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IL GOVERNO HA SETTE GIORNI PER NON PERDERE 19 MILIARDI DEL PNRR: PER INCASSARE LA TERZA RATA DEL RECOVERY, ENTRO FINE MESE L’ITALIA DEVE RAGGIUNGERE GLI OBIETTIVI RICHIESTI SUGLI INVESTIMENTI

Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile

SU 221 MILIARDI MESSI SUL TAVOLO DA BRUXELLES, OGGI È STATO SPESO SOLO IL 27,9% DEL TOTALE: BISOGNA ARRIVARE ALMENO AL 39% (ALL’APPELLO MANCANO DUNQUE 25,7 MILIARDI)

Mentre l’Italia è in attesa dell’esito dell’ultima richiesta di finanziamento, inviata alla Commissione europea il 30 dicembre, insieme alla documentazione che dovrebbe provare il raggiungimento delle 55 scadenze previste per il secondo semestre del 2022 (in ballo c’è una nuova rata da 19 miliardi di euro di fondi), il Pnrr nei primi mesi dell’anno segna un netto rallentamento. E soprattutto non decollano gli investimenti, anzi.
Secondo l’ultima verifica effettuata lo scorso 16 marzo da un soggetto indipendente, la Fondazione Openpolis, […] delle 12 scadenze previste per il primo trimestre del 2023 solo tre risultano infatti «a buon punto», mentre altre 9 sono definite «in corso» e quindi, specifica l’ultimo report di Openpolis, «sono lontane dall’essere conseguite». A questo si aggiunge che rispetto al secondo semestre 2022 su 55 adempimenti, 12 non risulterebbero conseguiti (uno del terzo trimestre e 11 del quarto) e questo, salvo i chiarimenti che Roma ha fornito a Bruxelles, rende problematico il via libera della Commissione atteso entro la fine di questo mese.
Emerge che mentre le riforme scontano un lieve ritardo rispetto ai programmi (siamo a 66,84% di quanto previsto contro il 74,38% che andrebbe completato a fine mese) sono gli investimenti a segnare il passo: su un totale di 221,5 miliardi messi sul tavolo, a ieri la spesa aveva infatti toccato quota 27,9% del totale contro il 39,5% che andrebbe realizzato entro il 31 marzo, ovvero fra una settimana. In pratica 61,81 miliardi anziché 87,51: all’appello ne mancano dunque ben 25,7.
Stentano gli investimenti in infrastrutture, vanno male i piani per la logistica, le rinnovabili ed il lavoro, e malissimo quelli legati al trasporto pubblico locale e mobilità dolce, scuola e università e inclusione. Bene solo la giustizia.
Ma se si arriva tardi con gli impegni del primo trimestre, viene segnalato, sarà ancora più difficile poi completare il programma del secondo trimestre che va da aprile a giugno quando ci saranno altre 15 scadenze da raggiungere per poter richiedere una nuova rata di fondi pari a 18,4 miliardi (16 al netto della restituzione di una quota di anticipo).
In base all’«Indicatore originale Openpolis» che monitora l’implementazione del Pnrr giunti a questo punto si può dire che è stato completato il 66,84% delle riforme (mentre a fine trimestre si dovrà arrivare al 74,38%). Più lenta, come è noto, la messa a terra degli investimenti con una percentuale di completamento ferma al 27,9% contro il 39,5% programmato entro il 31 marzo.
In particolare, per quanto riguarda le infrastrutture, che nel complesso pesano per il 30,65% del Pnrr (68,07 miliardi di fondi) gli investimenti hanno raggiunto quota 23,81% contro il 32,02% previsto nel trimestre e in questo campo le Ferrovie hanno speso l’11,52% delle risorse loro assegnate (27,26 miliardi) contro il 15,57% del target trimestrale, «Tpl e mobilità dolce» il 3,29% contro il 6,37%, interventi sul patrimonio edilizio arrivano al 43,35% (contro il 56,12%), mentre la «Logistica» è al 20,15% contro il 32,46%.
Per la «Transizione ecologica», 34,64 miliardi a disposizione, è stato speso il 18,76% e in 8 giorni dovrebbe arrivare al 28,22%, con gli investimenti in rinnovabili (8,94 miliardi a disposizione), al 13,47% ben lontano dal 26% di fine mese) e i piani per la tutela del territorio (9,15 miliardi) al 17,68% (25,53%).
(da agenzie)

