Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
LA STORIA RACCONTA BEN ALTRO
Tutto è partito da un voto in Parlamento: la Camera dei deputati, nella giornata di mercoledì
23 settembre, ha ratificato la cosiddetta Convenzione di Faro — firmata, in prima istanza, dall’Italia nel lontano 2013.
Si tratta di un trattato che ha riflessi sulla cultura e sul patrimonio culturale di tutti i Paesi che hanno aderito ed è stato approvato con 237 voti a favore, 119 contrari e 57 astenuti (insomma, la seduta di Montecitorio sembrava ‘patire’ già gli effetti del taglio dei Parlamentari).
E da questa mattina si sono sollevate le polemiche per le statue coperte. Cerchiamo di capire il perchè, ma anche di comprendere i motivi per cui si tratta di proteste spot, visti i precedenti scritti nella storia del nostro Paese.
All’interno della Convenzione di Faro, infatti, c’è anche un capitolo che si sofferma sul tema del patrimonio artistico culturale condiviso.
In poche parole: chi aderisce a questo documento, deve verificare che le opere d’arte presenti sul proprio territorio non offendano le altre culture. E il mirino è stato puntato immediatamente sulla cultura islamica, dove il nudo è considerato come offensivo. E da qui le polemiche per le statue coperte sollevate dal mondo cattolico e sovranista. Come si evince dal tweet di Giorgia Meloni.
Una polemica che riporta alla mente quanto avvenne nel 2016 quando, in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rouhani, le statue coperte ai Musei capitolini innescarono tantissime polemiche.
L’anno prima, però, nessuno disse nulla quando a Torino, in occasione della visita di Papa Francesco, vennero censurati i manifesti pubblicitari per sponsorizzare la mostra dell’artista Tamara De Lempicka.
Era l’estate del 2015 (cinque anni fa) e quell’esposizione si è tenuta a Palazzo Chiablese, non distante dal Duomo del capoluogo piemontese.
I casi storici di cui nessuno parla
Insomma, lì i catto-sovranisti non si pronunciarono. Ma se questo non basta, facciamo un salto nella storia.
Torniamo, per esempio, al Sacro Romano Impero. Ci troviamo all’inizio del primo Millennio e i Cristiani, all’epoca, perseguitavano e censuravano i pagani. E non solo nelle loro libertà spirituali, ma anche nella loro identità culturale: come? Oscurando e coprendo le loro statue e i loro simboli. Ed era una pratica ripetuta anche nel Rinascimento.
O ci si indigna sempre o non ci si indigna mai
(da “Giornalettismo)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
“ORA DAI LA COLPA ALLA MIA CANDIDATURA MA SE LA LEGA NON AVESSE AVUTO UN CROLLO DI CONSENSI IN PUGLIA AVREMMO BATTUTO EMILIANO”
A poche ore dal risultato elettorale negativo (e probabilmente con qualche voto mancante proprio dalla Lega), Raffaele Fitto era rimasto sul vago, dicendo di non credere a un abbandono nelle urne da parte dei salviniani e comunque ringraziando Matteo Salvini per l’impegno profuso.
Ma evidentemente le dichiarazioni del leader leghista rilasciate sulle Regionali pugliesi, con cui di fatto scaricava l’ormai ex candidato governatore del centrodestra (“Fitto non ha scaldato i cuori”, “La Lega aveva chiesto discontinuità “) non devono essere andate giù al diretto interessato.
Che con un lungo post su Facebook ha deciso di togliersi più di un sassolino, dopo una campagna elettorale anomala in cui raramente Fitto e Salvini hanno condiviso il palco.
“Caro Salvini, da tre giorni in ogni dichiarazione parli di me! Mi verrebbe da dire “meglio mai che tardi”. – comincia l’eurodeputato di Fratelli d’Italia -. Mi sembra quantomeno ingeneroso puntare il dito sulla mia persona invece di fare un’analisi seria ed approfondita di quanto accaduto”.
