Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
IL RUOLO DEL SOTTOSEGRETARIO LEGHISTA FRENI
Si terranno subito dopo Capodanno, la prossima settimana, gli interrogatori garanzia per le cinque persone, tra cui Tommaso Verdini, finite agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Procura di Roma su commesse in Anas. Le accuse contestate sono corruzione e turbativa d’asta.
Il gip di Roma Francesca Ciranna nell’ordinanza con cui ha disposto gli arresti domiciliari per Verdini, figlio dell’ex parlamentare Denis, che risulta anche lui indagato, e altre quattro persone mentre per altre due è scattata la misura interdittiva della sospensione per un anno dal servizio, scrive così: «Gli indagati hanno agito con grande spregiudicatezza. I fatti sono gravi ed attuale è il pericolo di reiterazione del reato.
Le condotte sono avvenute in epoca recente, nell’estate/autunno del 2022 e si sono protratte fino ad aprile/maggio del 2023 (epoca a cui risalgono gli ultimi pagamenti alla Inver dei fittizi incarichi di consulenza)». L’inchiesta, con le accuse di corruzione e turbativa d’asta, riguarda commesse Anas.
«Nonostante le indagini in corso e le perquisizioni del luglio dello scorso anno – sottolinea il gip -, gli imprenditori coinvolti nell’indagine hanno continuato a coltivare e sostenere il rapporto illecito con i Verdini e di conseguenza con i pubblici ufficiali confermati in Anas, limitandosi ad accorgimenti formali e documentali». Secondo i magistrati della procura di Roma è proprio Denis Verdini lo «stratega» e «socio di fatto» della Inver e ruota intorno a lui l’inchiesta su alcune commesse Anas che ha portato all’arresto di cinque persone tra cui suo figlio Tommaso. Nelle 82 pagine di ordinanza di custodia cautelare si parla anche dell’ex senatore di Ala che, nella vicenda, compare solo nelle vesti di indagato. «Emerge infatti che Denis Verdini è socio di fatto della Inver e percepisce in nero parte delle somme introitate dalla Inver, decide la sua strategia (sia sul versante privatistico che su quello pubblicistico) è colui che in virtù del suo peso politico e dei suoi rapporti con il sottosegretario Freni e con il dottor Bruno che incontra presso l’abitazione o il ristorante del figlio, assicura sponde o appoggi istituzionali tali da consentirgli – si legge nelle carte -, direttamente o tramite il figlio Tommaso, e Fabio Pileri di promettere e garantire ai vari Cedrone, Veneri, Petruzzelli avanzamenti di carriera in Anas o ricollocamento in posizioni lavorative di rilievo».
L’accordo con la Lega
E poi ci sono le intercettazioni che mettono sotto i riflettori i rapporti con la politica e con la Lega in particolare. «Quando s’è fatto la lista d’accordo con Massimo, quando nel cda è passato con loro e gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo (Salvini ndr) e con noi tramite Freni un rapporto di intermediazione…ci ha chiesto una lista di persone interne a quel gruppo da aiutare e noi gli abbiamo messo un po’ di persone che ci hanno dato i nostri». Lo afferma, intercettato mentre parla con un imprenditore, Fabio Pileri, socio di Denis e Tommaso Verdini nella società di consulenza Inver. La conversazione è contenuta nell’ordinanza di custodia cautelare di 82 pagine con cui il gip di Roma ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Tommaso Verdini e altre persone nell’inchiesta sulle commesse Anas. Nell’indagine sono contestati, a vario titolo, i reati di corruzione, traffico di influenze illecite e turbativa d’asta.
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
PER I PM IL LEGHISTA FRENI È «A DISPOSIZIONE»
L’ultima indagine della guardia di finanza di Roma coordinata
dalla procura delinea un sistema che lambisce politica, imprese e società di stato: appalti in cambio di consulenze fittizie di centinaia di migliaia di euro e di aiutini per promozioni o nuovi incarichi. Una triangolazione che permette agli imprenditori di avere informazioni riservate e favori per i loro affari, ai “consulenti” di avere forti ritorni economici e a livello di potere di influenza, e ai funzionari pubblici di arrivare al posto ambito, anche attraverso l’interessamento di esponenti del governo.
L’indagine ha portato agli arresti domiciliari otto persone, indagate a vario titolo per corruzione e turbativa d’asta. I nomi che spiccano sono due: Tommaso Verdini con suo padre Denis, il potente ex senatore, ora suocero del ministro delle infrastrutture Matteo Salvini. Verdini jr è finito ai domiciliari. Al centro c’è Anas, società statale che gestisce strade e autostrade.
