Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
“SONO STATO SCELTO PER IL LAVORO CHE HO FATTO”… LA CECCARDI IN IMBARAZZO
“Fiore, mio segretario”. Se ci fossero stati dei dubbi sull’appartenenza politica di Nicola Sisi, il
candidato a Siena della lista Toscana Civica, che appoggia Susanna Ceccardi (in corsa come governatrice per il centrodestra), è lui stesso a fugarli in un lungo post per rispondere a Simona Bonafè.
Era stata proprio la segretaria regionale del Pd a denunciare su La Repubblica che nella coalizione leghista ci fosse un estremista di destra. Sisi appunto. Lo aveva scoperto leggendo dei tweet di Roberto Fiore, capo della formazione Forza Nuova che sostenevano Sisi.
Oggi, dopo che anche il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha parlato della vicenda, Sisi ha scritto un post su Facebook, in cui rivendica l’appartenenza militante a Forza Nuova: “Non starò adesso a difendere Forza Nuova e tanto meno il Signor Fiore, mio segretario. Non ha bisogno della mia difesa e tanto meno di questo articolo per avere visibilità . La mia candidatura, tra l’altro richiestami, è da considerarsi invece una scelta basata sulla professionalità , conoscenza, esperienza e capacità di portare proposte e non polemiche, attacchi, per salvare la Toscana da decenni di cattiva gestione di un’amministrazione di sinistra”.
Infine conclude: “In Toscana si può far davvero breccia nell’orgoglio patriottico che abbiamo nel cuore”
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
“ALTRO CHE 24 ORE, PER FARE UN TAMPONE IN LOMBARDIA 7-10 GIORNI DI ATTESA”
Antonella Salimbene, di Casalmaiocco, in provincia di Lodi, alcuni anni fa ha perso la figlia Azzurra per una meningite fulminante. Da allora si batte perchè i bambini vengano vaccinati (la sua Azzurra non lo era stato perchè la pediatra aveva suggerito di poter anche non fare quello contro la meningite), e non si è mai schierata politicamente.
Pertanto la mail che ha spedito ieri al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana non può considerarsi un atto di accusa strumentale di un esponente dell’opposizione, solo la constatazione che il governatore non la racconta, ancora un volta, giusta
Ecco il testo della mail:
Spett Presidente Fontana, Sono Antonella Salimbene abito a Casalmaiocco in provincia di Lodi e la contatto per avere chiarimenti riguardo la tempistica tamponi. Lei ha affermato che il risultato dei tamponi arriverà in 24 ore, peccato che per esser chiamati da ATS per farlo ci vogliono dai 7 ai 10 giorni La situazione che le voglio descrivere è la seguente. Bambina 13 anni con febbre 38, contattato pediatra che ha prescritto tampone e nel frattempo isolamento per fratellino e mamma, che ahimè, essendo separata necessita di lavorare. Visti i tempi di attesa rischia di perdere lavoro, i bambini vita sociale e scuola, sulla base di un “potrebbe essere” e se non fosse? Ma il vero problema è se il tampone risultasse positivo perchè questa ragazzina è andata a scuola, ha preso il pullman ed è stata, anche se con mascherine, a contatto con centinaia di persone che magari nel frattempo stanno portando in giro il virus. Ci troviamo a parlare di tracciabilità e mi meraviglio come la nostra eccellenza Lombarda stia facendo acqua da tutte le parti proprio su questo. Molti non hanno stipendio sicuro se non si recano al lavoro e nemmeno possiamo aspettarci che i pediatri si prendano certe responsabilità . Se penso che siamo solo a settembre e i mesi duri dovranno ancora arrivare mi viene da piangere e fare due riflessioni sulla gestione attuale La prego gentilmente di rispondermi e non buttare questa mail nel cestino, anche perchè se così fosse la ricontatterei nuovamente. In fede Antonella Salimbene.
Antonella Salimbene, contattata da Nextquotidiano, ha aggiunto che nella provincia di Lodi, che è stata una delle più colpite dalla pandemia (il primo caso conclamato di Covid 19 a Codogno, con il “paziente 1” Mattia Maestri), non ci sono “Drive” per l’esecuzione dei tamponi, e che quello al quale i cittadini del Centro Lodigiano, zona che comprende Casalmaiocco, sono costretti a recarsi è quello presso l’ospedale San Carlo di Milano, che dista una trentina di chilometri dalla cittadina lodigiana.
