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PER SALVARSI DAL CRAC SANTANCHE’ DOVRA’ VERSARE 90.000 EURO AL MESE: CON QUALI SOLDI?

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

RISCHIO PIGNORAMENTO E DEL SALTO DI QUALITA’ DELLE INDAGINI

Oggi la maggioranza ha respinto la mozione dei Cinque Stelle per le dimissioni della ministra del Turismo, iniziativa appoggiata solo da Pd e dall’Alleanza Verdi Sinistra.
Il cordone di protezione garantito dalla maggioranza sembra destinato a durare almeno fino al prossimo settembre, quando le indagini avviate dalla procura di Milano sulla gestione delle aziende col marchio Visibilia, potrebbero portare alla richiesta di rinvio a giudizio della titolare del Turismo, che è indagata per bancarotta e falso in bilancio. Sempre a settembre, poi, riprenderanno le udienze decisive per conoscere il destino delle aziende: se le società coinvolte eviteranno il fallimento verrà accantonata anche l’ipotesi di reato più grave mossa dalla procura, quella di bancarotta; in caso contrario, il rischio di finire a processo aumenterebbe di molto come pure le probabilità che Santanchè sia costretta alle dimissioni.
Per questo sulla vicenda resta sospeso un interrogativo che potrebbe determinarne l’esito finale: riuscirà la Santanchè politica a salvarsi dalla Santanchè imprenditrice? Riuscirà la ministra sedicente manager di successo a lasciarsi alle spalle un decennio di affari sballati?
UNA MONTAGNA DI RATE
L’impressione è che nei prossimi anni l’imprenditrice paladina del lusso dovrà fare letteralmente i salti mortali per rispettare gli impegni presi con le banche, con il fisco e con gli altri creditori delle sue aziende. Facciamo qualche esempio concreto. I conti in sospeso con il Fisco ammontano a 1,94 milioni di euro. Secondo il piano asseverato dal commercialista Ezio Simonelli, l’obiettivo sarebbe quello di ottenere uno sconto del 30 per cento circa per arrivare a pagare 1,295 milioni da versare nell’arco di 10 anni in 20 rate semestrali da 64.750 euro ciascuna, cioè più di 10 mila euro al mese. I consulenti della ministra attendevano una risposta dall’Agenzia delle entrate entro la fine di luglio, tuttavia la decisione finale è slittata di alcune settimane.
Il conto aperto con le banche vale invece 4,5 milioni circa, ma grazie all’accordo con gli istituti di credito la posizione verrebbe sanata sborsando 1,2 milioni, con un generoso sconto pari al 73,7 per cento del totale. Per chiudere la partita Santanchè si dice pronta a pagare entro 120 giorni dall’eventuale omologa da parte del tribunale fallimentare del piano di ristrutturazione dei debiti, omologa che potrebbe arrivare già in settembre. Se arriverà il via libera, quindi, la ministra sarebbe chiamata sborsare 1,2 milioni già a gennaio del 2024. Infine, come si legge nella relazione di Simonelli, resta da pagare il debito verso Visibilia editrice, che dall’autunno scorso è passata sotto controllo di Luca Ruffino, un imprenditore milanese in buoni rapporti con gli ambienti della destra cittadina. Dopo che a settembre del 2022 Visibilia editrice ha concesso un’ulteriore dilazione di pagamento al debitore Visibilia, cioè Santanchè, il piano ora prevede che la ministra paghi, suddivisi in rate mensili, 360 mila euro nel 2023, 600 mila nel 2024 e 963 mila entro la fine del 2025.
Tirando le somme, possiamo dire che per evitare la bancarotta Santanchè dovrà trovare ogni mese 10 mila euro da destinare all’erario e altri 30 mila per Ruffino di Visibilia editrice, che diventeranno 50 mila l’anno prossimo e 80 mila circa nel 2025. Senza contare il milione e 200 mila euro da dare entro gennaio alle banche.
Somme che a prima vista non sembrano alla portata di un’imprenditrice che con il crollo del gruppo Visibilia ha visto esaurirsi la sue fonte principale di reddito e che nel novembre scorso ha venduto la sua quota nel Twiga dell’amico Flavio Briatore incassando 2,7 milioni di euro che sono stati versati in gran parte nelle casse di Visibilia concessionaria per evitare il crack. Come ha svelato Domani, un’altra società di Santanchè potrebbe incassare più di 200 mila euro l’anno come compenso per la fornitura di servizi allo stesso Twiga. Una somma importante, ma comunque non sufficiente a finanziare per intero il piano di rientro dei debiti della ministra, che nel 2022, secondo la sua dichiarazione dei redditi depositata in Senato ha avuto un reddito netto di circa 175 mila euro. Se i debiti non venissero saldati, Santanchè finirebbe per rimetterci la casa, messa in garanzia per un valore di 6 milioni. Una ministra con la casa pignorata, un epilogo che Meloni non può permettersi.
(da agenzie)