Diversi i punti messi in luce: la perdita di 16 punti percentuali da parte della Lega in Puglia rispetto alle Europee del 2019 (“il doppio di quelli che sarebbero stati sufficienti per vincere! Tutti gli altri partiti della coalizione, invece, hanno tenuto molto bene o sono cresciuti”); la quasi totale assenza di citazione del nome di Fitto nei comizi di Salvini; le (evidentemente imbarazzanti) domande ricevute “almeno una volta al giorno”, come “perchè Salvini non la cita e non la invita mai alle manifestazioni della Lega?”; la delegittimazione della candidatura da parte dei dirigenti leghisti “senza mai proporre una opzione migliore, legittimata dal consenso” (la Lega aveva indicato nel presidente Invimit ed ex super fittiano Nuccio Altieri il candidato governatore, prima di convergere proprio su Fitto).
“Mi hai giudicato “il passato”: ma sei proprio convinto che il tuo gruppo dirigente pugliese rappresenti il nuovo? – continua l’ex governatore pugliese – Ho combattuto lealmente, confrontandomi sempre con il consenso. Ti ricordo che solo un anno fa, in occasione delle elezioni Europee, sono stato il più votato in Puglia”. Le stesse Europee da cui la Lega in Puglia, secondo un’analisi dell’istituto Swg, avrebbe perso il 25 cento dei propri voti nei confronti di altre liste di centrodestra e addirittura il 32 per cento in astensione. “Per cui, caro Salvini, chiudiamola qui e andiamo avanti perchè c’è tanto da lavorare, in Puglia e nel Paese. Io spero uniti – chiude Fitto – anche se la differenza di reazione e valutazione di Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi mi fa pensare”.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
INDAGINI DELLA PROCURA DI GENOVA SUI 49 MILIONI: NEL MIRINO UNA DONAZIONE DA PARTE DI UNA DELLE LEGHE REGIONALI CREATE AD HOC
La caccia ai 49 milioni della Lega, i soldi frutto della truffa sui rimborsi elettorali, è sbarcata in
Emilia. I militari della Guardia di Finanza di Genova, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Pinto e dal pubblico ministero Paola Calleri, hanno perquisito oggi la sede del comune di Bondeno, nel ferrarese.
Secondo gli inquirenti il municipio avrebbe ricevuto, da parte di una lega regionale costituita dal Carroccio, fondi provenienti dal conto nella banca Aletti nella disponibilità dell’ex segretario leghista Francesco Belsito, condannato proprio per la truffa sui 49 milioni insieme all’ex leader Umberto Bossi (per i due è poi scattata la prescrizione in Cassazione).
I militari hanno preso materiale documentale e informatico negli uffici del Comune da tempo amministrato da esponenti della Lega.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
“IL CASO SUAREZ E’ UNA VERGOGNA PER UN PAESE CIVILE”
Il caso del test “truccato” per facilitare il trasferimento del calciatore uruguaiano Luis Suarez ha messo il dito in una piaga che riguarda decine di migliaia di bambini e ragazzi nati e cresciuti nel nostro Paese, ma che non hanno diritto alla cittadinanza a causa di una legge, lo ius sanguinis, che la riconosce solo a chi ha un genitore italiano.
«Noi sentiamo sempre dire dalla politica che le urgenze sono altre e non si può pensare a quasi due milioni di ragazzi — racconta Paolo Barros, 31enne presidente dell’associazione Neri Italiani -. Ma andiamo a vedere che poi per chi ha i borsoni pieni come Suarez, la cittadinanza si ottiene in quindici giorni. È una vergogna per un Paese civile come l’Italia».
Si tratta di una situazione che lei ha vissuto anche sulla sua pelle?
«Sono nato a Roma da madre capoverdiana. Ho avuto la cittadinanza a 18 anni. A 15 anni avevo la possibilità di giocare nella nazionale di basket, ma non è stato possibile perchè ero straniero. Ho comunque continuato a giocare, ma se fossi arrivato in nazionale all’epoca avrei di sicuro fatto altre esperienze. E poi ho tantissimi amici e colleghi, nati come me in Italia, e alcuni di loro non hanno nemmeno il permesso di soggiorno: sono stranieri a casa loro».