(da “NextQuotidiano”)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
DALLE GITE IN BARCA ALLE VACANZE IN RESORT: COSI’ I DUE FRATELLI VIVEVANO NEL LUSSO A CARICO DEI CONTRIBUENTI
Vacanze in barca all’isola di Palmarola, con tanto di champagne. Ma anche Palma de Mallorca e
Costiera amalfitana, tra resort con viste mozzafiato, brindisi in locali esclusivi e, in generale, un lusso sfrenato, ostentato senza filtro alcuno sui social network.
Peccato che, per lo Stato, i fratelli Bianchi fossero nullatenenti o quasi. Tanto che la loro famiglia, come quelle di Mario Pincarelli e Francesco Belleggia (gli altri due ragazzi arrestati per l’omicidio di Willy), percepiva il reddito di cittadinanza.
A questa conclusione sono giunti, dopo i primi dieci giorni di indagine, gli investigatori che stanno cercando di fare luce sul pestaggio di Colleferro. E che sono stati insospettiti anche dagli scatti e dai video postati dai fratelli Bianchi, tra abiti firmati, accessori alla moda, orologi ai polsi e moto veloci. In attesa delle indagini patrimoniali — che faranno luce sulle altre eventuali fonti di reddito — la domanda è come i fratelli Bianchi abbiano potuto accedere al reddito di cittadinanza e, al tempo stesso, condurre alla luce del sole una vita all’insegna del lusso.
Gli accertamenti patrimoniali sui quattro sono partiti anche in seguito ai sospetti relativi allo stile di vita lussuoso, specie dei Bianchi, ritenuto non compatibile con la condizione di nullatenenti che risultava allo Stato. Nel caso spetterà all’Inps — già criticata per non aver effettuato le necessarie verifiche — recuperare le somme indebitamente percepite che, secondo la Guardia di Finanza, su un totale di 33 mila euro dovrebbero essere pari a 28.747 euro, mentre toccherà alla procura di Velletri valutare se i quattro hanno effettivamente violato la legge che regola il reddito di cittadinanza.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
LA NEUROTOSSINA E’ UNO DEGLI AGENTI NERVINI SINTETIZZATI NEI LABORATORI DELL’URSS DURANTE LA GUERRA FREDDA
«Questa bottiglia proviene dalla stanza di hotel di Tomsk». I colleghi della Fondazione Anticorruzione di Navalny hanno trovato la bottiglia nella stanza d’albergo in cui l’attivista soggiornava prima di prendere il volo su cui ha accusato il malore
Il veleno che ha rischiato di uccidere Aleksei Navalny è stato trovato in una bottiglietta dell’albergo di Tomsk, in Siberia, dove l’avvocato dissidente russo stava soggiornando prima di sentirsi male ed essere ricoverato a Berlino lo scorso 20 agosto.
A darne notizia sono i colleghi del Fondazione Anticorruzione che hanno diffuso la notizia direttamente dalla pagina Instagram di Navalny con un video registrato nella stanza d’albergo di Navalny un’ora dopo che l’attivista ha accusato un malore.
La neurotossina trovata nell’acqua sarebbe il Novichok, uno degli agenti nervini più potenti sintetizzati dai laboratori dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda.
«Questa bottiglia proviene dalla stanza di hotel di Tomsk dove lo stesso Navalny e tutta la nostra troupe cinematografica hanno soggiornato». I membri del team della Fondazione Anticorruzione hanno ripercorso in un comunicato dove hanno recuperato la bottiglia e come sono state fatte le analisi, spiegando di essere entrati nella stanza d’albergo di Tomsk appena dopo che Navalny aveva accusato un malore:
«In volo Alexiei ha perso conoscenza e ha iniziato a soffocare e l’aereo ha effettuato un atterraggio di emergenza. Quasi subito gli attivisti della Fondazione Anticorruzione rimasti a Tomsk hanno appreso quello che è successo. E a questo punto hanno fatto l’unica cosa possibile. Hanno chiamato un avvocato, sono saliti nella stanza dalla quale era appena uscito Navalny e hanno iniziato a descrivere, registrare e impacchettare tutto ciò che hanno trovato lì. Comprese le bottigliette d’acqua. Due settimane dopo, proprio sulla bottiglia della stanza di albergo di Tomsk il laboratorio tedesco ha trovato tracce di Novichok».
