DI LUI CHE NON LE MANDA A DIRE
Zaia è tornato sulla sua “lite” con il professor Andrea Crisanti, reo, secondo Zaia, di sconfinare
troppo dal suo ruolo. “Durante l’emergenza mi ha detto “presidente ci serve questa macchina per processare i tamponi (7mila al giorno ndr), me la compra?”. Io non la conoscevo, gliel’ho presa e siamo gli unici in Italia ad averla. E’ stato bravo. Lui fa analisi e tamponi. (…) La dottoressa Russo che è il capo della prevenzione, non fa analisi ma ha ideato una strategia depositata l’11 febbraio”.
Insomma, secondo Zaia se la prevenzione in Veneto ha funzionato è merito della strategia della dottoressa Russo, il ruolo di Crisanti è stato un altro.
Oggi, come riportato da Adnkronos, Andrea Crisanti ha risposto a questa dichiarazione: “Penso che dovremmo tutti quanti avere un po’ di senso di decenza, se non altro per rispetto a tutte le sofferenze e ai morti. Io sulle sofferenze e sui morti non voglio speculare. Ciò premesso, se loro dicono di avere avuto questi piani, li tirassero fuori”. Nell’intervista al Fatto Luca Zaia aveva anche detto che secondo lui Crisanti va troppo in tv. Il professore ha risposto: “Io non ho mai preso 1 euro da nessuna apparizione in tv. Ho solo partecipato a programmi di informazione e non ho mai sollecitato nessun intervento”.
(da agenzie)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
SIAMO ARRIVATI AL PUNTO CHE CI VOGLIONO UN DEPUTATO DI ITALIA VIVA E UNO DEL PD PER SOLLEVARE IL PROBLEMA IN PARLAMENTO… SOVRANISTI E M5S STANNO CON CHI MANGANELLA I GIOVANI CHE CHIEDONO INDIPENDENZA? ABBIANO IL CORAGGIO DI DIRLO
A Hong Kong la polizia spara proiettili di gomma sui giovani che protestano contro la legge voluta dalla Cina che considera ogni attività ostile a Pechino un atto di sedizione. Per il momento la Farnesina e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio non si sono espressi a riguardo.
Dopo un periodo di quiete a causa del lockdown, la Cina ha deciso di stringere le morsa. Più di 500 politici di 32 paesi hanno firmato una dichiarazione che denuncia l’azione di Pechino. L’Italia non dovrebbe fare altrettanto?
Massimo Ungaro, giovane deputato di Italia Viva, crede di sì e, nel silenzio generale della politica italiana (ed europea, dato che l’Ue non ha ancora preso una posizione in merito) ha presentato oggi un’interrogazione parlamentare per chiedere «quali iniziative il Governo italiano intende intraprendere per scongiurare una escalation violenta» e di «chiarire la posizione ufficiale dell’Italia» sulla nuova legge.
Intervistato da Open, Joshua Wong ha chiesto al Governo italiano di assumere una posizione forte contro l’approvazione di questa legge.
«Mi sento di sottoscriverla in pieno. Credo che il governo italiano lo dovrebbe fare e che Di Maio e Giuseppe Conte dovrebbero dire che sono con i ragazzi di Hong Kong. Ho lanciato il sasso, adesso vedremo se il Pd e il Movimento seguiranno. Un prolungato silenzio del Governo in merito sarebbe davvero incredibile».
Perchè il governo italiano non ha ancora preso una posizione? La responsabilità è del ministro degli Esteri Di Maio?
«È ovvio che c’è una parte dei 5 Stelle che da sempre nutre simpatia nei confronti della Cina, sentimento che a volte li porta ad avere posizioni esagerate. La Cina è un paese amico, ma ha un sistema di valori molto distante dal nostro. C’è per esempio un problema di repressione che riguarda gli uiguri dello Xinjiang. Però ecco, vogliamo pensare che il ministro Di Maio stia aspettando una risposta europea….».
