Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile
LEGA 25%, PD 21,4%, M5S 17,2%, FDI 14,4% FORZA ITALIA 7,6%
Tra il partito di Matteo Salvini e quello di Nicola Zingaretti solo 3,6 punti percentuali di
distanza.
La Lega resta il primo partito al 25 per cento, ma ha perso mezzo punto percentuale.
Una nuova flessione che porta il partito di Salvini lontanissimo dai record della scorsa estate.
Segue il Pd al 21,4 che recupera lo 0,5. Sono questi i dati sulle “intenzioni di voto” secondo l’ultimo sondaggio di Ixè per il programma Cartabianca
Cala di 0,3 punti anche l’altro partito di maggioranza, il M5S, sceso al 17,2.
Crescono di misura (+0,1%), il partito di Giorgia Meloni, assestato al 14,4, quasi il doppio di Forza Italia che recupera un +0,2 per cento (7,6 per cento).
Sotto la soglia del 5% seguono Europa Verde (2,3, -0,1 per cento), La Sinistra (2, -0,4 per cento), Italia viva (1,9, +0,4 per cento), +Europa (1,7, +0,1).
Rispetto ai dati di tre mesi fa, la Lega ha perso due punti, il Pd 1,1, il M5S invece ha recuperato 1,6 per cento.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile
LA PROVENIENZA DEI CONSENSI: 3,7% M5S, 2,5% PD, 2% CENTRODESTRA, 3% ASTENSIONISTI
La rilevazione di Ixè indaga anche il potenziale elettorale di una lista Conte, dopo che alcuni sondaggi in questi giorni avevano fornito numeri roboanti per un raggruppamento politico con in testa l’attuale presidente del Consiglio che però non è stato mai formato nè da Palazzo Chigi sembrano avere l’intenzione di provarci
Secondo Ixè il potenziale di una lista Conte, ovvero gli elettori che valuterebbero la possibilità di votarla, è il 12%; la provenienza elettorale è in massima parte dal MoVimento 5 Stelle e dal Partito Democratico, che avrebbero così tutto da perdere da questa nuova aggregazione, ma pesca anche una quota significativa di elettori dal centrodestra (sicuramente senza intaccare i voti di Salvini e Meloni, però).
Questo potenziale si accompagna ad una piccola, ma ormai confermata da circa un mese, erosione del gradimento del Governo (55%), che sconta il relativo aumento delle critiche sulla gestione della pandemia: il 61% giudica positivo l’operato del Governo nell’emergenza, ma tale quota un mese fa raggiungeva il 71%.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile
FLORIS COSTRETTO A RICORDARGLI CHE E’ PERICOLOSO… SALVINI STA FACENDO POLITICA SULLA PELLE DEGLI ALTRI
“Ci hanno crocifissi per delle manifestazioni pulite, pacifiche, ordinate, mascherinate il 2
giugno quando prima e dopo a sinistra hanno combinato la qualunque in qualunque piazza”:
Matteo Salvini a DìMartedì parla con Giovanni Floris delle mascherine che non ama mettere e quando il conduttore gli fa notare che lui è un leader politico e dovrebbe dare l’esempio risponde: “Io ritengo che gli italiani abbiano diritto di tornare a vivere”.
E quando Floris gli fa notare che questo non c’entra niente la mascherina risponde: “Posso mentre parlo con una persona togliermi la mascherina?”.
No, se non sto a un metro e mezzo no, gli risponde il conduttore e lui torna a parlare degli altri e chiede di vedere le foto di altre manifestazioni senza mascherina.
L’atteggiamento e le risposte di Salvini sulla questione della mascherina non sono una novità . Anche qualche giorno fa in Molise ha continuato a scattarsi foto senza mascherina insieme a tante persone senza rispettare nessuna delle regole del distanziamento sociale. Anche in questo video girato a Fermo nelle Marche si vede che non le indossa mai.
E per capire le ragioni di questa scelta bisogna notare che anche altri leader politici come Jair Bolsonaro o Donald Trump sono particolarmente allergici al dispositivo di protezione individuale tanto da non farsi mai ritrarre indossandolo.