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
DOPO IL GOMITO DEL TENNISTA ORA LA SPALLA DEL SELFISTA… TRE MUSCORIL PER PLACARE IL DOLORE… DA OGGI OGNUNO DEVE FARE CLIC DA SOLO
Dopo il gomito del tennista, ecco la spalla del selfista. A svelare quale sia stata la genesi del
dolore alla spalla di Matteo Salvini è stato lo stesso staff del leader della Lega: a causa dei troppi selfie, il braccio del senatore si è infiammato.
E l’indicazione è arrivata dallo stesso ex ministro durante i suoi comizi nella Bergamasca, quando ha rivelato di aver preso tre Muscoril per placare il dolore. Insomma, i selfie Salvini (evento clou al termine dei suoi interventi in piazza con i fan) stanno provocando alcuni problemi al segretario del Carroccio.
A svelare il problema alla spalla è stato lo stesso Salvini durante i suoi tre comizi nei comuni del Bergamasco ( Cene, Almè e Sorisole) in cui, domenica e lunedì, si voterà per l’elezione dei sindaci (le amministrazioni uscenti sono tutte leghiste).
Dai palchi, infatti, il leader del Carroccio ha rivelato: «Ieri (martedì, ndr) ho preso tre Muscoril». Si tratta di un antinfiammatorio che ha effetto miorilassante per muscoli e giunture.
Come riporta Il Corriere della Sera, nella sue edizione di Bergamo, la causa di questo problema alla spalla sono i tanti selfie che Matteo Salvini scatta in compagnia dei suoi sostenitori durante gli eventi pubblici a cui partecipa e ai suoi innumerevoli comizi di piazza. E a rivelarlo è stato lo stesso staff del segretario della Lega. In effetti le immagini quotidiane mostrano un senatore che non rifiuta mai un autoscatto con i suoi fan.
E già da ieri, infatti, gli stessi organizzatori dei comizi del senatore del Carroccio hanno chiesto ai sostenitori di procedere in rigoroso ordine per potersi scattare un selfie con Salvini. E il leader della Lega, questa volta, ha evitato di scattare lui stesso le fotografie.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
IL VOTO DIVENTA UN CASO: “CHE SCHIFO” I COMMENTI … I LEGHISTI HANNO GETTATO LA MASCHERA: SEMPRE AL SERVIZIO DEI GOVERNI CRIMINALI AMICI DI PUTIN
Cinquecentosettantaquattro favorevoli, 37 contrari e 82 astensioni nel voto sulle sanzioni per le autorità bielorusse: il Parlamento europeo è stato quasi unanime nella sua richiesta alle altre istituzioni europee. Ma con una defezione importante sul piano politico italiano: l’astensione della Lega.
A Bruxelles i deputati hanno deciso di non riconoscere Lukashenko come presidente della Bielorussia, riconoscendo che le elezioni hanno violato “tutti gli standard riconosciuti a livello internazionale”.
Dunque sì alle sanzioni per le autorità responsabili delle violenze su chi ha protestato in queste settimane: per renderle effettive, tuttavia, serve il via libera del consiglio (e quindi degli stati membri dell’unione).
Sull’astensione delle Lega, arriva subito la condanna del Pd: “A Bruxelles la Lega si è astenuta sulla condanna di un dittatore, che schifo”, twitta il segretario dem Zingaretti.
Il deputato Filippo Sensi sottolinea che tra gli eurodeputati leghista c’è anche Susanna Ceccardi, la candidata del centrodestra in Toscana, la regione più in bilico nelle prossime regionali.
