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SAVE THE CHILDREN: IN ITALIA UNA VITTIMA DI TRATTA E SFRUTTAMENTO SU TRE E’ UN MINORE

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

FOCUS SUI FIGLI “INVISIBILI” SFRUTTATI NEL LAVORO AGRICOLO…A GRAVE RISCHIO L’ACCESSO ALLA SCUOLA E ALLE CURE SANITARIE

In Italia le nuove vittime di tratta e sfruttamento identificate nel 2021 sono state 757, in più di un caso su tre (35%) si tratta di minori, con una prevalenza di femmine (168 casi) rispetto a maschi (96). Le vittime prese in carico dal sistema anti-tratta nel 2022 sono state 850, di cui il 59% donne e l’1,6% minori. Il principale paese d’origine è la Nigeria (46,7%), seguito da Pakistan (8,5%), Marocco (6,8%), Brasile (4,5%) e Costa d’Avorio (3,3%). Tra le forme di sfruttamento prevalgono quelli di tipo sessuale (38%) e lavorativo (27,3%). Questi alcuni dati della XIII edizione del rapporto “Piccoli schiavi invisibili” diffuso da Save the Children.
Quella che emerge è la fotografia di bambine e bambini figli di braccianti sfruttati che spesso trascorrono l’infanzia in alloggi di fortuna nei terreni agricoli, in condizioni di forte isolamento, con un difficile accesso alla scuola e ai servizi sanitari e sociali. Sono tantissimi e, nonostante alcuni sforzi specifici messi in campo, sono per lo più “invisibili” per le istituzioni di riferimento, non censiti all’anagrafe, ed è quindi difficile anche riuscire ad avere un quadro completo della loro presenza sul territorio.
Il rapporto raccoglie testimonianze dirette di chi ha subito o subisce lo sfruttamento, insieme a quelle di rappresentanti delle istituzioni e delle realtà della società civile, dei sindacati, dei pediatri, dei medici di base e degli insegnanti, impegnati in prima linea, che restituiscono un quadro di diffusa privazione dei diritti di base che compromette il presente e il futuro dei bambini e delle bambine che nascono e crescono in queste condizioni. La tratta e il grave sfruttamento, che sia lavorativo o di altro tipo, si nutrono dello stato di bisogno degli individui con meno risorse sociali ed economiche, e il rapporto diffuso oggi mira a far comprendere il nesso nocivo tra tratta, grave sfruttamento e infanzia negata.
Secondo una stima del 2021, gli occupati irregolari nel settore dell’agricoltura in Italia erano circa 230 mila, con una massiccia presenza di stranieri non residenti e un numero consistente di donne coinvolte (55 mila). Il fenomeno si concentra dove c’è più lavoro, come nel caso di alcuni distretti strategici per l’agroalimentare italiano, proprio come le province di Latina e Ragusa, dove ci sono terreni che consentono la coltivazione intensiva, e che richiedono una forte presenza di manodopera anche per la raccolta e l’imballaggio dei prodotti agricoli, e dove sono nati due dei mercati ortofrutticoli più importanti del Paese, il MOF – Centro Agroalimentare all’Ingrosso di Fondi (LT), e l’Ortomercato di Vittoria. La dimensione dello sfruttamento lavorativo in questi territori riguarda un numero significativo di nuclei familiari, anche mono-genitoriali e spesso di origine straniera, con più figli.
Figli di braccianti già lavorano a 12 anni
Il filo rosso del percorso scolastico dei figli dei braccianti che lavorano nelle province di Latina e Ragusa si sfilaccia o si spezza a causa di un coinvolgimento diretto dei minori nello sfruttamento lavorativo, già a partire dai 12-13 anni, con paghe che si aggirano intorno ai 20-30 euro al giorno. Questi alcuni dati del rapporto ‘Piccoli schiavi invisibili’ diffuso da Save the Children, che accende un faro sulla condizione dei minori che vivono in alcuni territori caratterizzati dallo sfruttamento del lavoro agricolo. Si può trattare di un lavoro a tempo pieno o, più spesso, limitato al tempo extra-scolastico quotidiano o estivo, o di un impegno che può iniziare già a 10 anni per ‘dare una mano’ nel periodo di raccolta.
Per molti studenti, nel periodo del Covid, la scuola è stata completamente sostituita dal lavoro, poi si è tornati tra i banchi ma il pomeriggio si continua ad aiutare nelle serre, con una grossa difficoltà nel fare i compiti e il conseguente deficit nel rendimento scolastico che porta a bocciature nelle scuole medie, e a un ingresso ritardato alle superiori (16 o 17 anni), come confermano alcune delle testimonianze raccolte dal rapporto. Storie che si intrecciano con i dati allarmanti sul lavoro minorile diffusi recentemente da Save the Children: in Italia si stima che tra i 14-15enni che lavorano, il 27,8% (circa 58.000 minorenni) abbia svolto lavori dannosi per il proprio sviluppo educativo e per il benessere psicofisico. Tra i minorenni intervistati che hanno dichiarato di aver avuto esperienze lavorative, il 9,1% è impiegato in attività in campagna.
Save the Children ai ministri: aiutare i figli dei braccianti
«Abbiamo voluto dar voce a bambini, bambine e adolescenti che vivono ogni giorno in un vero e proprio cono d’ombra, subendo gravissime violazioni nel loro accesso alla salute e all’educazione. Questo Rapporto ci dice che i lavoratori e le lavoratrici sfruttate in campo agricolo, oltre ad essere vittime dirette di questa condizione, sono anche genitori, madri e padri di bambini ‘invisibili’ che crescono nel nostro Paese privi di diritti essenziali. Questa dimensione così grave dello sfruttamento troppo spesso, sino ad oggi, è stata ignorata. È fondamentale innanzitutto riconoscere l’esistenza di questi bambini, assicurare ad ognuno di loro la residenza anagrafica, l’iscrizione al servizio sanitario e alla scuola e i servizi di sostegno indispensabili per la crescita». Lo ha dichiarato Raffaela Milano, Direttrice Programmi Italia-Europa di Save the Children a margine della presentazione del Rapporto “Piccoli schiavi invisibili”.
«Per questo motivo, chiediamo al Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali di integrare il Piano Triennale di contrasto allo sfruttamento lavorativo in agricoltura e al caporalato con un programma specifico per l’emersione e la presa in carico dei figli dei lavoratori agricoli vittime di sfruttamento, da definire con le parti sociali e il Terzo Settore, alla luce delle esperienze e delle buone pratiche sperimentate sul campo – aggiunge – Chiediamo inoltre ai Prefetti dei territori dove il fenomeno è più presente di attivare un coordinamento con gli uffici scolastici provinciali, i servizi sociali, l’associazionismo e le organizzazioni sindacali per una sistematica azione di monitoraggio della presenza dei minorenni nei territori agricoli e per una offerta attiva dei servizi di base. In questo quadro, riteniamo anche necessario che questo tema sia inserito nei percorsi di formazione degli ispettori del lavoro e di tutto il personale con compiti di verifica della attuazione delle leggi in materia affinché, con il sostegno del terzo settore, delle organizzazioni sindacali e delle reti anti-tratta, si rafforzi la capacità del sistema di intercettare in modo tempestivo tutte le forme, dirette e indirette, di sfruttamento dei minorenni in ambito agricolo e si potenzino le misure di protezione e di sostegno alle vittime«.
(da agenzie)

