Destra di Popolo.net

E’ IL VIMINALE A VOLERE I RICHIEDENTI ASILO ACCAMPATI DAVANTI ALLA QUESTURA DI MILANO

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

FANPAGE PUBBLICA IL DOCUMENTO CHE LO PROVA

Nonostante le nuove regole previste dalla Questura di Milano, continuano i disagi e le tensioni tra richiedenti asilo e forze dell’ordine per regolare l’accesso all’ufficio Immigrazione di via Cagni. I rifugiati politici sono ancora, da mesi, costretti ad accamparsi giorno e notte nella speranza di accaparrarsi uno dei pochi posti a disposizione per presentare domanda di asilo politico.
Un diritto, internazionalmente riconosciuto, che qui viene negato: ai cittadini stranieri dovrebbe, infatti, essere sempre permesso chiedere lo status di rifugiato politico. Poi, un’apposita commissione, valuterà la richiesta e, in caso di diniego, la persona dovrà abbandonare il Paese.
A Milano (e nel resto d’Italia), invece, questo diritto viene di fatto negato: vengono raccolte poche domande (circa 300) una volta ogni quindici giorni. Di conseguenze i richiedenti asilo sono costretti ad accamparsi davanti all’ufficio della Questura, che infatti è stato trasferito dal centro città alla periferia per non creare disagio alle spalle dell’elegante quartiere di Brera.
In via Cagni, però, la situazione diventa spesso esplosiva: i richiedenti asilo, che magari si sono dovuto accampare lì per diverse settimane, tentano a tutti i costi di entrare. La polizia li manganella. E nessuno, neanche il Comune di Milano, fa nulla per supportarli durante le notti di attesa, al freddo.
Una situazione di disagio e di pericolo che è stata volutamente creata dal Ministero dell’Interno, quando il capo della polizia era Giannini e perpetuata dal nuovo ministro, Matteo Piantedosi. Un documento, di cui Fanpage.it è entrato in possesso, lo dimostra.
In molti tra associazioni, avvocati, attivisti, parlamentari hanno più volte espresso perplessità sull’assenza di un sistema di prenotazione online, che permetterebbe ai richiedenti asilo di presentarsi in modo ordinato e meno caotico rispetto alla situazione attuale.
Sarebbe in effetti sufficiente prevedere quantomeno la possibilità di prenotare l’appuntamento tramite internet per evitare le code in via Cagni, con i conseguenti problemi di ordine pubblico che si vengono a creare. Ma il Ministero non vuole che venga fatto.
Nella circolare con oggetto “Sistemi di calendarizzazione appuntamenti presso gli Uffici Immigrazione” protocollata il 9 aprile del 2021, il Dipartimento della Pubblica Amministrazione scrive ai Questori di tutta Italia: “Le SSIL sono invitate ad adottare con effetto immediato e senza eccezione alcuna, ogni misura idonea a impedire l’utilizzo e la pubblicazioni su siti istituzionali di sistemi di prenotazione”.
Un sistema di prenotazione online sarebbe quindi possibile, ma la direttiva a firma dell’allora capo della polizia Lamberto Giannini intima alle Questure italiane: “Tutti gli stranieri che intendono proporre domanda di soggiorno devono presentarsi presso l’Ufficio di immigrazione per la loro immediata e necessaria identificazione”.
E il documento spiega anche la motivazione: “I migranti giunti sulle coste italiane e sottoposti a quarantena anti-covid avevano già fissato per il prossimo 9 agosto un appuntamento presso una Questura del nord Italia per la registrazione della domanda di protezione internazionale”.
Uno sparuto gruppo di migranti, scopriamo quindi, ha ottenuto un appuntamento per richiedere protezione internazionale e lo ha fatto da una “nave quarantena”, usate ai tempi della pandemia da Covid-19. E per questo il Ministero preferisce far stare centinaia di persone a dormire al freddo.
In realtà, peraltro, le navi quarantena sostano in acque nazionali italiane e pertanto chi vi è a bordo avrebbe tutto il diritto di fissare l’appuntamento, visto che è già in territorio italiano. E comunque oggi non esistono neanche più e quindi non si capisce che senso abbia.
(da Fanpage)