Perchè è evidente che con questo atteggiamento Salvini intende intercettare ed esprimere vicinanza alle frange che in tutti i paesi e quindi anche in Italia protestano contro l’utilizzo dei dispositivi e ritengono le regole di distanziamento sociale un’imposizione inutile o, in certi casi come gli sciachimicari presi ad esempio dal Giornale di Sallusti, pericolosa.
Non portando la mascherina Salvini non usa un gesto di cortesia nei confronti di una signora come vuole far credere, ma sta facendo politica.
Ma il suo atteggiamento, come è stato spiegato in più occasione da tutti gli organi di igiene pubblica, è pericoloso. E quindi il problema è che sta facendo politica sulla pelle degli altri.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile
NELLA LETTERA DEL 20 MAGGIO L’AMMISSIONE CHE 40 GIORNI PRIMA ERA UNA VENDITA…E LA CIFRA DELL’ACQUISTO NON CORRISPONDE A QUELLA DELLA DONAZIONE
Ieri Matteo Salvini a proposito della storia dei camici della Regione Lombardia ha scritto su Twitter che il giornalista di Report che ha firmato il servizio (Giorgio Mottola) deve fare “una donazione da 500mila euro così almeno si mette al livello del governatore Fontana”.
Davide Milosa sul Fatto Quotidiano oggi torna sulla vicenda dei camici della Regione Lombardia prima venduti e poi donati da DAMA SPA, azienda di proprietà della moglie del cognato del presidente Attilio Fontana.
E nota che:
Davanti ai dubbi di un conflitto d’interessi per un’azienda molto vicina al presidente della Regione, l’amministratore della Dama Spa spiega che fin dall’inizio questi camici dovevano essere donati. Eppure per una incomprensione dei suoi collaboratori ad Aria è arrivata un’offerta commerciale. Che sarà poi trattata dal direttore generale Filippo Bongiovanni attraverso un affidamento diretto. Ora la posizione della Dama Spa si chiarisce in una mail che Andrea Dini invia al dg di Aria. Il messaggio porta la data del 20 maggio. Si legge: “Egregio dottor Bongiovanni, come anticipato per le vie brevi, la presente per comunicarle che abbiamo deciso di trasformare il contratto di fornitura in donazione”.
Il contratto portala sigla: IA.2020.0019646.
Due cose: la data. Dal 16 aprile al 20 maggio passa oltre un mese. In questo tempo la Dama non si è accorta del fraintendimento interno spiegato da Dini.
Il verbo usato (“trasformare”) conferma che la pratica è partita da Dama come una offerta commerciale alla Regione, poi trasformata appunto in donazione.
Nella mail Dini non illustra a Bongiovanni il fraintendimento dei suoi collaboratori di cui invece parla poi a Report.
*Sempre nella mail, il presidente del Cda di Dama scrive che “emetteremo nota di credito per la fattura n. 10865 del30 aprile per un valore di 247.308 euro, nonchè emetteremo fattura per donazione di euro 112.164 per quanto riguarda i camici consegnati a maggio”.
Ora, calcolatrice alla mano, si arriva a 359.472 euro. Una bella cifra ma non uguale a quella scritta nell’ordine di fornitura firmato da Aria e cioè 513 mila euro. È vero anche che sui 513mila euro bisogna togliere il 22% di Iva, arrivando così a un cifra simile.
Sempre Dini spiega: “Certi che apprezzerete la nostra decisione, vi informiamo che consideriamo conclusa la nostra fornitura”. Se donazione è stata sembra, nei numeri, inferiore alla cifra fissata nel contratto di Aria.
E allora ecco la nostra modesta proposta: Mottola potrebbe farsi dare 500mila euro da Regione Lombardia e poi, un mesetto dopo, fare una donazione da 500mila euro a Regione Lombardia. Così sì che si metterebbe al livello di Fontana
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 10th, 2020 Riccardo Fucile
TRADOTTO: I DELINQUENTI STANNO AL SUD, NON CERTO IN LOMBARDIA “MODELLO POLITICO, MORALE ED ECONOMICO GUIDATO DA UN GOVERNATORE INTEGERRIMO E CAPACE”
Il sommario cita gli appalti truccati ma qui il concetto è invece più stocastico nonchè
interessante ed è sottolineato alla fine: “Ma lo sport nazionale è attaccare Fontana”.
