Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
IL CENTRODESTRA VINCE SOLO DOVE NON CI SONO CANDIDATI LEGHISTI… E IN VENETO MOLTI BIG DELLA LEGA RESTANO FUORI DAL CONSIGLIO REGIONALE
Matteo Salvini sconfitto in Toscana, oscurato dalla vittoria di Zaia in Veneto. Il centrodestra vince dove non ci sono candidati leghisti. Cosa potrebbe ancora andare storto per il Capitano?
La sconfitta di Susanna Ceccardi è un risultato che colpisce prima di tutto il leader della Lega, che ora se la deve vedere nel centrodestra con Giorgia Meloni.
“Lo sbandierato 7 a 0 non si è avverato e ora Salvini e, con lui, il centrodestra, si ritrova con un pugno di mosche in mano”, dice a mezza bocca un big di Forza Italia. Nel centrodestra è iniziato il ‘processo’ a Matteo Salvini.
Il mancato ‘cappotto’ alle regionali sbandierato più volte ai comizi, una campagna tutta incentrata sui social perdendo di vista il ‘contatto’ con il territorio e una gestione quasi militare della Lega, avrebbero fatto storcere il naso a non pochi in via Bellerio e tra gli alleati.
Al punto che qualcuno ha iniziato a mettere in discussione la leadership del ‘Capitano’ nel centrodestra. La maledizione del Papeete sembra perseguitare l’ex ministro dell’Interno. Molti tra leghisti, esponenti azzurri e di Fdi si sono chiesti: perchè sempre stressare le campagne elettorali e farle diventare un referendum su se stesso? I toni usati durante i comizi non sono piaciuti specialmente alla ‘vecchia guardia’ del Carroccio e nel mirino sono finiti i fedelissimi di ‘Matteo’.
Questa tornata elettorale, in particolare, si caratterizza per un dato: fallisce anche il secondo assalto ad una roccaforte rossa. Dopo l’Emilia Romagna anche la Toscana, ridimensiona le ambizioni del numero uno della Lega.
La conquista delle sole Marche, grazie a un candidato di Giorgia Meloni, è ”poca roba rispetto alle aspettative”, confida un leghista di lungo corso, che aveva creduto alla possibilità di dare una prima ‘spallata’ al governo Conte.
Dalle parti di Via Bellerio cominciano a interrogarsi sulla strategia del ‘Capitano’. Certo, i ‘numeri’ raccontano di una Lega saldamente in testa nella coalizione di centrodestra. Eppure, con l’avanzata della Meloni e le percentuali bulgare portate a casa da Luca Zaia, qualcuno inizia a chiedersi se non ci possa essere un’alternativa. Spiega il Fatto:
Ebbene, fin quasi alle 8 della sera, i leader del centrodestra sembrano scomparsi, mentre gli altri sono già apparsi più volte davanti alle telecamere. Solo passate le 20 Matteo Salvini decide di scendere nella sala stampa di Via Bellerio e vedere il bicchiere mezzo pieno. “In Toscana era difficile, ma è un buon punto da cui ripartire… E sul referendum siamo sempre stati per il Sì… ”, afferma il leader leghista. Che però è il vero sconfitto di queste elezioni.
La dèbà¢cle in Toscana brucia moltissimo, perchè arriva dopo quella in Emilia-Romagna e dopo giorni di sondaggi testa a testa. Susanna Ceccardi aveva più chance di Lucia Borgonzoni e il leader si era speso in una campagna elettorale tostissima ma più soft, senza scivolate da bullo tipo citofonare a improbabili spacciatori. E invece è andata male, malissimo, con la Ceccardi sconfitta da un candidato, Eugenio Giani, tutt’altro che invincibile
E in Veneto non è solo la figura di Zaia, che ha triplicato la Lega, a oscurare Salvini. Molti big del Carroccio potrebbero rimanere a bocca asciutta in consiglio regionale. Spostando gli equilibri interni al partito:
La previsione dei sondaggi è stata ampiamente rispettata e Zaia ha fatto ciò che Salvini gli aveva chiesto: stravincere, non vincere. Col rischio di passare per malevoli, abbiamo il sospetto che l’intenzione di «Matteo» fosse quella di rendere la vita più complicata a «Luca», quasi che una vittoria al 60% fosse una mezza sconfitta. Se così era, gli è andata male pure questa, oltre alla spallata fallita al governo e alla conquista mancata della Toscana.