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PERCHE’ GLI EVENTI ESTREMI COME ONDATE DI CALORE E NUBIFRAGI AUMENTERANNO SEMPRE PIU’ IN FUTURO

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

INTERVISTA AL CLIMATOLOGO BETTI: OCCORRE MITIGARE LE EMISSIONI DI GAS CLIMALTERANTI”

Un nubifragio si è abbattuto la scorsa notte su Milano allagando numerose strade e abbattendo centinaia di alberi. Nel frattempo Palermo è assediata da decine di incendi
Sono gli effetti del cambiamento climatico, fenomeno che in molti ancora negano palesemente o ignorano del tutto nonostante gli allarmi lanciati da decenni dalla comunità scientifica.
Gli eventi estremi degli ultimi giorni – dalle ondate di calore ai nubifragi – sono destinati però a diventare la normalità nel prossimo futuro, ed è bene che vengano tempestivamente messe in campo politiche di mitigazione e adattamento.
A ricordarlo a Fanpage.it è Giulio Betti, meteorologo e climatologo presso il Consorzio LaMMA (Laboratorio di Monitoraggio e Modellistica Ambientale) e l’Istituto di Biometeorologia del CNR di Firenze, nonché socio AMPRO (Associazione Meteo Professionisti).
A cosa sono dovuti gli eventi meteo estremi che si sono abbattuti sulla Lombardia?
L’Italia settentrionale si è trovata per tutta la durata di questa ondata di calore – ben 17 giorni – nella zona di confine tra masse d’aria umida e relativamente fresca che transitavano sull’Europa centrale e una massa d’aria secca e molto calda in quota e al suolo di origine sub-tropicale/desertica. Essendo il nostro Paese collocato sul margine tra queste due masse d’aria, e con la presenza delle Alpi, che rappresentano un trampolino d’innesco dei temporali, purtroppo per svariati giorni abbiamo assistito a temporali rovinosi. In un primo momento si sono verificati sull’arco alpino; poi, mano a mano che il flusso perturbato atlantico si è abbassato, anche la Valpadana è stata duramente colpita. Questo territorio infatti funge da “collettore” di aria calda e qui si sono create le condizioni per temporali molto forti e grandinigeni.
Dobbiamo aspettaci che questi eventi estremi siano sempre più frequenti in futuro?
La risposta è sì. Semplicemente sì.
Perché?
L’atmosfera tende a scaldarsi sempre più e ad incamerare nuova energia. Aumenterà la concentrazione di vapore acqueo, che cresce del 7% ad ogni grado in più di temperatura. Laddove si creeranno le condizioni questo surplus di energia e vapore darà luogo a temporali e precipitazioni molto intense. La spiegazione, in parole povere, è questa.
E si tratta di una condizione reversibile, oppure bisognerà riprogettare le nostre vite per fronteggiare questi fenomeni?
Si tratta di una condizione irreversibile. Bisogna adattarci al cambiamento climatico e fare in modo che non peggiori ulteriormente. Occorre mettere in conto che le ondate di calore ed altri eventi estremi saranno sempre più frequenti, diventeranno normali; nel contempo bisogna fare in modo che la situazione non precipiti sempre di più, e per farlo occorrono politiche di mitigazione delle emissioni di gas climalteranti. Altrimenti il clima peggiorerà a una velocità tale che non riusciremo mai ad adattarci.