Ora, non sia mai che voi pensiate che Farina e Libero stanno — appunto — cercando di cambiare discorso per non parlare di come l’acquisto di camici per 533mila euro di Regione Lombardia venduti dall’azienda della moglie e del cognato di Fontana sia diventato una donazione dopo che Report ci ha ficcato il naso.
Queste sono assolute casualità e honni soit qui mal y pense. Si tratta invece di una ponderata argomentazione di cui vi postiamo soltanto una piccola anteprima:
“E questa regione, con i suoi dieci milioni e passa di abitanti, e i suoi 16.300 morti da Covid la cui catasta non ha meritato la visita del capo dello Stato, a essere ancora sotto attacco. Non bisogna essere ingenui. L’attacco mediatico e politico, seguito subito da quello giudiziario (fascicolo senza ipotesi di reato e senza nomi di indagati, ma fa brodo anche la zampa della gallina) ad Attilio Fontana, è sì contro un singolo, maoisticamente però serve a educare tutti i lombardi. Avvocato integerrimo e capace, è da mesi assaltato, vivisezionato, appeso con Wanted sulle prime pagine perchè è il governatore di questo strano mondo superiore (in latitudine, reddito, sanità , amministrazione pubblica, produttività , occupazione) che l’idiozia italica dominante, nel momento della sua debolezza nella catastrofe da virus, vuole sottomettere al neo-statalismo giallorosso. La Lombardia come modello economico, morale e politico era (ed è) un’alternativa radicale allo status quo
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
LA MARCHETTA AGLI EVASORI FISCALI DEL GOVERNO GIALLOVERDE NON SONO SERVITI A UNA MAZZA, COME ABBIAMO SEMPRE SOSTENUTO: SONO SOLO UN INSULTO AGLI ONESTI
Ammontano a 19,9 miliardi totali, con un incremento del 3,4% rispetto al 2018, le risorse recuperate lo scorso anno grazie alle attività ordinarie e alle misure straordinarie di contrasto all’evasione fiscale.
Che però sottrae alle casse dello Stato molto di più, oltre 100 miliardi l’anno. Quest’anno, causa Covid, i dati non sono stati annunciati dall’Agenzia delle Entrate a marzo ma sono riportati in uno degli allegati al Documento di economia e finanza.
Le Entrate hanno riscosso quasi 17 miliardi dalle ‘ordinarie’ attività di controllo, circa il 4% in più rispetto al 2018 (16,2 miliardi).
Di questi, 11,7 miliardi derivano dai versamenti diretti su atti emessi dall’Agenzia, 2,1 sono frutto dell’attività di promozione della compliance (+18%) e 3 miliardi il recupero derivante dalla riscossione coattiva di competenza, in calo del 4%.
Dalle misure straordinarie introdotte o prorogate dal governo gialloverde invece sono arrivati 3 miliardi: solo 2,1 miliardi (-19% rispetto al 2018) dalla proroga della rottamazione delle cartelle (risalente al periodo precedente) e la misera cifra di 900 milioni dalla definizione agevolata voluta da Salvini.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO 4 ANNI DI CARCERE, ORA HA APERTO UN RISTORANTE A MONTEVERDE… I SUOI RAPPORTI CON BERLUSCONI, DE GREGORIO E TARANTINI
“Lo spaghetto ai ricci di mare lo facciamo secondo la ricetta di Procida. A crudo. Mettiamo la polpa e
l’acqua del riccio in una terrina con una fogliolina di menta. Nessuna mantecatura: il riccio non vale una padella”.
Valter Lavitola da due anni si occupa di questo: linguine, spigole, frutti di mare. Riparato dagli occhi del mondo, un bistrò di due stanze e una dozzina di coperti a Monteverde, quartiere borghese di Roma, distante dal centro e dai palazzi della politica.
Per oltre 20 anni è stato a fianco del potere vero: prima Bettino Craxi, poi Silvio Berlusconi. È lui che ha scoperto per B. il documento sulla casa di Montecarlo che ha distrutto la carriera di Gianfranco Fini; è lui che ha consegnato i soldi di B. a Sergio De Gregorio nell’operazione che ha fatto cadere il governo Prodi; è lui che pagava per conto di B. Gianpi Tarantini, l’uomo che si occupava degli svaghi privati dell’ex premier (traduzione: le prostitute).
