Agosto 19th, 2024 Riccardo Fucile
TUTTI, DENTRO FDI, ERANO INFORMATI DALLA SERA PRIMA DELL’ARTICOLO DEL DIRETTORE E IERI MATTINA, SUGLI SMARTPHONE DEI PARLAMENTARI, È ARRIVATO L’ORDINE, DIRAMATO DAL BRACCIO DESTRO (DI GIORGIA MELONI, GIOVAMBATTISTA FAZZOLARI: “USCITE SU QUESTO”… GRIDARE ALL’ASSEDIO, PER LA DUCETTA, È FONDAMENTALE PER DISTRARRE L’OPINIONE PUBBLICA DAI VERI GUAI: LE CASSE VUOTE, LA MANOVRA LACRIME E SANGUE IN ARRIVO E LE DIVISIONI NELLA MAGGIORANZA
Il grande silenzio delle campagne della Valle d’Itria proprio non riesce a infondere
serenità nell’animo di Giorgia Meloni. Sono giorni che la premier, dalla masseria dove è in vacanza, telefona, chatta e messaggia con direttori di giornali. Gli articoli sulla sorella Arianna, descritta come una tessitrice di nomine pubbliche, l’hanno mandata su tutte le furie.
«Usano lei per attaccare me», ripete, mentre Arianna è lì, in vacanza nella sua stessa masseria. Se ne era lamentata già altre volte in questi quasi due anni di governo, incurante del fatto che non sia irrilevante, ai fini dell’interesse pubblico, che abbia piazzato proprio la sorella – moglie del ministro Francesco Lollobrigida – al vertice di Fratelli d’Italia, il primo partito della maggioranza.
Ma c’è un di più in questa storia, che va analizzato attraverso la cronaca dei fatti per capire fino a dove si è spinta la macchina della propaganda di Meloni, fino al punto, cioè, di voler correre il rischio di incrinare le linee di demarcazione tra poteri e contropoteri dello Stato.
Tutti, dentro FdI, erano informati dalla sera prima che l’indomani mattina avrebbe aperto Il Giornale un articolo firmato dal direttore Alessandro Sallusti, e con il titolo a caratteri cubitali: «Vogliono indagare Arianna».
Prima domanda: come mai i vertici del partito della premier conoscevano il contenuto del pezzo con molte ore di anticipo? La cosa non deve stupire troppo, perché la testata da tempo si contraddistingue per vicinanza e organicità al governo. L’ultima fatica letteraria di Sallusti è un lungo libro intervista proprio con Meloni.
Il Giornale, inoltre, è di proprietà di Antonio Angelucci, parlamentare eletto con la Lega ma ora molto più vicino alla premier, da mesi interessato all’acquisto dell’Agi, l’agenzia di stampa in mano all’Eni, colosso aziendale controllato dal Tesoro, dunque dal governo.
L’intreccio di potere politico-editoriale è la cornice di un’operazione che – passo dopo passo – mostra di essere orchestrata nei minimi dettagli. Ieri mattina, molto presto, sugli smartphone degli addetti stampa di FdI e dei principali esponenti parlamentari viene inoltrato l’articolo di Sallusti con il seguente ordine: «Uscite su questo».
A impartirlo è Giovambattista Fazzolari, il sottosegretario fidatissimo di Meloni, qui nelle vesti di responsabile della comunicazione e di coordinatore di ogni singola dichiarazione, da Palazzo Chigi ai gruppi parlamentari, fino al partito.
La batteria di agenzie è impressionante: il messaggio degli eletti meloniani è fotocopiato. Nessuno mette minimamente in dubbio la tesi di Sallusti. Nessuno si cura dell’enormità del sospetto e dell’accusa di cospirazione.
A coronare la valanga di dichiarazioni dei suoi parlamentari arriva anche il suo contributo personale, in un colloquio con l’Ansa. Accuse mosse senza fare un nome né portare una prova
(da La Stampa)
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Agosto 19th, 2024 Riccardo Fucile
I PENSIONATI MILITARI AMICI DI PUTIN PERCHE’ NON SI FANNO PAGARE LA PENSIONE DALLA RUSSIA?
Ci sono due modi per valutare la probabile nascita di un partito di ex-militari guidato da Roberto Vannacci e dal suo fedelissimo Fabio Filomeni. Il primo è riderci su, ricordarsi gli sgangherati generali radiofonici di Alto Gradimento o i fantagolpisti in mimetica di «Vogliamo i Colonnelli» e dire: vabbè, film già visto, allucinogeni del passato, solito pollaio.
Quell’idea di risolvere i problemi italiani manu militari, molto tempo fa, faceva sghignazzare anche la destra, che più volte candidò alti ufficiali nelle sue liste ma poi li tenne sempre nel retropalco, convinta che la politica fosse una cosa troppo seria per consegnarla alle biografie di caserma.
Poi ci fu l’avventura del mitologico generale Antonio Pappalardo e dei suoi gilet arancioni, ma anche dei Pensionati in Divisa, del Melograno Mediterraneo, del Movimento Italia Libera, del Fronte No-Vax: mai preso un voto sotto qualsiasi sigla, solo un sacco di denunce compresa una per vilipendio al capo dello Stato quando si presentò al Quirinale con un fantasmagorico mandato d’arresto per Sergio Mattarella.
