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SALVINI SOTTO ASSEDIO PER IL MANCATO SOCCORSO DELLA GUARDIA COSTIERA

Marzo 2nd, 2023 Riccardo Fucile

I DUBBI DI PALAZZO CHIGI SULLA LINEA DURA: “SE QUALCHE ERRORE È STATO COMMESSO, BISOGNA INDIVIDUARLO”… E’ A LUI CHE RISPONDE LA GUARDIA COSTIERA… LA REPLICA FURIOSA DI SALVINI MENTRE I LEGHISTI FANNO NOTARE CHE IL PROCURATORE DI CROTONE È STATO UNO STRETTO COLLABORATORE DI MELONI E MANTOVANO

Sono le sei del pomeriggio quando Matteo Salvini decide che è arrivato il momento di rompere il silenzio: “Solo immaginare che il ministro dei Trasporti, che è papà, abbia non solo detto ma anche soltanto pensato di non intervenire, è un oltraggio”. E ancora: “Chi vuole fare polemiche, fare politica su questo, lasci in pace lo Stato e la Guardia costiera”.
Quelle del ministro leghista dei Trasporti non sono parole di circostanza. Piuttosto, il risultato di quello che a tutti è parso, in queste ore, subito chiaro: nella guerra politica che si è aperta dopo la strage di Cutro, le opposizioni puntano al ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, ma in realtà mirano anche a Salvini.
È a lui che risponde la Guardia costiera. E sono sue le direttive (quelle del 2019, quando era ministro degli Interni) e le indicazioni politiche (di oggi, da numero uno delle Infrastrutture) che, per errore o sottovalutazione, non hanno portato nessuna delle lance della Capitaneria di Porto in soccorso del peschereccio che affondava a pochi metri delle coste calabresi.
Fino a questo momento, la linea del governo sull’immigrazione era stata dettata da Salvini. La strage di Cutro – e la durezza delle immagini che hanno sconvolto tutti gli italiani – hanno convinto Giorgia Meloni e il suo sottosegretario, Alfredo Mantovano, che il pugno duro non potesse essere la risposta da offrire all’opinione pubblica.
Ecco perché non sono piaciute per niente le parole del ministro Piantedosi quando, mentre ancora si dovevano chiudere le bare dei bambini, ha parlato della “responsabilità” di chi decide di intraprendere il viaggio. Ecco perché non una sola parola di solidarietà è arrivata dalla maggioranza dopo la sparata del leader leghista.
Ed ecco perché da Fratelli d’Italia sono giunte due indicazioni chiare: eliminare dal lessico espressioni come “porti chiusi” e, soprattutto, non liquidare la strage come una «”conseguenza del destino”, per citare le parole di un uomo di governo.
“Su questa storia”, diceva ancora ieri pomeriggio, “è necessario fare la massima chiarezza. Se qualche errore, anche soltanto una leggerezza, è stata commessa, bisogna individuarla. Non possiamo girare la testa dall’altra parte”.
Ecco: è proprio la ricostruzione della catena degli errori e le inevitabili risposte che si pretenderanno dalla Guardia costiera a non piacere a Matteo Salvini. E ai leghisti che ieri facevano notare anche una circostanza: l’inchiesta sulla strage è coordinata dal procuratore di Crotone, Giuseppe Capoccia. Magistrato stimato, ma che ha nel suo curriculum un passaggio da tecnico al fianco dell’attuale premier. Dal 2009 al 2010 è stato infatti vice capo legislativo del Ministero della Gioventù, quando a guidarlo c’era proprio Meloni.
È stato insomma uno dei collaboratori dell’attuale presidente del Consiglio. A cui arrivò dopo un periodo passato al ministero della Giustizia e al Dap mentre al governo, come sottosegretario alla Giustizia, c’era un ex collega che aveva lavorato come lui tra Brindisi e Lecce a cui era legato da una forte stima reciproca: Alfredo Mantovano.
(da La Repubblica)

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MARIO SECHI NON SARÀ SOLO CAPO UFFICIO STAMPA DI PALAZZO CHIGI MA AVRÀ IL RUOLO DI STRATEGA E SPIN DOCTOR: LA MELONI SCEGLIE UN RAPPRESENTANTE DEI POTERI FORTI

Marzo 2nd, 2023 Riccardo Fucile

LA SCELTA DI SECHI È ANDATA DI TRAVERSO ALL’ENTOURAGE DELLA MELONI MA ANCHE A SALVINI, CHE ORA CHIEDE DI RIMETTERE MANO ALLE POSIZIONI DI VERTICE DELL’ENI E DELL’AGENZIA DI STAMPA AGI