Il Parlamento europeo ha chiesto sanzioni contro il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko, condannando allo stesso tempo le violente repressioni delle manifestazioni di piazza che si sono svolte a Minsk e in tutte le principali città del Paese. In una risoluzione adottata oggi con 574 sì, 37 no e 82 astensioni, il Parlamento europeo ha respinto i risultati ufficiali delle cosiddette “elezioni presidenziali” che si sono svolte in Bielorussia il 9 agosto, dato che si sono svolte “in flagrante violazione di tutti gli standard riconosciuti a livello internazionale “.
Una volta scaduto il 5 novembre “il mandato del leader autoritario uscente Aleksandr Lukashenko”, il Parlamento non lo riconoscerà più come presidente del Paese, si legge nel testo. Il Parlamento inoltre chiede “nuove elezioni il prima possibile” condotte sotto “la supervisione internazionale” e “supporta i cittadini bielorussi che manifestano per la libertà e la democrazia” oltre a “condannare la repressione di Internet e dei media”. Tra i partiti italiani, hanno votato a favore del testo Pd, M5S, Forza Italia e Fratelli d’Italia. La Lega si è astenuta.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
“10 MILIONI SONO FINITI ALLE LEGHE REGIONALI”
“Non rompessero i coglioni, va bene? Tirano fuori i 25mila euro domani, perchè li hanno. E se
non li hanno, li rubano come hanno sempre rubato, sennò Luca fa la denuncia e li fa fallire. Fanno le porcate con le società e vogliono anche dettare le condizioni!”.
È lo sfogo del commercialista Michele Scillieri, raccolto a maggio scorso dalla Guardia di Finanza di Milano grazie al trojan inserito nel suo telefono, nell’indagine sui fondi della Lega e l’affaire della Lombardia Film Commission.
Come raccontano Fatto Quotidiano e Repubblica, per gli inquirenti si tratta di un incontro, quello captato con il trojan tra Scillieri e l’avvocato Lapo Beccatini, tra i più importanti ai fini dell’indagine.
Da una parte Sostegni pretende il denaro per il suo ruolo nelle società coinvolte nell’operazione Film Commission. Dall’altra i commercialisti leghisti, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, che hanno incassato 800mila euro dalla vendita, non vogliono scucire un euro.
Lui ne ha anticipati già 5mila. “Sostegni chiede 30mila euro, se la deve smazzare il buon dottor Scillieri!”
Dice Scillieri: “Ho imparato che gente sono, che se non stai attento ti rubano il pezzo di carta, sono fatti così, hanno ciucciato una mnontagna di soldi dalla Lega, una montagna! Non ti dico 49 milioni, ma non ci siamo lontani sai^ Perchè una parte li hanno mandati …. hanno costituito le leghe regionali e lì hanno mandato i soldi… 10 milioni, molto meno, una parte li han mandati su e poi sono tornati, li han cuccati e una parte se li sono spartiti. Allora dessero i soldi a Luca. Perchè io di cose ne so. E vorrei portarmele nella tomba”.
Scrive Repubblica:
Scillieri non si capacita del denaro che Di Rubba e Manzoni avrebbero dirottato verso Francesco Barachetti, l’elettricista di Casnigo, considerato nell’inchiesta del procuratore aggiunto Eugenio Fusco e del pm Stefano Civardi, uno degli snodi dei flussi finanziari della Lega. Si sente tradito dai suoi colleghi con cui ha architettato l’operazione sull’immobile di Cormano che porterà tutti e tre ai domiciliari.
(da agenzie)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
MA NON DICE CHE GLI INTERESSI SUI TITOLI DI STATO ITALIANI HANNO UN TASSO DOPPIO E CHE SONO SOGGETTI ALLA GARANZIA DELLA BANCA CENTRALE EUROPEA
Matteo Salvini, nella giornata di oggi, è stato ospite della trasmissione Uno Mattina, collegata all’informazione del Tg1. Uno degli argomenti affrontati dal leader della Lega è stato quello del Mes e del fondo salva-stati a cui l’Italia potrebbe fare ricorso (ma il dibattito tra le forze del governo è aperto) per le spese di carattere sanitario.
Un prestito con condizionali molto basse, il cui meccanismo è stato rivisto in chiave molto più favorevole proprio a causa della pandemia da coronavirus che è esplosa in Europa a partire da fine febbraio.
L’argomento, però, viene liquidato e la strategia del leader della Lega sembra essere volta a costruire un asse tra Salvini e risparmiatori italiani.
