Maggio 13th, 2024 Riccardo Fucile
I DATI SUI CONTAGI TRASMESSI AL GOVERNO NAZIONALE (LA STRUTTURA DI FIGLIUOLO) ERANO STATI “OGGETTO DI MANIPOLAZIONE” PER OTTENERE PIÙ DOSI… LE INTERCETTAZIONI DI COZZANI: “LI ABBIAMO CALCOLATI CON UN SISTEMA STATISTICO A CAZZO”
Ufficio di Matteo Cozzani, 24 marzo del 2021, l’Italia sta
affrontando la campagna vaccinale contro il Covid e la Liguria è in emergenza per la mancanza di dosi. Squilla il telefono e spunta la voce di Maurizio Caviglia, segretario generale della Camera di commercio di Genova.
I due discutono di dosi, di consegne e si lamentano del fatto che non arrivano. Non sanno di essere intercettati. A un certo punto Cozzani se ne esce così: «Il problema qual è stato… che io avevo già truccato, lui li ha presi, li ha riaumentati… quando me li ha rimandati. Ho guardato e gli ho scritto: “Ma c… Presidente, ma sono fuori…”. Ha detto: “Ma no, li ho un po’ aumentati”. “Ma l’avevo già fatto io” gli ho detto. “C… dimmelo che l’hai già fatto te…”».
I finanzieri del nucleo di polizia economico finanziaria di Genova la interpretano in questo modo: «Appare plausibile ipotizzare che i dati sono stati oggetto di manipolazione». Cioè, sarebbero stati alterati i numeri trasmessi alla struttura del Commissario straordinario per l’emergenza Covid diretta dal generale Francesco Paolo Figliuolo.
«Era un atto pubblico con il quale sono stati rappresentati al governo i fabbisogni dei vaccini sulla base dei quali calibrare le forniture regionali». Insomma, un trucco, costato a Toti e Cozzani un’iscrizione per falso in atto pubblico.
La vicenda ha poco a che fare con la corruzione e il finanziamento della politica che poi diventerà il cuore dell’inchiesta penale. Ma emerge, ad abundantiam , dagli atti depositati in questi giorni a Genova
Al momento l’indagine giace in Procura. Come pure un altro filone d’inchiesta, fin qui sconosciuto, sul quale i magistrati intendono accendere un faro. Riguarda sempre la sanità ma in questo caso si tratta di finanziamenti al Comitato Toti da parte di strutture private. Dietro c’è la grande questione «sanità pubblica e privata».
Fra i finanziatori del movimento politico del governatore, che si articola in Comitati collegati alla Fondazione Change, spuntano varie realtà attive nel settore sanitario convenzionato e privato. Come Casa della Salute, un network di poliambulatori specialistici controllati dal gruppo Italmobiliare della famiglia Pesenti che in Liguria ha conosciuto un vero e proprio boom.
Nato nel 2013, conta oggi 29 strutture che impiegano 900 addetti, fra cui 450 medici. È presente a Bordighera, Ventimiglia, Sanremo, Albenga, Savona, Cairo Montenotte. E ha preso a contribuire con il Comitato di Toti. Il quale ha ricambiato presentando un loro evento nella Sala della Trasparenza della Regione, nel corso del quale sono intervenuti sia lui sia il sindaco di Genova Bucci.
Fra i finanziatori anche l’Iclas di Rapallo del gruppo Gvm, un istituto clinico convenzionato che garantisce oltre 700 interventi l’anno di cardiologia e cardiochirurgia. E altre strutture, fra cui Hc hospital e On health care. A
ll’attenzione dei pm di Genova ci sono tre-quattro finanziatori, che si aggiungono alle 20 società operanti in altri settori entrate nei radar dell’indagine per tangenti. Gli inquirenti vogliono verificare se i versamenti alla politica sono regolari e se a questi corrisponda qualche provvedimento amministrativo a favore dei contributori, eventualità che farebbero ipotizzare dei reati.
(da Corriere della Sera)
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Maggio 13th, 2024 Riccardo Fucile
IL PARTITO SOCIALISTA, CON IL CANDIDATO GOVERNATORE SALVADOR ILLA, È LA PRIMA FORZA POLITICA, CON UN GROSSO VANTAGGIO SU “JUNTS PER CATALUNYA”, LA FORMAZIONE DI PUIGDEMONT… IL PREMIER SPAGNOLO, PEDRO SANCHEZ, GODE: LA SUA LINEA DI “RICONCILIAZIONE” CON BARCELLONA HA FUNZIONATO
Vittoria limpida per i socialisti in Catalogna, che con il candidato a governatore Salvador Illa, sono la prima forza politica di lunghezza sul partito indipendentista Junts per Catalogna, ma resta l’incertezza sulle possibili alleanze per governare. Per la prima volta da tredici anni, i partiti a favore dell’indipendenza hanno perso la maggioranza nel Parlamento catalano.