Insomma, ci sarebbero molti motivi per etichettare il movimento Europa Sovrana che Filomeni sta organizzando come il solito cinepanettone in divisa, niente di allarmante.
Poi c’è l’altro modo di guardare la cosa. La dichiarata adesione al fan club di Vannacci di un numero imprecisato di militari in pensione, che fa immaginare larghe simpatie anche tra chi è ancora in servizio. Un certo mistero sugli organi direttivi di Europa Sovrana, che non compaiono sul sito, assolutamente anonimo nella parte che descrive l’organigramma e l’articolazione dell’associazione.
I due obbiettivi principali indicati agli iscritti: uscita dalla Nato e recupero delle relazioni politiche e commerciali con la Russia di Vladimir Putin. La visione dell’Unione europea come burocrazia infedele e «usurpatrice dell’idea d’Europa». L’attacco al presidente Mattarella nell’ultima intervista di Filomeni. Un movimento gestito da ex-ufficiali del nostro esercito che si esprime apertamente contro le alleanze, i trattati e gli impegni di difesa sottoscritti dalla Repubblica, in contrapposizione persino con il Capo dello Stato, è un inedito assoluto e suscita domande.
Il programma di politica estera di Europa Sovrana è condiviso da Roberto Vannacci, che non è un pensionato ma un generale in aspettativa? E, nel caso, come si pone rispetto a queste tesi la Lega, che esprime il vicepresidente del Consiglio e ha appena avuto in Vannacci il suo candidato di punta alle Europee? Sono ambiguità che vanno dissipate, perché il problema non è la nascita o la crescita in Italia di tentazioni golpiste (grazie al cielo siamo fuori da quella vicenda) ma la credibilità del Paese e delle sue forze armate, che non meritano di essere consegnate al sospetto di ogni soggetto con cui l’Italia ha stipulato patti vincolanti.
Insomma, qualcuno dovrà occuparsi di chiudere il vaso di Pandora aperto da Matteo Salvini con la candidatura del generale e con l’incoraggiamento delle ambizioni sue e dei suoi amici, evidentemente smisurate. Finora quel contenitore ha sprigionato puzze fastidiose ma di scarso rilievo, un razzismo mascherato da notifica delle differenze, il solito sessismo alla Ferribotte – «Concettina, componiti» – e deprimenti richiami acchiappa-voti alla mitologia della Decima Mas.
È stato sgradevole ma sopportabile per una democrazia ben consapevole che certi tic ancestrali resistono anche nelle società più avanzate, figuriamoci da noi. Ma adesso sta succedendo altro. Adesso questo generico bla-bla reazionario inizia a evolversi sul terreno della politica estera, in modo incompatibile con l’appartenenza a un partito di maggioranza e con la reputazione del nostro esercito. Adesso dovremmo cominciare a dirci: è vero, sembra Alto Gradimento, ma è tutto vero, è un pezzo della politica italiana e non fa ridere per niente.
(da La Stampa)
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Agosto 19th, 2024 Riccardo Fucile
MELONI LANCIA L’ASSALTO A GIUDICI E MEDIA, TRA FINTE COSPIRAZIONI E NOTIZIE SEGRETE
Alle 17.56 il teleobiettivo premia il fotografo appostato dietro il muretto a secco:
«Eccola». È Arianna. Costume intero color carne, pareo turchese in vita. È l’unica inquilina della masseria Beneficio che non riescono mai a immortalare. «Da giorni è un fantasma». Oggi è lei lo snodo di un governo e di un Paese. Il simbolo vivente del fantomatico complotto ordito ai danni di Palazzo Chigi. La clava con cui Giorgia Meloni seda ogni dissenso nella maggioranza. E manda un avvertimento brutale alle toghe.
Complotti e gavettoni, gara di tuffi e schiaffi alla magistratura. Pace e guerra. Ma soprattutto paranoia, che avvolge la famiglia Meloni. Si alimenta di voci incontrollate, emissari, millanterie sussurrate e retroscena dei giornali amici. La masseria Beneficio è un bunker. E così, mentre incontra Matteo Salvini – che dopo lo spritz si mostra a petto nudo e si tuffa in piscina – Meloni detta una dichiarazione in cui si assume la responsabilità politica e morale dell’assalto ai giudici e ai media. Trasformando una indiscrezione in un fatto: «È molto verosimile – mette il sigillo – quanto scritto da Sallusti».
Non è la prima volta che la leader sceglie di denunciare imprecisati complotti ai suoi danni. È un metodo appreso dal Cavaliere, spiegò tempo fa ai sondaggisti con cui si consulta: «E funziona». Gridare all’assedio è utile soprattutto in questa fase. Serve a sedare una maggioranza litigiosa, alle prese con casse vuote e liti sullo Ius scholae. La mossa mira insomma anche a costringere i fratelli Berlusconi a rientrare nei ranghi, evocando la battaglia finale a cui è chiamata la maggioranza.
Eppure, c’è dell’altro. Stavolta sembra diverso. La premier si espone molto, forse troppo. Come fosse davvero convinta che la sorella finirà presto in qualche inchiesta, accusata di traffico d’influenze. Le voci su Arianna, in realtà, girano da mesi. Sono sussurri che si intrecciano con indiscrezioni alimentate da persone vicine alla presidente del Consiglio, spiegano meloniani di prima fascia. Gente che ha accesso alla cerchia più ristretta e la avvisa di complotti e tentativi di affossarla.