Tra gli indagati anche il socio di Verdini jr nella società di consulenza Inver, Fabio Pileri. Ci sono poi tre funzionari di Anas: Paolo Veneri, dirigente della Direzione appalti e acquisti; Paolo Veneri, suo sottoposto; e Domenico Petruzzelli, responsabile “Assetti Infrastrutturale Reti”. E tre imprenditori: Stefano Chicchiani, Antonio Samuele Veneziano e Angelo CiccottoNelle carte, tuttavia, c’è anche un altro nome, sebbene non sia tra gli indagati. Si tratta di Federico Freni, salviniano convinto e sottosegretario leghista all’Economia nei governi Draghi e nell’attuale governo Meloni, che ha partecipato a incontri avvenuti tra l’inverno del 2021 e l’estate del 2022 fornendo una «sponda istituzionale» alle strategie di Verdini e soci.
«Sono completamente estraneo a questa inchiesta – dice Freni a Domani – non essendo indagato. Ho visto alcune di queste persone qualche volta, altre non so neppure chi siano. In ogni caso nessuno mi ha mai formulato richieste inopportune»
I detective della finanza hanno scoperto che il dirigente Anas Veneri e il suo braccio destro Cedrone parlavano di procedure di gara in corso di svolgimento, assicurando interventi in favore delle società degli imprenditori segnalati da Tommaso Verdini e dal suo socio Pileri.
I due funzionari pubblici, in cambio, «accettavano la promessa di utilità» da parte di Verdini e socio: ovvero di essere raccomandati in sedi politico-istituzionali «tra gli altri presso Massimo Bruno, Chief Corporate Affair Officier di FdS e presso Diego Giacchetti, neodirettore delle risorse umane di Anas» (entrambi non indagati, ndr) per la conferma in posizioni apicali di Anas «o comunque la ricollocazione in ruoli apicali ben remunerati».
Anche Petruzzelli, altro dirigente Anas, sarebbe stato un utile ingranaggio nel sistema. Per lui si sarebbero spesi con il sottosegretario Freni per un ruolo apicale in Autostrade del Lazio, come commissario della Roma-Latina. In cambio del loro appoggio nelle gare in corso o informazioni riservate sulle procedure gli imprenditori sollecitavano gli interventi su Anas, pagando la consulenza dei Verdini e Pileri con lavori nelle case di proprietà o somme di denaro in contanti «per un valore di circa 500mila euro».
Verdini, in cambio di somme corrisposte, «è colui che in virtù del suo peso politico e dei suoi rapporti con il sottosegretario Freni e con il dottor Bruno… assicura sponde e appoggi istituzionali».
A essere preoccupati dagli avvicendamenti in Anas sono Petruzzelli e Cedrone, che in una conversazione parlano con Pileri di un «rapportino dei cattivi e dei buoni» che avrebbe consegnato a una persona di cui non cita il nome. Nella conversazione, sempre Pileri parla di una cena nel ristorante di Verdini a cui avrebbe partecipato anche il sottosegretario Freni che «si è messo subito a disposizione», dice. A inizio gennaio, Cedrone suggerisce a Petruzzelli «di contattare “Federico” (identificabile nel sottosegretario) per parlargli della Roma-Latina a cui Petruzzelli è interessato».
Un altro incontro importante è quello del 24 maggio 2022, negli uffici della Inver. Partecipano i Verdini, Pileri e Francesco Cavallaro (non indagato), rappresentante del sindacato nazionale autonomo di Anas. Nel corso della discussione parlano di una lista di persone da allocare all’interno del Gruppo Fs e ne spiega la genesi: «…è venuto qui Bruno quando nel cda è passato con loro e gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo (non identificato, ndr) […] e con noi tramite Freni un rapporto di intermediazione … e in cambio […] ci ha chiesto una lista di persone interne a quel gruppo da aiutare». Discorsi che potrebbero essere naturalmente privi di basi fattuali.
argomento: Politica | Commenta »
Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
IN PARTICOLARE CON IL SOTTOSEGRETARIO ALL’ECONOMIA FEDERICO FRENI, NON INDAGATO – LA “FUTURA COLLABORAZIONE CON MATTEO” E LA PREOCCUPAZIONE DEI SOCI DELLA “INVER” PER VERDINI JR: “BISOGNA TIRA’ FUORI TOMMASO, NON CI STANNO CAZZI. QUESTA È CORRUZIONE”
«L’importante è che si tengano lì i marescialli a presiedere il fortino» dice Fabio Pileri, terza gamba della Inver srl, socio dei Verdini: Denis e il giovane Tommaso. Ma chi sono i «marescialli»? Sono loro i veri motori di questa storia di possibile corruzione, vale a dire funzionari pubblici ben disposti verso i privati come Luca Cedrone, Paolo Veneri, Domenico Petruzzelli
Più esplicito ancora, in un’altra intercettazione Pileri: «A me non me ne frega un ca… di avere rapporti con questi (dirigenti, ndr ) tanto le gare le vinco con i marescialli non le vinco con loro». E di gare si parla in tutta la documentazione accumulata dai finanzieri del nucleo Pef della Finanza.
