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IL PATTO DEL BISCIONE: LA CACCIATA DEL CAPOGRUPPO ALLA CAMERA, CATTANEO, E L’ISOLAMENTO DELLA RONZULLI È PARTE DI UN ACCORDO TRA BERLUSCONI-TAJANI E MELONI

Marzo 27th, 2023 Riccardo Fucile

A SILVIO SAREBBERO STATE DATE GARANZIE PERSONALI (I PROCESSI) E SULLE NOMINE (UN RUOLO PER SCARONI)… LA LINEA PIÙ GOVERNATIVA GIOVA ANCHE A MEDIASET. E POI C’È LA PARTITA DELLE EUROPEE: L’ALLEANZA PPE-CONSERVATORI

Una prospettiva politica comune, certo. Ma anche nomine, interessi economici e giudiziari. Ecco cosa c’è dietro il patto segreto fra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi, che ha portato al ribaltone interno a Forza Italia. Cioè al ridimensionamento dei “custodi” della linea critica nei confronti del governo – i capigruppo Licia Ronzulli e Alessandro Cattaneo
Difficile che si arrivi a un partito unico. Ma la scelta fatta da chi ha orchestrato la manovra, fra gli azzurri, è quello di rinunciare a una buona fetta di autonomia per assicurare alla creatura di Berlusconi un futuro sotto l’ombrello di FdI. Più comodo politicamente e più conveniente per l’impero Mediaset.
L’orizzonte sono le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo. Si punterà a un’alleanza fra il Ppe (partito cui fa capo Forza Italia) e i Conservatori di Giorgia Meloni, per ribaltare gli attuali assetti della commissione e mettere ai margini i socialisti.
Sullo sfondo, però, ci sono questione più concrete, che afferiscono agli interessi di Berlusconi e della sua famiglia: la svolta è avvenuta il 13 febbraio, con la revoca della costituzione di parte civile del governo nel processo Ruby Ter (precedente all’assoluzione di Berlusconi). Un mese dopo, ecco il ritiro della costituzione di parte civili pure nel procedimento di Bari (caso escort-Tarantini). E altre garanzie personali sarebbero state date all’ex premier.
Nell’accordo c’è spazio anche per alcune nomine nelle partecipate di Stato gradite a Berlusconi: in primis quella di Paolo Scaroni, destinato ad avere un ruolo nella stessa Enel o in Leonardo. Il tutto in un quadro di malessere silente, fra i parlamentari della cosiddetta “corrente Ronzulli” che danno per fisiologico l’allontanamento da un partito che considerano “finito”. Sono almeno una quindicina. Le sirene non mancano: fra le numerose telefonate giunte a Licia Ronzulli dopo la rivoluzione interna, c’è quella di Matteo Renzi
(da La Repubblica)