Come è cambiata la sua vita dopo che ha ottenuto la cittadinanza?
«Con la cittadinanza ho soprattutto potuto fare il mio percorso nelle istituzioni. Mi sono candidato nel 2015 con il Movimento 5 Stelle e sono stato eletto a Roma come consigliere, anche se attualmente sono nel gruppo Misto. All’epoca aveva deciso che dovevo “rappresentarmi da solo”, in quanto persona giovane e nera. Ma sono rimasto deluso e sono uscito soprattutto per i decreti sicurezza, l’alleanza con la Lega e poi lo stadio della Roma…»
Perchè secondo lei la legge di cittadinanza non è mai stata riformata?
«Credo che ci sia molta paura. Ora Salvini sta scendendo nei sondaggi, ma prima era visto come un tema “scomodo”. I 5 Stelle sono molto in difficoltà , ma si tratta di una battaglia che è sempre stata del Partito democratico ed è ora che la rivendici. Suarez è un milionario, mentre per un ragazzo nato qui che si trova in un contesto difficile, la cittadinanza può veramente cambiare la vita».
Per questo motivo ha fondato l’associazione?
«Sì, nasce nel 2016 per affrontare i temi della cittadinanza e del razzismo. Nell’associazione abbiamo ragazzi di tante parti del mondo, dal Sud America alla Cina. Ma ci chiamiamo Black Italians perchè le generazioni precedenti in Italia che emigravano in America venivano chiamati “neri d’Europa”. In alcuni negozi era vietato l’ingresso ai cani, agli irlandesi, ai neri e agli italiani».
Oggi Conte ha fatto un’apertura sullo Ius Soli. Il momento sembra esser propizio.
«Sì, dobbiamo usare questo caso per riportare l’attenzione sul tema. Noi come associazione chiediamo la modifica dei decreti sicurezza e poi vogliamo finalmente una riforma del diritto della cittadinanza, che sia giusta, civile e in linea con gli altri paesi europei. L’Italia è uno dei pochi dove esiste lo ius sanguinis. Io mi batto per un’alternativa, che sia lo ius soli o lo ius culturae che in questo momento è la cosa più vicina e fattibile».
(da Open)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
COME FUNZIONA LA SANITA’ NEL PAESE MITO DEI SOVRANISTI: FINISCI IN MANICOMIO O SEDATO COME UN VEGETALE
Ecco la testimonianza di Angelika A., giovane signora russa che vive da anni nel mantovano,
ma ha dovuto affrontare la malattia di sua madre, tutt’ora residente nel suo Paese natale.
Un nemico, l’Alzheimer, pandemico e trasversale, che colpisce ovunque e chiunque: il numero di malati nel mondo, con ogni probabilità sottostimato, si avvia a raggiungere i 50 milioni (oltre un milione e duecentomila dei quali sono in Italia).
Ma la gestione delle demenze cambia molto da Paese a Paese.
L’Italia è uno di quelli più avanzati sul piano della ricerca, ma più indietro quanto a spesa pubblica. Manca ancora, per dire, un piano nazionale finanziato. Tuttavia la straordinaria rete dei curacari, e l’alto livello della geriatria, ci consentono ancora di gestire l’emergenza anziani, così importante per un Paese fra i più vecchi del pianeta. Nel giorno della ventisettesima Giornata Mondiale, è bene focalizzare l’attenzione anche su tutti quei Paesi dove ammalarsi può essere l’inizio di un vero calvario: la Russia, ad esempio.