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SUPERBONUS, MIGLIAIA IN PIAZZA A ROMA: “QUESTO GOVERNO CI HA TRADITI”

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

LA RABBIA DI CHI HA CANTIERI FERMI E CREDITI BLOCCATI: “LA VERA TRUFFA DEL SUPERBONUS E’ QUELLO DELLO STATO AI SUOI CITTADINI”

“La vera truffa del Superbonus è quella dello Stato italiano ai danni di noi cittadini, di noi professionisti, di noi imprenditori, di noi persone perbene: vi dovete vergognare. Ci sono proprietari di casa che non sanno più dove andare”.
Scende in piazza per le strade del centro di Roma la rabbia degli “esodati dei bonus edilizi”.
Ieri mattina hanno manifestato contro il governo Meloni che, modificando le regole in senso molto stringente, li ha lasciati in una terra di mezzo: migliaia di famiglie e aziende non sanno più come recuperare le spese anticipate per la ristrutturazione, titolari di ditte di costruzione hanno dovuto bloccare i cantieri, non sono più in grado di pagare gli stipendi degli operai e le tasse. In testa al corteo, l’ex presidente del Consiglio e leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, acclamato dalla piazza.
Al comitato aderiscono associazioni che riuniscono imprese, artigiani, tecnici, consumatori, sigle ambientaliste. Tra i presenti c’è chi aveva impiegato i risparmi di una vita, chi aveva chiesto un prestito ai parenti o aveva ottenuto un mutuo.
Ora sono in seria difficoltà nel cedere quei crediti fiscali – salvo proroghe, la scadenza è prevista per il 30 marzo – e se non ci riusciranno il serio rischio è di perdere definitivamente quei soldi.
Il motivo è semplice: trattandosi spesso di persone a basso reddito, non hanno sufficiente capienza fiscale per recuperare quelle somme tramite le detrazioni. In sostanza, pagano imposte troppo basse e quindi non sufficienti a essere scontate con le spese sostenute per l’efficientamento energetico delle case.
Questo il danno economico, ma poi c’è quello pratico, con nuclei che hanno iniziato i lavori nelle proprie case e hanno dovuto interromperli e ora non possono tornarci.
“Conosciamo storie assurde – dice uno degli organizzatori con il megafono in via dei Fori Imperiali – famiglie con bambini, con disabili, gente in sedia a rotelle”.
I manifestanti, arrivati da tutta Italia, hanno esposto sul petto un cartellino per farsi riconoscere: c’è chi arriva dal Friuli-Venezia Giulia e sostiene di avere crediti incagliati per 200 mila euro. Committenti e imprenditori uniti: “Ho una piccola azienda – spiega uno di loro – avevo otto dipendenti e ora sono rimasti in tre. Negli ultimi due anni e mezzo ho sottratto molto tempo ai miei affetti anche perché ogni volta cambiavano le regole e io dovevo passare notte e giorno a studiare le novità”.
Poi ci sono quelle più grandi: Giuseppe, siciliano di 37 anni, è titolare di un’impresa attiva da generazioni, era arrivata ad avere 150 lavoratori: “Da oltre 15 mesi – spiega – il sistema si è fermato e abbiamo i cantieri più grossi incompleti, ponteggi per tutta la mia città dai quali ancora non abbiamo incassato un centesimo, più di 7 milioni di euro tra cassetto fiscale e Sal (stato di avanzamento dei lavori, ndr) non fatti, siamo rimasti con 60 dipendenti di cui almeno 20 stanno agendo legalmente”.
I clienti non stanno meglio: Ginevra viveva in una casa molto antica in Abruzzo, il tetto era comunque da rifare ma con il suo stipendio non poteva permettersi l’intervento, poi ha scoperto l’opportunità del bonus. “Nel mentre – dice – il mio tecnico si è ammalato, è disperato poiché non ha capienza fiscale e ha paura di lasciare i figli senza nulla. Ha lavorato tre anni gratis e ora non ha futuro. Dopo un anno e mezzo, con la casa divelta e mentre dormo con il mio compagno nella mia stanzetta da adolescente di 8 metri a casa di mia madre, penso: chi me lo ha fatto fare?”.
Monica, 45enne friulana, è una madre separata: “Con l’eredità di mio padre – racconta – ho iniziato i lavori sulla mia casa unifamiliare, pensando che con la prima cessione avrei finito di pagare i lavori, ci siamo trasferiti in affitto, mi sono rimasti sulle spalle tutti questi costi più il mutuo. Io faccio la bidella, prendo 1.200 euro al mese, ho un aiuto economico per la disabilità di mia figlia ma non basta, abbiamo i mobili nuovi fermi”.
Dopo il raduno sotto l’Altare della Patria, una parte del corteo si è spostata sotto il ministero dell’Economia, ritenuto il vero responsabile del taglio. Qualcuno ha lamentato l’assenza di Cgil, Cisl e Uil alla manifestazione, ma bisogna ricordare che le due sigle degli edili Fillea Cgil e Feneal Uil saranno in piazza in diverse città italiane il primo aprile. La protesta di ieri non è stata solo a Roma: nel pomeriggio a Genova il traffico è andato in tilt perché una carovana di furgoni è sfilata per le vie cittadine contro le decisioni sul Superbonus.
(da Il Fatto Quotidiano)