A scrutinio praticamente concluso, Junts con Esquerra Republicana de Catalunya del governatore uscente Pere Aragones, e l’anticapitalista Cup ottengono complessivamente 59 seggi dei 135 della camera catalana, distanti dalla maggioranza assoluta di 68 scranni.
E per una maggioranza indipendentista non sono sufficienti nemmeno i 2 seggi ottenuti dal partito anti islamista e secessionista Aliança Catalana, al suo esordio alla Generalitat, e intorno al quale le forze democratiche hanno stretto preventivamente un cordone sanitario per isolarlo da patti post-elettorali.
Il Psc di Salvador Illa ha ottenuto 42 seggi, davanti a Juntx con 35 scranni, mentre Erc si è fermato a 20, la Cup ha più che dimezzato la presenza, con 4 seggi. I tre partiti indipendentisti nelle precedenti elezioni del 2021 avevano ottenuto 74 scanni. Il Partito Popolare si attesta come quarta forza politica con 14 seggi, davanti all’ultradestra Vox, con 11, e ai Comuns dell’ex sindaca di Barcellona Ada colau, con 6 scranni.
Negli scenari di possibili alleanze di governo, la più probabile, secondo tutti gli analisti è un’intesa tripartita fra Psc-Erc e i Comuns Esquerra repubblicana potrebbe lasciare definitivamente alle spalle il blocco indipendentista, rafforzando l’intesa con i socialisti, di cui è interlocutore privilegiato anche del governo progressista Psoe-Sumar.
Pedro Sanchez vedrebbe così rafforzato l’esecutivo per canalizzare le tensioni politiche crescenti a livello nazionale della difficile legislatura. La politica del premier della ‘riconciliazione” e della “concordia” in Catalogna, portata avanti dal 2018, culminata con gli indulti ai leader indipendentisti e la legge di amnistia, negoziata in cambio degli appoggi dei partiti catalanisti all’esecutivo Psoe-Sumar, sembra quindi essersi rivelata vincente.
Anche se, per Salvador Illa, non sarà facile negoziare un accordo di governo alla Generalitat, dato che Pere Aragones nel dialogo con Madrid, aveva messo sul piatto un referendum concordato con lo Stato sull’indipendenza, dopo la legge di amnistia. “Erc si farà carico della volontà dei cittadini e lavorerà per dar seguito al proprio progetto politico, dalla posizione che i cittadini hanno deciso, l’opposizione”: ha detto Pere Aragonès, commentando i risultati., che ha definito “molto negativi”.
Erc ha le chiavi della governabilità, ma non ha dato piste sulle future alleanze e dovrà riflettere sul prezzo pagato per la politica di dialogo con Madrid. Anche se Aragones ha riconosciuto che a partire da oggi “si apre una nuova tappa” nella regione. Di “nuova tappa” ha parlato anche il premier Pedro Sanchez, che in un messaggio su X ha salutato lo “storico risultato ottenuto in Catalogna” “Da oggi inizia in Catalogna una nuova tappa per migliorare la vita dei cittadini, ampliare diritti e rafforzare la convivenza”: “I catalani hanno deciso che spetta al Partito dei Socialisti della Catalogna guidare una nuova tappa.
Mi assumo questa responsabilità e non appena sarà costituito il Parlamento esprimerò la mia disponibilità a presiedere il governo”, ha annunciato Salvador Illa. Che ha rilevato, fra i fattori decisivi per la vittoria “le politiche applicate dal governo spagnolo e dal presidente Pedro Sánchez” I patti saranno decisivi e, chi non sembra voler lasciare la scena è il leader di Junts, Carles Puigdemont, che aveva escluso accordi post elettorali con il Psc e promesso di ritirarsi dalla politica se non fosse stato investito presidente in Catalogna. Ha rilevato, alla luce dei risultati, la necessità di “tendere ponti”. E ha invitato Esquerra repubblicana a rinunciare all’alleanza in un eventuale tripartito progressista con i socialisti del Psc e i Comuns, per negoziare “un governo solido di obbedienza nettamente catalana”, che lo faccia presidente della Generalitat.
(da Ansa)
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