Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
QUALE FUTURO PER LA LIGURIA?
L’elemento di continuità, nel passaggio in Regione Liguria dal
caciccato di Claudio Burlando a quello di Giovanni Toti, si identifica in un personaggio che ama le penombre: l’ottantaquattrenne calabrese di Palmi (ma con accento genovese alla Gilberto Govi) Aldo Spinelli, signore del porto di Genoa in coabitazione con l’armatore salernitano-ginevrino Gianluigi Aponte di MSC, grande elemosiniere – in sequenza – prima di Claudio e poi di Giovanni.
Il fatto è che l’avvento del secondo – paracadutato in Regione Liguria direttamente da Mediaset e trionfatore da illustre sconosciuto una prima volta alle elezioni perché il Pd gli aveva contrapposto la Lady Macbeth della Spezia, quella Lella Paita invisa un po’ a tutti (meno che a Matteo Renzi) – ha significato il passaggio dell’affarismo politico dalla dimensione artigianale alla gestione industriale.
Infatti gli ambiti in cui trovare i polli da spennare erano sempre gli stessi (sanità e porti, più varie), solo che l’inquartato viareggino, sponsorizzato da Berlusconi agli inizi, aveva subito provveduto a operare un salto di qualità all’insegna della grandeur meneghina tipica del milanesizzato.
Difatti era noto da tempo negli ambienti genovesi che i beneficiati da parte della Regione dovevano lasciare il proprio obolo nelle casse della finanziaria totiana, dal nome in anglo-managerialese di prammatica: Change. Simbolo di un sistema di potere che ormai da tempo avvolgeva l’intera regione nelle sue maglie collusive e che si raccontava su un doppio registro: il tormentone berlusconiano della vittoria sui rossi (ormai carrieristi convertiti al rosé dei piani alti del Palazzo del Potere), ma che comunque ispiravano qualche riflesso condizionato da anticomunismo anni Cinquanta nella Genova benestante della nuova borghesia arricchita esentasse.
Non a caso quando – con l’arrivo di Esselunga – venne rotto il monopolio ligure delle Coop all’orecchio dei Burlando e soci, Toti raccontò il cambio di marchio come l’epinicio dell’arrivo dei liberatori dall’occupazione pluridecennale nella distribuzione locale da parte delle cooperative emiliane trinariciute. Ora gli fa compagnia ai domiciliari il consigliere d’amministrazione del colosso lombardo della GDO, Francesco Moncada.
La narrazione che ha consentito di aggregare un blocco di consensi formato da abbienti e impauriti, maggioritario rispetto al tradizionale elettorato di sinistra, ormai sfiduciato e fatalista per il crollo etico e l’inerzia politica del personale dei tradizionali partiti di riferimento; ormai ridotti a montaliani ossi di seppia. Per di più, il riflesso condizionato Biscione assemblava alle tematiche cospirative sull’avvento dei cosacchi (metafora del “mettere le mani nelle tasche dei cittadini”, vulgo pagare le tasse) la riproposizione martellante dell’edonismo reaganiano aggiornato al look dei cuneesi al rum in carriera Briatore/Santanché. Il lusso come bulimia ostentativa da parvenu, icasticamente rappresentato da quel Twiga, santuario del cattivo gusto innaffiato da petroldollari, di cui il governatore si apprestava ad annunciare in conferenza stampa la clonazione a Ventimiglia, proprio questa mattina, prima di essere fermato dalla forza pubblica. Mentre stava facendo comunella con la quintessenza dell’italico cafonal: il sedicente imprenditore pizzaiolo Flavio Briatore.
Ora cosa succederà? Quanto appare certo è che Toti smetterà di tampinare la Meloni per un terzo mandato in Regione: carriera politica game over. Per il resto rimane ancora tutto da vedere. Anche perché la linea di continuità tramite passaggio di consegne al suo vice presidente Alessandro Piana non sembra facilmente percorribile visti i recenti guai nei quali costui era incappato per incontri notturni “birichini” in compiacenti ville appartate. Ma è ipotizzabile un commissariamento di Regione Liguria in assenza di precedenti? Mentre appare probabile che si vada a nuove elezioni in autunno.
