Agosto 26th, 2024 Riccardo Fucile
LA POLEMICA CON LA LEGA: “IO SONO NAPOLETANA E BISESSUALE, NULLA DA SPARTIRE CON LORO”
Francesca Pascale apprezza la svolta di Antonio Tajani dentro Forza Italia. Che considera
sempre casa sua, visto che è «il partito per cui ho militato e in cui ho creduto, dopo un primo voto per Marco Pannella». E oggi, spiega in un’intervista a La Stampa, è favorevole allo ius scholae: «Totalmente! Io sono a favore anche dello ius soli. Chi nasce nel mio Paese ha diritto a essere cittadino italiano. E ha l’obbligo e l’onore di istruirsi come cittadino italiano».
Per questo, spiega, è «felicemente sorpresa da Tajani. L’ho conosciuto come un uomo molto diplomatico, e ci ho anche molto litigato. Ora faccio il tifo per lui: sono orgogliosa che tenga la schiena dritta su questo tema seguendo l’eredità di Berlusconi».
La polemica con la Lega
Pascale non svela se Berlusconi la pensasse davvero così sullo ius soli: «Non mi permetto di dire quello che pensava il presidente Berlusconi. Posso dire quello che ho imparato io stando accanto a lui: il valore delle evoluzioni in politica. Sul presidente ci si è sempre divisi in tifoserie, ma comunque la si pensi non si può negare che, da politico come da imprenditore, sia sempre stato un uomo molto lungimirante».
Poi attacca la Lega: «Salvini e Vannacci non hanno il polso della realtà. Vanno bene i valori tradizionali, ma se la politica non considera le evoluzioni della società, finisce che il popolo è più avanti della politica. Siamo una società multirazziale, e va bene così: lo dico da cristiana». Poi chiarisce: «Io sono napoletana e bisessuale, si figuri se mi può piacere la Lega di Salvini e Vannacci!».
Marina e Piersilvio
L’ex fidanzata di Berlusconi dice di non sapere se la svolta in Fi sia dipesa da Marina e Piersilvio Berlusconi: «Ma so che sono persone che conoscono e sanno stare al passo con la società. Se c’è un loro ruolo, si sente già la differenza in positivo». E dice di aspettarsi che Tajani voti con le opposizioni in caso di contrasti con Lega e Fratelli d’Italia: «I responsabili politici sono loro: immagino che prima di iniziare una battaglia abbiano considerato le conseguenze. Tajani sta dimostrando coraggio e spero che continui a farlo». Poi l’ultima battuta: «Io sarei a favore anche dello ius cannabis! Col proibizionismo la destra crede di risolvere un problema, e invece lo alimenta».
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2024 Riccardo Fucile
ESPULSO DAL M5S, L’EX PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA ORA SI CANDIDA ALLA PRESIDENZA DELLA REGIONE LIGURIA PER “UNITI PER LA COSTITUZIONE”
Riecco un altro che ci ha ripensato. Un altro che aveva detto basta con la politica: «Torno a fare un altro lavoro e per di più conto di non votare». Nicola Morra, insegnante deluso dalla deriva governista dei 5 Stelle, è il primo candidato alla presidenza della Regione Liguria con il cartello Uniti per la Costituzione, lista già presente in Consiglio comunale a Genova con l’altro ex 5 Stelle Mattia Crucioli.
Corre l’agosto del 2022, ultimi giorni del governo Draghi e di una legislatura forse tra le più folli della Repubblica, quando Nicola Morra, classe ’63, nato a Genova ma cresciuto a Cosenza, grillino della primissima ora, cocco di Beppe Grillo, due volte senatore tra il 2013 e il 2022, presidente della commissione Antimafia, annuncia di chiudere un capitolo della sua vita. Lo fa attraverso un video postato sul suo profilo Facebook: «Ho deciso di tornare a fare un altro lavoro da cittadino. E credo che sia la cosa più giusta». Inoltre, fa un ulteriore passo non dimenticando di avere cavalcato l’antipolitica: «Probabilmente mi asterrò dal votare, come facevo prima del 2011 allorquando a Cosenza si è presentato il M5S, per il quale sono stato candidato».