Parla a nome di tutta Italia Viva?
«Si, assolutamente».
Come si spiega la simpatia di una parte sostanziale del M5S verso la Cina?
«Una parte dei 5 Stelle è anti-americana. A questo si sovrappone un’ostilità verso la Francia e la Germania cominciata con la crisi finanziaria del 2008. E in terzo luogo credo si tratti anche di una realpolitik che porta — per rassegnazione — a concepire la politica estera come una grande bilancia commerciale».
Eppure lo scorso novembre, dopo l’uscita infelice dell’Ambasciatore cinese in Italia che esortava il nostro Paese a non interferire negli “affari interni” cinesi, anche una parte dei 5 Stelle aveva criticato la Cina. Lo stesso Di Maio aveva dichiarato che i legami commerciali non dovevano mettere in discussione il rispetto delle nostre istituzioni. Non ravvisa questo sentimento tra alcuni dei suoi colleghi pentastellati in Commissione esteri?
«Nella Commissione esteri ho osservato principalmente silenzio. Quando lunedì ho fatto il mio intervento in aula su questo argomento credo di essere stato il primo. Non potevo crederci. Auspico che presto non sarò più il solo».
Però siete al governo insieme. Non dovrebbe essere una posizione condivisa?
«Si, bisogna rifletterci insieme. Propongo che tutta la maggioranza si metta d’accordo per trovare una soluzione che possa tutelare e difendere il nostro modo di vedere il mondo».
Nel Pd invece qualcosa si muove, nel silenzio dei vertici. Andrea Romano ha chiesto alla Farnesina di prendere posizione e alla Commissione esteri di fare una risoluzione.
«Si anche una risoluzione mi sembra un’ottima proposta. Se il governo non prende posizione il parlamento può e deve fornire un atto di indirizzo, che sia una risoluzione in Commissione esteri o in aula».
Qualora la Cina non dovesse arretrare cosa farete? L’Italia dovrebbe seguire l’esempio degli Stati Uniti che minacciano nuove sanzioni?
«Il modo di procedere deve essere multilaterale, non unilaterale. Uno dei princìpi cardine della nostra politica estera è questo. La sede in cui agire è l’Onu. E l’azione da prendere è come Europa, non come singoli Stati. Secondo me l’Europa reagirà ».
L’impressione è che in Italia il tema non sia molto sentito.
«Io lo sento molto forte e mi piace pensare che la nostra generazione lo senta. È la stessa generazione che andava in piazza contro la guerra in Iraq. Credo che ci sia una chiara necessità di creare un’alleanza globale in difesa dei valori democratici in un momento in cui vediamo pericolose derive in Europa, penso all’Ungheria di Viktor Orban, come altrove nel mondo. Lo ripeto, dobbiamo essere al fianco dei ragazzi di Hong Kong».
(da Open)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
“MIO PADRE E’ MORTO PER L’INCAPACITA’ TUA E DI FONTANA”… “HANNO ANCORA IL CORAGGIO DI DIRE CHE DORMONO SONNI TRANQUILLI, ANCHE MIO PADRE GRAZIE A VOI DORME PER SEMPRE”
«Lo dico all’assessore Gallera e al presidente Fontana che anche il mio papà dorme sonni
tranquilli. Purtroppo per la loro incapacità e non per il virus non si sveglia piu». È lo sfogo di Walter Semperboni, vicesindaco di centrodestra di Valbondione, che ha atteso davanti alla procura di Bergamo con addosso la fascia tricolore l’assessore al Welfare Giulio Gallera per dirgli che «deve andarsene». Gallera è stato infatti convocato nel pomeriggio come teste dai pm a Bergamo, e Semperboni intende lamentarsi con lui del fatto che «non ha mai risposto a una mia telefonata».