Lascia comunque da pensare un segnale che da tempo ci giunge dall’estremo Ponente ligure: il crescente agitarsi di una vecchia conoscenza: quel settantaseienne Claudio Scajola che nell’imperiese si è rimpannucciato dopo una sequenza di celebri cadute (il rompicoglioni rivolto a una vittima delle BR, l’appartamento vista Colosseo, la liaison con i Matacena esuli a Dubai), facendo incetta di cariche: sindaco, presidente della Provincia, Commissario dell’ATO (consorzio idrico), ecc. Tanto da far pensare che U’ Ministru di altri tempi abbia ricevuto in anteprima qualche notizia riservata, magari da quegli ambienti che frequentava come responsabile degli interni nei governi Berlusconi. Così da fargli scattare la voglia di rientrare alla grande nel gioco politico. Magari come governatore a propria insaputa?
(da Il Fatto Quotidiano)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
NON SONO “FURBI”, SONO MALFATTORI CHE INQUINANO LA VITA DI TUTTI, VIOLANDO QUALSIASI PRINCIPIO ETICO
Fare politica è costoso, un po’ dappertutto. Richiede un investimento iniziale, ma anche da alimentare periodicamente, non piccolo: tempo, energie e denaro. La tanto, troppo sbandierata “passione” è importante, aiuta nei momenti difficili, ma non è mai sufficiente.
Fare politica può anche essere un modo per arricchirsi: fama, prestigio, riconoscimenti, persino soddisfazioni quando si ha la capacità e la possibilità di formulare e attuare politiche che giovano a una comunità, agli elettori, al sistema politico, sociale, economico (la Nazione?).
Anche senza conoscerne le preziosissime teorizzazioni, molti concordano con Max Weber. Magari la distinzione fra vivere per la politica e vivere di politica è troppo drastica. Certamente, però, Weber non pensava affatto e non avrebbe in nessun modo condonato chi, volendo vivere di politica, avesse utilizzato qualsiasi suo ruolo per estrarre illecitamente vantaggi personali, anche ricorrendo alla corruzione, dalle sue attività
“POLITICI D’AFFARI”
“Politici d’affari” fanno la loro comparsa in molti sistemi politici, non necessariamente in tutti. Nei regimi autoritari, la corruzione è insita, quasi la norma. La si scoperchia non appena cambiano i governanti. Nelle democrazie le differenze fra sistemi sono notevoli. Possono derivare sia dalle strutture: istituzioni, burocrazia, partiti, sia dalle mentalità più o meno disponibili ad accettare qualche dose di corruzione. Quindi, nei casi di frequente e diffusa corruzione in politica, non è sufficiente guardare esclusivamente alla politica, ma anche ai valori della società e relativi comportamenti.
La reazione sdegnata della società italiana, ancorché nient’affatto unanime, e le inchieste della magistratura, a partire da Mani pulite portarono a una situazione nella quale la corruzione politica sembrava potesse diventare un fenomeno marginale, limitato.
Di recente, invece, hanno fatto la loro comparsa casi gravi da Bari a Torino, in Sicilia e altre fattispecie (anche di ministri e sottosegretari, il conflitto di interessi è intrinsecamente portatore di corruzione), da ultimo, ieri, in Liguria dove si ipotizza una rete ampia e diversificata, quasi un sistema, che coinvolge Giovanni Toti, il presidente della regione Liguria e numerosi operatori economici anche di vertice.Per mia salvezza personale, mi cautelo subito con l’espressione “la giustizia faccia il suo corso” e completo “massima fiducia”. L’orologio della giustizia funziona come può, ma gira, gira costantemente.
Uomini e, in misura minore, donne, forse perché sono numericamente meno presenti e meno potenti, corrotti/e se ne trovano dappertutto, ma con enormi differenze fra paesi: quasi assenti in Scandinavia e limitati nei sistemi anglosassoni tranne che negli Usa, già non più “anglosassoni”, come tutte le ricerche riscontrano e documentano.