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PER VIA DEL PASTROCCHIO SU COSPITO, DONZELLI, L’EX BRACCIO DESTRO DI GIORGIA MELONI RIMANE A SECCO DI POLTRONE, E COMINCIA A PERDERE PESO (POLITICO)

Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile

IL DEPUTATO TOSCANO, “MINNIE” PER GLI AMICI, SI ERA RITAGLIATO UN RUOLO DI PRIMO PIANO NEL PARTITO… ORA NESSUNO LO CALCOLA PIÙ COME UN TEMPO. E LA SUA COMPONENTE IN REGIONE PERDE PEZZI

È dalla frequenza con cui un politico è sulla bocca di tutti, che si capisce quanto comanda. E, da quel che si apprende, nessuno ormai più parla di Giovanni “Minnie” Donzelli, il braccio destro del presidente Giorgia Meloni al quale sta per essere affibbiato il prefisso ‘ex’ all’aggettivo potente
Già, perché dopo la catastrofe in aula sulla vicenda Cospito, che lo ha obbligato a un purgatorio di settimane e lontananza dalla tv, la sua componente nel Lazio, e a Roma, si sta sfaldando a tutto vantaggio delle due correnti maggioritarie che si spartiscono consiglieri, nomine e territori.
Donzelli è toscano e ha ereditato quello che una volta era il feudo dell’ex ministro Altero Matteoli, scomparso in un tragico incidente.
Diventato parlamentare di Fratelli d’Italia, e poi responsabile dell’organizzazione di Fdi, il fiorentino ha colonizzato Roma sfidando l’egemonia pluridecennale dei Gabbiani, capeggiati dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, e la sua alternativa, guidata dal ‘cognato d’Italia’ Francesco Lollobrigida.
A Roma Donzelli conta – anzi contava – tra le proprie fila il ministro alla Cultura Gennaro Sangiuliano, il deputato Roscani e l’ex senatore Domenico Gramazio, chiamato ‘il Pinguino’ per via delle braccia (non proprio alla Celentano), ex ras della sanità laziale ai tempi di Storace Governatore.
L’ultimo comunicato di Gramazio la dice lunga sul senso di frustrazione che prova nel non toccare palla: «Confidiamo nel presidente Rocca per far sì che siano evitate conferme e salvataggi di dirigenti alla guida delle Asl ». Nel Lazio, campo di contesa tra i ‘gabbiani’ e “lolliani”, è difficile per Donzelli e i suoi poter ottenere qualcosa, mentre a livello nazionale la decisione di ‘Io so’ Giorgia’ di affidarsi a società di cacciatori di teste esterne sta a indicare chiaramente la scarsezza di manager di area.
Per Donzelli niente da fare: se stai fuori dai giochi stai fuori dal potere e viceversa. Nel frattempo, si vede sempre più spesso nel palazzo della presidenza della Giunta del Lazio la Sorella d’Italia, Arianna, che dal partito, in via della Scrofa, non fa più fa tappa alla Camera, dove prima andava spesso: ora va diretta a via Cristoforo Colombo, dove s’intrattiene, spesso ricevendo confidenze dai nuovi capi e desiderata degli aspiranti tali.
(da Dagoreport)

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IL BARISTA DELLA SEDE DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE DI ROMA CHE, OLTRE CHE NON FARE GLI SCONTRINI, HA AGGREDITO L’INVIATO DI “STRISCIA” JIMMY GHIONE STA ANCORA SERVENDO I CAFFÈ AL BANCONE DEL BAR

Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile

IL MOTIVO LO SPIEGANO I DIPENDENTI: “C’È QUALCUNO CHE LO PERMETTE…” CHI? FUORI I NOMI!.. IL MINISTRO GIORGETTI NON HA NULLA DA DIRE?

A distanza di giorni dall’aggressione con minacce a Jimmy Ghione e nonostante i provvedimenti promessi dal capo settore Comunicazione dell’Agenzia delle Entrate Sergio Mazzei, il bar che non fa gli scontrini all’interno dell’Agenzia Eur 6 – Roma (zona Torrino) sembrerebbe ancora aperto.
Di sicuro è “regolarmente” al suo posto il barista-aggressore, che stavolta chiude con violenza una finestra in faccia all’inviato di Striscia. Questa sera a Striscia la notizia (Canale 5, ore 20.35), Jimmy Ghione torna a Roma per cercare risposte ai molti interrogativi ancora in sospeso: quanti soldi sono stati evasi dal 2018, anno in cui il tg satirico ha realizzato il primo servizio sul caso? Come è possibile che un bar dentro l’Agenzia delle Entrate non emetta scontrino e che alcuni dipendenti nemmeno lo chiedano?
«Evidentemente c’è qualcuno che lo permette…», la risposta di uno degli unici dipendenti che ha voluto fermarsi con Ghione, mentre la maggior parte ha preferito anche stavolta tirare dritto ed entrare nella palazzina, il cui ingresso è stato nuovamente vietato all’inviato di Striscia. Ghione continuerà a indagare sulla vicenda.
(da agenzie)

