Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
I FIGLI DI 5, 7, 10 E 14 ANNI SONO STATI ORA AFFIDATI ALLA NONNA MATERNA… PER DUE GIORNI LA RAGAZZINA PIU’ GRANDE HA BADATO AI FRATELLINI
Hanno 5, 7, 10 e 14 anni i bambini lasciati a casa da soli per un intero weekend dalla madre che ha
trascorso le sue ore lontana dai figli in un’altra casa dove ha partecipato a una festa a base di alcol e droga.
Solo domenica pomeriggio soccorsa dal personale medico a causa di un abuso di sostante stupefacenti e superalcolici ha ripreso conoscenza e allertato un conoscente affinchè si recasse nel suo appartamento per accudire i piccoli.
Quando le forze dell’ordine si sono recate in casa della donna hanno infatti trovato l’uomo che ha spiegato loro di essere arrivato poco prima allertato dall’amica: a rassicurare gli agenti ci ha pensato la più grande dei bambini, un’adolescente di 14 anni che ha spiegato di aver badato ai fratelli. “Stiamo tutti bene”, avrebbe detto ai poliziotti la piccola con fierezza.
Una storia di abbandono che arriva da Lecco e che è stata scoperta in maniera fortuita dopo che la donna, 36 anni, mamma single e di professione operatrice sanitaria, è finita in ospedale domenica 7 giugno.
A portarla lì l’ambulanza che l’ha soccorsa a causa di un malore nell’appartamento dove aveva trascorso gli ultimi giorni abusando di cocaina e alcol.
È stata lei a raccontare i dettagli ai medici che l’hanno sottoposta alle cure del caso. Non è chiaro da quanti giorni fosse in quella casa e da quante ore fosse in corso il festino che le ha poi provocato il malore. Saranno gli inquirenti a ricostruire i dettagli della vicenda nella quale a pagare il prezzo più caro però sono stati i figli della donna che è stata denunciata per abbandono di minori.
Non è chiaro cosa la donna abbia raccontato agli agenti che hanno preso in custodia i figli prima di affidarli alla nonna, madre della 36enne dove rimarranno fino a quando il giudice per i minori non deciderà del futuro dei quattro, tutti minori.
Il pubblico ministero di turno presso il Tribunale per i minorenni di Milano intanto ha disposto nei confronti dell’operatrice sanitaria il decadimento della potestà genitoriale.
(da Fanpage)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
ALICE CUTTER FACEVA PARTE DELL’ORGANIZZAZIONE NATIONAL ACTION
Alice Cutter, vincitrice qualche anno fa in Gran Bretagna di un concorso di bellezza denominato ‘Miss Hitler’, e il suo ex boyfriend Mark Jones, condannati l’8 maggio, si sono visti infliggere oggi dalla Birmingham Crown Court (Inghilterra centrale) rispettivamente 3 anni e 5 anni e mezzo di reclusione. L
La coppia è stata riconosciuta colpevole di aver fatto parte di National Action, gruppo extra parlamentare di ultradestra dichiarato illegale come organizzazione terroristica nel 2016.
Originari dello Yorkshire, nell’estremo nord inglese, Alice e Mark erano stati arrestati l’anno scorso assieme ad altri due giovani, poi processati separatamente.
L’ex miss si è sempre dichiarata innocente, ammettendo di aver partecipato a raduni dell’estrema destra, ma negando d’aver fatto parte dell’organizzazione anche se ha partecipato a raduni intitolati “Hitler was right”.
National Action fu sciolta dopo aver dato vita a manifestazioni giudicate d’istigazione all’odio, alla violenza e al razzismo, non senza slogan inneggianti all’uccisione nel 2016 della deputata laburista Jo Cox.
Jones, 25 anni, ex membro del British National Party e ingegnere ferroviario, era un “leader e stratega” che aveva un “ruolo di primo piano e attivo”, ha sentenziato la corte.