“La mia storia è iniziata circa due anni e mezzo fa — racconta a TPI con la sua voce tranquilla e delicata Angelika — e faccio subito una premessa. Una cosa sono Mosca e San Pietroburgo, un’altra è il resto della Russia. Dopo due anni mia madre, ufficialmente, non ha ancora una diagnosi ufficiale di Alzheimer, nè un medico che la segua. Quando ha cominciato ad avere problemi a riconoscere le persone e altri sintomi, io sono subito tornata in Russia e ho cominciato a consultare vari medici a mie spese. Prima di tutto sono stata indirizzata presso un neurologo, il quale mi ha mandato a sua volta da una psichiatra, che mi ha detto: ‘È una grande responsabilità per un medico scrivere su una cartella clinica che una persona è affetta da demenza, perchè questo segnerà la sua vita per sempre. La cosa migliore da fare è ricoverare sua madre in un ospedale’”.
“Lì — prosegue Angelika — si sarebbero occupati di seguire mia madre anche durante tutto il percorso necessario ad ottenere l’invalidità . Questa dottoressa era così sicura che avrei accettato, che aveva già chiamato l’ambulanza. Mia madre infatti abita in provincia, dove non ci sono ospedali, e bisognava fare una cinquantina di chilometri. Per ricoverarla mancava solo la mia firma. Ma all’ultimo momento non me la sono sentita. Ho pensato cosa avrebbe fatto mia madre per me, se ad essere malata fossi stata io, e mi sono detta: ‘Mamma avrebbe fatto l’impossibile, ed è quello che voglio fare anche io’. Così ho risposto no. ‘Lei si sta prendendo una grande responsabilità , signora!’, mi ha rimproverato la dottoressa, con severità . Allora io l’ho guardata negli occhi e le ho domandato: ‘Ma lei, se sua madre avesse l’Alzheimer, la manderebbe a curarsi in un manicomio?’. E’ rimasta in silenzio. Un silenzio che voleva dire una sola cosa: no”.
“A quel punto ho cominciato un percorso di diagnosi e di cura diverso — aggiunge la signora russa — completamente a spese mie. Per farlo attraverso l’assistenza, sarebbe stato indispensabile avere già una cartella medica che dica che hai l’Alzheimer, altrimenti gratis non ricevi neanche un’aspirina. Siamo andate a fare tutti gli esami necessari e altri consulti, finchè una neurologa, quando il quadro clinico è diventato definitivo, mi ha detto: ‘Mi viene da piangere a pensare a quello che vi aspetta, perchè i malati di Alzheimer non li vuole nessuno!’.
Ed era vero. In Russia non ci sono strutture ospedaliere preparate ad accoglierli e ci sono pochissimi geriatri, perchè la Russia è un Paese molto più giovane, ad esempio, dell’Italia. Non ci sono nemmeno case di riposo in grado gestire anziani con questo tipo di malattie. L’unica scelta possibile, in pratica, è quella del ricovero in un ospedale psichiatrico pubblico. Allora mi sono rivolta a una clinica privata a Mosca, dove mi hanno detto che avrei dovuto portare mia madre là per tre settimane, e che loro avrebbero ‘risolto il problema’. Ma, quando ho chiesto in che modo, la risposta è stata agghiacciante: ‘Non si preoccupi, gliela riconsegneremo con una cura che la terrà sempre tranquilla…’. Allora non ci ho visto più dalla rabbia. In pratica volevano trasformarla in un vegetale! Tra l’altro il costo di quella clinica è l’equivalente di circa 100 euro al giorno, e la pensione media in Russia è di circa 250 euro al mese, quindi un anziano da solo potrebbe pagarsi una degenza di due giorni e mezzo al mese…”.
“Allora — conclude Angelika — mi sono ricordata dell’Italia, dove è tutto molto diverso. Compresa l’età media delle persone. Mia madre, ad esempio, è del 1942, che è la stessa età di una persona che lavora ancora insieme a me, che è andata a casa solo per il Covid. Le cose che mi dicevano in Russia mi sembravano un incubo, e mi chiedevo: perchè in Italia ci si prodiga tanto per gli anziani? Perchè il sistema dei curacari è così sviluppato e li si tiene spesso in casa, mentre in Russia mi propongono soltanto ‘il manicomio’ e la sedazione estrema? In Russia, se decidi che vuoi prenderti la responsabilità di tenere in casa un malato, vieni abbandonato. È quasi una punizione. Se invece accetti l’aiuto dello Stato, devi affidarlo a loro senza alcuna garanzia su quello che verrà fatto al malato. La diagnosi definitiva a mia madre l’hanno fatta qui in Italia e, dopo due anni di malattia, le sue condizioni fisiche sono ancora buone. Riesce a condurre un’esistenza relativamente autonoma, va a fare passeggiate, si veste da sola. È viva, non è immobile e sedata in un letto. E questa per me è la gioia più grande!”.