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E’ EVASO DAI DOMICILIARI ARTEM USS, L’IMPRENDITORE RUSSO IN ATTESA DI ESTRADIZIONE NEGLI USA

Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile

SIAMO RIUSCITI A FARE SCAPPARE UN SOGGETTO CHE RISCHIA 30 ANNI DI GALERA, PROTETTO DAL CREMLINO

Il figlio del governatore della regione siberiana Krasnoyarsk, Artem Uss, è evaso dai domiciliari dopo aver rotto il braccialetto elettronico. L’imprenditore russo era stato fermato il 17 ottobre 2022, su mandato d’arresto internazionale dell’autorità giudiziaria di New York. Due giorni fa, la Corte d’Appello di Milano aveva concesso l’estradizione negli Stati Uniti.
Uss era in attesa di impugnare il provvedimento dei giudici, quando ieri pomeriggio, 22 marzo, è scomparso dall’abitazione nel Milanese dove stava scontando i domiciliari.
L’imprenditore 40enne era stato arrestato lo scorso 17 ottobre all’aeroporto di Malpensa, mentre si stava imbarcando su un volo diretto a Istanbul. Il suo nome è compreso tra le cinque persone incriminate dalla giustizia statunitense perché ritenute colpevoli di aver venduto tecnologie americane alla Russia.
Di queste, secondo Washington, alcune sarebbero usate nel conflitto in Ucraina. Come, per esempio, semiconduttori avanzati e microprocessori usati in aerei da combattimento. Ma anche sistemi missilistici, munizioni intelligenti, radar e satelliti.
Uss, inoltre, è accusato di aver contrabbandato petrolio dal Venezuela verso Cina e Russia, eludendo così le sanzioni, e anche di frode bancaria.
L’imprenditore si è sempre dichiarato innocente e chiesto l’estradizione in Russia. Se processato negli Usa, infatti, rischierebbe 30 anni di carcere. Il suo arresto era stato condannato anche da Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino: “Faremo tutto il possibile per difendere i connazionali”, aveva detto all’indomani dell’arresto.
(da agenzie)

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FRANCIA, LA PROTESTA CONTRO LA RIFORMA DELLE PENSIONI FINISCE CON L’ATTACCO DEI BLACK BLOC ALLA POLIZIA

Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile

CENTINAIA DI MIGLIAIA IN PIAZZA A PARIGI, MA LE PERCENTUALI DEGLI SCIOPERANTI NELLE VARIE CATEGORIE PRODUTTIVE NON SUPERANO IL 20%