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NACEUR E’ MORTO RACCOGLIENDO ANGURIE NEL GIORNO PIU’ CALDO DELL’ANNO, IL GOVERNO SE NE FOTTE DELLA POVERA GENTE

Luglio 26th, 2023 Riccardo Fucile

“GUADAGNIAMO UN CENTESIMO AL CHILO”… CAPORALATO, LAVORO IN NERO, SFRUTTAMENTO: DOVE SONO I CONTROLLI? GLI SFRUTTATORI PROTETTI DA CHI? IL GOVERNO NON MUOVE UN DITO PER RISTABILIRE LA LEGALITA’

Da Montalto di Castro se si guarda verso Nord si vede la Maremma, di fronte c’è il mare e tutto interno una campagna verde e ricca. Mentre i campeggi e i residence tra Pescia Romana e Tarquinia sono già pieni di villeggianti, soprattutto nonni con i nipotini mentre i genitori fanno su e giù dalla città, nei campi si continua a lavorare. E anche qua in provincia di Viterbo esiste il caporalato. Il fenomeno non l’ampiezza di quello che vediamo in provincia di Latina, nella piana di Gioia Tauro a Caserta o nel Foggiano, ma anche qua lavoro nero e a cottimo sono una piaga.
Mercoledì scorso il 19 luglio – giornata da bollino rosso – Naceur Messauodi stava raccogliendo delle angurie sotto il sole. È stramazzato al suolo alle 16.00 nel giorno più caldo dell’anno. Soccorso dai compagni è stato scaricato all’ospedale di Tarquinia, per morire due giorni dopo il ricovero all’ospedale Belcolle di Viterbo dove era stato trasferito.
Da quanto apprende Fanpage.it quel giorno il 57enne di origine tunisina lavorava in una squadra di sei braccianti. Tutti a nero, tre con il permesso di soggiorno e tre regolarmente residenti in Italia, tra loro Naceur da trent’anni nel nostro paese. A casa, in Tunisia a Sfax, lascia una moglie e due figlie di 17 e 15 anni. La sua storia ce la raccontano i suoi compagni di lavoro e un parente, anche lui in Italia da anni, che è stato vicino al 57enne negli ultimi momenti.
La raccolta delle angurie è un lavoro sfiancante e il bracciante, stroncato mentre lavorava sotto il sole e a temperature proibitive, era pagato a cottimo. Ogni squadra lavora per 1 o 1,2 centesimi al chilo a seconda delle “offerte”. Raccogliendo tutto il giorno cocomeri sotto il sole, dalle sei di mattina alle sei di pomeriggio se va bene si possono mettere insieme 11 euro l’euro, se va male a fine giornata si portano a casa cinque euro l’ora.
Massimiliano Venanzi, segretario provinciale della Flai-Cgil, ci racconta come funziona da queste parti. “Il Viterbese è un territorio con una grossa vocazione agricola. Secondo gli ultimi dati Inps ci sono circa 7.000 impiegati nel settore di questi la stragrande maggioranza, oltre 6.000, sono stagionali”. E poi c’è il lavoro nero: “In questa provincia è meno diffusa che altrove. Qui il lavoro più che nero è grigio, accanto ad alcune aziende virtuose, ci sono tante aziende che assumono ma sottopagano, segnando meno giornate di quelle realmente lavorate. In questo caso ci troviamo invece in una situazione di totale illegalità. Prima i lavoratori stagionali erano soprattutto dell’Est Europa, da qualche anno invece sono lavoratori migranti provenienti dall’Africa”.
Ma è normale lavorare con questo caldo? “Abbiamo sollecitato con forza anche alla Regione Lazio un intervento per sospendere l’attività nelle ore più calde. Forse dopo la tragedia arriverà un protocollo d’impresa, ma noi la richiesta l’abbiamo fatta settimane fa”. Naceur Messauodi ha lavorato per trent’anni nei campi, passando da una stagione all’altra, da una giornata all’altra, vivendo un’occupazione sempre precaria tra lavoro nero e lavoro in regola, senza mai il miraggio di una stabilità. I suoi compagni oggi erano di nuovo a lavoro, perché non si possono permettere di dire di no a raccogliere le angurie. Anche se le condizioni di lavoro ti ammazzano.
(da Fanpage)