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L’ULTIMO DEI MATTI POPULISTI ARRIVA DALL’ARGENTINA: È JAVIER MILEI, 53 ANNI, EX DOCENTE DI ECONOMIA, DEPUTATO E FONDATORE DI “LIBERTAD AVANZA”, CANDIDATO ALLE PRESIDENZIALI DI OTTOBRE

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

HA RAGGIUNTO IL 17% NEI SONDAGGI, PROMETTENDO TAGLI SU TUTTO: SI SCAGLIA CONTRO I POLITICI (“BRANCO DI LADRI E CRIMINALI”) E INVITA A “BRUCIARE” LA BANCA CENTRALE. È A FAVORE DELLA DISTRIBUZIONE ILLIMITATA DI ARMI E CONTRO L’ABORTO

L’Argentina come il Brasile e prima ancora come gli Usa. Ogni momento di crisi acuta ha il suo salvatore. A Buenos Aires si chiama Javier Milei, 53 anni il prossimo ottobre, ex docente di Economia, grande oratore, istrione provocatorio, lanciato nell’arena politica dove è già stato eletto deputato e come leader di Libertad Avanza, partito da lui appeno formato, ora punta alla Casa Rosada con un 17% dei consensi che gli attribuiscono i sondaggi in vista delle presidenziali di ottobre.
Noto sui social e in tv per il caschetto di capelli ricci che scuote infervorando il pubblico, ha appena presentato il suo programma di governo. Ha un nome che parla da solo: “Piano motosega”.
Tagliare, tagliare, tagliare. Gli stipendi dei politici «branco di ladri e criminali»; dei ministeri della Salute, Lavori Pubblici, Istruzione e Sviluppo sociale «inutili parassiti»; della Banca Centrale «da bruciare» per il debito accumulato.
Molti lo prendevano per un matto esaltato. Ma lui ha insistito, offrendo una miscela di ultraliberismo e populismo. Ha fatto breccia.
È favorevole alla vendita e l’acquisto di organi, alla distribuzione illimitata di armi per difendersi dalla criminalità dilagante. Contro l’aborto perché «a favore della vita»; indifferente all’unione tra coppie omosessuali «tanto, il matrimonio è un contratto» e alla liberalizzazione della droga «se hai voglia di suicidarti è affare tuo».
Difende il porto d’armi «perché toglie allo Stato il monopolio della violenza». Ma soprattutto odia tutto ciò che è di sinistra. “I mancini”, come li chiama. Nessuno si salva: dagli eterni peronisti, compresa l’ala di Cristina Kirchner, alla destra raccolta attorno a Mauricio Macri che bolla come “kirchnerismo bonario”, “populismo freddo”.
Soprattutto adesso che l’Argentina annaspa sotto la spinta dell’inflazione che ha superato il 100%, raddoppiando in un anno i prezzi al consumo e ripiombando tra gli spettri del corralito del 1991.
Metà della popolazione fatica a mangiare, un quarto non sa come sbarcare il lunario e nutrire i propri figli.
La crisi è politica, oltre che economica e sociale. Il Frente de Todos del presidente Alberto Fernández è ancorato al 25%, la destra di Juntos por el Cambio non supera il 27.
Javier Milei si piazza come arbitro che gestirà la partita delle prossime presidenziali. Si erge a paladino antisistema, con frasi semplici, dirette: vita, libertà, proprietà sono i diritti fondamentali.
Javier Milei non è più la macchietta che divertiva. L’Argentina ha i suoi antidoti a difesa della democrazia. Forse reggeranno ancora alle elezioni di ottobre. Ma nel 2027, senza più creditori disposti a salvarla, le porte si apriranno all’uomo della motosega.
(da La Repubblica)