Di certo, le parole della premier sono durissime. E lasciano attonita la magistratura. Tra le toghe si registra sgomento, in queste ore. Preoccupazione per una presidente del Consiglio che cavalca indiscrezioni su potenziali indagini sulla sorella, senza che ad ora risulti un atto concreto di qualche Procura. Una mossa preventiva fuori da ogni binario di civile convivenza tra poteri dello Stato. E se invece sapesse davvero qualcosa? Se davvero qualche inquirente fosse al lavoro su profili penali, circostanza che ovviamente nessuno può escludere? Allora bisognerebbe rispondere a un’altra domanda: da chi arriva conferma della verosimiglianza di una notizia coperta da segreto?
Ricostruiamo le ultime ore, per tornare poi in masseria. Sabato sera Palazzo Chigi sa in anticipo che Alessandro Sallusti pubblicherà l’indomani sul Giornale l’editoriale su Arianna. Il direttore sente direttamente la premier. I Fratelli d’Italia si preparano alla battaglia. Al mattino parte una batteria di dichiarazioni in difesa della sorella della leader, finché Giovanni Donzelli mette il sigillo all’operazione: non riusciranno a ricattarci. Chi, come, dove? Nessuna risposta.
Nella masseria, intanto, la routine non cambia. Andrea Giambruno gioca in piscina con un racchettone e finisce eliminato come al solito – «fuori, Giambruno, sei fuori!», urlano i ragazzini. Il presidente di Sport e Salute Marco Mezzaroma prende il sole. Matteo Salvini pianifica l’azione di governo con Meloni e il presidente della Camera Lorenzo Fontana (entra quasi camuffato, occhialoni neri e cappellino in fronte, non è d’altra parte del tutto ortodossa la sua presenza). Giambruno esce per fare un giro in bici e sfotte i cronisti che lavorano sotto il sole. Un drone vola come una zanzara sopra i giornalisti (tre giorni fa si è avvicinato troppo, ha urtato un ramo, è precipitato e ha costretto due carabinieri a una complessa ricerca tra gli ulivi).
Eppure, anche i giochi d’acqua e gli aperitivi rinforzati non sedano la paranoia d’agosto. Rispetto ai generici tentativi di ricatto denunciati già lo scorso 4 gennaio, il teorema si arricchisce del dettaglio decisivo di Arianna: colpiscono lei, è la tesi, per affondare me. La premier pensa che esistano settori imprenditoriali, mediatici e giudiziari che vogliono rovesciare un governo eletto. La ragione risiederebbe nel progetto di riformare la giustizia e separare le carriere dei magistrati. Arianna, dicevamo: non esce quasi mai, in attesa di ripartire presto con le figlie per un altro luogo di villeggiatura. A chi l’ha sentita, ha detto soltanto: «Sono tranquillissima, ho la coscienza limpidissima. Non mi spiego queste indiscrezioni, non ho fatto nulla di male».
Solo la cronaca potrà confermare o smontare la congiura d’agosto. Intanto Meloni e Salvini sentono al telefono Antonio Tajani e concordano dieci giorni di tregua. La premier comunica che sarà Fitto il commissario europeo. Parla con il leghista dei vertici Rai e apprende dal segretario del Carroccio che il generale Roberto Vannacci sarebbe pronto alla scissione. Ma sono beghe da aperitivo. Appena Salvini saluta, dal bunker viene trasmesso il comunicato in sostegno di Arianna. A Ceglie Messapica, intanto, un black out lascia un Paese senza corrente per un giorno. Solo un generatore salva gli ospiti della Beneficio. C’è luce in trincea.
(da La Repubblica)
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Agosto 19th, 2024 Riccardo Fucile
SALLUSTI: “LA INDAGHERANNO”, MA FA FINTA DI NON SAPERE CHE IL REATO DI TRAFFICO D’INFLUENZE E’ INAPPLICABILE
Arianna Meloni come Silvio Berlusconi: perseguitata. Il paragone definitivo è arrivato direttamente dalla sorella, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, amareggiata nonostante la vacanza in masseria e il pranzo col vicepremier Matteo Salvini. La giornata era cominciata col titolo in prima pagina del Giornale, in maiuscolo: “Vogliono indagare Arianna Meloni”. Un “retroscena” firmato dallo stesso direttore Alessandro Sallusti, che ha un ottimo rapporto con la premier di cui, dicono fonti di Fratelli d’Italia, avrebbe raccolto le preoccupazioni, aumentate dopo le accuse e le allusioni su Arianna di Matteo Renzi e dei suoi accoliti. Giorgia Meloni ha finito per confermare: “Purtroppo – ha detto all’Ansa alle 18 – reputo molto verosimile quanto ha scritto” Sallusti e d’altronde “è uno schema visto e rivisto soprattutto contro Silvio Berlusconi: un sistema di potere che usa ogni metodo e sotterfugio pur di sconfiggere un nemico politico che vince nelle urne la competizione democratica. Hanno setacciato la vita mia e di ogni persona a me vicina senza trovare nulla”.