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SOVRANISTI AL BOTOX: GRAZIE ALLA GIUNTA ROCCA, I DIPENDENTI DEL CONSIGLIO REGIONALE DEL LAZIO AVRANNO UNO SCONTO PER TUTTI I TRATTAMENTI ESTETICI IN UNA DELLE CLINICHE PIÙ NOTE DI ROMA, “VILLA BRASINI”

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

LA CONVENZIONE PREVEDE LA POSSIBILITÀ DI SOTTOPORSI A LIFTING, FILLER, BOTOX, RINOPLASTICA, PAGANDO IL 20% IN MENO…LA STRUTTURA È FREQUENTATA DA UNA MAREA DI VIP, DA ILARY BLASI A MELISSA SATTA, DA BELEN A CHIARA FERRAGNI

La pelle che si fa più soda. La cellulite che piano piano scompare. Le rughe che si spianano riportando le lancette indietro di qualche anno. Le labbra che si riempiono di un nuovo turgore. O le chiome che si fanno più folte, facendo rivivere il brivido del vento tra i capelli a chi lo ha dimenticato e il sorriso smagliante degno del nuovo film su Barbie.
Sogni possibili per i dipendenti del Consiglio regionale del Lazio che hanno ricevuto una mail con la quale li si informava della nuova convenzione in vigore con una delle cliniche estetiche più di moda di Roma.
Roba da vip che ora è alla portata anche dei dipendenti della Pisana: l’accordo prevede il 20 per cento di sconto. Potranno fare gli stessi trattamenti che hanno rimesso in piedi Ilary Blasi dopo la separazione da Francesco Totti. La ex moglie dello storico numero 10 giallorosso non nasconde sui social di essere un’assidua frequentatrice di Villa Brasini che le assicura una quasi eterna giovinezza.
La lista di celebrità è lunghissima: da Belen Rodriguez a Chiara Ferragni, passando per la first lady del tennis romano Melissa Satta, compagna di Matteo Berrettini. Tanto che, visto il successo, da Ponte Milvio la bellezza è stata esportata all’Eur, più comodo per chi lavora alla Pisana, ma anche fuori Roma.
Il dipendente del Consiglio regionale che si trovasse a Milano, a Forte Dei Marmi, a Napoli o a Montecarlo e dovesse avere un’emergenza estetica stia tranquillo: Villa Brasini c’è anche lì
La bellezza prima di tutto, a quanto pare, nella nuova consiliatura guidata da Francesco Rocca. Che, mentre Roma è oppressa dal caldo, con turisti svenuti in serie al Colosseo e soccorsi dal 118, pensa al look dei suoi dipendenti. Il menu sul sito della “beauty clinic” linkato nell’email, non lascia dubbi: il core business è la bellezza.
E lo spiega anche la fondatrice e direttrice generale della clinica, Diletta Siniscalchi Minna, “biologa e imprenditrice nel settore sanitario”, in un’intervista video rilasciata ad un canale web di medicina: «Ci occupiamo di bellezza a 360 gradi».
Ecco così, oltre ai grandi classici come le protesi al seno o la rinoplastica, il lifting non chirurgico, il botox, le punturine per gonfiare le labbra meglio note come filler. Ma anche il laser per togliere i tatuaggi o i peli superflui o per rassodare glutei e cosce facendo sparire smagliature e cellulite.
Molto consigliato anche un macchinario che fa contrarre le natiche producendo in 30 minuti un effetto paragonabile a 20 mila squat che renderà invidiabile il lato b dello zelante dipendente regionale che non ha tempo di lasciare l’ufficio per andare in palestra.
Nell’annuncio sul welfare aziendale si fa riferimento all’avvio di una convenzione “non onerosa” per i dipendenti del consiglio regionale con la Pangea Medical Srl che, in effetti, è una clinica privata in cui accanto alla medicina estetica c’è anche la medicina tradizionale. Dalla ginecologia alla dermatologia. Va detto che l’indirizzo della Pangea Srl è lo stesso della sede a Roma Sud di Villa Brasini e che anche il sito della Pangea sembra molto votato all’estetica.
La clinica è di proprietà, appunto, di Diletta Siniscalchi e del marito Riccardo Scifo, che è anche amministratore delegato di Real Medical, azienda che importa e distribuisce presidi medico chirurgici e annovera fra i suoi clienti, il policlinico Gemelli e quello di Tor Vergata e l’Umberto I, il Bambino Gesù, e diverse Asl e cliniche di Roma. Insomma, un imprenditore noto in Regione. Con la clinica cofondata assieme alla moglie Diletta il Consiglio regionale a maggioranza di centrodestra ha firmato l’accordo per i suoi travet.
(da La Repubblica)