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SUPERBONUS, ADESSO IL GOVERNO MELONI TAGLIA LE DETRAZIONI AI POVERI

Marzo 27th, 2023 Riccardo Fucile

L’ESTENSIONE A 10 ANNI SOLO PER BANCHE E IMPRESE… VICINI ALLE BANCHE, LONTANI DAI CITTADINI CON REDDITI BASSI

Vicini alle banche, lontani dai cittadini, e soprattutto da quelli con i redditi più bassi. È la linea del governo, anche sul superbonus,
Stando a fonti parlamentari e dell’esecutivo, dal pacchetto di emendamenti riformulati al decreto superbonus – ora in discussione alla Camera, in commissione Finanze – è stata tolta l’ipotesi di poter estendere da quattro a dieci anni il periodo per consentire ai privati di recuperare in detrazione le spese del superbonus. Una misura che doveva sostenere i redditi più bassi.
Ma ora la maggioranza ha fatto marcia indietro, almeno per quanto riguarda i cittadini comuni. Perché la possibilità di spalmare in dieci anni le detrazioni sarà invece garantita a banche e imprese che hanno acquistato crediti: un emendamento riformulato riapre infatti la possibilità – già prevista dal decreto Aiuti quater – di fruire dei crediti non ancora utilizzati in dieci rate annuali.
Una scelta di campo, insomma, quello dell’esecutivo.
“Bocciata” così dalla capogruppo alla Camera di Alleanza Verdi e Sinistra, Luana Zanella: “Il governo Meloni conferma di avere a cuore il benessere dei ricchi e delle banche”. Mentre due esponenti di Europa Verde, Francesco Alemanni e Filiberto Zaratti, sostengono: “Con lo stralcio dal decreto della misura per facilitare l’assorbimento delle detrazioni a chi ha poca capienza Irpef. il governo scegli di lasciare i cittadini soli di fronte alla crisi climatica”.
Ma tra gli emendamenti che oggi approderanno in commissione Finanze c’è anche altro. Secondo sempre le indiscrezioni filtrate sulle agenzie, si va verso il ripristino dello sconto in fattura e della cessione del credito per gli istituti per le case popolari (Iacp), le onlus e il terzo settore. La condizione per essere esclusi dal blocco, precisa un emendamento, “è che gli enti siano stati già costituiti alla data di entrata in vigore del decreto” sul superbonus.
Un’altra proposta di modifica prevede invece un ulteriore allargamento dell’esclusione dalla responsabilità in solido nell’acquisto dei crediti del superbonus, comprendendo tutti i cessionari che acquistano da una banca.
Il decreto già esclude dalla responsabilità i cessionari dei crediti di imposta che dimostrino di aver acquisito i crediti e che siano in possesso di una specifica documentazione. La modifica estende ulteriormente l’esclusione a tutti i cessionari che acquistano i crediti d’imposta da una banca o da altra società appartenente al gruppo dello stesso istituto, o da una società quotata o da altra società appartenente al gruppo della stessa azienda quotata.
(da Il Fatto Quotidiano)

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“IL TIRRENO”: LA DONNA CHE SI È FINTA AVVOCATO E HA FALSIFICATO UNA SENTENZA DEL TRIBUNALE DI FIRENZE E’ LA FIGLIA DI DENIS VERDINI, DILETTA CHIARA

Marzo 27th, 2023 Riccardo Fucile

“LE IENE” HANNO BECCATO “LA FIGLIA DEL NOTO POLITICO” A FINGERSI AVVOCATO PER SCUCIRE QUALCHE CENTINAIO DI EURO A UNA POVERA BADANTE… NEL SERVIZIO, LA FURBETTA PREGA “LE IENE” DI NON ESSERE SPUTTANATA E OFFRE 20MILA EURO PER NON FAR MANDARE IN ONDA IL SERVIZIO…SUL CASO INDAGA LA PROCURA DI FIRENZE

Si sarebbe finta avvocato, arrivando anche a falsificare una sentenza del tribunale del lavoro del capoluogo toscano per convincere la sua cliente, una badante ignara di essersi affidata a una falsa professionista, che la sua pratica stava andando avanti e che aveva vinto la causa.
La protagonista della vicenda è stata smascherata da un servizio della trasmissione Le Iene di Italia 1, in cui viene definita “figlia di un noto politico fiorentino”. Una volta scoperto di essere stata presa in giro la badante, assistita dall’avvocato Mattia Alfano, ha querelato la donna che si era spacciata per avvocato.
Stando quanto denunciato, la donna accusata di essersi spacciata per avvocato sarebbe Diletta Chiara Verdini, figlia dell’ex senatore Denis Verdini. Sul caso indaga la procura di Firenze, che ha aperto un fascicolo e disposto accertamenti giudiziari .
La badante si era rivolta alla presunta avvocata per portare avanti una causa contro una famiglia presso cui aveva lavorato, che non voleva pagarle quanto le spettava. Quando ha chiesto informazioni sull’andamento del procedimento, la falsa avvocata le avrebbe consegnato una sentenza, su carta intestata del tribunale di Firenze, che però sarebbe risultata un falso.
«Il documento è carta straccia – ha spiegato l’avvocato Alfano ai microfoni de Le Iene –, il giudice lo ha disconosciuto subito». Questo spiegherebbe perché, nonostante il presunto verdetto del tribunale fosse favorevole alla badante, lei non aveva mai ricevuto il risarcimento indicato. Quando il legale si è recato alla cancelleria del tribunale per chiedere lumi sulla sentenza, è emerso che si trattava di un falso. La prima denuncia è scattata d’ufficio, da parte degli stessi addetti degli uffici del Palazzo di Giustizia. Poi c’è stata la seconda, presentata a stretto giro dalla vittima.
Tutta questa messinscena, secondo l’accusa, per intascare una commissione di poche centinaia di euro.
Le telecamere de Le Iene si sono presentate nell’ufficio di Campi Bisenzio dove lavora la falsa professionista, che gestisce un’agenzia di noleggio auto.
(da Il Tirreno)

