Destra di Popolo.net

SALVINI NON HA ANCORA CAPITO CHE LA MASCHERINA VA PORTATA SOPRA IL NASO

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

A TROPEA SE LA PRENDE CON “‘STA MASCHERINA MALEFICA”

In un video che risale al 14 giugno scorso possiamo ammirare la visita di Matteo Salvini a Tropea con due prerogative: il Capitano non ha ancora capito che la mascherina deve essere portata sopra il naso e non sotto e, soprattutto il leader della Lega se la toglie ed esclama “Madonna che caldo… ‘sta mascherina malefica…” mentre sta ancora scattando selfie con i fans.
Proprio ieri Salvini, parlando degli assembramenti a Napoli per festeggiare la vittoria della Coppa Italia, aveva detto: “Mi domando dov’era il Signor De Luca, quello che voleva usare il bazooka. contento per loro, ed è un bel segno per Napoli. Io lascerei più libertà ”.
E già  che c’è, se la prende.

(da agenzie)

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COSA NON FARE CON UNA MASCHERINA USATA? CE LO INSEGNA SALVINI

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

SI PULISCE GLI OCCHIALI CON LA MASCHERINA USATA DURANTE LA CONFERENZA STAMPA… UNO DEI PERICOLI MAGGIORI VIENE DAL CONTAGIO AGLI OCCHI

Il Coronavirus, come ormai sanno tutti, si veicola attraverso bocca e naso, ma anche occhi.
Lo hanno detto, fin dall’inizio, tutti gli esperti e i medici che hanno studiato la natura del virus che ha generato la pandemia a livello globale.
Per questo motivo è stato consigliato l’utilizzo della mascherina — e in alcuni casi della visiera, soprattutto in ambito sanitario — affinchè diminuisca il rischio di contagio. Quindi, tra le cose da non fare, c’è anche il tentare il più possibile di non toccarsi gli occhi senza mani igienizzati. Eppure Salvini pulisce occhiali con mascherina usata, esponendosi a un rischio.
Il tutto è andato in scena lunedì scorso, prima dell’inizio della sua conferenza stampa da Gardone val Trompia (in provincia di Brescia). L’attenzione, quel giorno, si era spostata sul battibecco con una giornalista di Tagadà  che chiedeva al leader della Lega se fosse necessario continuare a fare selfie creando inevitabili assembramenti. Ma, poco prima, il segretario della Lega ha compiuto un gesto da evitare (per la propria salute e per le persone che sono al suo fianco).
All’inizio del filmato si vede Salvini intento a cambiarsi la mascherina: toglie quella tricolore per indossarne un’altra.
Poi, qualche istante dopo, il leader della Lega prende proprio quel dispositivo di protezione appena levato e lo utilizza per dare una pulita ai propri occhiali.
Un gesto da non fare, soprattutto per sè stessi. La mascherina, infatti, rischia di esser venuta in contatto con agenti virali e, per questo motivo, ne è sempre stata consigliata — quando si parla di mascherine riutilizzabili in tessuto, come quella indossata dal leghista — la disinfezione prima di un nuovo utilizzo.
E, invece, Salvini pulisce occhiali con mascherina usata. Un errore, soprattutto per se stesso. Gli occhi, infatti, sono una della zone più a rischio per il contagio, insieme a naso e bocca. Utilizzare un dispositivo già  usato — soprattutto durante gli incontri con altre persone, come avvenuto prima di quella conferenza stampa — per pulire i vetri dei propri occhiali è assai rischioso.

(da agenzie)

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ELODIE DIFENDE SYLVESTRE E INQUADRA SALVINI: “NON PERDE OCCASIONE DI DIMOSTRARE QUELLO CHE E’, UN PICCOLO UOMO”

