Marzo 3rd, 2023 Riccardo Fucile
LA ZONA ROSSA NELLA VAL SERIANA, CHE AVREBBE SALVATO PIÙ DI QUATTROMILA VITE, NON ARRIVÒ MAI PERCHÉ L’ALLORA PREMIER GIUSEPPE CONTE FINÌ SOTTO LE PRESSIONI DEL MONDO IMPRENDITORIALE
La decisione «necessaria», che nella Bergamasca avrebbe salvato più di quattromila vite, non arrivò mai. Non la presero i sindaci di Alzano e Nembro, i comuni più colpiti della val Seriana. Non la prese il governatore di Regione Lombardia, Attilio Fontana. Non la prese l’allora premier Giuseppe Conte
Sotto le pressioni innanzitutto del mondo imprenditoriale – non si può scordare la campagna #Bergamoisrunning di Confindustria – nessuno si assunse la responsabilità di una scelta tanto impopolare quanto indispensabile. Anche perché, per usare le parole di Conte, «la zona rossa ha un costo sociale, politico ed economico molto elevato».
Ma i sindaci di Alzano e Nembro, che pure avrebbero potuto decidere, in quei giorni difficili non avevano a disposizione dati e proiezioni che annunciavano già «lo scenario più catastrofico».
Per questo non compaiono tra i 19 indagati a vario titolo per epidemia e omicidio colposi, rifiuto di atti d’ufficio e falso nella maxi inchiesta appena conclusa dalla procura di Bergamo. Conte e Fontana, invece, per i magistrati avevano tutti gli elementi per comprendere le dimensioni della bomba che stava esplodendo a Bergamo. E con loro anche i membri del Comitato tecnico scientifico, a partire dal professore Silvio Brusaferro.
Di certo – ha ricostruito la Gdf – lo sapevano a partire dal 26 febbraio del 2020 quando, per la prima volta durante una delle riunioni del Cts, si prese atto del fatto che i «casi positivi di coronavirus in Italia provengono da aree della Lombardia diverse dalla zona rossa» del Lodigiano, istituita a 48 ore dalla scoperta del «paziente 1».
In quegli stessi giorni, il 27 e il 28 febbraio, pur consapevole che nella val Seriana l’indicatore «R0» avesse ormai raggiunto valore pari a 2 e che gli ospedali fossero in ginocchio, Fontana inviò due mail a Conte per chiedere «il sostanziale mantenimento delle misure di contenimento già vigenti in Regione Lombardia». Cagionando così, con Conte e gli esperti del Cts, «il contagio» e «il decesso» di 4.148 persone.
Nel frattempo, a Roma, l’istituzione della zona rossa non fu presa in considerazione neanche il 29 febbraio (con 615 casi) né il primo marzo (con 984 casi). Solo il 2 marzo se ne iniziò a parlare nel corso di una riunione riservata con Conte, di cui non è mai stato redatto il verbale. Interrogato a palazzo Chigi dai pm, l’ex premier dirà di averlo saputo il 5, tre giorni più tardi.
In ogni caso, non darà mai il via libera all’istituzione della zona rossa nella Bergamasca, nonostante i 300 uomini dell’esercito già inviati in val Seriana dal ministero. Né il 3 marzo, quando il parere positivo arrivò anche da Regione Lombardia. E neanche il 5 marzo, quando il ministro della Salute, Roberto Speranza, in partenza per Bruxelles, firmò una delibera mai controfirmata dal premier.
(da La Stampa)
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Marzo 3rd, 2023 Riccardo Fucile
“OCCHIO ALL’AVVENTO DELLA SCHLEIN”
Il tema della comunicazione torna al centro della politica, della sua
rappresentazione e delle sue tragedie cognitive.
Dal primo faccia a faccia Nixon-Kennedy, anticipato dalle campagne di Jacques Seguela e da quella permanente di Ronald Reagan, passando per il “Yes We Can” di Barack Obama fino alla parte più torbida legata a Donald Trump e Cambridge Analytics, di strada ne abbiamo fatta tanta. Tutto questo però pare non essere diventato patrimonio della comunità politica che non sembra riuscire a distinguere tra giornalisti e comunicatori, la stessa differenza che c’è tra un geometra e un architetto. I primi dovrebbero raccontare gli eventi attenendosi ad un codice deontologico, i comunicatori per loro natura, dovrebbero invece far accadere le cose, impregnati come dovrebbero essere di sociologia, psicologia, semiologia, ecc.