Il “piccolo gruppo segreto di neonazisti nazisti” era pronto a raggiungere i propri obiettivi attraverso il terrorismo, con la pulizia etnica di ebrei, neri, asiatici, gay e liberali. “L’obiettivo finale del gruppo era la guerra razziale a tutto campo”, ha dichiarato il procuratore Jameson. “I membri di National Action si stavano attrezzando con le armi e la capacità di produrre esplosivi”.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
TRA CORI E LACRIME IL VIDEO MESSAGGIO DI BIDEN
L’ultimo saluto a George Floyd, l’uomo di 46 anni ucciso dalla polizia di Minneapolis il 25 maggio
scorso, ha richiamato a Houston migliaia di persone.
La chiesa di Fountain of Praise della città texana è gremita e la cerimonia funebre è iniziata alle 11 di mattino, ora locale. Il rito segue le usanze della comunità afroamericana degli Stati Uniti: musica soul, cori gospel e discorsi motivazionali che incentivano le persone a «restare unite e a ricordare George lottando per i diritti umani».
Ai lati della bara con il corpo di Floyd, due grandi teli dipinti con un mezzo busto dell’uomo, raffigurato con l’aureola e le ali di un angelo. I famigliari del defunto vestono tutti di bianco. Molte le telecamere presenti a riprendere la funzione celebrata dal reverendo Al Sharpton. Alla fine della celebrazione, la bara sarà scortata fino al Dipartimento di polizia di Houston. Il corpo di Floyd sarà trasportato in una carrozza trainata da cavalli e riposerà accanto a sua madre, Larcenia Floyd.
«Lasciate che la giustizia piova come acqua, questa è la volontà di Dio», recita Al Sharpton, ma non è il solo religioso a parlare sul palco: per il funerale di Floyd si alternano più reverendi, amici e personalità , tra cui spiccano il sindaco di Houston Sylvester Turner e l’ex vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden. La parola chiave di tutti i sermoni è “love”, ma anche “justice” e “mercy” per la famiglia di Floyd.
Durante la celebrazione va in scena anche una live performance di un artista che dipinge il volto stilizzato di Floyd su una tela colorata di nero. Di tanto in tanto, in fondo alla chiesa, alcuni presenti sollevano il pugno chiuso, il simbolo delle proteste di Black Lives Matter.
Il pastore Mia K. Wright parla di «momento di connessione» in riferimento a quanto successo a Floyd: «Questo è il momento in cui Dio a riunito le persone di tutto il mondo per connetterci intorno alla vita del fratello George Perry Floyd». Da New York a Washington, intanto, arrivano immagini di decine di migliaia di persone riunitesi in contemporanea al funerale.
Ricordando la disperazione di Floyd nell’invocare l’aiuto di sua madre mentre il poliziotto Derek Chauvin gli toglieva il fiato con il ginocchio premuto sul collo per 8 minuti e 46 secondi, la reverendo Dr. Mary White dice: «Nel momento in cui ha gridato “mama, le orecchie di tutte le madri di questa Nazione si sono sollevate. Le orecchie di tutte le madri di questo mondo l’hanno sentito piangere».
«Non possiamo voltarci dall’altra parte. Non dobbiamo voltarci dall’altra parte — dice il vicepresidente degli Stati Uniti -. Questo momento e quello che è successo a George Floyd non può essere dimenticato. Il razzismo punge l’America nella sua anima».
Biden afferma che solo quando ci sarà giustizia per Floyd gli Stati Uniti imboccheranno la strada corretta verso una giustizia razziale.
«Ci sono ancora abusi sistematici che affliggono la vita degli americani — dichiara Biden, prima di rivolgersi alla figlia di Floyd, Gianna, di 6 anni -. So che hai molte domande tesoro. Nessun bambino dovrebbe porre queste domande, domande che troppi bambini neri che hanno dovuto fare per generazioni. “Perchè?”. “Perchè papà se n’è andato?”».
(da Open)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
GLI ESPERTI ITALIANI CONTESTANO LA TESI DELL’OMS
L’Oms sostiene che sia molto difficile che gli asintomatici sia fonte di contagio? Per diversi esperti
non è così. A sostenere la tesi contraria, in particolare, Giuseppe Ippolito, Giorgio Palù e Andrea Crisanti.