Ora Salvini ha semmai un problema in più: la Lista Zaia (col nome di Zaia nel simbolo) triplica quella della Lega (col nome di Salvini nel simbolo), 46% contro il16% e ripropone con forza la distanza tra la «Lega pedemontana», come l’ha chiamata Ilvo Diamanti, e la «Lega nazionale» che mira alla conquista del Sud, progetto cardine della stagione salviniana fin qui fallito.
Altro guaio: molti big, proprio per il diktat imposto da via Bellerio, sono stati costretti a correre nella compagine del partito ed ora rischiano direstare fuori. Questo, più di tante sottigliezze politologiche, potrebbe terremotare gli equilibri interni al Carroccio.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
ALTA TENSIONE CON GLI ALTRI DETENUTI
Finita la quarantena a cui tutti i detenuti vengono sottoposti per l’emergenza Covid, i fratelli
Marco e Gabriele Bianchi e il loro amico Mario Pincarelli sono stati trasferiti, come previsto sin dall’inizio, nel reparto precauzionale di Rebibbia, il G9, definito dagli altri carcerati il braccio degli infami, riservato a pedofili e assassini di donne e bambini.
E i tre principali indagati per la morte del 21enne Willy Monteiro Duarte, massacrato a calci e pugni il 6 settembre scorso a Colleferro dopo aver cercato di difendere un amico dal branco, sembra siano destinati a restarci a lungo, avendo anche rinunciato al ricorso al Tribunale del Riesame di Roma. Messi in carcere dal gip del Tribunale di Velletri, Giuseppe Boccarrato, e vistasi aggravare l’accusa, da omicidio preterintenzionale a omicidio volontario, dopo una primissima relazione fatta dal prof. Saverio Potenza, consulente medico-legale della Procura, al sostituto procuratore Luigi Paoletti, i due fratelli esperti di arti marziali e l’amico avevano proseguito la loro battaglia, cercando di ottenere l’annullamento dell’ordinanza di custodia cautelare e puntando soprattutto agli arresti domiciliari, a quel beneficio subito concesso al coindagato Francesco Belleggia.
Gli elementi sinora raccolti dai carabinieri sull’uccisione del giovane di Paliano sono però solidi e alle prime testimonianze se ne sono aggiunte altre, coincidenti e pesanti in particolare per i tre indagati in carcere. La difesa della cosiddetta banda di Artena ha così depositato la rinuncia al ricorso. Dietro le sbarre del G9, dunque, senza troppe speranze di poter varcare in tempi brevi quella soglia.
Era stata la stessa Direzione del carcere a decidere subito di destinare i Bianchi e Pincarelli al reparto precauzionale.
Troppo rischioso tenere i tre tra i detenuti comuni visto il reato di cui sono accusati. Rischi evidenziati poi alla direzione carceraria dalla stessa difesa dei Bianchi e di Pincarelli, che anche a Rebibbia, durante la quarantena, non avrebbero tra l’altro rinunciato alla loro indole violenta, scontrandosi con un detenuto di nazionalità marocchina, tanto che la figlia di quest’ultimo ha chiesto provvedimenti tramite l’associazione “Detenuti liberi”.
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
“NON CONIUGA I VERBI, PARLA ALL’INFINITO. MA TE PARE CHE LO BOCCIAMO?”
L’esame di italiano dell’attaccante del Barcellona Luis Alberto Suarez, sostenuto il 17 settembre scorso presso l’Università per stranieri di Perugia, è stato “una farsa”.
Così lo definisce il procuratore capo di Perugia Raffaele Cantone, nelle otto pagine del decreto con cui ha delegato la Guardia di finanza a fare perquisizioni locale e informatica negli uffici dell’Università perugina.