Tutto questo bagaglio sembra venuto meno, dimenticato nell’ansia della prestazione, dell’apparire e della fretta del dire. Una forma degradante che passando attraverso la “mediocrazia” ci consegna alla schiavitù dei like e dei palinsesti paludati che trasformano i militanti in fans e gli elettori in follower.
Siamo insomma incapaci di distingue tra comunicazione, formazione, propaganda, pubblicità e alla fine tutto diventa una corsa a chi la spara più grossa, solo così si spiegano le gaffe dei vari esponenti del governo Meloni e solo così possiamo spiegare come il ministro dell’Agricoltura all’indomani di una strage di aventi diritto d’asilo, dichiara che apriremo le porte a 500mila migranti, per essere poi garbatamente corretto nella cifra di 87mila e la superficialità del ministro degli Interni che sembra non rispondere a un senso di umanità ma a chi lo ha messo lì, non gli elettori ma Matteo Salvini.
Se pensate che queste dichiarazioni, solo per citare le ultime, possano essere cause di logoramento di Giorgia Meloni, vi sbagliate perché appartengono a un rumore di fondo, al cattivo gusto a cui gli italiani sono abituati da un po’, non ci fanno più caso, lo hanno messo nel conto, ecco perché nel sondaggio ProgerIndex per PiazzaPulita possiamo osservare una dicotomia tra il giudizio sul governo che perde 3 punti, mentre quello del presidente del Consiglio è stabile.
Un segnale però arriva con precisione, dopo la vittoria alle Regionali, Fratelli D’Italia è calato nei sondaggi di quasi un punto e benché si trovi ancora abbondamene sopra il risultato delle politiche, il trend sembra essersi invertito e la luna di miele volgere al termine.
Ciò che ha prodotto questo risultato è più di ogni altro fatto le posizioni non chiare sul SuperBonus perché al contrario del fastidioso rumore che fa la comunità della destra al governo, il bonus attraversa la vita delle persone e quindi è capace di invertire un trend.
Quindi le prossime settimane vanno osservate con attenzione per capire il destino della Meloni e del suo governo anche in virtù dell’arrivo sulla scena politica di Elly Schlein che ha già prodotto interessanti movimenti nei sondaggi.
Ritorna in campo un tifo tipicamente italiano, Guelfi e Ghibellini, interventisti e pacifisti, Coppi e Bartali, sono i derby italiani capaci di appassionare il Paese, fatto questo estremamente positivo.
Due donne che stanno lavorando su valori e processi identitari e sono due figure che sembrano staccarsi dalle comunità mediocri a cui appartengono, speriamo.
Luigi Crespi
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Marzo 3rd, 2023 Riccardo Fucile
GRADIMENTO MINISTRI: CROLLANO PIANTEDOSI E VALDITARA
Oltre due terzi degli italiani si dichiarano favorevoli all’introduzione di un salario minimo legale. È quanto risulta da un sondaggio sui temi del dibattito pubblico realizzato dall’istituto Noto e pubblicato da Repubblica: su cento intervistati, ben 71 approvano l’idea di istituire una soglia sotto la quale la retribuzione oraria lorda non possa scendere.
Solo il 14% si dice contrario, mentre il 15% non ha un’opinione in merito. Paradossalmente, la quota più alta di sostenitori del salario minimo – il 79% – si registra tra gli elettori di Azione e Italia viva, partiti i cui leader si sono sempre dichiarati scettici sull’imposizione della soglia per legge (ma favorevoli ad affidarla alla contrattazione collettiva).
Ma il consenso è trasversale: è favorevole il 77% degli elettori della Lega, il 74% di quelli del Pd, il 72% di quelli del Movimento 5 stelle, il 63% di quelli di Fratelli d’Italia e il 61% di Forza Italia.
Il sondaggio di Noto mostra anche un calo nel gradimento di alcuni ministri finiti al centro delle polemiche negli ultimi giorni.
Il capo del Viminale Matteo Piantedosi, attaccato per le sue discutibili parole sul naufragio di Cutro, perde quattro punti e scende al 40% di giudizi positivi, pur restando il quarto nella classifica dell’apprezzamento. Il 56% degli intervistati, infatti, indica la “carenza nei soccorsi” come uno dei motivi che hanno causato il disastro, mentre solo il 30% parla di “tragedia inevitabile”.