Il balletto è finito: l’ombra di Sechi, a Palazzo Chigi, diventa Sechi medesimo. E sarebbe riduttivo definire solo capo ufficio stampa il giornalista scelto da Giorgia Meloni per guidare lo staff della comunicazione. L’ormai ex direttore dell’agenzia Agi è destinato a diventare consigliere privilegiato della presidente. Stratega, spin doctor. Insomma un ruolo che ha anche un contenuto politico. Da accostare a quello che ebbe Giuliano Ferrara per Berlusconi, per non andare troppo fuori strada e far riferimento alla figura di Rocco Casalino ai tempi dei governi Conte. Draghi subito dopo scelse Paola Ansuini.
echi, 55enne, uomo Eni molto amico di Claudio Descalzi, è visto da qualcuno come il rappresentante dei poteri forti sotto la cui ala Meloni va a collocarsi.
Chiara è la visione atlantista, anche se lui preferisce parlare di sé come di un «liberal-conservatore di stampo anglosassone». È uno che di certo non potrebbe mai essere l’immagine, in Europa, di un governo non collocato saldamente nell’alleanza occidentale.
O cedevole nel blocco anti-Putin. Anche per questo, forse, la sua nomina è stata avversata da Matteo Salvini. Il quale, non a caso, nei giorni del lungo dialogo fra Meloni e Sechi ha fatto trapelare la volontà della Lega di rimettere mano alle posizioni di vertice di Eni – proprietaria dell’ Agi – e Enel.
Ma ad indispettire Salvini, secondo i boatos, c’è stata anche qualche divergenza di vedute sulla successione alla direzione dell’agenzia. Meloni alla fine ha imposto Sechi anche alla sua struttura, a fedelissimi e colleghi di partito poco convinti, malgrado il parere negativo dei direttori dell’area di destra da cui lo stesso prescelto proviene. Vittorio Feltri, che lo fece assumere al Giornale e oggi è consigliere di FdI in Lombardia, ha voluto ricordare l’ex allievo in modo ruvido, restituendo l’immagine di un giovane «con l’aria da profugo e abiti raccapriccianti» che dormiva «nei treni fermi» alla stazione di Milano.
A Sechi, adesso, toccherà gestire la comunicazione di un governo che, in chiave anti-Cina, cerca sponde in India e negli Emirati Arabi. Nei viali di Delhi, capitale di un Paese che punta a diventare la terza economia del mondo, i cartelli di benvenuto a Giorgia Meloni campeggiano accanto a quelli, più grandi, con il volto del primo ministro Narendra Modi: i due leader sigleranno un accordo di cooperazione nel settore della difesa, che faciliterà lo sviluppo di partenariati industriali, scambi di informazione e corsi di formazione fra forze armate.
Primo beneficiario il gruppo Leonardo che, revocata la sospensione legata allo scandalo Agusta, sta rilanciando le attività in India, dove sono rilevanti pure gli interessi di Fincantieri e del gruppo Elettronica. A riprova di un allargamento geo-politico ad Oriente – mirato anche a scavalcare la nuova via della Seta imboccata dal governo Conte I – l’Italia aderirà alla Indo-Pacific Oceans Initiative lanciata da Modi, assumendone la guida scientifica e tecnologica. Strategie globali che la premier intende promuovere con un nuovo megafono istituzionale.
(da Repubblica)

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OLIVIERO TOSCANI: “PIANTEDOSI È IMBARAZZANTE, UN POVERETTO, DEVE DIMETTERSI”

Marzo 2nd, 2023 Riccardo Fucile

“ELLY È LA DONNA DEL FUTURO, TRA LEI E LA PREMIER NON C’È CONFRONTO”… “MELONI DICE CHE TUTTI HANNO DIRITTO A UN PADRE E UNA MADRE? È UNA CAZZATA, IO UN PADRE COME LA RUSSA NON LO VORREI”