Sono indagate cinque persone: la rettrice Giuliana Grego Bolli, il direttore generale Simone Olivieri, l’esaminatore Lorenzo Rocca, la preparatrice didattica che ha fatto da tutor a Suarez, Stefania Spina e Cinzia Camagna.
“I primi quattro, in concorso tra loro, rivelavano i contenuti della prova di esame orale del 17 settembre – si legge nel decreto – all’esito della quale veniva rilasciata in favore di Suarez Diaz Luis Alberto l’attestazione della conoscenza italiana di livello B1 del Quadro comune europeo di riferimento necessario per il conseguimento della cittadinanza italiana”. L’inchiesta sull’Università per Stranieri era nata a febbraio, e dalle intercettazioni sono emerse le circostanze che riguardano il giocatore del Barcellona, al centro delle trattative di mercato estivo che lo hanno indicato per giorni come il futuro attaccante della Juventus di Pirlo, anche se adesso, dopo l’arrivo a Torino di Alvaro Morata, la sua destinazione pare essere l’Atletico Madrid.
Particolarmente eloquenti le conversazioni telefoniche intercettate dai finanzieri del nucleo di polizia tributaria di Perugia. Come questa intercorsa il 12 settembre, cinque giorni prima della prova di Suarez, tra un professore (Diodato) e la tutor Stefania Spin:
Diodato: “Comunque…tornando seri…hai una grande responsabilità perchè se lo bocciate ci fanno gli attentati terroristici”
Spina: “Ma te pare che lo bocciamo!”
D.: “Tante volte…
S.: “Per dirtela tutta, oggi ha chiamato Lorenzo Rocca che gli ha fatto la simulazione dell’esame e abbiamo praticamente concordato quello che gli farà l’esame! Quindi mi ha detto, guarda fagli scegliere ste due immagini…”
Il 15 settembre, la tutor Spina parla con un interlocutore sconosciuto agli inquirenti.
Spina: “Oggi c’ho l’ultima lezione e me la devo preparare perchè non spiccica na parola”.
Interlocutore: “Oddio…”
S.: “e far passare due ore di lezione con uno così non è facile, comunque a parte questo…
I. “e che livello dovrebbe passare questo ragazzo, B1?”
S.: “eee, non dovrebbe. Deve. Passerà , perchè con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perchè non ha il B1”
I: “e certo…
S.: “Il B1, il B1, cittadinanza…considera che è un A1”.
I.: “non c’è speranza”, ride
S. : “non coniuga i verbi, non coniuga i verbi. Parla all’infinito. Vabbè comunque queste sono cose che è chiaro che…che fai glielo fermi per il B1 cittadinanza? Cioè, voglio dì, fa’ ride no?”
(da agenzie)
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Settembre 22nd, 2020 Riccardo Fucile
“STIPENDIO DA 10 MILIONI, DEVE PASSARE”…MENTRE MILIONI DI IMMIGRATI DEVONO ASPETTARE ANNI, SE SEI UN CALCIATORE FAMOSO CORSIA PREFERENZIALE, UNA VERGOGNA
Irregolarità nella prova di certificazione della lingua italiana per Luis Suarez. Il Nucleo di Polizia
Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Perugia, nell’ambito di indagini parallele svolte fin dallo scorso febbraio, ha riscontrato diverse irregolarità : gli argomenti oggetto della prova d’esame sono stati concordate preventivamente con il calciatore.
Nonostante sia stata riscontrata la conoscenza elementare della lingua italiana necessaria per passare l’esame. Anche il voto finale è stato comunicato in anticipo al candidato: i militari della Guardia di Finanza stanno proseguendo le indagini acquisendo documenti presso gli uffici dell’Università . Tra gli indagati Rettore Università per Stranieri di Perugia, Giuliana Grego Bolli, e il Direttore Generale dell’università , Simone Olivieri, ma non il calciatore. Anche se la sua posizione non è certamente serena.