Mentre la Lombardia e altre regioni del nord Italia (Veneto, ad esempio) sono state interessate da nubifragi, forti venti e grandinate, a Palermo sono divampati decine di incendi alimentati dal vento.
Esatto. Ricordo che gli eventi estremi non sono costituiti solo dalle piogge o dalla grandine ma anche dalle ondate di calore e dai picchi termici: tali fenomeni dovrebbero avere tempi di ritorno molto ampi, invece iniziamo ad osservarli sempre più spesso. Tanto per fare un esempio ieri, lunedì 24 luglio, in Italia sono ufficialmente caduti sette record storici assoluti di temperatura massima mai osservata. Oltre al nuovo record di temperatura in Europa di luglio (48.2 °C in Sardegna, Jerzu) sono stati registrati i record di Palermo Osservatorio 47 °C (precedente 44,6 °C); Decimomannu: 46.8 °C; Ustica: 43 °C; Cagliari: 44,6 °C; Olbia: 47,4 °C; Capo San Lorenzo: 47 °C; Capo Bellavista: 45 °C.
Cosa ci attende nei prossimi giorni?
Il caldo eccezionale finirà anche al sud; i primi di agosto farà caldo, le temperature saranno comunque superiori alle medie del periodo, ma la situazione sarà molto più gestibile di quella attuale. Fino al 3/4 agosto, quindi, sembra scongiurata una nuova ondata di calore intensa come quella degli ultimi 17 giorni.
Qualcuno si ostina a dire che in estate “è sempre stato caldo” e non ci sarebbe nulla di anomalo in queste settimane. Da scienziato del clima, cosa risponde loro?
È molto semplice. Qualcuno finge di non sapere che la temperatura media delle estati europee ed italiane dal 1980 ad oggi è aumentata di oltre due gradi. Dal punto di vista climatologico si tratta di un’enormità, di un aumento clamoroso in appena 40 anni. Questa crescita delle temperature è uno degli effetti del cambiamento climatico ed è dovuta all’aumento della frequenza e delle intensità delle ondate di calore. Un tempo questi fenomeni erano molto più rari e venivano compensati da fasi fresche e gradevoli. Ora non più.
A causa di El Niño dobbiamo aspettarci altre temperature record nel 2024?
Non è necessariamente detto che El Niño colpirà proprio il Mediterraneo: si tratta di un fenomeno globale che invece porterà gravi problemi soprattutto in Australia, sulle coste dell’America Latina e in India, e che contribuirà probabilmente a un nuovo record delle temperature globali. Non è detto però che gli effetti di El Niño interesseranno direttamente anche l’Italia. Tuttavia questo eccesso di calore e le temperature molto elevate dell’Atlantico e del Mediterraneo potrebbero portare quest’autunno e inverno a due estremi: o fasi anticicloniche durature (nuova pesante siccità) o a precipitazioni estremamente abbondanti. La speranza è che ci sia una via di mezzo tra queste condizioni, però è realistico che si vada invece incontro a situazioni preoccupanti. Ripeto: il calore eccezionale dovuto al Niño e le anomalie termiche elevate nell’Atlantico e nel Mediterraneo avranno conseguenze delle quali faremmo volentieri a meno.
(da Fanpage)