Ai giornalisti, ha poi raccontato la tragica storia di suo padre paziente Covid-19 all’ospedale di Piario: «Ho avuto la sfortuna di portare là mio papà . Tutti parlano di Alzano, ma a Piario il primo marzo nessuno tra infermieri e medici indossava la mascherina e i guanti», sostiene il vicesindaco.
Semperboni ha spiegato anche che in quei giorni nel presidio sanitario della Val Seriana «la situazione era insostenibile. Nel pronto soccorso un giorno saremmo stati in 200. Eravamo tutti accalcati».
Dal padiglione di Chirurgia «dove hanno messo i pazienti Covid, mio papà mi ha chiamato dicendomi “mi stanno facendo morire”».
Semperboni ha proseguito che «io non chiedo ai politici che mio padre dovesse guarire ma che potesse morire dignitosamente. Da amministratore libero dico che da Nord a Sud abbiamo politici incapaci. Gallera se ne dovrebbe andare e Fontana non dovrebbe permettersi di dire che dorme sonni tranquilli».
(da “il Corriere della Sera”)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
L’ULTIMA BUFFONATA SOVRANISTA SULLE “TRAME” DEL CSM CONTRO SALVINI PER AVER SOLLECITATO UNA NOTA A DIFESA DEI MAGISTRATI DI AGRIGENTO MINACCIATI DALLA FOGNA SOVRANISTA PER IL CASO DICIOTTI
Matteo Salvini torna ad appellarsi a Sergio Mattarella. Giovanni Legnini si difende e definisce i dialoghi intercettati con Luca Palamara come un “intervento doveroso, che rientra nelle competenze del Csm, svolto esclusivamente a tutela dell’indipendenza della magistratura dagli altri poteri dello Stato, e che rifarei esattamente negli stessi termini”.
La pietra dello scandalo è rappresentata per l’ennesima volta dalle intercettazioni pubblicate dal quotidiano La Verità
Ma a cosa si riferiscono l’ex vicepresidente del Csm e il leader della Lega? Ai dialoghi tra Legnini, Palamara ed altri consiglieri del Csm ai tempi in cui Salvini, ministro dell’Interno in carica, era finito sotto inchiesta da parte della procura di Agrigento per la vicenda della nave Diciotti.
La prima chat intercettata riportata da La Verità è della sera del 24 agosto 2018. Legnini scrive a Palamara: “Luca, domani dobbiamo dire qualcosa sulla nota vicenda della nave. So che non ti sei sentito con Valerio (il consigliere del Csm in quota Area Valerio Fracassi — ndr) Ai (Autonomia e indipendenza — ndr) ha già fatto un comunicato, Area (la corrente di sinistra delle toghe — ndr) è d’accordo a prendere un’iniziativa Galoppi idem (il consigliere del Csm Claudio Galoppi — ndr). Senti loro e fammi sapere domattina”.
Palamara risponde: “Ok, anche io sono pronto. Ti chiamo più tardi e ti aggiorno“. E Legnini: “Sì, ma domattina dovete produrre una nota, qualcosa insomma”.
Un minuto dopo Palamara scrive a Fracassi: “hai parlato con Gio (Giovanni Legnini — ndr)?… che dici, che vogliamo fare?”. I due si danno appuntamento per l’indomani. A metà mattina sul cellulare di Palamara arriva questo messaggio Whatsapp (non si dice da chi): “Dobbiamo sbrigarci! Ho già preparato una bozza di richiesta. Prima di parlarne agli altri concordiamola noi”.
Secondo quanto scrive La Verità a questo punto parte un giro di consultazioni per l’approvazione della bozza e nel pomeriggio del 25 agosto agenzie e giornali online battono la notizia che quattro consiglieri del Csm (Valerio Fracassi, Claudio Galoppi, Aldo Morgigni e lo stesso Palamara) chiedono che il caso Diciotti sia inserito all’ordine del giorno del primo plenum del Csm, sollecitando un intervento del Consiglio “per tutelare l’indipendenza della magistratura e il sereno svolgimento delle attività di indagine” a fronte di “interventi del mondo politico e delle istituzioni” che “per provenienza, toni e contenuti rischiano di incidere negativamente sul regolare esercizio degli accertamenti in corso”.