Dalle intercettazioni effettuate emerge l’accomodamento dell’esame, di cui erano a conoscenza anche l’esaminatore Lorenzo Rocca e Stefania Spina, incaricata della preparazione del candidato e dell’organizzazione della sessione d’esame.
“Per dirtela tutta – si legge nello stralcio dell’intercettazione tra Diodato e Spina -, oggi ho chiamato Lorenzo Rocca che gli ha detto la simulazione d’esame e abbiamo praticamente concordato quello che gli farà l’esame”: una mossa necessaria dato che, sempre secondo la Spina, “non spiccica una parola”.
Ai dubbi dell’interlocutore non riconosciuto (“che livello dovrebbe passare?”) la risposta di Spina è palese: “Non dovrebbe, deve, passerà , perchè con 10 milioni a stagione di stipendio non glieli puoi far saltare perchè non ha il B1”.
Un compito difficile visto che “è un A1 (livello base)” e “non coniuga i verbi”, “parla all’infinito”.
IL BINARIO
Più facile instradare l’esame piuttosto che cercare un improbabile salto di qualità nella conoscenza dell’italiano: “Lui sta memorizzando le varie parti d’esame” emerge dall’intercettazione ambientale tra Rocca e la Rettrice, Grego: “Deve essere sul binario, ecco” e ancora “sul verbale non ho problemi a metterci la firma perchè in commissione ci sono io e mi assumerò la responsabilità dell’attribuzione del punteggio”.
Un esame concluso con foto, sorrisi e abbracci oltre al ringraziamento del Rettore a Suarez, durato una manciata di minuti invece delle canoniche due ore e mezza. Particolari che avevano sollevato polemiche e instillato il sospetto. Poi rivelatosi concreto dopo le indagini della Guardia di Finanza.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
IL GOVERNO ESCE STABILIZZATO, ZINGARETTI VINCE, I SOVRANISTI FALLISCONO L’ASSALTO AL CIELO, M5S COPRE A STENTO LA CRISI D’IDENTITA’
Non sarà la “rivoluzione d’ottobre”, al netto di toni comprensibilmente enfatici, ma il “pareggio” vale una vittoria, politica, per l’evidente valore del voto, per gli spettri che ha fugato, per il significato che i sovranisti avevano attribuito alla consultazione, come prodromica alla “spallata”. Per l’effetto di stabilizzazione del governo e del quadro politico.
Una vittoria, innanzitutto, del Pd e di Nicola Zingaretti, che, sia pur tra mille contraddizioni e dati in chiaroscuro, è oggettivamente l’unico perno dell’alternativa ai sovranisti. Già , contraddizioni. Perchè tiene la Toscana, così come aveva tenuto l’Emilia qualche mese fa, grazie alle sue sedimentazioni profonde e a ciò che resta una cultura politica antica, sensibile al richiamo antifascista e alla grande chiamata di fronte all’allarme democratico.
E tiene sia pur all’interno di processo di erosione di certezze, anch’esse antiche perchè quella che fu la zona rossa si è sensibilmente rimpicciolita: dopo l’Umbria crolla un’altra roccaforte come le Marche, assai meno reattiva al richiamo d’antan contro un candidato di destra estrema, con venature anche nostalgiche.
Di diverso segno il voto in Campania e in Puglia, espressioni di un populismo trasformistico interpretato da due vulcanici e strabordanti governatori, con decine di liste zeppe del solito ceto politico meridionale, buono per tutte le stagioni, e parecchia gente proveniente dal centrodestra.
Non a caso De Luca, nell’aprire i festeggiamenti, ha dichiarato che la sua vittoria “non può essere letta in termini di destra e sinistra”. Insomma De Luca è De Luca, Emiliano è Emiliano, personalità che, con i rispettivi sistemi di potere e di spesa, hanno una vita piuttosto autonoma rispetto al loro partito, in quest’Italia dove i partiti di massa non esistono più.
Ecco, governatori uscenti, come uscenti sono Toti e Zaia, il cui risultato è ascrivibile nella categoria plebiscito, con la sua lista che vale tre volte quella della Lega. È un dato che va ben oltre la tendenza, in atto da diversi lustri, verso la personalizzazione della politica.