“Le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità stabiliscono che i tamponi devono essere eseguiti sui sintomatici e sui loro contatti, e per quanto ne sappiamo il virus è contenuto nelle secrezioni mucose degli asintomatici in quantità simili ai pazienti in cui la malattia si manifesta”, ha spiegato all’Agi Palù, microbiologo presso l’Università di Padova, commentando le dichiarazioni di Maria Van Kerkhove, epidemiologa specializzata in malattie infettive emergenti presso l’Organizzazione Mondiale della Sanità , secondo cui il contagio da parte degli asintomatici è da considerarsi meno probabile. “Inizialmente il contagio veniva attribuito solo ai sintomatici, poi studi internazionali hanno dimostrato che anche gli asintomatici possono contagiare le persone con cui entrano in contatto, da qui la necessità di eseguire tamponi alla popolazione sintomatica e non”, ricorda l’esperto, sottolineando poi che la contagiosità dipende dalla carica virale.
“Il principio che vale per tutte le malattie contagiose o communicable, per dirlo in inglese, che si tratti di un microbo, un virus, un parassita o una tossina, è che le probabilità di contagio dipendono dalla concentrazione microbica. Lo sosteneva anche l’alchimista svizzero Paracelso, ‘Omnia venenum sunt: nec sine veneno quicquam existit. Dosis sola facit, ut venenum non sit’, Tutto è veleno: nulla esiste di non velenoso. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto”, commenta ancora Palù.
Rincara la dose, parlando con l’AdnKronos, Andrea Crisanti: “Penso che sia una stupidaggine. Gli asintomatici trasmettono e basta, questa è la realtà ”.
E ancora: “Il nostro lavoro condotto su Vò Euganeo” -comune veneto fra i primi in Italia ad essere colpiti dal nuovo coronavirus e diventato una sorta di ‘laboratorio a cielo aperto’ su cui l’università di Padova ha condotto più studi ”è stato accettato su ‘Nature’ e in quell’ambito abbiamo ricostruito proprio le catene di trasmissione e dimostrato che anche gli asintomatici trasmettono” il Sars-Cov-2.
Dal canto suo, Giuseppe Ippolito spiega che per stabilire l’eventuale trasmissibilità del coronavirus da parte di persone asintomatiche o presintomatiche (che svilupperanno i sintomi successivamente) “mancano ancora prova scientifiche. I dati sono ancora limitati, non c’è certezza sulle modalità di trasmissione. Servono studi di lunga durata per avere evidenze incontestabili”.
Si tratta, dice Ippolito all’Adnkronos Salute, “sicuramente di una dichiarazione interessante perchè è ufficiale. E perchè può avere implicazioni nelle decisioni politiche di screening del virus. Ma, come ci ha insegnato questa malattia in questi mesi, a diventare ‘bugiardi’ dalla mattina alla sera non ci vuole molto. Maria Van Kerkhove non ha presentato, nella riunione di ieri, ulteriori dati rispetto a quelli che avevamo”.
(da agenzie)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
E’ PROPRIETARIO DI UN ALBERGO DOVE SPESSO E’ STATO OSPITE SALVINI
«Il 6 aprile arriviamo in vetta come territorio con la maggiore percentuale di contagi in Italia, superando la Lombardia»: Trento a partire da marzo si è piazzata ai primi posti dei contagi da Coronavirus SARS-COV-2 e COVID-19, probabilmente a causa delle piste da sci ancora aperte tra 6 e 8 marzo.
E dopo la storia degli scaldacollo a Bolzano, gli amministratori di Trento hanno continuato a invitare turisti per il week end dell’8 marzo, dopo il quale le curve del contagio sono schizzate all’insù. Report racconta che la storia si va ad incrociare con un’altra vicenda, quella dell’assessore al turismo del Trentino che è proprietario di uno dei più grandi alberghi a Pinzolo.
L’assessore Roberto Failoni è stato tra i maggiori supporter della venuta dei turisti in Trentino, è anche l’albergatore preferito di Salvini, che spesso trascorre lì le sue vacanze.