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LE ULTIME IMMAGINI DELLA NAVE PIENA DI MIGRANTI NAUFRAGATA A CUTRO: IL VIDEO DI FRONTEX ORA E’ IN MANO ALLA PROCURA DI CROTONE

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

IL PARAMETRO DEL PERICOLO PER LA VITA UMANA AVREBBE OBBLIGATO LA GUARDIA COSTIERA A INTERVENIRE

Finora avevamo visto soltanto un frame. Una singola immagine che Frontex aveva allegato alla sua segnalazione. Questo invece è il video intero. Sono le ultime immagini del caicco intero della strage di Cutro. Sono nel fascicolo della procura di Crotone e serviranno a definire se e quanto fosse possibile – a partire proprio da queste immagini – parlare di situazione pericolosa per la vita delle persone.
Il parametro del pericolo per la vita umana avrebbe escluso ogni interpretazione e avrebbe obbligato la Guardia Costiera a intervenire subito aprendo una operazione di soccorso (Sar). Sappiamo che non è stato così. È stata avviata una operazione di polizia, law enforcement, della Guardia di Finanza.
E colpisce, oggi, vedere quel barcone in viaggio. Nella sua «pancia» c’erano almeno 180 persone. Nascoste e con il segnale telefonico inibito dai trafficanti. Nel video non si vede nessuno di loro ma adesso che abbiamo imparato a conoscere qualcuno dei volti di chi non c’è più, adesso che conosciamo le loro storie disperate, sembra quasi di vederli. Pigiati l’uno accanto all’altro in quel guscio di noce bianco che avanza nella notte. Dritto verso la fine.
All’inizio è solo una macchia chiara in mezzo al mare. L’aereo di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, la individua da molto lontano. L’equipaggio in volo sull’Eagle 1 punta l’obiettivo sulla «macchia», ingrandisce, si avvicina. Ed eccola, la barca.
Sono le 22.26 del 25 febbraio 2023.
L’imbarcazione è a circa 40 miglia a Sud Est di Capo Rizzuto, Calabria. Viaggia a motore, come si vede dalla scia che lascia dietro di sé e dalla macchia laterale che la telecamera a infrarossi coglie (è carburante). Naviga con rotta 296° (verso Nord Ovest) e procede a una velocità di 6 nodi.
Eagle 1 insiste sull’obiettivo, tiene d’occhio la barca che procede con il boccaporto aperto e senza nessuno in coperta. Così per circa un minuto e mezzo, finché all’improvviso sulla fiancata sinistra comprare una persona. Forse si è accorto dell’aereo.
Quella persona (sembra un uomo) si muove agevolmente verso prua, segno che il mare, per quanto agitato, in quel momento non era proibitivo
Alle 23.03 Frontex avvisa l’Internationale Coordination Centre di Pratica di Mare con un dispaccio. Per conoscenza spedisce la segnalazione anche alla Centrale operativa della Guardia Costiera di Roma.
Si parla di barca a motore di dimensioni medie, che naviga con rotta 296° a 6 nodi, con una buona linea di galleggiabilità e con una sola persona visibile in coperta. Non ci sono elementi visibili e certi sulla presenza di migranti a bordo. Ma l’imbarcazione è sospetta lo stesso. Perché i sistemi a bordo dell’Eagle 1 rilevano una risposta termica «significativa» in prossimità dei boccaporti, segno – appunto – di un possibile carico umano. E in più Eagle 1 registra pure un flusso di chiamate fra la barca e la Turchia, e anche questo è sospetto.
Dopo il monitoraggio Eagle 1 si allontana. Andandosene riprende la barca con una inquadratura più distante che la mostra dondolante fra le onde.
Il resto è il racconto di una strage. Poche ore dopo – verso le 4 del mattino del 26 febbraio – quel barcone che portava il nome romantico di Summer Love si schianta contro la secca davanti alle coste di Steccato di Cutro.
Finora il mare ha restituito 88 cadaveri, 22 sono bambini sotto i 12 anni.
(da Il Corriere della Sera)