“Piantedosi imbarazzante, non è all’altezza. Dovrebbe dare le dimissioni e lasciare il posto a chi sa fare quel mestiere. Aboliamo le frontiere. Dio, patria, famiglia e proprietà sono la rovina dell’umanità. L’immigrazione è stata la fortuna dei popoli. Schlein? Finalmente una persona intelligente, lei donna del futuro, Meloni donna del passato. La Meloni dice che tutti hanno diritto a una madre e un padre? Cazzata, io un papà come La Russa non lo vorrei”. Così il fotografo Oliviero Toscani a La Zanzara su Radio 24.
Su Piantedosi: “E’ imbarazzante, un poveretto, e lui è il primo a rendersene conto. Dovrebbe domandarsi sino a che punto è la disperazione di quella gente lì per mettere a repentaglio la propria vita scappando da dove è. Io sono per la libera circolazione dell’essere umano sulla terra. Aboliamo le frontiere”.
“Dio, patria, famiglia e proprietà privata – aggiunge Toscani – sono la rovina dell’umanità. Le merci posso circolare, la carta igienica circola, l’essere umano conta meno della merda. Possiamo accogliere tutti. L’immigrazione dove ha fatto danni? E’ stata la fortuna dei popoli, stanno facendo del bene anche da noi”. Quelli di Firenze nuovi fascisti?: “Almeno quelli originali avevano inventato qualcosa di nuovo”
Questi chi? Quelli che picchiano gli altri, una parte del nostro Governo. Gli fai un favore a definirli fascisti”.
“La Schlein è una mia amica, la conosco da tanti anni e l’ho sostenuta – dice – è la donna del futuro, la Meloni donna del passato. Finalmente una persona intelligente, dovremmo fare un partito dei radical chic, di persone intelligenti. Vuole la liberalizzazione delle droghe leggere? Evviva, sono un radicale vero. Libera circolazione di canne, uomini e donne”.
Le dichiarazioni di Meloni sui figli che devono avere una madre e un padre? “E’ una cazzata. Ma ci sono padri e madri delinquenti, ma anche i cani e gatti hanno diritto a un padre e una madre. Poi un papà come La Russa… non lo vorrei”.
La Schlein è considerata radical chic: “Fossero tutti radical chic, io sono radicale da 60 anni. Chic significa che sei intelligente, anzi bisognerebbe fare un partito di persone finalmente civili che si chiami Radical Chic, invece di quei buzzurri di merda”.
(da Da “La Zanzara – Radio24”)

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GLI ALLARMI IGNORATI E LA GUARDIA COSTIERA E’ RIMASTA A GUARDARE

Marzo 2nd, 2023 Riccardo Fucile

LA ESILARANTE “DIFESA DEI CONFINI” HA PREVALSO SUL “DOVERE DI SOCCORSO”