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ARTEM USS NON ERA UNA SPIA QUALSIASI MA IL VIMINALE E’ RIUSCITO A FARLO SCAPPARE DAI DOMICILIARI: A CHE SERVE IL BRACCIALETTO ELETTRONICO SE BASTA ROMPERLO E DILEGUARSI?

Marzo 27th, 2023 Riccardo Fucile

L’IMPRENDITORE RUSSO, EVASO DAI DOMICILIARI A MILANO, COMPRAVA PER CONTO DEI SERVIZI RUSSI COMPONENTI ELETTRONICHE PER PRODURRE ARMI SOFISTICATE, UTILIZZATE POI IN UCRAINA, INSIEME ALL’AMICO E SOCIO JURIJ OREKHOV

Jurij Orekhov si sentiva tranquillo. Guardava le immagini del conflitto in Ucraina con soddisfazione: nei missili che piovevano sulle città c’era il frutto del suo lavoro. Dopo l’invasione stava più attento: aveva aperto una nuova società negli Emirati Arabi e spostato la residenza lì. Al suo amico e socio Artem Uss aveva spiegato di essere pronto alla latitanza. Senza escludere un’altra opzione: fingersi un dissidente anti-Putin e chiedere asilo.
A Jurij è andata male e da fine ottobre è in un carcere tedesco in attesa dell’estradizione negli Usa, mentre Artem mercoledì scorso ha scassinato il braccialetto elettronico ed è scappato dagli arresti domiciliari a Milano.
Le autorità italiane hanno sottovalutato l’importanza di questo quarantenne muscoloso, figlio di un governatore siberiano vicinissimo al Cremlino. Perché è su questa coppia che si stanno concentrando le indagini dell’intelligence americana per ricostruire la rete che ha permesso alla Russia di ottenere componenti elettroniche fondamentali per incrementare la produzione di armi hi-tech pure dopo l’inizio della guerra.
Se Orekhov era più esperto negli aspetti manageriali, Uss era al centro dei rapporti più importanti per il futuro: quelli con la Cina. Quanto sia stato incisivo il ruolo dei due lo dimostrano gli atti. Attraverso ditte tedesche e norvegesi Orekhov ha acquistato legalmente di tutto: nel 2019 ha cercato persino di ottenere parti del caccia F-22 Raptor, il più moderno intercettore stealth statunitense.
Le sue aziende esibivano credenziali ottime, incluse quelle di Roscosmos, l’agenzia spaziale russa che poteva importare tecnologia satellitare per proseguire le missioni orbitali assieme alla Nasa. Per anni ha portato legalmente in Russia elicotteri Usa ed è riuscito a ottenere dalla francese 3D Plus microprocessori molto speciali: li ha pagati 3,6 milioni di dollari e potrebbero servire per lo stadio finale del super-missile nucleare Sarmat.
La coppia unisce affari privati e missioni statali, tutti però protetti dai servizi di sicurezza russi. Il contrabbando di petrolio e materie prime triangolate tra Venezuela e Cina con il coinvolgimento del magnate Oleg Deripaska — che non risulta indagato — pare servisse soprattutto a creare riserve finanziarie. Il socio di Uss non aveva problemi a muovere soldi: usava corrieri che consegnavano pacchi di contanti, transazioni in criptovalute e bonifici da istituti pronti a chiudere un occhio: «Non c’è da preoccuparsi — diceva al telefono — Questa è la banca più sporca degli Emirati, mandano denaro a chiunque».
Questo network con l’inasprimento delle sanzioni ha solo cambiato pelle. Uno dei terminali dello shopping di Uss e Orekhov — la Radioavtomatika — sta continuando a reperire microprocessori attraverso società in Uzbekistan, Armenia e Cina. La Repubblica Popolare è l’ultima terra promessa dove i russi possono comprare chip e lì Artem Uss ha ereditato i rapporti del padre, governatore della regione di Krasnojarsk che traffica oltre la frontiera siberiana da decenni. Storie su cui adesso nessun giudice statunitense potrà interrogarlo.
(da La Repubblica)