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LA CONFERMA CHE ALMENO UN ITALIANO SU TRE NON CAPISCE UN CAZZO

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

PER IL 34,7% C’E’ TROPPO ALLARMISMO SUL CAMBIAMENTO CLIMATICO. PER IL 29,7% LE FAKE NEWS SONO VERITA’ CENSURATE

«Il 34,7% degli italiani è convinto che ci sia un allarmismo eccessivo sul cambiamento climatico». È ciò che emerge dall’ultimo rapporto Ital Communications-Censis: il sistema dell’informazione alla prova dell’Intelligenza Artificiale, Istituto di ricerca socio-economica, dal titolo «Disinformazione e fake news in Italia».
Pubblicato il giorno dopo il nubifragio che si è abbattuto in Lombardia mentre la Sicilia continua a combattere contro gli incendi, il report mostra come i negazionisti – coloro che sono convinti che il cambiamento climatico non esista – rappresentano il 16,2% della popolazione. Percentuale che sale al 18,3% tra i più anziani e al 18,2% tra i meno scolarizzati.
Per il 76,5% italiani difficile scoprire le fake news
Ciò che aumenta tra gli italiani, è la paura e il timore di non essere in grado di riconoscere le informazioni false. Il 76,5% ritiene, infatti, che le fake news siano sempre più difficili da scoprire, il 20,2% è convinto di non avere gli strumenti e le competenze per riconoscerle e il 61,1% di averne solo in parte. Il report di Censis mostra inoltre come 29,7% della popolazione neghi l’esistenza stessa delle bufale e pensa che non si debba parlare di fake news, ma di notizie vere che vengono deliberatamente censurate dai palinsesti che poi le fanno passare come false.
Per 75,1% italiani l’Ai nell’informazione crea incognite
Sull’intelligenza artificiale, invece, il 75,1% degli italiani ritiene che con l’upgrading tecnologico verso l’Intelligenza Artificiale sarà sempre più difficile controllare la qualità dell’informazione. Mentre per il 58,9%, l’Ai può diventare uno strumento a supporto dei professionisti della comunicazione. Più in generale, un’alta percentuale di italiani – l’85,8% – ha paura di farsi trovare impreparato di fronte a un cambiamento tecnologico, quale l’Ai, che con ogni probabilità inciderà (nuovamente) sul modo di vivere, studiare, lavorare, produrre e accedere alle informazioni. Per questo motivo, ritiene che ci sia bisogno di far conoscere di più ai cittadini sia i vantaggi, ma anche i limiti dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
Per il 93,3% italiani si informa di solito su almeno una fonte
47 milioni di italiani, il 93,3%. È il totale di chi si informa abitualmente (con una frequenza come minimo settimanale) almeno su una delle fonti disponibili. Quali? L’83,5% usa il web; il 74,1% i media tradizionali. Di contro, sono 3 milioni e 300 mila (il 6,7%) gli individui che invece rinunciano ad avere un’informazione puntuale su ciò che accade. 700 mila, quelli che non si informano affatto. Dalla ricerca emerge come sia cresciuta la consapevolezza degli effetti devastanti della disinformazione, che può essere arginata da professionisti della comunicazione accreditati come fonti autorevoli e garanti dell’affidabilità e della qualità delle notizie.
Per distinguere buona/cattiva informazione servono competenze precise sulle nuove tecnologie: il 64,3% degli italiani utilizza un mix di fonti informative, tradizionali e online. Il 9,9% si affida solo ai media tradizionali e il 19,2% (circa 10 milioni di italiani) alle fonti online. Il 56,7% degli italiani è convinto che, di fronte al disordine informativo che caratterizza il panorama attuale dell’informazione, sia legittimo rivolgersi alle fonti informali di cui ci si fida di più.
(da agenzie)

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TUNISIA, LA MAMMA E LA FIGLIA MORTE DI STENTI NEL DESERTO HANNO UN NOME