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

LA CANTANTE CONTRO GLI ODIATORI SERIALI

Il tweet di Salvini contro Sergio Sylvestre per la sua esecuzione dell’inno nazionale è stato senz’altro il punto di esposizione più alto della polemica del giorno.
Nella giornata di ieri, alla vigilia della finale di Coppa Italia, il cantante vincitore di Amici 15 si era fermato mentre stava cantando l’inno di Mameli, scatenando offese e insulti gratuiti.
Matteo Salvini ha avuto da ridire sia sull’errore commesso, sia sul pugno chiuso con cui il cantante ha terminato la sua esibizione, in omaggio al movimento #BlackLivesMatter.
A prendere le difese di Sergio Sylvestre ci ha pensato Elodie, sua collega nell’edizione di Amici 15 (che Sylvestre vinse, davanti proprio a Elodie).
«Non perde mai l’ occasione per dimostrare quello che è, un piccolo uomo» — ha scritto Elodie in risposta al tweet di Matteo Salvini ottenendo in poco tempo ben più reazioni dello stesso leader della Lega
Già  precedentemente, attraverso delle Instagram Stories, Elodie aveva preso le difese di Sergio Sylvestre, affermando che le offese gratuite delle persone sui social network erano state inaccettabili e offensive: «Voi nemmeno ve lo meritate Sergio che vi canta l’inno nazionale» — aveva spiegato Elodie nel pomeriggio. Poi, è arrivata la sferzata nei confronti di Matteo Salvini.

(da agenzie)

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E ANCHE OGGI L’OPPOSIZIONE CHE VOLEVA I CONFRONTI IN AULA NON SI E’ PRESENTATA IN PARLAMENTO

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

OPERAZIONE FALLITA: VIA LIBERA AL DECRETO ELEZIONI CON 158 VOTI FAVOREVOLI

Ve la ricordate l’opposizione che criticava il governo perchè era necessario il confronto in Parlamento, perchè non si può decidere per decreto o, peggio ancora, per dpcm?
Ve li ricordate i leader dei partiti di minoranza come Lega e Fratelli d’Italia che riempivano di parole i social network in merito alla sacralità  dell’aula parlamentare e del fatto che il potere legislativo si stia svuotando sempre di più.
Bene anche oggi quell’opposizione è assente a Palazzo Madama per il voto bis sul dl Elezioni che, entro oggi, va convertito in legge.
Cosa è successo nella fattispecie ve lo abbiamo già  raccontato: ieri, per un errore di calcolo, è stato sbagliato il numero legale. Pertanto, si è ritenuta necessaria una seconda convocazione dell’aula nella giornata di oggi, ultima data utile per convertire in legge il decreto che prevede l’accorpamento delle elezioni amministrative con il quesito referendario sul taglio dei parlamentari e la data a settembre per questo election day.
Una scelta che è stata diretta conseguenza rispetto al periodo di emergenza sanitaria, che ha imposto un ripensamento non soltanto sulla data delle elezioni, ma anche sulle regole del loro svolgimento.
L’opposizione assente, tuttavia, rischia nuovamente di compromettere il dibattito e la votazione su questo tema. Non si tratta, stavolta, di una sorta di lassismo, ma di una strategia parlamentare ben precisa.
L’obiettivo dei partiti di minoranza è quello di mettere in difficoltà  il governo ancora una volta sul raggiungimento del numero legale.
I senatori sono stati riconvocati in fretta e furia nella giornata di ieri, il rischio è che qualcuno non faccia in tempo per rientrare a Roma. Per questo motivo, l’opposizione ha scelto di non dare una stampella al governo e di far mancare tutti i suoi rappresentanti, nel tentativo di compromettere ormai irrimediabilmente la conversione in legge del dl Elezioni.
Con 158 favorevoli su 162 presenti, l’aula di palazzo Madama   ha invece dato il via libera definitivo al decreto che accorpa in un’unica tornata le prossime elezioni.

(da agenzie)