Alle telecamere di Report dice che non ci ha visto un conflitto d’interesse e che si sono attenuti al dispositivo del governo. Trento è il luogo che registra la percentuale di morti più alta in Italia per COVID-19 nelle RSA. Un medico che lavora in una residenza per anziani dice che ha ricevuto istruzioni per non mandare i pazienti al pronto soccorso perchè gli ospedali erano già saturi, ma loro non erano in grado di garantire sicurezza nelle strutture.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
INVECE CHE DEPORRE I FIORI SU QUELLA DELL’AGENTE MORTO LI HA POSTI SULLA LAPIDE DI DON FRANCO DETTO IL SARTO, PERSONAGGIO MOLTO AMATO NEL QUARTIERE
Quando Matteo Salvini ha fatto un giro a Napoli si è recato anche a Calata Capodichino, strada di
Napoli dove lo scorso 27 aprile l’agente della Polizia di Stato Pasquale Apicella è morto in un incidente stradale mentre inseguiva una banda di rapinatori.
Abbiamo raccontato che la visita è durata meno di un minuto a causa della contestazione che gli hanno riservato gli abitanti del luogo.
Ma il consigliere comunale di Napoli Gaetano Troncone si è accorto anche di qualcos’altro: ovvero del fatto che la lapide presso la quale ha deposto i fiori è quella che ricorda don Franco detto il Sarto, personaggio molto amato nel quartiere.
“Salvini si è reso conto di essersi fermato nel posto sbagliato oppure si tratta di un problema psichiatrico come dice De Luca?”, si chiede Troncone.
“Don Franco era anche detto il sindaco di Capodichino e per questo il quartiere lo ha voluto omaggiare con questa lapide abusiva. I tuoi contatti, caro Salvini, ti hanno fatto sbagliare forse perchè hanno una scarsa conoscenza del territorio”, conclude.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
DAMA, PUR ESSENDO TRA I FORNITORI DELLA REGIONE, NON HA MAI SOTTOSCRITTO IL “PATTO D’INTEGRITA'” SULL’ASSENZA DI CONFLITTI DI INTERESSE… E SE FOSSE STATA UNA DONAZIONE AVREBBE DOVUTO SEGUIRE UN ITER DIVERSO
Dopo le minacce e le diffide di Attilio Fontana, il servizio di Giorgio Mottola sui camici forniti dalla DAMA SPA, azienda riconducibile alla moglie e al cognato del governatore della Lombardia, prima a pagamento e poi in donazione arriva finalmente a Report.
La storia comincia quando Regione Lombardia chiede ad ARIA, azienda regionale che si occupa di acquisti, di comprare dispositivi di protezione individuale. Nel registro online degli acquisti ne manca uno, ovvero proprio quello di DAMA che attraverso una procedura negoziata (niente gara, aggiudicazione diretta), ha portato a casa una fornitura di camici per 513mila euro. L’affidamento diretto di denaro pubblico viene firmato da Aria, la centrale acquisiti della Regione, creata circa un anno fa su input dell’assessore al Bilancio, il leghista Davide Caparini. Negli elenchi dei fornitori presenti sul sito di Aria con molta difficoltà si trova la ditta Dama Spa.
Dama SPA è la ditta della famiglia Dini, che produce il marchio Paul & Shark: Roberta e Andrea Dini sono proprietari. La fornitura non compare nel registro ma in una pagina interna c’è un elenco di affidamenti diretti, anche se non si specifica cosa è stato venduto e a che prezzo. Compare il nome, ma non si comprende bene cosa si venda e a che prezzo. La Dama, però, è una società nota che detiene il famoso marchio Paul&Shark. Il suo ceo è Andrea Dini, fratello di Roberta, moglie di Attilio Fontana. La first lady regionale è poi parte attiva dell’impresa in quanto vi partecipa come socia al 10% attraverso la Divadue Srl. La Diva Spa, invece, detiene il 90% di Dama Spa. La Diva Spa inoltre ha come socio al 90% una fiduciaria del Credit Suisse che amministra un trust denominato “Trust Diva”.
Per questo Mottola va a chiedere a Dini dell’appalto, ma lui parla subito di una donazione: “Sono un’azienda lombarda, devo fare il mio dovere”. E Dini per una prima volta si eclissa dal citofono di casa sua, dove stava rispondendo. La fornitura è di 75mila camici e 7mila tra cappellini e calzari per 513mila euro. Si specifica che il pagamento avverrà tramite bonifico a sessanta giorni dalla data di fatturazione. Il quadro così ricostruito viene presentato dall’inviato ad Andrea Dini, che al citofono risponde: “Non è un appalto, è una donazione. Chieda pure ad Aria, ci sono tutti i documenti”. Davanti all’ordine di forniture, Dini mette giù. Poi è costretto ad ammettere: “Effettivamente, i miei, quando io non ero in azienda durante il Covid, chi se ne è occupato ha male interpretato, ma poi me ne sono accorto e ho subito rettificato tutto perchè avevo detto ai miei che doveva essere una donazione”.