La posizione di Morra appare monolitica. «Nicola è tutto d’un pezzo» dicono i colleghi che ne vogliono sottolineare la coerenza. D’altro canto, proprio per coerenza, l’ex presidente della commissione Antimafia decide di non sostenere il governo Draghi e così viene espulso dal M5S, assieme ad altri 14 parlamentari. Nel mezzo l’ex grillino si distingue per una serie di testacoda
Il più clamoroso, quello dopo la morte dell’ex governatrice azzurra Jole Santelli: «Era noto a tutti che fosse una grave malata oncologica. Umanamente ho sempre rispettato la defunta Jole Santelli, politicamente c’era un abisso». Affermazione da cui prendono le distanze pure i 5 Stelle. Poi ritratta ma il caso è più che scoppiato. Non è la sola uscita che fa trasecolare gli ex compagni 5 Stelle.
Nel novembre del 2021 finisce nell’occhio del ciclone perché, espulso dal Movimento, scrive alla presidente del Senato Elisabetta Casellati perché rivuole l’indennità di carica da presidente dell’Antimafia, circa 1.300 euro netti, e se possibile chiede anche gli arretrati visto che all’epoca della nomina aveva deciso di rinunciarvi.
Si giustifica: «L’ho chiesto in modo da poterci pagare un giornalista, addetto stampa». Mossa che lascia di stucco mezzo Senato anche perché era stato lui stesso nell’aprile di quell’anno a vantarsi della moda lanciata dai grillini di rinunciare alle indennità di carica. Certo, dalla politica si può faticare a star lontani: a giugno corre, ed è eletto, al Consiglio comunale di Vado Ligure. Adesso spera che l’ultima giravolta lo porti più in alto: alla Regione Liguria.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2024 Riccardo Fucile
IL VICEPREMIER A VERONA: “VIGILIAMO SULLA RIFORMA CALDEROLI. NO AUT AUT SULLO IUS SCHOLAE”
La foto politica di giornata, nel cuore del Nordest conteso tra FdI e Lega, è questa: il leader di
FI e vicepremier, Antonio Tajani, circondato da ventimila capi scout, dal cardinale Matteo Zuppi e da diciotto vescovi, dal sindaco veronese Damiano Tommasi e dalle tre ex ministre Pinotti, Bonetti e Garavaglia più da Marco Tarquinio, ex direttore di Avvenire oggi europarlamentare. Chiesa e centrosinistra al completo e in prima fila, come in tutti i tre giorni del maxi raduno Agesci del 50°: assenti invece pure alla messa conclusiva, celebrata dal presidente Cei, esponenti e leader della destra di governo, compreso il governatore veneto Luca Zaia, solitamente attento a non mancare nemmeno la più piccola sagra di paese. A confermare la crescente distanza tra mondo cattolico e destra anti-stranieri e pro-autonomia, l’isolamento dell’ex scout Tajani tra decine di manifesti alzati dai giovani con la scritta “Felici di accogliere, Ius scholae”.
Non è però solo uno scatto sorprendente a sancire lo strappo di Tajani, già reduce dal meeting di Cl a Rimini, rispetto alla chiusure di Meloni, Salvini e Vannacci su valori cristiani e diritti civili. L’unico esponente politico citato dal ministro degli Esteri, invitato a chiudere la “Route” del mondo scout, è stato il defunto presidente del parlamento europeo David Sassoli, sempre Pd. «Io però – l’imbarazzata giustificazione di Tajani rispetto a una frattura attentamente non evitata – non ci penso nemmeno a minare l’alleanza di governo. La priorità resta la manovra economica, ma su Ius scholae e Autonomia dentro la coalizione ci sono idee e valori di riferimento diversi ed è giusto discuterne». Opportuno fino al punto da allineare FI, su questioni cruciali come accoglienza, diritti civili e autonomia, sulla linea Cei-centrosinistra-M5S, opposta a quella dei partner di destra. «Io devo occupare lo spazio vuoto al centro tra Meloni e Schlein – il mantra di Tajani a Verona – altrimenti in Italia non si vince e si fa la fine di Le Pen in Francia. Al governo con Pd e 5S però non ci andrò mai, il mio impegno è con il centrodestra».