C’è qualcosa di più che amplifica la personalizzazione: l’emergenza. È come se il Covid avesse congelato il paese, rafforzando chi ha le leve del potere ed è in grado di affrontare e risolvere i non banali problemi che l’emergenza pone. Tutti i governatori uscenti, confermati, sono coloro che hanno gestito, con un certo protagonismo, fasi drammatiche.
È forse questo il punto che certifica, più che una tendenza nazionale, quell’elemento di “federalismo virale” che ha segnato tutta la fase del Covid, dalla ridda di ordinanze per chiudere, ai tempi del lockdown, alla ridda per riaprire, prima scuole e poi discoteche, in cui ogni regione è, sostanzialmente, andata per conto suo.
In questo senso è difficile non vedere un elemento “conservativo” del voto rispetto alla ricerca di nuove avventure, proprio in un momento delicato. Soprattutto in assenza di alternative credibili, in termini di classe dirigente e anche di “connessione sentimentale” col paese.
Quel che rende il pareggio della destra in una sconfitta politica è proprio la coazione a ripetere uno schema vecchio in tempi nuovi.
Parliamoci chiaro, Salvini è fermo al Papeete o forse all’Emilia Romagna, all’idea della spallata (ricordate il sette a zero) da perseguire attraverso candidati deboli perchè tanto, alla fine, conta solo l’essere unti dal Capitano.
E Giorgia Meloni ha perso la scommessa pugliese, dove si misurava la sua capacità di diventare la nuova leader del centrodestra.
Per entrambi si pone un tema enorme ora che, come evidente, si prospetta davanti ad essi la lunga traversata nel deserto di una legislatura che arriverà alla sua scadenza naturale, con l’attuale governo a gestire la valanga di soldi che arriverà dall’Europa: il tema di una classe dirigente che sappia incarnate una credibile alternativa di governo.
Insomma, Zingaretti vince, la destra fallisce il suo assalto al cielo, i Cinque stelle a stento coprono una crisi di identità politica nel voto sul sì.
È fin troppo evidente che il governo esce stabilizzato. E che, all’interno del governo, il voto dà a Zingaretti la possibilità di essere più esigente e meno arrendevole sull’agenda, dal Mes ai decreti sicurezza.
Ma, acuendone la crisi, rende al tempo stesso il suo alleato meno propenso ai cedimenti identitari, dal Mes ai decreti sicurezza appunto. Al fondo, e non è un dettaglio proprio nel giorno in cui è dimostrato che la sovranità popolare non è un cataclisma, resta un problema di rappresentatività di un Parlamento che fotografa un paese che non c’è più ed è espressione di un assetto costituzionale che non c’è più.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
NUMERI IMPIETOSI ANCHE IN VENETO, LIGURIA, MARCHE E CAMPANIA
In Puglia non supera il 2%, in Veneto nemmeno. Ma il dato più emblematico arriva dalla
Toscana dove non è risultata decisiva neanche per la vittoria di Eugenio Giani, leader della coalizione di centrosinistra ma espressione dei renziani.
I numeri delle elezioni regionali sono impietosi per Italia Viva e la consegnano, all’esito di questa tornata, nel perimetro dell’irrilevanza elettorale. Il partito di Matteo Renzi si è presentato al voto in sei Regioni, tre in alleanza con il Partito Democratico e tre in solitaria con il proprio candidato, ma il risultato si è rivelato parimenti deludente.
A partire dalla Toscana, fin qui considerata fortino dell’ex premier, dove Giani è riuscito a respingere l’assalto leghista guidato da Susanna Ceccardi con un margine di circa sette punti percentuali senza godere di alcun vantaggio dall’apparentamento con IV.
Qui, solo cinque anni fa il Pd dell’ex sindaco di Firenze otteneva il 45% con 314mila voti. Chiaro che il neonato partito renziano non poteva ambire a tali cifre ma la speranza era quantomeno di dare un contributo decisivo alla vittoria di Giani, braccato dalla Ceccardi.