Tutto ruota attorno allo stratega Denis Verdini, scrivono i magistrati: «Emerge infatti che Denis Verdini è socio di fatto della Inver e percepisce in nero parte delle somme introitate dalla Inver, decide la sua strategia è colui che in virtù del suo peso politico e dei rapporti con il sottosegretario Freni (leghista, amico del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, legato sentimentalmente a Francesca Verdini, ndr ) e con il dottor Bruno che incontra presso l’abitazione o il ristorante del figlio, assicura sponde o appoggi istituzionali tali da consentirgli di promettere e garantire ai vari Cedrone, Veneri, Petruzzelli avanzamenti di carriera in Anas o ricollocamento in posizioni lavorative di rilievo».
Subalterno, ma apparentemente motivato, il figlio Tommaso che, di quando in quando, si preoccupa magari per la frase buttata lì da un avvocato suo amico che lo invita a eliminare documentazione compromettente: «Questa è più, è oltre il border… guarda come gestirli, questa cosa qui è un po’ borderline».
Fondamentale allora la collocazione di persone leali all’interno della società appaltatrice. Imprenditori e consulenti appaiono costantemente in affanno per assicurarsi i servigi di questo o quel funzionario come emerge da questa conversazione tra Pileri e un imprenditore che svela un accordo con la Lega: «Quando s’è fatta la lista d’accordo con Massimo, quando nel cda è passato con loro e gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo e con noi tramite Freni un rapporto di intermediazione… ci ha chiesto una lista di persone interne a quel gruppo da aiutare e noi gli abbiamo messo un po’ di persone che ci hanno dato i nostri».
In qualche caso i soci della Inver si lasciano andare ad affermazioni tanto esplicite quanto rischiose come la volta in cui Pileri conclude: «Bisogna tira’ fuori Tommaso da questa cosa, mi devo accollare tutto quanto io, non ci stanno ca… che tengono se no portano dentro tutti e due. Questa è corruzione in cambio di posti».
E se i «marescialli» sono lì a garantire il business ordinario altri personaggi di spicco vengono reclutati per alimentare il sistema: «Ieri sono stato a cena con Tommaso — spiega Pileri — c’era Federico Freni che è il sottosegretario al Mef, siamo stati a cena con un napoletano neo arrivato in Anas, abbiamo parlato molto ci ha dato molte indicazioni».
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
STORIA DI UNA FAMIGLIA A BRACCETTO CON IL POTERE
«Tale padre tale figlio» dicono ora i fiorentini, che notoriamente
sono cattivelli. Eppure come negare che una qualche strana congiunzione astrale deve incombere su questi Verdini, su questa famiglia che da 4 decenni, prima babbo Denis e ora i suoi figli Tommaso e Francesca, continua a far parlare di sé.
Affari, trame politiche di altissimo livello, nomine, colpacci immobiliari, indagini, love story, arresti. Nei giornali il verdinologo non si trova mai perchè la dinasty spazia su tutti i settori: bianca, politica, giudiziaria, economia, rosa. Dal Pian dei Giullari dove vivono, la collina più bella di Firenze, villoni vip e vista mozzafiato, i Verdini su tutto incombono, gossip e leggende, scenari e sospetti. Anche se talvolta non c’entrano nulla.
Adesso c’è pure il genero famoso: da quando si accompagna a Francesca, la figlia regista e imprenditrice, Matteo Salvini è spesso a casa Verdini e tutti ritengono che Denis sia suo consigliere, stratega nell’ombra. Vero o falso poco importa. «Sembra House of Verdini », ci scherza su qualcuno
In principio fu lui, Denis. A Firenze, dove la destra non ha mai vinto, dicevano che fosse lui a trattare coi Ds perchè il potere politico restasse a sinistra ma un pezzo dell’economia finisse all’imprenditoria vicina al centrodestra. Battuta pronta («La Costituzione è come la trippa, la allunghi, la tiri, la restringi» diceva, oppure «la maggioranza sai, è come il vento»), maestro di pragmatismo, di lui si diceva fosse massone ma ha sempre negato. Grande tessitore di ogni tipo di accordo, capace di passare da Spadolini a Berlusconi a Renzi con cui trattò il leggendario patto del Nazareno, ora Salvini.
Da qualche anno il Mister Wolf è semi sparito: le indagini, il carcere, i domiciliari. Dicono abbia ancora l’antica verve ma più che altro fa il nonno . Adesso è suo figlio Tommaso sotto i riflettori. Sosia del babbo, praticamente.
Trentatre anni, due figli con Flavia Domitilla Samorì, figlia del banchiere che voleva emulare Berlusconi fondatore del Mir. Ha i lineamenti di Denis. E anche con le grane giudiziarie pare aver imboccato la stessa via, ora che è finito ai domiciliari.
Lo accusano di aver indirizzato, tramite la sua società di lobbing Inver, gli appalti dell’Anas, partecipata di Stato che ricade peraltro, anche se lui non c’entra assolutamente nulla, sotto la giurisdizione del dicastero dei trasporti, guidato dal quasi cognato Salvini. E in quella stessa inchiesta pure babbo Denis è coinvolto.