Poco dopo, sempre secondo la ricostruzione de La Verità , Legnini dichiara che l’istanza sarà trattata nel primo comitato di presidenza, aggiungendo che “il nostro obiettivo è esclusivamente quello di garantire l’indipendenza della magistratura e il sereno svolgimento delle indagini e di ogni attività giudiziaria”.
Legnini, oggi spiega: “I fatti sono noti e facilmente verificabili, e risalgono al 24 agosto 2018 e ai giorni successivi. Il Procuratore della Repubblica di Agrigento aveva avviato un’indagine sulle vicende dello sbarco dei migranti dalla nave Diciotti, ed in conseguenza di tale attività era stato fatto oggetto di aggressioni sulla stampa e sui social da parte di esponenti politici e di governo. La magistratura associata si espresse subito con posizioni a tutela dell’indipendenza delle attività del Procuratore: intervenne pubblicamente l’Anm, il gruppo di Autonomia e Indipendenza, altri gruppi e singoli ed autorevoli magistrati”. Quindi perchè l’allora capo di Palazzo dei Marescialli sollecitò un intevento pure di Palamara? “Le attività del Consiglio Superiore della magistratura erano sospese a causa del periodo feriale, e quale Vicepresidente era mio dovere istituzionale- dice Legnini — , prima di assumere qualsiasi posizione, consultarmi con i componenti del Consiglio. Pertanto chiesi ai rappresentanti individuati dai gruppi consiliari di esprimere la loro posizione. I messaggi che sono stati resi pubblici rendono conto di questa richiesta, il cui significato è esattamente opposto a quanto riferisce La Verità ”. “Il mio lavoro — continua l’ex vicepresidente di Palazzo dei Marescialli — era finalizzato a conoscere l’orientamento dei componenti togati del massimo organo di governo autonomo della magistratura, sulla tutela dell’immagine e delle attività di un Procuratore aggredito ed intimidito. Dopo che tutte le componenti associative si espressero in modo unanime e conforme, quale vicepresidente resi pubblica la posizione del Csm con una nota, esclusivamente indirizzata a tutelare il sereno svolgimento delle attività di indagine da parte della Procura di Agrigento, senza mai entrare nel merito delle stesse e senza esprimere alcun giudizio sulle attività in corso. Preannunciai inoltre che avrei investito della vicenda, come mi era stato richiesto dai gruppi consiliari, il Plenum del Csm alla riapertura”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO 24 ORE DI IMBARAZZATO SILENZIO, LA MELONI PROVA IL DOPPIO SALTO MORTALE CARPIATO E SI SCHIANTA… E METTE IN FILA UNA SERIE DI BALLE IMPRESSIONANTI
Giorgia Meloni parla oggi con La Stampa del Recovery Fund nonostante ieri lei e Salvini avessero
perso improvvisamente la voce e nel colloquio con Francesco Bei riesce nell’impresa di dire che lo stanziamento è (anche) merito suo:
«Se qualcosa si è mosso penso sia stato anche per le nostre critiche e punzecchiature. Detto questo sì, 500 miliardi a fondo perduto sono pochi. Non lo dico io: è stato il commissario Gentiloni a parlare di 1500 miliardi».
Ma si riferiva a tutto il complesso di aiuti, che ammonteranno comunque a duemila miliardi contando Bce, Bei, Sure e Mes. Non rischiate di fare la figura dei Pierini, che dicono sempre: più uno?
«Comunque ora le spiego le mie perplessità . La prima è legata ai dettagli, che ancora non si conoscono. La seconda alla tempistica, perchè a noi quei soldi servono subito, vanno usati ora per salvare famiglie e imprese dal disastro che abbiamo di fronte. Se ce li danno il prossimo anno e magari li spalmano su sette annualità , stiamo freschi! Quello che proveranno a salvare sarà già morto. Poi, se sono vincolati ai programmi europei precovid, vuol dire che lorsignori non hanno compreso che il mondo è cambiato».