Vediamo allora cosa ha scritto Sallusti. Si parte dalle recenti notizie sull’attivismo di Arianna Meloni riguardo le nomine (sempre smentito dall’interessata): Il Fatto, il 13 agosto, ha rivelato un meeting delle sorelle Meloni per la scelta a settembre dei nuovi vertici Rai, smentito dalle interessate (Arianna nega anche di conoscere la nuova ad di Terna, Giuseppina Di Foggia, da molti iscritta in “quota” sua); il 14 agosto la Repubblica ha raccontato che la sorella della premier sarebbe interessata a cambiare l’ad di Trenitalia facendo spazio a una sua amica, Sabrina De Filippis. Sallusti nota poi come Italia Viva si fosse buttata sulla cosa e lascia intendere “una manovra occulta, campo in cui Renzi da sempre eccelle”. Per il direttore del Giornale questi sono “segnali che gli occhi esperti leggono come una calma foriera di tempesta”, “ovviamente giudiziaria”. Il nostro conosce pure il reato: traffico di influenze.
Al suo sguardo navigato sfugge però che quella fattispecie di reato è stata modificata (depotenziata) proprio dal governo Meloni. La nuova versione stabilisce che non è punibile il “mediatore” che trae un vantaggio politico dalla sua azione (per esempio una nomina), ma solo quello che ne trae un vantaggio economico in denaro o altra utilità. Tant’è, l’uscita dell’articolo ha innescato una – ovviamente coordinata – raffica di dichiarazioni di dirigenti di Fratelli d’Italia: dal genero di Ignazio La Russa Marco Osnato al castigatore di Peppa Pig Federico Mollicone, passando per la ministra (lei sì, imputata) Daniela Santanchè.
Il tutto “nell’aria afosa di questa apparentemente calma estate italiana”, come la definisce Sallusti. Un clima ideale per una “cospirazione di giornalisti, politici di sinistra e magistrati compiacenti”, ha chiosato Giovanni Donzelli, responsabile organizzativo FdI. A sera le dichiarazioni in serie erano oltre 30: il meloniano non riposa neanche in agosto.
(da ilfattoquotidiano.it)
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Agosto 19th, 2024 Riccardo Fucile
IL 25% DEGLI AVENTI DIRITTO STUDIA IN LOMBARDIA… TRA LE ALTRE NAZIONALITA’ INTERESSATE ANCHE QUELLE CINESI E MAROCCHINE
L’acquisizione della cittadinanza italiana è nuovamente al centro del dibattito politico,
dopo l’apertura di Forza Italia all’introduzione dello Ius scholae. Un cambiamento, che legherebbe l’acquisizione della cittadinanza al compimento di un intero ciclo di studi (secondo precedenti formulazioni discusse in Parlamento chi ha frequentato regolarmente per almeno 5 anni, uno o più cicli scolastici presso istituti appartenenti al sistema nazionale di istruzione) riguarderebbe oltre 300mila dei 914.860 alunni che studiano in Italia e non hanno ancora compiuto 17 anni. Questi ragazzi (11,2% degli studenti totali nel Paese) non hanno la cittadinanza italiana perché figli di genitori stranieri, essendo in vigore lo ius sanguinis). I dati sono frutto di uno studio di Openpolis, che ha elaborato i numeri del rapporto annuale Istat 2022, facendo poi riferimento all’anno scolastico 2022-2023. I numeri, che testimoniano un aumento del 4,9% rispetto all’anno precedente, sono stati diffusi nei mesi scorsi anche da organizzazioni come Oxfam e Save the Children.
In Lombardia il 25% degli interessati
I bambini e i ragazzi stranieri iscritti alle scuole di infanzia, elementari, medie e superiori vivono soprattutto nell’Italia settentrionale (14% nel Nordest e 15% nel Nordovest rispetto al totale degli studenti), mentre i numeri scendono lievemente al Centro 13% e di molto nel Sud e nelle Isole, dove si arriva fino al 5%. Proporzionalmente, i bambini che beneficerebbero dello ius scholae si concentrano in regioni come la Lombardia, dove si raggiunge il 25%. Sommati a quelli di Veneto, Piemonte, Emilia-Romagna e Lazio, si arriva al 68% dei potenziali aventi diritto. Le percentuali rispecchiano una stima di massima, perché basata sull’ipotesi che i bambini abbiano frequentato la scuola dai 6 anni e che non abbiano interrotto gli studi prima dei 16, età limite prevista dalle norme sull’obbligo scolastico.
L’aumento dei nati in Italia
Altro dato interessante, questa volta di un rapporto del ministero dell’Istruzione, è quello degli studenti stranieri che sono nati in Italia. Nel quinquennio tra l’anno scolastico 2018-2019 e il 2022-2023 il numero degli studenti con cittadinanza non italiana, ma nati nel nostro Paese, è passato da oltre 553mila a quasi 599mila. Il 65,4 per cento degli studenti stranieri è quindi è nato in Italia, ma non ha la cittadinanza.