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INTERVISTA A ELVIRA VIKHAREVA, L’EROICA ATTIVISTA ANTI-PUTIN AVVELENATA DAL CREMLINO: “QUESTO E’ UN REGIME DI ASSASSINI, MA LA COLPA E’ DI TUTTI NOI”

Marzo 27th, 2023 Riccardo Fucile

“NON LASCIO LA RUSSIA, NON MI FATE PAURA, CONTINUERO’ A LOTTARE”… UN ESEMPIO DI VERA PATRIOTA CHE LOTTA PER LA LIBERTA’ DEL PROPRIO PAESE (ALTRO CHE GLI SCAPPATI DI CASA FIGHETTI CHE SI DEFINISCONO TALI IN ITALIA)

“Non posso dirle tutto. È come se tenessi molte persone in ostaggio, in questo Paese: quelli che mi hanno aiutato e che mi aiutano ancora”, premette Elvira Vikhareva.
“Temo per la loro incolumità, oltre che per la mia. . Le dirò quel che posso”.
La raggiungiamo al telefono a Mosca in piena notte, dopo aver atteso che terminasse un trattamento medico. All’inizio è titubante. Poi invece parla a lungo, e il suo diventa uno sfogo. Racconta come ha scoperto di avere nei tessuti una dose di sali di metalli in grado di uccidere persone ben più forti di lei. E racconta dei suoi sospetti su chi potrebbe esser stato: “Ero nel mirino dei servizi di sicurezza, che hanno seguito tutta la mia attività politica e pubblicistica, guardato tutti i miei video, preso informazioni su di me”.
Racconta di come non volesse credere di esser stata vittima di un tentato omicidio. E della fatica di parlarne, alleviata dalla certezza di doverlo fare “per scuotere l’indifferenza che mantiene al potere questo regime di assassini”. Si sente addosso una grande responsabilità. “La colpa della guerra in Ucraina è di tutti noi russi”, spiega. “Dovevamo protestare Putin finché era possibile”. E ha una certezza: “Non importa quanto mi vogliano morta o quanto sia spaventata. Continuerò a lottare. Non mi hanno zittito”.
Quando ha cominciato a star male e come si è curata?
Ho iniziato a sentirmi male alla fine di novembre, e ho avuto una nuova crisi in febbraio. Non pensavo a un avvelenamento. Semmai a una specie di intossicazione. Purtroppo la nostra sanità pubblica è un disastro. Mi hanno visitato superficialmente. Mi hanno lasciato un giorno intero a urlare in una stanza d’ospedale senza curarmi. Il dolore era insopportabile. Infine, mi è stata diagnosticata una gastrite acuta.
Gastrite? Roba che dovrebbe passare alla svelta.
E siccome non mi passava, ho cominciato a farmi visitare in alcune cliniche private. Mi hanno curato per lo stomaco. Nessun miglioramento. Nausea continua, tachicardia grave, intorpidimento delle gambe e delle braccia. Ho dovuto interrompere le mie trasmissioni su Youtube. Ormai avevo problemi di coordinazione. Non vedevo più bene. Ho avuto infezioni alla pelle e alle unghie. Mi sono cadute le ciglia. Mi sentivo come se fossi finita sotto un treno. E anche adesso, mentre le parlo, non riesco a fermare un forte tremore delle mani.
E quando si è accorta che poteva trattarsi di avvelenamento?
Quando un medico ha voluto indagare sulla presenza di sostanze tossiche nel mio sangue. E ha trovato 3 milligrammi di bicromato di potassio (un sale di metallo estremamente tossico e cancerogeno, ndr). Corrisponde a una dose letale, mi hanno detto. Ma non sono morta. Qualche settimana dopo, la presenza indesiderata si era ridotta a 1,5 milligrammi. A tutt’oggi, è ancora nel mio corpo.
Perché ha deciso solo adesso di denunciare quanto le succede?
Ho negato anche a me stessa, il più a lungo possibile, l’ipotesi di esser stata avvelenata. Non volevo attIrare attenzione, né fare di me stessa una vittima o un’eroina.
Ma adesso lo è diventata.
Non potevo più far finta. Quel che mi è capitato mi ha convinto una volta per tutte che i veri simboli della Federazione Russa sono diventati il maglio di Prigozhin (il fondatore e finanziatore dei mercenari Wagner, che uccidono a colpi di maglio chi ritengono “un traditore”, ndr) e il veleno con cui vengono eliminati o si tentano di eliminare gli oppositori politici e i nemici del regime veri o presunti. Un regime di assassini. Così, Ho raccontato la mia storia. Per cercare di combattere l’indifferenza. L’indifferenza è la radice della guerra e della violenza. Quel che sta succedendo nel mio Paese e — per colpa del mio Paese — in Ucraina è dovuto all’indifferenza.
E perché i russi sono indifferenti? Perché non protestano più?
Perché se hai una posizione contro la guerra e la esponi apertamente, se ti opponi a ciò che sta accadendo, verranno alle cinque del mattino a perquisirti la casa, e ti arresteranno. O ti prenderanno di peso durante una pacifica protesta, ti sbatteranno con violenza in un avtozak (il cellulare della polizia russi, ndr) e poi ti tortureranno.