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LA NOSTRA SOVRANITÀ MARITTIMA NON VALE PER I RICCHI: LO SCEICCO DI ABU DHABI SE NE INFISCHIA DEI DIVIETI E INVADE LE ACQUE PROTETTE DELL’ISOLA DI GIANNUTRI

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

LEGAMBIENTE DENUNCIA: “DAL MEGA YACHT SONO FUORIUSCITI MOTOSCAFI E MOTO D’ACQUA. NESSUNO È INTERVENUTO, NONOSTANTE DIVERSE SEGNALAZIONI ALLA GUARDIA COSTIERA”

Il mega yacht dello sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan di Abu Dhabi e ministro degli esteri degli Emirati Arabi Uniti ha invaso le acque protette dell’isola di Giannutri, in provincia di Grosseto, un paradiso naturale che conta circa una decina di abitanti in tutto.
A denunciarlo è Legambiente.
«Il 17 luglio il megayacht Opera, lungo 146 metri ha potuto fare liberamente il giro dell’isola, Parco nazionale dell’arcipelago toscano a terra e a mare, anche attraversando e sostando nell’area dei Grottoni, zona a tutela integrale», spiegano dall’associazione.
«Poi la lussuosissima isola galleggiante ha sostato in uno dei due corridoi di accesso non protetti e dal megayacht sono fuoriusciti dalla pancia motoscafi e moto d’acqua che hanno scorrazzato senza problemi nel mare protetto dell’isola, dove è precluso ai comuni mortali», aggiungono. Tutte azioni illegali
Legambiente denuncia, infatti, che nessuno sarebbe intervenuto, nonostante siano state effettuate diverse segnalazioni alla guardia costiera.
L’appello al Governo
Che ci tiene a fare un appello al governo: «Ci chiediamo cosa ne pensino i ministri dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, degli Esteri Antonio Tajani e delle Politiche del mare Nello Musumeci di quanto accaduto e se intendono protestare ufficialmente contro questa violazione della nostra sovranità ambientale e marittima, oppure se gli unici arabi da tenere a distanza siano solo quelli poveri, mentre ai super-ricchi in megayacht tutto è permesso e vengono accolti con gridolini e articoli di giubilo».
(da agenzie)