Imprenditore della ristorazione (suo il brand Pastation), lobbista, procacciatore d’affari. Ogni tanto spunta dove non te l’aspetti: qualche anno fa mediatore per un fondo arabo che voleva comprarsi il castello di Sammezzano, il maniero orientalista più bello d’Italia, nelle campagne toscane, di recente firmatario di un’osservazione al Regolamento urbanistico di Firenze per fare un agriturismo nei suoi terreni agricoli in collina.
Tommaso ha due sorelle: Diletta, figlia di primo letto del padre, e lady Salvini, Francesca, avuta, come lui, dalla seconda moglie di Denis, la contessa di Arezzo Simonetta Fossombroni, ex annunciatrice di TeleToscana. A Francesca il fratello è legatissimo.
(da Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
TOMMASO, 33 ANNI, FU FOLGORATO DAL RENZISMO: RISTORATORE, LOBBISTA, PROCACCIATORE D’AFFARI, HA LE MANI IN PASTA DAPPERTUTTO. COME IL PADRE, CHE DI SÉ DICEVA “SONO UN FACILITATORE, RISOLVO I PROBLEMI COME MR. WOLF”
Lui, Denis Verdini, il potente dalla parlata simpatica e l’aria truce, di sé ha una gran considerazione. In una celebre deposizione in tribunale, nel corso di uno dei tanti procedimenti giudiziari che lo riguardano, l’ultimo dei Gran Visir alla corte di Berlusconi, disse: «Sono un facilitatore, risolvo i problemi come Wolf: sono rapido».
Gli ultimi dieci anni sono stati uno slalom tra i processi, per il vecchio Denis. Era potentissimo dentro Forza Italia. Poi ruppe con Berlusconi. E lo davano per morto. Con due condanne pesanti per bancarotta sulle spalle. Eppure Verdini è risorto. E ora che la figlia Francesca è fidanzata con Matteo Salvini, uscito dalla porta del potere, è rientrato dalla finestra.
Così si racconta che ci fosse la sua vociona a sponsorizzare il manager che Salvini voleva fortissimamente a capo della società Rfi, l’azienda che controlla la rete ferroviaria italiana, parte del Gruppo Fs. Erano quelli di Fratelli d’Italia a diffidare.
Dicevano in giro che Roberto Tomasi, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, avesse Verdini per vero sponsor. E nemmeno si capiva più se il Verdini in questione fosse il padre o il figlio, quel Tommaso che inizia come imprenditore della ristorazione a Firenze e ora, attraverso la sua società di consulenza, la Inver Srl, ha indirizzato gli affari su aziende specializzate in lavori pubblici.
In particolare la galassia dove regna il quasi-cognato. Di Tommaso si comincia a parlare qualche anno fa, quando la fa grossa a Firenze: una sera del maggio 2015, parcheggia il macchinone in divieto di sosta nella centralissima piazza Strozzi; i vigili urbani gli fanno la multa e applicano le ganasce.
Il giovane Verdini ha un’ideona: fa letteralmente smontare la sua auto e la fa portare via a pezzi, e sul luogo della contravvenzione lascia appena una ruota. Per questa trovata è stato processato per danneggiamento.
Ha imparato tutto dal babbo. E il babbo se lo coccola. Quando andava d’amore e d’accordo con l’emergente Matteo Renzi, Denis spiegò in una intervista: «Renzi è molto più giovane di me, aveva rapporti più con i miei figli». Cioè Tommaso, che all’epoca aveva pure preso la tessera del Pd. E ci aveva tenuto a farlo sapere in giro.
Con i giovani renziani, comunque, era intesa vera. «Su Luca Lotti metto la mano sul fuoco», disse nel pieno dell’inchiesta Consip, che vedeva indagato l’allora braccio destro di Renzi.
Tra le tante inchieste su di lui, Verdini lo avevano messo pure alla testa della P3, una sgangherata accolita che sognava di emulare la P2 e comunque riusciva a pilotare molte nomine giudiziarie.
Lo avevano accusato anche di avere imbastito affari con l’anziano Tiziano Renzi. «Ma l’ho visto al massimo due volte e nemmeno me le ricordo». Di recente lo hanno condannato a Siracusa per concorso in corruzione. La rete di Denis, insomma, si muove attraverso gli steccati e le generazioni.
Così come lui ha sempre bordeggiato disinvoltamente tra gli ambiti degli affari e quelli della politica. Altro che rapido, rapidissimo. Come quella volta, nel gennaio del 2011, che comprando e vendendo un immobile in via della Stamperia, nel cuore di Roma, in una mattinata registrò una plusvalenza di 18 milioni di euro.