Ora Lavitola spadella, occasionalmente, e il resto del tempo lo passa in sala. Non gli manca il senso dell’ironia: “Prima facevo cadere i governi, facevo la guerra a Prodi e Fini. Adesso faccio la guerra a queste due aiuole qui davanti”, e indica il marciapiede fuori dal locale. “Non mi fanno mettere i tavolini all’esterno. Appena ci ho provato sono arrivati i vigili”.
Ha avuto una vita pazzesca, tutta in mare aperto. Imprenditore ittico con entrature in America latina, poi nuotatore spericolato, sotto il pelo dell’acqua, nelle correnti più scure della politica italiana. Istintivamente simpatico, affabulatore, un po’ mitomane, con frasi da caratterista di Sorrentino: “Solo di due cose ho paura, di Dio e di Valter”. Non si capisce dove inizia la leggenda e dove finisce la realtà . “Cos’ero io per Berlusconi? Giuro che non lo so. Ma ci sono solo due tipi di persone: chi è affidabile e chi è inaffidabile. Io ero affidabile”.
Affidabilmente si occupava di affari pubblici e privati: “La famosa festa in Brasile dopo gli accordi con Lula? L’ho organizzata io. A San Paolo avevo contatti. Portai un giro di fiche spaziali. Ma Berlusconi non fece niente, era con la ‘dama bianca’” (Federica Gagliardi, poi arrestata per traffico di cocaina). Le abitudini del premier erano notorie: “Aveva una rubrica fissa di 23 putt…, le chiamava ‘fidanzate’. Capisce cosa significa per la sicurezza di un uomo così potente? Quando andavano da lui, impediva pure che venissero perquisite”.
Lavitola ha un talento da narratore. La casa di Montecarlo? “Per lo scoop mi aiutò un amico dell’Mi5, i servizi inglesi. Berlusconi mi diede 500mila euro ma non bastarono, ne aggiunsi altri di tasca mia. Non pensavo che avrebbero squagliato Fini così”.
La compravendita di De Gregorio? “I 3 milioni che diedi a Sergio servivano per liquidarlo dall’Avanti! (il giornale socialista riesumato da Lavitola, ndr), dove lui e la moglie avevano uno stipendio da 5mila euro. Per far cadere Prodi invece gli promisero la presidenza della commissione Difesa e la rielezione al Senato”. I soldi di Tarantini? “Quelli li portavo io, ma con il giro delle prostitute non c’entravo niente. Ho conosciuto la moglie di Tarantini nel 2010, è per l’amicizia con lei che davo una mano alla famiglia”.
Dopo la ruota del potere, il carcere: tentata estorsione, ovviamente ai danni di B. “Ridicolo. Con lui c’era un sistema di mutua assistenza consolidato. Quando uno doveva un favore all’altro, non c’era nemmeno bisogno di chiedere. Pensate che dovessi minacciarlo?”. Eppure… “Quando sono tornato dalla latitanza tutti pensavano che l’avrei rovinato. Avrei potuto raccontare tutto. E invece mi sono fatto 4 anni interi, nemmeno un giorno di pena sospesa. In una cella con 11 persone, c’era pure uno che aveva ucciso il padre con la balestra. Ho fatto la galera per Berlusconi”.
Questo ristorante è la sua catarsi: “Gli dedico 12 ore al giorno. A volte vado di persona a fare le aste del pesce all’alba, a Fiumicino o Terracina”. L’adrenalina di prima, dice, non gli manca: “Sono andato a tremila per tanti anni, non potevo continuare. Mi piacerebbe svernare ai Caraibi, ma non posso. Per fortuna c’è il ristorante. Guardate Sergio che fine ha fatto”. Ancora De Gregorio, amico fraterno e padrino di cresima, arrestato la settimana scorsa: “Hanno scritto che andava a fare le estorsioni ai bar. Non ci credo. Poi tutto è possibile… lui a differenza mia non ha mai capito che era finita un’epoca. Ma gli vorrò sempre bene”.