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I VOLI IN SICILIA SONO KO, MA IL MINISTRO SALVINI PENSA AI TRANS

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

SILENZIO ASSOLUTO SUL DISASTRO CHE STA PARALIZZANDO I TRASPORTI AL SUD

Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, è giustamente severo quando qualcosa in Italia non funziona. Scrive. Commenta. Posta su Facebook, che è la sua piazza digitale frequentata da cinque milioni di persone.
È quindi curioso il suo silenzio sul disastro che sta paralizzando i trasporti al Sud: il collasso dei collegamenti aerei tra la Sicilia, il resto d’Italia e l’Europa nel pieno della stagione turistica.
Da domenica 16 luglio migliaia di passeggeri ogni giorno sono infatti condannati a un calvario di trasferimenti in autobus, cancellazioni e carenza di informazioni, dopo l’incendio che ha affumicato una parte del terminal A. Un biglietto da visita decisamente scandaloso per quanti hanno scelto la Sicilia e il nostro Paese per le loro vacanze. Ma anche per le migliaia di siciliani che d’estate tornano dalle proprie famiglie e quanti si spostano per lavoro. Oltre a tutti quelli che, una volta arrivati in Sicilia, vorrebbero ripartire, avendo già pagato i costosissimi biglietti di andata-ritorno dell’estate 2023.
Foto sui passeggeri famosi, ma nessuna informazione
L’alternativa sono gli aeroporti più vicini, ma non troppo. E comunque insufficienti ad assorbire tutti i voli. Lamezia Terme: 235 chilometri da Catania, tre ore e un quarto in auto, cinque ore in bus e treno. Reggio Calabria: 139 chilometri, due ore e mezzo in auto, quattro ore con i mezzi pubblici. Comiso: 90 chilometri, un’ora e un quarto in auto, nessun servizio pubblico, se non le navette straordinarie dell’aeroporto. Trapani: 318 chilometri, tre ore e mezzo in auto a essere ottimisti, cinque ore e mezzo con i mezzi pubblici e un numero imprecisato di deviazioni per lavori lungo la strada. Palermo: 237 chilometri, due ore e mezzo in auto, sempre a essere ottimisti, quattro ore con i mezzi pubblici. Deviazioni permettendo
Niente info, solo foto di Vip
Le informazioni fornite dalla società di gestione dell’aeroporto, secondo i commenti dei passeggeri appiedati, non sarebbero il massimo della tempestività. Nemmeno sui social. Cominciamo dal profilo istituzionale su Instagram, che pubblichiamo qui sopra. Foto con il cantante Tiziano Ferro appena atterrato, ma due settimane fa. Poi foto dell’amministratore delegato della società con il campione della pallacanestro Michael Jordan, appena sceso dal suo aereo, tre settimane fa. E foto del passaggio nello scalo dell’attore americano Harrison Ford, “è stato di nuovo gentilissimo, affabile e disponibile con tutti”, ma quattro settimane fa. Twitter si ferma alla mattina del 24 luglio con il link ai voli trasferiti al terminal C: alle 18.43 appaiono i seguenti cancellato, imbarco, dirottato a Comiso, cancellato, dirottato a Palermo, ritardo, cancellato, cancellato, dirottato a Trapani… Stessa rassegna su Facebook.
La curiosità della serata sono partenze e arrivi per l’indomani e il resto della settimana. Scrive Alessandro Piacentini, tra i tantissimi commenti: “Io avrei il volo mercoledì Malpensa-Catania alle 18.30, quando si saprà qualcosa di certo? Perché se viene dirottato a Trapani è letteralmente dall’altra parte della Sicilia… è un problema arrivando la sera”. E Giulia Forte: “Le navette Ct-Trapani sono garantite anche il giorno 25/07?”. Hanno ragione. Il post successivo con gli orari delle navette si ferma alle 00.30 di martedì 25 luglio. Sono le sette di sera. Chi parte domattina come fa a organizzarsi? Nessuna indicazione. Solo all’ora di cena viene pubblicato un aggiornamento. Ma con un’avvertenza: “Le navette evidenziate in giallo sono garantite, il diverso colore è dovuto solo esclusivamente al fatto che non è stata resa nota la compagnia di autotrasporti”. E se non lo sanno i gestori dell’aeroporto, come lo sapranno i passeggeri?
Sette giorni per sedersi
Non è del tutto vero che il ministro dei Trasporti non abbia detto nulla. Domenica 23 luglio, dopo una settimana di caos, ha annunciato che è pronto a convocare un tavolo sull’emergenza aeroporto a Catania. Sette giorni per dare la disponibilità a sedersi al tavolo? Credevamo che fossero già tutti seduti fin dal momento dell’incendio.
Immaginate se come ministri dei Trasporti, al suo posto, ci fossero ancora gli esponenti del Pd, Graziano Delrio o Paola De Micheli: Matteo Salvini li avrebbe giustamente fulminati con le sue critiche. Ma ora che l’Italia, la Regione Sicilia e il Comune di Catania sono governati dal centrodestra, è giusto ignorare le migliaia di persone lasciate in attesa a terra o rimbalzate da un aeroporto all’altro? Nemmeno una parola di solidarietà?
La questione non è soltanto il caos. Ma anche la prevenzione. L’aeroporto è una struttura sensibile che non dovrebbe proprio prendere fuoco. E se mai dovesse accadere, va ricordato che di solito un aeroporto dovrebbe avere in servizio squadre di vigili del fuoco addestratissime, in grado di spegnere immediatamente le fiamme prima che i danni siano irrimediabili.
Complimenti al ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, che ha avuto il coraggio di criticare la gestione dell’emergenza. E di chiedere chiarimenti alla Società aeroporto di Catania e all’Enac, l’autorità che governa l’aviazione civile.
Nelle stesse ore di lunedì 24 luglio, Matteo Salvini ci fa invece sapere con un selfie su Facebook che è andato a donare il sangue. Poi auspica l’arresto dei teppisti no-tav che hanno assaltato il cantiere di Chiomonte della Torino-Lione. Quindi critica il segretario della Cgil. E più sotto condivide il video postato chissà dove da una transessuale con accento americano, che vuole essere la prima donna trans ad abortire.
Intorno alle 18 il ministro finalmente scrive un nuovo post. Forse è un pensiero gentile per le migliaia di persone che anche oggi hanno pazientato ore negli ultra-quaranta gradi di Catania. E invece no. È dedicato al “bravo Thomas Ceccon, orgoglio italiano”, campione mondiale di nuoto nei cinquanta farfalla. Appena sopra, in evidenza, un riquadro esultante ci informa dal 24 maggio che – anche se non riusciremo ad andare in Sicilia in aereo – prima o poi, chissà quando, ci arriveremo passando dal ponte sullo Stretto: “Via libera dal Senato, il decreto Ponte è legge!”. Nell’attesa di partire, in questa canicola estiva con collassi da Prima repubblica, c’è tutto il tempo per riascoltare un disco del grande Giorgio Gaber. Si intitolava così: “Anche per oggi non si vola”.
(da today.it)