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

LA STORIA DI DOSSO FATI E DELLA PICCOLA MARIE

La mamma e la figlia immortalate da un giornalista libico morte di stenti, in Tunisia, hanno un nome e un cognome. Lo scatto dei loro corpi vicini fino all’ultimo istante ha fatto il giro di tutti i media.
«Lo avevo preso come un impegno personale, non solo professionale. Dare un volto a quella donna con la sua bambina morte di stenti e fame nel deserto tra Tunisia e Libia. Dosso Fati e la piccola Marie fuggivano dalla Costa d’Avorio. Erano persone non “invasori” da fermare».
A twittarlo è Antonella Napoli, giornalista e direttrice di Focus on Africa, che ha ricostruito la vicenda.
«Dosso Fati e la piccola Marie fuggivano dalla Costa d’Avorio. Sono morte di stenti e sete prima di poter realizzare il loro sogno di un futuro migliore. Dare un’identità alle ennesime vittime di politiche anti migranti disumane era un dovere e grazie ai colleghi di Libye Actualité è stato possibile dar loro dignità», spiegano sul sito.
«Oggi non piangiamo solo Dosso e Marie, ma una moltitudine di anime senza volti, un numero senza fine, vittime di un mondo che li ha delusi. Un mondo che ha perso ogni barlume di compassione».
(da agenzie)

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LA COMPLESSATA

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

DOPO LA SENTENZA SUI 10 SECONDI LEGITTIMI PER TOCCARE IL CULO, ARRIVA QUELLA SULLA LEGITTIMITA’ DI SALTARE ADDOSSO A UNA RAGAZZA SOVRAPPESO NELLO SGABUZZINO DEL MUSEO… NORDIO SEI VIVO?

Mi piacerebbe prendere un caffè con la dottoressa Bonaventura del tribunale di Roma per approfondire la sua visione del mondo.
Fu lei ad assolvere il bidello che aveva toccato il sedere di una studentessa nello stesso tempo impiegato da Jacobs per vincere i 100 metri alle Olimpiadi, sentenziando che sotto i dieci secondi il palpeggiamento è fugace, suppongo assimilabile a un gesto di cortesia.
Ora la giudice si rivela recidiva, perché dopo il bidello manda assolto anche il dirigente di museo accusato da un’impiegata di saltarle addosso negli sgabuzzini, sniffandole i capelli al grido di «Quanto mi arrapi». Nella sentenza sta scritto che i colleghi non hanno confermato le accuse dell’impiegata (il museo invece deve averle creduto, visto che ha licenziato il direttore) e tanto dovrebbe bastare per assolvere l’imputato. Invece la magistrata sente il bisogno di aggiungere che «la ragazza era probabilmente mossa da complessi sul proprio aspetto fisico (segnatamente il peso)» che l’avrebbero portata a «ritenersi aggredita fisicamente».
Per la giudice-psicanalista una donna sovrappeso è indotta a vedere molestie dove non ci sono: se il direttore di museo avesse sniffato i capelli a Margot Robbie in uno sgabuzzino gridandole «Quanto mi arrapi», lei lo avrebbe correttamente interpretato come un complimento alla sua marca di shampoo, senza farsi venire strane idee.
Sì, vorrei tanto approfondire la visione del mondo della dottoressa Bonaventura. Soprattutto vorrei capire perché si ostini a tradurre questa visione non in saggi o romanzi, ma in sentenze.
(da La Repubblica)

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LA DESTRA FRESCONA

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

SDOGANATO IL FESSO SPENSIERATO

Il frescone, a Roma, non è una figura antipatica. È il fesso spensierato, il semplice che apre bocca senza pensarci troppo. Dice le frescacce, che sono l’eufemismo di fregnacce, termine assai più greve, mi scuso per averlo evocato ma la cultura ha i suoi obblighi.
La destra italiana ha una importante corrente frescona, fin qui molto sottovalutata, che i politologi dovrebbero studiare con attenzione. Nel negazionismo climatico, per esempio, c’è una evidente impronta frescona: “Ma che vuoi che sia? D’estate ha sempre fatto caldo”.
Non c’è malizia, c’è l’innocenza del fesso, la leggerezza di chi in ogni cosa complicata vede un nemico. Non è venuto al mondo per pensare, il frescone, ma per essere felice.
Avendo la casa scoperchiata da un tornado, come in Arizona però a Ladispoli, borbotta “e che sarà mai?”, e scende al bar per l’aperitivo mentre la Protezione civile lo cerca per prestargli soccorso.
Nella produzione giornalistica della destra la fresconeria è importante. Contende il primato all’anima squadrista che massacra le persone, e mentre le massacra le deride (l’olio di ricino, nel tempo, ha preso la forma dell’editoriale).
Lo squadrista è truce, il frescone invece è spesso un bravo ragazzo/ragazza, non ha nessuna intenzione di fare del male, anzi punta tutte le sue carte sul benessere: ma che stai a preoccuparti, ma che vuoi che sia, il mondo è sempre uguale, basta la salute.
Problema: lo squadrista è facile da contraddire, basta dirgli quello che è. Ma il frescone? Il frescone è inespugnabile. Sorride. Ti offre da bere. Guida la maggioranza. Governa.
(da La Repubblica)