E tutto questo ci conferma quanta verità ci sia nelle parole di una celeberrima canzone: “La Storia siamo noi”. E solo noi possiamo cambiarla. Proprio come, con il suo coraggio ed il suo amore, sola contro tutti, ha fatto Angelika.
(da TPI)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
LA VITTIMA HA 13 ANNI, PER MESI HA SUBITO INSULTI DAI COMPAGNI DI SCUOLA… E’ SUCCESSO NELLA PERIFERIA ROMANA
“Araba di m… torna al tuo Paese”. Poi le botte: uno schiaffo che le fa perdere l’equilibrio e altri colpi inferti quando la vittima è già in terra.
I traumi sono stati accertati dai medici del Pertini e l’aggressione è stata descritta con precisione in una denuncia ai carabinieri. Stavolta nella periferia Est di Roma, che ospita uno degli istituti più virtuosi e multiculturali della città , si è consumata una storia di bullissimo e pregiudizio.
La vergogna, la paura, Amal (il nome è di fantasia, ndr), un’adolescente 13enne del Collatino, che veniva presa di mira da alcuni compagni di scuola per via delle sue origini già dall’inizio del precedente anno scolastico, se le è tenute dentro per mesi.
C’è stata una tregua per via del Covid. Dal 14 settembre l’incubo è ripreso. Fino a che, dagli insulti ripetuti quotidianamente lungo i corridoi di una scuola media della zona, i suoi aggressori non sono passati alle vie di fatto.
È il 16 settembre, Amal cammina a piedi nel quartiere, sta andando alla festa di compleanno di un’amica, in un locale. Sfila davanti al parco. La ragazza che era diventata il suo incubo a scuola la vede e la inizia ad insultare, insieme ad altri due ragazzi: “Araba di m… torna al tuo Paese”. Poi le assesta un schiaffo, Amal cade e lei la colpisce ancora al viso, mentre un componente della comitiva della “bulla” riprende la scena col cellulare.
Amal si rialza dolorante, raggiunge il locale e consegna il regalo alla festeggiata. Ma il viso è livido e l’animo è ferito. I genitori quando la vanno a prendere la trovano in lacrime, con i vestiti strappati. Le chiedono cosa sia accaduto. Amal muore dalla vergogna, prova a glissare.
Poi vede la ragazza che l’ha aggredita e la indica ai genitori. Loro chiedono spiegazioni alla madre di lei, ma la donna replica in una maniera che spiega tutto: “Guarda che lo faccio anche a te”. Poi prende un bicchiere e lo scaglia contro la madre di Amal, senza colpirla.
Scatta al chiamata al numero unico di emergenza, poi le cure al pronto soccorso. Successivamente la denuncia, sulla quale è dettagliata una bruta storia, una macchia sul nome del quartiere alla periferia di Roma. Che al di là dei singoli episodi esecrabili, da anni è simbolo di un’integrazione riuscita.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
LA CAPOGRUPPO M5S IN REGIONE LAZIO PARLA DELLE DIFFICOLTA’ DEL MOVIMENTO
Tra le analisi della sconfitta di Luigi Di Maio e di Alessandro Di Battista “scelgo la terza, quella
di Roberto Fico, che sottolinea la responsabilità collettiva del risultato”. E’ quanto afferma in un’intervista alla Stampa la capogruppo del M5s in Consiglio regionale del Lazio Roberta Lombardi.
“Ci siamo dentro tutti – aggiunge – Mi indigna vedere incolpato Vito Crimi”.