Quelle di oggi sono per i sindacati francesi le prime manifestazioni massicce da quando il presidente Emmanuel Macron ha forzato il passaggio in Parlamento dell’innalzamento dell’età pensionabile senza un voto, applicando l’articolo 49.3 della Costituzione.
Poco prima della partenza del corteo, Laurent Berger, il segretario generale della Cfdt, Confederazione francese democratica del lavoro, uno dei più grandi sindacati nazionali francesi, ha lanciato un appello «al rispetto dei beni e delle persone, alla non-violenza».
Manifestanti anti riforma delle pensioni del sindacato Cgt di Roissy Charles de Gaulle, principale aeroporto di Parigi, hanno bloccato l’autostrada A1 che porta al terminal 1 dello scalo. Code interminabili di auto e taxi sono ferme in attesa di uno sblocco, mentre file di viaggiatori sono costretti a camminare a piedi ai bordi dell’autostrada per raggiungere il loro terminal.
Nelle scuole sta scioperando, secondo i dati del ministero dell’Istruzione, il 21,4% degli insegnanti.
Nell’ovest del Paese cominciano a registrarsi carenze di carburante dopo i blocchi delle raffinerie attuati nei giorni scorsi. Intanto l’Aviazione Civile chiede alle compagnie aeree di cancellare il 30% dei voli a Orly domani (venerdì) e il 20% in altri aeroporti a causa dello sciopero dei controllori di volo contro questa riforma.
Gli aeroporti interessati dalla cancellazione di un volo su cinque saranno Marsiglia-Provenza, Bordeaux-Merignac e Lione-Saint-Exupery, sia venerdì che sabato, ha dichiarato la DGAC in un comunicato. A Orly, la situazione migliorerà sabato per i viaggiatori con il 15% dei voli cancellati.
I cortei nella capitale
La manifestazione parigina contro la riforma delle pensioni ha preso il via da place de la Bastille e a Republique, poco prima dell’arrivo del corteo, si sono verificate delle prime tensioni. Gli agenti delle forze dell’ordine, riferisce Le Figaro, sono stati bersagliati con il lancio di oggetti e hanno risposto con gas lacrimogeni. Proprio per evitare disordini, sono stati circa duemila i controlli effettuati prima del corteo per cercare di individuare eventuali problemi durante la marcia e ci sono stati 5 fermi.
Secondo i sindacati, in piazza nella capitale francese ci sono circa 800 mila persone. Atti vandalici contro beni pubblici sono stati registrati sia a Parigi che in altre località francesi. Nel corso degli scontri di Parigi un poliziotto è stato colpito alla testa da un sampietrino. Lo riporta BfmTv.
La prefettura di polizia, citata da Le Figaro, riferisce di circa un migliaio di black bloc al corteo. Anche l’emittente Bfmtv, citando informazioni proprie, riferisce della presenza di circa mille black bloc al corteo e aggiunge che gli agenti intervengono e portano avanti cariche per provare a disperderli.
Secondo la ricostruzione fornita da Le Figaro, una pioggia di pietre e altri oggetti è stata lanciata sulla polizia e gli agenti hanno risposto con numerose cariche e con l’uso di gas lacrimogeni. A margine del corteo, riferisce ancora Bfmtv, dei manifestanti hanno acceso fuochi d’artificio all’altezza di Grands Boulevards: secondo l’emittente, la maggior parte è esplosa in aria, ma alcuni vengono diretti verso gli agenti.
Sono almeno 26 gli arresti compiuti fino al tardo pomeriggio a Parigi dalle forze dell’ordine durante i disordini e gli scontri a margine della manifestazione di protesta contro la riforma delle pensioni. Le forze dell’ordine hanno separato i partecipanti alla manifestazione sindacale dagli elementi più violenti presenti in testa al corteo.
Adesione allo sciopero
Per quanto riguarda l’adesione allo sciopero, a metà giornata, secondo il ministero della Funzione pubblica francese, nella pubblica amministrazione statale ha aderito allo sciopero contro la riforma delle pensioni il 15,5% dei lavoratori, nella pubblica amministrazione locale il 6,5% e nella sanità pubblica l’8,1%.
La partecipazione è inferiore rispetto al 7 marzo scorso, quando le adesioni furono rispettivamente pari al 24,4%, all’11% e al 9,4%. I sindacati si riuniranno in serata per decidere una eventuale decima giornata di mobilitazione generale.
Disordini a Bordeaux
Anche a Bordeaux, dove un gruppo di facinorosi ha dato fuoco ai cassonetti e affrontato gli agenti sul corso Pasteur.
A Lorient, in Bretagna, un gruppo di manifestanti ha attaccato il commissariato e un ufficio della prefettura. Il ministro dell’Interno, Gerald Darmanin, ha reso noto che alcuni funzionari sono rimasti feriti sottolineando che «tali atti non possono restare impuniti».
Tensioni sono scoppiate tra manifestanti e polizia durante i cortei contro la riforma delle pensioni in corso nelle città francesi di Nantes e Rennes. Lo riporta Bfmtv. I manifestanti a Nantes hanno rovesciato un cassonetto del vetro da cui hanno afferrato bottiglie da lanciare contro la polizia, che ha risposto usando gas lacrimogeni per disperdere il corteo.
Nel Sud della Francia, manifestazioni anche a Nizza e Tolone, le più grandi, con circa 35 mila e 30 mila persone, oltre che a Drauguignan e Brignoles.
Incidenti anche a Le Havre, nel nord, dove sono state fermate 8 persone per danneggiamenti di arredo urbano e incendio di cassonetti e materiale pubblico. Otto fermi anche a Rouen, in Normandia, dove altre 11 persone sono state curate per ferite riportate durante gli scontri. Fra questi, una donna che lamenta l’amputazione del pollice. Feriti anche due funzionari di polizia colpiti da sassi alla testa.
L’associazione degli albergatori e ristoratori di Francia ha scritto una lettera alla premier francese, Elisabeth Borne, per lanciare un grido d’allarme sulle conseguenze degli scioperi e delle manifestazioni a ripetizione che danneggiano gravemente il settore, già duramente provato dalla pandemia e dall’inflazione con l’aumento dei costi delle materie prime.
Nella lettera si citano gli scioperi dei trasporti, le immondizie non raccolte da giorni a Parigi, i blocchi stradali come elementi che tengono lontani i turisti.
E il conto è già salato, fanno notare i rappresentanti del settore: secondo quanto riferito dal presidente dell’associazione Pascal Mousset, riferisce BFM-TV, nei ristoranti, a Parigi e nelle grandi città, il calo di attività si aggira attorno al 25%. E riguarda soprattutto i locali che sorgono in «quartieri sporchi», quelli in cui la raccolta dei rifiuti non è più effettuata, e in quelli vicini alle stazioni ferroviarie.
Per questi ultimi locali, il calo di attività aumenta al 50%. Nei quartieri del centro di Parigi, «dove ogni sera vengono dati alle fiamme i cassonetti – dice a BFM Franck Trouet, delegato generale dell’associazione – gli annullamenti di gruppi di turisti, soprattutto americani, si moltiplicano».
Peggio di tutti stanno – aggiunge – «i locali che si trovano vicini a manifestazioni violente, che sono costretti quindi a chiudere o a ridurre la loro attività, con una caduta dell’80% del fatturato». In provincia, a dissuadere il turismo sono «i blocchi stradali e il timore di una penuria di carburante alle pompe di benzina». Nell’ultima settimana il calo d’attività è stato del 40%.
(da La Stampa)