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REGIONE LOMBARDIA: ALTRI SETTE MILIONI ALL’OSPEDALE FIERA DI MILANO

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

SOLDI PUBBLICI PER TENERE APERTO UN OSPEDALE INUTILE ALTRI DUE MESI

L’Ospedale della Fiera di Milano riceverà  altri 7 milioni di euro per i 221 posti di terapia intensiva. Lo racconta oggi Il Fatto Quotidiano in un articolo a firma di Andrea Sparaciari:
L’Astronave voluta da Attilio Fontana e concepita da Guido Bertolaso riceverà  dalla Regione Lombardia ulteriori 7 milioni (più 1,5 di Iva) di soldi pubblici, per l’acquisto di attrezzature sanitarie necessarie per rendere operativi tutti i potenziali 221 posti di terapia intensiva della struttura.
Nonostante non ospiti più alcun paziente da giorni, l’hub è destinato a rimanere alla Fiera Portello almeno per i prossimi 24 mesi, bloccando peraltro ogni progetto di riconversione dell’area.
L’ulteriore rifinanziamento del Fiera Hospital —7 milioni di euro che vanno quindi ad aggiungersi ai 17,2 milioni di donazioni, ricevute da privati cittadini e imprese, e già  spesi — è scritto nero su bianco nel “Piano di riordino della rete ospedaliera”, inviato martedì scorso da Regione Lombardia al ministero della Salute
È il documento col quale ogni regione spiega come intende ristrutturare i propri ospedali alla luce dell’emergenza Covid, e per far fronte a un’eventuale seconda ondata.
Alla Lombardia era richiesto di assicurare 0,14 posti letti di terapia intensiva (Ti) ogni mille abitanti, come previsto dal decreto 34 del 19 maggio 2020. Tradotto, significa trovare 1.446 letti di intensiva e 704 di semi intensiva.
Il Pirellone ha quindi elaborato un piano di investimenti da 222.492.252 milioni (a fronte dei 225 ottenuti col decreto Rilancio): fondi destinati alla costruzione di nuovi reparti, alla riconversione di quelli esistenti e, infine, all’acquisto delle attrezzature mediche necessarie. Ed è proprio su questa ultima voce che la giunta Fontana “ricarica” l’ennesima spesa destinata alla Fiera.
Tra costi diretti e indiretti, il Fiera Hospital si sta rivelando un buco senza fondo.
A oggi il conto recita: 17,2 milioni di donazioni private già  spesi per opere civili destinate a rimanere alla Fiera e a essere smontate una volta conclusa l’emergenza; una cifra ancora non quantificata per le attrezzature mediche già  presenti (che, sebbene date in comodato d’uso o regalate dai privati, sono state comunque pagate da qualcuno) e ora questi ulteriori 7 milioni di euro.

(da “NextQuotidiano”)

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CAPITALISMO DA RAPINA: RICICLAGGIO E BANCAROTTA, TORNA IN CARCERE IL MANAGER BLUTEC CHE DOVEVA RILANCIARE TERMINI IMERESE

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

MINI- FERRARI PER IL FIGLIO E ABBONAMENTI DA 185.000 EURO PER LA JUVENTUS

Il presidente della Blutec Roberto Ginatta, 73 anni, torna di nuovo agli arresti dopo un anno e mezzo per decisione del tribunale di Torino.
L’imprenditore torinese avrebbe dovuto rilanciare l’ex stabilimento Fiat di Termini Imerese. Ai domiciliari finiscono il figlio 26enne, Matteo Orlando Ginatta, e Giovanna Desiderato, 76 anni. Sono accusati a vario titolo di riciclaggio, autoriciclaggio e bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e da reato societario.
Con lo stesso provvedimento il gip ha disposto il sequestro preventivo dell’intero complesso aziendale della holding Mog srl, che nell’ultimo bilancio ha iscritto partecipazioni per oltre otto milioni di euro, di proprietà  di Matteo Orlando Ginatta e formalmente amministrata da Giovanna Desiderato, che controlla indirettamente la Alcar Industrie s.r.l. con sedi a Lecce e Vaie (To).
Quote societarie e disponibilità  finanziarie del valore di circa 4 milioni di euro. La società  in sequestro è stata affidata a un amministratore giudiziario che continuerà  a gestirla nell’interesse pubblico.
L’attività  costituisce la prosecuzione del filone investigativo sviluppato dal Nucleo di polizia economico-finanziaria di Palermo, inizialmente con la Procura di Termini Imerese e poi trasferito per competenza alla Procura di Torino, che ha già  portato nel corso del 2019 dapprima al sequestro della Blutec Spa, oggi in amministrazione straordinaria, e, successivamente, anche della capogruppo Metec Spa.
Roberto Ginatta già  amministratore della Blutec Spa e legale rappresentante della Metec Spa è accusato di aver distratto circa 16,5 milioni di euro di finanziamenti pubblici, erogati dalla Regione Siciliana per il tramite di Invitalia (quale referente del Ministero dello Sviluppo Economico), per sostenere il programma di sviluppo finalizzato alla riconversione e riqualificazione del polo industriale di Termini Imerese (Pa), che prevedeva la realizzazione di una nuova unità  produttiva presso gli opifici della ex impresa Fca Italy Spa per la produzione di componentistica automotive.
Il polo ex Fiat di Termini Imerese doveva diventare un centro specializzato per la produzione di componentistica automotive; invece è stato l’ennesimo tassello di una partita industriale farlocca, giocata da cavalieri indecorosi. N
iente auto, semmai, ricordano ancora le tute blu, modelli di Ferrari destinate al figlio del manager arrestato. A muovere gli ingranaggi del maxi raggiro, secondo la procura di Torino e la Guardia di finanza di Palermo, l’ex presidente di Blutec, Roberto Ginatta.
Tra le accuse l’avere commesso numerosi episodi di bancarotta fraudolenta nella gestione della Blutec e Metec Spa, mediante “comportamenti dolosi, reati societari e gravi condotte distrattive del patrimonio”, come il prelevamento del capitale sociale, la distribuzione di dividendi generati solo da alchimie contabili e persino l’acquisto di biglietti e abbonamenti da 185 mila euro per assistere alle partite di calcio della Juventus.