«Negli articoli 13 e 14 del trattato del Mes questi sono soldi dati a prestito da restituire a precise condizioni ad un organismo che ha sede in Lussemburgo che non ha responsabilità civile e penale ed è coperto da segreto di Stato — ha dichiarato il leader della Lega mostrando tutta la sua contrarietà rispetto al ricorso ai fondi del Mes -. Tra due anni potrebbe dirmi: “sa cosa c’è Salvini, questi soldi me li restituisci ma alzi l’età pensionabile a 70 anni o raddoppi la tassa sulla casa”. Questi soldi preferisco chiederli ai risparmiatori italiani che solo settimana scorsa hanno chiesto 84 miliardi di BOT».
Matteo Salvini spiega sostanzialmente quello che la Lega sta sostenendo da diverso tempo, ovvero che il ricorso al Mes potrebbe essere aggirato dalle aste dei titoli di Stato a uso e consumo, appunto, dei risparmiatori italiani.
La strategia di Matteo Salvini, tuttavia, mostra delle lacune.
Innanzitutto perchè, normalmente, i titoli di stato italiani hanno un tasso di interesse molto più alto rispetto al Mes (quasi il doppio). Poi, perchè sul debito dovrebbe comunque garantire la Banca Centrale Europea, spostando l’asse dalla commissione all’organismo finanziario.
Insomma, ci sarebbe sempre un supporto esterno e la questione non verrebbe mai liquidata completamente all’interno del territorio italiano e della sua finanza.
(da Giornalettismo)
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Settembre 17th, 2020 Riccardo Fucile
“SONO SPARITI, UNA FRANGIA HA CEDUTO AL POPULISMO, UN’ALTRA SI E’ RIFUGIATA NELL’ASTENSIONE”… “BERLUSCONI E’ STATO L’ULTIMO A RAPPRESENTARLI, RENZI CI HA PROVATO E HA FALLITO”
Ansia, risentimento e preoccupazione guidano le scelte dell’elettore di oggi in una dimensione in
cui l’emisfero politico moderato, con i suoi protagonisti e costumi, pare essersi dissolto, per lasciare spazio a un ring dove tutto è o bianco o nero.
“La comunicazione digitale ha reso strutturale il fenomeno e la pandemia l’ha ingigantito”, commenta ad HuffPost lo storico e politologo Alessandro Campi. Sul voto del 20 e 21 settembre è convinto che ci sia “una tale rabbia diffusa, unita ad un bisogno crescente di protezione sociale, che ad avvantaggiarsene potrebbero essere le formazioni più radicali sul lato della propaganda, in fondo l’ascesa di Fratelli d’Italia si spiega anche così”.
Però poi avverte: “Potrebbe anche darsi che il rancore mischiato ad un disgusto crescente verso gli attori politici tradizionali (oramai sono considerati tali anche i grillini, sempre più a logo agio dentro il Palazzo) finisca per favorire l’astensionismo”. Ma una previsione vera e propria in realtà “non si può fare” e la speranza di un ritorno a “proposte politiche minimamente credibili” per quella parte di Italia “sommersa e silenziosa” è da rimandare a “dopo le amministrative”.
Quando forse “anche Giorgia Meloni, non potendo essere troppo a lungo una variante al femminile di Salvini, dovrà porsi il problema di come far evolvere la sua destra sovranista verso un modello più europeo e autenticamente di governo”.
Professore, come lo vede il clima di questa vigilia?
Schizofrenico e scisso, nel complesso poco avvincente e per nulla confortante. Tra gli italiani c’è chi pensa soprattutto al referendum, chi al voto ammnistrativo per definizione localistico e frammentato, chi semplicemente è preso da altri pensieri, non politici, più personali, a partire dalla recrudescenza pandemica e dalla crisi economica che quest’autunno potrà solo aggravarsi.
Il governo reggerà se la destra dovesse avere la meglio in Toscana?