Valter Lavitola sembra finalmente un uomo in pace, libero. Ma gli resta un cruccio: “Sto per fare causa a Berlusconi. Ho diritto a un risarcimento. Non mi ha mai ristorato dei danni”. Alla fine si parla sempre di ristorazione.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
PD SEMPRE PIU’ IRRITATO DAL PREMIER, M5S E LEU BOCCIANO COLLAO, PROGRAMMA ANCORA IN ALTO MARE
“Gli stati generali dell’economia sono contestati anche dai partiti di maggioranza” ha buon gioco a dire Mariastella Gelmini sul far della sera, proprio mentre Giuseppe Conte a Palazzo Chigi incontra i ministri.
E’ la novità delle ultime ore, un antipasto degli incontri che dovrebbero iniziare venerdì, per i più ottimisti, “una perdita di tempo, un contentino”, a sentire un colonnello del Pd.
Finchè la situazione era calda e in gioco c’erano provvedimenti da cui dipendeva la sopravvivenza degli italiani i partiti di maggioranza sono andati in buon ordine dietro il premier. Su un piatto freddo come gli incontri ideati dal presidente del Consiglio sono esplose tutte le tensioni covate sotto il tappeto negli ultimi tre mesi.
I Dem sono ancora scottati dai tempi e dai modi scelti da Conte.
Andrea Marcucci, capogruppo al Senato, la sintetizza così: “E positivo iniziare un confronto che deve essere rapido ed approfondito con gli Stati generali. Vorrei però ricordare a tutti che è il Parlamento il luogo dove si discutono ed approvano le leggi, soprattutto in una fase cosi’ delicata ed importante, non Villa Pamphili”.
C’è qualcosa che scricchiola intorno all’avvocato del popolo. Nicola Zingaretti continua a ripetere incessantemente che altri schemi non esistono, ma i distingo con il premier si sprecano, la freddezza con Dario Franceschini non si scioglie. “Facciamo questa cosa inutile – continua il colonnello del Nazareno – ma poi mettiamoci a lavorare sul serio. L’emergenza ci ha costretto a fare determinate cose, e anche su quelle Palazzo Chigi è arrivato in ritardo, se non ci diamo una mossa in autunno saremo travolti”.
Dal ministero dell’Economia continuano a dire che “noi non ne sappiamo nulla”, nonostante il Mef dovrebbe essere il pivot dell’evento, e nonostante Conte smentisca tensioni con Roberto Gualtieri. Così come, per ben due volte, la presidenza ha smentito la frase riportata da alcuni giornali “c’è un pezzo di stato che rema contro le riforme e contro il governo”, un tentativo infruttuoso di arginare i sospetti che albergano a Palazzo che un pezzo di deep state stia remando per un cambio al vertice del paese.
Oggi Conte ha incontrato i ministri Manfredi, Provenzano, Amendola e i capi delegazione Di Maio e Franceschini. Domani gli altri, forse anche delegazioni della maggioranza,mentre Vito Crimi ha dato il via una consultazione parallela con i suoi per un pacchetto di proposte da portare sul tavolo. Che non sono quelle di Vittorio Colao. Anzi, i 5 stelle hanno visto come fumo negli occhi il paper messo a punto dalla task force, che ha lasciato freddo anche il Pd. Leu, con Nicola Fratoianni, è stata categorica: “Quel piano va lasciato nel cassetto”.
Il Palazzo è ricolmo di veleni, e non si spengono le voci che la manina che lo abbia diffuso abbia sede proprio a Palazzo Chigi.
Se così fosse, è stato un boomerang. Perchè la contrarietà di tutti (fatto salvo per Italia viva) al metodo e al merito delle proposte sta mettendo in forte imbarazzo Conte.
Al punto che il documento Colao “sarà uno degli spunti di riflessione” da cui partire, e il manager sarà probabilmente presente agli stati generali, ma il piano non verrà presentato nella sua interezza.
Raccontano che l’intenzione del premier fosse quella di partire proprio da un duetto con l’ex ad di Vodafone. Ma che dopo aver visto le reazione dei partiti della sua maggioranza abbia deciso di archiviare con meno rumore possibile il lavoro della task force.