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PER FORMARE UNA NUOVA MAGGIORANZA DI GOVERNO IN SPAGNA, L’AGO DELLA BILANCIA SARA’ “JUNTS PER CATALUNYA” DI CARLES PUIGDEMONT

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

PER METTERE A DISPOSIZIONE I SUOI 7 SEGGI, PERO’, IL PARTITO INDIPENDENTISTA CHIEDE UN NUOVO REFERENDUM E L’AMNISTIA PER I SUOI ATTIVISTI ARRESTATI

La strada non è certo in discesa, ma Pedro Sánchez ha tutta l’intenzione di continuare a pedalare forte. E ha già indicato la via che intende seguire. «Questa democrazia troverà la formula della governabilità: undici milioni di persone hanno votato a favore di anticipo», ha detto ai suoi dirigenti di partito l’ultimo premier socialista spagnolo all’indomani di un risultato elettorale arrivato contro quasi tutti i pronostici.
L’esito delle elezioni generali di domenica non ha solo segnato una nuova riscossa inaspettata per un leader dato ormai da molti per spacciato. Ma gli lascia anche aperta una possibilità […] per provare a ottenere un terzo mandato come capo del governo. Il che costituirebbe, secondo le analisi del giorno dopo, l’unico scenario plausibile in alternativa a quello di uno stallo politico, visto che il fronte del centrodestra non ha i numeri per governare, nonostante il Partito Popolare sia ora prima forza politica del Paese.
Con i 122 seggi parlamentari ottenuti dal Partito Socialista ei 31 degli alleati più radicali di Sumar, il blocco politico del centrosinistra arriva infatti a -23 dalla soglia della maggioranza assoluta. Ma tale orizzonte risulterebbe alla portata se si calcola anche il possibile sostegno di diversi partiti locali (alcuni indipendentisti) che hanno già sostenuto Sánchez nella legislatura appena conclusa.
Il “sì” o l’astensione dei deputati di Esquerra Republicana de Catalunya, Partido Nacionalista Vasco, Eh Bildu (secessionisti baschi di sinistra) e Bloque Nacionalista Galego, permetterebbero infatti di spingersi fino a 172 seggi. Ed ecco allora che l’ago della bilancia passerebbe nelle mani di Junts per Catalunya, partito secessionista radicale dell’ex numero uno catalano Carles Puigdemont, che ha raccolto un bottino di 7 seggi.
E che considera “l’amnistia” per gli indipendentisti con problemi giudiziari e un referendum per separarsi dalla Spagna come due dei suoi principali obiettivi politici. Al di là della comprensibile soddisfazione manifestata nella riunione interna tenuta dai socialisti a Madrid nel lunedì post-elettorale, ora per il leader dei progressisti spagnoli arriva la parte difficile del gioco.
Perché, da un lato, rispetto alle rivendicazioni del secessionismo più intransigente i socialisti si sono sempre mostrati altrettanto irremovibili. Mentre, dall’altro, la leadership di Junts per Catalunya ha già messo in chiaro da Barcellona quale sarà la sua antifona: «Non faremo Pedro Sánchez presidente senza avere nulla in cambio».
Nel bel mezzo di una giornata politica dai risvolti complessi, intanto, lo stesso Puigdemont è stato al centro delle cronache anche per un’altra domanda. Poche ore dopo la chiusura delle urne, la procura spagnola ha infatti chiesto l’attivazione da parte del giudice di un mandato d’arresto internazionale nei confronti dell’ex leader catalano, ancora ricercato in patria per il tentativo secessionista di cui fu protagonista nel 2017, ora con le accuse di “malversazione aggravata” e “disubbidienza”.
Una richiesta che sussegue la decisione presa a inizio luglio dal Tribunale dell’Unione Europea di sospendere l’immunità parlamentare di cui Puigdemont godeva per il suo attuale status di eurodeputato.
(da La Stampa)

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NOMINA DEI DIRETTORI DEI MUSEI, GLI STORICI DELL’ARTE CONTRO SANGIULIANO: “COMMISSIONE INADEGUATA”

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

DUE CONSULTE UNIVERSITARIE DENUNCIANO: SU CINQUE COMPONENTI DUE SONO FUNZIONARI DEL MINISTERO, UNO E’ AVVOCATO, UNA ECONOMISTA E SOLO UNO E’ STORICO DELL’ARTE