E qui vale la pena ricordare che giusto ieri Giorgia Meloni voleva chiedere i soldi al Fondo Monetario Internazionale, come ha proposto lei stessa sul Corriere della Sera. Con due dettagli: i maggiori azionisti sono USA e Cina (ahahah) e quelli, evidentemente, sarebbero arrivati più tardi di questi soldi visto che la trattativa doveva essere ancora intavolata. Questo per dire la lucidità .
Ma non è tutto, perchè nell’intervista prima Meloni si schiera contro le tasse verdi assumendo la stessa posizione critica dei Padroni del Vapore…
“Lorsignori”, cioè Bruxelles? Be’ dalla proposta “Next Generation” si capisce che quelle risorse dovrebbero essere dirottate sulle priorità Ue come il Green deal e il digitale e verso i settori più colpiti dalla crisi. Cosa c’è che non va?
«Prendiamo il Green Deal: è una cosa bellissima, siamo tutti a favore dell’economia verde. Ma con tutte le restrizioni, le plastic tax, le carbon tax, le imprese finisci per ucciderle. Qui va ridiscusso tutto perchè la priorità assoluta è salvare il sistema produttivo. Invece già intravedo il tentativo di inserire condizionalità … A monte sappiamo che c’è una fortissima opposizione dei paesi “falchi” o “frugali” che hanno già avvertito che il negoziato sarà molto lungo.Vedremo».
E poi nega che i suoi alleati siano contrari agli aiuti dell’Europa
Veramente il rischio maggiore per l’Italia arriva proprio dai vostri amici sovranisti negli altri paesi Ue, tutti contro i miliardi a fondo perduto agli “spreconi” del Mediterraneo…
«I nostri amici sovranisti? L’unico partito di governo che fa parte insieme a noi del gruppo Ecr sono i polacchi, che si stanno comportando in maniera corretta. Quello sui presunti amici sovranisti è un dibattito capzioso, ci sono dinamiche nazionali non di schieramento. Tutte le famiglie europee sono spaccate e quelli che più di tutti difendono i loro interessi nazionali sono proprio gli “europeisti” Merkel e Macron» (peccato che siano stati proprio loro a battersi per il Recovery Fund, ma la Meloni fa finta di non ricordarlo… n.d.r.)
Come abbiamo raccontato, ad opporsi agli eurobond in Olanda c’erano anche Thierry Baudet, leader del partito Forum per la Democrazia e “strenuo difensore del MEF”, e poi Geert Wilders, leader del Partito della Libertà . Ovvero il tizio che la Meloni ha invitato con tutti gli onori ad Atreju.
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
PER UN PARTITO CHE IN PARLAMENTO HA SOSTENUTO CHE RUBY ERA LA NIPOTINA DI MUBARAK LA CREDIBILITA’ E’ CONCETTO IMPROPONIBILE, MEGLIO ESERCITARSI SUL CONCETTO DI ATTEMPATI PUTTANIERI
Inadeguato e assolutamente fuori luogo. Non ci sono altre parole per descrivere l’intervento di Giuseppe Moles, vicepresidente dei senatori di Forza Italia, che sceglie di basare il suo discorso per contestare l’operato di Lucia Azzolina durante la crisi coronavirus con frasi sessiste che fanno appello al concetto di verginità , ovviamente femminile.
Una assoluta necessità per la Azzolina sentirsi rivolgere queste parole, considerato che da ieri la ministra dell’Istruzione è sotto scorta per la valanga di insulti e minacce a sfondo sessuale di cui è bersaglio.
Queste le brillanti (secondo il suo parere) parole con cui Moles sceglie di concludere il suo intervento contro la Azzolina. Una scelta assurda e che dice tanto della visione che certi individui hanno delle donne in Italia, considerato che la notizia della scorta per le minacce e gli insulti a sfondo sessuale è solamente di ieri.