Meno 4% anche per il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, assai criticato per lo scontro ideologicocon la preside del liceo Leonardo da Vinci di Firenze: per lui l’apprezzamento è al 25%, penultimo in classifica. Il 44% degli italiani, secondo il sondaggio, si sentono “più vicini alla preside che ha scritto la lettera sul rischio fascismo”, il 27% a Valditara, il 28% non indica una posizione.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2023 Riccardo Fucile
IL SOCIOLOGO VICINO A GRILLO E’ DIRETTORE DELLA SCUOLA DI FORMAZIONE DEI CINQUESTELLE
Dopo il caso Belve, un nuovo intervento in tv scuote il mondo dei
Cinque Stelle. Stavolta il protagonista è Domenico De Masi, sociologo amico di Beppe Grillo e da anni considerato vicino al Movimento. «Alle primarie del Partito Democratico sono andato a votare Schlein», ha ammesso il sociologo ad Agorà, su Rai Tre.
L’intervento di De Masi ha subito dato il la a una ridda di voci e commenti nel Movimento.
C’è chi si domanda: «Ma non è il direttore della scuola di formazione del Movimento?». C’è chi osserva: «Così ha preso definitivamente le distanze da noi» e parla di «primi effetti della novità Schlein».
«Un’altra uscita intempestiva», commenta uno stellato. Il riferimento è a quanto avvenuto lo scorso giugno, quando alcune dichiarazioni di De Masi in relazione a un presunto scambio di messaggio tra Beppe Grillo e l’allora premier Mario Draghi su Giuseppe Conte provocò forti fibrillazioni nell’esecutivo.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2023 Riccardo Fucile
LA PREMIER FA SALTARE L’ENNESIMO INCONTRO CON LA STAMPA PER EVITARE DI TRASCINARE NELLE MISSIONI ALL’ESTERO LE QUESTIONI ITALIANE
Fra gli stucchi e gli ori dell’Emirates Palace, albergo a sette stelle che ospita Giorgia Meloni e il suo staff, la premier non c’è. Non si fa vedere, almeno. È una figura impalpabile, nel lungo pomeriggio di Abu Dhabi. I giornalisti che la aspettano per un punto stampa annunciato (con timidezza, bisogna dire) ma mai realizzato restano delusi. Si devono accontentare di un cordiale saluto della sua assistente, Patrizia Scurti.
Esattamente come il giorno prima, a Nuova Delhi: Meloni, aveva fatto filtrare lo staff, forse parla dopo l’incontro con il primo ministro indiano Modi. Forse sì, forse no. Responso finale: no. E ora siamo al percorso netto: Roma-India-Emirati Arabi, 8.226 chilometri in silenzio.
Un record, per la premier, ben lieta di far conoscere solo con note ufficiali e dichiarazioni senza contraddittorio la sua voglia d’Oriente, una strategia geopolitica che prevede la forte ripresa dei rapporti con Paesi ricchi o in grande espansione economica.
Ma non una parola, né la possibilità di una domanda sui grandi temi che stanno agitando la scena interna: in primis le polemiche sul ritardato soccorso dei naufraghi, la responsabilità della Guardia costiera sulla strage di migranti al largo della Calabria, le dichiarazioni incaute del suo ministro Piantedosi.
È dovuto andare Mattarella a Cutro, per esprimere il cordoglio dello Stato: lei è volata via, per una missione muta.
Vana, nel frattempo, è stata anche la speranza di apprendere l’opinione della premier sul richiamo dell’Onu sul caso Cospito. Eppure l’agenda di Meloni di oggi, dopo l’incontro a ora di pranzo con l’ambasciatore italiano Lorenzo Fanara e con il ministro dell’Industria emiratino Sultan Al Jaber, non prevedeva alcun impegno ufficiale.
Solo tempo libero, per la presidente del Consiglio, da dedicare alla figlia Ginevra nella città delle dune e dei grattacieli. Domani è un altro giorno, chissà. E il rebus è: la premier si concederà ai cronisti prima del ritorno in Italia? Difficile capirlo, visto che nessuno ha mai diramato un programma ufficiale della visita.