Chi si è occupato del dossier racconta di un cortocircuito: “La task force doveva essere l’equivalente del Comitato tecnico scientifico sul versante economico, dare idee di pronta applicazione per il post lockdown. Ma il decreto Rilancio è stato fatto prima, e per non dire che il lavoro è stato inutile lo si è riconvertito in un’analisi sul lungo periodo che però nessuno voleva perchè nessuno è disposto ad accettarla”.
Tradotto: già i partiti di governo litigano su ogni scelta, figuriamoci se ci mette bocca pure un soggetto terzo. “Mi sembra che sia in atto un vero e proprio tiro al bersaglio” commenta Anna Maria Bernini, mentre Matteo Salvini ha offerto un suo personalissimo bacio della morte al piano manifestando il suo gradimento.
I giochi in atto sugli stati generali hanno lo sguardo lungo di una maggioranza che fatica a trovare una quadra nel dopo emergenza e che teme per la sua stessa sopravvivenza, con i 5 stelle che con il passare delle ore diffidano sempre più del Pd, con il Pd che ritiene sempre più inaffidabili i 5 stelle e con tutti che sospettano di Matteo Renzi.
“Ma come possiamo andare avanti con questi se non riusciamo nemmeno a decidere insieme chi far governare ad Ancona?” si chiedono al Nazareno guardando le possibili intese per le regionali sgretolarsi una dopo l’altra e rimanendo aggrappati allo spiraglio ligure.
In questo quadro degli stati generali si ha ancora solo una vaga cornice. Venerdì sono attese le opposizioni, che Conte vorrebbe vedere separatamente anche vista la linea non ostile di Forza Italia, condizione difficilmente accettabile per il duo Salvini-Meloni, sabato la giornata europea con i possibili interventi di von der Leyen, Sassoli e Michel, lunedì le parti sociali.
Un quadro di massima nel quale ancora non si ha contezza delle “menti eccellenti” annunciate da Conte il 3 giugno (“Andrò volentieri nel caso, ma ancora non mi ha chiamato nessuno”, dice uno dei papabili”), nè dettagli sull’eventuale prosecuzione di un evento che Palazzo Chigi continua a dire articolarsi in sei o sette giorni.
Ma soprattutto la grande incognita rimane il piano di base, il documento e le idee che il governo porterà agli incontri, la piattaforma da cui partire per lanciare un confronto. La discussione di lunedì con i capi delegazione ha lasciato tutti insoddisfatti. A sera uno dei ministri confessa sconsolato: “Non sappiamo nemmeno chi va del governo, io non ho ricevuto nessun invito o sollecitazione. Non partiamo benissimo”.
(da “Huffingotonpost”)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
SUL PIANO COLAO VA IN SCENA IL TEATRO DELL’ASSURDO: CHI LO HA VOLUTO LO RINNEGA, CHI NON LO VOLEVA LO LODA… MERAVIGLIOSAMENTE ITALIANO QUESTO VIAGGIO CHE RIPORTA SEMPRE AL PUNTO DI PARTENZA
È tutto meravigliosamente italiano, questo viaggio tra le parole, leggere, incoerenti, che fanno dei
giri immensi poi ritornano a parti invertite.
La parola “Piano”, che evoca tante cose, la politica come programmazione, progetto visione quinquennale, decennale, comunque ambizioso. Piano di ricostruzione, di “Rinascita” dice qualcuno, dimentico di Gelli, ma tanto non se lo ricorda nessuno per fortuna, stavolta è di Colao, stimatissimo manager chiamato da Conte a presiedere una task force in piena emergenza.
Lavoro serio, dettagliato, settimane di approfondimento, decine di call tra esperti. Ecco, consegnato, ti aspetti che il committente lo faccia suo, con pubblico ringraziamento, altrimenti non si capisce perchè sia andato a scomodare un manager che, magari, aveva altro da fare e perchè, tra i tanti, abbia scelto proprio lui, con le sue competenze, la sua visione, le sue idee.
E invece, una volta recepito, il governo, di fatto, lo accantona. Ci sono due formule che, in politica, da che mondo è mondo fanno capire subito quando un qualcosa e un qualcuno vengono messi da parte.