Ma non sta esagerando? Siamo pur sempre in Russia. Mica in Afghanistan o in Iran, per citare due Paesi dove secondo le organizzazioni internazionali la tortura è davvero molto diffusa.
La repressione in Russia è ormai totale e utilizza ogni mezzo. Io ne sono la dimostrazione. Ma ci sono tanti diversi casi, senza arrivare a tentativi di omicidio o alla tortura. Un esempio di oggi: una persona è stata incriminata solo per aver risposto a un sondaggio sociale per strada. È per tutto questo le persone si limitano a tenere la bocca chiusa.
Però non è solo paura o passività. In molti sostengono il regime
Ma sono molti anche quelli la pensano come me. E che odiano tutto questo. Solo, vivono il loro sentimento privatamente. Ognuno dentro di sé. Vista la violenza della repressione, ci si autoconvince dell’inutilità di protestare. E non si fa niente contro il potere di Putin. Altrimenti la guerra all’Ucraina non ci sarebbe mai stata. Non è sostegno al regime. È paura e senso di impotenza. Che diventano indifferenza.
Lei a quanto pare rischia la pelle, in Russia. Perché non lascia il Paese?
Non lascio la Russia perché ho scelto un percorso personale preciso. Né io nei miei colleghi politici dell’opposizione, a partire da Alexey Navalny, abbiamo mai sperato per un attimo che il regime potesse correggersi, che le cose nel Paese potessero cambiare da sole. E, vista la repressione imposta da questa dittatura, il nostro lavoro è difficile e la sua mole è enorme, se vogliamo una nuova Russia. Mi sono presa una responsabilità e non la eluderò. E poi, durante e dopo la mia esperienza alle elezioni comunali di Mosca (Vikhareva nel settembre 2022 voleva candidarsi per il consiglio di un distretto della capitale ma le autorità glielo impedirono per presunte irregolarità nella documentazione da lei presentata, ndr), ho incontrato tante persone che vedevano in me un aiuto, e mi ringraziavano per non essere andata via. Non voglio tradirle.
Ha ancora contatti diretti con loro?
Non ho più alcuna possibilità di incontrare il mio elettorato, purtroppo. E ora ho dovuto sospendere anche i miei interventi video. Mi impegno quindi in attività educative e a sostegno della pace. Faccio quel che posso.
Ma gli oppositori che hanno lasciato la Russia hanno fatto male?
No. Capisco benissimo chi vuol lasciare il Paese per sfuggire a questa tirannia. Anzi, vorrei sottolineare che in molti vorrebbero ma non possono. Perché per partire servono soldi. E la povertà è molto diffusa, in Russia. Quesa è una cosa in cui Putin ha un indubbio successo: aumentare la povertà nel Paese.
Secondo lei, i russi hanno una responsabilità collettiva per la guerra in Ucraina?
Sì. Per non essersi ribellati a Putin finché è stato possibile. Quando c’era ancora un po’ di spazio per poterlo fare. Quel che sta succedendo in Ucraina è la colpa di tutti noi.
Ha idea di chi possa averla avvelenata?
Non so chi è stato. Non credo qualcuno che conosco. Non qualcuno della mia cerchia. Il Cremlino incita a colpire i cosiddetti “traditori” che si oppongono alla guerra e a Putin. La Russia è diventata piena di delatori e di sostenitori aggressivi del regime pronti a denunciarti o peggio.
Ma come è avvenuto? Qualche indizio ce l’avrà pure, no?
Non posso dire molto. Non voglio mettere in pericolo chi con me ha indagato per capire chi fosse coinvolto. Ci sono alcuni fatti, però, che voglio menzionare: altre tre donne sono state avvelenate nello stesso periodo. Hanno avuto sintomi del tutto simili ai miei. Si sono riprese e adesso si trovano fuori dalla Russia. E negli stessi giorni è morto un uomo, sempre per avvelenamento. I mandanti e gli esecutori, nel mio come negli altri casi, sono ignoti. So per certo, però, che agenti dei servizi di sicurezza leggevano le mie pubblicazioni e guadavano il mio canale Youtube per capire se potevo essere accusata di “estremismo” e “terrorismo politico”. E sapevano tutto di me. A partire dalle attività politiche che svolgo da più di sette anni e dalle mie chiare posizioni anti-Putin. Ero sotto la loro continua attenzione. Ma, fino all’avvelenamento, ho sempre ritenuto modesta la mia esposizione. Non credevo di essere in pericolo. Non ho preso particolari misure per evitare attentati. Ho poi scoperto che avrei dovuto essere più circospetta.
Ha un messaggio i suoi avvelenatori?
Non importa quanto sperino di vedermi morta o incapacitata o solo spaventata. Io non rinuncerò alle mie posizioni. Non intendo rimanere in silenzio.
(da Fanpage)