C’è maretta, anzi aria di tempesta, tra il mondo universitario e il governo. Due consulte universitarie scrivono un appello al ministro Gennaro Sangiuliano e al direttore generale Massimo Osanna per contestare la commissione che deciderà i futuri direttori dei musei. Gli accademici scelgono di rendere pubblico il loro sbalordimento alla lettura dei nomi che compongono la commissione incaricata di scegliere i direttori dei più importanti musei italiani, tra cui gli Uffizi, la Pinacoteca di Brera, la Galleria di arte moderna e contemporanea di Roma, il museo di Capodimonte.
Nelle prossime settimane potremo assistere a un significativo cambio di direzione – letteralmente – che interesserà alcuni dei musei più importanti in Italia: le Gallerie degli Uffizi, a Firenze, il Museo e Real Bosco di Capodimonte, a Napoli, la Pinacoteca di Brera, a Milano, la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di Roma, sono alcune delle istituzioni interessate dal bando, pubblicato a giugno 2023, per il conferimento dell’incarico di direttore. I musei sono rispettivamente diretti da Eike Schmidt, Sylvain Bellenger, James Bradburne e Cristiana Collu, tutti arrivati a scadenza di mandato, non più rinnovabile.
I direttori attualmente in carica furono infatti nominati nel 2015, a seguito della Riforma voluta dall’allora Ministro della Cultura Dario Franceschini – che introdusse per la prima volta lo statuto di autonomia speciale per Musei e Parchi archeologici – e, in questi ultimi anni, hanno dettato la linea gestionale dei beni culturali nel nostro Paese.
Aperto anche il bando per livello dirigenziale non generale di Gallerie Estensi, Museo Archeologico Nazionale di Taranto, Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma, Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, Galleria Nazionale dell’Umbria, Museo Nazionale d’Abruzzo. La scelta dei nuovi incarichi si rifletterà dunque su tutto il sistema museale pubblico, caratterizzandolo per i prossimi anni.
Ai fini dello svolgimento della selezione, è stata istituita un’apposita commissione di valutazione formata da cinque membri: Francesco Di Ciommo, in qualità di Presidente, Marina Brogi, Carmela Capaldi, Luigi La Rocca, Daniela Porro.
Ma la composizione non è piaciuta a tutti e così due Consulte universitarie, la CUNSTA – Consulta universitaria per la Storia dell’arte, e la SISCA – Società italiana di Storia della Critica d’arte, hanno fatto partire un appello diretto al Ministro Gennaro Sangiuliano e al Direttore Generale dei Musei, Massimo Osanna.
Il «Dato increscioso», come si legge nel documento, è il ruolo marginale dato alla storia dell’arte, in considerazione del fatto che, tra i membri della Commissione che dovrà proporre al Ministro del terne dei candidati alla direzione dei musei, figura un solo storico dell’arte, Daniela Porro, funzionaria Storica dell’Arte del Ministero, Soprintendente Speciale Archeologia e Belle Arti di Roma, già direttrice, fino ad ottobre 2019, del Museo Nazionale Romano.
Tra le altre criticità evidenziate nell’appello delle Consulte, anche la debolezza del principio di terzietà: su cinque membri della Commissione, due sono dirigenti del Ministero, oltre a Porro, anche La Rocca, nominato nel luglio 2022 da Franceschini come Direttore Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio con funzioni di direzione della Soprintendenza Speciale per il Piano nazionale di ripresa e resilienza. I due funzionari «Non potranno ignorare le indicazioni del loro stesso ministero», si legge nella lettera.
Secondo gli estensori dell’appello, inoltre, sarebbero deboli, per il settore specifico dei beni culturali, i curricula degli altri membri, nello specifico quelli del presidente Francesco Di Ciommo, avvocato cassazionista, e di Marina Brogi, professoressa di economia e tecnica dei mercati finanziari presso la Sapienza Università di Roma. «Stando ai curricula di entrambi (pubblicati on line) non risultano pregresse esperienze nell’ambito dei beni culturali e della tutela del patrimonio».
(da agenzie)

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RENZI ALLE PROSSIME ELEZIONI COMUNALI DI FIRENZE SOGNA DI CANDIDARE A SINDACO CESARA BUONAMICI

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

SFANCULATO DA CARLO CALENDA, MOLLATO DAI FEDELISSIMI CHE CERCANO DI SISTEMARSI ALTROVE (CON LUI SOLO BONIFAZI E BOSCHI), CON ITALIA VIVA BLOCCATA AL 2,5% E IL RISCHIO DI NON SUPERARE LA SOGLIA DI SBARRAMENTO DEL 4% PREVISTA DALLE EUROPEE, MATTEONZO HA BISOGNO DI UNA MOSSA DEL CAVALLO PER RESTARE AL CENTRO DELLA SCENA