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SUI MIGRANTI L’EUROPA IGNORA LA MELONI: AL CONSIGLIO EUROPEO IL TEMA DEI FLUSSI MIGRATORI SARÀ TRATTATO MARGINALMENTE

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

GIORGIA MELONI ACCUSA BRUXELLES DI SOTTOVALUTARE L’“ENORME PROBLEMA” DELLA TUNISIA:.. MA PERCHE’ NON CI PENSA LEI, E’ PAGATA PER QUESTO

«La presidente della Commissione e la presidenza svedese ci offriranno un breve aggiornamento sull’argomento». Punto. Solo «un breve aggiornamento». Niente di più. A questo si ridurrà la discussione sui migranti nel Consiglio europeo di domani e venerdì.
Giorgia Meloni aveva chiesto di più. «C’è un cambio di paradigma ma non possiamo ancora dirci soddisfatti», la premier lo ha dichiarato in Aula, in Senato, e lo ha ribadito durante la telefonata con Ursula Von der Leyen. È lei, la presidente tedesca della Commissione Ue, la principale sospettata.
L’Italia si aspettava «un cambio di passo», dopo il Consiglio informale di febbraio, quando Meloni rivendicò come un successo gli impegni espressi nelle conclusioni. Si aspettava che la Commissione avrebbe tradotto in proposte ufficiali le vaghe promesse strappate ai capi di Stato e di governo
Un mese dopo, invece, per l’Italia poco è cambiato. Dopo il colloquio telefonico con Von der Leyen, in serata, da Palazzo Chigi filtrava un filo di ottimismo in più. Le parole della leader tedesca tentano di tamponare i malintesi. Definisce la telefonata «fruttuosa» e conferma «la necessità di agire in maniera rapida e coordinata» e di «sostenere i partner nordafricani, di prevenire le partenze irregolari e le perdite delle vite umane». Meloni, però, vuole garanzie che le dichiarazioni si traducano in misure concrete.
Chiede che qualcosa venga anticipato al Consiglio di domani. «Condividiamo un’urgenza» ha detto a Von der Leyen, ora servono i fatti.
Ieri, in Senato, durante l’informativa sul vertice europeo, la presidente del Consiglio ha polemizzato con la sottovalutazione, percepita tra i partner, dell’«enorme problema» della Tunisia: «Il commissario all’Economia Paolo Gentiloni, che aveva immaginato già a inizio mese di recarsi là per affrontare la vicenda, poi ha rimandato».
Il rischio di default del Paese, secondo la premier, non può essere affrontato finché il Fondo monetario internazionale non sblocca i finanziamenti destinati a Tunisi. È quello il primo banco di prova, agli occhi della premier. L’Europa può dimostrare di condividere la strategia italiana che prevede di aumentare il denaro verso i Paesi di transito del Nord Africa.
Resta la domanda di fondo: perchè la Meloni non prende iniziative invece di aspettare gli altri?
(da agenzie)