Ma quando Mottola parla della documentazione, la sua versione cambia rispetto a quella iniziale che parlava di una semplice donazione: “Chi se ne è occupato ha male interpretato la cosa, io ho detto ai miei che doveva essere una donazione, abbiamo fatto note di credito e non avremo mai un euro da Area. Io non ero in azienda. I miei l’hanno fatto a mia insaputa, appena l’ho saputo…”.
Le note di credito arrivano però tra 22 e 28 maggio, quando Report comincia a occuparsi della storia, e ammontano a 359mila euro, ne mancano quindi 153mila euro. La volontà di donare però si è manifestata solo in un secondo momento: solo il 20 maggio arriva la decisione di donare tutto, prima aveva anche emesso fattura per ricevere i soldi. La restituzione coincide con le prime domande mandate da Report sulla vicenda.
Anche Fontana dice che non sapeva nulla della storia. Il Fatto Quotidiano spiega su cosa indaga oggi la procura di Milano:
Eppure l’affidamento diretto a una azienda controllata dalla moglie e dal cognato del presidente della Regione configura un imbarazzante conflitto d’interessi. Potrebbe in astratto comportare anche u n’ipotesi d’accusa di abuso d’ufficio, mala Procura milanese, in attesa di compiere accertamenti, ha aperto soltanto un fascicolo a modello 45, cioè senza indagati nè ipotesi di reato. All’ufficio diretto dal procuratore Francesco Greco era arrivata nelle scorse settimane una segnalazione proveniente dall’interno di Aria, la centrale acquisti della Regione Lombardia. Una segnalazione da Aria risulta sia arrivata anche alla Procura di Como.
DAMA SPA compare regolarmente nell’elenco fornitori della società regionale Aria. Ma a differenza di altre aziende fornitrici, non ha sottoscritto il “patto d’integrità ” del 2019, che comprende anche la dichiarazione di assenza di conflitti d’interesse. Così, in piena emergenza Covid, l’azienda aveva potuto presentare un’offerta commerciale alla Regione per la fornitura di camici, copricapi e calzari sanitari. Aria aveva accettato l’offerta, firmato l’ordine di fornitura il 16 aprile e il 30 aprile aveva ricevuto una regolare fattura, con pagamento previsto a 60 giorni. Soltanto il 22 maggio (dopo che il giornalista di Report aveva chiesto spiegazioni aDini e Fontana) erano cominciate ad arrivare in Regione note di storno di Dama spa che annullavano le richieste di pagamento.
Ma le donazioni prevedono tutt’altra procedura, spiega uno specialista, l’avvocato Mauro Mezzetti: “Intanto non basta la decisione del solo rappresentante legale: è necessaria una decisione del consiglio d’amministrazione di cui deve essere informato il collegio sindacale, perchè sia garantito che la donazione non danneggia l’azienda donatrice. Poi, se non si tratta di una donazione di beni di modico valore (e mezzo milione di euro non mi pare sia un valore modico)”, continua l’avvocato Mezzetti, “ci vuole un atto notarile, sottoscritto con la presenza di due testimoni e la redazione di una nota firmata da chi dona, da chi riceve e dal notaio”.
Non solo: “L’atto di donazione va registrato entro venti giorni — conclude Mezzetti — altrimenti scattano sanzioni, perchè le donazioni sono sottoposte a un’imposta dell ‘8 per cento,con pene pecuniarie per chi non paga”.
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
I VERBALI DEL FACCENDIERE CAIANIELLO: “GALLERA E COMAZZI ERANO EMANAZIONE DELLA GELMINI”
Ricordate? Qualche tempo fa Matteo Salvini e la Lega avevano presentato un emendamento al
Decreto Cura Italia con il quale volevano garantire l’immunità ai dirigenti delle strutture sanitarie lombardi scaricando la colpa di eventuali contagi su medici e infermieri.