(da agenzie)

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CAPITALISMO DI RAPINA: SVUOTATE LE CASSE DELL’EX EMBRACO, BLITZ DELLA FINANZA NELLO STABILIMENTO

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

CONTESTATA LA BANCAROTTA DISTRUTTIVA ALLA SOCIETA’ CHE HA ACQUISITO L’AZIENDA DA WHIRPOOL

L’ex proprietaria di Embraco, la Whirpool, aveva segnalato la situazione quasi un mese fa: “Il sito di Chieri non è stato reindustrializzato dalla Venture”.
La società  che ha acquistato lo stabilmento di Riva presso Chieri non ha fatto ripartire l’azienda tanto che i lavoratori sono ancora sospesi e qualche giorno fa sono tornati a manifestare. Le casse della società  però sono vuote. Ora indaga la finanza e la procura ipotizza il reato di bancarotta distrattiva per Venture srl.
Ora sulla situazione di Embraco, però indaga la finanza.
Da questa mattina la finanza di Torino sta perquisendo gli uffici della società  in Piemonte e Lombardia. Il sito di Riva è rimasto inattivo e da qui sono partite le indagini del nucleo di polizia economico-finanziaria che hanno ricostruito grossi flussi di denaro, molti diretti all’estero, che hanno portato al prosciugamento delle casse societarie e al pignoramento delle risorse aziendali.
Il procuratore aggiunto Marco Gianoglio ha depositato lo scorso 17 giugno istanza di fallimento della Ventures stile ha ipotizzato il reato di bancarotta distrattiva.
Le perquisizioni sono in corso nello stabilimento di Riva presso Chieri, in provincia di Como e Monza, nei confronti di 4 titolari di cariche societarie e di un consulente.
Per impedire che il patrimonio societario possa essere spogliato di ulteriori beni, le fiamme gialle torinesi stanno sequestrando conti correnti, titoli e autovetture di lusso acquistate dall’azienda.
I primi a lanciare l’allarme erano stati i sindacati: avevano presentato un esposto in procura per sottolineare come i nuovi proprietari dello stabilimento di Riva di Chieri non avessero mai avviato la produzione come previsto dall’accordo firmato al Ministero dello sviluppo economico. Per i 400 operai un incubo che continua.

(da agenzie)

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IL MINISTRO DELLE FINANZE DELL’AUSTRIA: “NON CI CARICHEREMO I VOSTRI DEBITI, IL NOSTRO PAESE LAVORA E CONTRIBUISCE DI PIU'”

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

GERNOT BLUMEL: “NEL PIANO SERVONO PRESTITI, NON SUSSIDI”