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L’AVVISO RITIRATO SUI 15 ESPERTI A TITOLO GRATUITO, LA MINISTRA BERNINI SI DIFENDE: “CHI HA SBAGLIATO PAGHERA'”

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

“SI E’ TRATTATO DI UN ERRORE TECNICO”… MA PER DUE SETTIMANE NESSUNO L’HA CORRETTO

«È una cosa gravissima, un errore inaccettabile»: con queste parole la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, a margine del forum economico-scientifico italoserbo a Belgrado, commenta la notizia data ieri da Open in merito al bando per la selezione di 15 esperti a titolo gratuito al Mur.
«Ho avviato un’indagine interna proprio oggi per accertare le responsabilità e chi ha sbagliato pagherà», ha promesso Bernini.
Al momento, la ministra precisa però che non ci sono ancora novità perché non ha ancora individuato cosa sia potuto andare storto nell’ideazione dell’offerta di lavoro.
A seguito delle polemiche scoppiate ieri, 21 marzo, il ministero dell’Università in serata aveva ritirato l’avviso pubblico, spiegando che si era trattato solo «di un errore tecnico nella sua stesura». E aveva sottolineato che «il contenuto e i termini dell’avviso non rispecchiano la volontà e il modo di procedere del Ministero».
L’annuncio di lavoro
L’offerta era finalizzata a selezionare 15 figure ad alto potenziale e professionalità da inserire nel Nucleo di Coordinamento delle attività di analisi, di studio e di ricerca del MUR. Figure che una volta assunte – stando a quanto si leggeva nel documento – avrebbero preso un impegno a tempo pieno, e per una durata di 18 mesi, anche prorogabili su eventuale richiesta del Miur. Ma c’era un problema di fondo: tutte le quindici posizioni non prevedevano alcuna retribuzione. La scadenza per inviare la propria domanda di ammissione era fissata per la mezzanotte del 6 aprile.
Poi il Mur è intervenuto e ha fatto ritirare tutto, e candidature e scadenza sono state annullate. Nel giro di poche ore, la notizia ha provocato scalpore soprattutto perché dovrebbe essere proprio il ministero dell’Università e della Ricerca a evitare la fuga di cervelli dovuta alla ricerca, spesso esasperata, di condizioni lavorative dignitose.
(da Open)

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MACRON PARLA ALLA NAZIONE: “RISPETTO I SINDACATI MA NON ACCETTO LA VIOLENZA”

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

“LA RIFORMA DELLE PENSIONI SERVE PER GARANTIRE UN FUTURO AI GIOVANI”