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RENATO BRUNETTA INDAGATO PER FALSO E FINANZIAMENTO ILLECITO AI PARTITI

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

SOTTO LA LENTE DELLA PROCURA 60.000 EURO PER L’ACQUISTO DELLE QUOTE DI UNA SOCIETA’ DELLA SANITA’

C’è un’indagine per finanziamento illecito ai partiti e falso nei confronti di Renato Brunetta. L’attuale presidente del Cnel è accusato dalla procura di Roma per qualcosa che è successo mentre era ministro della Funzione Pubblica del governo Draghi. All’epoca era socio insieme alla moglie del suo vice capo di gabinetto, di un’azienda che commercializza prodotti sanitari. Proprio il vice capo di gabinetto a un certo punto acquista le quote dell’azienda che appartengono a Brunetta. Per 60 mila euro. Ma secondo i carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci si tratta di un’operazione sospetta. E la conferma arriverebbe dalla contraffazione di alcune carte.
L’inchiesta
Per questo, fa sapere oggi Repubblica, i magistrati contestano anche il falso a Brunetta. Mentre l’accusa di finanziamento illecito si deve anche confrontare con il fatto che l’allora ministro alla fine uscì da Forza Italia ma non si candidò alle elezioni, come invece fecero le sue “colleghe” di fuga dal partito di Berlusconi. Ovvero Mariastella Gelmini e Mara Carfagna. Ma all’inizio i magistrati avevano formulato l’accusa di corruzione. Ma il Tribunale dei Ministri ha bocciato la tesi. Perché dall’indagine non sono emersi favori reciproci. Per questo gli inquirenti hanno derubricato il reato in finanziamento illecito. Brunetta ha ricevuto l’avviso di conclusione indagini alcune settimane fa. Di solito in questi casi poi la procura chiede il rinvio a giudizio.
La richiesta di rinvio a giudizio
I pm Fabrizio Tucci e Gennaro Varone, coordinati dall’aggiunto Paolo Ielo, sono pronti. Mentre l’avvocato di Brunetta Fausto Coppi depositerà una memoria per evitarlo. «È stata una vendita regolare», spiega Brunetta al quotidiano. «Conclusa con chi aveva il diritto di comprare, la compagna del vice capo di gabinetto vantava un diritto di prelazione. La vendita è stata conclusa a un prezzo congruo, i reati di corruzione e illecito finanziamento sono stati archiviati dal Tribunale dei ministri che ha sottolineato come l’intera vicenda sia, in realtà, un semplice rapporto tra privati». Ma la procura continua ad indagare. Ho presentato un’ampia memoria attraverso la quale confido di aver chiarito tutto, non credo sia un reato per un ministro vendere delle quote societarie anche perché con quei soldi non ho finanziato attività politiche o elettorali».
(da agenzie)

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MONDIALI DI SCHERMA, IL PATRIOTA UCRAINO REIZLIN RIFIUTA L’ASSALTO CONTRO L’ATLETA RUSSO

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

HA FATTO BENE, CHI NON SI DISSOCIA DA UN CRIMINALE E’ DEGNO DI LUI

L’ucraino Igor Reizlin non si è presentato in pedana nella sfida di spada maschile ai Mondiali di scherma di Milano.
L’atleta ha seguito le indicazioni della Federazione ucraina che ha chiesto ai suoi atleti di non gareggiare con atleti russi e bielorussi per via dell’aggressione di Mosca, che sono stati ammessi ai mondiali di scherma di Milano: l’Italia che ha infatti recepito le disposizioni Cio e dato il via libera ad atleti neutrali, dunque senza inno e bandiera e che non facciano parte di forze armate e polizia.
Reizlin dunque non ha preso parte all’assalto contro il russo Vadim Anokhin, che passa così al turno successivo. La decisione di Reizlin segue quella delle atlete ucraine di spada che il 23 luglio non si sono presentate in pedana durante le fasi eliminatorie.
(da agenzie)