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I VELENI DI ARCORE

Marzo 27th, 2023 Riccardo Fucile

L’ALA CRITICA ALL’INCIUCIO AFFARISTICO CON LA MELONI PREPARA LA VENDETTA AL SENATO, LO SCONTRO SI FA DURO

Roma. Il colpo di mano, detta anche “riorganizzazione”, che ha sconvolto il fine settimana di Forza Italia ha un’osservatrice interessata: Giorgia Meloni.
La premier fa politica da una vita e sa bene che non è mai raccomandabile immischiarsi nei conflitti interni degli altri partiti.
Ma non può non notare che la svolta impressa dal comunicato firmato Silvio Berlusconi diramato venerdì sera abbia come conseguenza immediata quella di veder prevalere l’ala più vicina con il suo governo. La soddisfazione mal celata del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida all’annuncio del ritorno di Paolo Barelli come capogruppo alla Camera, al posto di Alessandro Cattaneo è stata una prova evidente. Il sollievo è grande: Forza Italia aveva rappresentato fino a oggi una spina nel fianco per il governo. E proprio i due capigruppo erano considerati l’insidia più grande, più potenziale che effettiva.
E in un sistema bicamerale, è il ragionamento che fanno i meloniani, aver messo al sicuro almeno uno dei due gruppi parlamentari è una garanzia notevole. Il naturale sviluppo della riorganizzazione sarà, più che il partito unico (che in Via della Scrofa non interessa affatto) un’alleanza tra Partito popolare europeo e i Conservatori presieduti da Meloni.
Ma dietro a un’operazione volta a blindare la maggioranza ci sono anche delle incognite, che i più avveduti tra i consiglieri della presidente del Consiglio fanno notare: gli sconfitti di questa partita possono vendicarsi e più in generale non è mai positivo avere come alleato un partito diviso. E definirlo diviso è un eufemismo.
Dentro il movimento azzurro la defenestrazione di Cattaneo e il declassamento di Licia Ronzulli, che resta capogruppo al Senato ma perde la guida della Lombardia, ha generato uno scossone dalle conseguenze imprevedibili.
Il livello dello scontro è molto più alto. Un gruppo ampio di forzisti indica Marta Fascina come regista del colpo di mano, la fidanzata del Cavaliere (che ieri lui ha definito «mia moglie» in un’intervista concessa al Corriere della Sera dopo mesi di silenzio mediatico). Fascina ad Arcore ha preso sempre più potere e sarebbe anche sostenitrice della linea filorussa che Berlusconi ha espresso in alcune occasione. La deputata campana a diversi interlocutori ha raccontato dei suoi timori di uno scenario nucleare ormai vicino, tanto che avrebbe cominciato a cercare case con un rifugio antiatomico per sfuggire all’onda nucleare che potrebbe generarsi con un attacco in Inghilterra. E nella residenza del Cavaliere qualcuno dice di aver visto una lista di persone da salvare nel caso di apocalisse nucleare.
Ma la questione riguarda più la politica interna che quella estera. Fascina in questa ultima fase ha ricucito il rapporto con Antonio Tajani, che ha ottenuto il ritorno di Paolo Barelli a capogruppo alla Camera, e con Giorgia Meloni. La svolta governativa di Berlusconi ha stupito molti: il presidente di Forza Italia ripeteva «Giorgia ci vuole mettere in un angolo», ma ora ha trovato un’interlocuzione fluida, che mette al riparo il governo.