Un tragico errore di valutazione, un intervento ipotizzato troppo tardi. Non è vero, come ha sostenuto ancora ieri Matteo Salvini, che la Guardia costiera è stata informata quando il barcone partito dalla Turchia era già naufragato sulla secca di Cutro.
L’Imrcc di Roma, il centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo, informato prima da Frontex di quel barcone individuato a 40 miglia dalle coste calabresi e poi dalla Guardia di finanza dell’impossibilità di raggiungerlo per le cattive condizioni meteo, non ha ritenuto di aprire un evento Sar.
Non ha ritenuto, dunque, che quello che – come si evinceva dalla segnalazione di Frontex – era in tutta evidenza un barcone che trasportava migranti dalla rotta turca fosse di per sè, con un mare forza 4 e con la conclamata presenza di numerose persone, in condizioni di rischio.
Era in acque internazionali e navigava senza problemi. È la direttiva della difesa dei confini che, in acque internazionali, in mancanza di un’emergenza dichiarata, prevale sul dovere di soccorso come da “regole di ingaggio” riviste dal governo Conte I.
Ecco perchè le motovedette classe 300 della Guardia costiera che avrebbero potuto agevolmente raggiungere quel barcone sono rimaste in porto.
Così ha ammesso ieri sera a Porta a Porta il portavoce della Guardia costiera Cosimo Nicastro mettendo fine all’imbarazzante rimpallo di responsabilità nel risalire alla catena di comando che la sera del 25 febbraio ha deciso che nel mare Ionio dovesse aver corso un’operazione di polizia (prerogativa della Guardia di finanza) e non di soccorso ( in capo alla Guardia costiera).
«Gli elementi di cui eravamo a conoscenza noi e la Guardia di Finanza non facevano presupporre che ci fosse una situazione di pericolo per gli occupanti. Non erano arrivate segnalazioni telefoniche né da bordo né dai familiari».
Sottolinea Nicastro che la segnalazione di Frontex «è stata trasmessa all’International coordination center, che è il punto di contatto non per le operazioni di ricerca e soccorso ma per le operazioni di polizia in mare» e ammette che quando le motovedette della Finanza rientrano in porto avviene una «conversazione» tra i colleghi della Capitaneria di Porto di Reggio Calabria e quelli della Guardia di Finanza e «non vengono segnalate situazioni critiche che facciano pensare che l’operazione di polizia si stia trasformando in un’operazione di emergenza».
Tuttavia, «la Guardia Costiera incomincia ad attivare tutta la sua catena affinché fosse predisposto il dispositivo Sar». Ma intanto il barcone naufraga.
La versione della Finanza
La ricostruzione degli eventi che filtra dalla Guardia di Finanza aggiunge ulteriori interrogativi sulla gestione dei soccorsi durante quella notte. Alle 2.30 del mattino di domenica 26 febbraio, dopo la segnalazione di Frontex, i finanzieri escono in mare con una motovedetta e un pattugliatore. Un’ora dopo, alle 3.30, sono costretti a rientrare al porto di Crotone a causa delle pessime condizioni meteo marine. Alle 3.40, dalla centrale operativa di Vibo Valentia della Finanza contattano la direzione marittima di Reggio Calabria, da cui dipende la capitaneria di Crotone. Si fa presente che gli equipaggi sono stati costretti a interrompere la navigazione e si chiede di far intervenire le imbarcazioni della Guardia Costiera, meglio attrezzate per affrontare le onde. Ma la sollecitazione cade nel vuoto. Venti minuti più tardi, il caicco con circa 180 persone a bordo si schianta sulla secca di Cutro facendo 67 vittime.
Le “regole di ingaggio”
Per giorni, la Guardia Costiera aveva mantenuto il silenzio limitandosi ad affermare che la presenza di un’imbarcazione in pericolo era arrivata solo alle 4.30 e da cittadini presenti sulla spiaggia. Ieri mattina, però, davanti al Palazzetto dello sport trasformato in camera ardente, il comandante della Capitaneria di porto di Crotone, Vittorio Aloi, allunga la catena dello scaribarile. «Per le regole di ingaggio – dice – le operazioni le conduce la Finanza fin quando non diventa un evento Sar» E poi, piccato, sottolinea: «Il mar
Non ha intenzione di essere quello che resta con il cerino in mano il comandante Aloi e per spiegare perché i suoi uomini non siano stati chiamati in causa si trincera dietro regole e procedure. «Le regole d’ingaggio – sostiene – sono complesse non si può fare una sintesi e i piani operativi non dipendono solo dal nostro ministero di competenza, Infrastrutture e Trasporti, ma anche dal Viminale».
Bisogna provare a orientarsi in una selva di sigle e di centri di coordinamento nazionali ed europei per capire chi, quella notte del 25 febbraio, davanti alla segnalazione di Frontex, con tanto di foto e di coordinate, ha deciso che quell’imbarcazione proveniente dalla Turchia, ancora in acque internazionali, ma diretta verso l’Italia, non era a rischio. Funziona, o meglio dovrebbe funzionare, così: se un assetto impiegato nell’operazione europea Themis ( come è l’aereo Eagle 1) avvista un obiettivo lo segnala all’Icc, il Centro di coordinamento internazionale di stanza nella sede del Comando aeronavale della Guardia di finanza all’aeroporto di Pratica di Mare. L’Icc è però coordinato dal Centro di coordinamento nazionale (Ncc), una cabina di regia istituita al Viminale. Che entra in campo, come autorità di pubblica sicurezza, a soccorso effettuato.
Nessun evento Sar
Chi, dunque,dopo la segnalazione di Frontex, ha deciso che toccava alla Finanza scendere in mare? Semplicemente: all’autorità marittima spetta decretare “l’evento Sar”, l’operazione di salvataggio con i mezzi della guardia costiera. In caso contrario si attiva il dispositivo di polizia. E dunque, la notte del naufragio, l’”evento Sar” per il caicco non è mai stato dichiarato.
Nonostante 23 ore prima del disastro, alle 4.57 di sabato, lo stesso centro di coordinamento e soccorso di Roma ne avesse aperto uno segnalando alle navi in transito una barca “in distress” nel mare Jonio.
Quantomeno singolare che, 18 ore dopo, quando Frontex avvista la barca, presumibilmente piena di migranti ma in condizioni di “buona galleggiabilità”, l’informazione non venga collegata all’allarme precedente. La situazione non cambia neppure dopo la telefonata della Finanza all’autorità marittima di Reggio Calabria. Se non si fosse trattato della stessa barca bisognerebbe cercarne ancora un’altra.
(da La Repubblica)