Dopo una settimana di fuoco, il presidente francese Emmanuel Macron prende la parola per commentare la riforma delle pensioni che sta infiammando il Paese. E che a suo dire «proseguirà il suo cammino democratico»: lo afferma ai microfoni di France 2 e TF1, in quello che rappresenta primo intervento diretto ai francesi dall’inizio della crisi sulla riforma.
La misura, che vuole aumentare da 62 a 64 anni l’età minima per lasciare il lavoro, è stata descritta dal leader di Parigi non come «un lusso», ma come «una necessità» per riportare il sistema previdenziale in equilibrio. Si dichiara pronto ad «addossarsi l’impopolarità» della riforma. Anche considerando l’impossibilità di venire rieletto per una terza volta all’Eliseo. E dunque, ribadisce, «dobbiamo andare avanti: è nell’interesse superiore della nazione». La mozione di sfiducia contro il governo è «fallita», aggiunge, e dunque adesso «bisogna aspettare il pronunciamento del consiglio costituzionale».
Macron ha anche commentato il clima di alta tensione che si registra nel Paese, teatro da giorni di accese manifestazioni: «Quando i sindacati manifestano, hanno la loro legittimità, quando organizzano cortei, che lo facciano, sono contrari a questa riforma, io li rispetto».
A condizione, però, di «non accettare la violenza quando si è scontenti»: «Non è accettabile che dei gruppi utilizzino un’estrema violenza per aggredire come in questi giorni, dei sindaci, degli esponenti della Repubblica che sono per la riforma. Non è accettabile che utilizzino una violenza senza regole perché sono scontenti di qualcosa».
Nel frattempo Macron guarda anche alle imprese dai «profitti eccezionali», annunciando che chiederà al governo di poter lavorare a un «contributo eccezionale» in modo tale che anche i lavoratori di tali imprese possano trarre vantaggio dai superprofitti.
Macron ha confermato inoltre la sua fiducia nella premier Elisabeth Borne, la quale avrebbe dato prova di «responsabilità» decidendo di ricorrere all’articolo 49.3 della costituzione per far passare la contestata riforma previdenziale: «Non abbiamo diritto allo stop o all’immobilismo», commenta. Tuttavia, il presidente ha riconosciuto che le proposte dell’esecutivo sul tema dei lavori usuranti «non sono abbastanza forti e tangibili»: per questo ha promesso nuove discussioni con i sindacati affinché l’argomento venga affrontato in maniera più appropriata.
«Bisogna che si trovi una strada e che ci si rimetta attorno al tavolo – ha riconosciuto Macron -. Riprenderemo le discussioni con i partner sociali, lo faremo nelle prossime settimane». Nel frattempo, le proteste proseguono: dopo il discorso di Macron, sono già state fissate manifestazioni in tutta la Francia. Sono attesi per la grande manifestazione di domani fra 600.000 e 800.000 partecipanti, a fronte di 12mila poliziotti che verranno schierati: una cifra record dall’inizio delle proteste. A Parigi, il corteo taglierà in due la città, dalla Bastiglia all’Opéra.
(da agenzie)

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SONDAGGIO TECNE’: NELLA CLASSIFICA DEI MINISTRI PIU’ STIMATI PIANTEDOSI MAGLIA NERA

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

DEBACLE SALVINI, E’ SOLO DECIMO, ULTIMI POSTI ANCHE PER VALDITARA E ROCCELLA… IL PRIMO E’ TAJANI PERCHE’ ALMENO STA ZITTO

Il più apprezzato componente del governo Meloni, a parte la stessa Giorgia Meloni, è il ministro degli Esteri e vice presidente del Consiglio Antonio Tajani, di Forza Italia. Per l’altro vice presidente, Matteo Salvini, il dato è piuttosto deludente: nonostante sia il ministro più conosciuto, è solo al decimo posto per gradimento.
I risultati emergono da un sondaggio politico dell’istituto Tecnè, incentrato su quanto sono conosciuti e apprezzati i ministri e le ministre che compongono l’esecutivo in carica.
Per quanto riguarda la notorietà dei componenti del governo Meloni, al primo posto c’è nettamente Matteo Salvini. Il ministro dei Trasporti e segretario della Lega è uno dei politici più conosciuti in Italia: è noto al 92% di chi ha risposto. Al secondo posto c’è Antonio Tajani, con l’88%.
Il terzo ministro più conosciuto secondo il sondaggio è Francesco Lollobrigida, ministro dell’Agricoltura, che arriva all’84%. Seguono la ministra delle Riforme istituzionali Elisabetta Casellati (con l’82%, è la prima donna della classifica). Casellati è stata presidente del Senato nella scorsa legislatura. Ci sono poi il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi (79%) e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti (78%).
Al contrario, la meno conosciuta è la ministra per la Disabilità, Alessandra Locatelli, con il 32%. Al penultimo posto Paolo Zangrillo, ministro della Pubblica amministrazione (37%), superato dalla ministra per la Famiglia Eugenia Roccella (41%) e dal ministro per il Rapporti con il Parlamento Luca Ciriani (50%).
Guardando alla percentuale di apprezzamento, al primo posto c’è Antonio Tajani con il 57%. Questo numero riguarda solo le persone che hanno detto di conoscere Tajani: in questo modo non c’è uno squilibrio per i ministri meno noti.
Mentre nella classifica precedente Matteo Salvini era al primo posto, per quanto riguarda il gradimento il leader leghista scivola decisamente in basso: è solo il decimo più apprezzato. Il 39% delle persone che lo conoscono gli dà un giudizio positivo.
Al secondo posto, alle spalle di Tajani, c’è invece il ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, con il 55% di gradimento. Segue Guido Crosetto, ministro della Difesa (51%), poi il ministro dell’Economia Giorgetti (50%) e il ministro per gli Affari europei Raffaele Fitto (47%).
Si piazzano al di sopra di Salvini anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio (45%), il ministro delle Imprese Adolfo Urso (44%), il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (44%) e il ministro dello Sport Andrea Abodi (43%).
Al fondo della classifica, i ministri meno apprezzati in assoluto con un gradimento al di sotto del trenta per cento sono tre in tutto.
La ministra della Famiglia Eugenia Roccella e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara sono entrambi al 29%. Chiude la classifica il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che nelle ultime settimane è stato al centro di polemiche per le sue frasi sulla strage di migranti a Cutro, in Calabria.
(da Fanpage)