La domanda che si fa ora l’ala critica è: cosa fare? Per il momento prevale la linea di restare nel partito, per un logorio interno, nella convinzione che il nuovo corso guidato dalla “quasi moglie” di Berlusconi incontrerà molti ostacoli.
L’altra via sarebbe uscire dal partito, ma quasi unanimemente si riconosce che non ci sono né gli approdi, né le alternative possibili a questo governo e quindi per il momento non ci saranno fuoriuscite.
Così si farà buon viso a cattivo gioco anche davanti alle future mosse di Berlusconi: la prossima potrebbe essere la sostituzione del tesoriere Alfredo Messina, con un avvocato che viene da Mediaset al quale passare il prezioso faldone con le firme del partito.
Gli occhi ora sono puntati sul Senato, la maggioranza si regge su una decina di voti, Forza Italia conta 18 seggi e sulla carta ha la golden power sui destini dell’esecutivo. Ma Fratelli d’Italia sin dall’inizio della legislatura ha lavorato sul gruppo berlusconiano a Palazzo Madama, garantendosi il voto di un numero sufficiente di senatori in caso di problemi.
(da La Stampa)

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MENTRE IL GOVERNO PENSA A FARE LA GUERRA ALLE ONG, IN UNA NOTTE A ROCCELLA IONICA SONO ARRIVATO 650 MIGRANTI

Marzo 27th, 2023 Riccardo Fucile

IL PESCHERECCIO E’ PARTITO DALLA LIBIA SENZA CHE LA GUARDIA COSTIERA LIBICA LO BLOCCASSE: AVRA’ INTASCATO LA QUOTA CHE SPETTA AI TRAFFICANTI

Ancora sbarchi sulle coste calabresi. La scorsa notte, nel porto di Roccella Ionica, in Calabria, sono sbarcate 650 persone, tutti uomini, tra cui diversi minori, dopo aver viaggiato a bordo di un peschereccio di 30 metri, partito dalla Libia e sfuggendo a ogni controllo.
Secondo quanto riferito dalle autorità, i 650 migranti provengono da Siria, Pakistan, Egitto e Bangladesh e hanno viaggiato per circa 5 giorni prima di entrare nel porto della Locride.
Durante il viaggio, secondo quanto raccontato dai migranti, l’imbarcazione si è scontrata con un’altra barca utilizzata da altri migranti in un precedente sbarco.
Una volta scesi a terra, si è attivato il dispositivo della Prefettura di Reggio Calabria che vede impegnato personale della Croce rossa, della Protezione civile e di Medici senza frontiere, in attesa che si proceda ad una migliore sistemazione.
Secondo quanto riferito dalle autorità, tutti i migranti sono in buone condizioni di salute, e sono stati trasferiti in una struttura temporanea predisposta in un’area nei pressi del porto di Roccella.
Nella stessa struttura sono presenti altri migranti, giunti nei giorni scorsi: solo nel porto di Roccella Ionica, infatti, negli ultimi cinque giorni, si sono registrati 1.500 arrivi. Per le 22.30 di questa sera, invece, è atteso l’arrivo della nave Diciotti presso il porto di Reggio Calabria. A bordo sono presenti circa 600 migranti, di cui alcuni salvati in mare. Secondo quanto riferito dalle autorità, la maggior parte di loro verrà trasferita nell’hotspot di Lampedusa.
(da agenzie)