(da La Stampa)
argomento: Politica | Commenta »
Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
“MAI CONCORDATA CON IL GOVERNO” E AMIDEI (FDI) LA RITIRA…. AVREBBE PERMESSO DI CACCIARE ANCHE NELLE AREE PROTETTE, SIAMO AL DELIRIO
“Su richiesta del ministro Lollobrigida ho ritirato la proposta di
legge a mia firma. La proposta ambiva ad una omogeneità normativa delle regole applicate alla attività venatoria in ambito europeo. Purtroppo come sempre, senza entrare nel merito, è divenuto sterile argomento di polemica e il tema dovrà essere più opportunamente trattato in un quadro di revisione complessiva della materia”.
Lo dichiara il senatore di Fratelli d’Italia, Bartolomeo Amidei. “Resta inteso che da parte mia, che non ho mai esercitato l’attività venatoria, rimane la convinzione che l’Europa debba condividere norme in ambiti di questa natura per evitare vi siano trattamenti differenti applicati ai cittadini dei diversi Paesi, con effetti anche di natura economica”, conclude il senatore.
L’atto arriva dopo, appunto la richiesta esplicita del ministro Lollobrigida: “Ho chiesto al senatore Amidei di ritirare la sua proposta di legge, mai concordata con il governo. Senza entrare nel merito dei temi trattati, ritengo evidente sia necessario evitare ogni polemica derivante da proposte individuali che non rientrino in un riordino complessivo e omogeneo in chiave europea dell’attività venatoria”.
Le critiche
La proposta di legge sul riordino della caccia aboliva molte limitazioni e prevedeva la licenza a partire dai 16 anni. La bozza aveva ricevuto durissime critiche dagli ambientalisti e non solo.
Wwf: nessuna tutela della fauna
Il Wwf aveva ad esempio reagito con veemenza: “Continua l’accanimento del governo e della sua maggioranza parlamentare, in particolare del partito della Presidente del Consiglio, contro gli animali. In Senato è stato infatti presentato un Disegno di Legge, a firma del senatore di Fratelli d’Italia Amidei” che “punta a sradicare ogni tutela per la fauna selvatica nel nostro Paese”.
Ideologia e fanatismo
Il testo “è un concentrato di pura ideologia e fanatismo, che si traduce in deroghe e concessioni ai cacciatori a tutti i livelli: dalla creazione di istituti scientifici regionali con conseguente depotenziamento di Ispra, alla cancellazione di ogni limite sulla cattura e detenzione di uccelli utilizzati come richiami vivi, incluse addirittura le civette; dal divieto di creare nuove aree protette, alla riduzione a 16 anni dell’età minima per imbracciare un fucile; dalla cancellazione del principio che lega il cacciatore al territorio, al prolungamento della stagione venatoria e degli orari di caccia, sino all’eliminazione delle giornate di silenzio venatorio”.
L’anno scorso il governo era stato ugualmente criticato per l’idea di aprire la caccia agli animali selvatici (si pensava soprattutto ai cinghiali) anche nelle aree urbane.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
IL LEGAME STRETTISSIMO CON IL MONDO DI VERDINI, LA STORIA CON FRANCESCA E GLI INCONTRI DI TOMMASO
“La sera andavamo da Pastation”. Il romanzo della love story tra Salvini e la famiglia Verdini potrebbe intitolarsi così: la relazione tra Matteo e Francesca è iniziata nel 2019 con gli incontri nel ristorante-pastificio aperto a Roma dal fratello Tommaso, primogenito di Denis, l’ex tuttofare berlusconiano.
L’amore è lievitato tra le indagini: l’arresto di Tommaso Verdini è l’ultima macchia sull’album di famiglia, dopo la trafila giudiziaria del papà (pure lui ai domiciliari, con due condanne definitive sulle spalle).
Per il leghista non è un bel Natale, al di là delle foto sorridenti col panettone e la fidanzata. Le colpe di suoceri e cognati non ricadono su Salvini e nemmeno su Francesca, che di mestiere fa la produttrice cinematografica e con i guai dei parenti non ha a che fare. Ma tra Matteo e Denis, oltre al legame familiare acquisito, c’è un rapporto di stima e collaborazione politica lungo almeno quanto la storia d’amore con la figlia.
La notizia dei domiciliari a Tommaso aumenta la tensione attorno al leghista. Anche a Palazzo Chigi infatti è scattato il campanello d’allarme per l’inchiesta e per un ipotetico coinvolgimento politico di Salvini (e non giudiziario, perché il ministro è totalmente estraneo alle indagini). Nello specifico si ricorda di quando, questo autunno, proprio Salvini aveva firmato un decreto per dare al commissario straordinario della Superstrada SS 106 Ionica, l’ex Ad di Anas Massimo Simonini, un potere di spesa di 3 miliardi in 15 anni. Simonini è indagato per corruzione insieme al cognato di Salvini, Tommaso Verdini.