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IL MELONIANO AL TG2: “E’ COLPA DEI MIGRANTI”

Marzo 2nd, 2023 Riccardo Fucile

IL DELIRIO DEL DEPUTATO FDI: “INVECE CHE ATTACCARE I MIGRANTI ATTACCANO IL GOVERNO”

Ore 13, Tg2, servizio sulla tragedia di Cutro. Di fronte al microfono si presenta, serissimo, un deputato di Fratelli d’Italia, Manlio Messina: “La trasparenza è certamente la cosa migliore – dice – soprattutto quando viene strumentalizzata una situazione come quella di questi giorni dalle sinistre e dalle opposizioni, che invece di attaccare i migranti attaccano il governo”.
Dice davvero così, testuale: “Invece di attaccare i migranti”…
Ora, il dubbio è angosciante: si tratta di un tremendo lapsus freudiano o intendeva davvero una bestialità del genere? Il sospetto è fondato: l’intervista è registrata, possibile che Messina non se ne sia accorto? E possibile che non se ne sia accorto chi ha realizzato il servizio, oppure chi l’ha montato, chi doveva controllarlo, chi conduce il tg? Nessuno ha fatto una piega. In fondo, a ben vedere, la folle dichiarazione del meloniano non è poi tanto diversa da quelle del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi: “L’unica cosa che va affermata è che (i migranti) non devono partire”, ha detto. E ancora: “La disperazione non giustifica viaggi che mettono in pericolo i figli”. È stato lui il primo a dare la colpa ai migranti. Messina ripete, il Tg2 manda in onda.
(da agenzie)

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GLI INSULTI SOCIAL A ELLY SCHLEIN DEL SINDACO DI GROSSETO: PARAGONATA A UN CAVALLO

Marzo 2nd, 2023 Riccardo Fucile

ANCHE LA LEGA LO SCARICA… DOVREBBE VERGOGNARSI CHI LO VOTATO

Un fotomontaggio con il volto della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein paragonato a quello di cavalli e la scritta «Per 2 euro che volevate, Belen?». La storia pubblicata dal sindaco di centrodestra di Grosseto, Antonfrancesco Vivarelli Colonna, sui suoi profili social ha avuto breve durata, ma non è sfuggita a molti esponenti della politica e della società civile.
Sono stati poi diffusi in rete dei video in cui i discorsi di Schlein sono stati paragonati e accostati alla satira di Maurizio Crozza e ai “comizi” del personaggio di Cetto La Qualunque di Antonio Albanese.
«Un sindaco che irride un donna, nonché principale leader dell’opposizione, con il peggior body shaming non è degno di rivestire quel ruolo», ha commenta il deputato e portavoce nazionale della mozione Schlein, Marco Furfaro.
Prima della pubblicazione delle storie del sindaco di Grosseto, l’eurodeputata toscana della Lega, Susanna Ceccardi, con un post sulla sua pagina Facebook aveva preso le parti di Schlein contro i commenti in cui la neo-segretaria del Pd è stata presa di mira e dileggiata per il suo aspetto fisico, scrivendo: «In questi giorni sui social sto leggendo ironia da quattro spiccioli sull’aspetto fisico di Schlein e mi va di condannarla fortemente. Alle donne che fanno politica non è richiesto, o almeno non dovrebbe, di essere belle e giovani ma di essere preparate, oneste, vicine alla gente. Ci sono 10.000 motivi per sostenere che non ci piacciono le posizioni estremiste di Elly Schlein, ma le offese sull’aspetto estetico squalificano solo chi le pronuncia».
(da agenzie)

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DALL’ALERT 24 ORE PRIMA FINO AL RUOLO DELLA FINANZA E IL MANCATO MONITORAGGIO