Quello che non va giù a Roberta Lombardi, inoltre, è la candidatura di Virginia Raggi per un altro mandato a Roma.
Secondo Lombardi le visioni di Di Maio e Di Battista “sono compatibili. Non devono esserci alleanze a tutti i costi, ma nemmeno approcci pregiudiziali e ideologici. Io preferisco provare a cambiare le cose governando e farlo dove si può costruire un percorso comune. Per questo, tra Salvini e Zingaretti, scelgo sempre il secondo”.
Ora però “spero che Beppe (Grillo, ndr) parli e mi auguro che avvii lui, da garante, un percorso di traghettamento verso gli Stati Generali”.
Per Lombardi non ci sarebbe tempo per gli Stati Generali in presenza entro fine ottobre come proposto da Di Maio e Taverna: “Una mozione preconfezionata, scritta in pochi giorni, non può risolvere i nostri problemi. Chi vuole parlare di leadership adesso, vuole un percorso illogico. Dobbiamo partire da chi vogliamo essere in futuro, poi penseremo alla governance”.
Rispetto ai rapporti con Casaleggio, a cui molti hanno smesso di pagare la quota per Rousseau, “se il problema sono i soldi, Davide mantenga attivo solo il voto online, spegnendo momentaneamente le altre funzioni. Detto questo, fanno male a non pagare. Le regole si rispettano. Davide deve capire cosa vuole fare. Se la sua connotazione è quella dell’iscritto semplice, credo possa anche lasciare Rousseau nelle mani del M5S”. Lombardi poi derubrica a “fantapolitica” l’ipotesi per cui Zingaretti entrerebbe nel governo aprendo a lei la candidatura per la Regione Lazio: però, dice, fare la governatrice “mi piacerebbe. Certe cose però andrebbero prima condivise con le persone che si vogliono coinvolgere in certi progetti. Il mio secondo mandato è in corso ma sulle regole siamo un po’ mobili ultimamente”.
Il riferimento è a Virginia Raggi e al voto di Ferragosto che ha sancito la deroga al terzo mandato: “E’ stata una cosa che in altri tempi avrebbe fatto scoppiare una rivoluzione nel Movimento e su cui sono ancora tante le perplessità ”.
Una candidatura sbagliata, le viene chiesto: “Io vorrei che il Movimento completasse quello che ha iniziato in questi 5 anni di governo di Roma, tornando vittorioso in Campidoglio una seconda volta. Ma per come vivo io la città , credo che Raggi non sia una candidata vincente. È un discorso pragmatico, non personale”.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
COCCOLINI E’ ANCHE VICEPRESIDENTE DEL CONSIGLIO COMUNALE, UN BELL’ESEMPIO…RITIRATA LA PATENTE, SEQUESTRATO IL MEZZO, LA LEGA IN IMBARAZZO
Ultimamente la Lega di Matteo Salvini si trova a dover prendere le distanze da parecchi fatti che riguardano i suoi consiglieri — si veda la questione Villa Inferno in provincia di Bologna
Una singola mela marcia (o più singole mele marce, a questo punto) da cui la Lega prende le distanze come accaduto per il caso di Emanuele Cocollini, consigliere leghista e vicepresidente del consiglio comunale attualmente in carica. Cocollini Lega, che il 19 settembre scriveva prima del voto «andiamo a vincere», è stato pizzicato ubriaco in scooter dopo aver seguito i risultati elettorali.
Dalla Lega arriva una nota dei Consiglieri della Città metropolitana Alessandro Scipioni e Filippo La Grassa, dell’onorevole Guglielmo Picchi, nonchè del Gruppo consiliare comunale e dei quartieri — in sostanza da tutto il partito locale — che dice: «Il rispetto della legge e della sicurezza comune sono valori rappresentativi e fondanti del nostro Movimento. Valori che portano dunque la Lega a condannare il comportamento tenuto dal Consigliere Cocollini, tutelando altresì le iniziative intraprese e finalizzate alla concretizzazione del reato di omicidio stradale. Con queste dichiarazioni oltre a dissociarci da taluni comportamenti individuali, ribadiamo l’importanza di non bere se alla guida, tutelando cosi’ l’incolumità personale e della collettività ».