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SONDAGGIO DEMOPOLIS: CON ELLY SCHLEIN IL PD HA RECUPERATO 1 MILIONE E OTTOCENTOMILA VOTI (1.250.000 DA ASTENSIONISTI)

Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile

I DEM POTREBBERO CONTARE SU UN BACINO DI 6 MILIONI DI ELETTORI… LEGA E FORZA ITALIA INSIEME VALGONO LA META’ DEI VOTI DI FDI

Un’istantanea delle preferenze politiche degli italiani se non capovolta, quanto meno fortemente mutata: lo chiamano Effetto Elly Schlein, ma qualunque sia l’espressione che si vuole affiancare alla nuova segretaria del Pd il risultato è chiaro.
A renderlo noto è l’Istituto Demopolis, con i dati del Barometro politico del mese di marzo, che non lascia dubbi: «Se si tornasse oggi alle urne, Fratelli d’Italia – con 4 punti in più rispetto al voto del 25 settembre scorso – si confermerebbe con il 30 per cento primo partito nel Paese». Ma attenzione, con una variante: l’ascesa del Partito Democratico che «torna a superare la soglia del 20 per cento e stacca di oltre 5 punti il Movimento 5 Stelle, in calo al 15 per cento».
La percentuale di crescita dei dem corrisponde a numeri che non si vedevano da tempo: si parla di 1 milione e 800 mila voti. Elly Schlein, nonostante il pesante fardello di una recente storia politica del Pd tutt’altro che rassicurante, è riuscita a «riportare la motivazione tra gli elettori del partito fondato da Veltroni, che in meno di 2 mesi ha riguadagnato oltre 5 punti, portandosi al 20,2 per cento odierno».
Il Barometro politico dell’Istituto Demopolis diretto da Pietro Vento fa molto di più e analizza, per il programma Otto e Mezzo, come si sia evoluto il consenso dal primo mese del 2023 a oggi: si è passati da una riduzione degli elettori del Pd di circa 4 milioni ad un’affluenza cresciuta del 66 per cento, grazie alla quale «il Partito Democratico potrebbe contare su quasi 6 milioni di elettori: una crescita di 1 milione e 800 mila voti in circa 50 giorni».
Il bacino dell’elettorato dem proverrebbe non tanto da nuovi elettori, quanto dagli astensionisti (circa 1 milione e 250 mila elettori) che stanno virando velocemente verso la Schlein.
Le percentuali degli altri partiti
La rilevazione mette anche in evidenza l’andamento in negativo delle altre forze politiche, nello specifico la «leggera flessione della Lega di Salvini all’8,5 per cento, di Azione al 7,3 per cento, di Forza Italia al 6,6 per cento e Sinistra-Verdi al 3 per cento».
Più che esaustive le parole del direttore di Demopolis, Pietro Vento: «L’affluenza, pur lontana dal passato torna a crescere, soprattutto grazie ad una forte motivazione al voto che si rileva in particolar modo tra quanti si riconoscono nei 2 principali partiti italiani, guidati da Giorgia Meloni e da Elly Schlein».
(da La Repubblica)