(da La Repubblica)
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Marzo 3rd, 2023 Riccardo Fucile
INCONTRATO PIANTEDOSI, SENTITE LE SUE RAGIONI, PRENDERÀ UNA DECISIONE, POI DOVRÀ POI CHIARIRE IL PERCHE’ DELLA SUA MANCATA VISITA SUL LUOGO DELLA STRAGE
Che farà Giorgia? Domani notte il premier tornerà a casa dalla sua
missione in India e negli Emirati Arabi e si troverà sulla scrivania di palazzo Chigi la patata bollentissima della questione Piantedosi: salvarlo o abbandonarlo al suo destino di prefetto?
Finora, in assenza della Meloni, è intervenuto a favore del ministro dell’Interno solo il vice premier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, il cui ruolo nel naufragio di Cutro è al centro di dure polemiche dal momento che la Guardia Costiera dipende dal suo dicastero.
La Meloni si è limitata ad esprimere solidarietà alle 68 vittime del naufragio ma si è ben guardata di fare qualsiasi dichiarazione sull’operato del ministero dell’Interno con i giornalisti al seguito del suo viaggio in India ed Emirati. Solo una volta tornata a casa, incontrato Piantedosi, viste le carte ed ascoltato il suo staff, Giorgia prenderà una decisione.
Da parte sua Piantedosi si è preso subito tutte le responsabilità del caso e ora aspetta che Giorgia lo “copra” politicamente e, come ha fatto con la questione Donzelli-Delmastro, si pronunci in difesa del suo ministro dell’Interno: non ci sono le condizioni per le dimissioni. Punto. Diversamente, Piantedosi dovrà annunciare l’addio al governo.
La Meloni che atterrerà sabato notte a Roma dovrà poi sciogliere un altro madornale incidente: la sua mancata visita sul luogo della strage. La strage di Cutro è avvenuta nella notte tra sabato e domenica. Il premier è decollato per l’India mercoledì’ 1 marzo alle 21. Di tempo e di mezzi ne aveva per volare a Crotone.
Cosa è successo? E’ evidente che avrà ricevuto notizie, diciamo, ‘’imprecise’’ dal ministero dell’Interno sulla gravità del naufragio sulla costa calabrese. E anche su questa questione Piantedosi sarà chiamato a rispondere.
(da Dagoreport)
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Marzo 3rd, 2023 Riccardo Fucile
IL PRESIDENTE DELL’EMILIA-ROMAGNA HA RIBADITO L’INTENZIONE DI “DARE UNA MANO”
Si è svolto oggi, nella sede bolognese del Partito democratico, un incontro durato circa un’ora e mezza tra Elly Schlein e Stefano Bonaccini.
A margine del quale la neo-letta segretaria del partito ha assicurato che lei e il candidato sconfitto alle primarie «si sono trovati sulla necessità di garantire la massima unitarietà in questa fase nuova del Pd».
I due avrebbero inoltre «avviato un confronto che proseguirà nei prossimi giorni per lavorare assieme per il rilancio del Pd e per le sfide che ci aspettano». Per quanto riguarda i ruoli, aggiunge Schlein, «ne parleremo nei prossimi giorni». Non sembra chiudere all’ipotesi di Bonaccini presidente del Pd: «Forme e modi li vedremo assieme, intanto per noi era importante trovarci su questo spirito unitario per avviare questa nuova fase del partito», spiega.
Dal canto suo, il presidente della Regione Emilia-Romagna ha dichiarato: «Ho voluto ribadire a Elly Schlein quello che ha sempre detto durante il congresso, e cioè che se fosse toccato a lei avrei trovato il modo di dare una mano. Le forme e modi le vedremo come ha detto lei nei prossimi giorni, valuteremo insieme la cosa più utile che si possa disporre, anche dal punto di vista operativo».
«A me – conclude – quello che interessava oggi, e per cui sono molto soddisfatto, è che vogliamo provare davvero a dare unità a questo Pd, che ha sofferto nel recente e lontano passato e vorremmo evitare nuove fratture. Penso che le magliette che abbiamo indossato durante il congresso vadano tolte e adesso abbiamo un’unica maglietta: quella del Partito Democratico».
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2023 Riccardo Fucile
“TEMPI DIVERSI RICHIEDONO SCELTE DIVERSE”… “LA MIA CANDIDATURA? DECIDERO’ IN PRIMAVERA”
«Appoggiare Trump alle presidenziali 2024? Sono sicuro che
avremo delle scelte migliori». Lo ha detto l’ex vicepresidente Mike Pence tirandosi indietro – di fatto – da un futuro appoggio a Donald Trump qualora l’ex presidente conquistasse la nomination repubblicana per il 2024.