Marzo 2nd, 2023 Riccardo Fucile

TUTTO QUELLO CHE (NON) SAPPIAMO SUL NAUFRAGIO

A tre giorni dal naufragio di migranti sulle coste di Crotone, costato la vita a 67 persone, ci sono una serie di punti ancora non chiariti e più passano le ore più alcune dichiarazioni finiscono per smorzare, smentire o smontare le ricostruzioni ufficiali finora fornite dalle forze militari intervenute (o meno) nella notte che ha preceduto lo schianto del caicco, partito da Smirne il 21 febbraio, su una secca.
L’ultimo tassello lo ha aggiunto il comandante della Capitaneria di porto di Crotone, Vittorio Aloi, spiegando che il mare era forza 4, una condizione assolutamente gestibile per diverse imbarcazioni di pronto intervento.
Le condizioni meteo-marine, insomma, non erano un problema per la Guardia costiera: un intervento era tecnicamente possibile. Tutto il contrario di quanto, fin dalle prime ore dopo il naufragio, è stato lasciato intendere anche dalle autorità. A iniziare dalla sottosegretaria all’Interno Wanda Ferro, che in un’intervista al Corriere della Calabria ha parlato di “oggettiva impossibilità di intervenire a causa delle condizioni del mare forza 7″.
Il “distress” che non risulta (ma c’è)
Il numero uno della Guardia costiera crotonese, oltre a chiarire le condizioni meteo, ha anche spiegato che la segnalazione ricevuta nelle prime ore di sabato 25 febbraio – sostanzialmente 24 ore prima del naufragio – su un’imbarcazione in “distress”, ovvero in pericolo, nel mar Ionio, senza alcuna indicazione sulla posizione né alcuna altra specifica a lui “non risulta” che si trattasse di “segnalazione di distress”. Il realtà nel dispaccio del Centro di coordinamento dei soccorsi marittimi della Guardia Costiera alle navi in area si parla proprio di “a boat in distress”, cioè una barca in pericolo, come dimostra la schermata dell’allerta pubblicata dal giornalista di Radio Radicale Sergio Scandura. Mancano ancora 16 ore alla segnalazione del velivolo Eagle1 di Frontex. Il punto è chiarire se l’alert sia partito proprio la barca poi schiantatasi a Steccato di Cruto che in quel momento, secondo la ricostruzione finora fornita, si trovava a oltre 130 miglia dalla costa, distanza che renderebbe impossibile trasmettere il mayday con un Vhf come è stato fatto.
L’allarme dell’Agenzia europea
L’avvistamento avviene alle 22.30 di sabato 25. L’aereo fotografa la barca e, alle 23.03, il quartier generale dell’Agenzia europea a Varsavia invia una mail all’International coordination center di Frontex in Italia che si trova a Pratica di Mare ed è un organismo interforze. Per conoscenza, la mail viene inviata anche ad altri 26 indirizzi, tra i quali quello dell’Italian maritime rescue coordination centre (Imrcc) e alla centrale operativa della Guardia di Finanza. Nella mail si parla di un’imbarcazione dal colore “irriconoscibile”, vengono indicate le coordinate e la velocità di 6 nodi. Il documento indica una persona “nel ponte superiore” e “possibili altre persone sotto coperta”. La “galleggiabilità” dell’imbarcazione è “buona”, non ci sono persone in mare e “non è visibile” la presenza di giubbotti di salvataggio. Frontex sottolinea anche che è stata rilevata dai “portelli aperti a prua una significativa risposta termica”. E allega tre immagini, una con la posizione e due dell’imbarcazione. I piloti dell’aereo segnalano che grazie al sistema di monitoraggio è stata rilevata “una chiamata satellitare dall’imbarcazione alla Turchia”. Non c’è certezza, ma il sospetto è ovviamente che si tratti di una barca con molti migranti a bordo. L’imbarcazione è in questo momento a circa 40 miglia dalle coste italiane, cioè fuori dalle acque territoriali che arrivano fino a 12 miglia – e possono salire a 24 in caso di immigrazione – ma si trova già in zona Sar, ovvero di ricerca e soccorso, di competenza italiana.
I tentativi della Finanza