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ELLY SCHLEIN, RITORNO IN EUROPA, MARCATURA STRETTA SULLA MELONI E SPRINT NEI SONDAGGI

Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile

OGGI’ SARA’ A BRUXELLES: FOCUS SU SITUAZIONE ECONOMICA, CRISI MIGRATORIA E UCRAINA

Sarà un ritorno dopo gli anni da europarlamentare ma anche un «esordio» come segretaria del Pd al summit Pse.
Elly Schlein a Bruxelles dove oggi sarà al pre-vertice dei socialisti europei in preparazione del Consiglio europeo. L’incontro avrà come focus la situazione economica, la crisi migratoria e l’Ucraina.
Temi sui quali il Pd ha espresso la sua linea anche nelle risoluzioni presentate in Parlamento per le comunicazioni della premier Giorgia Meloni.
Sui migranti si chiede che «si intraprenda ogni azione finalizzata a favorire la revisione, in tempi brevi, del Patto su migrazione e asilo» per una politica comune europea nella «gestione dei flussi migratori» ispirata «ai principi di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario».
Insieme, alla riaffermazione del «dovere di accoglienza e protezione degli esseri umani». Il Pd spinge anche sulla transizione ecologica e chiede al governo di «attivarsi affinché si affronti la transizione ad un mercato dell’auto a zero emissioni mediante l’adozione di una strategia industriale europea che preveda lo stanziamento di adeguate risorse per la riconversione».
Quindi l’Ucraina su cui si chiede una maggiore sforzo diplomatico europeo insieme alla conferma del sostegno a Kiev e «al suo diritto all’autodifesa».
Temi di cui Schlein discuterà a Bruxelles dove incontrerà, tra l’altro, il presidente del Pse l’ex premier svedese Stefan Löfven e altri leader e primi ministri socialisti. Inoltre, la segretaria Pd incontrerà il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans, il commissario Paolo Gentiloni.
Sul fronte delle questioni interne al Pd e quindi degli assetti dei gruppi, in quello europeo non è esclusa la conferma dell’attuale capogruppo Brando Benifei che al congresso è stato sostenitore di Stefano Bonaccini.
Intanto sul fronte sondaggi, mentre FdI scende nei consensi (-2,5%) attestandosi al 28,6%, il Pd risale sopra il 20% il PD, allungando sul M5S, che è al 16,2%.
(da agenzie)

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UN ALTRO FRATELLO D’ITALIA SI APPISOLA AL LAVORO: DOPO FRANCESCO LOLLOBRIGIDA IERI AL SENATO, OGGI È STATO L’EURODEPUTATO PIERO FIOCCHI A CADERE TRA LE BRACCIA DI MORFEO

Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile

FIOCCHI HA INIZIATO A RONFARE DURANTE UN INCONTRO IN COMMISSIONE A BRUXELLES, CON LA CONFEREDAZIONE ITALIANA AGRICOLTORI

Il potere logora, anzi, stanca! Dopo il ministro della sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, che ieri si è appisolato mentre la cognata Giorgia Meloni parlava di geopolitica, al Senato, un altro esponente di Fratelli d’Italia è caduto tra le braccia di Morfeo in un contesto pubblico.
Stiamo parlando di Piero Fiocchi, eurodeputato meloniano, che si è addormentato in commissione a Bruxelles, durante un incontro con la Confederazione italiana agricoltori, mentre, al suo fianco, parlava la piddina Alessandra Moretti.
Delle due l’una: o il discorso dell’avvenente eurodeputata dem era soporifero, o i Fratelli d’Italia sono sfiniti dalle ciance sulla sovranità alimentare
(da agenzie)

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RUSH FINALE SULLE POLTRONE DI STATO, MELONI PIGLIATUTTO NON VUOLE SCARONI, SPINTO DA BERLUSCONI E BISIGNANI

Marzo 23rd, 2023 Riccardo Fucile

HA CHIESTO A FAZZOLARI DI “SABOTARE” ANCHE LA CANDIDATURA DI CATTANEO. SPONSORIZZATO DA SALVINI E LA RUSSA… VELENI ANCHE IN CDP SULLO STIPENDIO DEL PRESIDENTE GORNO TEMPINI