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MARTA FASCINA STA CERCANDO UNA CASA CON RIFUGIO ANTIATOMICO E HA UNA LISTA DI PERSONE DA SALVARE IN CASO DI ATTACCO NUCLEARE

Marzo 27th, 2023 Riccardo Fucile

L’INDISCREZIONE DA LA STAMPA

La “moglie” – così l’ha definita lui stesso – di Silvio Berlusconi sta cercando una casa con rifugio antiatomico. E ha una lista di persone da salvare in caso di attacco nucleare.
Lo sostiene oggi La Stampa, che ricorda come Marta Fascina sia stata additata come la regista del colpo di mano che ha portato alla rimozione di Alessandro Cattaneo da capogruppo e all’addio al coordinamento lombardo per Licia Ronzulli. Ma c’è di più.
Perché secondo il quotidiano Fascina ad Arcore ha preso sempre più potere. E sarebbe anche diventata una sostenitrice della linea filorussa che Berlusconi ha espresso in alcune occasioni.
Tanto da aver raccontato a diversi interlocutori di temere uno scenario nucleare ormai vicino. E che avrebbe cominciato a cercare case con un rifugio antiatomico per sfuggire all’onda nucleare che potrebbe generarsi con un attacco in Inghilterra.
Non solo: scrive sempre La Stampa che nella residenza del Cavaliere qualcuno dice di aver visto una lista di persone da salvare nel caso di apocalisse nucleare. A questo punto la domanda sorge spontanea: chi saranno i fortunati?
(da agenzie)

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I SOLITI ITALIANI: SCENDE LA FIDUCIA NELLA UE, MA IL 70% NON VUOLE USCIRE DALL’EUROPA

Marzo 27th, 2023 Riccardo Fucile

SE SI TRATTA DI RISCHIARE I PROPRI QUATTRINI, VIVA LA UE E L’EURO

La fiducia degli italiani nei confronti dell’Unione Europea ha toccato il suo picco negativo degli ultimi tre anni. Ma il Belpaese non vuole uscire dall’Europa e dall’euro.
Lo dice il sondaggio di Demos illustrato oggi su Repubblica da Ilvo Diamanti. Secondo la rilevazione oggi la fiducia degli italiani nell’Ue era al 45% alla fine del 2022 ed è scesa al 38% a marzo 2023.
Diamanti spiega che gli italiani hanno da sempre dimostrato un atteggiamento distaccato nei confronti dell’Ue. Con la guerra in Ucraina la situazione è peggiorata. Perché le istituzioni europee non sono state in grado di svolgere un ruolo da protagoniste nella crisi. Ma solo da mediatore o attore imparziale.
In ogni caso, se oggi ci fosse un referendum per uscire dall’Europa sette cittadini su dieci risponderebbero “no”. Mentre tra le motivazioni del calo di consensi c’è anche il Qatargate. Lo scandalo ha riportato alla luce il problema della corruzione nel parlamento europeo. E ne ha sporcato l’immagine presso gli italiani. Invece l’euroscetticismo c’è sempre stato. E marca in modo evidente gli elettori del centrodestra. Così come quelli del Movimento 5 Stelle.
In controtendenza, si osserva una ripresa del consenso europeista fra chi vota per Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Probabilmente per la maggiore – e necessaria – confidenza con i Paesi dell’Ue e i loro leader. Mentre il massimo sostegno all’Ue proviene, secondo tradizione, dalla base del Pd. E dagli elettori del Terzo Polo, che, comunque, dimostravano un atteggiamento europeista anche in passato. I giovani invece sono in maggioranza europeisti. Forse perché si sentono più europei.
(da agenzie)

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