I Paesi di provenienza. In testa la Romania, seguono Albania e Cina
Sono circa 200 i Paesi di origine degli studenti con cittadinanza non italiana. La maggior parte, ovvero il 44,42 per cento, è di origine europea. Seguono gli studenti di provenienza africana (27,25 per cento) e asiatica (20,27 per cento). Gli studenti di origine rumena, albanese e marocchina rappresentano oltre il 40 per cento degli alunni con cittadinanza non italiana. Infatti, dei bambini che sarebbero interessati da un’eventuale introduzione dello ius scholae, il 26% ha origini romene, il 10,1% albanesi, il 9,6% cinesi. Poi il Marocco, appena fuori dal podio con il 9,1%. Sono percentuali che non riflettono solo la numerosità delle collettività in Italia per le singole nazionalità, ma anche il diverso accesso da parte dei minori alla cittadinanza italiana attraverso i genitori. Per esempio, i cinesi adulti hanno minore propensione ad acquisirla, riducendo le opportunità di un bambino cinese di diventare un italiano di seconda generazione. Diverso il caso dei ragazzi albanesi e marocchini, molti dei quali hanno acquisito la cittadinanza nel momento in cui i genitori sono diventati italiani e sono di conseguenza usciti dalla platea dei potenziali beneficiari della legge.
(da Il Corriere della Sera)
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Agosto 19th, 2024 Riccardo Fucile
AL CARCERE DI TARANTO SI E’ RIFIUTATO DI VISITARE LE CELLE: “NON MI INCHINO A LA MECCA DEI DETENUTI”…ALLORA SI DIMETTA, VISTO CHE E’ SUO COMPITO VIGILARE SUL SISTEMA CARCERARIO, E’ PAGATO PER QUELLO
Ieri l’ultimo suicidio in carcere. Un detenuto di 35 anni si è tolto la vita nel penitenziario di Parma. Era stato appena trasferito da Ancona e si trovava in isolamento. Dall’inizio dell’anno si sono tolti la vita 67 detenuti. Un trend drammatico: nel 2022 si tolsero la vita 85 detenuti, il numero più alto dal 1990. Il 2024 rischia di essere peggio.
Nonostante questo il dibattito politico resta lontanissimo dal trovare soluzioni per svuotare le carceri e affrontare alcuni dei problemi strutturali: un ricorso eccessivo alla carcerazione preventiva, la mancanza di strutture alternative al carcere, troppi pochi posto nelle Rems per i detenuti con problemi psichici. Figurarsi con questo governo parlare di amnistia o indulto per svuotare le carceri.
Ieri, a Ferragosto molti esponenti politici si sono recati in visita nelle carceri del nostro paese, così come i garanti dei detenuti. Un impegno organizzato dai Radicali e dall’associazione Nessuno Tocchi Caino, che ha visto coinvolti tra gli altri il segretario di Italia Viva Matteo Renzi e il vicecapogruppo Pd alla Camera e Segretario di Demos Paolo Ciani.
Un Ferragosto in carcere anche per il Governo. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha visitato il carcere femminile della Giudecca, e successivamente a visitare una struttura appena rimessa a nuovo per la messa in prova. Il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro delle Vedove, è andato invece nella casa circondariale di Taranto. Nel carcere pugliese l’esponente di Fratelli d’Italia ha scelto di non visitare i detenuti, ma di incontrare solo gli agenti della Polizia Penitenziaria.
“Non mi inchino a La Mecca dei detenuti”, ha dichiarato all’uscita dal carcere di Taranto. Parole sprezzanti nei confronti degli esponenti politici che esercitano il potere ispettivo, una prerogativa di parlamentari e consiglieri regionali che è una garanzia democratica, ma soprattutto parole violente nei confronti di chi si trova chiuso in cella
Nel carcere di Taranto sono detenute 900 persone, per 500 posti disponibili. Un sovraffollamento che sfiora il 50%. Nonostante questo Delmastro ha ritenuto superfluo, o peggio sbagliato, andare a incontrare quegli uomini la cui vita è responsabilità dello Stato e di quelle istituzioni di cui Delmastro è uno dei massimi rappresentanti.
L’esponente del partito di Meloni se ne frega della vita dei detenuti, della loro dignità, del loro futuro, nonostante siano una sua precisa responsabilità. Peccato che il carcere sia una macchina di sofferenza, emarginazione e morte che non risparmia la Polizia Penitenziaria: dall’inizio dell’anno sono 7 gli appartenenti al corpo che si sono tolti la vita.
Oltre che a sostenere gli agenti ogni qual volta esce fuori un’inchiesta per torture, pestaggi e violenze, Delmastro dovrebbe occuparsi di tutto l’universo carcerario per salvare anche le vite di chi indossa una divisa. Ma non sembra interessato: gli basta mostrare il volto più feroce del governo, il ghigno di chi vuole solo buttare la chiave e seppellire e nascondere le vite dei detenuti.
In un’intervista di qualche anno fa, l’ex garante nazionale dei detenuti Mauro Palma invitava tutti noi a pensare il carcere non come un organismo chiuso, ma estremamente sensibile a quello che accade fuori, attento a ogni segnale di speranza. Gli effetti di un ministro che parla dei suicidi in carcere come di “un flagello imprevedibile”, e di un sottosegretario che non vuole “inchinarsi a La Mecca dei detenuti”, di un parlamento dove si discute solo di inasprire le pene e mai di come svuotare le carceri si traducono drammaticamente in numeri. I numeri dei suicidi, degli atti di autolesionismo, delle vite inghiottite.