Non è andata così: Italia Viva e +Europa hanno raccolto insieme il 4,5% circa, risultando così non decisivi per la vittoria dell’ex presidente del Consiglio regionale toscano.
Peggio ancora è andata in Puglia dove il candidato Ivan Scalfarotto non è riuscito nemmeno nell’intento non dichiarato ma comunque lampante di far perdere l’odiato presidente uscente Michele Emiliano.
Dopo una estenuante campagna elettorale all’insegna di attacchi violenti indirizzati più al candidato Pd e meno all’avversario del centrodestra Raffaele Fitto, Scalfarotto ha ottenuto circa l′1,6%, di cui – a voler spaccare il capello in quattro – solo l′1% farebbe capo a Italia Viva e il restante alla lista personale del candidato.
Bisognerà aspettare il conteggio definitivo per stabilire se l’ex sottosegretario agli Esteri riuscirà a ottenere uno scranno per sè in Consiglio regionale. Un aspetto emblematico visto che la sua candidatura – questi erano i timori dem della vigilia – rischiava di far perdere Emiliano a esclusivo vantaggio di Fitto.
“Ho avuto paura di perdere perchè avevo davanti un avversario bravo, competente e capace di fare la campagna elettorale”, ha ammesso Emiliano dopo la vittoria, riconoscendo l’onore delle armi a Fitto. Mentre si è tolto qualche sassolino contro Renzi: “Ha sbagliato, speriamo che impari dagli errori”.
Dati pessimi anche in Veneto dove la senatrice di IV Daniela Sbrollini ha tentato la corsa in solitaria senza esiti particolarmente edificanti: i voti raccolti viaggiano nell’ordine di grandezza dello 0,6%.
Nelle Marche la lista IV a sostegno del candidato di centrosinistra Maurizio Mangialardi non è servita a evitare la sconfitta della coalizione nell’ex regione rossa che, sottotraccia, è passata al centrodestra guidato da Francesco Acquaroli.
In Campania la lista renziana a sostegno di Vincenzo De Luca ha ottenuto un ininfluente 6% che poco cambia nella vittoria bulgara dell’ex sindaco di Salerno sull’eterno sconfitto Stefano Caldoro.
In Liguria, i renziani con i socialisti e +Europa esprimevano il candidato comune alla presidenza della Regione Aristide Fausto Massardo: a scrutinio in corso viaggia sul 2,5%. Missione fallita.
(da “Huffingtonpost”)
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Settembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
MALANCHINI E’ RESPONSABILE DEGLI ENTI LOCALI DELLA LEGA, I MOVIMENTI DI DENARO SONO DOCUMENTATI IN UN REPORT DI BANKITALIA
Andrea Manzoni, il commercialista ai domiciliari per l’inchiesta sulla Lega, pagò per tre anni consecutivi un vero e proprio stipendio mensile a un funzionario del Carroccio, Giovanni Malanchini, responsabile dal 2015 degli enti locali della Lega Nord-Lega Lombarda.
A riportarlo è La Stampa, che cita un rapporto del’Uif di Bankitalia. Il rapporto in questione è agli atti dell’indagine.
Stando al report di Bankitalia, sono stati trasferiti dal conto di Manzoni a Malanchini 21.960 euro nel 2016, in 11 bonifici, 2.440 euro al mese nel 2017 e altri 21.960 euro nel 2018, a fronte di fatture mensili del valore di 2.440 euro.
Fatture emesse dalla società di Malanchini, la Mgf Servizi. Nel 2017 in particolare, la società di Malanchini ha avuto come unici introiti i pagamenti arrivati da Manzoni.
In questo periodo, ad alimentare il conto di Manzoni sono stati bonifici provenienti da Studio Dea, Studio Cld e Sdc srl.
Il rapporto spiega che la Studio Cld e la Sdc srl si pongono «come mero tramite, rendendo conseguentemente dubbia l’effettività , oggettiva e soggettiva, delle prestazioni rese e delle giustificazioni causali sottese ai pagamenti stessi».