In qualche caso a tener bassa la corruzione serve il controllo politico e sociale: partiti che la ripudiano e sistematicamente escludono chi è incline a praticarla; elettori informati e indignati che la puniscono con il voto; mass media che la raccontano senza sconti e senza favori (favoreggiamenti).
In altri, è l’ambiente circostante che ne rende intollerabile il costo non solo politico: esclusione rapida e definitiva dalle cariche, ma anche reputazionale: messa al bando con vergogna da qualsiasi attività pubblica.
In Italia, c’è molto da fare su entrambi i terreni, a cominciare dalle interazioni sociali di partenza, in famiglia, nelle scuole, fra gruppi di pari. Coloro che corrompono e coloro che si lasciano o addirittura si fanno corrompere non sono “furbi”. Sono malfattori le cui attività inquinano la vita di tutti, violano qualsiasi principio etico, mettono le fondamenta, costruiscono e perpetuano l’ingiustizia sociale. Questo è l’altissimo costo della corruzione, soprattutto quella politica.
(da editorialedomani.it)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
NELLE INTERCETTAZIONI CHE HANNO PORTATO AL SUO ARRESTO, IL GOVERNATORE DELLA LIGURIA PARLA CON L’IMPRENDITORE ALDO SPINELLI (ANCHE LUI AI DOMICILIARI)… PER IL GIUDICE QUELLO DI TOTI È UN SISTEMA CORRUTTIVO SISTEMATICO, MESSO IN MOTO A OGNI ELEZIONE, DA QUELLE LOCALI FINO A QUELLE NAZIONALI
Giovanni Toti, presidente della regione Liguria, è finito agli
arresti domiciliari. La misura, disposta dalla giudice, Paola Foggiani, ha scatenato l’ira di alcuni politici di centrodestra che lamentano, anche senza aver letto le carte, l’insussistenza delle esigenze cautelari.
In realtà proprio la giudice motiva la scelta di arrestare Toti perché potrebbe reiterare il reato in particolare commettere «in occasione delle prossime elezioni, analoghe condotte corruttive, mettendo la propria funzione al servizio di interessi privati in cambio di utilità per sé o per altri».
Quello di Toti sarebbe un meccanismo corruttivo sistematico messo in moto a ogni elezione, da quelle locali, come le amministrative di Genova, fino a quelle nazionali nelle quali ha trionfato il centrodestra.
Toti, stando alle intercettazioni, è un presidente di regione in cerca disperata di voti e finanziamenti, che si muove piegando la sua funzione pubblica agli interessi di privati e imprenditori amici.
In alcune occasioni è proprio lui esplicitamente a chiedere finanziamenti promettendo al privato «comportamenti o provvedimenti a lui favorevoli o addirittura ricordandondogli “di aver fatto la sua parte” e quindi di aspettarsi conseguentemente una “mano” in vista delle elezioni».
Il 17 settembre 2021 al telefono ci sono Toti e l’imprenditore Spinelli, anche lui arrestato nell’indagine, e parlano del rinnovo di una concessione. Il presidente della regione dice: «Il 29 va la tua roba… ricordati che io sto aspettando anche una mano…eh?». Spinelli risponde: «Ma anche l’Enel?», a questo punto Toti chiede di vedersi.
Il 15 febbraio è proprio Toti a cercare Spinelli per comunicargli di aver appena sbloccato in regione una pratica di suo interesse e contestualmente gli chiedeva denaro in vista delle imminenti elezioni. «Guarda che abbiamo risolto il problema a tuo figlio sul piano casa di Celle… Ora facciamo la pratica, si può costruire… L’abbiamo risolto stamattina, quando mi inviti in barca? Che ti… che ti… ora… Così parliamo un po’ che ora ci sono le elezioni, c’abbiamo bisogno di una mano», dice Toti.