(da Fanpage)
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Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile
UN’INDICAZIONE CHE SEGUE LA SPARATA DI MARINA BERLUSCONI CONTRO TAJANI (“SE PARLIAMO DI ABORTO, FINE VITA O DIRITTI LGBT MI SENTO PIÙ IN SINTONIA CON LA SINISTRA”) E L’INDICAZIONE DEGLI EREDI DEL CAV AI VERTICI DI FORZA ITALIA DI DISTINGUERSI DA MELONI E SALVINI
Diritti, giustizia ma anche maggiore capacità di distinguersi dagli alleati di governo,
Giorgia Meloni e Matteo Salvini. Non sono solo le parole d’ordine che Marina e Pier Silvio Berlusconi hanno dato nelle ultime settimane ai vertici di Forza Italia (Antonio Tajani si è subito allineato): il secondogenito del fondatore ha spiegato che questi dovranno essere anche i temi principali dei talk e dei telegiornali Mediaset alla ripresa della stagione televisiva a settembre.
E per farlo Pier Silvio, che è l’amministratore delegato del Biscione, ha chiesto a direttori e autori di dare maggiore spazio a una parte dell’opposizione: il Partito Democratico.
Un’operazione che va avanti da tempo, spiegano due fonti interne a Mediaset a conoscenza della questione. Almeno dalla scorsa estate quando il figlio di Berlusconi ha deciso di dare una sterzata “progressista” alle reti del Biscione con l’assunzione di Bianca Berlinguer e Myrta Merlino.
L’ordine è stato quello di puntare sugli ospiti più moderati del partito di Elly Schlein, rispetto a quelli del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra che vengono considerati troppo “radicali”. Insomma, un’opposizione con cui non possono esserci spazi comuni.
Dall’interno di Mediaset fanno sapere che i rapporti tra Pier Silvio e Schlein sono “cordiali” (non ci sono conferme di contatti, anche periodici) e che l’amministratore delegato di Mediaset stimi la leader del Pd, probabilmente anche vedendo in lei la futura presidente del Consiglio con cui sarà utile avere buoni rapporti.
La considera capace, nuova e in grado di superare la fase dell’antiberlusconismo dei vecchi dirigenti dem.
Non è un caso che il secondogenito di Berlusconi non abbia mai attaccato direttamente la leader del Pd limitandosi a chiedere a Forza Italia di “tornare a occupare lo spazio dei moderati”.
Anzi, dopo la presentazione dei palinsesti Mediaset di metà luglio a Cologno Monzese in cui Pier Silvio aveva fatto trapelare la sua volontà di scendere in campo, era stato Tajani a mettere in mezzo la segretaria del Pd dimostrandosi più realista del re: “C’è spazio per noi tra Meloni e Schlein”, aveva detto il segretario azzurro.
Intanto in questi giorni proseguono gli ammiccamenti tra i vertici di Forza Italia e il Pd su alcuni temi: la modifica della legge Severino per tutelare gli amministratori condannati in primo grado, norme per superare l’emergenza del sovraffollamento nelle carceri fino allo ius soli che ha già ricevuto lo stop di Lega e Fratelli d’Italia.
Convergenze che non stanno piacendo all’entourage della presidente del Consiglio Meloni. “Se Tajani vuole andare con il Pd e fare le nuove larghe intese tanti auguri! Si sta solo facendo usare per dimostrare che siamo fascisti…”, dice un dirigente di Fratelli d’Italia chiedendo l’anonimato perché non autorizzato a parlare della questione.
Ieri Meloni ha fatto uscire il capogruppo Tommaso Foti che ha sconfessato Forza Italia sullo ius soli: “Che l’opposizione provi a dividere la maggioranza è scontato, ma spetta a quest’ultima non farsi tirare per la giacca e realizzare, con serietà e pragmatismo, il programma che con il loro voto gli elettori hanno approvato, evitando di dividersi su temi che la sinistra oggi ritiene fondamentali, salvo averli accuratamente ignorati quando era maggioranza”.
L’irritazione aumenta alla luce delle prossime mosse: Forza Italia vuole portare con sé il deputato meloniano Andrea De Bertoldi, appena espulso da Fratelli d’Italia perché accusato di aver fatto alcune consulenze a imprese del settore geotermico.
Il nuovo corso di Mediaset però ha ricadute anche sugli altri partiti della maggioranza di governo. Da FdI fanno sapere da mesi di non sentirsi rappresentati abbastanza nei nuovi talk show del Biscione e, anzi, di essere trattati come un partito di opposizione. Per non parlare della Lega che ormai vede parte della famiglia come un nemico fino a proporre di alzare i tetti pubblicitari della Rai facendo infuriare Mediaset.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile
A SETTEMBRE, I NODI ARRIVERANNO AL PETTINE (FINANZIARIA, PNRR, PATTO DI STABILITÀ, MES, ETC.) ED INIZIERÀ UNA VIA TRUCIS PER IL GOVERNO MELONI CHE HA COME GOLGOTA IL REFERENDUM SULL’AUTONOMIA… L’ESITO È SCONTATO (SONDAGGI: CONTRARI ALL’AUTONOMIA DAL 65 AL 75%) E LA MELONA, CAPITA L’ANTIFONA, SI È PREMURATA DI AVVERTIRE CHE NON SE NE ANDREBBE SE LO PERDESSE… MA CHE FARÀ SALVINI DAVANTI AL CROLLO DELLA LEGGE-SIMBOLO DELLA LEGA?