Una scelta che non preoccupa solo i vertici della Lega, ma anche quelli di Fratelli d’Italia: Salvini è pur sempre il vicepremier del governo Meloni. La presidente del Consiglio è cauta, ma preoccupata, dicono fonti a lei vicine. L’insistenza di Tommaso Verdini era nota sia ai leghisti sia a Palazzo Chigi, tant’è che la regola non scritta era quella di mostrarsi molto prudenti di fronte a richieste e contatti col figlio di Denis. Il timore è che nelle carte dell’inchiesta possano uscire nomi di esponenti di governo di primo piano.
Per adesso c’è soprattutto l’imbarazzo per la via crucis giudiziaria della famiglia Verdini, diventata nel tempo una costola non solo affettiva della leadership leghista. È nato tutto, dicevamo, da Pastation, il ristorante che Denis aveva aperto al figlio Tommaso a due passi da Montecitorio e Palazzo Chigi. Tra quei tavoli, secondo le cronache rosa, è scoccata la scintilla tra Matteo e Francesca. Sicuramente è stato una sorta di gabinetto politico dove si è consolidato il rapporto tra genero e suocero almeno fino all’arresto di Denis, che si è costituito a Rebibbia nei primi giorni di novembre 2020, dopo la condanna in Cassazione a 6 anni e mezzo per la bancarotta del Credito Cooperativo Fiorentino. In retrospettiva, i consigli dell’ex berlusconiano non hanno portato fortuna a Salvini: dall’estate del 2019 – quella in cui ha provocato la crisi del governo gialloverde, dopo la disastrosa richiesta di “pieni poteri” – il leghista sembra aver imboccato un declino politico difficilmente reversibile. Un declino che peraltro ha coinvolto lo stesso ristorante verdiniano, che nel frattempo ha cambiato sede, da Campo di Marzio a via Barberini, e perso un pezzo della clientela “nobile”.
Denis ha lasciato il carcere di Rebibbia dopo 80 giorni di reclusione, durante i quali una lunga processione di politici (Salvini in testa) è andata a portargli solidarietà e a raccogliere i suoi consigli nell’imminenza della crisi del Conte bis.
Da gennaio 2021 Verdini padre sconta i domiciliari nella villa fiorentina di Pian dei Giullari. La sua prolifica attività sociale però non è cessata: Denis si è allontanato in diverse occasioni dalla magione familiare per tornare a Roma, grazie ai permessi medici, per farsi visitare dal dentista di fiducia, ma secondo la procura capitolina avrebbe violato i domiciliari per vedere manager e politici.
Al solito Pastation del figlio Tommaso, Denis ha incontrato l’ex Anas Simonini e l’imprenditore Vito Bonsignore. Ma a quei tavoli si è seduto anche un deputato leghista, Federico Freni, sottosegretario all’Economia. A domanda del Fatto, l’ingenuo Freni a settembre rispose che non sapeva nulla delle regole dei domiciliari di Denis. Ora i frenetici incontri promossi da padre e figlio rischiano di essere la chiusura del “cerchio tragico” della famiglia allargata Verdini-Salvini.
(da ilfattoquotidiano.it)
argomento: Politica | Commenta »
Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
“FRENI SI E’ MESSO A DISPOSIZIONE”. I SOCI DI VERDINI TIRANO IN BALLO IL SOTTOSEGRETARIO DELLA LEGA
Da un lato ci sono gli imprenditori che bramano gli appalti Anas
e dall’altro i dirigenti della società pubblica che ambiscono a ruoli apicali. E al centro sempre lui, Denis Verdini, pronto a fare da tramite con la politica, arrivando a contattare anche un sottosegretario del Mef. Questa volta l’ex parlamentare berlusconiano è in compagnia del figlio Tommaso e del socio Fabio Pileri, entrambi al vertice della società Inver. Denis Verdini indagato, gli altri due sono finiti ai domiciliari e con loro anche altri tre imprenditori: Antonio Samuele Veneziano, di Phos srl, un’azienda che si occupa di servizi connessi ai sistemi di vigilanza, Stefano Chicchiani della SE.GI. S.p.A e Angelo Ciccotto del Consorzio Stabile Europa, entrambe aziende operative nel settore delle costruzioni. Sono tutti accusati di corruzione e turbata libertà degli incanti per aver fatto parte di un sistema illegale che non si è fermato neanche quando, nel luglio 2022, la guardia di finanza ha perquisito uffici e abitazioni.
Adesso i magistrati di Roma hanno anche sospeso per un anno dal servizio Paolo Veneri, già dirigente direzione Appalti e acquisti di Anas e adesso responsabile della struttura “Controllo, Finanza e Bilancio” di una partecipata Anas. E anche Luca Cedrone, già responsabile della struttura “Gallerie” e attualmente responsabile di “Geotecnica e Gallerie” della struttura “Ingegneria” all’interno della “Direzione Tecnica” di ANAS S.p.A. e componente della struttura operativa denominata “Piano straordinario per l’accessibilità a Cortina 2021 – Opere in variante alla S.S. 51 di Alemagna”.