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LUCA ZAIA CONTRO I NEGAZIONISTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO: “MI FANNO PAURA, COSI’ GENERANO GLI ALIBI”

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

FAREBBE BENE A RICORDARLO IN PRIMIS AI SUOI SODALI SOVRANISTI

Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia ce l’aveva con i negazionisti sin dal tempo del Coronavirus. All’epoca, mentre nel suo schieramento c’era un certo scetticismo, conduceva una lotta senza quartiere contro i No vax. E «neppure stavolta» condivide i negazionisti del cambiamento climatico. In un’intervista a Repubblica il governatore leghista dice che siamo di fronte a un’emergenza: «Per vincere questa sfida serve un movimento ampio. Che vada oltre gli steccati politici. Non possiamo lasciare soli i ragazzi che combattono l’ambiente». L’estate di eventi estremi ha già provocato almeno un centinaio di milioni di danni al suo Veneto. E lui dice che visto che rischiano di diventare una consuetudine, «qualche domanda dobbiamo pur farcela».
I dati oggettivi
Zaia ricorda che «qualche anno fa eravamo tutti in allerta per le bombe d’acqua, adesso c’è la grandine che provoca addirittura traumi e situazioni di stress. Io credo che il cambiamento climatico sia nell’ordine delle cose. Non esiste l’immobilità nel clima: i dinosauri scomparsi, i fossili marini in montagna, l’innalzamento della crosta terrestre. Non sono uno scienziato ma questi sono dati oggettivi. E l’uomo preme sull’acceleratore. Diceva Freud che l’uomo è l’unico animale che lascia segni tangibili del suo paesaggio. Anche in negativo». Per il governatore «i modelli produttivi seguiti e l’antropizzazione del territorio pesano moltissimo. Abbiamo costruito, interrato i canali, piombato gli argini. Senza contare ovviamente l’inquinamento».
I negazionisti
Per questo ce l’ha con i negazionisti: «Guardi, io non sono un estremista in senso contrario, non do tutte le colpe ai cambiamenti climatici. E sono prudente, anche perché mi capita di leggere – solo per fare un esempio – che nel 1908 c’è stata un’estate più calda dell’attuale. Però il negazionismo mi fa paura». Perché «così si rischia di generare alibi. Se diciamo che possiamo lasciare tranquillamente il motore dell’auto acceso per tutta la notte, finisce che tutti lo fanno. Insomma, non possiano far finta di nulla. Al di là dello scontro ideologico, servono soluzioni: affrontiamo il problema per quello che è».
L’emergenza
Secondo il governatore «serve un investimento culturale, anzitutto. Puntare ancora più forte sulla transizione energetica, quando purtroppo ci sono alcuni Paesi come la Cina che inquinano senza regole. Vede, io credo che non dobbiamo lasciare ai ragazzi la battaglia sul clima, dobbiamo farlo insieme questo percorso. Altrimenti creiamo pure un conflitto generazionale che non aiuta». Infine, due parole su Thunberg: «Greta non è condivisibile per il suo approccio. Ma sui cambiamenti climatici dobbiamo creare una no fly zone, un posto dove non scontrarsi, dove si possa collaborare senza posizioni precostituite. Anche perché questo problema tocca da vicino il nostro modello sociale ed economico. Se cadono grandinate come quelle di questi giorni, se ti va bene ti rovinano una macchina, ma se ti va peggio ti compromettono un’attività economica. Oppure finisci in ospedale. È una sassaiola, cento persone sono finite al pronto soccorso. Per favore, non dividiamoci su questa emergenza».
(da agenzie)

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