Sotto gli ombrelloni o alla fine dello stillicidio di telefonate di Ferragosto, tra una freddura e una frittura (“Questo non è caldo… è cattiveria!”; “Si sta come nel forno con le patate”, etc.), tra i capoccioni dei Palazzi romani decolla immancabile la domandina: “Secondo te, quanto dura il governo Meloni?”.
Ebbene la voce prevalente tra coloro che ne hanno viste di tutti i colori e dolori, è che la Ducetta potrebbe mangiare il panettone 2024 ma difficilmente assaggerà la colomba pasquale 2025.
Alla ripresa settembrina, come scritto più volte, con la presentazione della Finanziaria i nodi arriveranno al pettine ed inizierà una interminabile Via Trucis. Per il governo Ducioni non basterà, infatti, il “tesoretto” derivante da inaspettate entrate fiscali per coprire i mille buchi (cuneo fiscale, pensioni, Superbonus, etc.) che minacciano di intaccare il consenso popolare di cui ancora gode Fratelli d’Italia.
Altro calcio in culo in preparazione è rappresentato dal voto in autunno in tre regioni (Umbria, Emilia-Romagna e Liguria), dove il “campolargo” della sinistra rischia davvero di fare bottino pieno.
Così, tra smorfie e moine da attrice di borgata, inizieranno a cadere le tante simulazioni del Camaleonte del Colle Oppio: in primis, quella di essere una leader liberal-conservatrice.
Infatti, del tutto ignara di cultura del potere e priva di una classe dirigente all’altezza, più che governare, in questi due anni di governo, la Melona è stata capace solo di fare l’opposizione all’opposizione.
Del resto, il Grande Balzo da via della Scrofa a Palazzo Chigi di Fratelli d’Italia avvenne grazie alla scelta, unico partito, di tenersi fuori dalla maggioranza del governo Draghi, risucchiando così la mega bolla del Papeete di Salvini (“Voglio pieni poteri!”) e anche una buona quota di voti arrabbiati di elettori grillini, proponendosi come Partito della Provvidenza, ultima occasione di cambiamento dopo i fallimenti di Lega e Movimento 5 Stelle.
La crescente stizza degli euro-poteri per l’ex “Regina della destra europea”, così tremante davanti alle caldane vannicciane di Salvini da perdere il controllo degli otoliti bocciando Ursula sia in Consiglio Europeo come premier, sia in Commissione come leader di Fratelli d’Italia, farà sì che la “Nazione”, come la chiama lei, non avrà un Commissario UE di prima fascia, né sconti sul Pnrr (come avuti da Francia e Germania), né aperture per riconfigurare il nuovo Patto di Stabilità.
Ma l’incazzatura dei poteri al comando dell’Unione Europea (Macron, Scholz, Tusk, Sanchez) verso l’unico stato che non ha ratificato il Mes, ora fa scopa anche con l’irritazione degli americani dopo che a Borgo Egnazia “Io so’ Giorgia”, presidente di turno del G7, ha confuso le apparenze e il cerimoniale con la realtà, pensando di trasformare il suo ego nell’ago della bilancia del summit, col risultato di scontentare tutti ed essere considerata da tutti velleitaria e, soprattutto, inaffidabile.
E soprattutto sul futuro prossimo di Meloni sta l’orizzonte, che potrebbe negare la colomba pasquale 2025 e far cadere Il governo prima della fine della legislatura 2027, del referendum abrogativo dell’Autonomia differenziata, legge simbolo di quello che resta della Lega di Salvini.
E dato che trovare una maggioranza dei due terzi in Parlamento è una sfida quasi impossibile, il referendum, previsto in primavera, sarà inevitabile.
Secondo gli ultimi sondaggi riservati, la percentuale di italiani pronti ad abrogare l’Autonomia tocca una forchetta che va dal 65 al 75%. Dato che non deve sorprendere visto che, oltre ai partiti di opposizione, è contraria Forza Italia, che raccoglie gran parte dei suoi voti in Sicilia, Calabra e Campania, dove la norma di Calderoli è vista come il fumo agli occhi, ma anche quella parte di Fratelli d’Italia di stampo statalista.
Quindi l’esito del referendum costituzionale è scontato, e la Meloni che nella conferenza stampa di fine 2023 aveva ammesso il baratto con Salvini (“L’autonomia si tiene perfettamente con il premierato”), una volta capita l’antifona, la Giovanna d’Orco della Garbatella si è premurata di travestirsi da orsolina e di avvertire che non se ne andrebbe se lo perdesse.
Davanti alla minaccia di una tale fine ingloriosa del governo Due-Meloni, il sottosegretario Alfredo Mantovano si è arrampicato così sugli specchi: “La premier ha fatto un discorso chiaro. Ha detto che questa riforma è uno dei punti più qualificanti del programma con il quale il centrodestra si è presentato agli elettori e ha avuto il consenso e la fiducia. Ci sono tanti altri punti del programma e il grado di apprezzamento del governo in carica da parte degli elettori sarà espresso sulla base dello sforzo e dei risultati di realizzazione dell’intero programma, quindi anche su questa voce specifica, ma non c’è un rapporto di causa effetto: se perde il referendum il governo va a casa. Non è mai stato presentato in questi termini”.