I Verdini, secondo le accuse, ricevevano dagli imprenditori milioni di euro camuffati da consulenze oppure contanti (in questo caso 500 mila euro in totale). Eppure, il 3 giugno 2022 Denis Verdini, parlando con Pileri, si lamentava dell’esiguità della mazzetta: «Appena il 10%». Poi i Verdini contattavano i funzionari Anas e si facevano consegnare informazioni privilegiate per fare ottenere gli appalti agli imprenditori amici. Poi per ricompensare i funzionari Anas promettevano promozioni e ruoli apicali grazie a contatti con esponenti di Fs, Anas e anche con un sottosegretario del Mef, Federico Freni, non indagato e adesso sorpreso di essere finito negli atti dell’inchiesta. I Verdini ponte tra politica e affari, insomma.
I funzionari Anas Veneri e Cedrone offrivano «disponibilità a incontri con i privati fuori dalle sedi istituzionali per parlare delle procedure di gara in corso di svolgimento» e assicuravano «interventi in favore delle società degli imprenditori segnalati dai Verdini e da Pileri», si legge negli atti. Incontri che avvenivano con modalità che si addicono più a narcotrafficanti che a pubblici funzionari. Perché durante le cene i cellulari venivano lasciati in bagno e c’era anche chi chiedeva di attivare il disturbatore di frequenze, il Jammer.
Poi si vedevano nei bar di piazza Mazzini a Roma, dove la finanza ha monitorato consegne di pacchi regali prontamente adagiati sui sedili posteriori delle auto. E ancora nei ristoranti, a cena, sempre a Roma, alla “Nuova Fiorentina”, al Nazareno. O anche alla stazione Termini o nelle hall degli alberghi. Davano pen drive con documenti riservati in merito ai bandi di gara, così da predisporre l’offerta tecnica adeguata in barba alla concorrenza. Si parla di appalti per 180 milioni di euro. Dieci milioni in Veneto, altri 10 in Puglia e anche in Basilicata. E poi 5 in Sardegna. In Umbria la finanza sospetta di un accordo quadro per gallerie da 16 milioni di euro. In cambio, gli imprenditori versavano un fiume di denaro. Qualcuno 7.500 euro al mese. Altri consegnavano fino a 30 mila euro in contanti in un solo giorno.
L’accordo con la Lega
Dagli atti dell’inchiesta la conversazione tra Pileri e un imprenditore svela un accordo con la Lega: “Successivamente i due Verdini con Fabio Pileri fanno riferimento alla “lista di persone” da allocare all’interno del Gruppo FS. (abbiamo avuto una discussione è venuto qui Bruno, …) non è lui il problema però diciamo.. abbiamo fatto con Massimo con tutti quelli (…) dei nostri amici […] quando ha fatto la lista d’accordo con Massimo …quando nel cda è passato con loro e gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo e con noi tramite Freni un rapporto di intermediazione di questo rapporto e in cambio di questa intermediazione… ci ha chiesto una lista di persone interne a quel gruppo, da aiutare, e noi gli abbiamo messo un po’ di persone che ci hanno dato i nostri”.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Dicembre 29th, 2023 Riccardo Fucile
IL SOCIO DURANTE LE INDAGINE: “E’ CORRUZIONE, BISOGNA PREPARARSI E TIRARE FUORI TOMMASO”
Una gara da 180 milioni di euro per l’affidamento di lavori dedicati al risanamento strutturale di gallerie. È l’appalto Anas al centro dell’indagine della procura di Roma e che ha portato all’emissione della misura degli arresti domiciliari – chiesta a luglio del 2023, accordata il 20 dicembre – per Tommaso Verdini, figlio dell’ex parlamentare Denis, anch’egli indagato.
Corruzione e turbativa d’asta sono i reati contestati dai pm romani. Il gip della Capitale ha inoltre disposto la stessa misura cautelare per altre 4 persone: Fabio Pileri, socio di minoranza di Tommaso della società che si occupa di lobbyng Inver e gli imprenditori Antonio Veneziano, Stefano Chicchiani, Angelo Ciccotto. Sospensione di 12 mesi dal pubblico ufficio invece per Paolo Veneri e Luca Cedrone all’epoca dei fatti, dirigente e funzionario della Direzione Appalti e Acquisti di Anas. L’impianto accusatorio dei magistrati di piazzale Clodio pone al centro della presunta attività illecita la Inver, che «facilitava una serie di ditte nel partecipare e vincere, grazie all’accesso ad informazioni riservate, appalti con l’Anas».
Per i pm, scrive il Fatto Quotidiano, Veneri e Cedrone fornivano a Pileri informazioni riservate sulle gare in corso di pubblicazione di Anas «per favorire gli imprenditori interessati alla gara legati alla Inver».
In cambio «accettavano la promessa di utilità da parte dei privati Tommaso Verdini, Fabio Pileri e Denis Verdini consistite nel loro intervento e raccomandazioni in sedi politiche ed istituzionali per la conferma in posizioni apicali di Anas o comunque la ricollocazione in ruoli apicali ben remunerati».