«Gli elettori sceglieranno in modo saggio, ma tempi diversi richiedono leadership diverse», ha ribadito in un’intervista alla CBS, aggiungendo inoltre di essere «fiducioso che il nostro portabandiera (repubblicano, ndr) vincerà la giornata nel novembre di quell’anno».
Tuttavia, a portare la bandiera del Grand Old Party potrebbe essere anche lo stesso Pence: nel lungo colloquio con la corrispondente politica di CBS, Caitlin Huey-Burns, l’ex vicepresidente ha ribadito che avrebbe preso una decisione «questa primavera».
Ad oggi, l’ex governatrice della Carolina del Sud ed ex ambasciatrice Usa alle Nazioni Unite Nikki Haley e l’imprenditore Vivek Ramaswamy, sono i due candidati ufficiali che scenderanno in campo per contendere a Donald Trump la nomination repubblicana per le elezioni presidenziali del 2024; mentre il governatore della Florida, Ron DeSantis, potrebbe presto annunciare la sua candidatura alle primarie del GOP.
Il vincitore delle primarie repubblicane dovrà vedersela nel 2024 con il candidato del partito democratico, che – almeno per ora – potrebbe essere proprio Joe Biden.
(da agenzie)
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Marzo 3rd, 2023 Riccardo Fucile
COME HANNO FUNZIONATO I BLOGLI
Quello che l’inchiesta di Fanpage.it ha mostrato durante le primarie del Partito Democratico in Campania, ha un suo prequel nelle fasi congressuali, appena qualche settimana prima rispetto alla votazione che alla fine ha visto prevalere, contro i pronostici, Elly Schlein su Stefano Bonaccini.
Per garantire quanti più voti possibili a Stefano Bonaccini, i signori delle tessere dovevano prevalere nei congressi di circolo, e per farlo non hanno esitato a ricorrere ad ogni mezzo necessario.
A Caserta, come a Napoli, il tesseramento del Partito Democratico è stato gonfiato a dismisura grazie ad un meccanismo collaudato che ha permesso un vero e proprio boom di iscritti.
Un’esplosione di partecipazione che uno dei protagonisti di questa vicenda, Gennaro Oliviero, presidente del consiglio regionale della Campania, aveva giustificato come “un’improvvisa spinta democratica alla partecipazione”.
Ma come l’inchiesta di Fanpage.it ha dimostrato, si trattava di ben altro meccanismo. Alla fine i congressi di circolo in Campania hanno visto prevalere Stefano Bonaccini, così come anche le elezioni primarie del 26 febbraio.
Caserta: nel feudo di Oliviero tessere gonfiate e veleni
Per la provincia di Caserta, a spiegarci come ha funzionato l’aumento a dismisura delle tessere del partito è un dirigente casertano del partito. Il caso preso in esame è quello del Comune di Sessa Aurunca, fortino elettorale di Gennaro Oliviero, presidente del consiglio regionale della Campania, sostenitore di Bonaccini e vicino a Vincenzo De Luca.
In pochi giorni in quel Comune sono state fatte più di 800 tessere: “Loro danno per scontato che vince Bonaccini – ci spiega la fonte – ma che questa cosa deve prodursi nel quadro, per tentare di essere quanto più forti è possibile dopo le primarie, per condizionare Bonaccini, per partecipare, per pesare politicamente. Loro vogliono mostrare i muscoli facendo vedere che hanno voti, tessere e potere e gli altri non hanno niente”.
Dall’elenco degli iscritti di Sessa Aurunca di cui siamo entrati in possesso, si vede come interi pacchetti di tessere risultino collegate ai più stretti collaboratori di Gennaro Oliviero: molte di queste tessere sono state pagate con bonifici multipli.
Essenzialmente, da una sola carta (o da poche) venivano pagate le quote per interi pacchetti di tessere. Ai nomi e cognomi dei presunti iscritti corrispondono mail e numeri di telefono dei collaboratori di staff di Oliviero. Si tratta di persone che lavorano negli uffici della Regione Campania come distaccati.
Impossibile dunque verificare se le persone riportate come iscritti in quegli elenchi abbiano davvero voluto iscriversi al Pd oppure siano parte di un pacchetto messo sul piatto dai signori delle tessere.