L’emendamento è stato ritirato mentre circolava l’infografica che vedete qui sopra che segnalava la spartizione delle nomine tra Lega e Forza Italia in Lombardia: cambiavano 30 direttori generali su 40, di cui 24 erano appannaggio del Carroccio e 14 di Forza Italia, mentre due andavano a Fratelli d’Italia.
Oggi Repubblica Milano pubblica invece i verbali degli interrogatori di Gioacchino Caianiello, ex di Forza Italia, considerato il “ras” delle nomine e degli appalti pilotati, arrestato nell’inchiesta “Mensa dei poveri” un anno fa ed è interessante leggerli per comprendere come funziona il sistema delle nomine della sanità e capire perchè ogni volta che si presenta un problema tutti si difendono tra di loro:
«Nella provincia di Varese Forza Italia ha avuto difficoltà a esprimere dei candidati espressione del territorio, essendo i direttori generali indicati in quota Forza Italia scelti a livello regionale».
Dopo aver indicato alcune nomine durante la giunta Maroni, Caianiello, assistito dall’avvocato Tiberio Massironi, parla degli ultimi anni. «Per quanto concerne le nomine verificatesi dopo l’insediamento della giunta Fontana, la relativa scelta in quota Forza Italia è stata effettuata dal capogruppo di Forza Italia Gianluca Comazzi, dall’assessore alla Sanità Giulio Gallera, dal vicepresidente regionale Fabrizio Sala e da Fabio Altitonante», consigliere forzista arrestato nell’inchiesta.
«Faccio presente – spiega – che Comazzi e Gallera sono i principali uomini di riferimento della Gelmini in consiglio regionale».
Secondo il “burattinaio delle nomine” «è stata Gelmini a sostenere le candidature di Comazzi e Gallera in Regione e poi ha ottenuto in favore di Gallera la riconferma nell’assessorato alla Sanità ».
Caianiello spiega poi che di fronte alla «assenza di riconoscimenti di Forza Italia varesina di direttori generali di strutture ospedaliere, più volte ho rappresentato a Gelmini e Comazzi la necessità di una compensazione in nostro favore presso altri enti».
Sarebbero nate così le proposte per nomine in altri organismi, come per esempio Aler. «La nomina in quota Forza Italia dei dg nelle province di Bergamo e Brescia sono state invece ad appannaggio della Gelmini». Al governatore Fontana, Caianiello riconduce anche la nomina di Giuseppe Bonomi «all’interno della Cittadella della Salute» a Sesto, «essendo Bonomi una persona particolarmente vicina al presidente, avendo anche fatto parte dello studio legale Fontana – Marsico».
(da “NextQuotidiano”)
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Giugno 9th, 2020 Riccardo Fucile
COLLUSIONI CON LA CAMORRA
Ci sono anche i tre fratelli del senatore di Forza Italia Luigi Cesaro nell’inchiesta condotta dai carabinieri del Ros sulle ramificazioni dei clan camorristici Puca, Verde e Ranucci, attivi nella zona di Sant’Antimo, nella periferia settentrionale di Napoli.
Il gip di Napoli Maria Luisa Miranda, che ha firmato le 59 misure cautelari notificate dai carabinieri del Ros nel Napoletano, nell’ambito di un’inchiesta della Dda su presunte collusioni tra politica e camorra a Sant’Antimo (Napoli), si è riservato di prendere una decisione in relazione alla posizione del senatore Luigi Cesaro, “all’esito – si legge nell’ordinanza – dell’eventuale autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni, ritenute rilevanti, secondo la procedura che verrà attivata da questo ufficio”
La misura degli arresti domiciliari è stata eseguita nei confronti di Aniello e Raffale Cesaro, entrambi già coinvolti in un’altra inchiesta su presunte collusioni con la camorra. In carcere invece va un terzo fratello, Antimo, patron del centro di analisi Igea di Sant’Antimo.
La Procura indaga per concorso esterno in associazione camorristica. Sequestrata la società “Il Molino”. L’inchiesta è condotta dalle pm Giuseppina Loreto e Antonella Serio, le ordinanze sono firmate dal giudice Maria Luisa Miranda. Sotto sequestro è finita la società del centro commerciale Il Molino.
(da agenzie)
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