Il gioco della sedia sulle nomine di stato continua. La musica non si è ancora spenta, e a Palazzo Chigi qualcuno crede che i tempi potrebbero allungarsi rispetto a quelli ipotizzati: da fine marzo, le decisioni sui nuovi capi di Eni e delle altre partecipate potrebbero slittare alla settimana santa.
Rispetto a quanto scritto in precedenza bisogna però annotare qualche novità. Claudio Descalzi, ad di Eni e consigliere di Meloni sicuro della riconferma, per quanto riguarda la presidenza del Cane a sei zampe non solo ha detto di no a un possibile arrivo di Paolo Scaroni, ma spera che la maggioranza individui una figura non ingombrante.
I decisori hanno nella busta nomi coperti, e qualcuno pensa che dopo Lucia Calvosa possa toccare a un’altra donna. Qualcuno fa il nome del capo del Dis Elisabetta Belloni, che però non sembra affatto intenzionata a muoversi anzitempo dal coordinamento dei servizi segreti. Tanto che risulta a chi scrive che la stessa Meloni, con cui la civil servant ha ottimi rapporti, crede che i suggerimenti siano strumentali a liberare la casella del dipartimento delle informazioni per la sicurezza, assai ambito.
Soprattutto, risulta che l’impasse sul risiko sia dovuto al muro che Lega e Forza Italia hanno alzato rispetto allo schema proposto da Meloni, che prevede di fatto come sia lei a scegliere quasi tutti i vincitori del gioco, lasciando agli alleati scranni di poco valore. «Qualcosa Giorgia la deve mollare: i ritardi sono dovuti al fatto che non ha ancora deciso a cosa rinunciare», dice a Domani un ministro leghista.
Una delle figure chiave che potrebbe scompaginare le previsioni della vigilia che danno, oltre all’Eni, quasi sicuro il ticket Stefano Donnarumma-Scaroni all’Enel e la riconferma di Matteo Del Fante a Poste, è quella di Flavio Cattaneo.
Cattaneo da giorni smentisce ufficialmente che sia interessato alla faccenda delle nomine, e ripete di essere concentrato solo sul business della sua Itabus e sulla possibile vendita miliardaria di Italo, prevista entro gli inizi del 2024. I bene informati, però, non gli credono. E sostengono che suoi sponsor di peso come Ignazio La Russa e Francesco Gaetano Caltagirone (che stravede per lui tanto da averlo cooptato di nuovo nel cda di Generali) hanno puntato su di lui come successore di Francesco Starace all’Enel.
Ex direttore generale della Rai, per nove anni capo di Terna, infine ad di Tim e poi di Ntv, il manager ha tutti i numeri per guidare il colosso elettrico. La sua possibile scalata, però, ha trovato l’opposizione di Meloni. Perché ha già promesso l’incarico a Donnarumma, innanzitutto. E perché su Cattaneo ha qualche riserva mentale. Tanto da aver chiesto a Fazzolari di trovare il modo di “sabotarla”. Seppur con eleganza.
Qual è l’origine dei dubbi di Meloni? I fattori sembrano essere due. Cattaneo, risulta a Domani, era stato invitato insieme a Donnarumma alla conferenza programmatica di Fratelli d’Italia del 1 maggio 2022, e aveva inizialmente accettato di parteciparvi. Solo poco prima dell’inizio del meeting, però, ha dato forfait. Chiamando Meloni e spiegandole che due giorni dopo, il 3 maggio, avrebbe avuto il suo primo cda di Generali, e che dunque la sua presenza a una kermesse politica forse non era opportuna.
Meloni ha fatto buon viso a cattivo gioco, ma non ha apprezzato il diniego: fanatica dell’affidabilità, teme che uno autonomo come Cattaneo (anche perché ricco come Creso) una volta nominato non risponda più a lei, ma ad altri.
Meloni crede pure che l’architetto diventato dirigente d’impresa sia infatti troppo vicino a una “cordata” di cui la premier non si fida affatto. Un network che andrebbe da Alessandro Daffina di Rothschild a Caltagirone, dallo stesso Scaroni a fondi d’investimento stranieri (quelli, per esempio, che hanno investito in Italo).
«L’assunto è reale. Meloni a volte soffre di una sorta di “sindrome da accerchiamento”. Per esempio vede male il nome di Scaroni spinto verso Enel da Berlusconi e Salvini, perché lo considera troppo legato al lobbista Luigi Bisignani. Ma qualcosa ai partner della maggioranza dovremmo pur dare», spiega un importante esponente di Fratelli d’Italia