La segnalazione di Frontex dà il via a un’operazione di law enforcement, cioè di polizia, l’intervento è quindi dei finanzieri. Anche se in quel momento la barca di migranti si trova a 28 miglia, cioè ben oltre le acque italiane dove la Guardia di Finanza ha competenza. Questo, forse, spiega perché lo scafo veloce V.5006 e il pattugliatore Barbarisi convergono verso la barca per la prima volta attorno a mezzanotte, un’ora dopo la segnalazione. Non riescono a continuare la navigazione e rientrano. Come ha rivelato Il Fatto Quotidiano, ci riprovano poco dopo ma il risultato è lo stesso. Condizioni “avverse” del mare, viene detto ufficialmente. Di certo il caicco non viene intercettato. Nel frattempo l’aereo di Frontex ha mollato il barcone perché a corto di carburante e sostanzialmente i migranti sono in navigazione senza alcun tipo di monitoraggio aereo, aspetto che certamente rende più complicato rintracciarli via mare. Perché chi coordinava l’operazione non ha disposto l’intervento di elicotteri, a maggior ragione se si trattava di law enforcement? Di mezzi aerei, tra l’altro, dispone anche la Guardia costiera a Catania e in passato si sono levati in volo più volte per supportare le operazioni via mare.
La telefonata e il ‘buco’
Insomma, in piena notte la barca di migranti continua a navigare verso la Calabria senza che nessuno ne monitori l’assetto e la rotta. Al rientro della V.5006 e del pattugliatore Barbarisi, come ricostruito dal Fatto, la Guardia di finanza chiama la Guardia costiera. I finanzieri – riproduciamo il dialogo nel suo contenuto e non in senso letterale – chiedono: “Avete iniziative in corso?”. La Capitaneria di porto risponde: “No. Non riteniamo che vi siano i presupposti per una Sar (operazione di salvataggio, ndr), poiché l’imbarcazione naviga autonomamente e non ci sono persone visibili a bordo”. Mancano circa tre ore al naufragio e la Guardia costiera a Crotone ha almeno un mezzo, il CP321, in grado di prendere il largo con quel mare. Che non fosse una questione di unità navali, di difficoltà del mare, lo ha confermato anche Aloi: “A noi risulta che domenica il mare fosse forza 4 ma motovedette più grandi avrebbero potuto navigare anche con mare forza 8″. La vicenda appare più una questione di limacciosa burocrazia: “Perché non siamo usciti? Non è così il discorso. Dovreste conoscere i piani, gli accordi che ci sono a livello ministeriale. Le nostre regole di ingaggio sono una ricostruzione molto complessa non da fare per articoli di stampa. Ci sarebbe bisogno di specificare molte cose su come funziona il dispositivo per il plottaggio dei migranti, da che arrivano nelle acque territoriali a che poi debbano essere scortati o accolti: le operazioni le conduce la Gdf finché non diventano Sar. In questo caso la dinamica è da verificare”.
Il naufragio
I primi a intervenire sono due carabinieri del radiomobile della Compagnia di Crotone. Sono le 4.30: i militari hanno salvato 2 persone e recuperato 17 corpi. “Ci siamo avvicinati, immergendoci in acqua, notando la presenza di due corpi privi di conoscenza, sotto l’imbarcazione ed in pericolo di essere schiacciati… una donna era già deceduta, mentre un uomo era in sofferenza respiratoria”, scrivono nella loro relazione. L’allarme per la Guardia costiera scatta invece alle 4.37 quando, come spiega la Capitaneria di porto nella sua relazione sul naufragio finita agli atti dell’inchiesta, riceve una segnalazione tramite il 1530, il numero per le emergenze in mare, “riguardo la presenza di una barca a circa 40 metri dalla foce del fiume Tacina su un fondale presumibilmente sabbioso e con profondità di circa 3 metri”. Alle 4.55 “ci ricontattava il segnalante riferendo che le persone si stavano tuffando in acqua e stavano nuotando verso riva, evidenziava, inoltre, la presenza di probabili cadaveri e che la barca si era distrutta”, si legge ancora nella relazione. “Alle 5.35, la prima pattuglia di terra Guardia Costiera, giunta sul posto, riferiva di numerose persone in stato di ipotermia in spiaggia, trascinate a riva dalla risacca così come alcuni cadaveri. La motovedetta CP 321, intervenuta da Crotone, iniziava attività di ricerca e soccorso al largo”. L’ennesima conferma che quella notte in mare ci poteva stare.
(da Il Fatto Quotidiano)