(da EditorialeDomani)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
LE CARTE DELL’INCHIESTA: LE GITE IN BARCA PER CONCORDARE GLI AFFARI
Il governatore della Liguria, Giovanni Toti ha affidato ai suoi avvocati una stringata dichiarazione in cui dice che, alla luce delle accuse della procura di Genova che stamattina l’hanno condotto ai domiciliari per corruzione, pensa di poter spiegare come le sue azioni fossero atti prettamente politici. Le carte firmate dal gip di Genova Paola Faggioni, però, parlano di una serie di elementi di accusa molto dettagliati, sia nel caso della corruzione elettorale – che però sarebbe passata quasi tutta per il tramite del suo capo di gabinetto Matteo Cozzani- sia, e soprattutto, per i presunti favori con cui avrebbe facilitato alcuni imprenditori locali. In particolare la famiglia Spinelli, Aldo e il figlio Alberto, titolari della Spinvest.
La spiaggia di Varazze
Le vicende in cui gli Spinelli sarebbero stati favoriti sono tante, a cominciare da quella per trasformare una spiaggia del comune di Varazze, pregiata località marittima, da spiaggia pubblica a privata, con accesso riservato ai residenti nel comprensorio Punta dell’Olmo. Il 1 settembre 2021, parlava al telefono direttamente dallo yatch di Spinelli da dove, secondo l’accusa della procura guidata dal procuratore Nicola Piacente, impartiva le direttive per agevolare i suoi amici. «Sto pranzando con l’intera famiglia Spinelli. Bisogna trovare una soluzione per la spiaggia lì del…di Punta dell’Olmo… eh bè ci mettiamo lì…ma razionalizziamo le libere che ci sono attrezzate, accorpiamo, spostiamo… si ma in realtà lì diventerà una concessione ma tanto mettiamoci un piede dentro e poi vediamo… però vedetevi un secondo con il mio amico Roberto, se ne occupa Roberto Spinelli… si te lo organizzo io con la mia segreteria così ci vediamo… ci vediamo lì anche con sto minchione del Demanio nostro…», dice al sindaco di Varazze, Alessandro Bozzano, che proprio con la lista “Cambiamo con Toti presidente” diventa consigliere regionale. A gestire il cambiamento di destinazione dovrà essere il nuovo assessore a Demanio e Urbanistica, Marco Scajola. L’idea è semplice: se la Colonia Bergamasca nell’800 permetteva agli indigenti lombardi di soggiornare in Liguria ed usufruire della spiaggia libera, ora il complesso residenziale Punta dell’Olmo che sorge al suo posto dovrà avere una spiaggia privata. Per mantenere le proporzioni tra spiagge pubbliche e private previste dalla legge. Bozzano propone la soluzione: «Se mi metti nel computo viale Europa – la scogliera che costeggia la strada statale, come è facilmente deducibile guardando Google Maps – allora a quel punto gli posso dare la concessione».
Il terminal Rinfuse a Genova
Con una dinamica analoga, sempre dalla barca degli Spinelli, Toti quel giorno risolve anche un altro problema. Chiama Paolo Emilio Signorini, presidente dell’Autorità portuale del mar ligure occidentale: «Sono buttato in barca da…da Aldo, quando gliela portiamo sta proroga in Comitato… dice di stare tranquillo che se…». E poi: «Portiamo quella roba in Comitato il prima possibile che è … ma se riusciamo a farlo entro la metà di settembre mi fa comodo anche a me… quindi». In questo caso l’appuntamento elettorale a cui avrebbe fatto riferimento Toti è quello delle elezioni locali di Savona, 3 e 4 ottobre 2021. L’appuntamento viene aggiornato al 30, giorno successivo al comitato di gestione: «Ti devo venire a trovare che qua se no finiscono le elezioni. Il 29 va la tua roba… ricordati che io sto aspettando anche una mano …eh?». In questo caso la vicenda si complica: il comitato di Gestione del porto si spacca, Toti è costretto ad interessare anche il sindaco di Genova, Marco Bucci, ad incontrare il “fronte” contrario. Lo scambio, scrive il gip, sarebbe evidente anche perché quando l’accordo non si sblocca, come in questo caso, il sostegno per le elezioni di Savona non arriva.