A spostare il peso della sua scelta politica di «essere qui anche da solo», i richiami del cardinale Zuppi, di capi e guide scout. Il presidente Cei, dopo il messaggio di papa Francesco, ha denunciato il «rischio che a prevalere sia l’autonomia di ogni tribù», tra gli applausi ha avvertito che «solo insieme si rinsalda il patto di alleanza di un popolo» e ha esortato a «non chiedere il passaporto a chi s’incontra». Chiara anche la linea del Vaticano sulla cittadinanza: «Accogliere tutti – l’invito di Zuppi – e considerare come proprio Paese l’intera casa comune, rifiutando la politica più attenta ai sondaggi che alle persone». Applausi e cori di condivisione, dai ventimila scout, in anticipo da anni su temi come parità di genere, libertà religiose, diritti Lgbt e accoglienza dei migranti. Piena, sul palco del raduno, l’adesione di Tajani ad aperture che in parlamento sono proprie del centrosinistra. «Nulla di strano – ha insistito – se dentro il governo si hanno idee diverse. La famiglia Berlusconi può dare consigli, ma non detta la linea. Lo Ius scholae non è la priorità dell’autunno e io non dò aut aut: è chiaro però che al termine positivo dell’interno ciclo della scuola dell’obbligo, qualsiasi sedicenne deve vedersi riconosciuta la possibilità di fare domanda per ottenere la cittadinanza italiana. Nessun lassismo, nessun arretramento sui clandestini e no allo Ius soli preteso dalla sinistra: chiedete però alle imprese cosa ne pensano sulla concessione del passaporto italiano a chi studia qui, parla la nostra lingua, rispetta la Costituzione e canta il nostro inno. Non mi risultano contrari, nella quarta nazione mondiale per esportazioni».
Fuori dal coro di destra, il vice di Giorgia Meloni, anche sull’Autonomia. «L’abbiamo votata – ha ripetuto – e non pensiamo che il referendum aiuti a risolvere i problemi del Sud. Ora però va fatta bene per tutelare tutti i cittadini. Vigilare, non significa minare il governo». Minaccia piuttosto di minarlo la conclusione locale che il vicepremier ha voluto anticipare, di un anno e mezzo, senza esserne sollecitato. «Rispetto alle regionali in Veneto – ha detto a sorpresa – il nostro candidato sarà Flavio Tosi. È un vincente e sul tavolo della coalizione FI metterà il suo nome». Spazzati via il quarto mandato ancora preteso dal leghista Zaia, storico rivale dell’ex sindaco di Verona, e le ambizioni del senatore meloniano Andrea De Carlo. Dal sì Ue a von der Leyen allo Ius scholae, dal “ni” all’autonomia alla pretesa della guida del Veneto «per il secondo partito del centrodestra»: lo scout Tajani sarà pure «un partner politico leale», ma con la sua voce il mondo cattolico comincia a dire che se la destra si rivela estrema deve cercarsi un’altra base.
(da agenzie)
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Agosto 26th, 2024 Riccardo Fucile
“UN AEREO FA OTTO VOLI AL GIORNO, UN TERZO PIU’ DI PRIMA”
Nelle settimane estive a molti è toccato mettere in valigia anche un bel po’ di pazienza. I ritardi, le cancellazioni e i disagi della fine di giugno nei cieli del Vecchio Continente sono proseguiti a luglio e anche ad agosto. «C’è una crisi del sistema determinata dalla crescita», dice al Corriere della Sera Pierluigi Di Palma, presidente dell’Ente nazionale per l’aviazione civile (Enac).
In che senso «crisi di crescita»?
«Il traffico sta aumentando troppo e l’intera infrastruttura europea — aeroporti, vettori, gestori del traffico, società di handling e catering — non regge questi ritmi».
Anche in Italia?
«Le criticità sono causate altrove, noi subiamo le conseguenze di quei disagi».
Come mai
«Un aereo fa 6-8 voli al giorno e tocca diversi scali dell’Europa. Il primo ritardo che registra difficilmente lo azzera, anzi: con il passare delle ore aumenta e questo si ripercuote sui viaggi successivi».
Eppure tutto il settore aveva promesso un’estate 2024 senza intoppi.