Ovviamente non cadrà , avendo il sostengo esterno dell’Europa e non essendoci alternative di programma pronte e spendibili, ma certo farebbe una grande impressione vedere Toscana e Marche — dopo l’Umbria nel 2019 — perdere la loro storica connotazione di “regioni rosse”. Magari è la volta buona che il Pd la smette coi giochini tattici per chiedersi cosa fare prima di sparire dall’orizzonte della storia italiana e di dissolversi, senza gloria, nel magma del populismo grillino.
Lo scenario quale sarà ?
Il predominio degli umori sulla ragione critica mi sembra un dato ormai acquisito negli odierni comportamenti elettorali. Il voto di appartenenza non c’è più, essendosi dissolte le appartenenze ideologiche. Il voto di scambio non si può più praticare per mancanza di materia prima, ovvero i soldi pubblici da distribuire a pioggia ai proprii clientes, essendo ormai l’Italia ad un passo dalla bancarotta. Il voto d’opinione è una cosa di sapore ottocentesco e comunque riguarda ormai minoranze infime. Resta appunto il voto emozionale e di pancia.
Ma gli umori sono cangianti per definizione, come lei stesso sostiene…
Chi oggi li cavalca con successo, domani ne finisce travolto. Per la cultura democratica è un grosso problema, visto che essa ha sempre investito sul santino illuministico del cittadino critico, informato e responsabile. Oltretutto parliamo di un tipo di voto che, proprio perchè cangiante e dunque occasionale, crea una perenne instabilità .
Sul Mattino ha scritto che la rappresentazione più diffusa degli italiani per decenni è stata quella che li vedeva moderati, inclini al quieto vivere: sono cambiati?
Mi sono chiesto che ne è stato del corpaccione moderato, culturalmente tradizionalista e poco amante dei cambiamenti troppo repentini, un po’ egoista e incline alla difesa del proprio “particulare”, geloso delle proprie libertà ma “statalista” per mentalità e convenienza, che per decenni è stato il fondamento della nostra democrazia e che tutti i partiti hanno sempre blandito. Lo si chiamava un tempo “ceto medio” e gli si riconoscevano, accanto a molti vizi privati, anche delle pubbliche virtù: il senso del decoro piccolo-borghese, la laboriosità , la vocazione al risparmio, il senso della famiglia intesa come istituzionale di protezione sociale e rete affettiva insostituibile, ecc. Erano gli italiani che votavano per la Dc e i partiti laici minori, ma che in parte hanno votato anche per il Pci, quando era ancora un partito d’ordine e culturalmente bigotto, una macchina politica disciplinatrice nei territori dove governava, e non — come è oggi la sinistra — il partito dei diritti “tutti e subito”, della critica decostruzionista alla società patriarcale, del soggettivismo come superamento d’ogni dimensione collettiva e comunitaria, del post-tutto.
Un tempo i moderati contavano?
Non avevano grande visibilità pubblica, gli intellettuali li disprezzavano, nessuno ne rivendicava apertamente la rappresentanza, ma contavano molto. Oggi sembrano spariti o diventati irrilevanti.
Quando è iniziato il declino?
Berlusconi è stato l’ultimo interprete politico del moderatismo italiano. Ha annunciato la “rivoluzione liberale”, gli avversari lo hanno descritto come un Mussolini redivivo, ma in realtà non ha fatto altro che riaggregare con uno stile comunicativo nuovo ma sulla base di contenuti vecchi (a partire dall’anticomunismo), l’Italia appunto moderata. Forza Italia ha sempre avuto poco dell’ultraliberismo tathcheriano e molto dello spirito di compromesso e dell’interclassismo democristiano. Democristiana, cioè incline al pragmatismo e alla gestione ordinaria del potere più che alle battaglie sulle idee e alle ambizioni di egemonia sociale, è stata anche la politica culturale di quel partito, tanto che quest’ultima — anche quando governava il Cavaliere — è sempre rimasta nelle mani della sinistra. Originale in quell’esperienza è stato soprattutto il leaderismo di stampo quasi monarchico: il che ha implicato che invecchiato il Cavaliere, e ridottesi fatalmente le sue energie e le sue capacità di conduzione politica, gli italiani che lo avevano votato a milioni si sono trovati progressivamente allo sbando.
Qualcuno ha provato a raccoglierne l’eredità ?