Quando si dice “è un contributo, utile alla discussione” e quando si dice “è una risorsa”, che è un po’ come invitare qualcuno a farsi da parte.
Si capisce che Colao, presentato il contributo, è già destinato a diventare una risorsa, perchè “a ognuno il suo mestiere, e le scelte spettano alla politica”, cioè a coloro, scusate il gioco di parole, che, in assenze di idee, rinunciarono a fare il proprio mestiere, cedendo sovranità ai tecnici.
Chissà se, a questo punto, gli saranno concessi, almeno, gli onori di un passaggio a Villa Pamphili, desiderio mai nascosto dei presidenti del Consiglio nella fase della propria grandeur, lì dove Gheddafi piantò le sue tende per le amazzoni, in piena epopea berlusconiana.
Lì dove Renzi fu folgorato dal “Casino del bel respiro”, l’elegante altana che svetta dentro un parco di duecento ettari. Leggenda vuole che, per evitare gli ingorghi del traffico romano, ci dormì alla vigilia di un incontro diplomatico.
Niente di nuovo, nella Roma eternamente uguale a se stessa, dove gli stessi simboli hanno sedotto tanti Cesari e tanti Papi. Bettino Craxi, qualche lustro prima, aveva pensato di trasferirci la dimora del presidente del Consiglio, ma fu pressochè respinto dalle petizioni dei romani.
Dicevamo, i giri immensi poi ritornano, a parti invertite. Le parole che non ti aspetti sono quelle di Matteo Salvini, il più critico, solo qualche settimana fa verso le task force che “dimenticano settori”, perdite di tempo di fronte a un paese che rischia la fame.
Adesso, invece, apprezza: “Molti punti sono quelli che la Lega già da marzo propose al presidente del Consiglio”. Anzi, carte alla mano, viene spiegato che sul blocco delle tasse, l’eliminazione del limite della spesa in denaro contante, sblocco dei cantieri, modello Genova, taglio delle tasse sul modello flat tax e anche su investimenti su turismo e scuola, di fatto vengono recepiti, nel Piano, gli emendamenti presentati dalla Lega.
Voi capite: ciò che era una cosa seria per gli uni e inutile per gli altri diventa inutile per gli uni e utile per gli altri, chi ha voluto la task force la rinnega, chi non la voleva la loda, nella sublimazione del pirandellismo per cui nulla è come appare e nulla appare come è.
Il Piano che, come l’amore che diventa calesse, è un nonsense: non si sa cosa sia, ma non è quello che sarebbe dovuto essere, disvelatore di una politica che fa suo, su larga scala, il precetto dell’Inail ai bagnini: “Puoi salvare le vite umane in acqua, ma non puoi fare la respirazione bocca a bocca”.
Una cosa e la sua negazione, in una dimensione dell’assurdo separata dalla realtà . A palazzo Chigi ci si arrovella su come organizzare Villa Pamphili, il Parlamento è bloccato dall’ostruzionismo sulla data del voto, se il 20 o il 27 settembre, voto che sarà alla fine deciso dai presidenti delle Regioni, mentre tutt’attorno succedono cose che con la realtà hanno a che fare.
Tra un “bilaterale” e l’altro con all’ordine del giorno questi benedetti Stati Generali, per dirne una, piomba la dichiarazione del ministro delle Finanze tedesco il quale chiede di ridurre il Recovery fund da 750 a 500 miliardi, a conferma che non piovono soldi, ma che c’è una proposta, una battaglia da compiere in Europa e che solo ora inizia una trattativa vera
E allora ti accorgi che questo teatro, in fondo, con le sue parole in libertà , le sue parti invertite, la sua insostenibile leggerezza, è anche un modo per non parlare d’altro, anche all’interno della maggioranza, perchè è assurdo ma anche innocuo litigare su come fare la “campagna d’ascolto”, se di un giorno, tre giorni, tre mesi, certo meno impegnativo rispetto a tutti quei temi su cui tutta questa drammatizzazione non c’è stata: i migranti, la scuola, la cassa integrazione, i decreti che sembrano un labirinto, le semplificazioni che si complicano, eccetera eccetera.
È tutto meravigliosamente italiano questo viaggio che riporta sempre al punto di partenza.
(da “Huffingtonpost”)
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