La Sdc ha spostato «fondi provenienti da Radio Padania» ma anche «una parte dei fondi pubblici trasferiti dalla Lombardia Film Commission a Immobiliare Andromeda».
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
CINQUE GIORNI DI CONSEGNA PER IL MILITARE: “LESA L’IMMAGINE DELL’ARMA”
Un provvedimento disciplinare è stato emesso nei confronti del sottufficiale dei carabinieri
accusato di avere avuto un ruolo nella vicenda della ‘citofonata’ di Matteo Salvini a gennaio al quartiere Pilastro di Bologna.
Il militare ha ricevuto la sanzione di cinque giorni di ‘consegna semplice’, misura che punisce le violazioni alle norme del servizio e della disciplina e l’inosservanza dei doveri. Sebbene non comporti conseguenze specifiche, il provvedimento viene trascritto sul foglio matricolare e resta nel ‘curriculum’ del militare.
Il carabiniere sarebbe accusato di aver leso l’immagine dell’Arma facendo da tramite con la donna che accompagnò Salvini nella passeggiata per il quartiere, indicando la casa di un presunto spacciatore.
Tuttavia “c’è stato un travisamento dei fatti – secondo l’avvocato – È stato lo staff della Lega a contattare il mio assistito chiedendo se aveva il numero della signora, perchè lei più volte aveva scritto alla Lega chiedendo di interessarsi della questione al Pilastro. Semplicemente lui ha chiesto alla signora se poteva fornire il numero e con il suo consenso lo ha trasmesso e poi se la sono vista loro”.
Il militare è stato anche coinvolto in un’inchiesta per stalking ai danni di un avvocato e depistaggio, in concorso con un collega.
Su questo la Cassazione ha recentemente annullato senza rinvio la misura cautelare della sospensione dal servizio e si attende la fissazione dell’udienza preliminare.
(da agenzie)
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Settembre 21st, 2020 Riccardo Fucile
LA POPOLARITA’ DEL GOVERNATORE ORA PUO’ MINARE LA LEADERSHIP DI SALVINI
Emergono nuovi importanti equilibri con queste regionali 2020. Se sul fronte referendum il Movimento 5 Stelle ha portato a casa una vittoria dal punto di vista delle liste nelle varie regioni è il PD a mostrarsi il primo partito, molto più votato del Movimento 5 Stelle.
Zingaretti esce il solo vincitore da questa tornata elettorale a livello nazionale, con il PD che potrebbe domandare molto di più ai 5 Stelle, avendo finora dovuto cedere a tutte le richiesta. Andando ad analizzare le proiezioni regionali 2020 Veneto emerge — dagli ultimi aggiornamenti dati dalle proiezioni, che quindi cambieranno ad andare a sera — un risultato elettorale che potrebbe sconvolgere anche gli equilibri interni alla Lega di Salvini.
Secondo le ultime proiezioni la lista di Luca Zaia in Veneto è data al 51% mentre quella di Lega Salvini al 14,6% — con lo scarto che, di aggiornamento in aggiornamento, sembra salire ancora -. Una schiacciante vittoria — almeno per ora — del personaggio di Zaia su Salvini. Questo, ovviamente, va a intaccare in maniera rilevante la popolarità di Matteo Salvini, facendo salire di grado (almeno a livello morale) Zaia nei ranghi della Lega. Torna attuale, quindi, il discorso che si faceva in piena pandemia sulla popolarità di Zaia che avrebbe surclassato quella di Salvini.
Anche in Toscana c’è una forte conferma per il PD. Nello scontro probabilmente più atteso di tutti, quello tra la candidata leghista Ceccardi e Eugenio Giani candidato per il centrosinistra, emerge — almeno finora — che il PD è e rimane il primo partito della regione. Attualmente i punti di vantaggio del PD — che viene dato al 35,0% — sulla Lega Salvini Premier — data al 22,4% — è di quasi 13 punti percentuali. Nulla a che vedere con le previsioni che, alla vigilia delle elezioni, davano la Lega come primo partito.
(da “Huffingtonpost”)
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