Il gip afferma che «dalle indagini è emersa la sussistenza di un sistema corruttivo forte e stabile che ha portato ad una turbativa delle gare per importi milionari». Per il giudice «gli indagati hanno operato con pubblici ufficiali e con i privati loro clienti mettendo a disposizione i loro rapporti stretti con pubblici ufficiali in posizioni apicali all’interno di Anas e delle strutture pubbliche, di volta in volta, coinvolte nelle procedure di interesse dei clienti».
Il ruolo degli imprenditori
Gli imprenditori, precisa ancora il giornale, avrebbero pagato alla Inver consulenze che però per la procura sarebbero fittizie: Veneziano avrebbe versato 137mila euro tra luglio 2021 e aprile 2023 tramite la «Phos Srl a lui riconducibile»; Ciccotto 114 mila euro tra luglio 2021 e febbraio 2023 attraverso «il Consorzio Stabile Aurora». Secondo la procura, inoltre, Chicchiani «ha versato utilità e somme di denaro in contanti per un valore di 500 mila euro». Indagato anche Domenico Petruzzelli «responsabile presso la sede centrale di Anas della struttura “Assetti Infrastrutturale Rete”» che, per i pm, anch’egli avrebbe ricevuto dai Verdini e Pileri «utilità consistite nel loro intervento in sedi politiche ed istituzionali».
Le nomine
Secondo i pm romani, inoltre, nel maggio del 2022 «Denis Verdini, con il figlio Tommaso e Fabio Pileri predispone “la lista di nomi” per Anas recapitata a Massimo Bruno». Ovvero, una lista di persone «da allocare all’interno del gruppo Fs». La Procura, nell’ordinanza, riporta inoltre la conversazione avvenuta: «Quando s’è fatto la lista d’accordo con Massimo… quando nel cda è passato con loro e gli ha dato una mano quello della Lega, lui ha fatto un accordo con quelli della Lega di futura collaborazione con Matteo e lì eccetera e con noi tramite Freni (il sottosegretario leghista non indagato ma per i magistrati rappresentava uno dei «rapporti privilegiati» che Verdini e Pileri utilizzavano, ndr) un rapporto di intermediazione di questo rapporto e in cambio di questa intermediazione…. Ci ha chiesto una lista di persone interne a quel gruppo, da aiutare, e noi gli abbiamo messo un po’ di persone che ci hanno dato i nostri…».
Dalle indagini è anche emerso come l’ex deputato e senatore Denis Verdini «è socio di fatto della Inver e percepisce in nero parte delle somme introitate dalla Inver (…), è colui che in virtù del suo peso politico e dei suoi rapporti con Freni e Bruno (…) assicura sponde ed appoggi istituzionali tali da consentirgli, direttamente o tramite il figlio Tommaso e Fabio Pileri, di promettere e garantire ai vari Cedrone, Veneri, Petruzzelli avanzamenti di carriere in Anas o il ricollocamento in posizioni lavorative di rilievo». E lo fa, Verdini senior, a un prezzo: «circa 20 mila euro – hanno intercettato i pm in una conversazione Telefonica tra Verdini e Pileri di marzo 2022 – sono consegnati al quarto socio… al babbo».
Le perquisizioni
Lo scorso luglio il figlio dell’ex parlamentare era stato perquisito dalla guardia di finanza insieme all’ex amministratore delegato e altri cinque alti dirigenti del colosso pubblico, indagati anche loro a vario titolo per traffico di influenze e corruzione. Il Giudice per le indagini preliminari è d’accordo con i pm sull’ipotesi della corruzione: «Le frasi proferite da Pileri ad un interlocutore sconosciuto all’indomani delle perquisizioni eseguite dalla Finanza l’11 luglio 2022 sono emblematiche: “Secondo me la posizione mia è la peggiore di tutti …. bisogna prepararsi e bisogna tirà fuori Tommaso (Verdini, Ndr) da sta cosa e per tirarlo fuori, però non comando io, mi devo accollare tutto quanto io, non ci stanno cazzi che tengono sennò portano dentro tutti e due… l’impianto è molto chiaro, io facevo certe cose… questa è corruzione in cambio di posti…».
Giorgia Meloni preoccupata
La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, dicono fonti a lei vicine al Fatto, è cauta, ma preoccupata per un possibile coinvolgimento politico (non giudiziario) del vicepremier Matteo Salvini, fidanzato di Francesca Verdini.
In particolare il giornale ricorda quando, questo autunno, proprio il leader della Lega aveva firmato un decreto per dare al commissario straordinario della Superstrada SS 106 Ionica, l’ex Ad di Anas Massimo Simonini, un potere di spesa di 3 miliardi in 15 anni. Simonini è indagato per corruzione insieme al cognato di Salvini, Verdini jr.
(da Open)
argomento: Politica | Commenta »