“Da noi c’è massima solidarietà . Quella che rifiutiamo è un’Europa del debito. Dopo la crisi del Covid è necessario un rinnovato impegno verso politiche di bilancio sane e una riduzione del debito”.
Lo afferma il ministro austriaco delle Finanze, Gernot Bluemel, in un’intervista alla Stampa in cui ribadisce che l’Austria non intende farsi carico del debito italiano.
“La crisi del Covid va affrontata senza ipotecare il futuro dell’Ue”, avverte Bluemel, secondo cui servono più prestiti e meno sussidi.
“Siamo sempre pronti a negoziare, ma non possiamo accettare questo piano. I contribuenti austriaci pagherebbero troppo e troppo a lungo: con la proposta attuale della Commissione europea, aumenterebbe del 50% la quota che dobbiamo versare all’Ue”, sottolinea.
Inoltre “il Recovery Fund verrebbe rimborsato nel prossimo quadro finanziario europeo. In questo modo Bruxelles vorrebbe far credere che gli aiuti siano gratis, ma non è così. Tutti dovremo pagare questa enorme montagna di debiti per 30 lunghi anni”, rimarca Bluemel.
I Paesi cosiddetti “frugali” non porteranno una nuova proposta al tavolo europeo. “La nostra posizione è ben nota. Eravamo pronti a venire in soccorso ai Paesi come l’Italia con il pacchetto da 540 miliardi concordato prima di Pasqua”, dice il ministro.
“Gli Stati membri possono chiedere i prestiti del Mes, il sostegno alle piccole e medie imprese attraverso il Fondo di garanzia della Bei e soldi anche attraverso Sure, la misura contro la disoccupazione. Ora spetta al presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, trovare un compromesso”

(da agenzie)

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INTERVISTA ALLA FILOSOFA AMERICANA MARTHA NUSSBAUM: “GIUSTO ABBATTERE LE STATUE, OGNI SOCIETA’ E’ LIBERA DI DECIDERE CHI ONORARE”