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MA CHE “MARE FORZA 7”, ERA UN’INFORMAZIONE FAKE POMPATA DA PIANTEDOSI

Marzo 2nd, 2023 Riccardo Fucile

ORA LA GUARDIA COSTIERA CONFERMA: “QUEL GIORNO ERA FORZA 4”

Una lunga cantilena usata a mo’ di paravento per tre giorni sbriciolata nella sua inconsistenza appena la Guardia costiera ha rotto il silenzio. “Con il mare forza 7 era impossibile intervenire”, hanno ripetuto fin dalle prime ore autorevoli esponenti del governo e big della maggioranza per motivare il mancato intervento della forza militare più esperta quando c’è un pericolo in mare. Erano partiti il ministro Matteo Piantedosi e la sottosegretaria Wanda Ferro, quindi la litania era stata ripetuta dal governatore della Regione Calabria Roberto Occhiuto. E ancora da Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, e dal capogruppo di Fratelli d’Italia a Montecitorio, Tommaso Foti.
La tesi, già vacillante di suo visti i numerosi precedenti di soccorsi a diportisti e migranti anche con mare forza 8 e le capacità tecniche delle classi 300 e 800 della Guardia costiera chiamate “ogni tempo” proprio per la capacità di navigare nel mare in burrasca, è stata cancellata in un amen tra martedì pomeriggio e mercoledì mattina. Prima il comunicato della Guardia costiera nella quale è stata fornita la versione della forza militare senza mai nemmeno lontanamente accennare alle difficili condizioni meteo, quindi le parole del comandante della Capitaneria di porto di Crotone, Vittorio Aloi: “A noi risulta che domenica il mare fosse forza 4 ma motovedette più grandi avrebbero potuto navigare anche con mare forza 8″. Quindi, non solo la forza del mare non era all’ultimo livello prima della burrasca ma si assestava su “vento moderato” con onde tra 1,5 e 2 metri. Mare mosso, insomma.
Eppure per giorni la grancassa è stata martellante. In conferenza stampa in Prefettura a Crotone, il ministro aveva detto: “Ieri era mare forza 7, giusto?”, chiede rivolgendosi al generale della Guardia di finanza Giuseppe Zafarana.
“Quindi – aggiunge – parliamo di onde di quasi 4 metri, per fortuna l’irresponsabilità di mettere in mare un battello si è limitata per il momento a questo episodio”. La numero due di Piantedosi, esponente di Fratelli d’Italia, era invece partita all’attacco attribuendo le informazioni proprio alla Guardia costiera e alla Finanza: “Durante la riunione in prefettura, hanno sottolineato chiaramente l’oggettiva impossibilità di intervenire a causa delle condizioni del mare forza 7″. Quindi l’affondo ai “militanti della sinistra” che “si presentano nei talk show come esperti di fenomeni migratori per gettare fango non solo sul governo con dichiarazioni gravissime, ma anche sui tanti servitori dello Stato che con dedizione, sacrificio, coraggio, sono impegnati ogni giorno a salvare vite umane”.
Tra l’altro nessuno ha mai messo in discussione la professionalità della Guardia costiera, come va lamentando da giorni anche Matteo Salvini minacciando querele, ma anzi l’interrogativo è sempre stato l’esatto opposto: perché la professionalità delle donne e delle uomini del corpo, i migliori per le attività di soccorso in mare, non è stata messa in campo?
(da il Fatto Quotidiano)

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PORTAVOCE IN FUGA DAL GOVERNO

Marzo 2nd, 2023 Riccardo Fucile

DIMISSIONI DEI RESPONSABILI DELLA COMUNICAZIONE DI VALDITARA E SANGIULIANO

Prima, nelle scorse settimane, se ne sono andati il portavoce di Adolfo Urso, Gerardo Pelosi, e il capo di gabinetto della ministra delle Riforme, Maria Elisabetta Casellati, Alfonso Celotto. Entrambi per “motivi personali”.
Poi, ieri è stata la volta di Giovanni Sallusti, il portavoce del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara.
E sono arrivate le dimissioni, sempre nella giornata di ieri, di Marina Nalesso, la portavoce del ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano. Le motivazioni sono sempre le stesse: motivi personali e familiari, questa la versione ufficiale. I portavoce del governo Meloni sono in fuga, e se prima poteva essere solo un caso, adesso la tendenza è confermata, con le dimissioni, in un solo giorno, di ben due responsabili della comunicazione.
Quel che è certo è che il governo Meloni con i portavoce ha un palese problema. Ad esempio il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso non si è solo separato dal portavoce, Gerardo Pelosi, già firma economica del Sole 24 ore, ma anche dalla responsabile della sua segreteria, Valentina Colucci, che in passato aveva collaborato con i ministri Vittorio Colao e Federico D’Incà.
I due hanno lasciato a fine gennaio e il motivo sarebbe una lite scoppiata dopo il frettoloso annuncio sull’accordo raggiunto con i benzinai. Invece Giovanni Sallusti, 40 anni, ha lasciato ieri, dopo che Valditara è finito sotto accusa per l’annunciata punizione della preside fiorentina, che aveva scritto una lettera in cui denunciava il pestaggio squadrista.
(da agenzie)

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