«La verità è che in Europa non ci sono stati molti investimenti dopo la pandemia, anche tra le società di gestione del traffico aereo. Enav in Italia è un’eccezione, ma subisce le difficoltà degli altri che durante il Covid hanno mandato a casa i professionisti. E i nuovi assunti richiedono un certo periodo di formazione».
Anche gli aeroporti mostrano segni di sofferenza.
“È così. Ma questo perché la domanda di viaggio continua a superare l’offerta. I passeggeri sono tanti».
È stata sbagliata la pianificazione?
«Sarà un elemento che andremo ad approfondire. Basti pensare che a giugno gli aeroporti italiani hanno registrato 21,5 milioni di passeggeri, più di quelli di luglio (21,2 milioni) e agosto (21,3 milioni) dell’anno scorso, un periodo record che continua».
L’infrastruttura aerea inizia a essere insufficiente?
«L’Europa sembra avvicinarsi al collasso da questo punto di vista. Ma del resto non si possono più pianificare i flussi prevedendo aerei con un tasso di riempimento medio del 75% perché oggi sono pieni al 90%. A parità di voli nei terminal si riversano più persone”
Dove stanno sbagliando gli operatori?
«Ci sono molti scali che non lavorano sulla capacità infrastrutturale — cioè sulla base dei volumi accettabili per poter offrire un servizio di qualità —, ma su quella operativa: posso gestire 100 voli e quelli gestisco. Peccato che oggi quelli sono quasi pieni, mentre prima non lo erano».
E questo cosa comporta?
«Che se non si aumentano gli addetti ai banconi del check-in, alla sicurezza, alla gestione dei bagagli, all’imbarco allora con si registrano lunghe code, disagi, maggiore tensione».
In Italia quali sono gli aeroporti che seguite con maggiore attenzione da questo punto di vista?
Bergamo, Bologna, Palermo, Catania, Napoli e un po’ Venezia».
Cosa bisogna fare per uscire da questa crisi?
«Adesso non si può fare nulla. Cerchiamo di chiudere l’estate e dal prossimo inverno iniziare a mettere ordine alle infrastrutture aeroportuali. Il fatto è che se l’Italia fosse isolata non avremmo problemi, ma operando in un sistema di vasi comunicanti con gli altri Paesi finiamo anche noi in mezzo ai disagi».
C’è chi dà la colpa al maltempo.
«Chi lo fa non è sincero. Il maltempo finora incide per una parte, non maggioritaria. Ci sono stati eventi che hanno creato problemi, certo, ma non è la causa principale dei ritardi. Qui c’è un deficit infrastrutturale perché gli aeroporti non sono commisurati ai tassi di crescita. E non sempre per colpa loro».
In che senso?
«Beh, tutto il sistema si muove e investe sulla base delle previsioni e degli scenari. Dopo la pandemia i numeri davano una ripresa del traffico ai livelli del 2019 addirittura al 2028. Siamo al 2024 e abbiamo già superato quei valori».
Mi permetta di insistere: non è che gli operatori — compagnie, aeroporti — hanno fatto una programmazione un po’ troppo esagerata?
«Ma mica si può chiedere a loro di rinunciare al business, peraltro d’estate quando si mette sempre un po’ di fieno in cascina per affrontare la stagione invernale dove invece si perdono soldi».
E ai cittadini-passeggeri cosa si può consigliare?
«Di valorizzare le “valli”, cioè quei momenti della giornata e della settimana dove il traffico aereo non è ai suoi picchi».
Per esempio?
«Partire la mattina, anche magari in orari non proprio comodissimi, ma almeno è il primo volo e non eredita ritardi. Poi partire il martedì, il mercoledì, il giovedì, evitando il venerdì, la domenica e il lunedì».
Da presidente dell’Enac come giudica il via libera Ue alle nozze Ita Airways-Lufthansa?
«È un’ottima notizia. Non solo perché garantisce un futuro al vettore italiano, ma anche perché consentirà a un gruppo grande come quello Lufthansa di usare Fiumicino come “valvola di sfogo”, drenando traffico dall’Europa centrale che in questo momento è in difficoltà nella puntualità e regolarità».
(da agenzie)
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