Giugno 19th, 2020 Riccardo Fucile

ORIGINI E RAGIONI DELLE PROTESTE CONTRO IL RAZZISMO

Insieme alle proteste per la morte di George Floyd, la discussione sui simboli del razzismo è tornata a dominare l’opinione pubblica dall’America fino al centro di Milano.
Un dibattito che sta travolgendo statue, bandiere confederate, posti di lavoro e politiche aziendali.
Sotto l’ascia della giustizia sociale negli Stati Uniti, nelle ultime settimane, sono caduti tra gli altri: 27 statue di leader confederati o considerati modelli di odio e razzismo, direttori di giornali che hanno pubblicato opinioni considerate offensive (James Bennet del New York Times) o avallato comportamenti discriminatori (Leandra Cohen di Man Repeller e Adam Rapoport di Bon Appetit), il film Via col Vento, la serie televisiva decennale Cop TV.
C’è chi la chiama cancel culture, parola dell’anno del 2019 secondo il Macquarie Dictionary, che l’ha definita «la pratica di non supportare più le persone che sono considerate inaccettabili dal punto di vista etico».
Ne aveva parlato persino l’ex presidente Barack Obama, ammonendo i giovani che abusano della strigliata da social network per fare i conti con la Storia.
Come accade spesso nel frullatore dell’opinione pubblica del XXI secolo, quella che era una preoccupazione progressista è diventata una battaglia culturale del fronte conservatore: da Fox News a Ivanka Trump, la cancel culture è ormai l’accusa preferita degli alleati del presidente Trump per denunciare la censura del mondo liberal.
D’altra parte, molti cittadini attenti ai diritti civili vedono nella rimozione di statue e di concetti offensivi la definitiva azione di “chiarezza morale” di cui ha bisogno una democrazia matura: nel caso dell’America, l’ammissione che il liberalismo americano si fondi — fin dalle origini — sulla discriminazione razziale degli afroamericani. Una verità  a cui sarebbe arrivato il momento di arrendersi.
Complicato orientarsi per chi non si riconosce nè con chi urla alla censura, nè tantomeno con il moralismo riparatore: perchè, se è vero — come dimostrano le periodiche stragi ad opera di suprematisti bianchi — che dietro quelle bandiere e statue ci sono ancora centinaia di persone che lavorano al progetto di eliminazione (fisica) della diversità , allo stesso modo non si possono non ricordare le parole del presidente Kennedy: «Non abbiamo paura di affidare al popolo americano fatti spiacevoli, idee straniere, filosofie aliene, e valori competitivi. Perchè una nazione che ha paura di lasciare che il suo popolo giudichi la verità  e la falsità  in un mercato aperto è una nazione che ha paura del suo popolo».
Open ha dunque chiesto aiuto a uno dei filosofi politici più autorevoli del nostro tempo, l’americana Martha Nussbaum.
Docente all’Università  di Chicago, autrice di decine di libri (l’ultimo pubblicato in Italia è La tradizione cosmopolita. Un ideale nobile ma imperfetto) e pubblicazioni, vincitrice del premio Kyoto (il “nobel della filosofia”), la filosofa è da sempre una delle osservatrici più acute delle dinamiche politiche e sociali del suo Paese.
In The Monarchy of Fear lei descrive il concetto di “rabbia retributiva” e lo definisce un istinto “profondamente umano” della persona ma “normativamente problematico” perchè lesivo della collettività . Le proteste contro il razzismo e la violenza della polizia rientrano in questa categoria?
«Il contenuto cognitivo della rabbia si compone di due parti. La prima è il pensiero che un danno serio sia stato inflitto per sbaglio a qualcosa o qualcuno a cui teniamo molto. La seconda è il desiderio di una restituzione del danno subito a chi ce lo ha inflitto. Aristotele dice che per questo la rabbia è contemporaneamente dolorosa, come effetto del danno subito, e piacevole, perchè si nutre del desiderio di una vendetta. Tuttavia è possibile separare queste due parti: se, come suggerisco, realizziamo che la ritorsione è vuota e inutile — non aggiusta il passato e non rende le cose migliori per il futuro — ci libereremo di quella componente per focalizzarci solo sulla prima, l’unica che conta davvero: il riconoscimento di un torto subito. Se a questa consapevolezza si associa una strategia per rendere il futuro migliore, allora si parla di rabbia di transizione, che è quella che guarda avanti per affrontare il futuro. Martin Luther King ha fatto la stessa distinzione, io mi ispiro molto a lui. Ha addestrato i suoi seguaci a trasformare la loro indignazione in soluzioni future costruttive e a liberarsi dagli obiettivi di vendetta. Diceva che la rabbia deve essere purificata e cristallizzata. Di fatto, io vedo molte delle proteste di oggi come costruttive e non retributive. Tutti abbiamo fantasie retributive, una molto comune di questi tempi è augurarsi che chi ci ha fatto del male si ammali di Coronavirus…ma quello che è lodevole delle proteste attuali è che guardano a soluzioni strutturali costruttive».
Eppure c’è chi sostiene che l’approccio dei manifestanti sia radicale e non tenga conto della complessità  sociale ed economica legata a certi interventi: la riforma della polizia, per esempio.
«Defund The Police di per sè non è uno slogan felice, ma in realtà  implica che dovremmo sostenere tutte le persone fin dalla nascita e non affidarci al sistema di giustizia penale per risolvere problemi che avrebbero dovuto essere evitati con una buona alimentazione, una buona assistenza sanitaria, il sostegno alle famiglie, l’istruzione e le opportunità  di lavoro, un alloggio decente. Ne discuto nel mio libro Anger and Forgiveness: immaginate genitori che hanno trascurato i loro figli, che non sono riusciti a nutrirli, a educarli, a dar loro buone prospettive di vita e poi — dopo che questo atteggiamento ha prodotto comportamenti antisociali — hanno usato la forza per schiacciarli. Nessun genitore amorevole si comporterebbe così. Eppure la mia società  si comporta in questo modo, affidandosi alla polizia e alle carceri per risolvere i problemi che le istituzioni disuguali hanno creato. Jeremy Bentham lo disse già  nel 1785: la punizione dovrebbe essere vista come una confessione del fallimento della società . Finalmente riusciamo a vedere questa importante verità , anche se abbiamo un lungo cammino da percorrere per trovare delle buone soluzioni».