L’operato della ministra Azzolina, come noto, è stato molto criticato in queste ultime settimane: dai ritardi nella riapertura delle scuole all’incertezza sulle modalità , c’erano moltissime domande a cui rispondere nel corso del question time al Senato. L’opposizione avrebbe dovuto optare per una replica sensata, non per un vergognoso intervento che mette al centro il concetto di verginità ed è chiaro che si parla di quella femminile.
Domanda: Moles avrebbe mai utilizzato un simile linguaggio e fatto un paragone che ben poco ha a che vedere con la politica se la Azzolina fosse stata un uomo?
La risposta è chiaramente no.
Il permesso di parlare in questo modo a una collega il senatore di Forza Italia se lo è preso esclusivamente in virtù del fatto che lei sia una donna. Il senso dell’accostamento tra verginità e credibilità si ha solo in riferimento all’idea di femminilità della società in cui viviamo, a tratti ancora preda di stereotipi di questo tipo. Concetti che, a quanto pare, Moles e Forza Italia veicolano senza alcun problema.
(da Giornalettismo)
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Maggio 28th, 2020 Riccardo Fucile
CENTRODESTRA CHE VAI, CASINI CHE TROVI… LA DENUNCIA DI CITTADINI E OPERATORI SANITARI: COSTATO 17 MILIONI MA LE DONAZIONI VERSATE SU UN CONTO DELL’ORDINE DI MALTA… E IL PERSONALE SANITARIO SOTTRATTO ALL’OSPEDALE PUBBLICO: “TANTO VALEVA CURARLI IN LOCO”
Il Covid Center di Civitanova, made in Guido Bertolaso, inaugurato da una settimana, è sommerso dalle polemiche.
L’ultima tegola sull’ospedale da 90 posti letto costato 17 milioni, è l’esposto depositato ieri alla Procura di Macerata da un gruppo di cittadini, comitati e associazioni e di cui parla oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Andrea Sparaciari:
Falso in atto pubblico e irregolarità rispetto alle norme sugli appalti pubblici, i reati ipotizzati.
Nel mirino le donazioni confluite sul conto del Corpo Italiano di Soccorso dell’Ordine di Malta (Cisom) — il soggetto scelto da Bertolaso per assemblare la sua “Astronavina” — secondo l’indicazione fornita dal sito della Regione. Tra queste anche cinque milioni bonificati da Bankitalia.
Per i legali “trattandosi di opera pubblica realizzata con donazioni alla Regione (…) essa non è donata dal Cisom alla Regione, ma è la Regione che paga per avere dalle ditte realizzatrici, con una incomprensibile intermediazione del Cisom”.
Ma i problemi arrivano anche dal personale sanitario, che si è visto precettare per lavorare nella struttura:
“Era facile prevedere questo epilogo —attacca Oriano Mercante, segretario di Anaao Assomed Marche — da oltre un mese avevamo anticipato che, stante l’inevitabile difficoltà a reperire volontari disposti a svolgere servizio al Covid Hospital, l’unica strada sarebbe stata l’ordine di servizio”.
Per funzionare, il centro, che da oggi accoglierà ben sei pazienti, necessita di 21 medici, 39 infermieri e otto Oss. Tutte risorse sottratte agli ospedali, come sottolinea l’Intersindacale dei medici e veterinari: “Per coprire il servizio e garantire le cure a un numero ormai esiguo di pazienti, provenienti da ospedali, dove potrebbero tranquillamente essere curati in loco, si rischia di non essere più in grado di dare assistenza sufficiente ai cittadini che soffrono di altre patologie gravi. Il Covid di Civitanova rischia di essere non una risorsa aggiuntiva, ma causa di ulteriore indebolimento delle strutture sanitarie pubbliche”.
(da agenzie)
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