Sia come sia, i dante causa di Cattaneo hanno mangiato la foglia. Così prima hanno allargato la base politica dei suoi fan, aggiungendo a La Russa anche Salvini, che ha pure invitato il manager e la moglie Sabrina Ferilli al compleanno dei suoi 50 anni. Poi hanno spostato le loro attenzioni su Poste.
Il piano, che a Salvini non dispiacerebbe affatto, ha però davanti un muro che appare insormontabile. Meloni ha infatti grande stima dell’ad Matteo Del Fante e del condirettore generale Giuseppe Lasco.
Sia come sia, Enel e Poste sono casematte che Meloni considera roba sua, e farà fatica a mollarle. Anche perché crede che Salvini non può esagerare con le richieste per la Lega. Il ministro delle Infrastrutture potrebbe comunque fare il pieno nel comparto omonimo, uno dei più ricchi e strategici del bouquet delle nomine.
L’ad di Fs scelto da Draghi Luigi Ferraris è in scadenza nel 2024, e non verrà cambiato in anticipo. Il Carroccio però indicherà quasi sicuramente il nuovo capo di Rfi, che ha in pancia oltre 20 miliardi di fondi del Pnrr.
Se è assai improbabile l’arrivo di Stefano Siragusa, ex Tim e amico di Bisignani, Salvini ha invece già incontrato gli “interni” Vincenzo Macello e Umberto Lebruto. Manager esperti che conoscono perfettamente la rete ferroviaria, ma che sono ancora imputati insieme a una decina di tecnici nel processo per il disastro ferroviario di Pioltello.
Se Ferraris resta di sicuro, anche Anas resterà ogni probabilità regno di Aldo Isi, uomo dell’ad che potrebbe tenersi la poltrona per qualche mese, nonostante qualcuno ne vaticini ancora la rimozione. Qualche media ha addirittura immaginato possa essere proprio Isi il futuro commissario del Ponte sullo Stretto.
In Rai il draghiano Carlo Fuortes è ancora in sella, anche se qualcuno è certo che sarà sostituito dalla coppia Roberto Sergio-Giampaolo Rossi appena Meloni gli troverà un altro incarico adeguato (la sovrintendenza del Teatro la Scala di Milano è un’offerta che il manager della cultura non rifiuterebbe).
Mentre in Cassa depositi e prestiti l’attacco ai vertici tentato qualche mese fa dalla cordata timonata dal sottosegretario Alessio Butti sembra essersi infranto sul niet della Meloni.
Palazzo Chigi manterrà con molte probabilità Dario Scannapieco al suo posto, sperando che il draghiano riesca a trovare il bandolo della matassa della partita della rete nazionale della fibra, che vede protagonisti anche Tim e alcuni fondi stranieri.
Il dossier è strategico per il paese, e foriero di tensioni e polemiche costanti. Sul governo. Su Tim, Open Fiber e l’ad Scannapieco, in primis. Ma da qualche tempo anche sul presidente di Cdp Giovanni Gorno Tempini, uomo forte delle fondazioni bancarie e già ad di Via Goito ai tempi di Franco Bassanini.
Dentro Vivendi credono che Gorno Tempini dovrebbe imitare Arnaud de Puyfontaine, ceo di Vivendi che qualche tempo si è dimesso dal cda di Tim per “semplificare” la trattativa sulla rete. Dentro Cassa e in qualche stanza di Palazzo Chigi, poi, qualcuno sottolinea non solo il potenziale conflitto d’interesse, ma è infastidito in merito agli emolumenti del presidente, “reo” di non riversare a Cdp alcuni gettoni che prende come membro di altri cda di società controllate.
Gorno guadagna come presidente di Cassa quasi 300 mila euro, a cui somma 40 mila euro come membro del cda di Cpd Equity e altre 20 mila per Cdp reti. «In tutto cuba 355 mila euro l’anno», dice il suo ufficio stampa. A questi aggiunge i 75 mila che prende come consigliere di Tim.
In merito al conflitto di interessi potenziale, il consigliere per la comunicazione di Gorno dice: «In Tim lui si astiene su ogni argomento che riguarda Cassa o rete unica, quindi il problema non esiste». Ad ora, comunque, non c’è alcun indizio che Gorno si dimetta da Tim. Né – suggeriscono fonti dal ministero dell’Economia che ha il controllo della società – che la sua posizione di presidente «venga messa a rischio da polemiche sul suo stipendioAnche perché, a questo giro di nomine, in Cdp non si muoverà niente». Salvo sorprese ad oggi non prevedibili.
(da Editoriale Domani)

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