Tra le tessere sospette ci sono quelle collegate a Giovanni Beneduce, ex responsabile di “Noi con Salvini” a Sessa Aurunca ed ora distaccato presso la Regione Campania e vicino a Gennaro Oliviero.
Tra gli iscritti figura anche il Sindaco di Sessa Aurunca, Lorenzo Di Iorio, già dipendente del consorzio Eco 4 e in passato vicino a Nicola Cosentino.
“Oliviero è diventato uno sportello trasversale a destra e sinistra e vicino a lui gravitano gruppi, lui così sa fare i voti e le tessere” ci spiega la fonte. Ma non solo, tra i giovanissimi iscritti in molti, contattati telefonicamente, dimostrano non solo di non sapere nulla del Partito Democratico, ma nemmeno sui candidati alle elezioni primarie.
Venuto fuori lo scandalo sollevato da Fanpage a metà febbraio, Oliviero aveva replicato dicendosi tranquillo: “Che problema tengo, finirà bene come sempre”, ha detto il presidente del consiglio regionale.
La commissione di garanzia non l’ha pensata così, ed alla fine nella sola provincia di Caserta sono state annullate 2.000 tessere, di queste oltre 1.200 pagate con la stessa carta bancaria.
Non solo, ma i congressi del partito in provincia di Caserta sono stati sospesi e rinviati a dopo le primarie. Nella querelle infinita ci si è messo anche il TAR che ha sospeso i congressi. Alle primarie invece il risultato è stato quello sperato da Oliviero e dai suoi, con una netta affermazione di Bonaccini in provincia di Caserta. A Sessa Aurunca le percentuali dicono: Bonaccini 96%, Schlein 4%.
I sospetti anche in provincia di Napoli nel fortino di Mario Casillo
Mario Casillo è il capogruppo del Partito Democratico in Regione Campania, recordman di preferenze, ben 42 mila alle ultime elezioni regionali. Top player di preferenze e inevitabilmente anche di tessere. La sua zona d’influenza si sviluppa dall’area vesuviana, lui è originario di Boscoreale, fino alla fascia costiera a sud di Napoli.
A San Giorgio a Cremano, uno dei Comuni del suo territorio di influenza, il tesseramento ha visto lo stesso identico fenomeno registrato in provincia di Caserta.
Come ci spiega una dirigente del Pd: “Nei file degli iscritti di San Giorgio ben 145 tessere sono state segnalate dalla commissione perché pagate in maniera multipla. Da un unica carta bancaria hanno pagato le quote per interi pacchetti di tessere”.
Sono oltre 70 le tessere che vengono associate a mail e numeri di telefono del presidente del consiglio comunale di San Giorgio e ad una consigliera comunale, entrambi del Pd.
“Deve vincere Bonaccini – spiega la nostra fonte – e per farlo sono disposti a tutto, hanno puntato tutto su Bonaccini. Prima devono stravincere il congresso e poi devono portare le truppe cammellate a votare alle primarie”.
Complessivamente prima delle primarie del 26 febbraio sono state oltre 900 le tessere annullate dalla commissione provinciale di Napoli per il congresso. Il motivo è sempre relativo al pagamento multiplo. Ma scorrendo i documenti di San Giorgio, oltre ai pacchetti di tessere palesemente collegati a mail e numeri di telefono, troviamo un caso curioso. Si tratta sempre di un pacchetto, ma stavolta collegato ad una anonima mail: lordarmageddon@libero.it. I numeri di telefono collegati agli iscritti con questa mail corrispondono proprio ad altre persone oppure sono inesistenti.
Impossibile dunque capire se queste persone presenti negli elenchi degli iscritti al partito abbiano davvero voluto iscriversi al Pd o se fanno parte anche loro dei pacchetti dei signori delle tessere. A San Giorgio a Cremano il risultato delle primarie non poteva che essere quello desiderato da Mario Casillo: Bonaccini 69,4%, Schlein 30,6%.
Proprio a San Giorgio c’è stata una tappa della campagna di Stefano Bonaccini nello scorso gennaio. Ed è in quella occasione che è stata scattata una foto, che rappresenta un’immagine plastica delle primarie in Campania. La prima fila di quella sala è composta da Mario Casillo, Stefano Bonaccini, Piero De Luca, Lello Topo e Bruna Fiola.
(da Fanpage)
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