Matteo Renzi ha un chiodo fisso: essere sempre al centro della scena. Eppure i suoi arzigogolati piani incespicano su imprevisti a ogni curva.
Il suo partitino, Italia Viva, vivacchia: nei sondaggi galleggia poco sopra il 2,5%. Gli elettori restano a distanza dalla truppetta renziana, avendo ormai imparato il leitmotiv di una vecchia pubblicità progresso: se li conosci, li eviti. Cosicché il consenso è rimasto pulviscolare nonostante giornaloni, tv e talk show dedichino molto spazio alle manovre del senatore semplice di Riad
L’alleanza vagheggiata da Matteonzo con l’ego-espanso equipollente di Carlo Calenda è finita alle ortiche. I due galletti si sono beccati a ogni pié sospinto fin dal primo giorno del loro matrimonio d’interesse e hanno finito per sfancularsi. Il “Churchill dei Parioli” accusa l’amico di Bin Salman di “scivolare verso destra”, di voler “fare un ragionamento con la maggioranza”. Insomma di essere altrove, rispetto al fantomatico Terzo Polo, la cui esistenza non è mai stata rilevata né dalla scienza né dai netturbini. E per Italia Viva la soglia di sbarramento del 4%, prevista alle elezioni europee, diventa una montagna impossibile da scalare senza il soccorso di Azione.
Intorno al trono di Renzi sono rimasti in pochi, anzi in due: Francesco Bonifazi e metà Elena Boschi (l’altra metà è impegnata a postare foto su Instagram e a limonare il fidanzato Giulio Berruti a ogni latitudine). Gli altri, da Luigi Marattin a Elena Bonetti fino a Ettore Rosato, si sono rotti i cabasisi della satrapia politica di Renzi che fa e disfa senza coinvolgere nessuno. Come Dago-rivelato, quel che resta della delegazione di Italia Viva in Parlamento si sta guardando intorno: chi strizza l’occhio a Forza Italia, chi al Pd, chi alla Lega. Ognuno sogna un nuovo approdo.
E’ qui che l’animo manovriero e centripeto di Renzi viene fuori. Vuole ancora essere protagonista e l’occasione per l’ennesima mossa del cavallo puo’ essere il voto amministrativo per la città di Firenze, previsto nella primavera del 2024. Per la carica di sindaco, in quota Italia Viva, Matteo Renzi sta corteggiando…Cesara Buonamici. La giornalista di Mediaset, che è nata a Fiesole, provincia fiorentina, ha iniziato la sua carriera nell’emittente locale Tele Libera Firenze e scrivendo per il quotidiano La Città.
Ha solide radici toscane e viene considerata in grande rampa di lancio, soprattutto dopo che è stata scelta come opinionista unica per la prossima edizione del “Grande Fratello”. La visibilità che ne riceverà, con annessa rinfrescata d’immagine in salsa pop, potrebbe agevolare la “somministrazione” agli elettori fiorentini, tradizionalmente de’ sinistra, di un volto “berlusconiano” come quello della Buonamici. Riuscirà il prode Matteonzo a convincere la tele-giornalista a cavalcare il procelloso mare della politica sulla bagnarola corsara di Italia Viva? Ah, saperlo…
(da Dagoreport)

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UN ALTRO REGALO AGLI EVASORI: IL FISCO NON POTRA’ FARE APPELLO

Luglio 25th, 2023 Riccardo Fucile

FRATELLI D’ITALIA PROPONE UN TESTO CON ALTRE MISURE CHE FAVORISCONO CHI NON PAGA LE TASSE

Un attacco frontale all’Agenzia delle entrate. Messo nero su bianco, in un ordine del giorno alla delega fiscale all’esame della commissione Finanze del Senato. La firma è di Fratelli d’Italia, il partito di Giorgia Meloni. E l’accusa recita così: «Le modalità di gestione del contenzioso tributario non sempre sono caratterizzate da una gestione efficiente e imparziale». Perché, aggiungono i sei senatori firmatari, «sono numerosi i casi nei quali, nonostante le sconfitte nel primo o nel secondo grado di giudizio, l’Agenzia protrae il contenzioso».
Come se fosse una colpa andare fino in fondo, per far pagare agli evasori le somme dovute al Fisco. Come se, ancora, quello delle Entrate fosse un accanimento, quando al contribuente infedele è data la possibilità di sanare la propria posizione, se paga entro 60 giorni da quando riceve l’avviso di accertamento.
Non si ferma alla critica, la proposta sottoscritta dai parlamentari Marco Lisei, Fausto Orsomarso, Guido Castelli, Gianpietro Maffoni, Filippo Melchiorre e Francesca Tubetti. L’impegno che si chiede al governo è di «valutare modifiche all’attuale normativa che impediscano, come avviene per il procedimento penale, in caso di sconfitta dell’Ente di non ricorrere ai gradi successivi di giudizio o consentire tale ipotesi a limitati casi eccezionali».
In pratica fermare il contenzioso al primo grado, se a vincere è il contribuente. Impedendo così alle Entrate di ricorrere in appello e di arrivare in Cassazione. Due gradi di giudizio che risultano fondamentali per il recupero, come si evince dall’ultima Relazione annuale sul monitoraggio dello stato del contenzioso tributario, redatta dal Dipartimento delle Finanze del Mef.
Il segnale lanciato da FdI nei confronti delle Entrate è chiaro. E lo attesta anche l’imbarazzo che è montato in casa Fratelli d’Italia. Il viceministro dell’Economia Maurizio Leo vanta un ottimo rapporto con il direttore generale delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, il suo atteggiamento è decisamente più prudente rispetto a quello dei suoi colleghi di partito.
Tra gli emendamenti della maggioranza, a firma FdI e Forza Italia, spunta anche una sanatoria preventiva, prima dell’arrivo della cartella esattoriale. E ancora la riduzione, da cinque ad «almeno tre anni», dei termini di decadenza per le attività di accertamento delle Entrate: meno tempo, quindi, per i controlli.
(da La Repubblica)

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