Penso a Renzi, ma in realtà si è puntato solo ai suoi voti nelle urne, non a creare un sistema di rappresentanza — anche simbolica — come quella che lui aveva a suo modo creato. E infatti l’operazione non è riuscita.
Conte non è forse il moderato dei moderati, un novello democristiano?
Conte mi appare più in linea con una certa tradizione trasformista italica, il che significa poter essere tutto e il suo contrario a secondo della convenienza. Il moderato anti-comunista d’una volta restava tale tutta la vita e magari ne pagava le conseguenze. E questo fa una bella differenza. Nel caso di Conte aggiungerei un tratto pseudo-tecnocratico: la pretesa di poter essere al di sopra delle parti (e dunque di recitare tutti i ruoli in commedia) in virtù delle conoscenze, appunto tecniche, che si ritiene di possedere per ragioni d’estrazione professionale (essere un banchiere, un economista, un ingegnere, in questo caso un professore di diritto) e dietro le quale si tende a nascondere le proprie (peraltro legittime) ambizioni politiche. È il lascito mentale peggiore che l’esperienza cosiddetta dei tecnici, da Ciampi in avanti, ha lasciato alla politica italiana: l’illusione, in realtà l’imbroglio, che i tecnici che entrano nell’agone politico siano davvero tali e che lo facciano (bontà loro) per senso di responsabilità politica.
I moderati si sono radicalizzati?
Non mi nascondo che quel mondo ha subito, nel corso degli anni, una mutazione profonda. La corrosiva predicazione populista — contro la casta, contro l’Europa, contro la magistratura, contro la stampa, contro la cultura degli intellettuali -, predicazione avviata da Berlusconi e poi portata al livello dell’invettiva da Grillo e Salvini in particolare, ha fatto crescere il tasso d’estremismo già presente nella società italiana (e certamente favorito dal modo con cui è cambiata nel frattempo la comunicazione pubblica: se insulti ti si nota e magari diventi un personaggio, se argomenti non ti fila nessuno e risulti noioso). Peraltro spesso questa radicalizzazione è stata un riflesso difensivo.
E rispetto a questo cosa si può dire della sinistra?
La sinistra che critica la cultura dell’odio spesso usa la denigrazione sociale come arma di delegittimazione dell’avversario senza nemmeno rendersene conto. Strano che nessuno denunci quest’insopportabile ipocrisia.
Ha scritto che esiste un’altra Italia, sommersa e silenziosa, che però fatica a trovare rappresentanza politica. Chi dovrebbe fornire una riposta ad essa?
Una frangia del moderatismo italiano ha ceduto, come detto, alle sirene del populismo e dell’estremismo verbale. Ma continuo a pensare che ci sia un blocco sociale consistente di italiani moderati, tali perchè chiedono alla politica riforme puntuali e scelte pragmatiche, non cambiamenti sociali palingenetici, che non avendo più alcuna forma di rappresentanza credibile hanno finito per parcheggiarsi nell’area del non voto e in quella dell’astensionismo, in attesa di tempi migliori, ovvero di proposte politiche minimamente credibili.
Quando diventerà centrale questo tema?
Credo dopo il prossimo voto amministrativo. Forza Italia è ormai l’ombra di se stessa: Berlusconi non molla e dunque il partito finirà con lui. Renzi, come detto, ci ha provato ma con esiti pessimi (il movimentismo di stampo giovanilistico è quanto di più lontano dalla mentalità moderata). Adesso ci sta provando Calenda. Probabilmente anche Conte sta pensando a come portare quel mondo dalla sua parte. Sono convinto che anche Giorgia Meloni, dovrà porsi il problema di come far evolvere la sua destra cosiddetta sovranista verso un modello più europeo e autenticamente di governo.
Cosa significa in pratica?
Che prima o poi quel mondo dovrà fare i conti col fantasma di Fini, che una destra moderna, liberale, pragmatica, dialogante l’aveva costruita, anche se poi l’ha rovinosamente distrutta. I moderati, sono convinto, torneranno d’attualità . Sono un blocco sociale nel frattempo ridottosi nei numeri ma ancora importante, in cerca di una rappresentanza politico-sociale che qualcuno prima o poi dovrà nuovamente dargli.
(da “Huffingtonpost”)
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