La trattativa in barca
L’accordo finale si sarebbe chiuso il 1 dicembre 2021, sempre in barca. Giovanni Toti annuncia l’appuntamento: «Dai ora finiamo sta operazione qua poi ci vediamo per parlare di un po’ di robe… Festeggiamo le rinfuse…» e Spinelli risponde: “Quello ufficiale è il due per mille …tutto il resto… il resto dopo…». Effettivamente, il comitato di gestione del porto il 2 dicembre rinnova la concessione, sebbene con alcune clausole. La tempistica dei finanziamenti appare stringente: Il 7 dicembre partono i finanziamenti e il bonifici e il 9 dicembre Toti chiama per ringraziare: “Grazie di tutto, eh? Aldino».
Gli episodi analoghi sarebbero stati anche altri. Ed il quadro conclusivo del gip è molto esplicito: «In occasione e in concomitanza delle quattro competizioni elettorali che si sono susseguite» in 18 mesi dal 2021 al 2022 «Toti, pressato dalla necessità di reperire fondi per affrontare la campagna elettorale, ha messo a disposizione la propria funzione e i propri poteri per favore di interessi privati, in cambio di finanziamenti, reiterando il meccanismo con diversi imprenditori».
(da La Repubblica)
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Maggio 8th, 2024 Riccardo Fucile
LA TV LOCALE MEGAFONO DELLA GIUNTA TOTI: AD APRILE UNA LUNGA DIRETTA SULLA CENA DI FINANZIAMENTO DEL GOVERNATORE
Tra gli indagati della maxi inchiesta per corruzione che sta
sconvolgendo la Liguria, c’è anche Maurizio Rossi, editore di Primocanale, soprannominata dagli oppositori Teletoti o Tele Corea del Nord, per via della strettissima intesa, politica ed economica, che lega Rossi, ex senatore della lista Monti, al presidente della Regione Liguria che oggi è stato messo agli arresti domiciliari nell’ambito dell’indagine che investe tutto il sistema politico di Toti e del suo decennio da Governatore.
Al Presidente della Regione Liguria ed a Matteo Cozzani, suo capo di gabinetto, la procura contesta, fra le altre cose, “di aver accettato la promessa di Francesco Moncada,(consigliere di amministrazione di Esselunga, di un finanziamento illecito rappresentato dal pagamento occulto di alcuni passaggi pubblicitari sul pannello esposto sulla Terrazza Colombo per la campagna elettorale comunale del giugno 2022, a fronte dell’impegno di sbloccare due pratiche di Esselunga pendenti in Regione relative alla apertura di due punti vendita rispettivamente a Sestri Ponente e Savona”.
Terrazza Colombo è la grande terrazza in cima al grattacielo di piazza Dante che ospita gli studi di Primocanale ed è parte integrante del gruppo di Maurizio Rossi. La Terrazza riceve finanziamenti da molti enti genovesi per organizzare eventi, serate e promozioni politico istituzionali di varia natura.
Fondi che negli anni sono stati decisamente ingenti tanto da sollevare forti polemiche da parte delle opposizioni nonché un libro inchiesta scritto dalla giornalista Elisa Serafini, ex assessore della giunta comunale del sindaco Bucci che si dimise in aperta polemica con i metodi della destra locale.
Primocanale otteneva anche finanziamenti per progetti che presentava e che, in base ad una modifica di una legge regionale, la Regione poteva accogliere senza mettere a gara il servizio e neppure invitare altre imprese per valutare eventuali offerte migliori.
Una sorta di monopolio insomma. Negli anni la Regione ha finanziato Primocanale per moltissime iniziative ed eventi compresi incarichi per la finale della regata Ocean Race che all’organizzazione genovese è costata oltre sette milioni di soldi pubblici per l’assenza di sponsor privati.
L’ultima polemica su Primocanale -più volte il particolare modo di fare informazione della testata, con l’editore che si trasforma in giornalista intervistatore, è stato segnalato all’Ordine dei giornalisti – è stata a metà aprile la lunghissima diretta con cui la televisione ha seguito la cena di finanziamento di Toti a Villa Zerbino. Erano presenti 600 finanziatori ognuno dei quali doveva versare minimo 450 euro. Naturalmente c’era Aldo Spinelli, ma anche Msc e tantissime altre aziende.
Il giorno dopo Luca Garibaldi, capogruppo dem in Regione ha definito la diretta una vicenda da tv della Corea del Nord.
(da La Repubblica)
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