L’infrazione del consigliere leghista è stata condannata all’unanimità senza appello sia dai suoi colleghi che dai consiglieri comunali 5 Stelle De Blasi e Masi, che non hanno esitato a chiederne le dimissioni.
Dopo il ritiro della patente e la confisca del mezzo avvenuti lunedì sera, Cocllini non ha ancora fatto sapere nulla.
Il capogruppo Pd in Palazzo Vecchio Armentano e l’associazione Lorenzo Guarnieri hanno invece domandato le scuse pubbliche.
(da agenzie)
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Settembre 24th, 2020 Riccardo Fucile
RESIDENTI DI ROMA NORD CONTRO UN CENTRO PER LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA… IL DEGRADO ETICO NON HA PIU’ CONFINI: POI SONO QUELLI CHE SI SCANDALIZZANO PER LE NOTIZIE DI VIOLENZE SULLE DONNE
E’ successo durante un sopralluogo della presidente di Telefono Rosa in uno degli immobili
messo a bando dal Comune di Roma per scopi sociali. E non è la prima volta. E’ già successo pochi giorni fa ai Parioli in un analoga casa-rifugio aperta in un appartamento sottratto alle mafie
Una casa rifugio vicino ad altre case di pregio per donne umiliate, vittime di soprusi, spezzate dalla violenza maschile, che cercano solo di riprendere in mano la propria esistenza: quanto basta per scatenare un putiferio tra i condòmini di una palazzina in via Cassia, a Roma Nord.
“Noi, in quel palazzo, non le vogliamo: ci deprezzano il valore del bene”, “non sia mai che un giorno i nostri figli dovessero trovarsi in classe con i bambini di quelle donne”, “ci sono pure molti studi di professionisti in zona, ne risentirebbero anche loro”.
Nulla è ancora deciso. Ma è bastato ieri mattina un sopralluogo della presidente dell’associazione Telefono Rosa, Maria Gabriella Cernieri Moscatelli, in uno dei tre immobili sottratti alle mafie inseriti nell’ultimo bando del Comune di Roma e della Regione Lazio, destinato a supportare progetti sociali e che dovrebbe ospitare 5 posti letto, per additare come bersaglio madri, mogli, sorelle, amiche, donne ancor prima di tutto vittime di violenza.
“Quando vengono aperte case rifugio in zone in cui ci sono case di pregio succede anche questo — taglia corto la presidente Moscatelli, da 33 anni in prima linea per contrastare la violenza di genere – Per i condòmini, le donne sono considerate una scocciatura. Per chi pensa agli affari, la causa di un possibile deprezzamento del bene. È una questione culturale e di mentalità , pensano che non facciano parte del loro mondo”.
“Sentire offendere persone che già in passato sono state trattate male, è un dispiacere enorme — aggiunge ancora la presidente di Telefono Rosa – Ai Parioli, poi, è un continuo”.
È accaduto già a febbraio scorso, infatti, con la casa rifugio in zona Parioli, che i condòmini e i residenti manifestassero il loro disappunto sulle “nuove arrivate”.
“I primi mesi abbiamo avuto un sostegno — riconosce Moscatelli – ma i primi di settembre la situazione è precipitata nuovamente: una domenica mattina mi sono sentita dire davanti la casa “lei, qui, dà fastidio”, “la denunciamo”.
Tutto questo perchè le donne stendono i panni sul prospetto. La trovo una cosa assurda”. Troppi dubbi, troppe ingiustizie per chi dalla vita ne ha già subite parecchie. “Ci sono anche italiane tra quelle donne — precisa Maria Gabriella Cernieri Moscatelli – persone educate, istruite e con bimbi piccoli. Uno di loro ha sei mesi, che colpe ha lui? Qual’è il suo futuro?”.
(da agenzie)
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