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MELONI VA A BRUXELLES CON LO SPETTRO DEL NAUFRAGIO DI CUTRO: LA RICOSTRUZIONE DELLA CATENA DI COMANDO NEI SALVATAGGI FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI

Marzo 22nd, 2023 Riccardo Fucile

LA CONFERENZA STAMPA DOPO IL CONSIGLIO DEI MINISTRI RESTERÀ AGLI ANNALI “COME UNA ROBA MAI VISTA”, DICONO VECCHI FUNZIONARI DEL GOVERNO. E POI NON SI È MAI CAPITO, E NESSUNO SA SPIEGARLO, PERCHÉ LA PREMIER NON È ANDATA AD OMAGGIARE LE SALME A CROTONE E PERCHÉ NON SI È PRESENTATA SULLA SPIAGGIA DEL DISASTRO

E’ il giorno delle comunicazioni di Giorgia Meloni al Senato in vista del Consiglio europeo di domani e venerdì (oggi si replica alla Camera).
La vicenda di Cutro rimane una scatola nera: la ricostruzione della catena di comando nei salvataggi viene tutti i giorni messa in discussione. La conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri resterà agli annali “come una roba mai vista”, dicono vecchi funzionari del governo. E poi altro mistero gaudioso: non si è mai capito, e nessuno sa spiegarlo, perché la premier non è andata ad omaggiare le salme a Crotone e perché non si è presentata sulla spiaggia del disastro. Sono tutti punti interrogativi che lasciano aperta la vicenda. Sulla quale però Meloni non transige. E ne fa un punto d’onore personale, come donna e madre, prima che come presidente del Consiglio.
Sicché il dibattito si accenderà durante la giornata sempre su Cutro, il fantasma che non va via. Durante il dibattito Meloni si segna queste parole di Tatjana Rojc del Pd: “Perché quelle persone sono morte quando potevano essere salvate? Cosa non ha funzionato quella notte davanti alla spiaggia di Cutro? Dove è mancata la catena di comando? Ancora nulla sappiamo, ma, come dice Pasolini, tutti sappiamo, ma non abbiamo ancora le prove. Comunque la verità verrà a galla”.
Meloni scrive, sbuffa, prende appunti. Bisogna attendere il momento della replica della premier. Fissarla negli occhi color brace. Urla, si vede che è scossa. Non ci sta. Fissa Rojc: “La mia coscienza è perfettamente a posto”.
“Io sono una madre, collega, per cui vi prego, cerchiamo di contenere i toni del dibattito. Quando ci presentiamo al cospetto dell’Europa con mezzo Parlamento che dice che l’Italia non ha voluto salvare quelle persone, quando l’Italia viene lasciata da sola ad affrontare un problema che da sola non può affrontare, sfuggirà sempre qualcosa, ci sarà sempre qualcosa che andrà storto”.
Sono ombre che non si allontanano. E si capisce anche quando sempre durante il dibattito Meloni si sfoga con il ministro Raffaele Fitto: “Mi danno dell’assassina, ti rendi conto?”.
(da Il Foglio)

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