Quindi sappiamo che, anche in caso di sconfitta, a differenza di Renzi, Meloni non se ne va da Palazzo Chigi. Ma che farà Salvini davanti alla bocciatura delle legge-simbolo del Carroccio?
Il Capitone ha due strade. Come la sua premier, potrebbe spalancare le braccia e dire: pazienza, ci inchiniamo al voto del popolo sovrano. Oppure: visto lo stato di fibrillazione della Lega, l’altra via di Salvini potrebbe portarlo verso a un Papeete numero 2: l’addio all’alleanza di governo e con le conseguenti dimissioni del premier.
A quel punto Sergio Mattarella, prima di sciogliere le Camere, dall’alto del Colle aspetterà di vedere se la Ducetta riuscirà a rimettere in piedi una maggioranza di governo.
Altrimenti, in caso di voto anticipato, per Fratelli d’Italia sarebbe un disastro: si presenterebbe senza la coalizione di centro destra e quindi senza premio di maggioranza mentre per l’opposizione il campolargo si trasformerebbe in una “gioiosa macchina da guerra”.
(da Dagoreport)
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Agosto 18th, 2024 Riccardo Fucile
DONZELLI EVOCA UNA COSPIRAZIONE ORCHESTRATA ADDIRITTURA DA RENZI CHE REPLICA; “QUESTI VEDONO I FANTASMI, SOFFRONO DI ANSIA DA COMPLOTTO”
“Vogliono indagare Arianna Meloni”, titola il Giornale in prima pagina e in un editoriale
Alessandro Sallusti parla apertamente di “gioco di sponda” tra “giornali ostili, magistrati e sinistra” che nasconderebbe una vera e propria “campagna per accerchiare la sorella della premier”. Scoppia così il caso Arianna e con sistematico tempismo arriva la batteria di dichiarazioni di Fratelli d’Italia a esprimere sdegno, solidarietà e un avvertimento: “Non passerete”.
Il direttore del quotidiano di proprietà degli Angelucci evoca un presunto “metodo Palamara”, “in grado di deviare il corso della democrazia”. In pratica un sistema politico-giudiziario costruito ad arte “per azzoppare l’avversario”. La prova? Un’”attenzione sproporzionata” verso la dirigente di FdI che porterebbe all’accusa di “traffico d’influenze”.
Sallusti indica nei renziani i mandanti politici dell’operazione. A partire dalla senatrice Iv Raffaella Paita che aveva attaccato la responsabile della segreteria politica di via della Scrofa “per l’influenza sulle nomine Rai” e sul rinnovo dei vertici alle Ferrovie dello Stato. Accuse – scrive Sallusti – “amplificate sia da Maria Elena Boschi sia da Matteo Renzi”.
Il retroscena del Giornale, come detto, non passa inosservato in quel di FdI. Il primo a intervenire è il presidente dei senatori Lucio Malan che parla di “inquietante possibile sbocco giudiziario della campagna contro Arianna Meloni”. A cui il capogruppo alla Camera Tommaso Foti esprime “solidarietà piena”, aggiungendo “un messaggio ai mestatori professionali: ‘Non passerete'”. Per la vicecapogruppo alla Camera Augusta Montaruli, “usare la magistratura come un grimaldello per colpire non solo un governo legittimamente eletto ma persone specchiate, con il ‘metodo Palamara’, è meschino, vile e caratteristico delle peggiori dittature”. Mentre il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove accusa la sinistra “di livore, rabbia e odio”. “L’altro giorno si è passato il segno associando la parolina magica ‘influenza’ a Arianna Meloni e quindi accusandola indirettamente di un reato: il traffico di influenze”, aggiunge. Reato peraltro, come molti giuristi hanno osservato, “sterilizzato” dal ministro Carlo Nordio.
Ma intanto la valanga è partita e il responsabile Organizzazione di FdI Giovanni Donzelli posta un video in cui ipotizza senza mezzi termini una “cospirazione per fermare governo e riforme” e un tentativo di “inquinare la democrazia”.
Anche la Lega si schiera nella vicenda. Con il vicesegretario del Carroccio, vicino a Salvini, Andrea Crippa che parla di “scenario preoccupante perché verosimile”.
Tirata in ballo, la senatrice Paita replica: “Ritrovarsi ad essere accusati di ordire fantomatici complotti giudiziari come hanno fatto Alessandro Sallusti e a ruota lo Stato maggiore di FdI è pura fantascienza”. “Non ci faremo intimidire” – aggiunge – “Giorgia Meloni deve venire a rispondere in aula e dirci: è vero o no che Arianna Meloni è intervenuta nelle nomine? E se sì, a che titolo?”. Interviene anche Renzi che si domanda “se le sorelle Meloni vedono i fantasmi”. “In questa domenica di agosto ci tocca rispondere alle aggressioni di Fratelli d’Italia e alle ansie da complotto della famiglia della premier”, aggiunge il leader di Iv che parla di “linguaggio di odio, violento e squadrista”.
(da agenzie)
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