Insieme all’economista premio Nobel Amartya Sen lei sostiene che un Paese evolve quando gli individui hanno maggiori capacità  — intese come opportunità  — di conseguire funzionamenti di valore. Il movimento anti-razzista si colloca in questa prospettiva?
«Non c’è un programma o una piattaforma definitiva, ma il movimento sembra muoversi verso un insieme di diritti sociali ed economici che valgono per tutti gli americani, avvicinando così gli Stati Uniti alle democrazie sociali europee. Una prospettiva che ho sempre condiviso: penso che l’assistenza sanitaria non sia un privilegio ma un diritto, così come un alloggio adeguato e l’accesso all’istruzione universitaria».
Rinominare o rimuovere i simboli è una forma di giustizia tardiva o di “cultura della cancellazione”? Una parte dell’opinione pubblica europea fa fatica a capire e parla di furia iconoclasta.
«Prima di tutto, le cose vengono sempre rinominate. Non c’è permanenza nella denominazione di un edificio o di una strada. Lo stadio dove giocano a baseball i White Sox ha avuto quattro nomi nel corso degli anni. Uno dei motivi per cui i nomi vengono cambiati è che ci rendiamo conto che quella non è una persona che vogliamo continuare a onorare. Il movimento per abbattere le statue dei leader confederati va avanti da molto tempo, e molte di queste statue sono state rimosse. Ora ha acquisito un nuovo slancio. Il fatto che abbiamo ancora basi dell’esercito che portano il nome di generali confederati è assurdo. In primo luogo, erano traditori, e quale soldato vuole servire in una base che porta il nome di un traditore? Secondo, sia Braxton Bragg che John Bell Hood erano semplicemente dei generali terribili, modelli di incompetenza. A questo si aggiunge, naturalmente, il fatto che quei nomi sono stati raccomandati dai bigotti del Sud che volevano glorificare la parte perdente della guerra civile. Il nostro esercito moderno è composto quasi per metà  da afroamericani: questi nomi sono un oltraggio al loro servizio. Per questo i capi dell’esercito sono certamente disposti a prendere in considerazione la possibilità  di cambiare nome. L’Europa ha avuto i suoi problemi con la ridenominazione, dato che i leader un tempo onorati (Hitler, Stalin, Mussolini, i capi tedeschi della Ddr) sono caduti e i loro crimini sono stati riconosciuti. Non dovrebbe esserci alcuna difficoltà  a capire questo: Leningrado era San Pietroburgo prima di essere Leningrado, e ora è di nuovo San Pietroburgo… Credo che le persone non stiano abbastanza attente prima di attribuire un nome a qualcosa. Quando mi è stata offerta una cattedra con un nome (la cattedra di Diritto ed Etica di Ernst Freund) non ho accettato l’offerta prima di fare molte ricerche su Freund, e alla fine ho concluso che era un individuo molto ammirevole, e un difensore di idee che ritengo importanti — come quella che le scienze umane siano una parte essenziale dell’educazione giuridica. E quindi ho detto sì».
Oltre le statue, stanno “cadendo” molte personalità  in questo periodo, e opere d’arte come Via col Vento vengono messe in discussione.
«È logico che si venga licenziati se si compie discriminazione razziale perchè è una pratica illegale. Se la discriminazione c’è stata, la cancel culture non c’entra nulla. Se invece si tratta solo di un pettegolezzo da social media è diverso, e dovremmo resistere alla demonizzazione delle persone sulla base di insinuazioni e delazioni. Per quanto riguarda le opere d’arte: Via col Vento non è sparito dal catalogo, ma viene temporaneamente ritirato fino a quando non si potrà  produrre una nuova edizione, con spiegazioni storiche e contesto. Le nostre leggi del linguaggio sono molto permissive, molto più di quelle europee. Non abbiamo alcun reato penale di diffamazione di gruppo o di discorsi di odio di gruppo. Quindi circolano molti discorsi pieni di odio, cosa che non accade ad esempio in Germania, dove il discorso antisemita è legalmente proibito. Noi americani abbiamo scelto di affrontare la questione non sottraendo i discorsi ma aumentandoli: criticando e spiegando. Recentemente la Germania ha iniziato a muoversi nella nostra direzione: il Mein Kampf di Hitler è stato illegale per molti anni. Non poteva essere pubblicato o venduto — mentre negli Stati Uniti era liberamente venduto e chiunque poteva ordinarlo su Amazon. Il risultato fu che i tedeschi non erano pienamente consapevoli di quanto fosse grave l’antisemitismo di Hitler. Credo che sia stato un errore perchè dovremmo conoscere e capire i mali del nostro passato…Alla fine la Germania ha permesso la pubblicazione del Mein Kampf, ma solo in una massiccia edizione critica con molti commenti e spiegazioni. L’opera in due volumi pesa circa 7 kg! Ne ho ordinato due copie su Amazon e si è rivelato un pacco molto pesante…».
Cosa spinge a cancellare o rimuovere?
«Nel caso della Germania, credo sia stato il loro modo di assicurarsi che l’opera non venisse usata per scopi propagandistici o per raccogliere il sostegno dei movimenti neonazisti. Qualcosa del genere lo stiamo facendo con Via col vento: produrre un’edizione che renderà  difficile romanticizzare la Confederazione. Solo che il pubblico americano ha un’attenzione più limitata rispetto a quello tedesco, quindi sono sicura che la nuova edizione non sarà  così pesante come l’edizione tedesca del libro di Hitler».

(da Open)

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